{"id":65147,"date":"2021-05-31T10:58:43","date_gmt":"2021-05-31T08:58:43","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65147"},"modified":"2021-05-29T11:00:25","modified_gmt":"2021-05-29T09:00:25","slug":"giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65147","title":{"rendered":"Giornata lavorativa e progresso tecnologico. Spunti per una effettiva prospettiva di emancipazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Giuseppe D&#8217;Elia)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/TempoDiLavoro.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/TempoDiLavoro.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla questione della giornata lavorativa, Marx dedica e intitola il capitolo ottavo del libro primo de <em>Il capitale<\/em>. Emerge con forza, in queste pagine, quella tendenza naturale all\u2019estrazione di valore\u00a0 che \u00e8 l\u2019essenza stessa del capitalismo: l\u2019impiego del lavoro degli altri per la trasformazione delle (altrui) energie lavorative in propria ricchezza privata alienata. Il processo di accumulazione capitalista, in definitiva, \u00e8 questo: \u00ablavoro morto, che si ravviva, come un vampiro, soltanto succhiando lavoro vivo\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019immagine orrorifica del capitale quale vampiro succhia-lavoro, vero e proprio mostro che \u00abpi\u00f9 vive quanto pi\u00f9 ne succhia\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn2\">[2]<\/a>, ovviamente, non \u00e8 puramente evocativa. Marx dettaglia con estrema cura questo processo, evidenziando in special modo l\u2019insanabile conflitto tra i due interessi contrapposti: quello di chi vende e quello di chi compra la forza-lavoro. Rivolgendosi al padrone, la voce del lavoratore (sfruttato) pone la questione con una chiarezza cristallina: \u00abil consumo della merce non appartiene al venditore che la aliena, ma al compratore che l\u2019acquista. A te dunque appartiene l\u2019uso della mia forza-lavoro quotidiana. Ma, col suo prezzo di vendita quotidiano, io debbo, quotidianamente, poterla riprodurre, per poterla tornare a vendere\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn3\">[3]<\/a>. Ed ecco come si evidenzia perfettamente il nodo centrale da sciogliere: \u00aba parte il logorio naturale per l\u2019et\u00e0 ecc., io debbo essere in grado di lavorare domani nelle stesse condizioni normali di forza, salute e freschezza di oggi\u00bb, prosegue la voce dell\u2019operaio, nella eloquente prosa del filosofo di Treviri. Infine, la stoccata decisiva: \u00abtu mi predichi continuamente il vangelo della \u00abparsimonia\u00bb e della \u00abastinenza\u00bb. Ebbene: voglio amministrare il mio unico patrimonio, la forza-lavoro, come un ragionevole e parsimonioso economo e voglio astenermi da ogni folle sperpero di essa. Ne voglio render disponibile quotidianamente, mettendolo in moto e convertendolo in lavoro, soltanto quel tanto che \u00e8 compatibile con la sua durata normale e col suo sano sviluppo\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn4\">[4]<\/a>. E, ancora pi\u00f9 esplicitamente, casomai non fosse del tutto chiaro: \u00abtu puoi mettere a tua disposizione, in un solo giorno, con uno smoderato prolungamento della giornata lavorativa, una quantit\u00e0 della mia forza-lavoro maggiore di quanta io ne possa ristabilire in tre giorni. Quel che tu guadagni cos\u00ec in lavoro, io lo perdo in sostanza lavorativa\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa contraddizione insanabile spiega perfettamente perch\u00e9 il progresso tecnologico non si riesce mai a tradurre, automaticamente, in liberazione del tempo di vita, attraverso una diffusa e generalizzata riduzione del tempo di lavoro. Cos\u00ec come, al netto delle innovazioni nelle tecniche produttive, il capitalista cercher\u00e0 sempre di ottenere il massimo di lavoro possibile da ciascun suo dipendente, pagando il minimo corrispettivo che gli sia consentito, allo stesso modo, ogni progresso tecnologico che render\u00e0 pi\u00f9 rapido e conveniente il processo produttivo automatizzato, finir\u00e0 con l\u2019espellere dalla produzione tutto il personale che diventa, <em>sic et simpliciter<\/em>, costo superfluo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In linea di principio, il superamento del capitalismo \u00e8 dunque la condizione necessaria (anche se non del tutto sufficiente) per la fine del lavoro salariato, inteso come sfruttamento dello stato di bisogno altrui. Perch\u00e9 \u00e8 questo il punto di caduta di qualunque ipocrita pretesa meritocratica, nel regno del \u2018libero\u2019 mercato: quante sono le persone in grado di avere una capacit\u00e0 di lavoro talmente specifica e insostituibile da poter contrattare il prezzo della propria prestazione<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn6\">[6]<\/a> senza doversi mai svendere? Senz\u2019altro si tratta di una minoranza che, per quanto possa estendersi, in ogni caso non riuscir\u00e0 a cancellare il problema delle condizioni di vita e di lavoro delle masse che svolgono i compiti pi\u00f9 semplici e ripetitivi e che pertanto sono immediatamente sostituibili da chiunque, mosso da uno stato di bisogno maggiore, si renda disponibile a lavorare a condizioni peggiorative (per pi\u00f9 tempo e\/o per una paga