{"id":66114,"date":"2021-07-07T10:42:56","date_gmt":"2021-07-07T08:42:56","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66114"},"modified":"2021-07-07T10:42:56","modified_gmt":"2021-07-07T08:42:56","slug":"partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66114","title":{"rendered":"Partecipazione e distanziamenti: dove vanno il pluralismo, il dissenso e il conflitto sociale?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>HYPERPOLIS<\/strong><\/p>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\" style=\"text-align: justify\"><a class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/?print=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"View PDF\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.hyperpolis.it\/online\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png?ssl=1\" alt=\"image_pdf\" width=\"32\" height=\"32\" \/><\/a><a class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/?print=print\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Print Content\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.hyperpolis.it\/online\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png?ssl=1\" alt=\"image_print\" width=\"32\" height=\"32\" \/><\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.hyperpolis.it\/online\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Levitano.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-746\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.hyperpolis.it\/online\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Levitano.jpg?resize=300%2C242&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"242\" \/><\/a>Partecipazione e distanziamenti:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>dove vanno il pluralismo, il dissenso e il conflitto sociale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>di<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Alessandra Valastro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Rincorse terminologiche e spostamenti di significato<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel susseguirsi di emergenze che ormai caratterizza il nostro tempo, quest\u2019ultimo periodo verr\u00e0 ricordato anche per un\u2019ondata di ricadute terminologiche: parole nuove o di altri idiomi che hanno fatto irruzione nel lessico quotidiano, oltre che politico; termini antichi che hanno mutato drasticamente senso e utilizzo; acronimi che si moltiplicano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Lockdown\u00a0<\/em>e<em>\u00a0distanziamento<\/em>\u00a0sono fra i termini protagonisti. L\u2019uso della forma inglese per il primo, in luogo di \u201cconfinamento\u201d, ha forse consentito di scongiurare evocazioni sgradevoli a vicende dolorose ancora conficcate nella memoria storica (l\u2019Olocausto fu solo una di queste); mentre l\u2019accostamento degli aggettivi\u00a0<em>fisico e sociale<\/em>\u00a0ha consentito di oscurare altre forme di distanziamento (lavorativo e scolastico), ancor pi\u00f9 sgradevoli ma mai espressamente nominate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche\u00a0<em>smart warking\u00a0<\/em>e\u00a0<em>social network\u00a0<\/em>sono protagonisti, di cui si sono lodate le capacit\u00e0 salvifiche durante l\u2019emergenza pandemica. Salvo scoprire, coi mesi che passano, che il lavoro a distanza non \u00e8 affatto\u00a0<em>smart<\/em>\u00a0e che la socialit\u00e0 promessa dai\u00a0<em>social<\/em>\u00a0non equivale a quella perduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli acronimi, come\u00a0<em>DAD<\/em>, la parola distanza \u00e8 addirittura eliminata dalla vista e dalla pronuncia, quasi ad anestetizzare il subbuglio emotivo che l\u2019idea del distanziamento fra i pi\u00f9 giovani non pu\u00f2 non provocare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi sono infine termini antichi, appartenenti tanto al lessico comune quanto a quello giuridico, d\u2019un tratto assurti alla ribalta delle cronache private e pubbliche.