{"id":66107,"date":"2021-07-07T09:34:44","date_gmt":"2021-07-07T07:34:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66107"},"modified":"2021-07-06T21:37:13","modified_gmt":"2021-07-06T19:37:13","slug":"miseria-delleconomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66107","title":{"rendered":"Miseria dell&#8217;economia"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> L&#8217;INTELLETUALE DISSIDENTE (FIlippo Adussi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Il capitalismo ha trasformato l\u2019individuo prima in una merce produttrice di merci e poi in mero consumatore alienato<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cSmise di sentire il fragore del vento, che divenne il rumore del suo telaio.\u201d<\/p>\n<p><cite>C. Dickens,\u00a0<em>Tempi Difficili\u00a0<\/em><\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"has-drop-cap\">\u201cHo capitalizzato l\u2019anno della pandemia\u201d cos\u00ec dice Federica, laurea record in Giurisprudenza conseguita in tre anni e sei mesi, ovviamente 110 e lode, su\u00a0<em>Repubblica<\/em>\u00a0(2.06.21). \u201cNel 2020, chiusa in casa, invece che deprimermi ho fatto ben 12 esami\u201d e tutto \u00e8 bene quello che finisce bene, no? No, evidentemente. Anzi, questa \u00e8 soltanto la punta\u00a0dell\u2019iceberg,\u00a0cio\u00e8 la parte pi\u00f9 superficiale d\u2019un problema sotterraneo, che, ovviamente, sarebbe estremamente sbagliato ridurre semplicemente al caso specifico ch\u2019\u00e8 sopra riportato, ch\u2019\u00e8\u00a0solamente un\u00a0<strong>sintomo<\/strong>.\u00a0La\u00a0questione,\u00a0infatti,\u00a0\u00e8\u00a0decisamente pi\u00f9 complessa, e s\u2019intreccia profondamente con la trama essenziale della nostra societ\u00e0, interamente, condizionandone l\u2019esistenza<em>\u00a0in\u00a0toto<\/em>,\u00a0e\u00a0non\u00a0eventualmente\u00a0nella\u00a0sporadicit\u00e0 ditaluni\u00a0casi che, tuttavia, per quanto particolari, possono fornirci, come pretesto, indizi sufficienti per afferrare la questione in un senso pi\u00f9 generale.<\/p>\n<p>Nello specifico, il tema in questione \u00e8, in questo caso, gi\u00e0 perfettamente riassunto nell\u2019uso abituale, quasi colloquiale, della verbo \u201c<strong>capitalizzare<\/strong>\u201d, e quindi d\u2019un certo \u201cgergo economicistico\u201d, applicato ad eventi personali della vita privata d\u2019una persona, che con l\u2019economia avrebbero, o forse\u00a0\u00a0a questo punto bisognerebbe dire che dovrebbero avere, poco, se non nulla, a che fare. Uno dei tratti tipici della nostra contemporaneit\u00e0, che si presenta come un mondo \u201cintegralmente mercificato\u201d o, per cos\u00ec dire, \u201cassolutamente capitalistico\u201d, \u00e8 infatti quello di presentare, tra le numerosissime sue forme di\u00a0\u201canalfabetismo\u00a0funzionale\u201d,\u00a0anche quella che si trascina dietro una vera e propria tendenza, avolte\u00a0persino incapacit\u00e0, di pensare il mondo che abitiamo in termini che non facciano, pi\u00f9 o meno direttamente o indirettamente, riferimento a certe categorie economiche ben precise, che l\u2019ideologia dominante, quella\u00a0<strong>neo-liberista<\/strong>, inocula opportunamente nelle coscienze delle masse, tramite vere e proprie campagne di \u201cbombardamento mediatico\u201d, al fine di ottenere una \u201cegemonia culturale\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un passaggio, in verit\u00e0 piuttosto sottovalutato, dei\u00a0<em>Manoscritti del \u201944<\/em>, detti \u201ceconomico-filosofici\u201d, di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/filosofia\/tutta-colpa-di-marx\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Karl Marx<\/a>, nel quale viene appunto messa a tema questa\u00a0<strong>contraddizione tra economia e vita<\/strong>, con\u00a0una lucidit\u00e0 e una lungimiranza, a parere di chi scrive, eccezionali.