{"id":65402,"date":"2021-06-09T09:57:25","date_gmt":"2021-06-09T07:57:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65402"},"modified":"2021-06-08T21:01:53","modified_gmt":"2021-06-08T19:01:53","slug":"la-nuova-cortina-di-ferro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65402","title":{"rendered":"La nuova cortina di ferro"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Caira)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">Oggi, nei Balcani, si \u00e8 spostata la linea di demarcazione della guerra fredda tra Stati Uniti e Cina.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Quando a ridosso della crisi del 2008 l\u2019Europa politica volt\u00f2 le spalle a Pechino, rifiutando di accogliere la sfida cinese per la de-dollarizzazione dei mercati internazionali, certamente non immaginava che sarebbe andata incontro a una crisi di secondo livello capace di portare i debiti sovrani a toccare quote vertiginose. Mal digerito il rifiuto di Bruxelles, Pechino fu costretta a dirigere i propri commerci oltreoceano, aiutando indirettamente Washington a uscire dalla regressione e a imboccare la via dell\u2019espansione. In poco tempo la crescita americana tocc\u00f2 quota 4% facendo registrare un importane aumento sotto il profilo occupazionale. L\u2019Europa, invece, intraprese una lungo e tortuoso periodo di crisi che acutizz\u00f2 le differenze economiche tra i Paesi membri.<\/p>\n<p>Rispetto a quindici anni fa, quando le grandi potenze asiatiche si affrettavano a comprare euro per vendere dollari, oggi l\u2019Europa appare tutt\u2019altro che monolitica. Le spaccature interne, dettate da misure economiche che hanno indebolito i Paesi del Mediterraneo a scapito dei Paesi del Nord (pensiamo ad esempio al cosiddetto terzo shock europeo con l\u2019allargamento dei mercati ad Est), hanno portato i vecchi vicini asiatici ad affacciarsi nuovamente nel Vecchio Continente, sondando il terreno per comprendere la profondit\u00e0 delle crepe. Nello specifico, la Cina, dopo aver sperimentato la pratica del\u00a0<em>soft power<\/em> in Australia e in molti Stati africani, ha deciso di investire con maggiore insistenza nel quadrante dei Balcani Occidentali, ovvero quello che da molti viene considerato il cortile esterno dell\u2019Unione Europea. Il destino dei Paesi dell\u2019ex Jugoslavia sembra da sempre legato a doppio filo con quello dell\u2019Europa Centrale, tornando a ricoprire ciclicamente ruoli pi\u00f9 o meno principali per il futuro dell\u2019intero continente.<\/p>\n<p>Oggi, nei Balcani, si sta giocando una nuova partita tra l\u2019espansionismo cinese e quello europeo. Le ragioni interne alla Unione, per\u00f2, hanno creato una ragnatela di trame specifiche, che spesso si scontrano e si sovrappongono a seconda dei casi. Con la pandemia provocata dal Covid-19, molti di questi interessi sono diventati maggiormente visibili, costringendo le parti ad intervenire in maniera pi\u00f9 o meno diretta. In questi ultimi giorni sono stati almeno 3 gli avvenimenti cruciali che hanno interessato la geopolitica balcanica.\u00a0In primo luogo, il rapporto del\u00a0<em>think-tank<\/em>\u00a0americano Freedom House ha recentemente retrocesso la Serbia e il Montenegro da \u201cdemocrazie\u201d a \u201cregimi ibridi\u201d. Secondo il parere della pi\u00f9 antica organizzazione americana per il supporto e alla difesa della democrazia in tutto il mondo, la Serbia negli ultimi 5 anni avrebbe perso molti punti nella graduatoria\u00a0<em>Nations in Transit,\u00a0<\/em>raggiungendo cos\u00ec il Montenegro, che gi\u00e0 dal passato anno era stato classificato come Stato non democratico. Nello specifico, le accuse mosse a Belgrado ruoterebbero intorno alla trasparenza di alcuni procedimenti legislativi. Infatti, come emerge dal rapporto:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>In Serbia, l\u2019opposizione non ritiene di poter difendere efficacemente i cambiamenti politici perch\u00e9 il partito al potere ha lavorato per negargli l\u2019opportunit\u00e0 di farlo, e dubita che potr\u00e0 mai conquistare il potere attraverso le elezioni. Pertanto, ha scelto di boicottare il Parlamento nelle prossime elezioni del 2020. [\u2026] Il Partito di Vu\u010di\u0107 abusa della sua maggioranza in Parlamento, confondendo le attivit\u00e0 del partito con quelle dello Stato, facendo pressione sugli elettori e utilizzando misure sociali per comprare consenso.