{"id":65669,"date":"2021-06-21T11:00:16","date_gmt":"2021-06-21T09:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65669"},"modified":"2021-06-19T10:31:27","modified_gmt":"2021-06-19T08:31:27","slug":"contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65669","title":{"rendered":"Contro lo smart working. Per una vera comunit\u00e0 del lavoro"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Matteo Falcone)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/controLoSmartWorking.jpeg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/controLoSmartWorking.jpeg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 intuitivo comprendere come dopo un\u2019esperienza cos\u00ec totalizzante, come sono stati questi 15 mesi di pandemia, almeno negli ambienti pi\u00f9 accorti, si senta la necessit\u00e0 di discutere del nostro futuro. In una recente lezione intitolata <a href=\"https:\/\/www.google.com\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwjUkYmi85bxAhULwAIHHblcDfMQwqsBMAF6BAgEEAE&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DpRPV6AOo3yI&amp;usg=AOvVaw0AjssHcgpB4sUySExXnhx9\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>La grande migrazione online: costi e opportunit\u00e0<\/em><\/a>, tenuta da Juan Carlos De Martin, professore ordinario di ingegneria informatica al Politecnico di Torino ed uno degli studiosi pi\u00f9 attenti alle trasformazioni prodotte dalle tecnologie sulla nostra societ\u00e0 e sulla nostra democrazia, sottolineava come sia arrivato il momento di iniziare una seria riflessione collettiva sul post-pandemia e su quale futuro vogliamo costruire per la nostra comunit\u00e0 nazionale. Un futuro che, ci avvertiva, verr\u00e0 comunque costruito, ma senza un franco dibattito democratico lo sar\u00e0 in modo pi\u00f9 opaco e, probabilmente, prescinder\u00e0 dagli interessi della maggioranza della popolazione italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/contro-smart-working-libro-savino-balzano\/e\/9788858144442\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Contro lo smart working<\/a><\/em> di Savino Balzano, appena edito da Laterza (2021), rientra pienamente all\u2019interno di questo spirito. L\u2019autore dichiara fin dalle prime pagine del saggio di avere come primo obiettivo innanzitutto quello di tentare di aprire un dibattito franco (e dal suo punto di vista critico) sul lavoro agile o, riprendendo la vulgata mediatica, sullo <em>smart working<\/em>. Un dibattito che oggi \u2013 come lo stesso autore non manca di sottolineare variamente \u2013 sembra essersi raccolto attorno a questioni marginali, concentrandosi spesso, se non prevalentemente, sui potenziali effetti positivi che il lavoro agile produce su una serie di questioni problematiche presenti nel nostro Paese (e non solo nel nostro Paese), piuttosto che essere centrato, come dovrebbe essere, innanzitutto sugli effetti di questo nuovo strumento di flessibilizzazione del lavoro sui lavoratori e sui loro diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019importanza di affrontare questo tema la possiamo ricavare dai numeri. Durante la pandemia l\u2019utilizzo del lavoro agile \u2013 o di una declinazione emergenziale di lavoro agile, parzialmente diversa rispetto alle norme che ne prevedono l\u2019utilizzo<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/17\/contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro\/#_ftn1\">[1]<\/a> \u2013 ha permesso la grande migrazione online dei lavoratori italiani: prima della pandemia il 94,3% degli occupati italiani non ha mai lavorato da casa, mentre con la pandemia coloro che hanno lavorato da casa sono stati 6,6 milioni. Un numero enorme, circa un terzo dei lavoratori italiani, che si avvicina moltissimo al numero massimo dei lavoratori che potenzialmente potevano lavorare da casa individuato dall\u2019Istat nel suo rapporto del 2020: parliamo, per comprendere la portata del fenomeno, di 8,2 milioni di persone, appunto il 36% del totale degli occupati<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/17\/contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro\/#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un tema, dunque, che coinvolge milioni di lavoratori e che deve essere dibattuto con seriet\u00e0, con franchezza e con spirito democratico. Il lavoro agile, soprattutto, deve essere valutato per i vantaggi e per i costi che esso produce sulla condizione dei lavoratori e delle lavoratrici italiane. Di certo non possiamo permetterci di valutare questo strumento di flessibilit\u00e0 del lavoro pensando a quanto possa essere utile alla transizione ecologica, all\u2019abbattimento del livello dell\u2019anidride carbonica nell\u2019aria, alle carenze dello Stato sociale italiano o al rilancio economico e intellettuale del meridione o delle aree interne dell\u2019Italia: per queste cose \u2013 ha