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cQuanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, a ballo, in osteria, quanto meno pensi, ami\u2026\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>insomma, scrive Marx, quanto meno vivi, \u201ctanto pi\u00f9 risparmi\u201d ed ingigantisci il tuo tesoretto, il tuo capitale.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cQuanto \u00e8 pi\u00f9 grande la tua vita alienata\u201d, ovvero risparmiata, \u201ctanto pi\u00f9 accumuli del tuo essere estraniato, e tutto ci\u00f2 che l\u2019economista ti porta via di vita e di umanit\u00e0, te lo restituisce in denaro e ricchezza\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ovvero, come appunto si diceva, si tratta di<strong>\u00a0\u201ccapitalizzare\u201d la tua vita-non-vissuta, sostituendola con un vero e proprio \u201csurrogato\u201d<\/strong>. \u201cTutto\u00a0ci\u00f2\u00a0che\u00a0tu\u00a0non\u00a0puoi\u201d\u00a0conclude\u00a0il\u00a0filosofo\u00a0di Treviri \u201clo\u00a0pu\u00f2\u00a0invece\u00a0il tuo denaro\u201d. Queste poche frasi, folgoranti, sono tanto interessanti perch\u00e9, al di l\u00e0 del passare del tempo e del modificarsi dei modi di produzione, finch\u00e9 il modello di sviluppo sottinteso rester\u00e0 quello del\u00a0<strong>modo di produzione capitalistico<\/strong>, questa sar\u00e0, essenzialmente, la sua natura, e queste saranno le sue conseguenze sulla vita quotidiana di ciascuno di noi, che non \u00e8 fatta per rispondere armonicamente ai ritmi frenetici del mercato, quanto piuttosto per entrarvi in contraddizione. Questo, che forse pu\u00f2 non risultare immediatamente evidente, lo si percepisce invece subito quando ci si ferma a riflettere sul caso specifico che abbiamo detto all\u2019inizio, in cui \u201cfare fruttare\u201d, appunto \u201ccapitalizzare\u201d, la vita che non si ha vissuto, significa proiettare quella stessa sulla accumulazione di \u201ccrediti\u201d, ovvero sulla promessa d\u2019una vita da riscuotere domani, in cambio della rinuncia alla vita di oggi. Per parafrasare il passo di Marx, potremmo anche dire che \u201cquello che non puoi tu, studente, possono i tuoi crediti\u201d e, pertanto, accumulane pi\u00f9 che puoi, nel minor tempo possibile (perch\u00e9, si sa, il tempo \u00e8 denaro) e senza fermarti a considerare quanto tu possa sentirti inutilmente \u201cdepresso\u201d in questo momento; non \u00e8 forse un caso che, negli anni \u201920, uno dei momenti in cui il modello economico capitalistico ha pi\u00f9 chiaramente mostrato i danni dei suoi squilibri strutturali per la vita, cio\u00e8 la famosa \u201ccrisi\u201d generata dal crollo di Wall Street, sia poi passata alla storia come \u201cgrande depressione\u201d.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-143395\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/BE165A71-57BD-4A3C-9DF3-C143AF9B6AAA.jpeg\" alt=\"\" \/><figcaption>Karl Marx<\/figcaption><\/figure>\n<p>Capitalizzare\u00a0tanto, quindi,\u00a0ma anche in fretta e senza perdersi in \u201ccattive sentimentalit\u00e0\u201d che non portano nessun tipo di profitto. La premessa che, implicitamente, sottende a tale ragionamento, \u00e8 squisitamente\u00a0<strong>positivistica<\/strong>, o, per usare una parolaccia, \u201cprogressista\u201d. L\u2019idea \u00e8, infatti, non tanto che da ogni disgrazia si possa e si debba tirare fuori del \u201cbuono\u201d, produttivamente, quanto piuttosto\u00a0che tali \u201c<strong>disgrazie<\/strong>\u201d, effettivamente, tanto disgraziate poi non siano; anzi, \u00e8 preferibile chiamarle, e nel lessico economicistico dominante sono cos\u00ec chiamate, magari \u201c<strong>opportunit\u00e0<\/strong>\u201d di crescita, oppure anche \u201coccasioni\u201d di miglioramento, o, per i pi\u00f9 fanatici, persino delle vere e proprie \u201cbenedizioni\u201d, nel trionfo assoluto della \u201cteologia-economica\u201d. La crisi, pertanto, si