\u00a0<em>Assembramento\u00a0<\/em>\u00e8 tra questi: per i pi\u00f9, \u00e8 il fatto di una molteplicit\u00e0 di persone che si ritrovano concentrate in un luogo, per le ragioni pi\u00f9 varie; per il costituzionalismo \u00e8 termine addirittura caro alle libert\u00e0 fondamentali, in quanto modalit\u00e0 di espressione della libert\u00e0 di riunione e come tale tutelata. Oggi, \u00e8 termine che inquieta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche\u00a0<em>partecipazione\u00a0<\/em>\u00e8 parola antica, che tuttavia ha molto a che fare con quelle precedenti: in questo caso a cambiare non \u00e8 il termine bens\u00ec tutto il mondo che gli ruota attorno e di cui la partecipazione dovrebbe essere parte viva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 stato un periodo in cui anche la partecipazione ha lamb\u00ecto il fascino modernizzante dell\u2019inglese, tanto pi\u00f9 promettente \u2013cos\u00ec pareva- in quanto legato all\u2019utilizzo delle nuove tecnologie:\u00a0<em>e-participation<\/em>. Ma quelle promesse furono in gran parte disattese: le politiche di\u00a0<em>e-governance<\/em>\u00a0e di\u00a0<em>e-government<\/em>\u00a0avviate alla fine degli anni \u201990 mostrarono ben presto le proprie debolezze proprio rispetto alla capacit\u00e0 di avvicinare governanti e governati e di rafforzare le garanzie di effettivit\u00e0 della partecipazione; e i surrogati terminologici inglesi scomparvero velocemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A non essere scomparse, tuttavia, sono le problematiche di cui quei surrogati e il loro fallimento erano premonitori: si trattava infatti delle prime spie di forme di distanziamento strisciante che andavano diffondendosi, tanto pi\u00f9 dannose e ambigue perch\u00e9 contrabbandate per il loro contrario. L\u2019esplosione dei\u00a0<em>social media\u00a0<\/em>sta ampliando ed esasperando la frammentazione della relazionalit\u00e0 e la riarticolazione del rapporto fra vicinanza e distanza, sia tra i privati che fra questi e il pubblico; e l\u2019irrompere delle nuove forme di distanziamento collegate all\u2019emergenza sanitaria rischia di rendere questa esasperazione ancor pi\u00f9 dannosa, soffocando le possibilit\u00e0 concrete di una partecipazione effettiva e plurale quale occorre a una democrazia vitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se \u00e8 vero che partecipare \u00e8 prendere parte, oggi pi\u00f9 che mai torniamo a doverci chiedere: partecipare a che cosa? E soprattutto: partecipare \u201cdove\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima \u00e8 domanda annosa per chi da tempo si interroga sulle \u00abmalattie croniche della partecipazione\u00bb, come le definiva Bobbio [Bobbio 1971, 82]. Ma essa torna oggi rinnovata in virt\u00f9 della seconda domanda, che \u00e8 invece integralmente figlia di questo tempo: partecipare \u201cin presenza\u201d o a \u201cdistanza\u201d? O meglio: fisicamente o in assenza? Perch\u00e9 anche il concetto di presenza \u00e8 ormai ampiamente inquinato (e frainteso) grazie alle presunte magie della connettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Porre la dimensione digitale come ampliamento degli spazi tradizionali della partecipazione non basta pi\u00f9. Il digitale non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerato solo in termini di potenzialit\u00e0 accrescitive rispetto alle modalit\u00e0 tradizionali di esercizio dei diritti. Il digitale, ora pi\u00f9 che mai, \u00e8 anche distanza. E pu\u00f2 tradursi in distanziamento, se non addirittura in confinamento. E infine in assenza. Proprio l\u2019opposto del mito che \u00e8 stato associato ai\u00a0<em>social media<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019apparente paradosso di quest\u2019ultima affermazione evapora se sol ci si ricorda che la tecnologia \u00e8 neutra e che gli effetti da essa prodotti nella societ\u00e0 sono determinati dall\u2019uso che se ne fa, e ancor pi\u00f9 dalle politiche che dietro le quinte ne muovono i fili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, in un\u2019epoca di distanziamenti molteplici, pi\u00f9 o meno visibili e variamente motivati, la partecipazione \u201cfisica\u201d \u00e8 morta? E se non \u00e8 morta, come si sta trasformando e dove si va spostando? \u00c8 ancora concepibile la partecipazione quale fulcro emancipante del modello di democrazia sociale disegnato dalla Costituzione italiana?