{"id":65218,"date":"2021-06-02T09:49:24","date_gmt":"2021-06-02T07:49:24","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65218"},"modified":"2021-06-01T17:42:27","modified_gmt":"2021-06-01T15:42:27","slug":"didattica-parziale-fiasco-totale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65218","title":{"rendered":"Didattica parziale, fiasco totale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Filippo Adussi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\"><strong>Sulla presunta opportunit\u00e0 della Dad. Una risposta ad Alfonso Berardinelli<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\" style=\"text-align: justify\">Leggo oggi, piuttosto in ritardo, <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/rubriche\/pagine\/ma-la-dad-puo-servire-a-ripensare-la-scuola\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">un breve pezzo di\u00a0<strong>Alfonso Berardinelli\u00a0<\/strong>su\u00a0<em>Avvenire<\/em>, risalente ormai a pi\u00f9 d\u2019un mese fa.\u00a0<\/a>A mia discolpa, posso forse dire che, almeno da un anno a questa parte, \u00e8 divenuto ormai del tutto evidente il carattere \u201cnon-contemporaneo\u201d del giornalismo italiano, in tutte le sue forme, e che quindi, se gi\u00e0 prima restare costantemente aggiornato era uno sport tanto dispendioso nelle energie, quanto ripetitivo nella sua sostanza, data la totale interscambiabilit\u00e0 di un quotidiano con l\u2019altro, a maggior ragione oggi, visto come la pandemia ha ulteriormente omologato la stampa alla narrazione emergenziale, la lettura dei quotidiani si rivela essere un esercizio non pi\u00f9 solo faticoso, ma a tratti persino venato di masochismo, e comunque irrilevante nella sua pretesa d\u2019essere attuale, quando non, addirittura, \u201cquotidiano\u201d. Ma\u00a0di\u00a0questo\u00a0fenomeno, e\u00a0cio\u00e8 la scomparsa non solo dei fatti, ma anche della fattualit\u00e0 delle opinioni, dal dibattito pubblico, e la conseguente e, per certi versi, sorprendente inutilit\u00e0 di datare un pezzo giornalistico, vale forse la pena di parlare meglio e pi\u00f9 dettagliatamente in un altro momento. Mi limito qui a suggerire, per quanto concerne l\u2019intreccio suddetto di pandemia ed informazione, un pezzo dell\u2019ottimo Luca Lenzini, dal titolo molto significativo di\u00a0<em>Media e pandemia. Continua il grande trucco\u00a0<\/em>(Altraparola, 13.5.20)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su questo diciamo \u201cqualunquismo\u201d del giornalismo italiano non aggiungerei altro, per ora, dato anche che Berardinelli rappresenterebbe, a mio modo di vedere, una delle pochissime eccezioni a quanto descritto sopra. Infatti, a prescindere da quanto uno possa trovarsi concorde con quello che scrive, non ricordo d\u2019avere mai letto qualcosa di suo che non mi facesse, nel peggiore dei casi, anche solo riflettere, quando invece non m\u2019insegnasse pi\u00f9 spesso qualcosa. Diciamo che l\u2019articoletto sopra citato, ovvero\u00a0<em><strong>Ma la Dad pu\u00f2 servire a ripensare la scuola<\/strong><\/em>\u00a0(Avvenire, 19.3.21) mi ha fatto riflettere. Per chi, come il sottoscritto fino a ieri, non lo avesse letto, il pezzo \u00e8 facilmente reperibile in rete. Per quelli che invece, piuttosto legittimamente, non ne avessero voglia, il succo del discorso \u00e8 presto detto: il Nostro comincia con una, in realt\u00e0 piuttosto condivisibile, critica dell\u2019atteggiamento eccessivamente paternalistico degli \u201cadulti\u201d nei confronti dei \u201cgiovani\u201d, i quali adulti sarebbero pi\u00f9 interessati a preservare immacolata la \u201cgiovanilit\u00e0\u201d dei secondi, invece che a permettere loro, anche attraverso le disgrazie (\u00absi dice che le sventure e le malattie aprano gli occhi sulla realt\u00e0 della vita\u00bb), di \u201ccrescere\u201d.