{"id":65321,"date":"2021-06-08T11:01:49","date_gmt":"2021-06-08T09:01:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65321"},"modified":"2021-06-05T11:25:14","modified_gmt":"2021-06-05T09:25:14","slug":"giuseppe-conte-una-nuova-visione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65321","title":{"rendered":"Giuseppe Conte: una nuova visione?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di La Fionda (Gabriele Guzzi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La pubblicazione del libro \u201c<em>Giuseppe Conte. Il carattere di una politica<\/em>\u201d (Edizione ETS, 2021) ci permette di compiere un\u2019analisi che vorrebbe definire il senso della politica contemporanea, la sua crisi e le sue prospettive di rilancio. Come ricordano gli autori, Rita Bruschi e Gregorio De Paola, comprendere il <em>politico<\/em> Conte significa immediatamente comprendere il carattere del tempo <em>politico <\/em>in cui Conte ha agito. Il libro raccoglie interventi e discorsi tenuti dall\u2019ex Presidente del Consiglio, che utilizzeremo per tracciare una mappa dei nostri tempi e per indicare una possibile azione per il futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Crediamo che Giuseppe Conte abbia tratto la sua ampia popolarit\u00e0 dall\u2019essersi presentato come testimone credibile della XVIII Legislatura, ossia di quella richiesta di cambiamento radicale che il popolo italiano espresse alle elezioni del 4 marzo 2018. Il senso di quelle elezioni venne compreso immediatamente dall\u2019ex Presidente. Come afferm\u00f2 in un\u2019intervista a <em>La Stampa<\/em> il 25.3.2019,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cIl 4 marzo non \u00e8 stata una data qualsiasi. Non \u00e8 stata un\u2019indicazione di semplice alternanza. \u00c8 cambiata la sensibilit\u00e0 popolare. Il messaggio \u00e8 stato radicale [\u2026]. Il vecchio establishment \u00e8 stato buttato gi\u00f9 e le vecchie \u00e9lites sono state rimandate a casa. Insomma \u00e8 stata espressa una volont\u00e0 di cambiamento, un indirizzo radicale, che il mio Governo non tradir\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le elezioni del 4 marzo sono stata la reazione del popolo italiano a tre decenni di accentramento oligarchico del potere economico, politico e culturale. Le vecchie classi dirigenti, corrotte, insipienti e pavide, sono state \u201cbuttate gi\u00f9\u201d, \u201crimandate a casa\u201d. \u00a0Il 4 marzo \u00e8 stata la risposta al predominio oligarchico del neoliberismo, delle follie ordoliberali dell\u2019Unione Europea, dell\u2019indebolimento della sovranit\u00e0 democratica, dell\u2019inferiorizzazione del ceto medio italiano, dell\u2019omologazione mediatica. Come ha affermato lo stesso Conte al Parlamento Europeo il 12.2.2019,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLa governance europea ha sostenuto politiche di rigore, tese esclusivamente a contenere i debiti sovrani entro precisi parametri [\u2026], con effetti devastanti sul piano sociale. Progressivamente e inesorabilmente la politica ha rinunciato alla sua funzione legittimante e rappresentativa apparendo, agli occhi dei cittadini, distante e oligarchica, incapace di comprendere i reali bisogni della collettivit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giuseppe Conte, con il governo Lega-M5s, si \u00e8 presentato invece come rappresentante credibile di questo movimento di popolo, di questa epocalit\u00e0 della storia democratica europea. Questa voglia di voltare pagina attraversava trasversalmente ampie fasce della popolazione italiana, dalle zone deindustrializzate del Sud alle partite Iva, dalle piccole e medie imprese del Nord al ceto medio dei centri urbani, passando per le masse impoverite delle periferie. Nord e Sud, dipendenti e autonomi, paesi e citt\u00e0 di provincia: il governo Conte si rese portavoce del popolo della domanda interna, del 99%, delle vaste quote del tessuto produttivo estromesse dall\u2019estrazione di plusvalore internazionale, dei lavoratori ridotti a schiavi e delle imprese escluse dalla globalizzazione anomica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la questione non era solo economica. Il predominio dell\u2019iniquit\u00e0 aveva minacciato la stessa autonomia del \u201cpolitico\u201d, la dimensione di autodeterminazione democratica dei popoli, concentrando il potere nelle mani di pochi e ostacolando in maniera perversa la democrazia culturale e quella economica, giungendo a minacciare la stessa sostanzialit\u00e0 politico-democratica, resa ormai un formalismo vuoto, un mero sacralismo elettorale, necessario solo a confermare l\u2019agenda unica neoliberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLa potente carica oppositiva che il popolo europeo \u2013 nelle sue diverse declinazioni \u2013 sta manifestando nei confronti delle \u00e9lites parla alle nostre coscienze, ci ricorda che la politica, asservita alle ragioni dell\u2019economia, ha abdicato alle sue funzioni.