{"id":64907,"date":"2021-05-19T09:02:02","date_gmt":"2021-05-19T07:02:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64907"},"modified":"2021-05-18T19:05:32","modified_gmt":"2021-05-18T17:05:32","slug":"la-cina-era-vicina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64907","title":{"rendered":"La Cina era vicina"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Simone Fratini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">Dopo grandi proclami la Ue ha annunciato il congelamento dell&#8217;accordo commerciale con la Repubblica Popolare. La Grande Restaurazione euro-atlantica \u00e8 in atto.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\" style=\"text-align: justify\">Il 5 maggio, Valdis Dombrovskis, Commissario europeo per il commercio, annuncia <strong>il congelamento dei negoziati con la Repubblica Popolare Cinese<\/strong>, frutto della ratifica del\u00a0<em>Comprehensive Agreement on Investments<\/em>, avvenuta il 30 dicembre 2020. Dalla fine dello scorso anno, molte cose sono cambiate. La strategia globale implementata dal neo-eletto Joe Biden ha innescato un\u2019escalation verbale con Cina e Russia. L\u2019esaltazione peggiorativa dei due\u00a0<em>villain\u00a0<\/em>ha lo scopo di rinsaldare l\u2019alleanza delle democrazie, suggellandone la fedelt\u00e0 agli Stati Uniti per mezzo di un\u2019adesione ideologica e spirituale al liberalismo e al multipolarismo. E cos\u00ec, i principali Paesi europei, fra i quali Germania, Francia e Regno Unito, hanno continuato a commerciare con la Cina, ma riducendo sensibilmente amoreggiamenti retorici dai tratti politici. Inoltre,\u00a0<strong>si sta intensificando la presenza europea nei mari cinesi<\/strong>: un sottomarino nucleare francese ha gi\u00e0 solcato le acque del Mar Cinese Meridionale in febbraio, mentre unit\u00e0 marine tedesche e inglesi dovrebbero prendere parte al contenimento della Repubblica Popolare da questa estate. L\u2019intera Unione Europea ha anche applicato misure restrittive rivolte ai funzionari della Regione Autonoma dello Xinjiang, accusati di perpetrare abusi e violenze sulla minoranza uigura. A pochi mesi dalla fine dell\u2019<em>America First<\/em>, gli assetti della coalizione euro-atlantica si sono rinsaldati in vista di una \u201ccompetizione da Guerra Fredda\u201d inaugurata da Biden. Che senso ha avuto, allora, l\u2019intensificazione dei rapporti dell\u2019UE con la Cina a venti giorni dall\u2019insediamento di un nuovo Presidente?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il\u00a0<em><strong>Comprehensive Agreement on Investments\u00a0<\/strong><\/em>(CAI) \u00e8 un accordo di carattere commerciale che mira ad ampliare il volume di scambi ed investimenti fra i Paesi dell\u2019Unione e la Repubblica Popolare. Le trattative iniziarono gi\u00e0 nel 2013, ma un vero e proprio impulso si ebbe soltanto nel 2018, in occasione del Ventesimo Summit fra UE e Cina. Il 2019, invece, fu l\u2019anno dei grandi corteggiamenti cinesi, pienamente intenzionati ad intensificare la loro presenza sul Vecchio Continente a scapito del\u00a0<em>dominus\u00a0<\/em>americano. Da parte cinese, il CAI \u00e8 funzionale alla\u00a0<em>Belt and Road Initiative,\u00a0<\/em>progetto strategico trainato da ingenti investimenti infrastrutturali. Fu annunciato da Jinping nel 2013, e punta ad accentuare la presenza cinese in Europa e nel mondo. Disposta a tutto, la Repubblica Popolare si disse favorevole, durante il Summit del 2019, a superare la dimensione della sola liberalizzazione commerciale. I cinesi promisero l\u2019implementazione di alcune misure tese a prevenire la discriminazione di investitori europei in Cina e ad inserire una clausola sul perseguimento di uno sviluppo economico sostenibile. Il CAI sembr\u00f2 d\u2019un tratto la conferma che la tanto agognata autonomia strategica europea era possibile, che un\u2019unione solida di stati protagonisti nel mondo, interlocutori alla pari di Stati Uniti e Cina, fosse plausibile.