eclissa, sostituita dalla volont\u00e0 di \u201ccapitalizzare\u201d a tutti i costi, nascondendo sotto il tappeto tutte quelle criticit\u00e0 che, soprattutto se ignorate, a lungo andare sanno logorarti nel profondo, e presentarti un salatissimo conto psichiatrico pi\u00f9 in l\u00e0 nel tempo. Infatti, \u00e8 una strategia tanto perversa, quanto, nell\u2019immediato, funzionale, quella di\u00a0<strong>estraniare da s\u00e9 una vita invivibile<\/strong>, nella speranza che ti venga risarcita, e con gli interessi, in un non meglio definito \u201cdomani\u201d. Ci\u00f2 nonostante, questo \u201cpatto col diavolo\u201d non ha niente di nuovo; \u00e8 la stessa identica dinamica attraverso la quale, come gi\u00e0 Marx denunciava due secoli fa, il capitale e il suo modo di \u201cfare affari\u201d con le nostre vite riesce a riprodursi in seno alla societ\u00e0, da parassita.<\/p>\n<p>Il tema, a questo punto, diventa evidentemente quello del\u00a0<strong>tempo<\/strong>. Il problema del tempo \u00e8 la questione centrale, tanto nell\u2019economia, quanto nella vita. Un lavoratore, come tutti sanno, \u00e8 pagato ad ore. Marx\u00a0sostiene\u00a0che\u00a0la\u00a0quantit\u00e0\u00a0di lavoro\u00a0che\u00a0il\u00a0capitalista \u201ccompra\u201d dal lavoratore, in sostanza, coincida con la quantit\u00e0 di tempo che questi deve \u201cfare fruttare\u201d per entrambi, ovvero\u00a0<strong>lavorando sia per s\u00e9<\/strong>, e cio\u00e8 per guadagnarsi il salario,\u00a0<strong>sia per il padrone<\/strong>, e cio\u00e8 per accumulare sufficiente profitto per il secondo. Questa dinamica di \u201cvalorizzazione del capitale\u201d, che Marx riassume nel suo celebre schema\u00a0<strong>D-M-D\u2019<\/strong>, ha sicuramente il pionieristico punto di vista del critico dell\u2019economia politica, che interpreta acutamente\u00a0anche\u00a0il\u00a0lavoro\u00a0medesimo\u00a0come una \u201cmerce\u201d speciale, e cio\u00e8, appunto, come una\u00a0<strong>\u201cforza-lavoro\u201d, una merce che ha la capacit\u00e0 specifica di creare valore nelle altre merci<\/strong>. D\u2019altra parte, bisogna anche ricordare che Marx \u00e8 un attento lettore dell\u2019economia classica, Smith e Ricardo\u00a0<em>in primis<\/em>, e sa benissimo come, in questi, il lavoro venga interpretato pi\u00f9 generalmente come quella certa \u201ccapacit\u00e0\u201d o \u201cpossibilit\u00e0\u201d d\u2019un uomo di risparmiare a s\u00e9 stesso quella fatica che pu\u00f2 far fare ad altri, ovvero ancora esattamente quell\u2019idea essenziale, espressa nei\u00a0<em>Manoscritti<\/em>, di risparmiare vita, in cambio di \u201cprofitto\u201d, e quindi, in ultima analisi, di, per cos\u00ec dire, \u201craddoppiare\u201d la propria vita. La vita \u201cinfruttuosa\u201d \u00e8 quella \u201cbuttata\u201d, in netto contrasto con quella \u201crisparmiata\u201d, che viene fatta cos\u00ec fruttare e che genera dunque profitto (ma anche, ed \u00e8 bene sottolinearlo, potenziale di conflitto).<\/p>\n<p>Ora, che questo modello, venduto come \u201cvincente\u201d, sia riuscito ad imporsi, anche sul\u00a0<strong>piano culturale<\/strong>,\u00a0<strong>nascondendo tutti gli elementi di sfruttamento e di alienazione<\/strong>\u00a0che tale \u201cframmentazione\u201d della vita e del \u201ctempo vissuto\u201d, di necessit\u00e0, si portano dietro, e al punto tale da essere introiettato e considerato ormai pressoch\u00e9 di uso comune, e persino nel linguaggio, non \u00e8 una cosa che dovrebbe destare poca preoccupazione. Detto in parole povere,\u00a0<strong>il lavoro, che dovrebbe avere come suo scopo la realizzazione della vita, diventa fine a s\u00e9 stesso<\/strong>, in una vera e propria inversione del mezzo con il fine, e succede che, se prima si doveva lavorare per vivere, ora tocca vivere per lavorare. Eppure, se si trattasse solo di questo, saremmo ancora in un\u2019ottica classicamente capitalistica. In realt\u00e0, mentre nel\u00a0modello\u00a0industriale\u00a0studiato\u00a0da\u00a0Marx l\u2019elemento\u00a0portante\u00a0dell\u2019economia\u00a0coincide con la fase della produzione, com\u2019\u00e8 sacrosanto che sia, \u00e8 tuttavia altrettanto vero\u00a0<strong>che la logica capitalistica attuale s\u2019\u00e8 contraddistinta per avere spostato decisamente il<em>\u00a0focus<\/em><\/strong>\u00a0del meccanismo, per cos\u00ec dire,\u00a0<strong>dal produttore al\u00a0<em>consumatore<\/em><\/strong>.