{"id":66042,"date":"2021-07-06T11:00:22","date_gmt":"2021-07-06T09:00:22","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66042"},"modified":"2021-07-05T17:02:26","modified_gmt":"2021-07-05T15:02:26","slug":"come-e-perche-la-cina-sta-regolamentando-i-monopoli-fintech","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66042","title":{"rendered":"Come e perch\u00e9 la Cina sta regolamentando i monopoli Fintech"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Ce.Si Italia (Carlo Palleschi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A sorpresa, il 20 maggio 2021 \u00e8 giunta la notizia delle dimissioni dalla carica di Ceo di Zhang Yiming, il co-fondatore di ByteDance, la societ\u00e0 cinese attiva nel settore hi-tech il cui prodotto di punta \u00e8 la popolarissima app \u201cTikTok\u201d. Oltre alle ragioni personali che avrebbero spinto l\u2019imprenditore alle dimissioni, dietro questa decisione si possono anche leggere delle ragioni politiche interne alle dinamiche cinesi. Infatti, la decisione di Zhang arriva in un momento particolare per l\u2019azienda che ha dovuto fare i conti con la multa di 500.000 yuan (77.000 dollari) imposta dall\u2019agenzia antitrust cinese, la China&#8217;s State Administration for Market Regulation (SAMR), per violazione della normativa antimonopolistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le dimissioni di Zhang e la multa a ByteDance rappresentano solo uno degli ultimi episodi che descrivono il clima in Cina nei confronti delle grandi imprese, in particolare hi-tech, che stanno subendo una progressiva stretta regolatoria da parte della SAMR. Altro caso emblematico \u00e8 quello di Alibaba, che ha subito due gravi colpi in poco tempo. A novembre, a 24 ore dall\u2019esordio sul mercato, l\u2019offerta pubblica iniziale (IPO) di Ant Group, societ\u00e0 controllata da Jack Ma fondatore di Alibaba, \u00e8 stata sospesa dallo Shanghai Stock Exchange a causa del mancato rispetto dei requisiti di quotazione e di corretta divulgazione delle informazioni. Pochi mesi dopo, la SAMR decideva di aprire un\u2019indagine antitrust su Alibaba che si \u00e8 conclusa con una\u00a0maximulta da 18,2 miliardi di yuan (2,78 miliardi di dollari)\u00a0per abuso di\u00a0posizione dominante. Un\u2019altra IPO nel settore, quella di JD Digits, che era in attesa di approvazione e che puntava a raccogliere 20 miliardi di yuan sullo Star Market di Shanghai, \u00e8 stata ritirata nei primi mesi di aprile, prima ancora di essere valutata dalla SAMR. Anche Tencent risulterebbe sotto indagine da parte della SAMR e potrebbe ricevere una multa di 10 miliardi yuan ($1.54 miliardi) per violazione della normativa antitrust.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Che la politica cinese sui monopoli, principalmente nell\u2019ambito Fintech, sia radicalmente cambiata \u00e8 ormai un dato di fatto. Infatti, questi singoli episodi si inseriscono nel quadro pi\u00f9 ampio e strutturato delle nuove linee guida adottate dalla SAMR che perseguono due obiettivi complementari: da una parte mirano a contrastare gli accordi monopolistici e l\u2019abuso di posizione dominante, d\u2019altra parte cercano di ristabilire un certo livello di stabilit\u00e0 finanziaria. Infatti, i colossi del Fintech avevano applicato la nuova tecnologia al fenomeno tradizionale del prestito informale peer-to-peer, fornendo prestiti senza le adeguate garanzie collaterali e soprattutto senza che questi prestiti fossero finanziati dalle stesse societ\u00e0 Fintech. In altri termini, il rischio che il deterioramento del merito creditizio potesse trasformarsi in un\u2019accumulazione di posizioni di insolvenza aumentava esponenzialmente i rischi di un default a catena, tanto degli istituti creditizi quanto delle imprese e degli individui che avevano avuto accesso alle linee di credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Alla luce di questo problema, due sono i principali interventi proposti dalle nuove linee guida della SAMR: da una parte, se una societ\u00e0 ha una quota di mercato superiore al 50%, o se due societ\u00e0 insieme ne controllano due