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le coppie\u00a0<em>vicinanza\/distanza<\/em>\u00a0e\u00a0<em>presenza\/assenza\u00a0<\/em>segnano dimensioni e confini non mistificabili, perch\u00e9 rivestono un ruolo fondamentale nelle vicende attuative e nelle garanzie di molti diritti, soprattutto sociali e collettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Essere presenti a distanza<\/em>\u201d \u00e8 invece espressione che, divenuta fra le pi\u00f9 comuni negli ultimi tempi e senz\u2019altro ineccepibile sul piano fenomenologico, appare a dir poco sospetta se riguardata sul piano politico e giuridico. L\u2019uso e abuso che se ne fa su questo piano sembra infatti tradire l\u2019ennesima rincorsa terminologica verso rassicuranti traslazioni di significato, dove la sostanziale\u00a0<em>assenza<\/em>\u00a0si trasforma in semplice\u00a0<em>distanza<\/em>, e questa viene contrabbandata come una forma diversa di\u00a0<em>presenza<\/em>: con buona pace per le\u00a0<em>chances<\/em>\u00a0concrete di fruibilit\u00e0 di tutte quelle situazioni cui il costituzionalismo del secondo dopoguerra aveva affidato i suoi valori pi\u00f9 esigenti, fra i quali \u00abla partecipazione effettiva di tutti i lavoratori alla vita politica, economica e sociale del Paese\u00bb (art. 3 Cost.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi \u00e8 pi\u00f9 di un motivo, mi pare, per chiedersi se tutto questo debba considerarsi la conseguenza inevitabile e transitoria delle politiche emergenziali o se -al contrario- la tendenza alla normalizzazione dell\u2019emergenza non stia diventando un nuovo strumento di produzione sociale della distanza destinato a soffocare mortalmente quei valori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li><strong>La partecipazione che tiene in vita la democrazia sociale: pluralismo e solidariet\u00e0, dissenso e conflitto<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Continuare a ricordare l\u2019anima valoriale che sostiene il principio di partecipazione mi pare fondamentale, pena il rischio di offrire il tema alle consuete retoriche\u00a0<em>bonne \u00e0 tout faire<\/em>, con le loro derive demagogiche e antidemocratiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il carattere qualificante di questo principio nel quadro del modello costituzionale italiano deriva dal suo inserimento nell\u2019art. 3, comma 2, in un affiancamento di strumentalit\u00e0 reciproca con il principio di eguaglianza sostanziale. Da questo dato valoriale discende che il principio di partecipazione democratica \u2013quale traduzione concreta e permanente del principio di sovranit\u00e0- \u00e8 il\u00a0<em>prius<\/em>\u00a0logico di un\u2019impalcatura concettuale e giuridica in cui tutte le sue diramazioni dovrebbero tenersi in modo coerente: gli istituti partecipativi della democrazia rappresentativa (diritto di voto, diritto di associazione partitica), quelli della democrazia diretta (petizione, iniziativa legislativa, referendum), gli strumenti e le procedure della democrazia partecipativa (consultazione, bilancio partecipativo, dibattito pubblico, ecc.), le forme della partecipazione economica (cooperative di lavoratori, diritto di sciopero, ecc.), i movimenti e le manifestazioni non istituzionalizzati della c.d. partecipazione dal basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La apparente genericit\u00e0 che il principio di partecipazione assume nell\u2019art. 3, in quanto non declinato in istituti e garanzie predeterminati, si riempie di contenuto prescrittivo grazie al suo collegamento con l\u2019eguaglianza sostanziale, quale valvola aperta rispetto alle cause storicamente mutevoli della diseguaglianza di fatto e al conseguente necessario e continuo adeguamento delle forme di esercizio della sovranit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta pertanto di un principio fondante che \u00e8 allo stesso tempo obiettivo, strumento e metodo, le cui molteplici declinazioni mirano a mantenere aperte tutte le vie che portano all\u2019inveramento dei valori del sistema democratico: pluralismo, solidariet\u00e0 e cooperazione, ma anche dissenso e conflitto sociale. Lo dimostra, fra le altre cose, l\u2019uso del termine\u00a0<em>lavoratori<\/em>\u00a0in luogo di quello di cittadini o di individui, a sottolineare (in collegamento con gli artt. 1, 2, 4 e 42-45) il forte radicamento del principio di partecipazione nell\u2019evolvere storico delle condizioni materiali dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con l\u2019inserimento del principio di partecipazione nell\u2019art. 3 il Costituente intendeva rispondere alla domanda che la diversa collocazione nell\u2019art. 1, inizialmente prevista, avrebbe lasciato inevasa: prendere parte\u00a0<em>a che cosa e in che modo<\/em>? Confrontarsi costantemente con le condizioni che ostacolano la giustizia sociale e la realizzazione effettiva dei bisogni rende il principio di partecipazione estremamente concreto ed esigente: una prospettiva in cui il \u201cpieno sviluppo della persona umana\u201d non \u00e8 fine in s\u00e9 ma condizione per realizzare una democrazia socio-economica oltre che politica, emancipante oltre che inclusiva [Atripaldi \u00a01974; Calamandrei \u00a02018; Fichera 1974].