{"id":65547,"date":"2021-06-15T09:30:03","date_gmt":"2021-06-15T07:30:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65547"},"modified":"2021-06-15T08:36:02","modified_gmt":"2021-06-15T06:36:02","slug":"litalia-nei-balcani-tradita-dai-partner-e-schiacciata-dai-titani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65547","title":{"rendered":"L\u2019Italia nei Balcani: tradita dai partner e schiacciata dai titani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>( Emanuel Pietrobon)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Quando si scrive di presenza italiana nei Balcani si dovrebbe partire imperativamente dal seguente assioma: l\u2019Italia \u00e8 i Balcani. Perch\u00e9 questa penisola, oggi volgarmente nota come la \u201cpolveriera d\u2019Europa\u201d e ieri ribattezzata \u201cRumelia\u201d dalla progenie di Osman I, \u00e8 stata per lungo tempo la seconda casa dei popoli che hanno abitato l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019era imperiale di Roma caput mundi all\u2019epoca delle citt\u00e0-stato e delle repubbliche marinare, passando per l\u2019immediato post-unificazione e giungendo, infine, alle porte del terzo millennio, la penisola di Emo \u2013 questo era il nome primigenio dei Balcani \u2013 \u00e8 stata l\u2019appendice naturale dell\u2019italosfera. Una storia d\u2019amore, quella tra Italia e Balcani, che, cominciata all\u2019alba dei tempi e sopravvissuta alle sfide ottomana, panslavista e comunista, sembra oramai essersi avviata lungo il viale del tramonto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La (dura) verit\u00e0 \u00e8 che nei Balcani, oggi, si parla di tutto \u2013 russo, cinese, turco, tedesco, arabo, persiano, ebraico \u2013 tranne che italiano, una lingua in arretramento ovunque, da Lubiana a Bucarest. Il loro destino somiglia a quello sperimentato da Mediterraneo, il Mare Nostrum divenuto Mare Lorum, e Africa orientale, silenziosamente conquistata dalla Turchia dell\u2019era Erdogan, sebbene l\u2019elemento della prossimit\u00e0 geografica avrebbe dovuto renderne \u2013 e debba renderne \u2013 palpabile e percepibile la rilevanza per la nostra sicurezza nazionale. Perch\u00e9 l\u2019Italia non ha estero vicino pi\u00f9 vicino dei Balcani, perci\u00f2 la ritirata degli anni recenti andrebbe rivalutata e invertita in tempi rapidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Rimodulare le priorit\u00e0 della politica estera non \u00e8, per\u00f2, la nostra unica urgenza; siamo chiamati, invero, a riconoscere come i nostri alleati, in primis Germania e Turchia, perseguendo delle agende velatamente anti-italiane nei Balcani, che li hanno condotti ad operare aggressivamente ed assertivamente ovunque siamo presenti, sia a livello di nazione sia a livello di settore, stiano accelerando (volutamente?) il ritmo della nostra espulsione da quello che \u00e8, a tutti gli effetti, il nostro estero vicino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Schiacciati dalla Germania<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sera dell\u201911 giugno 2021. Il longevo primo ministro albanese, Edi Rama, festeggia la vittoria della nazionale di calcio italiana agli europei \u2013 contro la Turchia \u2013 con un post di Facebook, corredato di foto e tricolore. Da una disamina delle interazioni emerge chiaramente una divisione tra sostenitori, frequentemente autori di battute nei confronti di Recep Tayyip Erdogan, e detrattori del post, che si chiedono le ragioni del gesto e accusano Rama di partigianeria. Forse non significa nulla, perch\u00e9 potrebbe essere un semplice confronto tra tifoserie, o forse s\u00ec, possiede una certa significativit\u00e0, e (ci) racconta qualcosa dell\u2019Albania di oggi, di cui viene offerta una lucida simultanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 l\u2019Albania del 2021 \u00e8 una nazione spaccata, come indicano i risultati delle ultime parlamentari e le tensioni di piazza che le hanno precedute ed accompagnate, e tra quelle faglie, la maggior parte delle quali di natura squisitamente domestica e sociale, una \u00e8 di tipo