perfettamente ragione l\u2019autore \u2013 ci sono politiche pubbliche <em>ad hoc<\/em> che, francamente, sarebbero infinitamente pi\u00f9 efficaci per risolvere questi problemi, che pure esistono e sono importantissimi. Cos\u00ec come non possiamo permetterci di valutare il lavoro agile o il lavoro a distanza ragionando su scenari da sogno, in cui si lavora perennemente chiss\u00e0 da quali posti fantastici e chiss\u00e0 con quali comodit\u00e0 che la routine lavorativa ci nega. Perch\u00e9 nasometricamente se pensate che queste siano le coordinate pi\u00f9 corrette del dibattito sul lavoro agile due sono le opzioni: o state sognando (e in aggiunta non avete letto i primi accordi sindacali in merito) o siete dei privilegiati (buon per voi, sia chiaro, ma siete una minoranza fortunata e, dunque, vi invito ad uscire dalla vostra bolla e a fare uno sforzo di pensiero solidale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Contro lo smart working<\/em> ha proprio questo primo grande merito: di fare emergere, forse per la prima volta in modo cos\u00ec organico e sistematico, i possibili (e numerosi) punti critici del lavoro agile e i loro effetti negativi sulla condizione (gi\u00e0 devastata) della comunit\u00e0 del lavoro e dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, che fino ad oggi raramente sono emersi nel dibattito pubblico. Con il suo saggio Savino Balzano segnala tutti i nodi problematici che verrebbero fuori se il lavoro agile venisse adottato come paradigma generalizzato di lavoro \u2013 quindi unilaterale, obbligatorio e prevalente per tutti i lavoratori subordinati (ovviamente per coloro che svolgono mansioni eseguibili a distanza). Uno scenario, ci dice l\u2019autore, molto pi\u00f9 concreto di quello che si possa credere, che aleggia nella mente di molti, in cui non sembra esserci molto spazio per gli interessi \u201cdeboli\u201d di questa vicenda, cio\u00e8 gli interessi e i bisogni della maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici italiane e per le loro effettive condizioni di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Savino Balzano costruisce la sua tesi facendoci riflettere su come moltissimi diritti si fondano sui tre elementi principali che il lavoro agile metterebbe in discussione: la materialit\u00e0 dello spostarsi dalla\/verso la sede di lavoro; la fisicit\u00e0 del luogo di lavoro; lo scandirsi dell\u2019orario di lavoro. Un legame importante ma che nell\u2019immaginario collettivo, forse anche degli stessi lavoratori, non \u00e8 sempre evidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Brevemente, rimandando al saggio di Savino Balzano per una loro trattazione pi\u00f9 precisa, pensate a tutti i diritti e le tutele che gravitano attorno alla sede di lavoro: i trattamenti di missione e le indennit\u00e0 economiche collaterali, oppure i c.d. \u201cbuoni pasto\u201d, oramai diventati, di fatto, un elemento fondamentale della retribuzione dei lavoratori e delle lavoratrici (l\u2019autore sottolinea come stiamo parlando di 150-200 euro al mese). Pensate a tutti gli i diritti legati alla postazione di lavoro, il luogo fisico dove si materializza il diritto alla sicurezza e alla salute del lavoratore, il quale deve potere lavorare in modo sereno e in un ambiente adeguato in termini di spazi e di attrezzature. La salute psicofisica del lavoratore, la sua sicurezza sul luogo di lavoro oggi, vale la pena ricordarlo, gravano completamente in capo ai datori di lavoro. Pensate al legame profondo tra orario di lavoro e vita privata oppure tra orario di lavoro e intensit\u00e0 e produttivit\u00e0 lavorativa. Un orario di lavoro definito e perimetrato ha permesso a milioni di lavoratori e di lavoratrici di organizzare meglio la propria vita privata; ha contribuito ad impedire la totale e disumana massimizzazione della produttivit\u00e0 individuale nelle ore lavorate; ha contribuito a costituire un argine al dilagare esplicito degli straordinari non retribuiti a tutte le ore del giorno e durante tutti i giorni della settimana o quantomeno a costringerlo alla clandestinit\u00e0. Pensate, infine, al profondo legame tra diritti sindacali e luogo fisico di lavoro. La presenza fisica dei lavoratori e delle lavoratrici nella sede in cui passano gran parte delle ore di lavoro garantisce il confronto sui problemi collettivi, il proselitismo sindacale e una maggiore efficacia delle azioni sindacali. Gli scioperi all\u2019interno delle sedi di lavoro, ad esempio, l\u2019atto di non recarsi a lavorare il giorno dello sciopero sono pi\u00f9 efficaci perch\u00e9 garantiscono l\u2019infungibilit\u00e0 dei lavoratori scioperanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutti e tre questi elementi (la materialit\u00e0 dello spostarsi dalla o verso sede di lavoro; la fisicit\u00e0 del posto e della postazione di lavoro; un orario di lavoro predeterminato) e, inevitabilmente, i