{"id":65815,"date":"2021-06-25T02:14:32","date_gmt":"2021-06-25T00:14:32","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65815"},"modified":"2021-06-25T07:37:20","modified_gmt":"2021-06-25T05:37:20","slug":"basta-menzogne-e-mezze-verita-sul-debito-pubblico-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=65815","title":{"rendered":"Basta menzogne e mezze verit\u00e0 sul debito pubblico italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di SIMONE GARILLI (RI Mantova)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">In un recente articolo Heiner Flassbeck, prestigioso economista tedesco che da tempo si batte contro i pregiudizi dei suoi connazionali verso l&#8217;Italia, prova a spiegare le ragioni del nostro alto debito pubblico, sfatando il mito secondo cui l&#8217;esplosione del rapporto debito\/Pil nel corso degli anni Ottanta fu il risultato dei vizi italiani. C&#8217;\u00e8 buona volont\u00e0, il fine \u00e8 nobile, ma il risultato \u00e8 scambiare un odioso pregiudizio con un grave errore di analisi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 che pretenda di prevalere su un economista rinomato, \u00e8 che prima di esprimere giudizi sulla storia di un Paese che non \u00e8 il proprio bisognerebbe armarsi di cautela in eccesso rispetto a quella che gi\u00e0 richiede qualsiasi analisi scientifica. Bisognerebbe, innanzitutto, conoscere almeno a grandi linee la storia istituzionale, economica e sociale di quel Paese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Flassbeck naturalmente ha ragione nel sostenere che &#8220;niente pu\u00f2 essere pi\u00f9 falso&#8221; dell&#8217;immagine del declino italiano che si sono costruiti in Germania. Gi\u00e0, ma allora perch\u00e9 in un decennio il nostro rapporto debito\/Pil \u00e8 raddoppiato, passando &#8220;dal 55% nel 1980 ad un livello del 120% nel 1995&#8221;? Secondo Flassbeck la causa scatenante sarebbe l&#8217;altissima propensione al risparmio delle famiglie italiane, &#8220;colpevoli&#8221; di investire in titoli di debito perch\u00e9 i tassi di interesse erano particolarmente favorevoli dato il contesto internazionale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Con le sue parole: &#8220;Le ragioni della forte tendenza al risparmio delle famiglie italiane negli anni \u201980 sono sicuramente molteplici. Ma pare giustificata l\u2019ipotesi che essa sia dipesa dai tassi di interesse estremamente alti, che furono comuni in tutto il mondo all\u2019inizio degli anni &#8217;80 nel quadro della lotta all\u2019inflazione, dopo la seconda esplosione del prezzo del petrolio [&#8230;] Dato che si poteva contare facilmente sul fatto che anche in Italia il tasso di inflazione sarebbe caduto nel quadro della politica monetaria restrittiva e dei connessi tassi di interesse estremamente alti, c\u2019era da aspettarsi anche un tasso di interesse reale molto alto. La conseguenza fu un risparmio incredibilmente alto delle famiglie che poteva essere soddisfatto solo con un indebitamento dello stato estremamente alto&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Dunque le famiglie italiane si farebbero prendere da furia risparmiatrice a causa dei tassi di interesse molto elevati e lo Stato dovrebbe inseguirle, fornendo loro la materia prima su cui risparmiare (i titoli di Stato) ed espandendo la domanda depressa dallo stesso risparmio famigliare. C&#8217;\u00e8 del vero, naturalmente, ma qualcosa non torna. Forse che a inizio anni Settanta, prima dello shock petrolifero del 1973 e del primo innalzamento dei tassi, il risparmio delle famiglie era piccolo piccolo?