geopolitico, e riguarda direttamente l\u2019Italia. Perch\u00e9 qui, nella Shqip\u00ebria, sta venendo scritto uno dei capitoli pi\u00f9 importanti (e meno conosciuti) della competizione tra grandi potenze, coinvolgente a vario titolo Turchia, Germania, Israele e Iran e che, illogicamente, non ci vede n\u00e9 tra i protagonisti n\u00e9 tra le comparse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I tempi dell\u2019operazione Pellicano si allontanano, il ricordo di quella ciclopica missione umanitaria va lentamente sbiadendo, e vivere di rendita di posizione non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Anche perch\u00e9, approfittando dello stato catatonico in cui versa l\u2019Italia, la cui dominanza nella terra delle aquile \u00e8 oramai circoscritta al commercio \u2013 un terzo dell\u2019interscambio totale dell\u2019Albania con l\u2019estero avviene con lo Stivale (dati 2020) \u2013, Germania e Turchia stanno guadagnando terreno a nostro detrimento, infiltrandosi ed effondendosi in spazi di nostro interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Berlino, storicamente refrattaria all\u2019ingresso di Tirana nello spazio comunitario, negli ultimi tempi ha cambiato radicalmente registro, coerentemente con il dinamismo epinefrinico dimostrato sia in loco sia nell\u2019intera regione balcanica. L\u20198 giugno, ad esempio, il titolare della diplomazia tedesca, Heiko Maas, ha velatamente ordinato al governo Borisov di porre fine al sabotaggio del processo d\u2019adesione all\u2019Unione europea della Macedonia del Nord \u2013 legato, per fascicolo, a quello dell\u2019Albania \u2013, inviando un messaggio all\u2019intera comunit\u00e0 dei 27: i Balcani occidentali sono ufficialmente un affare della Bundesrepublik.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Soltanto alcune settimane prima, a met\u00e0 maggio, i governi tedesco e albanese avevano siglato un accordo da cinquanta milioni di euro in materia di trasporto urbano a basso impatto ambientale, coinvolgente il potente Istituto di Credito per la Ricostruzione (KfW, Kreditanstalt f\u00fcr Wiederaufbau) e da inquadrare nel pi\u00f9 ampio contesto dell\u2019egemonizzazione del processo di transizione verde in Albania ad opera della Germania. La presenza del KfW nell\u2019accordo \u00e8 emblematica: \u00e8 uno dei pi\u00f9 potenti instrumenta regni al servizio della Bundesrepublik, e dagli anni Novanta ad oggi ha inondato i Balcani di prestiti e donativi, contribuendo in maniera determinante a riscriverne la morfologia \u2013 trattandosi di capitale impiegato fondamentalmente per acqua, energia e infrastrutture \u2013 e a trasformare Berlino nel primo donatore di Belgrado, Podgorica, Pristina e Tirana, e fra i principali di Chi\u015finau e Sarajevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La Germania, dunque, si \u00e8 fatta largo tra gli ispidi Balcani facendo leva su diplomazia dell\u2019acqua, \u201cedilizia umanitaria\u201d, donazioni e supporto concreto nel cammino verso quel sogno chiamato Unione europea, ma anche ampliando il raggio d\u2019azione degli strumenti di persuasione culturale \u2013 con il risultato che, oggi, il tedesco \u00e8 tra le lingue pi\u00f9 studiate nei Balcani, specialmente in Albania e Bosnia \u2013 e sottraendo all\u2019Italia lo scettro di primo mercato di riferimento della regione \u2013 subentrando a noi, ovvero superandoci, in Bosnia, Croazia, Moldavia, Montenegro, Romania e Slovenia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Immobili dinanzi al ritorno degli ottomani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il pericolo per l\u2019Italia non giunge soltanto da settentrione, ma anche da levante, ovvero dalla Turchia. La presenza della Sublime Porta nei Balcani, ristabilita nell\u2019immediato post-guerra fredda partecipando clandestinamente alle guerre iugoslave \u2013 l\u2019Organizzazione di Intelligence Nazionale (MIT, Mill\u00ee \u0130stihbarat Te\u015fkilat\u0131) addestr\u00f2 i combattenti irregolari albanesi e kosovari e li support\u00f2 in termini di intelligence \u2013, negli anni dell\u2019era Erdogan \u00e8 