{"id":64824,"date":"2021-05-17T11:00:03","date_gmt":"2021-05-17T09:00:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64824"},"modified":"2021-05-15T11:41:53","modified_gmt":"2021-05-15T09:41:53","slug":"caro-darwin-i-tempi-sono-cambiati-quando-la-selezione-naturale-diventa-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64824","title":{"rendered":"&#8216;Caro Darwin, i tempi sono cambiati&#8217;: quando la selezione naturale diventa digitale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gazzetta Filosofica (Maria Chiara Scopelliti)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11891080077\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=578x10000:format=png\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i1b56890124d8c836\/version\/1620321956\/image.png\" alt=\"Opera di Banski\" data-src-width=\"1310\" data-src-height=\"1287\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=578x10000:format=png\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i1b56890124d8c836\/version\/1620321956\/image.png\" data-image-id=\"7671138377\" \/><\/p>\n<div id=\"cc-m-11891079777\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel dicembre del 1831, all\u2019et\u00e0 di quasi 23 anni, Charles Darwin (1809-1882) salp\u00f2 dall\u2019Inghilterra per quello che divenne il viaggio pi\u00f9 ricco di conseguenze della storia della biologia. Studente di medicina poco motivato, appassionato di botanica e di geologia, Darwin stava intraprendendo con poca convinzione la carriera ecclesiastica al Christ\u2019s College di Cambridge, destino comunemente segnato per figli cadetti dell\u2019alta borghesia inglese dell\u2019Ottocento. Quando il capitano FitzRoy, del brigantino della Marina di Sua Maest\u00e0 <em>Beagle<\/em>, gli offr\u00ec un passaggio come naturalista disposto a seguire la spedizione a sovvenzione governativa, senza stipendio, Darwin accett\u00f2 con entusiasmo, considerandola un\u2019opportunit\u00e0 per approfondire i suoi interessi di storia naturale. <strong>Un viaggio durato cinque lunghi anni, dal 1831 al 1836, che fin\u00ec per cambiare radicalmente l\u2019attuale visione della vita e la collocazione dell\u2019essere umano all\u2019interno del mondo vivente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma cosa accadrebbe se Mr. Charles Darwin dovesse intraprendere oggi il suo viaggio di ricerca?<\/strong> Non esplorando le coste dell\u2019America meridionale, a bordo del leggendario <em>Beagle<\/em>, alla scoperta di nuove specie animali e vegetali, ma, pi\u00f9 banalmente, osservando e analizzando dalla confortevole staticit\u00e0 della sua poltrona, magari davanti allo schermo del suo Pc e in compagnia di una buona tazza di th\u00e8, le acque di un nuovo, ma, quanto mai tormentato oceano: quello dei cosiddetti social network? Quale declinazione digitale avrebbe il meccanismo di <em>selezione naturale<\/em> da lui teorizzato ben 162 anni fa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo quanto raccontato dallo stesso Darwin, il concetto di <em>selezione naturale<\/em>, diffusamente esposto nella sua rivoluzionaria pubblicazione <em>Sull&#8217;origine delle specie per selezione naturale<\/em> (1859), cominci\u00f2 a delinearsi nella sua mente intorno al 1838. In quel periodo, infatti, Darwin si stava dedicando alla lettura del <em>Saggio sul principio di popolazione<\/em> (1798) del pastore anglicano Thomas Malthus (1766-1834), al tempo attuale come non mai, nonostante la prima edizione risalisse a sessant\u2019anni prima. La pessimistica e principale tesi malthusiana sosteneva che la popolazione, se non controllata, tende a crescere con progressione geometrica (2, 4, 8, 16, 32, 64\u2026), raddoppiando ogni venticinque anni, a differenza delle risorse alimentari, le quali aumentano secondo una progressione lineare aritmetica (1, 2, 3, 4, 5, 6\u2026). I principali fattori di controllo della crescita demografica erano stati cinicamente individuati in eventi nefasti e catastrofici, non naturali e su vasta scala, quali, ad esempio, grandi carestie, guerre, epidemie e genocidi. Fu cos\u00ec che Darwin intu\u00ec come tutte le popolazioni, non solo quella umana, fossero potenzialmente destinate ad andare incontro a una carenza di risorse e che soltanto una piccola percentuale di individui nasce e riesce a sopravvivere: da qui l\u2019elaborazione del meccanismo evolutivo di <em>selezione