\u201d (Intervento al Parlamento Europeo, Strasburgo, 12.2.2019)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giuseppe Conte comprese che il populismo non era la malattia di cui si lamentavano gli alfieri dell\u2019alienazione, ma un sintomo. La vera malattia era la minaccia del capitalismo neoliberale alle fondamenta democratiche delle civilt\u00e0 europee. Il populismo era cio\u00e8 \u201csolo\u201d una richiesta, un grido, un\u2019urgenza che milioni di persone stavano esprimendo ai partiti, ai corpi intermedi, per essere prese in considerazione, per non essere scartate dinanzi alla propaganda mercatista globalizzata, per mantenere la politica a contatto con le condizioni materiali dei ceti impoveriti, per salvaguardare il tessuto culturale delle nostre citt\u00e0, ridotte ormai a contenitori osceni di un mercanteggiare universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cCon le elezioni del 4 marzo gli italiani hanno espresso una richiesta, direi un\u2019urgenza, per arrestare l\u2019impoverimento e l\u2019emarginazione causati dal lungo ciclo avverso della crisi economica, e per arrestare e contrastare i fenomeni negativi di un processo di globalizzazione che ha visto penalizzate ampie fasce della popolazione.\u201d (Comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio Europeo, 11.12.2018)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pandemia e populismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il punto che oggi \u00e8 necessario comprendere \u00e8 che le cause di questo successo, di ci\u00f2 che i media hanno definito dispregiativamente \u201cpopulismo\u201d, sono ancora tutte l\u00ec. Anzi, sono aumentate. La pandemia ha esacerbato processi di malessere, di ingiustizia sociale, di impoverimento. Ha cio\u00e8 svolto un ruolo di accelerazione degli stessi fenomeni economici, politici e culturali che stavamo vivendo anche prima. Il 4 marzo \u00e8 ancora tutto l\u00ec, pronto a riesplodere, alimentato da nuove disparit\u00e0, nuove omologazioni, nuovi conformismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se volessimo essere ancora pi\u00f9 precisi, dovremmo riconoscere che la pandemia ha s\u00ec aggravato le cause sociali ed esistenziali ma ha allo stesso tempo congelato il piano della politica, ossia di quel luogo deputato proprio a dare rappresentanza a queste necessit\u00e0 di cambiamento. Questi mesi di lockdown hanno quindi, da una parte, aumentato i fenomeni di esclusione, nichilismo culturale e impoverimento di massa; dall\u2019altra, hanno bloccato il dinamismo politico-democratico, che \u00e8 proprio la dimensione di sfogo dove queste istanze possono trovare una forma ordinata di rappresentanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che stiamo creando \u00e8 quindi un mix pericolosissimo, dove la crescita di malessere non trova spazio, non trova ascolto e quindi non trova voce nello spazio della politica. Senza una rappresentanza ordinata di questo malessere, rischiamo di esacerbare e incattivire la rabbia delle persone. Esse percepiscono nella loro vita insofferenza e mancanza di significato, ma nella politica sentono solo omologazione, conformismo, parole vane e vuote, sordit\u00e0. Mentre nelle persone cresce il fuoco di una insoddisfazione radicale, di un rifiuto generalizzato delle forme di vita prestabilite, l\u2019arena pubblica diventa un grande banco dei surgelati, dove uomini vuoti e impagliati, come direbbe Eliot, si limitano a una messa in scena di un copione gi\u00e0 scritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisognerebbe avere l\u2019umilt\u00e0 e il senso di realismo per intervenire su queste cause strutturali, anche se questo potrebbe suscitare un giudizio negativo da parte di alcuni media mainstream, che magari potrebbero ridacchiare, accusarci di sovranismo, metterci in mezzo in un dibattito televisivo, ridicolizzarci. Viviamo in tempi dove chi \u00e8 testimone credibile viene messo alla berlina, mentre chi si omologa viene promosso (ma solo fino a quando serve) agli onori della piazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cCertamente intervenire sulle cause profonde dell\u2019allontanamento dei cittadini dalla politica comporta inevitabili costi: ad esempio, l\u2019accusa di populismo. Ma, a ben vedere, comporre la frattura fra classe dirigente politica e popolo, tra \u00e9lite politica e societ\u00e0 civile, \u00e8 il primo obiettivo che deve perseguire una forza di governo.