<strong>\u00a0Ursula Von Der Leyen defin\u00ec l\u2019accordo \u201cuna pietra miliare delle relazioni con la Cina\u201d<\/strong>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-embed-twitter wp-block-embed\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wp-block-embed__wrapper\">https:\/\/twitter.com\/intdissidente\/status\/1350129510486781952?s=21<\/div>\n<\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">Una cosa \u00e8 certa: la lezione degli ultimi mesi \u00e8 una doccia gelida per chi sostiene che il concetto di autonomia strategica europea sia qualcosa di sensato e attuabile. La ratifica dell\u2019accordo al termine del 2020 gi\u00e0 basterebbe a sancire una clamorosa mancanza di sensibilit\u00e0 strategica. Complice la percezione circolante in Europa Occidentale che vedrebbe l\u2019Impero Americano in uno stato di convulso declino. Ma, anche ammettendo questo avviamento alla decomposizione, credere che la Cina sia una valida alternativa strategica, o che il Vecchio Continente sia libero di dirsi o non dirsi atlantista in base alla presidenza di turno, supera di molto le pi\u00f9 gentili definizioni dell\u2019essere naif. Un sommario sguardo alle pagine principali della storia americana basterebbe a contestualizzare un pendolo che viaggia incessantemente fra\u00a0<strong>isolazionismo e imperialismo<\/strong>. Lo stesso Wilson, vincitore della Grande Guerra, si guadagn\u00f2 il suo secondo mandato, nel 1917, con lo slogan \u201c<em>He kept us out of war<\/em>\u201d, ma non pot\u00e9 esimersi di fronte alla minaccia concreta di una Germania padrona del continente europeo. Figurarsi un Joe Biden intento a proporsi del tutto antitetico a Donald Trump. Alcuni analisti ritengono che l\u2019<em>America First\u00a0<\/em>sia stata la reazione di una fetta di popolazione alla fatica della sovraesposizione imperiale, altri che si \u00e8 trattato della ciclica vittoria elettorale di un sentimento isolazionistico inscritto nel DNA americano. Al di l\u00e0 di quale sia la spiegazione pi\u00f9 plausibile, credere che l\u2019elezione di un Presidente decreti di per s\u00e9 il crollo della superpotenza e la fine del suo dominio sull\u2019Europa segnala una mancanza di sensibilit\u00e0 strategica alquanto grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di conseguenza, la stessa autonomia europea si rivela inesistente, quando il 5 maggio Dombrovskis annuncia il congelamento delle trattative. Stando al comunicato, la decisione sarebbe giunta in seguito alle contro-sanzioni cinesi rivolte ad alcuni membri dell\u2019Europarlamento. \u00c8 un semplice step della strategia americana, volta a contrastare l\u2019ascesa cinese, nella quale i paesi europei sono stati funzionali all\u2019indebolimento dell\u2019espansionismo della Cina nel mondo. Si \u00e8 trattato di una grande vittoria per Biden, perch\u00e9 in un sol colpo ristabilisce la supremazia americana sul continente pi\u00f9 importante del globo: da una parte, sbarrando la strada all\u2019attivismo cinese (e russo), dall\u2019altra segnalando alla Germania che le istituzioni europee non possono essere strumentali all\u2019egemonia tedesca in Europa.\u00a0<strong>Il CAI, infatti, era stato fortemente voluto da Merkel<\/strong>, guida di una Repubblica Federale che nel 2020 ha commerciato con la Cina per un valore di 212 miliardi di euro, rendendola cos\u00ec il suo primo partner commerciale. Quella cinese \u00e8, inoltre, la seconda economia verso la quale la Germania esporta di pi\u00f9, solo dopo gli Stati Uniti. Di certo, un Paese esportatore come la Germania gioverebbe enormemente di un accordo simile. Il 29 aprile infatti (appena una settimana prima del congelamento), la Cancelliera aveva ribadito a Li Keqiang, Primo Ministro Cinese, che l\u2019impegno profuso dalla Germania era totalmente devoluto all\u2019implementazione di tale accordo. L\u2019efficacia americana nell\u2019arrestare i balzi in avanti tedeschi e le deviazioni europee dalla rotta atlantica hanno stupito molti, ma sono perfettamente inscritti nella grammatica di una potenza egemone. Questo monito suscita perplessit\u00e0 anche sulle reali possibilit\u00e0 di altri progetti invisi agli americani, come il raddoppiamento del gasdotto Nord Stream, canale gi\u00e0 esistente tra Russia e Germania. O almeno, su quale possa essere la sua reale utilit\u00e0, se si prescinde la dimensione meramente economica. Anche se l\u2019operazione andasse in porto,\u00a0<strong>la Germania perderebbe la gi\u00e0 poca affidabilit\u00e0 agli occhi dell\u2019egemone americano<\/strong>, e, con essa, ulteriore margine di manovra, dentro e fuori dal continente. Non \u00e8 un caso che Manfred Weber, Presidente tedesco del PPE, abbia gi\u00e0 da tempo rotto i ranghi, twittando sulla necessit\u00e0 di interrompere