{"id":65268,"date":"2021-06-04T09:05:48","date_gmt":"2021-06-04T07:05:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65268"},"modified":"2021-06-03T18:53:30","modified_gmt":"2021-06-03T16:53:30","slug":"tra-fiume-e-mosca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65268","title":{"rendered":"Tra Fiume e Mosca"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Daniele Meregalli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\"><strong>L\u2019Impresa di Fiume era un vero e proprio progetto rivoluzionario, rappresentato dalla rivista \u201cLa Testa di Ferro\u201d<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Negli ultimi decenni la ricerca storica ha tentato di dimostrare come all\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/letteratura\/il-poema-di-fiume-omaggio-alla-citta-della-vita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">impresa di Fiume<\/a><\/strong>, e pi\u00f9 in generale al\u00a0<strong>dannunzianesimo politico<\/strong>, vada riconosciuta una fenomenologia autonoma e complessa, irriducibile a mera anticipazione del fascismo, evidenziandone, oltre alla vocazione irredentista e patriottica,\u00a0<strong>gli aspetti sociali e libertari<\/strong>. Autori come Ferdinando Cordova, Renzo De Felice, Emilio Gentile, Claudia Salaris e Giordano Bruno Guerri hanno infatti sottolineato come la frangia pi\u00f9 \u201cscalmanata\u201d dell\u2019impresa abbia tentato di tradurre la temperie fiumana in un vero e proprio\u00a0<strong>progetto rivoluzionario<\/strong>, mirante a rovesciare il regime di democrazia borghese che era valso nel Paese sin dalla sua Unit\u00e0. Nell\u2019elaborazione di questo progetto, che non fu mai messo a sistema, ma le cui linee generali si modellarono nella prassi dei mesi fra il settembre 1919 e il dicembre 1920 nutrendosi del nazionalismo misticheggiante di Gabriele D\u2019Annunzio, del sindacalismo rivoluzionario di Alceste De Ambris e del combattentismo libertario di futuristi ed arditi, fu coniata l\u2019espressione\u00a0<strong>fiumanesimo<\/strong>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-142280\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/9565AA57-1190-418A-AC98-2F2BE63DBDAA-scaled.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p><em>La Testa di Ferro<\/em>\u00a0\u00e8 la rivista che si assume la responsabilit\u00e0 di rappresentare il fiumanesimo, fungendo da organo ufficioso del Comando di Fiume e offrendo una voce pubblica ai legionari della \u201cCitt\u00e0 di vita\u201d. Fondata e diretta dall\u2019ardito\u00a0<strong>Mario Carli<\/strong>, massimo promotore del futurismo politico, la sua redazione era composta da\u00a0<strong>reduci<\/strong>,\u00a0<strong>arditi<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>futuristi<\/strong>: oltre alla firma di Filippo Tommaso Marinetti sul giornale appaiono quelle di Alessandro Forti, Umberto Foscanelli, Cesare Cerati, Emilio Settimelli, Vincenzo Fani Ciotti detto Volt, Piero Belli, Le\u00f2n Kochnitzky, Guido Keller, Sergio Comisso. Non mancano le pubblicazioni di discorsi e comunicati di D\u2019Annunzio e De Ambris, compreso il testo integrale della\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/storia\/carta-del-carnaro-dannunzio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Carta del Carnaro<\/a><\/em>\u00a0e il Commento alla Carta del grande leader sindacalista-rivoluzionario. Uscendo a cadenza settimanale,\u00a0<em>La Testa di Ferro<\/em>\u00a0viene pubblicata a Fiume dal 1\u00b0 febbraio al 20 giugno 1920. Con il numero 21 la sede si trasferisce a Milano: \u00e8 D\u2019Annunzio stesso a invitare la redazione ad allontanarsi, giacch\u00e9 le posizioni espresse dal settimanale appaiono troppo