divenuta capillare, pervasiva e onnipresente, estesa dalla religione alle infrastrutture, e ha eroso ulteriormente il suolo sul quale soleva camminare l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I turchi, che reclamano una voce in capitolo nei Balcani in ragione del fattore storico \u2013 il legato del loro inglobamento nell\u2019impero ottomano, cominciato nel quattordicesimo secolo, \u00e8 tanto profondo quanto attuale: dall\u2019islam religione maggioritaria in Albania, Bosnia e Kosovo ai turchi secondo gruppo etnico in Bulgaria \u2013, hanno esportato e stanno esportando una miriade di prodotti culturali e religiosi, in particolare moschee, scuole coraniche, istituti linguistici, film e serie televisive, sullo sfondo di una briosa alacrit\u00e0 nel commercio, nelle infrastrutture, nell\u2019informazione, nell\u2019assistenza umanitaria e nel dominio securitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia, in sintesi, \u00e8 rimasta schiacciata tra Germania e Turchia perch\u00e9 le loro agende per i Balcani sono perfettamente complementari: stese su due rette parallele che non si scontrano mai, perch\u00e9 differenti i loro campi d\u2019azione \u2013 i tedeschi militarizzano acqua e commercio, i turchi finanziano moschee e stuzzicano il palato degli apparati militari \u2013, vanno erodendo le dimensioni del campo di gioco italiano ad un ritmo allarmante e irrefrenabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A complicare il quadro clinico, gi\u00e0 di per s\u00e9 precario, si aggiunge l\u2019inerzia della classe dirigente nostrana, che, apparentemente indifferente a quanto accade al di l\u00e0 dell\u2019Adriatico, ha abbandonato l\u2019Albania a se stessa durante la pandemia \u2013 lasciando che la Turchia protagonizzasse la scena con un\u2019intensa diplomazia umanitaria, inclusiva di mediazione con le autorit\u00e0 cinesi per l\u2019invio in loco di un ingente carico di Sinovac \u2013 e non sta profittando come potrebbe (e dovrebbe) delle innumerevoli opportunit\u00e0 presenti nei campi energetico \u2013 specie nella metano-ricca Romania \u2013, culturale \u2013 la questione del potere morbido inespresso \u2013 e infrastrutturale \u2013 i Balcani hanno fame di strade, autostrade, porti, aeroporti e ferrovie, e l\u2019Italia, iperpotenza del cemento e del catrame, potrebbe saziarla ampiamente e adeguatamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il quadro \u00e8 a tinte fosche, sembra essere stato dipinto da Anton Semenov, ma questo non significa che tutto \u00e8 perduto. Perch\u00e9 prossimit\u00e0 geografica, gemellaggio culturale e qualit\u00e0 del Made in Italy continueranno ad essere presenti ed utilizzabili a nostro vantaggio anche in futuro, trattandosi di elementi fissi ed immobili (perlomeno i primi due). Il punto, per\u00f2, \u00e8 un altro: agire oggi significa proteggere il nostro estero vicino, agire domani equivarrebbe a (tentare di) recuperarlo, perch\u00e9 quasi sicuramente spartito tra una costellazione di potenze, in primis Germania e Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ripristinare la primazia italiana sui Balcani \u00e8 possibile, oltre che caldamente auspicabile per ragioni di sicurezza nazionale \u2013 tutto quello che accade nella penisola, specie nel suo paragrafo occidentale, si ripercuote sull\u2019Italia per via della continuit\u00e0 territoriale \u2013, ma pi\u00f9 scorre il tempo e pi\u00f9 si restringono i nostri margini di manovra; da qui l\u2019imperativo di rammentare alla nostra classe dirigente una verit\u00e0 dimenticata e motivante: l\u2019Italia \u00e8 i Balcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/politica\/l-italia-nei-balcani-tradita-dai-partner-e-schiacciata-dai-titani.html\">https:\/\/it.insideover.com\/politica\/l-italia-nei-balcani-tradita-dai-partner-e-schiacciata-dai-titani.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO ( Emanuel Pietrobon) Quando si scrive di presenza italiana nei Balcani si dovrebbe partire imperativamente dal seguente assioma: l\u2019Italia \u00e8 i Balcani. 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