i progetti di raddoppiamento. Weber dichiara quindi l\u2019ostilit\u00e0 del PPE, e la basa sul mancato rispetto dei diritti umani da parte della Federazione Russa, ma ci\u00f2 rientra perfettamente nella<strong>\u00a0strategia di ricompattamento bideniana<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019attivismo del Presidente americano e i meccanismi di pressione e convincimento impiegati per il dossier CAI segnalano un\u00a0<em>modus operandi\u00a0<\/em>che sar\u00e0 di certo replicato in un futuro molto prossimo. Come evidenzia Ferdinando Nelli Feroci, Presidente dell\u2019Istituto Affari Internazionali, il fascicolo 5G potrebbe essere il prossimo ad essere riaperto da Biden. La nuova guerra digitale, fin ora combattuta con la tipica irruenza di Donald Trump, non sar\u00e0 di certo mitigata da Biden. Si tratta di un argomento pi\u00f9 che delicato, perch\u00e9 il continente europeo, al momento, non \u00e8 in grado di provvedere da solo ad una totale copertura del 5G. Inoltre, fino a due anni fa, Huawei e ZTE erano incredibilmente presenti sul Vecchio Continente, offrendo servizi a basso costo alle maggiori compagnie d\u2019Europa. Huawei, in particolare, fino al giugno 2020, era riuscita ad espandersi sensibilmente, seconda soltanto alla svedese Ericsson. Ma gi\u00e0 i\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/from-the-desk-of-donald-trump\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ban\u00a0<\/a><\/em>e gli stigmi dell\u2019ex-Presidente Trump erano riusciti ad invertire questa tendenza: la stessa Tim annunci\u00f2, nel dicembre 2020, che avrebbe interrotto la collaborazione con la compagnia cinese, affidandosi esclusivamente a Nokia ed Ericsson. Uno alla volta, i principali stati europei hanno iniziato ad adoperarsi per fermare l\u2019espansionismo cinese. La Romania \u00e8 stata soltanto l\u2019ultima della lista (neanche un mese fa) ad estromettere Huawei dalla lista dei possibili fornitori di rete 5G. Nel solo 2020, Ericsson \u00e8 riuscita a strappare ben quattro contratti alla concorrenza cinese. \u201cNon ci occupiamo di geopolitica\u201d ha dichiarato B\u00f6rje Ekholm, CEO della compagnia svedese. Se fosse vero, sarebbe preoccupante, perch\u00e9 avrebbe ottenuto risultati molto migliori delle istituzioni europee, che, invece, se ne dovrebbero occupare eccome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A proposito, tornando al quesito iniziale: che senso ha avuto l\u2019intensificazione dei rapporti tra UE e Cina, con un Biden eletto ma non ancora insediato? Essenzialmente nessuna, ma incolpare l\u2019Unione Europea sarebbe operazione alquanto miope. \u00c8 invece utile comprendere il collocamento delle sue istituzioni, ora spauracchio degli interessi tedeschi, ora strumento di applicazione del potere americano sul continente.\u00a0<strong>\u00c8 cos\u00ec spiegabile l\u2019atteggiamento dell\u2019Unione, vistosamente ballerino tra i sogni d\u2019autonomia europea, espressione con la quale i tedeschi tendono ad ammantare i propri interessi nazionali, e le improvvise ritirate al nido euro-atlantico<\/strong>. La vicenda CAI si \u00e8 trattata di un tentativo tedesco di giocare la struttura UE e la retorica europeista in suo favore, stroncato per\u00f2 da Biden. Alcuni hanno capito che il meccanismo \u00e8 destinato a ripetersi: Draghi e Macron, ad esempio, stanno sovra-esaltando un atlantismo funzionale a servirsi degli americani in funzione anti-tedesca. Cos\u00ec, i due Paesi romanzi si fanno sponda, nel tentativo di contrattare con la Germania la revisione del Patto di Stabilit\u00e0 e assicurare un pi\u00f9 ampio margine di manovra alle economie meno germaniche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/la-cina-era-vicina\/\"><strong>https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/la-cina-era-vicina\/<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Simone Fratini) &nbsp; Dopo grandi proclami la Ue ha annunciato il congelamento dell&#8217;accordo commerciale con la Repubblica Popolare. La Grande Restaurazione euro-atlantica \u00e8 in atto. &nbsp; Il 5 maggio, Valdis Dombrovskis, Commissario europeo per il commercio, annuncia il congelamento dei negoziati con la Repubblica Popolare Cinese, frutto della ratifica del\u00a0Comprehensive Agreement on Investments, avvenuta il 30 dicembre 2020. 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