radicali e possono compromettere l\u2019esito di decisioni politiche delicate. D\u2019altra parte, senza pi\u00f9 controlli,\u00a0<em>La Testa di Ferro<\/em>\u00a0passa pienamente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/letteratura\/partito-politico-futurista\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">sotto l\u2019egida\u00a0<strong>futurista<\/strong><\/a>, moltiplica le rubriche dedicate ad arte e letteratura e aumenta la propria carica radicale. Le pubblicazioni riprenderanno l\u20198 agosto e arriveranno fino al 17 aprile 1921, con un altro intervallo fra il 26 dicembre 1920 e il 30 gennaio 1921, in coincidenza con gli eventi del \u201cNatale di sangue\u201d. Con il suo cinquantaquattresimo numero, dopo varie vicende editoriali ed un anno e quasi tre mesi di vita,\u00a0<em>La Testa di Ferro\u00a0<\/em>cessa le sue pubblicazioni, sopravvivendo di poco alle sorti dell\u2019impresa. I motivi ideologici fondamentali della\u00a0<em>Testa di Ferro<\/em>\u00a0si svelano soprattutto negli articoli di Mario Carli e Alessandro Forti. \u00c8 tuttavia Marinetti a comporre il pi\u00f9 pregnante manifesto ideale del settimanale: il 15 agosto 1920 esso pubblica infatti\u00a0<em>Al di l\u00e0 del comunismo<\/em>, un testo che porta a compimento quel percorso di definizione del futurismo politico iniziato nel 1918 con il\u00a0<em>Manifesto del partito futurista italiano<\/em>\u00a0e proseguito nel 1919 con\u00a0<em>Democrazia futurista<\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-142281\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/7BF7D7BD-8BDD-4FD5-902B-2DF9F048F631-scaled.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p><strong>Il compito assunto dal testo di Marinetti \u00e8 la definizione di una possibile \u201crivoluzione italiana\u201d<\/strong>. La sua posizione, tuttavia, \u00e8 filosofica prima che politica. Come nella sua decennale carriera di agitatore culturale, Marinetti sostiene qui infatti una\u00a0<em>Weltanschauung<\/em>\u00a0attivistica, arazionalista, tragica, che riconosce l\u2019intrascendibilit\u00e0 del divenire e del suo eterno\u00a0<em>polemos<\/em>. Poich\u00e9 infatti \u00e8 la stessa storia, obbedendo alla natura violenta del divenire, a pretendere \u201costacoli da rovesciare, cio\u00e8 guerre rivoluzionarie\u201d, la concezione di rivoluzione proposta da Marinetti non \u00e8 legata a uno specifico progetto politico da realizzare, ma coincide con una realt\u00e0 concreta, viva, immanente: tutti i fenomeni ne sono partecipi, anche quegli stessi che vorrebbero bandirla. Poich\u00e9 la stessa esistenza \u00e8 lotta rivoluzionaria, scrive dunque Marinetti, l\u2019utopia di perfetta uguaglianza ed eterna pace del comunismo d\u2019ispirazione marxista non solo non \u00e8 realizzabile, poich\u00e9 non \u00e8 possibile estirpare il conflitto dall\u2019intimo essere di tutte le cose, ma non \u00e8 neanche auspicabile, poich\u00e9 equivarrebbe alla morte di tutte le cose viventi. \u00c8 necessario, al contrario,\u00a0<strong>assecondare il moto del divenire<\/strong>, e liberare quindi gli individui dalle pastoie materiali e culturali che ne limitano tutte le potenzialit\u00e0 creative. Marinetti distingue dunque un socialismo \u201cdogmatico\u201d, egalitario, utopico, internazionalista, da uno \u201cpragmatico\u201d, libertario, realista, patriottico. Ponendosi contro ogni astratto cosmopolismo, egli sostiene infatti come un\u2019autentica rivoluzione italiana non possa realizzarsi modellandosi su analoghi tentativi stranieri, ma soltanto eleggendo la patria come sua esclusiva base d\u2019azione. All\u2019Italia spetterebbe dunque una sua rivoluzione, contro la prevaricazione degli altri Paesi, secondo i suoi bisogni