\u00a0<strong>Fin qui tutto bene, se non fosse che poi, quasi subito, l\u2019atteggiamento giovanile viene stigmatizzato in un \u00abfrequente, abitudinario chiudere gli occhi\u00bb sugli avvenimenti del mondo reale, e al \u201cpaternalismo buono\u201d, per cos\u00ec dire \u201ciperprotettivo\u201d, ne viene subito sostituito un altro \u201ccattivo\u201d e da \u201cterapia d\u2019urto\u201d,<\/strong> quasi un \u201cmatrignalismo\u201d nel senso della \u201cnatura matrigna\u201d di Leopardi; del resto, \u00abla spensieratezza e le distrazioni sono riposanti\u00bb, chiss\u00e0 quali poi, \u00abma non possono essere il centro e il sale della vita\u00bb. Da qui, l\u2019invito a ripensare la \u201cnormalit\u00e0 scolastica\u201d, l\u2019apertura a forme di apprendimento \u201cautodidatte\u201d, l\u2019invito a riflettere sul ruolo \u201cculturalmente stimolante\u201d del presente, il caveat finale: non \u00absottovalutare, ma neppure idealizzare la \u201cscuola in presenza\u201d come era prima\u00bb, nella sua \u201ccronica carenza di esperienze culturali autentiche, ovvero personali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Ora, per quanto il sottoscritto non voglia, e neppure volendo potrebbe, \u201cidealizzare\u201d la scuola in presenza per come la abbiamo sempre conosciuta, e specie negli ultimi decenni, non certo priva di criticit\u00e0 (ma sappiamo anche da quali tipologie di riforme \u201cbuonascuoliste\u201d tali criticit\u00e0 non sono certo state alleggerite), tuttavia, pur condividendo l\u2019impostazione generale del discorso di B., ci sono alcuni passaggi del Nostro che mi lasciano piuttosto perplesso. Questo a partire dal titolo che, anche se fosse redazionale, riassume perfettamente il tutto e mi spiazza non poco. L<strong>a domanda che sorge\u00a0 spontanea \u00e8: ma era davvero necessaria la Dad per ripensare la scuola?<\/strong>\u00a0Evidentemente no, visto che, negli ultimi decenni, \u00e8 stata ripensata pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, manipolata all\u2019infinito, fino al risultato attuale che, forse, Berardinelli non ha ben presente, visto che il suo discorso, diciamo nello spirito pi\u00f9 che nella lettera, sembra essere quello d\u2019un tale che non mette piede in un liceo da parecchio tempo. Se vogliamo proprio dire le cose come stanno, le scuole gi\u00e0 da tempo stanno letteralmente in piedi in autonomia, grazie a quella tensione \u201cautodidatta\u201d tanto invocata da B. relativamente a quelli tra gli studenti che ne hanno mezzi e volont\u00e0, ma anche, e soprattutto, grazie al contributo silenzioso di quegli insegnanti, molti o pochi che siano (sempre meno, se non si decider\u00e0 di sostenerli meglio),\u00a0 i quali, pi\u00f9 per spirito di vocazione che per professionalit\u00e0, spesso fanno la differenza tra una scuola fine a s\u00e9 stessa, anonima e, appunto, spersonalizzata, e la possibilit\u00e0 della creazione, all\u2019interno d\u2019un macchinario che lo rende per\u00f2 sempre pi\u00f9 difficile, d\u2019uno spazio reale, partecipato e vivace, in cui non solo si pu\u00f2 imparare, ma soprattutto ci si riesce a confrontare produttivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Tutto quello che ci sta attorno \u00e8 fuffa<\/strong>, scuola-azienda, digitalizzazione e vanit\u00e0 varie; ma \u00e8 esattamente questo il prezzo della didattica a distanza, ovvero il predominio di queste ultime cose sulla sola che davvero conterebbe, e cio\u00e8 la possibilit\u00e0 reale di entrare in relazione, tra persone, tra presenze concrete. Per\u00a0quanto\u00a0la\u00a0conclusione\u00a0raggiunta\u00a0da B.,\u00a0e\u00a0cio\u00e8\u00a0che\u00a0\u00abse\u00a0non\u00a0c\u2019\u00e8\u00a0cultura\u00a0nella\u00a0vita\u00a0quotidiana, non c\u2019\u00e8 scuola che riuscir\u00e0 