\u00a0L\u2019elemento consumistico \u00e8 la peculiarit\u00e0 della fase attuale dello\u00a0sviluppo capitalista, una caratteristica che, sebbene analizzata e criticata\u00a0<em>in nuce\u00a0<\/em>anche gi\u00e0 da Marx ne\u00a0<em>Il Capitale<\/em>, non si sarebbe potuta dispiegare, in tutta la sua potenza, senza la comparsa sulla scena della societ\u00e0 totale, o\u00a0<strong>\u201cmassificata\u201d<\/strong>, vero e proprio preludio al \u201ccapitalismo integrale\u201d odierno, che, pi\u00f9 precisamente, si dovrebbe definire \u201ctecno-capitalismo\u201d. In questo tipo di modello economico, l\u2019individuo, in quanto consumatore, \u00e8 formalmente libero di scegliere tra una vasta gamma di opzioni, ma sostanzialmente impedito a decidere per il contenuto delle stesse. Il paradosso \u00e8, da un lato, che la societ\u00e0 totale, di massa e globalizzata, ha affogato l\u2019individuo nel vastissimo mare del villaggio globale, fino a farlo del tutto indifferente, e nonostante ci\u00f2, dall\u2019altro lato, esso \u00e8 il risultato sempre pi\u00f9 atomizzato d\u2019una vera e propria \u201criduzione molecolare\u201d, perfettamente convergente. Da una parte, quindi, la massima estensione dello spazio a sua disposizione, letteralmente l\u2019intero pianeta e le \u201csterminate praterie\u201d di\u00a0<em>internet<\/em>,\u00a0dall\u2019altra,\u00a0per reazione, la\u00a0sua\u00a0\u201catomizzazione sociale\u201d con conseguente riduzione ai minimi termini della sua vita vissuta, non pi\u00f9 fatta di \u201cmomenti\u201d ma di \u201cattimi\u201d, ovvero \u201catomi di tempo\u201d,\u00a0\u00a0tanto inafferrabili e precari, quanto il modello \u201cflessibile\u201d di lavoro a cui gli si chiede d\u2019adeguarsi.<\/p>\n<p>In una siffatta ottica,\u00a0<strong>l\u2019individuo risulta essere potenzialmente pi\u00f9 rilevante da consumatore di merci, piuttosto che come produttore di valore<\/strong>. Il capitale, per cos\u00ec dire, \u00e8 giunto ad un tale grado d\u2019accumulazione di s\u00e9 stesso, da valorizzarsi\u00a0<em>tecnicamente\u00a0<\/em>da solo, ovvero da \u201cauto-valorizzarsi\u201d, in quei flussi finanziari da capogiro che, nel tempo d\u2019un battito di ciglia, sono capaci di spostare da una parte all\u2019altra del globo una quantit\u00e0 esorbitante di valore, sotto la forma di debito\/credito, e tanto da potere arrivare persino a determinare, come accade, la sorte felice o infausta d\u2019una intera nazione. In parole povere, il modo di produzione capitalistico, che sempre deve rinnovare il proprio paradigma per non cessare d\u2019esistere, \u00e8 arrivato, dopo una numerosa serie di crisi cicliche di sovrapproduzione delle merci, a subordinare, nella catena di valore, la produzione delle stesse al loro consumo. Com\u2019\u00e8 ovvio, e se non lo fosse basterebbe guardare l\u2019operato delle grandi multinazionali che in questo se la fanno da \u201cnuovi padroni\u201d, tale direzione solleva almeno due problemi fondamentali e gravissimi, e cio\u00e8,\u00a0<em>in primis<\/em>, la\u00a0<strong>non-illimitatezza delle risorse\u00a0<\/strong>che il nostro pianeta pu\u00f2 fornire come \u201cfondo\u201d per il sostentamento di questo progetto consumistico totale, e, secondariamente ma non per importanza, l\u2019assoluto\u00a0<strong>assoggettamento della vita degli individui alle logiche dei \u201cgrandi moti\u201d della finanza<\/strong>, che Rousseau definiva essere