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 in questo senso, cos\u00ec fortemente radicato nelle condizioni materiali e non solo formali di realizzazione della democrazia, che il concetto di partecipazione incrocia e intreccia gli assi portanti del costituzionalismo: il rapporto fra autorit\u00e0 e libert\u00e0, i modi e le garanzie di esercizio del potere, le condizioni di effettivit\u00e0 dei diritti, il conflitto sociale<em>. \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 parimenti in questo senso che tale principio si salda, per un verso, con i due articoli che lo precedono, per altro verso con gli articoli che lo seguono e che completano la Prima Parte della Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da un lato il collegamento con gli artt. 1 e 2 Cost.: il principio di solidariet\u00e0 viene declinato non a caso nelle stesse tre dimensioni cui \u00e8 riferito anche il principio di partecipazione (politica, sociale ed economica), a disegnare un sistema in cui la responsabilit\u00e0 solidaristica non pu\u00f2 non essere circolare (individuale, collettiva e pubblica); e il principio di sovranit\u00e0 si distacca dalla dimensione meramente formale di\u00a0<em>status<\/em>\u00a0politico per assumere le nervature di una condizione di vita sostanziale e permanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019altro lato il collegamento con libert\u00e0 e diritti che, di l\u00e0 dai singoli ambiti dell\u2019agire umano riconosciuti e tutelati, sarebbero di fatto svuotati di senso se sganciati dall\u2019asse valoriale dei primi tre articoli: diritti che rappresentano le\u00a0<em>precondizioni<\/em>\u00a0della partecipazione -come la manifestazione del pensiero, il pluralismo informativo e l\u2019istruzione-, perch\u00e9 senza conoscenza la partecipazione \u00e8 appannaggio di pochi e dunque pura retorica; diritti che sono\u00a0<em>strumento<\/em>\u00a0di costruzione della partecipazione -come quelli di riunione e di associazione-, per il ruolo che assume la disponibilit\u00e0 di spazi e tempi di confronto collettivo sui temi che animano il conflitto sociale; diritti che sono\u00a0<em>obiettivo<\/em>\u00a0della partecipazione e cio\u00e8 sono da questa animati, come lo sciopero o il referendum (nei quali i momenti della manifestazione e del voto sono solo l\u2019approdo finale di processi partecipativi pi\u00f9 articolati).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, se di partecipazione oggi si vuole sensatamente continuare a parlare, questa deve essere considerata il perno vitale di un fitto intreccio di precondizioni, strumenti e obiettivi, la cerniera destinata a definire il quadro fisionomatico di un modello di democrazia sociale, il serbatoio ricolmo di dinamicit\u00e0 e senso critico necessario per la costante messa in discussione del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>3. Partecipazione, prossimit\u00e0 e spazio fisico: un rapporto necessario tra persona e democrazia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In questa prospettiva, vicinanza e prossimit\u00e0 fisica sono precondizioni strutturali di qualunque discorso sulla partecipazione, nelle sue dimensioni sociale, politica ed economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il perseguimento del pieno sviluppo della persona e della giustizia dei rapporti sociali richiede cio\u00e8 un dosaggio di vicinanza e relazionamento da immettere costantemente negli ingranaggi della rappresentanza: l\u2019attingimento costante a un giacimento di forza sociale, capacit\u00e0, saperi, conflitto, rapporti di classe attraverso cui alimentare la dialettica democratica, contro l\u2019emarginazione, l\u2019individualizzazione e la subalternit\u00e0 (e dunque la distanza e il distanziamento) che ogni sistema non democratico produce. Tanto nel passato quanto nel tempo attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto basta ampliare lo sguardo per avvedersi di come la \u201cpresenza\u201d sia categoria cara alla democrazia: tutta l\u2019evoluzione del costituzionalismo rappresenta la complessa e faticosa emancipazione delle condizioni di presenza della persona nello spazio pubblico, in un dato territorio e in un tempo storico, quale condizione di una sovranit\u00e0 che \u201cappartenga\u201d effettivamente al popolo. E l\u2019intero assetto costituzionale \u00e8 disseminato di norme che mirano a garantire le