a far prendere sul serio l\u2019insegnamento e l\u2019apprendimento\u00bb, abbia, senza dubbio, il merito di sottolineare l\u2019importanza di lavorare per un\u2019idea di cultura, diremmo\u00a0<em>\u00e0\u00a0la<\/em>\u00a0Fortini, non separabile dal modo in cui gli uomini producono e riproducono la loro vita quotidianamente, in realt\u00e0, se s\u2019inserisce quest\u2019affermazione all\u2019interno del contesto pedagogico che l\u2019articolo trattava, si pu\u00f2 forse dire che tale affermazione risulti quantomeno fuori luogo per il lettore, considerando che molto spesso \u00e8 piuttosto vero il contrario, e cio\u00e8 che \u00e8 la scuola a sopperire quelle mancanze, anche culturali, che si palesano nella vita quotidiana, soprattutto di chi non gode precisamente di posizioni familiari particolarmente benestanti in societ\u00e0. Troppo spesso troviamo infatti, nell\u2019articolo di B.,\u00a0<strong>uno slittamento tra il concetto d\u2019istruzione e di educazione, che pure meriterebbero gi\u00e0 una maggiore distinzione, e quello invece pi\u00f9 generale di \u201ccultura\u201d<\/strong>, che innegabilmente \u00e8 connesso ai primi due, ma contemporaneamente rischia, se cos\u00ec trattato, di schiacciarli sotto il peso\u00a0di\u00a0quello che B.chiama un \u00abpatrimonio culturale accumulato per secoli e millenni\u00bb. Allo stesso modo \u00e8 fuorviante, parlando di ripensare la scuola, rivolgersi in modo ambiguo ora genericamente ai giovani, ora a quello che sembrano gli studenti universitari, ora agli adolescenti, facendo, come direbbe il noto frequentatore di sale da biliardo David Hume, \u201cun po\u2019 di tutta l\u2019erba un fascio\u201d. In questo, ammetto di trovare l\u2019empirismo di B. francamente fastidioso.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\" style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-142523\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/B424EAFF-5912-4846-905A-034E35337031.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Non mi sembra il caso, in questo luogo, d\u2019aprire una delle tante facile polemiche che, d\u2019altro canto, gi\u00e0 moltissime altre voci, anche pi\u00f9 autorevoli della mia, hanno sollevato, e spesso comunque inutilmente, in merito alla didattica a distanza, quali le numerose difficolt\u00e0 d\u2019apprendimento insorte negli studenti d\u2019ogni fascia d\u2019et\u00e0, quelle socio-relazionali, psicologiche, il fenomeno crescente della rinuncia agli studi, la totale assenza delle universit\u00e0 dal dibattito, etc\u2026 Mi soffermerei solo a parlare un momento di quello che \u00e8 il filo rosso che tiene insieme tutto questo, dalle elementari agli atenei, e cio\u00e8 quello ch\u2019\u00e8 un vero e proprio processo di\u00a0<strong>\u201cprecarizzazione\u201d dell\u2019istruzione<\/strong>; fenomeno che, del resto, era gi\u00e0 stato ampiamente reso possibile, in potenza, dalla progressiva e sempre pi\u00f9 invasiva digitalizzazione, e dal paradigma pedagogico neoliberale della \u201cscuola-azienda\u201d. Esattamente come in una azienda, dunque, dove esistono i contratti a chiamata, anche nelle scuole di ogni grado e tipo, nel presente pandemico, non si sa mai, fino al giorno prima, se la tua presenza sar\u00e0 richiesta oppure no, in una pericolosissima analogia implicita tra i ritmi del mercato e quelli della vita.