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Neanche per sogno. Si attestava intorno al 20% del reddito disponibile. Tassi o non tassi, anche nel decennio precedente all&#8217;esplosione del debito pubblico le famiglie italiane risparmiavano con prepotenza. Era il risultato di alti livelli occupazionali, lotte sindacali, lotte operaie, del salario indiretto garantito dallo Stato sociale e da un&#8217;inclinazione social-democratica della politica economica, conquistata faticosamente e non senza contraddizioni dopo il ventennio sostanzialmente liberale dell&#8217;immediato dopoguerra. Le famiglie italiane non impazziscono improvvisamente nel 1980 smettendo di consumare e pretendendo di fare i &#8220;rentiers&#8221;; risparmiano gi\u00e0 da anni perch\u00e9 nel complesso guadagnano dignitosamente e beneficiano dei servizi pubblici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Se il debito pubblico decolla, invece, \u00e8 a causa di due eventi politici, con effetti macroeconomici sistemici, che intervengono nel giro di pochi anni:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">&#8211; a fine anni Settanta la sterzata anti-inflazionistica americana, che Flassbeck cita;<br \/>\n<\/span><span style=\"text-align: justify;\">&#8211; nel 1979 la costruzione del Sistema Monetario Europeo, antenato dell&#8217;euro, che il Partito Comunista Italiano osteggi\u00f2 platealmente in Parlamento con l&#8217;argomento che avrebbe compresso i margini di politica economica del Paese a detrimento del lavoro (e che Flassbeck non cita).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Italia deve rispondere all&#8217;aumento dei tassi americani alzandoli a sua volta per non perdere capitali, e dopo essere entrata nello SME deve mantenersi entro una banda di oscillazione ristretta rispetto alle monete aderenti, su tutte il marco tedesco. Per farlo, di nuovo, occorre alzare i tassi sopra il livello degli altri Paesi per attirare capitali dall&#8217;esterno e difendere l&#8217;altrimenti insostenibile parit\u00e0 della lira.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Naturalmente questa esplosione dei tassi spinge ancora pi\u00f9 in alto la propensione al risparmio privato (alle famiglie si aggiungono le imprese, che rientrano rapidamente dal loro indebitamento netto comprando titoli di stato), ma \u00e8 l&#8217;effetto, non la causa! Se l&#8217;Italia deve mantenere tassi di interesse REALI costantemente positivi per tutto il decennio non \u00e8 perch\u00e9 glielo impongono le famiglie italiane, \u00e8 perch\u00e9 deve rimanere nello SME, costi quel che costi, ed \u00e8 una scelta tutta politica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 l&#8217;aumento dei tassi reali, di per s\u00e9, basterebbe a gonfiare rapidamente il rapporto debito\/Pil, ma a ci\u00f2 si aggiunge l&#8217;atteggiamento di una classe dirigente ancora in parte legata all&#8217;economia mista costruita nei decenni precedenti; una classe dirigente che continua a sostenere l&#8217;economia attraverso deficit pubblici trainati soprattutto dagli investimenti (e non dalla spesa corrente come credono in molti).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Tradotto: mentre un pezzo di politica ci trascina negli inferi del vincolo esterno (Sistema Monetario Europeo) e prepara il terreno alla successiva catastrofe sancendo il &#8220;divorzio&#8221; tra Banca d&#8217;Italia e Tesoro (1981), l&#8217;altro pezzo tiene a mantenere livelli di crescita soddisfacenti e non reagisce al nuovo contesto restrittivo con l&#8217;austerit\u00e0, bens\u00ec mantenendo florida la domanda aggregata per mezzo della spesa pubblica. Il prodotto di queste spinte opposte, che rendono il decennio Ottanta affascinante e contraddittorio, anche se decadente, \u00e8 l&#8217;esplosione del rapporto debito\/Pil, ovvero del parametro che la classe dirigente nata sul cadavere della Prima Repubblica innalzer\u00e0 a totem per giustificare le sue intense e indisturbate politiche anti-popolari.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SIMONE GARILLI (RI Mantova) In un recente articolo Heiner Flassbeck, prestigioso economista tedesco che da tempo si batte contro i pregiudizi dei suoi connazionali verso l&#8217;Italia, prova a spiegare le ragioni del nostro alto debito pubblico, sfatando il mito secondo cui l&#8217;esplosione del rapporto debito\/Pil nel corso degli anni Ottanta fu il risultato dei vizi italiani. 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