<\/p>\n<p><cite>Freedom House<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>A muovere dei dubbi, per\u00f2, non \u00e8 tanto la risoluzione nello specifico, ma pi\u00f9 la tempistica di tale dichiarazione. Infatti, in questi ultimi mesi di crisi sanitaria, il governo di Pechino e quello di Belgrado si sono cercati con ancor pi\u00f9 insistenza. Gli investimenti del gigante asiatico nell\u2019ex capitale Jugoslava sono di vecchia data: l\u2019allocazione di circa 10 miliardi per l\u2019acquisizione cinese dell\u2019impianto dismesso di\u00a0<em>Smederevo\u00a0<\/em>(trasformato in seguito in uno maggiori snodi dell\u2019economia interna, nonch\u00e9 fiore all\u2019occhiello nel campo dell\u2019export), e il finanziamento per l\u2019ammodernamento della linea ferroviaria Budapest-Belgrado ( il cui costo di circa 1,7 miliardi \u00e8 stato erogato dalla Exim Bank of China per l\u201985%), testimoniano come l\u2019interesse espansionistico cinese si muova in maniera adiacente all\u2019Unione Europea. Inoltre, nel momento del bisogno, il presidente serbo\u00a0<strong>Aleksandar Vu\u010di\u0107<\/strong> si \u00e8 rivolto direttamente a Pechino per chiedere aiuti e dispositivi di sicurezza per fronteggiare la virulenza del Coronavirus. Quanto domandato \u00e8 stato immediatamente corrisposto, a costi di favore e in misura superiore per quantit\u00e0. In quest\u2019ottica, le recenti dichiarazioni di Vu\u010di\u0107, secondo cui \u201cl\u2019unico Paese che pu\u00f2 aiutarci \u00e8 la Cina\u201d, hanno tutto il sapore di un proclamo anti-Occidentale tramite il quale la Serbia cerca il suo agognato riscatto.<\/p>\n<p>Sebbene in America questo trend possa far storcere il naso ad alcuni politici di Washington, in Europa tali dichiarazioni risuonato come un vero e proprio campanello d\u2019allarme. Infatti, altrettanto poco casuale appare il recente vertice di Zagabria tra Ue e Balcani Occidentali. Al termine dell\u2019incontro \u00e8 stato erogato un pacchetto di circa 3,3 miliardi d\u2019euro che andr\u00e0 a finanziare il settore sanitario della Regione, attraverso la fornitura di beni essenziali. Altri 750 milioni di euro saranno destinati alla microfinanza, mentre 1,7 miliardi andranno a coprire il settore degli investimenti. Allo stesso tempo, per\u00f2, l\u2019Europa si congeda senza alcun tipo di pianificazione o programmazione economica futura, e senza nessuna nuova spinta coesiva tra le diverse etnie presenti nel territorio. \u00a0Nelle sei pagine del documento finale emergono solamente raccomandazioni e consigli, spesso, per\u00f2, verosimilmente irrealizzabili per la realt\u00e0 infrastrutturale di alcuni Paesi.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Gli investimenti \u2013 sostiene la relazione finale \u2013 sono di fondamentale importanza per stimolare la ripresa della Regione sul lungo termine e sostenere le riforme necessarie per continuare ad avanzare sul percorso europeo e colmare le disparit\u00e0. I Balcani Occidentali dovrebbero trasformarsi in economie di mercato funzionanti, in grado di connettersi pienamente al mercato unico dell\u2019UE. Creare posti di lavoro e opportunit\u00e0 imprenditoriali, migliorando il clima degli investimenti e promuovendo lo Stato di diritto\u2026<\/p><\/blockquote>\n<p>La teoria, per\u00f2, \u00e8 quanto mai distante dalla pratica. Pensiamo a realt\u00e0 come la Bosnia ed Erzegovina o il Kosovo, dove le reti ferroviarie sono ancora in larga parte inutilizzabili, e nel sottosuolo sono presenti pi\u00f9 di un milione di mine inesplose. La tipologia di investimenti esteri di cui parla Unione Europea diventa impraticabile senza prima cospicui finanziamenti a fondo perduto, volti all\u2019ammodernamento delle pi\u00f9 basilari infrastrutture. Dall\u2019altra parte, a inizio di quest\u2019anno, proprio l\u2019Unione Europea aveva trovato delle spiegazioni per motivare il suo impegno superficiale nel quadrante balcanico. Secondo quanto emerge dal rapporto\u00a0<em>The power of perspective: Why EU membership still matters in the Western Balkans,\u00a0<\/em>una parte sostanziale delle colpe \u00e8 ascrivibile agli Stati balcanici, che osteggiavano le politiche comunitarie.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Parte del motivo \u2013 scrive l\u2019<em>European Council on Foreign Relations\u00a0<\/em>\u2013 per cui l\u2019UE non \u00e8 stata in grado di affrontare il lungo stallo istituzionale della Bosnia-Erzegovina \u00e8 da ricondurre al debole interesse delle \u00e9lite politiche bosniache a aderire all\u2019UE. Ci\u00f2 li ha resi solo raramente disposti a soddisfare le richieste dell\u2019UE\u2026<\/p><\/blockquote>\n<p>E in questa infinita serie di dualismi, il ruolo della Cina \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 gradito ai Paesi balcanici. Senza porre alcun veto sulle politiche sociali interne o sul rispetto delle minoranze etniche e dei diritti umani, Pechino ha messo sul piatto pi\u00f9 di 10 miliardi nella sola Serbia in 10 anni, ha acquistato il 67% del porto del Pireo e ha ristrutturato completamente l\u2019autostrada Salisburgo-Salonicco. Logicamente, l\u2019indifferenza cinese per la sfera sociale, ha fatto s\u00ec che i soldi degli investimenti finissero nelle mani di pochi, lasciando i Balcani in preda a una forte corruzione, una preoccupante disoccupazione e al ritorno di partiti fortemente nazionalisti.