{"id":65319,"date":"2021-06-07T11:01:33","date_gmt":"2021-06-07T09:01:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65319"},"modified":"2021-06-07T20:19:03","modified_gmt":"2021-06-07T18:19:03","slug":"un-libro-necessario-i-confini-contano-di-frank-furedi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65319","title":{"rendered":"Un libro necessario. &#8220;I confini contano&#8221; di Frank Furedi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di La Fionda (Marco Adorni)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/recensione-i-confini-contano-di-frank-furedi.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/recensione-i-confini-contano-di-frank-furedi.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono libri che ti costringono a prendere una parte, che non ammettono vie di mezzo. Si tratta di opere d\u2019intelletto che, anche quando non sono direttamente politiche, incorporano una funzione politica perch\u00e9 spingono il pensiero a confrontarsi in modo libero e disincantato con lo spirito del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In epoca di <em>cancel culture<\/em>, nazi-femminismo, polizia linguistica, antibinarismo, esaltazione fondamentalistica dell\u2019apertura (in tutte le declinazioni possibili), dell\u2019ibridazione (<em>idem<\/em>) e dell\u2019identitarismo <em>liberal<\/em> (individualistico o di gruppo), un libro del genere \u00e8 sicuramente <em>Why Borders Matter: Why Humanity Must Relearn the Art of Drawing Boundaries<\/em> del sociologo Frank Furedi, la cui traduzione in italiano, <em><a class=\"rank-math-link\" href=\"http:\/\/www.meltemieditore.it\/catalogo\/i-confini-contano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">I confini contano. Perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 deve riscoprire l\u2019arte di tracciare frontiere<\/a><\/em>, \u00e8 stata pubblicata il marzo scorso con i tipi di Meltemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Operazioni come questa fanno bene a tutti, anche quando fanno male ai pi\u00f9; sono pubblicazioni che agiscono come vaccini quanto mai necessari al tempo della pandemia dell\u2019indifferenza, quando non dell\u2019aperta ostilit\u00e0, verso quegli strumenti che l\u2019astuzia della ragione storica ha \u201cinventato\u201d per erigere la democrazia moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di quali strumenti si tratta? Pensiamo al principio culturale di nazione; al concetto politico di patria; all\u2019idea di politica come libero confronto dialettico tra opposte argomentazioni all\u2019interno dello spazio pubblico; all\u2019esistenza di un immaginario sociale fondato su tolleranza attiva, ovvero sia sulla capacit\u00e0 di ascolto sia sul coraggio parresiastico di \u00abdire la verit\u00e0\u00bb al potere; alla presenza di leggi che tutelano la privacy, la libert\u00e0 e la coscienza individuale; a uno stile di pensiero fondato sulla distinzione binaria tra bene e male, sacro e profano, diritto e dovere, piacere e sacrificio, l\u2019io e l\u2019altro. Tutti questi strumenti compongono quella <em>koin\u00e9 <\/em>democratica che, ai nostri giorni, \u00e8 finita nel mirino, \u00a0non dir\u00f2, di una critica serrata (cosa che sarebbe anche auspicabile e soprattutto in nome proprio di tale <em>koin\u00e9<\/em>) bens\u00ec di un\u2019autentica crociata ideologica di chiara impostazione postmoderna, postdemocratica e neoliberale, che tiene come sacre bandiere quali l\u2019apertura, l\u2019illimitatezza, il desiderio, la liberazione dell\u2019individualit\u00e0, l\u2019ibridazione dei saperi, dei generi, delle pratiche sociali, l\u2019indeterminatezza morale e il relativismo etico, la trasgressione in s\u00e9 e per s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa crociata considera come sua Terrasanta il \u03c7\u03ac\u03bf\u03c2 (lo spazio aperto-spalancato, l\u2019entit\u00e0 primigenia della teogonia esiodea alle origini del mondo), la biblica <em>terra inanis et vacua<\/em> in cui non esiste possibilit\u00e0 di forma, ordine e senso. Se si trattasse di una parabola meramente nichilistica probabilmente non farebbe problema. Il punto critico \u00e8 che tale orizzonte culturale \u00e8 sostenuto a spada tratta dai poteri forti transazionali, particolarmente interessati all\u2019idea che la si faccia finita, una volta per tutte, con l\u2019odioso principio dello Stato-nazione (e gli istituti democratici che vi sono inestricabilmente connessi), causa di guerre e di intolleranza. Disfarsene \u00e8 un\u2019occasione ghiotta per far s\u00ec che gli <em>animal spirits<\/em> dei mercati del nostro tempo possano cacciare e predare a proprio piacimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stiamo per approssimarci a un tempo in cui a mancare sar\u00e0 proprio quel <em>cosmos<\/em> valoriale ed eteronormativo (di un ordine del mondo, di una forma e uno scopo sottratti alla congiuntura) dell\u2019ordine delle \u201cverit\u00e0\u201d che ha caratterizzato tanta parte della storia occidentale \u2013 non cos\u00ec per certo Oriente, in cui l\u2019innovazione capitalistica