{"id":64986,"date":"2021-05-24T11:00:50","date_gmt":"2021-05-24T09:00:50","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64986"},"modified":"2021-05-22T11:16:26","modified_gmt":"2021-05-22T09:16:26","slug":"il-problema-antropologico-e-la-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64986","title":{"rendered":"Il problema antropologico e la democrazia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Gazzetta Filosofica (Valentina Gaspardo)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11890168377\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ib0225f8552a8d467\/version\/1619945327\/image.jpg\" alt=\"\" data-src-width=\"1280\" data-src-height=\"720\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ib0225f8552a8d467\/version\/1619945327\/image.jpg\" data-image-id=\"7670593077\" \/><\/p>\n<div id=\"cc-m-11890166577\" class=\"j-module n j-text \">\n<p><em>La nostra democrazia funziona? Esistono delle alternative politiche?<\/em> Un testo di qualche anno fa, scritto dal filosofo canadese Daniel A. Bell, si pone l\u2019obiettivo di accendere un dibattito pubblico e accademico proprio su quei temi. <strong>La \u201creligiosit\u00e0\u201d che segna le democrazie occidentali non permette loro di dubitare della propria correttezza, delle proprie procedure, del proprio successo<\/strong>. Ci\u00f2 che l\u2019Occidente si limita a compiere \u00e8 un\u2019operazione di sostituzione dei suoi membri istituzionali, senza per\u00f2 mai venire a capo dei suoi insuccessi. Le ragioni della <em>deb\u00e2cle<\/em>\u00a0individuate dallo studioso sono molteplici: il lobbying\u00a0dei pi\u00f9 ricchi a discapito dei pi\u00f9 poveri, la demagogia politica spinta dalle elezioni stesse e dal mandato breve che impedisce una reale progettualit\u00e0, la cattiva formazione della classe politica che si lega alla tremenda incapacit\u00e0 politica delle masse votanti; interpellate \u2013 queste ultime \u2013, <em>nonostante<\/em> la loro sfiducia, a scegliere proposte alle volte solo apparentemente contrapposte, relative a questioni assai complesse o addirittura \u201cspecialistiche\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bell non \u00e8 un professore accreditato soltanto presso le universita\u0300 occidentali, bens\u00ec addirittura si tratta\u00a0<strong>\u00abforse [del] filosofo occidentale pi\u00f9 ascoltato in Cina\u00bb<\/strong> (dalla prefazione all\u2019edizione italiana), Paese in cui\u00a0lavora e studia da diversi anni. L\u00ec ha modo di indagare\u00a0quotidianamente un modello per certi versi\u00a0differente, di cui ambisce a illuminare pregi e difetti. Non \u00e8 indispensabile riportare tutte le argomentazioni che avanza e i dati che copiosi penetrano come frecce nella corazza ideologica del lettore, abituato a dare per scontato il &#8220;pacchetto&#8221; di nozioni politiche consegnatogli dalla regione culturale cui appartiene; e\u0300 sufficiente annotare qui come egli ritrovi in entrambi i sistemi analizzati dei punti di forza, capaci di compensare le vicendevoli mancanze. Il modello cinese \u00e8 definito <strong><em>meritocratico<\/em><\/strong>. Lo \u00e8 perch\u00e9 il politico, prima di divenire guida, \u00e8 costretto a un duro tirocinio e itinerario di studio, che lo affaccia a continue e ardue prove. Solo una lunga selezione definisce il migliore, secondo l&#8217;obiettivo stabilito. In questo senso, i risultati della lotta alla povert\u00e0 sono strabilianti, e si sono ottenuti proprio in virt\u00f9 della ricerca instancabile di leader meritevoli. Sa bene (e racconta) come il processo si inceppi, come da noi, fra le maglie della corruzione e dell&#8217;autoritarismo. Tuttavia, i politici pi\u00f9 noti sono anche i pi\u00f9 preparati, di contro a ci\u00f2 che accade da noi, quando la libera scelta elettorale dell&#8217;esecutivo, che permette a noi occidentali di scegliere l&#8217;indirizzo politico, il pi\u00f9 delle volte consegna leader non altrettanto preparati rispetto ai cinesi, e, per i limiti del sistema, nemmeno\u00a0architetti\u00a0di progetti di lungo respiro. Allora Bell si domanda: perch\u00e9 diamo per scontato che le nostre procedure siano <em>toto caelo\u00a0<\/em>le pi\u00f9 valide?