{"id":65514,"date":"2021-06-14T13:30:35","date_gmt":"2021-06-14T11:30:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65514"},"modified":"2021-06-14T13:30:35","modified_gmt":"2021-06-14T11:30:35","slug":"la-colpa-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65514","title":{"rendered":"La colpa italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Heiner Flassbeck)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pubblichiamo la traduzione italiana (a cura di Michele Paratico) di un articolo dell\u2019economista tedesco Heiner Flassbeck sulle cause dell\u2019alto debito pubblico italiano, pubblicato originariamente sul numero di Makroskop di autunno\/inverno 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sbaglia chi crede di sapere qualcosa sull\u2019Italia solo perch\u00e9 l\u2019ha visitata spesso. Qui al Nord, non c\u2019\u00e8 nessun altro Paese estero su cui i giudizi sbagliati siano cos\u00ec diffusi come nei confronti del vicino a Sud delle Alpi. Lo si pu\u00f2 dimostrare chiaramente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In Germania lo sa anche un bambino: l\u2019Italia \u00e8 un paese che non riesce a risolvere i suoi problemi perch\u00e9 \u00e8 imbrigliato senza speranza in una rete di corruzione, di nepotismo e di uno Stato incapace. La prova schiacciante: un livello di indebitamento statale che non ha eguali nel mondo, superato solo da uno Stato \u201ccorrotto\u201d come la Grecia e da uno Stato che non capiamo assolutamente, dal Giappone. Responsabili della miseria sono naturalmente gli italiani stessi, perch\u00e9 nel Belpaese il singolo proprio non ce la fa ad attenersi ad un comportamento economico disciplinato, per non parlare dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Niente pu\u00f2 essere pi\u00f9 falso di questa immagine. Ma non la si pu\u00f2 cambiare perch\u00e9 i media tedeschi inviano regolarmente in Italia corrispondenti che magari parlano la lingua ma non hanno la pi\u00f9 pallida idea della cosa di cui si devono occupare. E questo vale perfino e soprattutto per i corrispondenti economici che sono convinti di poter giudicare la situazione del paese. L\u2019Italia invece, cos\u00ec come molti altri paesi, non solo \u00e8 la vittima della nostra generale ignoranza ma ancor pi\u00f9 vittima di una dottrina economica che fa credere soprattutto ai tedeschi, per quanto riguarda le questioni economiche, di aver divorato saggezza a cucchiaiate. Chi \u00e8 quindi responsabile del presunta colpa italiana? La grettezza, la stupidit\u00e0 o l\u2019arroganza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Uno sguardo storico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per poter giudicare veramente il debito pubblico italiano bisogna guardare abbastanza indietro nella Storia passata. Perch\u00e9 la prima cosa di cui dobbiamo prendere atto \u00e8 che l\u2019elevato indebitamento dello stato italiano non \u00e8 il risultato degli ultimi vent\u2019anni ma \u00e8 emerso gi\u00e0 molto prima. Questo qualche volta viene detto. Sulle cause per\u00f2, al massimo si elaborano delle ipotesi, anche se queste sono evidenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La figura mostra l\u2019andamento della quota del debito pubblico (in relazione al PIL) dal 1980 per l\u2019Italia, la Francia, la Germania e la Eurozona nel suo insieme (https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/figura-1.png).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La sorpresa \u00e8 questa: quasi tutto ci\u00f2 che oggi viene essenzialmente proclamato come il problema italiano per eccellenza \u00e8 sorto negli anni \u201980. La quota di debito pubblico \u00e8 salita da un livello del 55% nel 1980 ad un livello del 120% nel 1995. In seguito l\u2019Italia \u00e8 riuscita a ridurre chiaramente la quota del debito fino a quando, non diversamente dalla maggior parte degli altri paesi europei, ha dovuto stabilizzare l\u2019economia attraverso una politica di spesa pubblica [espansiva, ndt] dopo la crisi finanziaria mondiale. Solo la Germania, che attraverso i surplus del saldo delle partite correnti ha trasferito all\u2019estero il debito necessario alla propria crescita, ha potuto ridurre il proprio debito pubblico. La stessa cosa vale per altri piccoli paesi del Nord, che volentieri si autodefiniscono \u201ci taccagni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per cercar di scoprire le cause del debito italiano non si deve perci\u00f2 andare alla ricerca dei responsabili nei vari governi che negli anni 80 avrebbero sperperato a piene mani il denaro pubblico contro ogni buon senso. Tale modo di interpretare, che non a caso soprattutto nel Nord Europa \u00e8 per\u00f2 diventato comune, sarebbe completamente sbagliato. Il drammatico aumento del debito pubblico \u00e8 la diretta conseguenza di un comportamento estremamente virtuoso \u2013 specialmente agli occhi dei tedeschi \u2013 della massa degli italiani: la loro tendenza al risparmio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nella figura 2 si vede la rappresentazione, regolarmente utilizzata da Makroskop, dei saldi finanziari dei singoli settori dell\u2019economia nazionale italiana dal 1980 fino al 2000. Il risultato \u00e8 sorprendente. Negli anni \u201980 le famiglie italiane risparmiavano fino a oltre il 15% del prodotto interno lordo. Questo significa una quota di risparmio a volte superiore al 30% del reddito disponibile di queste famiglie (che naturalmente \u00e8 un poco superiore pi\u00f9 della met\u00e0 del PIL, perch\u00e9 si aggiungono i profitti delle imprese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/figura-2.png<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201cfollia risparmiatrice\u201c delle famiglie italiane fu la causa della \u201cfollia debitoria\u201d dello stato. Dopo la recessione dell\u2019inizio degli anni 80 allo Stato non rest\u00f2 altro che mantenere in moto l\u2019economia con il proprio indebitamento. E questo \u00e8 vero, nonostante negli anni \u201980 le imprese italiane abbiano giocato un ruolo costruttivo, poich\u00e9 queste ultime di solito sostennero lo Stato nel suo ruolo di debitore. Cos\u00ec facendo, si riusc\u00ec in qualche modo a raggiungere un ragionevole tasso di crescita nonostante l\u2019enorme risparmio delle famiglie. Solo alla fine del decennio, quando l\u2019Italia incorse in un deficit del saldo delle partite correnti, il paese entr\u00f2 di nuovo in recessione [vedi anni 1989-92, ndt].