opportunit\u00e0 concrete di presenza: nelle istituzioni rappresentative, nella pubblica amministrazione, nei luoghi dell\u2019istruzione, in quelli del lavoro e della produzione economica; e infine in quello spazio pi\u00f9 ampio e articolato ove si sfidano quotidianamente le condizioni concrete di dignit\u00e0 dell\u2019esistenza, di articolazione del pluralismo, di espressione del conflitto sociale<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Da ci\u00f2 discende che, di l\u00e0 dal possesso degli\u00a0<em>status<\/em>\u00a0formali della sovranit\u00e0 e della cittadinanza, l\u2019assenza della persona dalle scelte fondamentali della vita economica, sociale e politica del Paese \u00e8 condizione incompatibile con un ordinamento democratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il concetto di presenza porta con s\u00e9 quelli di prossimit\u00e0 e di territorio, e la massima attenzione per tutte le garanzie che possano favorire l\u2019espressione della dimensione relazionale dell\u2019individuo in ogni ambito della vita politica, economica e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa esigenza di \u00abrelazionamento costante\u00bb fra i consociati e fra questi e le istituzioni [Allegretti 2011, 207] aspira, pertanto, ad essere molto di pi\u00f9 che mera espressione di singoli diritti: essa \u00e8 condizione imprescindibile del \u201cpieno sviluppo della persona\u201d, \u00e8 terreno di espressione del dissenso e delle plurime istanze sociali radicate nei territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 allora evidente il ruolo che assumono i modi e i luoghi attraverso i quali pensare, confrontare e agire quelle istanze; e, prima ancora, le possibilit\u00e0 concrete di accedere a quei modi e a quei luoghi. Solo allora potranno prendere forma le articolazioni di una \u201cpartecipazione effettiva\u201d, non di facciata o eteroguidata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 questa la materia pulsante che abita dentro alla maggior parte delle norme costituzionali di riconoscimento dei diritti e delle libert\u00e0: dietro le formule espresse che ne definiscono il contenuto e i limiti, essi intendono consentire e garantire indirettamente quei modi e quegli spazi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fra questi, una di quelle che stringono l\u2019alleanza pi\u00f9 forte con il principio di partecipazione \u00e8 la libert\u00e0 di riunione. Vi \u00e8 infatti, in questo caso, un gioco di doppia strumentalit\u00e0 che ha molto da dire sull\u2019attenzione con cui andrebbero lette le correlazioni fra le garanzie delle libert\u00e0 e quelle della partecipazione, fra i limiti applicati alle prime e le ricadute sulla seconda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La libert\u00e0 di riunione si connota per un intimo rilievo sociale, che peraltro non si esaurisce in un gruppo sociale fine a se stesso (come la famiglia o il partito): \u00abil diritto di riunione contiene sempre l\u2019esplicamento, l\u2019esercizio di un altro diritto di libert\u00e0. Esso pu\u00f2 essere il modo di esercizio della libert\u00e0 di opinione e quindi di discussione, delle libert\u00e0 politiche, della libert\u00e0 di culto, della libert\u00e0 personale\u00bb [Ranelletti 1908, 540].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta cio\u00e8 di una libert\u00e0 strumentale per l\u2019esercizio di un\u2019attivit\u00e0 che presuppone un finale fuori da s\u00e9, una ricaduta dentro a un altro diritto; ma che \u00e8 a sua volta strumentale all\u2019esercizio della partecipazione e alla costruzione delle sue forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ne \u00e8 conferma la neutralit\u00e0 dei limiti rispetto alle finalit\u00e0 perseguibili, le quali si riferiscono alle sole modalit\u00e0 di svolgimento: \u201cpacificamente e senz\u2019armi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E ne \u00e8 conferma ancor pi\u00f9 significativa l\u2019ampiezza delle forme riconosciute dentro alla nozione di riunione, quale\u00a0<em>genus\u00a0<\/em>che la Costituzione tutela a prescindere dalle\u00a0<em>species\u00a0<\/em>attraverso le quali esso prende vita: \u00abnon soltanto le riunioni, preavvisabili e non, organizzate o meno (e quindi, gli assembramenti, le assemblee, i comizi, i convegni, i congressi, le rappresentazioni, i trattenimenti, gli spettacoli) rientrano nella previsione costituzionale, ma anche le processioni, le marce, i cortei, le dimostrazioni\u00bb [Pace 1977, 153]. Non rilevano n\u00e9 il fatto della previa organizzazione<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0n\u00e9 l\u2019identit\u00e0 statica del luogo del riunirsi: ci\u00f2 che rileva \u00e8 soltanto il fisico e contemporaneo raggrupparsi di una pluralit\u00e0 di persone, rispetto al quale l\u2019identit\u00e0 del luogo \u00e8 trasposta sul piano relazionale della compresenza, della \u00abvicinanza materiale\u00bb [Ruotolo 2006; Tarli Barbieri 2006].