terzi, potrebbe scattare un\u2019indagine Antitrust nei loro confronti, che potrebbe concludersi, come avvenuto con Alibaba, con l\u2019adozione di misure restrittive; d\u2019altra parte, le nuove regole impongono che almeno il 30% dei prestiti concessi dai microcreditori online debba essere finanziato da loro stessi, che debbano accantonare almeno 5 miliardi di yuan come capitale sociale, e che essi, a meno che non abbiano una licenza multi-provinciale, possano operare solo nella provincia in cui hanno ottenuto la licenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa stretta regolatoria nei confronti dei colossi del Fintech pu\u00f2 essere interpretata sotto una duplice prospettiva. Indubbiamente vi \u00e8 una componente economico-finanziaria che risulta centrale nella logica seguita da Pechino nel rilancio dell\u2019economia domestica nella fase post-Covid. Le autorit\u00e0 cinesi, infatti, in linea con il quattordicesimo piano quinquennale presentato recentemente per tracciare le linee guide del Paese fino al 2025, mirano a promuovere una crescita economica imperniata sul rilancio della domanda interna, allontanandosi progressivamente dalla struttura di crescita seguita fino ad adesso incentrata sull\u2019export e sull\u2019attrazione di investimenti esteri. In quest\u2019ottica, quindi, la stabilit\u00e0 finanziaria interna \u00e8 una priorit\u00e0 per le autorit\u00e0 di Pechino per garantire che la crescita trainata dalla domanda interna sia solida, strutturata e priva di rischi di bolle e crisi finanziarie. Il raggiungimento di questo obiettivo passa anche, e soprattutto, attraverso un maggior controllo dell\u2019antitrust cinese ed attraverso il rafforzamento delle politiche micro-prudenziali e di vigilanza bancaria, soprattutto nel mondo delle grandi societ\u00e0 Fintech che fino ad oggi avevano goduto di ampi margini di libert\u00e0. In altri termini, Pechino aspira a mettere ordine a quello sviluppo caotico delle grandi societ\u00e0 Fintech che egli stesso aveva in parte avallato ed incoraggiato. Il governo cinese, infatti, non aveva esitato a creare un mercato interno in cui i grandi colossi come Alibaba e Tencent potessero prosperare senza concorrenza esterna e senza particolari limitazioni n\u00e9 finanziarie n\u00e9 di regolamentazione in materia di acquisizione e gestione dei dati. Ora che il business di queste societ\u00e0 \u00e8 andato oltre quello proprio delle piattaforme digitali, sovrapponendosi di fatto al business delle banche e competendo per certi versi con le grandi banche di Stato, il Governo non ha esitato a cambiare radicalmente rotta rafforzando in modo consistente le politiche antimonopolistiche e di regolamentazione micro-prudenziale. Questa scelta ha il potenziale di rafforzare la stabilit\u00e0 del sistema finanziario cinese, e quindi anche di ridurre la possibilit\u00e0 di propagazione di shock a livello globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A questa prospettiva di natura economico-finanziaria, si deve aggiungere una componente politica. Il controllo che il governo esercita sulle grandi imprese private non pu\u00f2 infatti essere letto solamente come una risposta al rischio di bolle speculative e di insolvenza, ma deriva anche dalla preoccupazione che la concentrazione di un potere cos\u00ec ampio nelle mani di pochi (ricchi) imprenditori possa essere deleterio per la stabilit\u00e0 politica del Partito Comunista Cinese (PCC). Il Politburo mira ad esercitare un controllo completo sulle attivit\u00e0 economiche cos\u00ec da evitare che esse acquisiscano una posizione dominante non solo nel mercato, ma anche nelle dinamiche politiche interne al Paese, con il rischio di rendere difficile per il governo il controllo del sistema rispetto alle decisioni assunte. In questo contesto, si inserisce l\u2019episodio emblematico che ha interessato Jack Ma nell\u2019ottobre del 2020, quando il magnate aveva subito un periodo di ostracismo a seguito delle critiche che aveva mosso al sistema di leggi che regolano il mercato cinese. In una conferenza stampa, infatti, Jack Ma aveva criticato il sistema finanziario