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo di che in Italia tutto cambi\u00f2 in modo fondamentale. L\u2019Italia divent\u00f2 un paese normale con una normale quota di risparmio delle famiglie (https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/figura-3.png). Tuttavia il deficit del saldo delle partite correnti aument\u00f2 continuamente \u2013 anche grazie alla politica tedesca di dumping salariale \u2013 nei primi dieci anni del secolo. Ci\u00f2, insieme al fatto che le imprese sempre pi\u00f9 divenivano risparmiatori netti, rese impossibile allo Stato di diminuire i suoi deficit, nonostante la ridotta quota di risparmio privato. Ciononostante l\u2019Italia realizz\u00f2 in tutti gli anni dall\u2019inizio dell\u2019Unione Monetaria un avanzo primario, cio\u00e8 un surplus delle entrate dello stato rispetto alle uscite, al netto delle spese per interessi (sul debito).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo la crisi finanziaria globale l\u2019Italia mostra un surplus del saldo delle partite correnti. Ci\u00f2 \u00e8 da attribuire molto pi\u00f9 ad una generale debolezza dell\u2019economia e alle conseguenti ridotte importazioni che ad un aumento delle esportazioni. Degno di nota \u00e8 anche il fatto che le famiglie in Italia dal 2010 al 2012 praticamente non misero da parte nessun risparmio. Tuttavia lo stato non riusc\u00ec a diminuire il suo deficit, perch\u00e9 allora il saldo delle partite correnti era profondamente in deficit e le imprese nel loro complesso, al netto, non si indebitavano pi\u00f9. Negli ultimi anni il risparmio netto delle imprese, pari ad oltre il 3% del PIL, ha raggiunto una dimensione enorme mentre le famiglie risparmiano sempre meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Se si confronta l\u2019Italia con la Francia si vede quanto fosse enorme il compito dello Stato italiano negli anni \u201980 (https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/figura-4.png e https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/figura-5.png). Negli anni \u201980 la Francia dovette combattere contro il fatto di avere un saldo delle partite correnti in deficit, in compenso per\u00f2 il risparmio delle famiglie era alquanto moderato. Ma anche qui si evidenzia il fatto che sia stato possibile ottenere una crescita economica a malapena accettabile solo perch\u00e9 lo Stato ha controllato costantemente lo sviluppo economico ed \u00e8 intervenuto con una propria domanda, allorch\u00e9 l\u2019economia privata veniva meno al suo compito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Interessi e risparmi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le ragioni della forte tendenza al risparmio delle famiglie italiane negli anni \u201980 sono sicuramente molteplici. Ma pare giustificata l\u2019ipotesi che essa sia dipesa dai tassi di interesse estremamente alti, che furono comuni in tutto il mondo all\u2019inizio degli anni 80 nel quadro della lotta all\u2019inflazione, dopo la seconda esplosione del prezzo del petrolio. La figura mostra il tasso di interesse nominale (a lungo termine) in rapporto alla crescita economica complessiva (anche questa nominale) (https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/figura-6.png). All\u2019inizio degli anni 80 si poteva ottenere con titoli di debito pubblico italiani a dieci anni un rendimento del 20%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dato che si poteva contare facilmente sul fatto che anche in Italia il tasso di inflazione sarebbe caduto nel quadro della politica monetaria restrittiva e dei connessi tassi di interesse estremamente alti, c\u2019era da aspettarsi anche un tasso di interesse reale molto alto. La conseguenza fu un risparmio incredibilmente alto delle famiglie che poteva essere soddisfatto solo con un indebitamento dello stato estremamente alto. Con la normalizzazione dei tassi di interesse, almeno dall\u2019ingresso dell\u2019Italia nell\u2019Unione Monetaria, si \u00e8 normalizzata anche la tendenza al risparmio delle famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel complesso ci\u00f2 significa una completa discolpa per la politica economica e finanziaria in Italia. Niente altro che un insieme di fatti osservabili a livello mondiale in forma di alti tassi di interesse agli inizi degli anni 80 del secolo precedente e una reazione assolutamente razionale delle famiglie italiane \u00e8 da ritenersi responsabile dell\u2019alto debito dello stato italiano. \u00c8 ora che tutta l\u2019Europa si occupi in maniera responsabile del nostro vicino meridionale e della sua storia economica invece di insistere con i pregiudizi. Sono assolutamente appropriate anche le scuse per le condanne frettolose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-65515\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/FB_IMG_1623670106990-300x166.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/FB_IMG_1623670106990-300x166.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/FB_IMG_1623670106990-1024x567.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/FB_IMG_1623670106990-768x425.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/FB_IMG_1623670106990.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><b>FONTE<\/b>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/la-colpa-italiana-flassbeck\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/la-colpa-italiana-flassbeck\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Heiner Flassbeck) Pubblichiamo la traduzione italiana (a cura di Michele Paratico) di un articolo dell\u2019economista tedesco Heiner Flassbeck sulle cause dell\u2019alto debito pubblico italiano, pubblicato originariamente sul numero di Makroskop di autunno\/inverno 2020. 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