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Appare allora evidente il ruolo fondamentale che questo diritto assume non soltanto per l\u2019esercizio di singoli altri diritti bens\u00ec, pi\u00f9 in generale e trasversalmente, per la realizzazione concreta e plurale della partecipazione: di questa, il diritto di riunione \u00e8 di fatto condizione strutturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Incontrarsi, discutere, raccontare esperienze, immaginare possibilit\u00e0, intravedere visioni comuni, protestare, proporre, progettare, osare: impossibile negare che il riunirsi sia, da sempre, momento decisivo e prodromico di qualunque tentativo di messa in discussione del potere dominante e di proposta di progetti politici alternativi. Seppure affiancata spesso alla libert\u00e0 di associazione per le evidenti analogie in termini di ricadute democratiche, la libert\u00e0 di riunione gode non soltanto della libert\u00e0 dei fini bens\u00ec anche di quella delle forme, generatrice di una tensione dinamica che ne fa uno dei diritti pi\u00f9 vitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 di questa tensione dinamica che ha bisogno di nutrirsi a sua volta la partecipazione: la tensione che produce compresenza, vicinanza materiale, incontro e confronto; la tensione che coinvolge non l\u2019individuo astratto bens\u00ec la persona situata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un caso che la libert\u00e0 di riunione sia in genere tra le prime ad essere sacrificate nei regimi autoritari e non democratici. Qualunque limitazione apposta a questa libert\u00e0 al di fuori dell\u2019unico limite previsto, e che dunque la comprima non nel modo di svolgersi bens\u00ec sulla base di argomenti soggettivi o finalistici, dovrebbe essere valutata con estrema attenzione, per le ricadute che inevitabilmente esorbitano dal bilanciamento fra i diritti e giungono a colpire il principio partecipativo dell\u2019art. 3 Cost.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"4\">\n<li><strong>Partecipazione, distanziamento, \u201cpresenza a distanza\u201d: un rapporto ambiguo fra individuo e potere. Nella normalizzazione dell\u2019emergenza nuove forme di produzione sociale della distanza<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene la presenza sia categoria privilegiata del costituzionalismo, anche quella del distanziamento pu\u00f2 in taluni casi assumere rilevanza giuridica. Molti dei limiti costituzionalmente previsti rispetto all\u2019esercizio delle libert\u00e0 si traducono, direttamente o indirettamente, in forme di distanziamento di vario tipo e intensit\u00e0: da quello fisico in senso stretto (ad esempio per ragioni riguardanti la salute collettiva, come nel caso della pandemia da Covid-19) a quello che intacca la pi\u00f9 ampia dimensione relazionale e sociale della persona (la detenzione). Ma non \u00e8 un caso che la Costituzione ponga solide garanzie a presidio dell\u2019applicazione di questi limiti: rispetto alla forma (riserva di legge, talvolta rinforzata o addirittura teleologica, e riserva di giurisdizione); rispetto ai presupposti (solo motivi di carattere generale, come incolumit\u00e0 pubblica e salute, e mai personali salvo il caso della responsabilit\u00e0 penale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia il distanziamento \u00e8 categoria ben pi\u00f9 scivolosa, poich\u00e9 pi\u00f9 spesso \u201ceffetto collaterale\u201d di politiche che si spingono tacitamente ben al di l\u00e0 di quanto contemplato dalle previsioni costituzionali sulle garanzie dei limiti alle libert\u00e0. Tornano qui in gioco le parole e le loro ambiguit\u00e0, che sono specchio di ben altre contraddizioni ed elusioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una delle politiche oggi maggiormente \u201cportatrici\u201d di distanziamento \u00e8 quella emergenziale. O meglio: la politica emergenziale quale \u00e8 stata intesa negli ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A partire dalla crisi economica, ma con approccio progressivamente esteso a tutti gli