cinese, giudicato appartenente ad un\u2019epoca passata e ormai superata e per questo privo di un approccio innovatore che fosse a passo con i tempi. Il silenzio in cui si \u00e8 trincerato Jack Ma \u00e8 esplicativo di quanto possa essere difficilmente accettabile per i ranghi del PCC che un imprenditore di primo piano, facendo leva proprio sul potere ottenuto sul mercato, possa esprimere pubblicamente delle critiche alle linee centrali decise dal Politburo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, sempre sul piano politico, la stretta sulle grandi imprese pu\u00f2 essere proposta dal Governo cinese come un\u2019azione di redistribuzione della ricchezza accumulata negli anni dalle grandi imprese Fintech in un\u2019ottica di \u201cgiustizia sociale\u201d. Nella prospettiva cinese, il rilancio post-Covid passa anche e soprattutto attraverso il mantenimento della coesione sociale, ed in questo quadro di unit\u00e0 nazionale le aziende private non possono fungere da centri di potere alternativi, bens\u00ec, al contrario, devono allineare il proprio sviluppo con la prosperit\u00e0 della nazione e le esigenze delle persone, dimostrando un forte senso di appartenenza e di solidariet\u00e0. Secondo Xi Jinping, alla Cina serve avere degli \u201cimprenditori patriottici\u201d, che aiutino il paese a vincere la doppia sfida contro la crisi innescata dalla pandemia e contro gli Stati Uniti di Biden (che per molti versi sembra essere in continuit\u00e0 con il suo predecessore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa impostazione rispecchia perfettamente la concezione intrinseca alla struttura stessa dell\u2019economia cinese e le contraddizioni che derivano dal cosiddetto socialismo di mercato, o capitalismo di stato, quale sia il nome che si voglia attribuire all\u2019economia di Pechino. In altri termini, il Partito \u00e8 pronto ad intervenire per indirizzare e sviluppare il mercato, cos\u00ec da creare ampi spazi di libert\u00e0 ed utili consistenti per le societ\u00e0 private, salvo poi essere nuovamente pronto, con la stessa celerit\u00e0, ad intervenire qualora lo spazio di manovra di queste societ\u00e0 sia diventato spropositamene ingombrante in termini politici ed eccessivamente rischioso in termini economici. Due sono le principali criticit\u00e0 che potrebbero compromettere la sostenibilit\u00e0 di questo approccio nel lungo periodo. In primo luogo, in un contesto come quello cinese, il rischio di una strumentalizzazione politica \u00e8 concreto, soprattutto se la normativa antitrust viene implementata <em>ad hoc<\/em> per tutelare le posizioni delle banche di Stato e se permangono disparit\u00e0 evidenti rispetto ad altri settori, come quello delle telecomunicazioni, dove invece la normativa antimonopolistica non \u00e8 applicata o \u00e8 implementata solo parzialmente. La seconda criticit\u00e0 risiede nell\u2019evoluzione costante del sistema finanziario: se da una parte la regolamentazione \u00e8 fondamentale per garantire la stabilit\u00e0 del sistema stesso, d\u2019altra parte, un approccio ancorato in un\u2019ottica tradizionale del \u201cfare banca\u201d rischia di risultare anacronistico rispetto alle ambizioni che la Cina nutre come potenza geopolitica e geoeconomica. Questi elementi potrebbero mettere in crisi l\u2019approccio inaugurato da Pechino, anche se l\u2019azione del Partito contro i monopoli Fintech non sembra, almeno nel breve termine, incontrare difficolt\u00e0 significative.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cesi-italia.org\/articoli\/1378\/come-e-perch-la-cina-sta-regolamentando-i-monopoli-fintech\">https:\/\/www.cesi-italia.org\/articoli\/1378\/come-e-perch-la-cina-sta-regolamentando-i-monopoli-fintech<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ce.Si Italia (Carlo Palleschi) A sorpresa, il 20 maggio 2021 \u00e8 giunta la notizia delle dimissioni dalla carica di Ceo di Zhang Yiming, il co-fondatore di ByteDance, la societ\u00e0 cinese attiva nel settore hi-tech il cui prodotto di punta \u00e8 la popolarissima app \u201cTikTok\u201d. 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