storici e le caratteristiche del suo popolo \u2013 che paradossalmente Marinetti individua nell\u2019attitudine all\u2019\u201cindividualismo anarchico\u201d. Egli pensa infatti la comunit\u00e0 nazionale come \u201cil massimo prolungamento dell\u2019individuo, o meglio: il pi\u00f9 vasto individuo capace di vivere lungamente, dirigere, dominare e difendere tutte le parti del suo corpo\u201d. Nella concezione futurista, l\u2019individuo si potenzia e, potremmo dire, si realizza solo come nodo postumano di relazioni con l\u2019altro da s\u00e9. Ma l\u2019altro a noi pi\u00f9 vicino e familiare \u00e8, secondo Marinetti, il nostro compatriota: per questo egli promuove un\u2019alleanza di classe, invitando proletariato e ceto medio a combattere fianco a fianco la rivoluzione sociale e nazionale. Egli propone quindi di abolire, una volta ottenuto il potere, tutte le istituzioni \u201cpassatiste\u201d e di fondarne di nuove, pi\u00f9 adatte al tempo del futurismo, affinch\u00e9 il genio italiano possa realizzare un \u201cmeraviglioso paradiso anarchico di libert\u00e0 assoluta\u201d. La\u00a0<strong>rivoluzione futurista<\/strong>\u00a0intende infatti non solo soddisfare le condizioni materiali degli indigenti, ma anche elevare i loro spiriti, cos\u00ec da \u201cdare a tutti la volont\u00e0 di pensare, creare, svegliare, rinnovare, e distruggere in tutti la volont\u00e0 di subire, conservare, plagiare\u201d, realizzando pienamente le proprie potenzialit\u00e0 esistenziali e creative. Tale \u00e8 l\u2019obiettivo finale di Marinetti: la conquista del potere da parte del \u201cproletariato dei geniali\u201d, cio\u00e8 del popolo inteso come composto da potenziali artisti, e quindi la perfetta trasmutazione della vita in arte.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-142282\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/6201FE80-5EFE-4CD3-B76D-EC039C329FEC-scaled.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>L\u2019evocazione letteraria e il programma politico di\u00a0<em>Al di l\u00e0 del comunismo<\/em>\u00a0sintetizzano in nuce la concezione complessiva espressa da\u00a0<em>La Testa di Ferro<\/em>. Alcuni altri articoli che riflettono su una possibile via fiumana al socialismo sono poi quelli che commentano gli scontri sindacali del Biennio Rosso e quelli che tentano di analizzare la rivoluzione russa del 1917. Nella parziale divergenza d\u2019opinione degli articolisti, la redazione della\u00a0<em>Testa di Ferro<\/em>\u00a0complessivamente\u00a0<strong>plaude alla mobilitazione delle masse<\/strong>, perfettamente organizzate nell\u2019appropriazione dei mezzi di produzione, durante gli scontri sindacali dell\u2019estate-autunno 1920,\u00a0<strong>ma accusa il movimento operaio italiano<\/strong>\u00a0d\u2019aver acquietato le sue originarie pretese rivoluzionarie cedendo alla mediazione di Giolitti e accontentandosi di ottenere dei favori economici. Sarebbe stato invece suo dovere storico, osservano severamente le \u201cTeste di Ferro\u201d, partecipare al capovolgimento del regime liberale fianco a fianco con la piccola borghesia, nella forma dell\u2019organizzazione sindacale intesa come unit\u00e0 rivoluzionaria e di governo. \u00c8 quindi nella lotta interna al socialismo fra massimalisti e riformisti che il ceto medio rivoluzionario, a cui appartengono i legionari fiumani, potrebbe inserirsi, fiancheggiando la fazione radicale per indirizzarla contro l\u2019alta borghesia.