va ancora a braccetto con l\u2019ordine tradizionale, ma chiss\u00e0 per quanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ordine del mondo di cui in Occidente vi sarebbe immensamente bisogno, <em>in primis<\/em> per costruire nuove fondamenta antropologiche e immaginarie al di fuori della \u201cprigione biopolitica dell\u2019aperto\u201d. In fondo, si pu\u00f2 anche dar ragione a Giorgio Agamben: effettivamente, il contemporaneo \u00e8 il tempo del \u201ccampo\u201d. Con una differenza da rimarcare, tuttavia: il \u201ccampo\u201d non va inteso come riedizione del campo di concentramento nazista da riservare agli \u00abscarti umani\u00bb (la massa degli apolidi migranti), quanto la dimensione ontologica delle esistenze di tutti, cittadini del mondo, cittadini delle nazioni e apolidi. Mi sto qui riferendo al fatto che si \u00e8 introiettata, a livello di cultura di massa, una falsa idea di libert\u00e0 come sprigionamento di s\u00e9, dei propri desideri di libert\u00e0 e di autoaffermazione individuale. \u00a0\u00c8 avvenuto che siamo noi stessi la nostra prigione, che il nostro spettro cognitivo si sia ridotto a immagine e somiglianza della ragione liberale iperindividualistica. Se tutto \u00e8 \u201caperto\u201d, dove possiamo fuggire per ritrovare il senso perduto? A quale <em>Recherche<\/em> dovremmo dedicarci se il tempo della riflessione e dell\u2019introspezione ci \u00e8 stato tolto perch\u00e9 noi stessi non lo desideriamo nemmeno pi\u00f9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, allora, la necessit\u00e0 di dotarci di attrezzi teorici per disegnare confini resilienti, capaci di resistere al <em>mundus furiosus<\/em> del capitale transnazionale e alla sua biopoliticizzazione. Il libro di Furedi \u00e8 uno di tali strumenti: va interpretato allo stesso tempo come un manuale diagnostico dei disturbi della ragione liberale e, allo stesso tempo, come un manuale sull\u2019arte di tracciare le frontiere necessarie a liberarcene in nome della democrazia e della giustizia sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In netta opposizione con gli attivisti <em>no borders<\/em> e i fautori dell\u2019ordine mondiale cosmopolitico, che considerano i confini \u00abinnaturali e immorali\u00bb, Furedi li interpreta, in questa sua ultima pubblicazione, quali dispositivi spaziali che incarnano valori morali capaci di fornire significato all\u2019esperienza umana. La questione, in sostanza, non \u00e8 la naturalit\u00e0 dei confini. I confini certamente sono \u201cinventati\u201d; tuttavia, piuttosto che dedurre, da ci\u00f2, una presunta arbitrariet\u00e0 dei confini, bisogna comprendere che la loro invenzione \u00e8 necessaria per dare un senso e un progetto all\u2019essere-nel-mondo. Da questa prospettiva, il pensiero cosmopolitico di Ulrich Beck finisce per essere il modello culturale a cui opporsi. Beck, insieme a Karl Popper, \u00e8 a tutti gli effetti il capostipite del dispositivo ideologico odierno, il cui obiettivo \u00e8 quello di smascherare la \u00abmenzogna dell\u2019et\u00e0 della nazione\u00bb e portare a termine una rivoluzione cosmopolitica in nome della \u00abgiustizia globale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale dispositivo parte dall\u2019apparentemente virtuosa idea che \u00abtutti gli esseri siano moralmente uguali a prescindere dalla loro origine e nazionalit\u00e0, e che dunque dovrebbero essere riconosciuti loro gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri membri della comunit\u00e0 umana\u00bb; ne consegue che il patriottismo venga considerato \u00abun vizio, e che coloro che appartengono a una comunit\u00e0 politica non abbiano il particolare dovere di prendersi cura l\u2019uno dell\u2019altro\u00bb. Eppure, commenta Furedi, \u00abcon il fatto stesso di denunciare l\u2019immoralit\u00e0 dei confini, [si ammette] che le linee che separano una nazione dall\u2019altra sono in qualche modo rilevanti\u00bb (p. 49).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, i confini possono essere escludenti e generare sentimenti di superiorit\u00e0 dei nativi rispetto ai nuovi arrivati. Tuttavia, \u00e8 possibile costruire elementi di empatia e solidariet\u00e0, nonch\u00e9 \u00abuna prospettiva umanistica sul mondo\u00bb, in assenza di confini territoriali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUn certo senso del territorio ha permesso alle persone di sentire che non appartenevano soltanto a un luogo fisico, ma a una comunit\u00e0 morale dotata di significato\u00bb (pp. 50-51). Se lo spazio incarna un contenuto morale, \u00e8 perch\u00e9 acquisisce una connotazione concreta e specifica grazie ai confini. O uno spazio \u00e8 delimitato o non \u00e8. E cos\u00ec vale anche per la morale: io sono io in funzione della mia differenza rispetto all\u2019altro. La questione dei confini personali, peraltro, \u00e8 estremamente presente anche ai pi\u00f9 violenti critici nei confronti dei confini nazionali e ai pi\u00f9 solleciti apologeti dell\u2019apertura. Perch\u00e9, \u00e8 lecito chiedersi, tale sollecitudine non viene prestata nei confronti