{"id":65774,"date":"2021-06-24T09:00:11","date_gmt":"2021-06-24T07:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65774"},"modified":"2021-06-23T21:17:16","modified_gmt":"2021-06-23T19:17:16","slug":"sulle-universita-nessun-piano-nel-recovery","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65774","title":{"rendered":"Sulle universit\u00e0 nessun piano nel Recovery"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di: KRITICA ECONOMICA (firmato da esecutivo dell&#8217;unione degli universitari)<\/strong><\/p>\n<p>I lunghi e difficili mesi di crisi a seguito dell\u2019epidemia globale da Covid19 hanno indotto l\u2019Unione Europea ad istituire il Recovery and Resilience Facility (RRF), un dispositivo per la ripresa e resilienza da 672,5 miliardi di euro, di cui 360 in prestiti e 312,5 in sovvenzioni. Esso si configura come il pi\u00f9 importante strumento previsto nell\u2019ambito del Next- Generation EU (NGEU), un sussidio da 750 miliardi di euro in aggiunta al Quadro finanziario pluriennale 2021-2027.<\/p>\n<p>L\u2019accesso a tali risorse \u00e8 subordinato alla predisposizione di un piano nazionale, in cui definire in modo coerente ed organico riforme ed investimenti da realizzare tra il 2021 e il 2026 in relazione a strategie condivise a livello europeo, quali transizione digitale ed ecologica nell\u2019ottica di una ripresa economica e sociale del paese il pi\u00f9 repentina possibile.<\/p>\n<p>Ad oggi, il piano italiano consta di 6 Missioni che si articolano in 16 componenti nonch\u00e9 48 linee di intervento o progetti. Il piano si sviluppa lungo 3 assi strategici di intervento \u2013 digitalizzazione ed innovazione; transizione ecologica; inclusione sociale \u2013 mirando al contempo al raggiungimento di obiettivi trasversali quali la parit\u00e0 di genere, l\u2019attenzione ai giovani e il rilancio dello sviluppo del Sud. Circa il 17% delle risorse del piano, pari a 31,9 mld, saranno destinate al comparto dell\u2019Istruzione e della Ricerca, con l\u2019obiettivo complessivo di rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e STEM, la ricerca e il trasferimento tecnologico.<\/p>\n<p>Tuttavia, quella che al principio si presentava come una grande occasione di svecchiamento e rilancio per il nostro Paese \u00e8 stata in realt\u00e0 l\u2019ennesima conferma della mancanza di volont\u00e0 politica di investire e ripensare in modo considerevole i comparti di Istruzione e Ricerca. Sia a partire dalla prima bozza a firma Conte, per poi proseguire con l\u2019ultima licenziata a fine aprile dal governo Draghi, \u00e8 stato evidente come la direzione di entrambi i governi fosse quella di evitare, per quanto possibile, la discussione e gli scontri sul PNRR. N\u00e9 gli organi istituzionali di rappresentanza, n\u00e9 le organizzazioni studentesche o giovanili sono state quindi ascoltate o incluse nell\u2019elaborazione delle proposte. Se \u00e8 vero che le parti sociali costituiscono il Paese su cui le scelte politiche si riversano, \u00e8 allora innegabile come saranno i\/le giovani in particolar modo a dover ripagare negli anni parte di fondi europei strutturati come prestiti.<\/p>\n<p>Il risultato di una mancata interlocuzione si \u00e8 tradotto in un taglio connesso a voci specifiche del capitolo riguardante Istruzione e Ricerca, confermando la volont\u00e0 di investire settorialmente e senza una strutturalit\u00e0, n\u00e9 visione politica di fondo. Nell\u2019ultimo anno, la pandemia da Covid-19 ha contribuito fortemente ad evidenziare ed accentuare l\u2019enorme stato di sottofinanziamento del sistema di pubblica istruzione italiana.<\/p>\n<p>La carenza di servizi e agevolazioni per il diritto allo studio realmente in grado di tutelare le studentesse e gli studenti universitari e le famiglie ha messo in luce la labilit\u00e0 di una societ\u00e0 che non riesce a garantire a tutte e tutti livelli di istruzione comparabili a quelli del resto d\u2019Europa. Analizzando i dati presentati dal rapporto Eurydice 2020-21 e dall\u2019Eurostat nel 2017, infatti, risulta chiaro come in Italia un\u2019altissima percentuale di studentesse e studenti pagano le tasse e una bassa percentuale beneficia di un supporto finanziario. Inoltre, l\u2019Italia investe solo il 3,8% del proprio PIL in istruzione, circa 0,8 punti in meno rispetto alla media europea, collocandosi agli ultimi posti per investimento complessivo in istruzione rispetto al resto dei paesi europei.<\/p>\n<p>Occorre dunque, anche a fronte di un tasso di laureate\/i in Italia fermo al 19,6% contro una media europea del 33,2%, un totale ripensamento del sistema di diritto allo studio, colmando il divario tra atenei del nord e del sud, contrastando l\u2019abbandono degli studi, aumentando il numero di laureate e laureati, strutturando un\u2019universit\u00e0 aperta, inclusiva, gratuita e a misura di studentesse e studenti. \u00c8 necessario aggiungere a ci\u00f2 anche una riflessione sull\u2019accesso al mondo del lavoro per laureati e in particolare laureate, il cui tasso di partecipazione \u00e8 solo del 53,8 per cento, molto al di sotto del 67,3 per cento della media europea.