diritti ad essi legati vengono messi in discussione con il lavoro agile, specialmente se questo dovesse essere assunto come paradigma generalizzato. Savino Balzano, infatti, afferma nel suo libro che non \u00e8 assolutamente scontato che le indennit\u00e0 di missione e i \u201cbuoni pasto\u201d vengano ancora garantiti o convertiti in altro modo; che la postazione lavorativa venga resa sicura e salubre dal datore di lavoro, come oggi impone la legge, e che i costi generali per il suo funzionamento non ricadano completamente sui lavoratori e sulle lavoratrici; che lavorare per obiettivi, al di fuori dell\u2019orario predefinito di lavoro, significhi lavorare meno e senza particolari stress. In sintesi non \u00e8 scontato (e forse \u00e8 pi\u00f9 probabile il contrario) che i diritti e le tutele che abbiamo richiamato troveranno cittadinanza in questo nuovo paradigma di lavoro ed \u00e8, invece, certo che il lavoro agile sar\u00e0 una grande occasione di risparmio per le aziende e di maggiore controllo (a distanza) sull\u2019attivit\u00e0 lavorativa dipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019atto di denuncia che guida tutto <em>Contro lo smart working<\/em> \u00e8 proprio quello di non sottovalutare le insidie del lavoro agile, che si nascondono dietro gli elementi di positivit\u00e0. L\u2019autore invita, dunque, tutti coloro che si battono a favore della causa del lavoro di vigilare e agire per evitare che questo cambio di paradigma venga imposto, in sordina e senza un preliminare dibattito democratico, mentre ci culliamo sugli scenari da sogno da cui potremmo un giorno lavorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Segnali che vanno in questa direzione, d\u2019altronde, sono gi\u00e0 presenti. Basta guardare il dato normativo vigente, cio\u00e8 la legge 22 maggio 2017, n. 81, che oggi disciplina il lavoro agile nei rapporti di lavoro subordinato. Questa legge affronta vagamente molti dei diritti che abbiamo prima esplicitato e quando lo fa assume una posizione non proprio favorevole al lavoratore, in particolare se pensiamo alle norme sulla sicurezza sul posto di lavoro e a quelle relative al controllo a distanza. Savino Balzano diffusamente denuncia questo aspetto, in particolare attraverso una utilissima e costante comparazione tra la legge 22 maggio 2017, n. 81 sul lavoro agile e la legge 16 giugno 1998, n. 191 che disciplina il telelavoro nel settore pubblico (ed estesa con un accordo sindacale al settore privato nel 2004). Quest\u2019ultima, a differenza della prima, garantisce non solo maggiori tutele per il lavoratore e la lavoratrice, ma in qualche modo proietta al di fuori del posto di lavoro, dunque dentro le dinamiche di un possibile lavoro a distanza, le classiche tutele garantite al lavoratore e alla lavoratrice dallo Statuto dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Durante la pandemia, inoltre, i primissimi dati sulla condizione lavorativa degli italiani e delle italiane inducono a pensare che la tesi portata avanti nel saggio da Savino Balzano sia assolutamente appropriata e lungimirante. Un recente sondaggio del Corriere della sera, di pochi giorni fa e che ha coinvolto 10.000 persone intervistate, ha fatto emergere come alcuni dei problemi segnalati nel saggio di Savino Balzano si siano gi\u00e0 verificati durante il lavoro a distanza \u201cpandemico\u201d. Solo per citare alcuni dati interessanti: il 42.5% di coloro che hanno risposto al sondaggio ha lavorato di pi\u00f9 e il 23.9% ha lavorato molto di pi\u00f9 in <em>smart working<\/em> rispetto al lavoro in presenza; il 60.9% ha dichiarato che l\u2019azienda non ha fatto nulla e nemmeno ha informato i lavoratori sui propri diritti alla sicurezza e alla salute durante il lavoro a distanza; circa il 40% degli intervistati ha dichiarato di avere perso qualcosa in termini di retribuzione rispetto a prima, tant\u2019\u00e8 che il 37.1% degli intervistati ha perso il buono pasto; ancora, il 16.8% ha dovuto comperare dotazioni informatiche, il 18.5% ha dovuto comperare nuovi mobili, pi\u00f9 del 60% ha dovuto cambiare l\u2019organizzazione della casa e, infine, il 46% degli intervistati ha dovuto allestire la postazione lavorativa di tasca sua<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/17\/contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro\/#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Osservando questi primi dati, dunque, ha forse ragione chi ha affermato, come il prof. De Martin, che ci troviamo di fronte ad un paradigma che per una buona parte dei lavoratori e delle lavoratrici non ha proprio nulla di <em>smart<\/em>: in molti casi il lavoro a distanza \u00e8 gravato completamente sulle persone e ha risentito enormemente delle disparit\u00e0 sociali che sono presenti e diffusissime nella nostra societ\u00e0, quasi fotografandole. Durante la pandemia