\u00a0<strong>La cosiddetta didattica \u201cmista\u201d, infatti, \u00e8 la quintessenza di questa logica precarizzante<\/strong>, avendo come unico effetto l\u2019acutizzazione di quelle differenze e discriminazioni che gi\u00e0 prima esistevano, ma ora esplodono in tutta la loro criticit\u00e0. Basti pensare alle universit\u00e0, che riattivano la didattica in presenza al 50%, ma fanno pagare le tasse universitarie comunque al 100%, e la riattivano su prenotazione, fornendo un numero limitato di posti, quelli stessi posti che gi\u00e0 erano insufficienti ad ospitare tutti gli studenti in tempi in cui si poteva ancora affollare le aule, e infatti le si affollava, arrivando anche da pendolari, fuori regione, per frequentare; tutte cose ora impossibili, eppure oltre il danno la beffa, perch\u00e9, dice, in realt\u00e0 la possibilit\u00e0 c\u2019\u00e8, sei tu che non ti sei abbastanza \u201cqualcosa\u201d per coglierla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perci\u00f2, quando B. dice che \u00abl\u2019insolito \u00e8 stimolante, \u00e8 una sfida alle abitudini\u00bb, a me viene da rispondere\u00a0che l\u2019insolito, o\u00a0l\u2019anormale, a me sembra in realt\u00e0 essere piuttosto\u00a0<strong>la solita minestra degli anni precedenti, riscaldata gi\u00e0, in tempo\u00a0<em>record<\/em>, in una \u201cnuova normalit\u00e0\u201d per nulla insolita<\/strong>. Sembra quasi di sentire l\u2019eco di Monti, in quell\u2019affermazione: il celebre<em>\u00a0leitmotiv\u00a0<\/em>della noia del posto fisso, che, persino a scuola, non ha pi\u00f9 evidentemente senso d\u2019esistere, nel nome della creativit\u00e0. E perci\u00f2, quando\u00a0ancora\u00a0B.\u00a0chiede\u00a0se \u00abnon\u00a0sarebbe\u00a0questo il\u00a0momento\u00a0buono\u00a0per\u00a0fare\u00a0esperimenti\u00a0audaci con\u00a0la nostra vita quotidiana?\u00bb, davvero non riesco a pensare ad una risposta pi\u00f9 creativa di \u201cancora?!\u201d, probabilmente non essendo io sensibile come lui agli stimoli di questo nostro \u201cinsolito presente\u201d. La cosa che ho maggiormente apprezzato del pezzo di B. \u00e8 che, a differenza delle stragrande maggioranza, questi ha saputo impostare il problema dal punto di vista pi\u00f9 corretto, a mio modesto modo di vedere, e cio\u00e8 sul piano\u00a0<strong>generazionale<\/strong>. Che la pandemia sia un fenomeno globale, infatti, \u00e8 sotto gli occhi di tutti; naturalmente, non intendo dire per \u201cglobale\u201d semplicemente che i suoi effetti si sono propagati per tutto il globo, in senso estensivo, ma soprattutto globale in senso intensivo, nel senso di \u201ctotale\u201d. Ogni settore \u00e8 stato contagiato e compromesso: oltre alla gi\u00e0 citata informazione, si veda anche la politica, il diritto, la salute mentale,\u00a0la crescente\u00a0disparit\u00e0\u00a0economica, etc\u2026 Eppure, c\u2019\u00e8 forse un ambito che li comprende tutti, e cio\u00e8 quello generazionale. Del resto, mi pare evidente che il vero nocciolo del problema sia, esattamente come dice il nome della testata per cui Berardinelli scrive, il problema dell\u2019<em>avvenire<\/em>, e cio\u00e8 il problema delle generazioni future. Devo dire che il fatto che il critico degli \u201cstili dell\u2019estremismo\u201d sia ricaduto, almeno per questa volta, nel mito pi\u00f9 banale tra i miti della sinistra, e cio\u00e8 la retorica progressista di quelli che trasformano veri e\u00a0propri\u00a0conflitti\u00a0sociali,\u00a0spaccature\u00a0generazionali\u00a0(che\u00a0pure\u00a0vengono\u00a0riconosciute\u00a0come\u00a0tali),\u00a0in mere occasioni per la modernizzazione dei costumi (modello \u201968, per intenderci), m\u2019ha lasciato piuttosto perplesso, e m\u2019ha portato, sfiduciato, ad interrogarmi sul futuro, in una di quelle domande che, come sempre, interessano solo a chi \u00e8 giovane o a chi non ha pi\u00f9 nulla da perdere, e cio\u00e8:\u00a0<em>ci sar\u00e0 posto<\/em>?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/didattica-parziale-fiasco-totale\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/didattica-parziale-fiasco-totale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Filippo Adussi) &nbsp; Sulla presunta opportunit\u00e0 della Dad. 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