{"id":64975,"date":"2021-05-21T09:30:33","date_gmt":"2021-05-21T07:30:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64975"},"modified":"2021-05-21T09:19:25","modified_gmt":"2021-05-21T07:19:25","slug":"i-conflitti-aperti-tra-cina-e-india","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64975","title":{"rendered":"I conflitti aperti tra Cina e India"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Andrea Muratore e Federico Giuliani)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dai ghiacciai dell\u2019Himalaya alle distese oceaniche dell\u2019Indo-Pacifico, la rivalit\u00e0 geopolitica tra Cina e India plasma le dinamiche dell\u2019Asia contemporanea. L\u2019ascesa al potere di Xi Jinping a Pechino e Narendra Modi a Nuova Delhi ha, negli ultimi anni, rilanciato le ambizioni politiche dei due Paesi. Ma non ha creato ex novo una rivalit\u00e0 e una potenziale conflittualit\u00e0 che serbava da tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nuova Delhi percepisce la Cina come un rivale sistemico. A tratti, un nemico esistenziale paragonabile all\u2019odiato Pakistan. Vive la sindrome dell\u2019accerchiamento, temendo che la Nuova Via della Seta e l\u2019espansionismo navale e militare di Pechino la taglino fuori dalle rotte commerciali e dal contatto con le altre potenze alleate. Valuta il contenimento come arma sistemica per eccellenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La collana di perle cinese \u201csoffoca\u201d l\u2019India?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019India deve per\u00f2 calibrare attentamente i suoi passi. Nuova Delhi non pu\u00f2 caricare a testa bassa il vicino cinese, perch\u00e9 i funzionari indiani sanno bene che l\u2019economia nazionale dipende in gran parte dai flussi commerciali provenienti da oltre Muraglia. D\u2019altro canto, l\u2019Elefante non pu\u00f2 neppure mostrarsi troppo accondiscendente di fronte all\u2019ascesa della Cina. In ballo ci sono gli equilibri del continente asiatico, ormai sbilanciati a favore del Dragone, e l\u2019influenza politica su aree strategiche fondamentali tanto da un punto di vista economico quanto da quello geopolitico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pensiamo, ad esempio, a tutto il sud-est asiatico e alle rotte marittime a esso connesse. \u00c8 vero che Cina e India non sono potenze di mare, ma \u00e8 altrettanto vero che Xi Jinping, lanciando la Belt and Road Initiative, ha messo nel mirino diversi porti chiave, dall\u2019Asia all\u2019Europa, per creare una sorta di \u201cfilo di perle\u201d (String of Pearls) capace, da un lato di strozzare le velleit\u00e0 dell\u2019India, e dall\u2019altro di connettere l\u2019ex Impero di Mezzo al cuore del Vecchio Continente. Il suddetto termine \u00e8 stato coniato per la prima volta nel 2005 dalla societ\u00e0 di consulenze statunitense Booz Allen Hamilton nel report Energy Futures in Asia, in cui si prevedeva che la Cina avrebbe tentato in tutti i modi di espandere la propria presenza navale nell\u2019area inerente all\u2019Oceano Indiano, costruendo infrastrutture civili marittime negli Stati \u201camici\u201d della regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo questa teoria il punto di partenza cinese potrebbe essere collocato nell\u2019isola provincia di Hainan. Da qui, immaginiamo di far partire una \u201cvia marittima\u201d capace di collegare il gigante cinese a Medioriente, Africa ed Europa. Cos\u00ec facendo le navi mercantili cinesi sarebbero in grado di transitare in relativa sicurezza attraverso alcuni tra gli stretti pi\u00f9 strategici (e pericolosi) del mondo: lo stretto di Aden, incastonato tra Oman e Iran, quello di Bab al Mandeb, a ridosso tra Yemen e Gibuti e, infine, il famigerato stretto di Malacca, tra Malesia e Indonesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019India, per anni a secco di visioni geopolitiche globali, e ammaliata dal riflesso degli Stati Uniti, ha cos\u00ec gradualmente perso il controllo del proprio \u201ccortile di casa\u201d. Ad oggi possiamo indicare cinque porti chiave coltivati dalla Cina: il porto di Kyaukpyu in Myanmar, quello di Chittagong in Bangladesh, il porto di Colombo in Sri Lanka, quello di Gwadar in Pakistan e, dulcis in fundo, il porto Obock in Gibuti, dove Pechino pu\u00f2 vantare l\u2019unica base militare situata oltre confine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le contromosse indiane<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019India, Paese che vede oltre l\u201980% dei suoi commerci transitare sulle rotte oceaniche, non pu\u00f2 