inferiore). Discorso analogo, naturalmente, si avr\u00e0 ogni qualvolta il processo di sostituzione\/espulsione dei lavoratori \u00e8 determinato da una innovazione tecnologica che rende pi\u00f9 economicamente vantaggioso l\u2019impiego delle macchine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nondimeno, anche in presenza di societ\u00e0 capitaliste, i tassi di sfruttamento dei lavoratori \u2013 che sono massimi quando vigono le sole regole dell\u2019economia di mercato \u2013 possono essere mitigati dalle rivendicazioni collettive delle organizzazioni dei lavoratori e\/o da un adeguato impianto normativo posto a tutela della parte strutturalmente pi\u00f9 debole nel rapporto di lavoro. Invero questo riconoscimento di una parte strutturalmente debole nelle contrattazioni di lavoro \u00e8 la base stessa del diritto del lavoro. Le lotte del movimento operaio, reso cosciente dal lavoro di Marx, hanno prodotto frutti un po\u2019 ovunque nel secolo scorso. Nel nostro Paese, queste istanze di protezione dei lavoratori, per la loro condizione di strutturale subordinazione, in linea di principio, hanno trovato riconoscimento anche nella Costituzione repubblicana. E, tuttavia, per quanto l\u2019art. 36 Cost. preveda che \u00abla durata massima della giornata lavorativa \u00e8 stabilita dalla legge\u00bb (comma 2) e che \u00abil lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non pu\u00f2 rinunziarvi\u00bb (comma 3); per quanto, soprattutto, chiarisca che \u00abil lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare [\u2026] un\u2019esistenza libera e dignitosa\u00bb (comma 1), nella concreta determinazione delle relazioni economiche, il giusto principio non ha mai trovato una sua puntuale realizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nello specifico, in Italia manca da sempre una legge sul salario minimo legale, da intendersi come paga oraria minima che la contrattazione individuale e collettiva pu\u00f2 andare ovviamente a migliorare ma mai a peggiorare. E questo, ovviamente, incide moltissimo anche sulla durata della giornata e della settimana lavorativa standard e, conseguentemente, sulla effettiva possibilit\u00e0 di esercitare il proprio diritto al riposo e alle ferie retribuite. Le 40 ore settimanali, \u00abuna soglia che non \u00e8 stata ancora ritoccata<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn7\">[7]<\/a>\u00bb, sono una conquista politica che \u00e8 avvenuta al culmine di una lunga stagione di lotte operaie. Dopo il Sessantotto e l\u2019Autunno caldo dell\u2019anno successivo, nei primi anni Settanta, si sono finalmente ottenuti riconoscimenti normativi di maggiore favore, a cominciare dallo Statuto dei Lavoratori (Legge 300\/1970). Il dramma epocale che abbiamo vissuto e ancora stiamo vivendo \u00e8 che quella stagione di lotte \u00e8 stata chiusa, messa ai margini e rovesciata completamente a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. Con le parole del compianto Luciano Gallino possiamo ben dire che, a partire da allora, e con intensit\u00e0 sempre crescente, a seguito del crollo del blocco dei Paesi socialisti, \u00abla classe di quelli che possiamo definire genericamente i vincitori sta conducendo una tenace lotta di classe contro la classe dei perdenti<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn8\">[8]<\/a>\u00bb. Mezzo secolo di egemonia culturale del pensiero padronale ha inciso pesantemente anche sul modo stesso di pensare al rapporto di lavoro: \u00ababbiamo vissuto troppo a lungo al di sopra dei nostri mezzi. Sono le pensioni a scavare voragini nel bilancio dello Stato. Agevolare i licenziamenti crea occupazione. La funzione dei sindacati si \u00e8 esaurita: sono residui ottocenteschi. I mercati provvedono a far affluire capitale e lavoro dove \u00e8 massima la loro utilit\u00e0 collettiva. Il privato \u00e8 pi\u00f9 efficiente del pubblico in ogni settore<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn9\">[9]<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla scorta di questa martellante propaganda, si \u00e8 realizzata cos\u00ec quella graduale e persistente opera di smantellamento del settore pubblico che ha favorito una sempre pi\u00f9 ampia e diffusa precarizzazione delle esistenze, andando a limitare pesantemente l\u2019unico elemento in grado di svolgere il ruolo di calmiere, rispetto agli squilibri strutturali del mercato del lavoro. Ridurre il campo di operativit\u00e0 del settore pubblico, infatti, non serve solo a liberare ampie fasce di mercato che possono portare nuovi profitti agli investitori privati. Sanit\u00e0, istruzione, previdenza sociale, persino l\u2019acqua! Tutto oggi \u00e8 al servizio del profitto privato. E, tuttavia, il punto dolente \u00e8 che anche il residuo settore pubblico che rimane operativo viene gestito secondo criteri aziendalisti. La manovra a tenaglia \u00e8 disarmante nel suo cinismo: da un lato, si riduce il personale col blocco del turnover e, dall\u2019altro, non solo si evita di sostituire chi va in pensione con assunzioni quantomeno di pari unit\u00e0, non solo si aumenta l\u2019et\u00e0 per il pensionamento, rallentando quindi anche lo stesso percorso di collocamento a riposo dei lavoratori pi\u00f9 anziani, ma si cerca anche di far s\u00ec che il contratto a termine e i tirocini gratuiti divengano