{"id":64917,"date":"2021-05-19T10:00:36","date_gmt":"2021-05-19T08:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64917"},"modified":"2021-05-19T03:03:06","modified_gmt":"2021-05-19T01:03:06","slug":"il-problema-della-sovranita-energetica-dallunita-ditalia-sino-ad-oggi-parte-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64917","title":{"rendered":"Il problema della sovranit\u00e0 energetica dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia sino ad oggi (Parte Prima)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QELSI QUOTIDIANO SOVRANISTA (Leonardo Giordano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-64918\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-1-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-1-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-1.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>All\u2019indomani della proclamazione dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, oltre al problema del risanamento del bilancio per pagare i debiti contratti nelle tre guerre d\u2019Indipendenza e durante il Risorgimento, cui si riusc\u00ec a far fronte utilizzando le ingenti risorse finanziarie e materiali del Regno delle Due Sicilie, si pose anche il problema delle fonti di energia con le quali alimentare le prime fabbriche che andavano sorgendo.<\/p>\n<p>Ricorrere al carbone importato dalla Gran Bretagna e dalla Germania, come si fece inizialmente, voleva dire essere costretti a produrre unicamente per il mercato interno e ad erigere barriere doganali al fine di bloccare l\u2019importazione di prodotti a buon mercato dall\u2019estero. All\u2019ingresso nel secolo XX, siamo nel 1905, l\u2019industria italiana, secondo i dati riportati da Gioacchino Volpe, poteva contare su 117.000 opifici ed imprese, 800.000 cavalli di forza motrice, 1.400.000 operai.<\/p>\n<p>Occorreva allora impostare una strategia per guadagnare ampi spazi di autonomia e sovranit\u00e0 energetica. Si riusc\u00ec ad avviare un processo virtuoso investendo e puntando sull\u2019energia idroelettrica e quella geotermica, fonti che la situazione idrogeologica italiana consentiva con ampi margini:\u2039\u2039 E noi di questa forza ne possedevamo nelle nostre montagne, nei nostri fiumi, tesori ritenuti inesauribili. [\u2026] Avevamo, al posto del carbone nero, ricchezza e miseria dei paesi che lo possedevano, il\u00a0<em>carbone bianco<\/em>\u00a0\u2026\u201dLa forza idraulica ci emanciper\u00e0 dal carbone inglese e ci far\u00e0 diventare una delle nazioni industriali pi\u00f9 floride\u201d aveva proclamato alla Camera, il 10 maggio 1894, Giuseppe Colombo, Deputato e ingegnere e professore del Politecnico di Milano.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Agli inizi del secolo si giunse a produrre in Lombardia 500.000 cavalli dinamici da impianti idroelettrici e, dopo alcuni anni, altri 250.000 in Piemonte, poi si pass\u00f2 sugli Appennini, in Umbria, sfruttando le cascate del Velino.\u00a0 Motori elettrici di accresciuta potenza presero il posto di motori a vapore: dai 4.000 motori elettrici del 1903, si pass\u00f2 ai 60.000, per circa 600.000 cavalli, nel 1911. Tutto ci\u00f2 stimol\u00f2 tanto ottimismo circa il futuro energetico dell\u2019Italia che Francesco Saverio Nitti arriv\u00f2 ad ipotizzare \u2039\u2039 un grande demanio statale di quelle forze e proponeva senz\u2019altro un miliardo di debiti per la produzione e la distribuzione governativa dell\u2019energia \u203a\u203a, insomma una prima bozza d\u2019idea di quello che successivamente sarebbero divenute l\u2019Agip e l\u2019Eni.