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a fronte di una situazione ben nota, con la versione ufficiale del PNRR licenziata lo scorso aprile e gi\u00e0 al vaglio della Commissione Europea, vengono meno voci di investimento prioritarie in materia di diritto allo studio universitario e servizi ad esso connessi come borse di studio e alloggi, senza tener conto di come l\u2019intera progettualit\u00e0 difetti di una distribuzione puntuale delle risorse a supporto delle regioni del Mezzogiorno per l\u2019erogazione delle borse di studio.<\/p>\n<p>Il taglio complessivo degli investimenti in materia universitaria contenuti nella prima delle due missioni riguardanti Istruzione e Ricerca, quella relativa al potenziamento dell\u2019offerta dei servizi di istruzione, risulta essere pari a circa quasi mezzo miliardo di euro. Per ci\u00f2 che concerne gli alloggi universitari, nonostante la volont\u00e0 esplicita di aumentare il numero attuale di posti letto da 40 a 100 mila entro il 2026, gli investimenti diminuiscono di circa 40 milioni di euro: un paradosso, se si pensa che a fronte di 60mila unit\u00e0 in pi\u00f9 di posti letto, sar\u00e0 sicuramente necessario prevedere la realizzazione di nuovi studentati.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge la riforma della L.338\/2000 e del D.Lgs. 68\/2012 che nelle intenzioni del governo prevede l\u2019accesso di investitori privati o partenariati pubblico-privati nella realizzazione di edifici pubblici riservati a studenti e studentesse. Ma il pi\u00f9 importante taglio \u00e8 stato effettuato in materia di borse per il diritto allo studio, ove si \u00e8 passati da un investimento complessivo pari a 1,35 miliardi di euro a solamente 500 milioni, nonostante si preveda comunque di aumentare in media di 700\u20ac gli importi delle borse di studio e le borse stesse. Non menzionato \u00e8 anche l\u2019investimento previsto per garantire la no tax area a 23.500 punti ISEE.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2 sono vengono mantenute sostanzialmente invariate le riforme in materia di lauree abilitanti, classi di laurea, potenziamento del servizio di orientamento, aumento del numero di corsi di dottorato e degli ITS e corsi professionalizzanti.<\/p>\n<p>\u201cAlla base del PNRR c\u2019\u00e8 un\u2019idea a mio avviso sbagliata di Formazione Superiore che affonda le proprie radici nella cultura corporativa della grande impresa italiana\u201d, commenta il Presidente del CNSU, Luigi Leone Chiapparino. \u201cViene rimosso quasi mezzo miliardo di investimenti dall\u2019Universit\u00e0 dal Diritto allo Studio e vengono investiti un miliardo e mezzo di euro negli ITS. Ovviamente non c\u2019\u00e8 niente di male o di sbagliato nello scegliere questi ultimi come percorsi formativi, ma bisogna essere consapevoli che la formazione tecnica crea competenze pi\u00f9 statiche, meno spendibili sul mercato del lavoro e tarate per rispondere pedissequamente all\u2019offerta del sistema produttivo: i percorsi di formazione professionale incatenano gli studenti al territorio e a condizioni di lavoro e di vita peggiori, laddove l\u2019universit\u00e0 si pone (purtroppo sempre meno) come ascensore sociale e livellatore delle diseguaglianze. Gli investimenti sulla formazione del PNRR sono sbagliati perch\u00e9 sbagliato \u00e8 il modello di sviluppo e di societ\u00e0 a cui si ambisce.\u201d<\/p>\n<p>Conclude Giovanni Sotgiu, coordinatore per l\u2019Unione degli Universitari: \u201cL\u2019assenza di una visione d\u2019insieme che parta dall\u2019idea di costruire un modello di universit\u00e0 realmente accessibile, realizzabile solo se si parte da investimenti cospicui nel settore e riforme nel campo della tassazione e del diritto allo studio, \u00e8 un segnale inequivocabile rispetto alla mancanza che il nostro Paese soffre da decenni in merito al ruolo di prospettiva che l\u2019istruzione superiore e pi\u00f9 in generale una conoscenza accessibile hanno non solo nel migliorare le condizioni del singolo, ma nel saper indirizzare lo sviluppo secondo una traiettoria che non abbia come fine le dinamiche aziendaliste e di compressione dei diritti, quanto piuttosto il favorire un benessere sociale strutturale e diffuso\u201d.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/universita-nessun-piano-recovery-udu\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/universita-nessun-piano-recovery-udu\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di: KRITICA ECONOMICA (firmato da esecutivo dell&#8217;unione degli universitari) I lunghi e difficili mesi di crisi a seguito dell\u2019epidemia globale da Covid19 hanno indotto l\u2019Unione Europea ad istituire il Recovery and Resilience Facility (RRF), un dispositivo per la ripresa e resilienza da 672,5 miliardi di euro, di cui 360 in prestiti e 312,5 in sovvenzioni. 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