ambiti del vivere (ambiente, lavoro, welfare, sanit\u00e0, ecc.), \u00e8 andato consolidandosi un concetto di emergenza schiacciato sui dati statici delle crisi e della loro finanziarizzazione, legittimando dinamiche decisionali accentrate e tecnocratiche, alterando il rapporto fra i poteri, svuotando i circuiti democratici della rappresentanza. Ci\u00f2, a discapito dei dati diacronici di situazioni che sono in realt\u00e0 rivelatrici di vulnerabilit\u00e0, da leggere e governare con una complessit\u00e0 articolata di strumenti e di politiche, dialoganti fra di loro e con i loro destinatari<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo tipo di politica dell\u2019emergenza si traduce non di rado in compressioni che contrastano con il complesso delle garanzie costituzionali: riserva di legge, democraticit\u00e0 del potere decidente, inviolabilit\u00e0 del nucleo minimo dei diritti fondamentali (a sua volta limite anche della revisione costituzionale), transitoriet\u00e0 e proporzionalit\u00e0 dei limiti, ragionevolezza, sostenibilit\u00e0, precauzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo. Questo tipo di politica dell\u2019emergenza si traduce ancor pi\u00f9 spesso in compressioni della partecipazione, liquidata senza troppe premure sulla base dell\u2019urgenza del decidere e\/o dei costi non sostenibili. Ma come ho sostenuto pi\u00f9 volte altrove si tratta di un mito da sfatare: lo dimostrano le molte esperienze diffuse di segno contrario, che rilanciano le potenzialit\u00e0 ricostruttive della partecipazione solidaristica e collaborativa proprio nei frangenti di maggiori difficolt\u00e0 socio-economiche; e lo contemplavano gi\u00e0 i Costituenti nel connettere partecipazione e giustizia sociale, quali motori emancipanti di comunit\u00e0 che sono sfidate quotidianamente a costruire regole sostenibili per governare il proprio destino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le politiche emergenziali degli ultimi anni tendono invece a produrre una pesante forma di distanziamento delle persone dalle decisioni. E questa tendenza appare oggi pesantemente aggravata in occasione dell\u2019emergenza pandemica, che rischia di alimentare distanziamenti ulteriori e ben pi\u00f9 duraturi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mi limiter\u00f2 a quattro ambiti di considerazioni, pur consapevole del fatto che ciascuno di essi apre a questioni che meriterebbero ben altra ampiezza di analisi.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li>A) Con riferimento alla dimensione delle libert\u00e0 collettive, si pensi per esempio alla sanzione comminata per lo sciopero simbolico di 1 minuto svoltosi il 25 marzo 2020<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, o al Dpcm 17 maggio che ammetteva \u00ablo svolgimento delle manifestazioni pubbliche soltanto in forma statica\u00bb: misure come queste, fortemente discutibili perch\u00e9 sostanzialmente intimidatorie o perch\u00e9 generatrici di limiti alle libert\u00e0 ulteriori rispetto a quelli previsti in Costituzione, rischiano di minare le possibilit\u00e0 concrete di protestare proprio nei confronti delle scelte politiche di governo dell\u2019emergenza; possibilit\u00e0 che sono invece costituzionalmente garantite (artt. 17, 39, 40 Cost.) proprio perch\u00e9 l\u2019espressione del dissenso \u00e8 indispensabile alla democrazia.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma si pensi soprattutto, in una riflessione pi\u00f9 ampia e che trascende l\u2019emergenza, alla troppa disinvoltura con cui la compresenza fisica viene ormai considerata surrogabile dalla presenza a distanza. \u00c8 vero che il\u00a0<em>web<\/em>\u00a0\u00e8 ormai riconosciuto a tutti gli effetti come \u201cluogo\u201d di esercizio dei diritti, equiparabile a quello fisico in termini di garanzie, anche con specifico riferimento alla libert\u00e0 di riunione<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>: ma una cosa \u00e8 l\u2019estensione della tutela a modalit\u00e0 che non prevedono la fisicit\u00e0 ma che gli individui abbiano liberamente scelto; altra cosa \u00e8 che queste modalit\u00e0 vengano imposte. Come ho ricordato pi\u00f9 sopra, la fisicit\u00e0 della compresenza \u00e8 chiaramente requisito essenziale della libert\u00e0 di cui all\u2019art. 17 Cost., alla quale solo i titolari della libert\u00e0 possono decidere di rinunciare (salvo, appunto, che tale rinuncia sia imposta dalla necessit\u00e0 di tutelare altri interessi, secondo i limiti \u2013e solo