la forma standard di inserimento dei lavoratori, nella P.A., cos\u00ec come lo \u00e8 gi\u00e0 nel mercato del lavoro privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo quadro, \u00e8 chiaro dunque che uno sviluppo tecnologico che possa essere messo, efficacemente, al servizio del benessere sociale, attraverso una opportuna ridefinizione dei tempi e dei modi di lavoro, necessita di un completo ribaltamento del piano della discussione. Solo ribaltando questo piano si possono creare le basi per una nuova egemonia, che dia concretezza ad un\u2019effettiva prospettiva di emancipazione. In tal senso, la battaglia accelerazionista per il reddito universale<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn10\">[10]<\/a> segna un punto di svolta che merita estrema attenzione per gli sviluppi che potrebbe determinare, se pienamente compreso. Fondare le nuove piattaforme rivendicative non pi\u00f9 sul mero diritto al lavoro, ma sul diritto al reddito \u00e8 appunto quel rovesciamento di prospettiva che potrebbe letteralmente rivoluzionare tutto. La piena automazione diventa cos\u00ec non pi\u00f9 lo scenario desolante e orrorifico, in cui si \u00e8 costretti a lottare in massa per quelle poche mansioni che ancora possono essere svolte dagli umani, ma una concreta prospettiva di liberazione dal lavoro come asservimento. Il diritto al reddito, in definitiva, non cancella il lavoro ma garantisce la libert\u00e0 di poter lavorare senza dover mai pi\u00f9 sottostare al ricatto occupazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul piano materiale, questo orizzonte di lotta permetterebbe agevolmente di utilizzare lo sviluppo tecnologico\u00a0 per la realizzazione di quel processo di redistribuzione del lavoro e della ricchezza che solo la mancanza di una volont\u00e0 politica largamente maggioritaria di fatto impedisce. Qui e ora, una settimana lavorativa di 32 ore, con due giorni liberi oltre a quello festivo, e almeno sei settimane di ferie retribuite, non \u00e8 materialmente irrealizzabile. In una societ\u00e0 in cui il settore pubblico organizza la produzione e garantisce in ogni caso un reddito a tutte le persone e un lavoro come funzione di servizio, anche il settore privato, in teoria, potrebbe continuare a operare, ma non pi\u00f9 facendo leva sul bisogno e quindi sullo sfruttamento (di chi ha bisogno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In prospettiva, si potrebbe anche ridurre la giornata lavorativa alle tre\/quattro ore ipotizzate, gi\u00e0 nel secolo scorso, rispettivamente da Keynes<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn11\">[11]<\/a> e Russell<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftn12\">[12]<\/a>. Cambiando tutto, per\u00f2. E cambiando in meglio, per la stragrande maggioranza degli esseri umani. Un pi\u00f9 giusto equilibrio tra il tempo da dedicare al lavoro, inteso come mero strumento per guadagnarsi da vivere, e il tempo per poter godere a pieno e liberamente delle gioie della vita, al netto dei mille affanni, \u00e8 un obiettivo politico concreto e alla effettiva portata del genere umano, allo stadio attuale del suo sviluppo tecnologico. Quello che manca \u00e8 un progetto politico che sia effettivamente in grado di fare egemonia culturale e tradurre in pratiche concrete (e coerenti) questi assunti teorici.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. Marx K. (1867), <em>Il Capitale<\/em>, Libro I, sez. III, cap. 8.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref2\">[2]<\/a><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ivi<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref3\">[3]<\/a><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ivi<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref4\">[4]<\/a><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ivi<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref5\">[5]<\/a><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ivi<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. Gragnoli E., Palladini S., <em>La retribuzione <\/em>(2012).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. Fana N., Fana S., <em>Basta salari da fame!<\/em> (2019).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. Gallino L., <em>La lotta di classe dopo la lotta di classe<\/em> (2012).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref9\">[9]<\/a><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibidem<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0\u00a0 Cfr.\u00a0 Srnicek N., Williams A., <em>Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro<\/em> (2015).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0\u00a0 Cfr. Keynes J. M., <em>Prospettive economiche per i nostri nipoti<\/em> (1930).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/#_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0\u00a0 Cfr. Russell B., <em>Elogio dell\u2019ozio<\/em> (1932).<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/25\/giornata-lavorativa-e-progresso-tecnologico-spunti-per-una-effettiva-prospettiva-di-emancipazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Giuseppe D&#8217;Elia) Alla questione della giornata lavorativa, Marx dedica e intitola il capitolo ottavo del libro primo de Il capitale. 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