\u00a0Alcune delle proposte meritocratiche possono essere integrate nel nostro mondo, e viceversa. Secondo il canadese questo dibattito imprescindibile, con cui dovremo fare i conti, avra\u0300 luce in futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma avviciniamoci al punto della riflessione che vogliamo portare in questa sede. Egli racconta del complesso sistema di esami e selezioni che intercorrono durante la carriera politica di un progetto meritocratico, che, nel caso cinese, affonda le proprie radici (pi\u00f9 o meno consapevoli) nella tradizione imperiale. Una storia assai interessante, ignorata dagli occidentali perch\u00e9 \u201cin Cina e Giappone, in fondo, per millenni non e\u0300 successo niente\u201d. <strong>Dopo essersi occupato del modello occidentale e partendo dal presupposto (faticosamente conquistato) che la meritocrazia dopotutto non sia un\u2019idea da rigettare in toto, egli si domanda: come far fronte alle sue mancanze, come correggerne le storture?<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11890168677\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per combattere la corruzione pubblica si potrebbero alzare i salari (e questo rimedio, si badi, \u00e8 anche italiano), impedire alcuni negoziati fra privato e pubblico, e soprattutto favorire il recupero della tradizione confuciana, di modo che, per i funzionari, <strong>\u00abnon essere corrotti [diventi] una questione d\u2019onore\u00bb<\/strong> (D.A. Bell,\u00a0<em>Il modello Cina<\/em>, p. 160). Ecco il nodo della questione, a nostro avviso. Senz&#8217;altro \u00e8\u00a0possibile ritrovare una combinazione fra aspetti di un modello e dell\u2019altro, e forse alcune sembrano persino papabili, da provare per sperimentare dei miglioramenti. Potremmo fare dei passi avanti in relazione alla \u201cpartecipazione\u201d, termine abusato ma attualmente non granch\u00e9 operativo nel nostro mondo. Si pu\u00f2 immaginare una partecipazione popolare attiva a livello cittadino di contro a una meritocrazia \u2013 che attingerebbe da quel bacino \u2013 in \u201calto\u201d, di modo da ovviare sia i difetti dell\u2019elettoralismo sia della meritocrazia creando partecipazione. Se il leader nascesse nel contesto cittadino partecipativo, e fosse costretto a una dura preparazione, allora avremmo cittadini pi\u00f9 consapevoli e leader pi\u00f9 preparati. Il guaio \u00e8 che, come si dice, fatta la regola trovato l\u2019inganno, per cui esistono infinite strade per riuscire a mancare il bersaglio nonostante le regole preventive. Tutto ci\u00f2 ricorda la ragione per cui le femministe, un bel giorno, <a title=\"Ha senso il separatismo femminista? Il caso di Cerchio Spezzato\" href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2020-1\/luglio\/ha-senso-il-separatismo-femminista-il-caso-di-cerchio-spezzato\/\">decisero di imporsi delle\u00a0assemblee\u00a0separate<\/a>; <strong>le stesse motivazioni che, di pratica in pratica, spingono a generare ulteriori limitazioni per far fronte alle vie traverse che il \u201cmale\u201d scova per farsi avanti.\u00a0<\/strong>Le femministe in riunione si separarono dagli uomini perch\u00e9 si sono accorte che, nonostante le simpatie dei colleghi maschi verso le rivendicazioni femminili, accadeva che gli uomini tendessero, al di l\u00e0\u00a0dei propositi, a monopolizzare le assemblee dedicate alle donne. Se con le parole supportavano, con i fatti\u00a0rischiavano di essere asfissianti. E non solo: le donne erano, in politica,\u00a0<em>le donne di quel o quell&#8217;altro militante.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Se la strada che percorriamo rimane quella gi\u00e0 intrapresa, l\u2019unica possibilita\u0300 in vista \u00e8 quella di continuare a mettere delle toppe a un tessuto consunto che inesorabilmente si sfalda.<\/strong> Dove, beninteso, le toppe sono le regole di \u201ccontenimento\u201d dell\u2019errore. <em><strong>Pi\u00f9 multe, pi\u00f9 sanzioni, pi\u00f9 controlli, pi\u00f9 codici, pi\u00f9 sottigliezze, pi\u00f9 burocrazia<\/strong>.