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post\">\n<div class=\"bannerPreviewProduct style-1\">\n<div class=\"image\"><\/div>\n<div class=\"details\">\n<div class=\"button-content\">\n<div>Gli articoli <em>Il nostro bolscevismo\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Il piccolo padre bolscevico<\/em>\u00a0di Mario Carli, e\u00a0<em>Fiume e il bolscevismo\u00a0<\/em>di Alessandro Forti dimostrano poi come i redattori de\u00a0<em>La Testa di Ferro\u00a0<\/em>nutrano una sincera simpatia per il bolscevismo sovietico, capace di adattare l\u2019ideale rivoluzionario alla realt\u00e0 storica della Russia. Salta all\u2019occhio nelle letture succitate la\u00a0<strong>distinzione tra socialismo italiano<\/strong>, a cui viene mossa la grave accusa di predicare il sovvertimento della societ\u00e0 solo a parole e di ostacolare chi, come i legionari dannunziani, ha creduto invece nei motivi rivoluzionari della Grande guerra, e\u00a0<strong>bolscevismo russo<\/strong>, disposto coraggiosamente a conquistare il potere con la violenza e a superare nei fatti l\u2019asfissiante utopia del socialismo \u201cdogmatico\u201d. Anche\u00a0<em>Parole nuove sulla Russia<\/em>\u00a0di Giovanni Grandi testimonia questo punto di vista, osservando come:<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cPer il testimone scettico e scevro di pregiudizi non \u00e8 spettacolo banale quello offerto da internazionalisti che difendono palmo palmo il suolo della patria, socialisti che hanno fatto il processo al socialismo e ucciso il principio democratico e che con mezzi che nessuna tirannia os\u00f2 fin qui adottare crearono uno Stato che \u00e8 un monumento elevato allo spirito pi\u00f9 aristocratico \u2013 all\u2019aristocrazia del pensiero e della volont\u00e0 creatrice.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p><em>La Testa di Ferro<\/em>\u00a0apre poi esplicitamente a istanze di giustizia sociale e democrazia diretta, l\u00e0 dove sostiene di voler contribuire a \u201csollevare la miseria materiale e spirituale delle masse\u201d e \u201cchiamare accanto alle \u00ab\u00e9lites\u00bb anche i rappresentanti del \u00abnumero\u00bb a partecipare della vita collettiva, a decidere dei propri interessi e del proprio destino\u201d (<em>Il nostro bolscevismo<\/em>). Nessuno pi\u00f9 di un ufficiale che abbia combattuto in trincea, sostiene Carli, pu\u00f2 comprendere infatti quanto sia prezioso sul campo di battaglia il valore delle decisioni prese in gruppo, alla pari. La stessa concezione riecheggia in fondo ne\u00a0<em>Il nuovo ordinamento dell\u2019esercito liberatore<\/em>, stilato da Giuseppe Piffer e D\u2019Annunzio nel corso del 1920; ed \u00e8 anche lo stesso\u00a0<strong>principio del soviet<\/strong>, il cui sistema pu\u00f2, secondo Carli, essere esteso ad ogni ambito dell\u2019organizzazione sociale. \u201cAncora una volta: guardiamo all\u2019Oriente!\u201d, scrive egli concludendo\u00a0<em>Il nostro bolscevismo<\/em>:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cTra Fiume e Mosca c\u2019\u00e8 forse un oceano di tenebre. Ma indiscutibilmente Fiume e Mosca sono due rive luminose. Bisogna, al pi\u00f9 presto, gettare un ponte fra queste due rive\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/italia\/fiume-testa-di-ferro\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/italia\/fiume-testa-di-ferro\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Daniele Meregalli) L\u2019Impresa di Fiume era un vero e proprio progetto rivoluzionario, rappresentato dalla rivista \u201cLa Testa di Ferro\u201d Negli ultimi decenni la ricerca storica ha tentato di dimostrare come all\u2019impresa di Fiume, e pi\u00f9 in generale al\u00a0dannunzianesimo politico, vada riconosciuta una fenomenologia autonoma e complessa, irriducibile a mera anticipazione del fascismo, evidenziandone, oltre alla vocazione irredentista e patriottica,\u00a0gli aspetti sociali e libertari. 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