il lavoro a distanza, dunque, ci ha mostrato innegabilmente una flessibilit\u00e0 che, a determinate condizioni, potrebbe essere utile e che potremmo sfruttare per migliorare effettivamente le condizioni del lavoro, ma attenzione a non farci sovrastare dalle promesse della flessibilit\u00e0, che rischiano di diventare promesse di alienazione individuale e di disgregazione sociale, e dal determinismo tecnologico, secondo cui tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare con le nuove tecnologie andrebbe fatto, a prescindere da tutto il resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lavoro agile a ben vedere non \u00e8 soltanto una questione che riguarda i lavoratori e le lavoratrici interessate, non \u00e8 una questione meramente operativa abilitata dalla tecnologia: in realt\u00e0 \u00e8 un tema che riguarda tutti noi perch\u00e9 in fondo stiamo parlando del mondo del lavoro che vogliamo costruire, del modo in cui vogliamo stare in societ\u00e0 e relazionarci tra noi. Quello che emerge in <em>Contro lo smart working<\/em> di Savino Balzano, infatti, non \u00e8 soltanto un punto di vista critico sul lavoro agile \u2013 in punta di diritto, si direbbe \u2013 ma \u00e8, soprattutto, una certa idea di comunit\u00e0 del lavoro, solidale, consapevole e capace di rivendicare dialetticamente migliori condizioni di lavoro. Una comunit\u00e0, quella del lavoro, che \u00e8 indispensabile per la realizzazione del progetto sociale e democratico insito nell\u2019art. 1 della Costituzione repubblicana e che il lavoro agile, almeno quello che abbiamo conosciuto in questo periodo, rischia di scardinare e compromettere definitivamente, alimentando tendenze neoliberali e precarizzanti in corso da decenni. D\u2019altronde, concludendo con le parole dell\u2019autore, \u00e8 proprio vero che \u00abchi vede nello <em>smart working<\/em> una grande opportunit\u00e0 per sferrare un ulteriore attacco al mondo del lavoro, nel frattempo, \u00e8 gi\u00e0 all\u2019opera, \u00e8 gi\u00e0 seduto attorno a un tavolo a pianificare le prossime mosse\u00bb e chi crede che la comunit\u00e0 del lavoro deve essere preservata e rilanciata, con forme moderne e innovative non pu\u00f2 \u00abmancare questo grande appuntamento con la storia del lavoro, che la storia del paese\u00bb.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/17\/contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro\/#_ftnref1\">[1]<\/a> L\u2019autore lo chiama <em>home working<\/em> o <em>emergency working<\/em>. Posizione condivisa anche dallo stesso Juan Carlos De Martin, il quale \u2013 rigettando la definizione di <em>smart working<\/em> \u2013 lo definisce lavoro a distanza (LAD).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/17\/contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Questi numeri vengono riportati dal prof. De Martin nella sua lezione riprendendo rapporti Istat e altri studi specifici.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/17\/contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro\/#_ftnref3\">[3]<\/a> Corriere della sera, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/lavoro\/21_giugno_11\/smart-working-37percento-ha-perso-buoni-pasto-35percento-ha-comprato-mobili-o-pc-f9d68f02-ca86-11eb-8ed4-12d8a45dc37a.shtml?fbclid=IwAR2B7qJ8cEaev0A0dIkQbd_ZnUziKbFoeA70UGzfcXwWvf_YIA1L1rcBSTA\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Smart working: il 37% ha perso i buoni pasto, il 35% ha comprato mobili o pc<\/em><\/a>, 11 giugno 2021.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/17\/contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/17\/contro-lo-smart-working-per-una-vera-comunita-del-lavoro\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Matteo Falcone) \u00c8 intuitivo comprendere come dopo un\u2019esperienza cos\u00ec totalizzante, come sono stati questi 15 mesi di pandemia, almeno negli ambienti pi\u00f9 accorti, si senta la necessit\u00e0 di discutere del nostro futuro. In una recente lezione intitolata La grande migrazione online: costi e opportunit\u00e0, tenuta da Juan Carlos De Martin, professore ordinario di ingegneria informatica al Politecnico di Torino ed uno degli studiosi pi\u00f9 attenti alle trasformazioni prodotte dalle tecnologie sulla nostra&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-h5b","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/65669"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=65669"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/65669\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":65670,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/65669\/revisions\/65670"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=65669"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=65669"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=65669"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}