\u201d (Intervento alla conferenza <em>The State of the Union \u2013 21st Century Democracy in Europe<\/em>, Firenze, 3.5.2019)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche perch\u00e9, come ho cercato di dimostrare in un articolo apparso su Econopoly \u2013 Il Sole 24 Ore, la risposta europea alla crisi economica non pu\u00f2 considerarsi soddisfacente. Certamente, l\u2019istituzione del Next Generation EU ha una forte valenza simbolica, il cui merito va dato interamente alla grande capacit\u00e0 di mediazione e coraggio mostrata dall\u2019allora governo italiano. Tuttavia, su un piano di mero impatto macroeconomico, i 191,5 miliardi su sei anni, di cui solo 68 a fondo perduto e solo 53 di prestiti per finanziare nuovi progetti, non riusciranno in alcun modo a far riprendere un\u2019economia che gi\u00e0 prima della pandemia viveva un lungo periodo di stagnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aggiungiamo che, ad oggi, a marzo 2022, finiranno gli acquisti netti di titoli di stato da parte della Bce all\u2019interno del Pepp, e che nel 2023 rientrer\u00e0 in vigore il Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita, senza significative modifiche, e questo non vorr\u00e0 dire altro che a questa crisi economica esogena rischia di sommarsi una folle crisi economica del tutto endogena ai meccanismi di gestione fiscale dell\u2019Unione Europea. Il populismo, o comunque lo vogliamo chiamare (io preferisco: una sana volont\u00e0 di riappropriarsi della cosa pubblica), \u00e8 solo sospeso, come il Patto di Stabilit\u00e0. \u00c8 sicuro che quella rabbia ritorner\u00e0, e dobbiamo sperare anzi che trovi forme politiche capaci di farne un processo interno ai contorni costituzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il grande rischio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con una definizione a nostro avviso fortunata, Giuseppe Conte si propose come rappresentante di un populismo gentile. La sua figura era infatti un\u2019ottima mediazione tra le istanze radicali di cambiamento espresse nel 4 marzo e una personalit\u00e0 rispettabile, accademicamente e professionalmente indiscutibile. Marco Revelli scrisse giustamente che l\u2019ex premier mediava bene tra \u201cpopulismo e istituzioni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello che oggi dobbiamo capire \u00e8 che quella capacit\u00e0 si fondava, e si fonda tuttora, su un equilibrio assolutamente instabile, precario, costantemente minacciato dal rischio di cadere in una delle due polarit\u00e0: un populismo demagogico o una conformit\u00e0 all\u2019esistente. Ad oggi, dopo l\u2019alleanza strutturale con il Partito Democratico e l\u2019entrata nel governo Draghi, dobbiamo riconoscere che il vero grande rischio \u00e8 il secondo: in nome della mediazione assumere posizioni troppo attendiste, moderate. Anche perch\u00e9 dobbiamo ammettere che il mondo democratico \u00e8 il primo ad essere affetto dal virus di ci\u00f2 che, nel libro \u201c<em>Contro Golia. Manifesto per la sovranit\u00e0 democratica<\/em>\u201d, scritto insieme a Geminello Preterossi (Rogas, 2020), chiamiamo falso radicalismo: a parole si \u00e8 per l\u2019ambiente, per la giustizia sociale, per l\u2019uguaglianza, ma nella prassi politica ci si limita a rendere pi\u00f9 presentabile il sistema che prima si criticava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il grande rischio \u00e8 cio\u00e8 quello di indebolire la carica contestativa di cui si era fatto tramite il M5s, con l\u2019obiettivo di renderlo l\u2019alleato, un po\u2019 <em>green<\/em> e un po\u2019anti-casta, dello stesso centrosinistra di cui per lustri si erano dette le cose pi\u00f9 tremende. Questa manovra, senza una reale conversione del centrosinistra, renderebbe inutile la stessa esistenza del M5s, che verrebbe ridotto a un mero <em>competitor<\/em> del PD sui voti dei ceti mediamente colti dei centri citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il senso del M5s \u00e8 invece quello di offrire una risposta contestativa alle asimmetrie strutturali che colpiscono i ceti medio-bassi, le periferie, ossia proprio quegli ambienti che sono stati maggiormente traditi dalla sinistra italiana. Insomma, l\u2019esatto opposto del \u201cpopolo delle ZTL\u201d. Se si perde quella fonte originaria di contestazione, si perde la ragione stessa di esistere, che era proprio quella di offrire un orizzonte trasformativo inedito, oltre le ideologie del Novecento, a quella pandemia anti-democratica che colpisce le civilt\u00e0 occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Unire il cielo con la terra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sfida che abbiamo dinanzi \u00e8 quella di creare un equilibrio politicamente produttivo tra orizzonte trasformativo e prassi politica, tra ideologia e amministrazione parlamentare, tra aspirazione al cambiamento e gradualit\u00e0 democratica. Per far questo, serve innanzitutto un\u2019elaborazione culturale straordinaria, un\u2019aggregazione di pensieri e di