naturale,<\/em> che teorizzava un rapporto diretto fra individui dotati di caratteristiche pi\u00f9 vantaggiose nella lotta per l&#8217;esistenza e la maggiore probabilit\u00e0 di sopravvivenza e di riproduzione degli stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Volgendo lo sguardo alla questione iniziale, relativa alla possibilit\u00e0 di delineare oggi una singolare tipologia di meccanismo selettivo, che potremmo definire <strong><em>selezione digitale<\/em><\/strong>, vastamente diffuso fra gli utenti abituali di social network, quali, fra gli altri, Facebook e Instagram, viene spontaneo chiedersi quali considerazioni trarrebbe il padre della teoria evoluzionistica moderna di fronte a questo inedito contesto di ricerca. Contatti, visualizzazioni, follower, narcisismo, tendenze, individualismi e megalomania: le parole chiave del grande arcipelago, molto pi\u00f9 simile a una teca espositiva popolata di profili virtuali, che il naturalista britannico sarebbe chiamato ad analizzare. Un quadro contestuale decisamente differente da quello paradisiaco delle Galap\u00e1gos!<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11891081477\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un meccanismo, quello della <em>selezione digitale<\/em>, non biologico ma, sociale, relazionale e comunicativo, che sembra trovare sistematica applicazione nella dimensione spazio-temporale delle principali piattaforme di social network.<\/strong> Un tratto caratteristico ed essenziale di quest\u2019ultime riguarda, infatti, la radicale ed ambigua commistione fra mondo reale e realt\u00e0 virtuale, in cui il classico assioma filosofico hegeliano del <strong>\u00abTutto ci\u00f2 che \u00e8 reale, \u00e8 razionale e tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale, \u00e8 reale\u00bb<\/strong>\u00a0sembra essere stato incontrovertibilmente declinato nell\u2019idea che <strong>\u201cTutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 virtuale e tutto ci\u00f2 che \u00e8 virtuale \u00e8 reale\u201d<\/strong>, un\u2019equivalenza semantica alienante e paradossale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 proprio all\u2019interno di questa dimensione, per\u00f2, che i membri della cosiddetta <em>screen generation<\/em> sono chiamati a plasmare e gestire la propria identit\u00e0 e rete di contatti, amici e interessi. Questa necessit\u00e0 \u00e8 alla base di una nuova modalit\u00e0 relazionale e comportamentale, nota come <em>individualismo in rete<\/em>, che trasformerebbe l\u2019idea di soggetto come parte, monade di una rete, in un\u2019entit\u00e0 del tutto ego-centrata, autoreferenziale ed egocentrica rispetto alle alterit\u00e0 con le quali entra in contatto. Basti pensare all\u2019attuale tendenza a mostrarsi, esibirsi, affermarsi conformandosi alla costante e teleologica ricerca del compiacimento altrui, ben espresso dal pulsante \u201clike\u201d, diretto indicatore reputazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>In un mondo dominato dal sistematico binomio concettuale dell\u2019\u201cusa e getta\u201d, in cui tutto ci\u00f2 che \u00e8 consumato viene poi, inevitabilmente, anche scartato, le relazioni umane e i rapporti sociali rischiano di cadere nel grande buco nero del cosiddetto <em>analfabetismo affettivo<\/em><\/strong>, un fenomeno psicologico nel quale il soggetto non \u00e8 pi\u00f9 in grado di gestire attivamente ed empaticamente una sana emotivit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00ab Il risultato \u00e8 l&#8217;atrofia degli organi mentali necessari per afferrare contraddizioni ed alternative, e nella sola dimensione che rimane, quella della razionalit\u00e0 tecnologica, la &#8220;coscienza felice&#8221; giunge a prevalere. \u00bb<\/strong> (Herbert Marcuse, <em>L\u2019uomo a una dimensione<\/em>)<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11891085577\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11891085377\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">Ne conseguirebbe, altres\u00ec, per parafrasare il grande sociologo ed intellettuale polacco Zygmunt Bauman (1925-2017), teorico del paradigma moderno di \u201csociet\u00e0 liquida\u201d, un\u2019identit\u00e0 fluida, frammentata e mimetizzata in un universo caleidoscopico dominato da profili e tratti personali accuratamente selezionati, riflesso di una dimensione, quella virtuale, che