<\/em> <em>Se anche all\u2019interno della partecipazione massima, l\u2019assemblea, \u00e8 possibile fare violenza, allora non c&#8217;\u00e8 via di scampo<\/em>. E\u0300 noto che le prime invettive contro la democrazia (e si parla di democrazia diretta) vennero alla luce contro il modello democratico ateniese. S\u00ec, perch\u00e9 sebbene a livello cittadino vi fosse un progetto similare a quello che stimavamo come migliore, <strong>rimane vero che gi\u00e0 l\u00ec si innesta la pi\u00f9 terribile demagogia, la pi\u00f9 bieca sopraffazione, la pi\u00f9 tragica incompetenza.<\/strong> Leggiamo i greci: ce ne mettono in guardia! Ma forse era scontato. Perche\u0301 mai, se davvero si fosse trattato di un organismo sano, i grandi filosofi classici avrebbero tentato di aggiustare un complesso politico funzionante? Sembra pertanto che si possa scegliere il danno minore, ma mai abbracciare con entusiasmo una soluzione pienamente affidabile.<\/p>\n<p><strong>L\u2019assemblea \u00e8 l&#8217;ariete della sinistra non istituzionale<\/strong>, che vorrebbe, secondo un disegno vago, estendere la pratica assembleare alla popolazione intera, contro il parlamentarismo d\u2019accatto che, appunto, non misura alcuna partecipazione reale. E\u0300 chiaro che <strong>alla luce delle osservazioni fatte questo rimedio non ci basta pi\u00f9<\/strong>. Probabilmente si tratta della scelta pi\u00f9 opportuna, ma cos\u00ec formulata non ci metter\u00e0 in salvo da nulla. Anzi, potrebbe esistere\u00a0un sistema non democratico (cio\u00e8 elettorale) che per\u00f2 sia,\u00a0<em>in actu exercito<\/em>, pi\u00f9 democratico della democrazia elettorale. In altri termini, <i>non escludo che una monarchia o un tipo ereditario o elettivo di altra natura (in cui appunto non sia implicato il suffragio) possa essere, nella sua\u00a0quotidianit\u00e0, anche pi\u00f9 aperta e democratica delle nostre democrazie<\/i>. In termini meno compromettenti, potremmo dire che <strong>\u00e8 vero che le procedure proteggono <em>di pi\u00f9<\/em>\u00a0dall&#8217;arbitrio, grazie\u00a0alle leggi che impediscono atti eccessivamente tirannici, ma non garantiscono affatto la\u00a0democrazia<\/strong>. La regola formale non riesce mai a riempire la lacuna della buona formazione. Dunque se\u00a0<em>insieme\u00a0<\/em>alle regole non ricerchiamo, come elemento indispensabile, anche la condotta, non riusciremo mai a cambiare nulla.\u00a0Trotsky, a tal proposito, in un libriccino (<em>La vita \u00e8 bella<\/em>, Chiarelettere 2015)\u00a0rileva una lampante contraddizione fra l&#8217;alto ideale umanitario che muoveva i rivoluzionari e la freddezza e sufficienza che, dagli uffici, <em>gli stessi uomini<\/em>\u00a0rivolgono ai cittadini. Pu\u00f2 essere un mondo felice\u00a0quello in cui l&#8217;altro \u00e8 offeso e sottomesso? Si tratta davvero di un mero problema economico?<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11890168877\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>Bell parla di\u00a0<em>onore<\/em>\u00a0del giusto. <strong>Credo che oggi neanche\u00a0nel pi\u00f9 piccolo, e perci\u00f2 gestibile, gruppo politico vi sia democrazia<\/strong>, e non vi sar\u00e0 se non cominciamo a sollevare lo sguardo dal frammento politico che costituisce l\u2019insieme di regole (\u201cscegliamo queste o quelle?\u201d), per indirizzarlo all\u2019insieme della vita dei singoli membri. Fino a che il messaggio dell\u2019\u201conore\u201d non passer\u00e0; finch\u00e9 il punto focale, di base, di ogni educazione politica non sar\u00e0 precisamente\u00a0come <strong><em>non fare uso sull\u2019altro del proprio potere<\/em><\/strong>, allora ci arrovelleremo (ancora) per un pugno di mosche.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/maggio\/il-problema-antropologico-e-la-democrazia\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/maggio\/il-problema-antropologico-e-la-democrazia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Gazzetta Filosofica (Valentina Gaspardo) La nostra democrazia funziona? Esistono delle alternative politiche? Un testo di qualche anno fa, scritto dal filosofo canadese Daniel A. Bell, si pone l\u2019obiettivo di accendere un dibattito pubblico e accademico proprio su quei temi. 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