<\/p>\n<p>Nonostante gli evidenti progressi e il sostanziale aumento della forza motrice prodotta con fonti energetiche italiane, si era ben lungi dall\u2019aver conseguito un grado soddisfacente di autonomia energetica. Dice ancora Gioacchino Volpe:\u2039\u2039L\u2019utilizzazione stessa delle acque a scopo idroelettrico, che parve dovesse liberar l\u2019Italia da costosi tributi e fornire a tutti energia a buon mercato, dopo aver raggiunto buone vette nel 1907, si ferm\u00f2. Sfruttate le migliori deviazioni, gli impianti diventarono via via pi\u00f9 costosi a costruir e mantenere, e venne meno la convenienza di abbandonare il vecchio carbone \u203a\u203a. Molto influirono i ritardi nella ricerca di tecnologie meccaniche pi\u00f9 avanzate, l\u2019arretratezza di un\u2019industria meccanica in grado di fornire macchine e motori che rendessero conveniente lo sfruttamento dell\u2019energia idroelettrica anche nelle condizioni idrogeologiche\u00a0 meno agevoli, il dover dipendere da capitali stranieri che detenevano il controllo del sistema bancario italiano. Volpe parlava, al riguardo, di \u2039\u2039 un disegno, un proposito, una volont\u00e0, non tanto italiana quanto straniera, attuantesi per mezzo delle banche, in cui stranieri, specialmente tedeschi, erano assai potenti: gente interessata, s\u00ec, allo sviluppo delle industrie nostrane, specialmente di quelle che impiegavano poco lavoro, come era la idroelettrica, ma per avvantaggiar le proprie industrie, anzi per tener le altre legate sempre al proprio carro industriale, in una dipendenza che poteva estendersi anche a gelosissimi campi della attivit\u00e0 nazionale.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Nel 1926 nasce l\u2019Agip, come azienda di natura giuridico \u2013 privata ma che aveva nello stato il principale azionista, Daniele Pozzi la definisce ironicamente \u201cuna holding pubblica molto privata\u201d.<\/p>\n<p>Su questo giudizio molto pesa l\u2019esperienza della prima direzione , affidata ad Ettore Conti, un imprenditore privato, pioniere dell\u2019industria elettrica di inizi Novecento, e all\u2019influenza che vi esercit\u00f2 il Ministro delle Finanze dei primi anni del Ventennio, Giuseppe Volpi da Misurata il quale aveva degli interessi d\u2019affari nel mondo petrolifero. Un altro giudizio negativo e sarcastico sull\u2019Agip ai tempi del Fascismo fu quello dei liberali antifascisti, interessati alla sua liquidazione dopo la fine della seconda guerra mondiale. Secondo costoro l\u2019acronimo stava per \u201cAgenzia Gerarchi in Pensione\u201d poich\u00e9 spesso alla sua direzione vi venivano mandati gerarchi dal potere \u201cin declino\u201d.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 per\u00f2 di questi giudizi (se non pregiudizi) sicuramente superficiali, vari e cospicui sono i meriti dell\u2019Agip durante il Ventennio. Innanzitutto le sue finalit\u00e0 statutarie erano ampie e moderne, ritagliate davvero sulla necessit\u00e0 di giungere ad un\u2019ampia autonomia energetica e all\u2019affrancamento dalla dipendenza dal carbone. Si andava dalla \u201cricerca e coltivazione di giacimenti petroliferi\u201d \u201cal trattamento industriale\u201d, dal \u201ccommercio di prodotti petroliferi\u201d a \u201cqualsiasi operazione finanziaria, industriale, immobiliare, comunque connessa o attinenti gli scopi sociali\u201d.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiungano altri meriti riguardanti fatti e realizzazioni reali che, se non si fossero verificati effettivamente, rivelando le enormi potenzialit\u00e0 di questo Ente, difficilmente Enrico Mattei, che aveva avuto il mandato di porla in liquidazione, l\u2019avrebbe salvata e da essa avrebbe derivato l\u2019Eni. Pesava nel giudizio negativo sull\u2019Agip \u201cfascista\u201d anche la pressione americana che voleva sgomberare il campo della ricerca e coltivazione di giacimenti petroliferi da ogni possibile concorrente interno. Dice Italo Pietra, uno dei pi\u00f9 fidati collaboratori di Mattei: \u2039\u2039Alla linea del presidente dell\u2019Azienda (il Senatore Pedretti) fa riscontro l\u2019atteggiamento dell\u2019amministrazione alleata, che \u00e8 molto sensibile ai problemi del petrolio e che ce l\u2019ha con l\u2019Agip come ex pupilla del regime e azienda statale. In considerazione del fatto che gli impianti della Esso e della Shell, sequestrati durante la guerra, sono stati gestiti dall\u2019Agip, si entra in azione per mettere l\u2019Agip a terra e per \u201cmangiare tutta la frittata.