idee, su cui Giuseppe Conte sembra voler giustamente investire. C\u2019\u00e8 bisogno innanzitutto di chiarire quale sia l\u2019orizzonte trasformativo che debba orientare il nostro fare pratico, quale sia la nostra ideologia, il nutrimento spirituale a cui vogliamo abbeverarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su questo aspetto, si possono creare delle connessioni inedite tra la cultura laica e l\u2019orizzonte cattolico-democratico, a cui Giuseppe Conte esplicitamente si rif\u00e0. Abbiamo bisogno di sorgenti di acqua viva per combattere \u201cl\u2019angusta visione dell\u2019homo oeconomicus, l\u2019uomo considerato nella mera limitata dimensione dell\u2019utile personale, rimpicciolito rispetto allo straordinario\u201d (Assisi, 24.1.2020). Abbiamo bisogno di riporre l\u2019uomo nella sua dignit\u00e0 assoluta e nella sua libert\u00e0 incoercibile, ben al di l\u00e0 dei riduzionismi, delle mortificazioni che questo sistema produce nei corpi e nelle anime degli uomini e delle donne del XXI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La battaglia \u00e8 cio\u00e8 economica, ma \u00e8 anche antropologica. La lotta \u00e8 politica, ed \u00e8 questa la dimensione su cui si valuta la coerenza di ci\u00f2 che si dice, ma \u00e8 anche spirituale, e anche questa \u00e8 una dimensione prettamente pratica, operativa, proprio perch\u00e9 \u00e8 destinata a contraddire il sistema dell\u2019iniquit\u00e0 nella carne delle nostre esistenze, nel marasma quotidiano in cui l\u2019orizzonte linguistico dominante ci fa decadere. Ecco allora che, ad esempio, la lezione di un cattolicesimo democratico preso sul serio ci pu\u00f2 invitare \u201ca un ripensamento integrale, a una conversione, a un ritorno alle ragioni stesse del nostro stare insieme\u201d (Firenze, 14.5.2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019orizzonte di un nuovo umanesimo deve cio\u00e8 ispirarsi all\u2019integrit\u00e0 morale, alla radicalit\u00e0 evangelica di persone come Aldo Moro o Enrico Mattei, veri e propri martiri della loro immensa vocazione. Ma pu\u00f2 andare anche al di l\u00e0, ad una concretizzazione non solo razionale o morale, per come era possibile negli anni \u201950 del secolo scorso, ma anche esistenziale, spirituale. Anche perch\u00e9, \u00e8 proprio \u201cnei momenti difficili [che] la spiritualit\u00e0 sostiene pi\u00f9 che mai la forza dell\u2019impegno e dell\u2019azione concreta\u201d (Intervista a Famiglia Cristiana, 29.3.2020).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sfida di Giuseppe Conte sembra cio\u00e8 tutta interna ad un equilibrio precario tra radicalit\u00e0 e gradualit\u00e0, tra orizzonte spirituale e prassi politica, tra Cielo e Terra. Senza il Cielo, la Terra diviene la terra desolata, di cui sempre Eliot ci mette in guardia. Senza Terra, il Cielo diviene un luogo dove fuggire con i propri falsi radicalismi e ipocrisie. Il compito, su questo prettamente cristico, \u00e8 invece di coniugare in forma creativa il Cielo e la Terra, l\u2019orizzonte simbolico e la prassi economica, l\u2019ambizione alla trasformazione e la coerenza pratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su questo, chi scrive ritiene che ci sia un campo di azione immenso e fecondo, praterie per una cultura politica nuovamente rivoluzionaria. Dopo il crollo degli orizzonti trasformativi novecenteschi, e il congelamento neoliberale, possiamo ritornare ad ambire ad una contestazione radicale degli ordini economici, morali e spirituali di questo mondo. La sfida \u00e8 quella di rimanere radicati in questa ambizione, giorno per giorno, creando luoghi di aggregazione dove elaborare una nuova cultura, rigenerando da dentro tutte le discipline, facendo dialogare il pensiero alto con le esigenze del popolo, grandi riflessioni con eventi di massa. Insomma, serve un contenitore politico dove costruire questa nuova grande speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sfida \u00e8 quella di rilanciare una processualit\u00e0 democratico-radicale, assumendoci un compito storico alto, prendendo ci\u00f2 che era giusto ed essenziale dal 4 marzo 2018, per farne una proposta politica ancora pi\u00f9 forte e seria di quella che si diede allora. Noi, certamente, proveremo a contribuire.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/03\/giuseppe-conte-una-nuova-visione\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/03\/giuseppe-conte-una-nuova-visione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di La Fionda (Gabriele Guzzi) La pubblicazione del libro \u201cGiuseppe Conte. Il carattere di una politica\u201d (Edizione ETS, 2021) ci permette di compiere un\u2019analisi che vorrebbe definire il senso della politica contemporanea, la sua crisi e le sue prospettive di rilancio. 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