<\/p>\n<p>Il terzo evento da analizzare riguarda da vicino l\u2019Italia. Come ormai \u00e8 noto a tutti, immediatamente dopo l\u2019iniziale smarrimento europeo dinnanzi al Coronavirus, tra le prime nazioni accorse in soccorso dell\u2019Italia troviamo proprio la Cina. Per tutto il periodo della pandemica Cina e Italia, ma anche Spagna e Grecia, hanno intensificato le relazioni diplomatiche, utilizzando l\u2019interscambio sanitario come possibile prova generale per futuri scambi economici. Il recentissimo investimento dell\u2019azienda statale Faw nel campo della costruzione e produzione di vetture elettriche e plug-in, ha portato nelle casse dell\u2019Emilia-Romagna circa un miliardo d\u2019euro, aumentando la presenza dell\u2019industria cinese nel Bel Paese. A differenza di quanto operato negli altri Stati, la Cina consentir\u00e0 che l\u2019Italia possa godere direttamente dell\u2019incremento occupazionale, sperimentato una sorta di\u00a0<em>Soft Power occidentalizzato.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Sostanzialmente, all\u2019orizzonte sembrerebbe profilarsi una nuova guerra finanziari cinese volta a detronizzare il dollaro. Tramite un sempre maggiore numero d\u2019investimenti nei Balcani Occidentali, Pechino spera di arrivare in poco tempo a penetrare nel cuore del commercio europeo. Allo stesso tempo, per\u00f2, cerca di esacerbare le fratture interne dell\u2019Unione Europea per far orbitare intorno a s\u00e9 i Paesi del Mediterraneo. Per questioni logistiche, realt\u00e0 come Italia e Spagna, trarrebbero cospicui vantaggi se una parte del commercio europeo provenisse dal blocco balcanico, potendo mettere per prime le mani sui prodotti extraeuropei. Bruxelles, sembrerebbe essersi resa conto dall\u2019insidia, e dunque, avrebbe agito con urgenza finanziando i circa 6 miliardi nel vertice di Zagabria. Dall\u2019altra parte, la bocciatura democratica proveniente dall\u2019America, sembrerebbe innalzare Belgrado a moderna cortina di ferro, delimitando la zona d\u2019influenza Occidentale da quella cinese.<\/p>\n<p>A pagarne le peggiori conseguenze, per\u00f2, potrebbe essere la popolazione balcanica, che dagli investimenti asiatici ed europei trae un esiguo giovamento. Infatti, in ambedue i casi i finanziamenti sono rivolti a specifici progetti, che spesso transitano dai grandi centri urbani nazionali. Nessun piano di riqualificazione culturale, scolastica, sanitaria, occupazionale e infrastrutturale, sembra definirsi nell\u2019immediato futuro della Regione. Al contrario, il fatto che le ingenti somme di denaro finiscano spesso nelle tasche di persone relativamente vicine a partiti politici, potrebbe far s\u00ec che i mai sopiti spiriti nazionalisti tornino ad ardere in maniera pi\u00f9 vigorosa, trascinando i Balcani in nuovi scontri fratricidi. Cos\u00ec come accadde a ridosso del 1914, alle porte d\u2019Europa si stanno sovrapponendo vari interessi finanziari distanti e contrari, che potrebbero far diventare nuovamente i Balcani una polveriera pronta ad esplodere.<\/p>\n<p>Alla luce di tutto ci\u00f2, tornano in mente le parole del Generale ONU Kofi Annan, che in merito alle guerre jugoslave di fine secolo disse:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>In Bosnia-Erzegovina viene condotta una guerra mondiale nascosta, poich\u00e9 vi sono implicate direttamente o indirettamente tutte le forze mondiali e sulla Bosnia- Erzegovina si spezzano tutte le essenziali contraddizioni di questo e dell\u2019inizio del terzo millennio<\/em><\/p>\n<p><cite>Kofi Annan<\/cite><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Caira) &nbsp; Oggi, nei Balcani, si \u00e8 spostata la linea di demarcazione della guerra fredda tra Stati Uniti e Cina. &nbsp; Quando a ridosso della crisi del 2008 l\u2019Europa politica volt\u00f2 le spalle a Pechino, rifiutando di accogliere la sfida cinese per la de-dollarizzazione dei mercati internazionali, certamente non immaginava che sarebbe andata incontro a una crisi di secondo livello capace di portare i debiti sovrani a toccare quote vertiginose. 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