della tutela dei confini nazionali? Perch\u00e9, appunto, la cifra ideologica della ragione liberale \u00e8 oggi connaturata all\u2019idea dell\u2019illimitatezza e dell\u2019assenza di freni al movimento di merci, capitali e persone. Eppure, la natura morale dello spazio \u00e8 affermata in innumerevoli testi sacri, tra cui la Bibbia. Negli <em>Atti degli Apostoli<\/em> (17-22): \u00abDio cre\u00f2 da solo tutte le nazioni degli uomini, perch\u00e9 abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l\u2019ordine dei tempi e i confini del loro spazio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando gli apologeti dell\u2019apertura sostengono che il migrante sia una figura in s\u00e9 negatrice dell\u2019idea stessa di Stato-nazione, compiono un errore teorico di grossolana evidenza. Il migrante che lascia il proprio Paese va alla ricerca proprio di quella protezione che sa gli pu\u00f2 essere garantita solo dal confine nazionale. Del resto, \u00e8 proprio dal <em>Chaos<\/em> anomico e postnazionale che \u00e8 fuggito: gran parte dei Paesi di origine dei migranti sono Stati falliti o in via di dissoluzione, alle prese col fondamentalismo islamico, la desertificazione e il rapace imperialismo delle multinazionali cinesi, americane ed occidentali (pensiamo solo al <em>land grabbing<\/em> e alle dittature militari africane) che ne depaupera le ricchezze naturali, determinando le migrazioni di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 detto, il vero <em>fil rouge<\/em> del libro di Furedi consiste in un ampliamento semantico del concetto di confine e dell\u2019analisi su come il dispositivo ideologico liberale, devoto all\u2019apertura, gli si sia accanito contro in tutti i suoi significati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale dispositivo, infatti, \u00e8 a tutti gli effetti un <em>Kulturkampf <\/em>permanente su scala globale il cui obiettivo palingenetico consiste nel riplasmare antropologicamente l\u2019essere umano in un\u2019entit\u00e0 polimorfa, in un nodo ibrido e transeunte costituito da un addensamento estemporaneo di linee prospettiche prodotte dai flussi perennemente in movimento della societ\u00e0 globale (essenzialmente, tale \u00e8 la caduta antropologica dell\u2019immaginario cibernetico-transumanista). Di qui, la violazione continua dei confini tra privato e pubblico, la spettacolarizzazione della dimensione pi\u00f9 intima (dalla sessualit\u00e0 alle tragedie personali) e delle emozioni (a scapito della ragione e del confronto ragionevole sulle idee), la svalutazione del riserbo, della sobriet\u00e0 e del formale. Di qui, anche la fine della <em>politica<\/em> classica come arte del confronto dialettico ai fini del bene comune e la sua trasformazione in<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">un dispositivo retorico per attrarre l\u2019attenzione. Gli studiosi sociali, accademici e non, si tengono occupati con riflessioni sulla <em>Politica dei peli pubici<\/em>. La prestigiosa rivista britannica \u00abThe Lancet\u00bb discute ampiamente della <em>Politica della masturbazione. La politica delle mestruazioni<\/em> \u00e8 il tema di una seria monografia pubblicata su \u00abSocial Problems\u00bb. Persino l\u2019odore corporeo \u00e8 stato politicizzato: secondo un intervento su \u00abNew Scientist\u00bb, \u00abse detesti l\u2019odore del corpo, \u00e8 pi\u00f9 probabile che tu sia un sostenitore di Trump\u00bb (p. 166).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rimozione del \u2018politico\u2019 tradizionale \u00e8 figlia, d\u2019altro canto, di un profondo e intenso attacco allo stesso pensiero binario, percepito ormai dal senso comune, non solo accademico, come sinonimo di arretratezza e abietto conservatorismo. Fenomeno di recente emersione, se pensiamo che, fino ancora agli anni Novanta del secolo scorso, non pochi intellettuali e di diversa estrazione (da Pierre Bourdieu al marxista Stuart Hall), sottolineavano come, pur essendo necessaria una critica agli odiosi fondamenti dei criteri di distinzione elaborati dalle \u00e9lite dominanti, fosse indispensabile ammettere che \u00abuna cultura non pu\u00f2 sopravvivere senza l\u2019apporto dei confini simbolici\u00bb (p. 237). Ci\u00f2 che si vuol dire \u00e8 che le opposizioni binarie possono certamente essere usate in modo semplicistico e brutale, ma, senza il loro fondamentale contributo, il pensiero non pu\u00f2 svilupparsi, men che meno un pensiero critico, radicale e rigoroso, che sappia accogliere il semplice fatto che \u00abla categorizzazione duale \u201cbianco o nero\u201d non preclude il riconoscimento di un fenomeno che \u00e8 grigio\u00bb (p. 241).<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/31\/un-libro-necessario-i-confini-contano-di-frank-furedi\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/31\/un-libro-necessario-i-confini-contano-di-frank-furedi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di La Fionda (Marco Adorni) Ci sono libri che ti costringono a prendere una parte, che non ammettono vie di mezzo. 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