non considerare una contromossa marittima all\u2019azione cinese. Il timore che la \u201csuperstrada marittima\u201d possa finire sotto la totale disponibilit\u00e0 della Cina, per quanto volutamente amplificato dai pensatori strategici di Nuova Delhi, chiama l\u2019India ad agire per garantire la preservazione dei suoi interessi; anno dopo anno l\u2019India ha concepito una strategia geopolitica volta a riequilibrare la crescente influenza cinese nell\u2019area dell\u2019Oceano Indiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per controbilanciare l\u2019avvicinamento cinese a numerose nazioni asiatiche ed africane dell\u2019area dell\u2019Oceano Indiano, verificatosi sulla scia della convergenza diplomatica, economica e strategica, il piano d\u2019azione dell\u2019India ha mirato alla costruzione di stretti legami di natura analoga con Stati \u201ccomplementari\u201d a quelli entrati nell\u2019orbita della Repubblica Popolare. Nel 2016, il governo di Modi ha provato a segnare un punto a suo favore riuscendo a convincere i governi di tre Stati insulari dell\u2019Oceano Indiano, Maldive, Seychelles e Mauritius ad impiantare sul loro territorio una serie di installazioni di sorveglianza radar, per un totale di 32 strutture garantire alle forze armate indiane di controllare il movimento di qualsiasi mezzo navale operante nel teatro oceanico. Non abbastanza, tuttavia, da poter dire di aver costruito una nuova collana di perle, come invece ha sostenuto l\u2019analista indiano Shrankar Shrivastava. L\u2019India ha provato allora a controbilanciare Pechino cercando l\u2019appoggio di potenze parimenti timorose delle manovre geostrategiche cinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultima carta che ha scelto di giocarsi l\u2019India per rientrare in pista, e al tempo stesso ridimensionare le ambizioni cinesi, \u00e8 stata l\u2019adesione alla Free and Open Indo-Pacific Strategy (Foip), che pu\u00f2 essere tradotta in italiano con il nome di Strategia indo-pacifica libera e aperta. Il progetto, portato avanti da Giappone e Stati Uniti, si prefigge idealmente di offrire un\u2019alternativa in versione ridotta alla BRI di Xi Jinping. L\u2019obiettivo della FOIP \u00e8 quello di unire Asia e Africa, cos\u00ec come l\u2019Oceano Pacifico e l\u2019Indiano. Tra i progetti in cantiere troviamo la riqualificazione (o costruzione) di porti a Mumbai, in Mozambico, Madagascar e Myanmar. In realt\u00e0 l\u2019iniziativa spalleggiata da Tokyo \u00e8 stata etichettata come una sorta di operazione economico-finanziaria che niente avrebbe a che vedere con il Quadrilateral Security Dialogue (il dialogo strategico-militare tra Stati Uniti, Australia, India e lo stesso Giappone). Il Foip, al contrario, si prefigge di creare un ordine internazionale \u201cbasato su regole inclusive, omnicomprensive e trasparenti\u201d. In ogni caso, la visione del premier indiano Narendra Modi non pu\u00f2 \u2013 almeno in questa fase \u2013 coincidere con quella americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Modi, infatti, cerca da un lato una partnership sempre maggiore con l\u2019Asean, l\u2019Associazione delle nazioni del sud-est asiatico, e dall\u2019altro un silenzioso bilanciamento nelle relazioni con Stati Uniti e Cina. In un certo senso possiamo quindi affermare che, per ragioni geopolitiche e strategiche, la FOIP indiana sia staccata rispetto alla FOIP nippo-statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il Quad, nato come dialogo strategico in campo navale e marittimo, sta prendendo concretamente forma soprattutto in campo tecnologico. Donald Trump e Joe Biden hanno alzato le barriere contro il 5G cinese e stanno trovando rispondenza nelle mosse di Tokyo e Canberra contro l\u2019innovazione dell\u2019Impero di Mezzo, a cui Nuova Delhi si \u00e8 recentemente unita. Da giugno Huawei e Zte saranno bandite dall\u2019India. Nel primo vertice dei leader del Quad tenutosi sabato 13 marzo Biden, il premier indiano Narendra Modi e gli omologhi Yoshihide Suga (Giappone) e Scott Morrison (Australia) hanno indicato in un documento congiunto proprio il contenimento tecnologico anti-cinese tra gli obiettivi di comune rilevanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In tutto questo, sia chiaro, Nuova Delhi sta cercando di sfidare i progetti infrastrutturali della Cina proponendo \u201calternative indiane\u201d, come accaduto con i progetti portuali in Bangladesh, Iran e Sri Lanka. In secondo luogo, il governo indiano ha fatto (e sta facendo) di tutto per apparire come uno dei principali contributori alle operazioni