induce l\u2019individuo a un costante cambiamento e a una gestione tanto utilitaristica, quanto fragile e vulnerabile dei propri interessi e contatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, se l\u2019origine della selezione naturale darwiniana \u00e8 da individuare in una combinazione fortuita e fortunata di mutazioni genetiche, quella digitale opererebbe attraverso modalit\u00e0 del tutto arbitrarie e puntualmente organizzate dagli stessi individui, sia nei confronti delle alterit\u00e0, sia verso s\u00e9 stessi. Nel primo caso, guidati dalla paradossale equivalenza logica fra numero di follower, popolarit\u00e0 e livello reputazionale, il soggetto \u00e8 libero di rimuovere, bloccare, espandere con facilit\u00e0 la cerchia di contatti utili con i quali intende relazionarsi e promuovere la propria immagine personale e professionale, pubblica o privata. Nel secondo caso, invece, \u00e8 la sfera dell\u2019Io a subire una vera e propria operazione a \u201cschermo aperto\u201d: una costruzione di un\u2019\u201cidentit\u00e0 su misura\u201d a partire da contenuti selezionati, descrizioni autobiografiche, citazioni ad effetto, fino all\u2019applicazione di filtri e funzioni di fotoritocco di ci\u00f2 che si considera inadatto ai fini della pubblicazione, contesto d\u2019azione in cui <strong>ci\u00f2 che \u00e8 reso visibile \u00e8, potenzialmente, anche giudicabile, valutabile e condivisibile<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 noto, infine, come la selezione naturale produca l\u2019<strong><em>adattamento<\/em><\/strong>, termine declinabile, in materia biologica, sia come una condizione di sintonia e integrazione dell\u2019organismo con l\u2019habitat, sia quale processo evolutivo che si verifica nel corso di molte generazioni e che produce organismi sempre pi\u00f9 in armonia con l\u2019ambiente; detto ci\u00f2, \u00e8 possibile immaginare un fenomeno collaterale al meccanismo di <em>selezione digitale<\/em> fin qui analizzato? Pi\u00f9 che di adattamento, in questa sorta di <strong><em>agor\u00e0 virtuale<\/em><\/strong>, sarebbe pi\u00f9 opportuno parlare di <em>disadattamento<\/em> sociale indotto dal capovolgimento dei tradizionali <em>limes<\/em> concettuali di prossimit\u00e0 e distanza, identit\u00e0 e fragilit\u00e0 delle relazioni interpersonali. <strong>Nella dimensione sociale, relazionale, infatti, non vi pu\u00f2 essere immediatezza, ma costante mediazione; non comodit\u00e0, ma fatica data dall\u2019incontro e confronto con il dialogo rispetto all\u2019altro. Nel momento in cui viene cancellato questo genere di approccio interpersonale, viene meno la dimensione del contatto reale con l\u2019alterit\u00e0 e, conseguentemente, ci\u00f2 che non si conosce, non si condivide o non piace, rischia di deformarsi in una paura infondata, in odio, in una fuga dalla realt\u00e0, in violenza o autoisolamento.<\/strong> L\u2019epoca in cui viviamo ci impone questo tipo di riflessione e presa di consapevolezza, date le innumerevoli potenzialit\u00e0 degli strumenti tecnologici a nostra disposizione e le infelici e dirette ricadute che un uso inconsapevole, improprio e superficiale di questi potrebbero comportare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Alla conclusione di questo ideale viaggio nell\u2019oceano dei social network, viene da pensare che se Darwin avesse dovuto scrivere un libro sulla dinamica di selezione digitale nel XXI secolo, probabilmente avrebbe dato alla sua nuova opera un titolo pi\u00f9 asciutto e sintetico rispetto al suo avvincente <em>Viaggio di un naturalista intorno al mondo<\/em> (1839), degno di un avventuroso romanzo di Jules Verne: qualcosa come <em><strong>Sulla selezione digitale a portata di clic<\/strong><\/em>.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/maggio\/caro-darwin-i-tempi-sono-cambiati-quando-la-selezione-naturale-diventa-digitale\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/maggio\/caro-darwin-i-tempi-sono-cambiati-quando-la-selezione-naturale-diventa-digitale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gazzetta Filosofica (Maria Chiara Scopelliti) Nel dicembre del 1831, all\u2019et\u00e0 di quasi 23 anni, Charles Darwin (1809-1882) salp\u00f2 dall\u2019Inghilterra per quello che divenne il viaggio pi\u00f9 ricco di conseguenze della storia della biologia. 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