una pratica \u201cindegna d\u2019un popolo libero\u201d e non a caso. Se in un modello, per cos\u00ec dire,\u00a0\u201cvetero-capitalista\u201d\u00a0ocapitalista\u00a0classico,\u00a0\u00a0basato\u00a0sulla produzione industriale in grande serie, l\u2019idea alla base era quella della \u201cobsolescenza\u201d della merce, ovvero della sua impossibilit\u00e0 di venire consumata oltre una certa data, nel nuovo modello\u00a0<strong>tecno-capitalistico<\/strong>, dove il consumatore \u00e8 sufficientemente liquido da potere essere\u00a0<em>de<\/em>-costruito e\u00a0<em>ri-<\/em>costruito secondo le esigenze di mercato, non \u00e8 pi\u00f9 la merce ad avere una data di scadenza, ma la vita stessa del consumatore, fattasi merce e cio\u00e8 valore, ad essere \u201cprogrammaticamente obsolescente\u201d, ovvero consumabile solo dentro a certe tempistiche precise, ea doversi riaggiornare periodicamente, in una perfetta analogia tra le cosiddette \u201ccrisi cicliche\u201d del mercato e quelle della vita personale di ciascuno di noi.<\/p>\n<p>Del resto, non \u00e8 certo una novit\u00e0. Il capitale, per finanziare s\u00e9 stesso, ha sempre trovato negli individui la sua capacit\u00e0 originaria di accumulazione del valore. Basti pensare all\u2019enorme ruolo che ha avuto, per la rivoluzione industriale di fine settecento, il fenomeno mercantilistico del cosiddetto \u201ctriangolo commerciale\u201d della tratta degli schiavi neri, il vero e proprio motore che ha reso possibile quell\u2019enorme \u201csalto tecnologico\u201d poi passato alla storia come la \u201cnascita dell\u2019industria\u201d. Gi\u00e0 in questo tipo di \u201ccapacit\u00e0 accumulativa\u201d, che Marx stesso descrisse bene come il modo specifico tramite cui la \u201cmacchina capitalistica\u201d s\u2019avvia, \u00e8 implicita una tensione all\u2019annullamento della vita individuale, a vantaggio della sua estraneazione, o meglio, in ultima analisi, della sua espropriazione. Non solo, pertanto, la tendenza generale a concentrare nelle mani di pochi, sempre meno, i profitti generali del meccanismo capitalistico, e cio\u00e8 di socializzare le perdite e privatizzare i profitti, ma anche come un certo tipo di \u201cvocazione alla spersonalizzazione\u201d, allo svuotamento dell\u2019individuo astratto e alla sua trasformazione in altro, in valore mercificato ed alienato, e quindi in espropriazione e profitto.\u00a0<strong>Ed \u00e8 questa, forse, la conseguenza pi\u00f9 grave del modello di produzione e riproduzione della vita che continuiamo imperterriti a perpetrare, nella nostra esistenza come societ\u00e0, e spesso persino sventolando, in maniera francamente ridicola, il vanaglorioso vessillo dell\u2019ineluttabilit\u00e0 del progresso<\/strong>, come se, ad attenderci dietro la duna, non ci fosse l\u2019ennesimo deserto, ma quelle \u201cmagnifiche sorti e progressive\u201d che Leopardi tanto irrideva, riconoscendo probabilmente in loro l\u2019ultimo alibi di coloro i quali non vedono pi\u00f9 in l\u00e0 del proprio naso. Ma se, anche solo per un momento, fossimo in grado di voltare indietro la testa, e passassimo in rassegna con la vista tutto quel mondo di cui, ci dice Marx, abbiamo fatto un\u2019immane distesa di merci, forse ne vedremmo la desolazione, e forse, per un istante, ci sembrerebbe persino assurdo di averlo barattato con le miserie dell\u2019economia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/economia\/miseria-delleconomia\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/economia\/miseria-delleconomia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETUALE DISSIDENTE (FIlippo Adussi) &nbsp; Il capitalismo ha trasformato l\u2019individuo prima in una merce produttrice di merci e poi in mero consumatore alienato &nbsp; \u201cSmise di sentire il fragore del vento, che divenne il rumore del suo telaio.\u201d C. 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