umanitarie e di soccorso attive nel suo vicinato. La recente diplomazia dei vaccini \u00e8 soltanto la punta dell\u2019iceberg: l\u2019India ha provato a utilizzare come un\u2019arma la sua natura di farmacia del mondo per conquistare una rendita geopolitica a scapito di Pechino nei terreni di concorrenza. Mancando per\u00f2 della capacit\u00e0 programmatica per portare avanti un piano a tutto campo in grado di coniugare la preservazione della popolazione con la campagna di immunizzazione e un utilizzo dei vaccini anti-Covid per ragioni commerciali e di promozione nei Paesi del \u201cTerzo Mondo\u201d. Questa approssimazione si \u00e8 ritorta contro Nuova Delhi con l\u2019esplosione dell\u2019ondata Covid primaverile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le tensioni di confine<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le nuove frontiere di rivalit\u00e0 geopolitica tra India e Cina non negano i vecchi, tradizionali fronti di contrapposizione. Che fanno riferimento alla rivalit\u00e0 di confine tra la Cina popolare di Mao e l\u2019India appena diventata indipendente avviatasi per le terre contese che dividono i due Paesi, i cui strascichi si trascinano sino ai giorni nostri. La relazione sino-indiana, infatti, aveva iniziato a deteriorarsi a partire dal 1959, quando in seguito alla sanguinosa repressione cinese dell\u2019insurrezione tibetana scoppiata a Lhasa nel mese di marzo il Dalai Lama Tenzin Gyatso si rifugi\u00f2 in India, ove ottenne asilo politico. Da allora in avanti, tra Cina e India inizi\u00f2 un forte contenzioso riguardante le regioni di confine nell\u2019area occidentale dell\u2019Aksai Chin e nella regione orientale indiana dell\u2019Arunachal Pradesh, contraddistinto da ripetute schermaglie di confine sui passi montani delle zone contese tra pattuglie dell\u2019Armata di Liberazione Popolare e dell\u2019esercito indiano, nonch\u00e9 da continui colloqui diplomatici volti a prevenire lo scoppio di un conflitto aperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il 20 ottobre 1962, tuttavia, l\u2019esercito cinese sferr\u00f2 un\u2019offensiva su entrambi i fronti del confine con l\u2019India, sconfisse a pi\u00f9 riprese una forza armata decisamente meno preparata e dimostratasi molto disorganizzata nel corso dei precedenti interventi contro gli avamposti coloniali portoghesi di Goa e Diu, giungendo a occupare le importanti localit\u00e0 di Rezang La, in Ladakh, e Tawang, nell\u2019Arunachal Pradesh. Il 21 novembre, in ogni caso, la Cina impose un \u201ccessate il fuoco\u201d unilaterale dopo aver dichiarato di esser riuscita a conseguire l\u2019obiettivo principale del conflitto, ovverosia il consolidamento dei propri confini con l\u2019India.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019area del Ladakh, il confine si fossilizz\u00f2 sulla \u201cLinea Attuale di Controllo\u201d (LAC) che ricalcava le posizioni tenute dai due eserciti al termine del breve conflitto. Negli stessi anni, la comune contrapposizione strategica con l\u2019India e le rivendicazioni congiunte su un\u2019area contesa come il Kashmir portarono allo sviluppo dell\u2019amicizia sino-pakistana, concretizzatasi inizialmente sotto forma di voluminose relazioni economiche e continue collaborazioni militari e implementatasi nel corso degli anni per durare sino ai giorni nostri. In cui, come dimostrato dai fatti del 2020, le tensioni di confine tra India e Pakistan da un lato e India e Cina dall\u2019altro non accennano a diminuire. Divenendo il punto di scaricamento di un\u2019elettricit\u00e0 statica connessa a profonde divergenze strategiche. Nel mezzo di un triangolo di confine tra potenze nucleari e dagli interessi a tutto campo. Insomma, la rivalit\u00e0 tra Pechino e Nuova Delhi \u00e8 locale e globale. E dagli esiti potenzialmente imprevedibili sul lungo periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/politica\/i-conflitti-aperti-tra-cina-e-india.html\">https:\/\/it.insideover.com\/politica\/i-conflitti-aperti-tra-cina-e-india.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Andrea Muratore e Federico Giuliani) Dai ghiacciai dell\u2019Himalaya alle distese oceaniche dell\u2019Indo-Pacifico, la rivalit\u00e0 geopolitica tra Cina e India plasma le dinamiche dell\u2019Asia contemporanea. L\u2019ascesa al potere di Xi Jinping a Pechino e Narendra Modi a Nuova Delhi ha, negli ultimi anni, rilanciato le ambizioni politiche dei due Paesi. Ma non ha creato ex novo una rivalit\u00e0 e una potenziale conflittualit\u00e0 che serbava da tempo. 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