\u201d\u203a\u203a<\/p>\n<p>Ma quali sono i punti di forza dell\u2019esperienza Agip durante il Ventennio? L\u2019introduzione di importanti innovazioni tecnologiche per le perforazioni. Per esempio nel 1929 il presidente Giarratana adotta il sistema di perforazione definito \u201crotary\u201d con trivelle a punte ruotanti oltre che \u201ca percussione\u201d. Tale sistema permetteva migliori risultati in termini di rapidit\u00e0 e profondit\u00e0 delle perforazioni. Nel 1938, a seguito di un viaggio negli Usa di due tecnici Agip, viene introdotta la tecnica della \u201csismica a riflessione\u201d che facilitava la ricerca di giacimenti di idrocarburi. Si registr\u00f2 una massiccia assunzione di geologi che potessero lavorare in sinergia con tecnici ed ingegneri nel campo della ricerca dei giacimenti: \u2039\u2039 Iniziava in questo modo \u2013 chiosa Daniele Pozzi- anche in Italia il lento processo di formazione di una \u201cgeologia del petrolio\u201d, sempre pi\u00f9 lontana dall\u2019impostazione \u201cnaturalistica\u201d che la disciplina aveva avuto tradizionalmente, ma invece aperta alle esigenze pratiche dell\u2019industria.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Di questo arricchimento di risorse del personale e delle competenze beneficiarono nel dopoguerra l\u2019Agip e l\u2019Eni di Mattei. Nel campo della commercializzazione furono stretti rapporti di collaborazione e partnerariato con altri paesi, al fine di sfuggire ai condizionamenti delle grandi compagnie anglo-americane, Standard Oil e Shell in testa a tutte. Infatti si fecero accordi con la Romania (1934) e con l\u2019Urss (1924). Si fa persino un tentativo, solo parzialmente riuscito, di entrare nel mercato dell\u2019Iraq (1929) facendo leva sul voto a favore dell\u2019ingresso dell\u2019Iraq nella Societ\u00e0 delle Nazioni che l\u2019Italia si era impegnato a dare.<\/p>\n<p>Tra il 1936 ed il 1940 vengono rinvenuti nella penisola diversi giacimenti di metano, quello che, in altri termini, poteva essere considerato un \u201ccarburante autarchico\u201d e che rappresent\u00f2 uno dei pilastri delle politiche energetiche di Enrico Mattei nel dopoguerra. Quando il \u201cpetroliere \u201c di Matelica assunse le redini dell\u2019Agip vi trov\u00f2 un \u201cbagaglio\u201d di competenze e di\u00a0<em>know how<\/em>\u00a0molto significativo. Daniele Pozzi cos\u00ec sintetizza questo lascito importante: \u2039\u2039 Una certa etica \u201cpionieristica\u201d, quindi, e forti legami personali, che saranno alcuni degli elementi caratterisitici dell\u2019Agip di Mattei, iniziarono dunque durante la guerra, nei cantieri padani che attendevano la fine del conflitto per riprendere, su basi nuove, il proprio lavoro.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Quando Mattei assunse la direzione dell\u2019Agip si pose il problema se dare o meno fiducia ad uno dei migliori tecnici \u201cfascisti\u201d dell\u2019Agip: l\u2019ingegner Carlo Zanmatti. Egli si persuase che meglio sarebbe stato evitare stupide ritorsioni ed epurazioni quando Zanmatti gli relazion\u00f2 sull\u2019esito positivo delle ricerche di idrocarburi\u00a0 nella Val Padana e lo convinse che aveva tenuto segreti tali esiti ai tedeschi. Un \u201cfascista\u201d ed un \u201cantifascista\u201d si incrociarono ed incontrarono sul tema dirimente della sovranit\u00e0 energetica. (Segue)<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/il-problema-della-sovranita-energetica-dallunita-ditalia-sino-ad-oggi-parte-prima\/\">https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/il-problema-della-sovranita-energetica-dallunita-ditalia-sino-ad-oggi-parte-prima\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QELSI QUOTIDIANO SOVRANISTA (Leonardo Giordano) All\u2019indomani della proclamazione dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, oltre al problema del risanamento del bilancio per pagare i debiti contratti nelle tre guerre d\u2019Indipendenza e durante il Risorgimento, cui si riusc\u00ec a far fronte utilizzando le ingenti risorse finanziarie e materiali del Regno delle Due Sicilie, si pose anche il problema delle fonti di energia con le quali alimentare le prime fabbriche che andavano sorgendo. 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