quelli- previsti dalla Costituzione). Una cosa \u00e8 considerare il\u00a0<em>web<\/em>\u00a0equiparabile per taluni aspetti allo spazio fisico, altro \u00e8 considerarlo fungibile d\u2019imperio da parte dei poteri pubblici: il\u00a0<em>web<\/em>\u00a0non pu\u00f2 essere scappatoia dalla tassativit\u00e0 dei limiti alle libert\u00e0 costituzionali e delle forme con cui tali limiti possono essere stabiliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il discorso \u00e8 assai pi\u00f9 ampio e riguarda, non da ora, il grande iato esistente fra il mito delle potenzialit\u00e0 emancipanti della Rete e il livello effettivo di inclusione, relazionamento e partecipazione prodotto dai\u00a0<em>social network<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019improvvisa sovraesposizione digitale resa necessaria per far fronte al\u00a0<em>temporaneo\u00a0<\/em>distanziamento fisico imposto dalla pandemia sembra aver spazzato via, come d\u2019incanto, le molte criticit\u00e0 che pure da tempo si lamentano riguardo i rischi, i limiti e i fallimenti delle politiche sul digitale [Valastro 2014]; e l\u2019enfasi posta sulla fungibilit\u00e0 della presenza fisica con quella virtuale e della dimensione\u00a0<em>social<\/em>\u00a0con quella collettiva ha determinato un effetto perverso che mina alla radice le promesse democratizzanti della Rete, trasformandole nel loro contrario. \u00c8 vero che l\u2019uso dei\u00a0<em>social media\u00a0<\/em>pu\u00f2 contribuire ad ampliare gli spazi del pluralismo e del dissenso; ma questo supporto offerto alle espressioni della democrazia dal basso ha un prezzo che in genere si omette di ricordare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I\u00a0<em>social media<\/em>\u00a0non sono strumenti liberi a disposizione delle libert\u00e0, bens\u00ec servizi di natura commerciale e come tali tutt\u2019altro che gratuiti, il cui costo elevatissimo \u00e8 la profilazione delle persone<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>: considerati semplicisticamente come naturale evoluzione di Internet, essi sono in realt\u00e0 strumenti al servizio di interessi economico-finanziari che ben si saldano con le dinamiche bioeconomiche delle politiche neoliberiste, le quali si nutrono di \u201ccapitalismo cognitivo\u201d e di autoimprenditivit\u00e0 ma anche -dietro a queste retoriche- di individualismo, di incertezza e di distanziamento. Lo sviluppo dei sistemi di collegamento a distanza presuppone infatti \u2013e appunto- la distanza; e la valorizzazione della socialit\u00e0 nella distanza rischia di divenire un potente e strutturale strumento di produzione di distanziamento sociale, spostandolo in avanti, verso altri territori che prescindono dall\u2019emergenza, generando altre e ben pi\u00f9 insidiose forme di distanza, di compressione dei diritti, di controllo [Valastro 2020].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel quadro dei fini legati alle libert\u00e0 collettive, e al rilievo che queste assumono per l\u2019inveramento della democrazia sociale e pluralista, la sostituzione della compresenza fisica con quella virtuale non \u00e8 affatto indolore, n\u00e9 tantomeno a costo zero. E ci\u00f2, tanto pi\u00f9, se le politiche emergenziali spingono per un consolidamento ulteriore di questa sostituzione: ci\u00f2 che ne deriva, infatti, \u00e8 la sostanziale stabilizzazione di una forma diffusa e pervasiva di distanziamento sociale, tanto pi\u00f9 perniciosa in quanto mascherata con il suo contrario; una desertificazione della compagine sociale in cui il mito della \u201csocializzazione produttiva\u201d delle\u00a0<em>smart technologies\u00a0<\/em>(generato da valutazioni di carattere economico-efficientista) difficilmente pu\u00f2 bilanciare i \u201ccosti sociali\u201d del loro impiego in termini di isolamento, perdita di autonomia, sfruttamento, danno alla salute, precarizzazione, frammentazione dello spazio pubblico, azzeramento del conflitto sociale.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li>B) Se l\u2019art. 3 Cost. parla di \u201cpartecipazione dei lavoratori\u201d, la seconda considerazione non pu\u00f2 che concernere la dimensione del lavoro.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in questo caso un esempio fra tanti: le \u201cLinee guida sul piano organizzativo del lavoro agile (POLA) e indicatori di\u00a0<em>performance<\/em>\u201d, approvate nel dicembre 2020 dal Dipartimento della Funzione Pubblica, ove si indica fra gli obiettivi quello di \u00abfornire alcune indicazioni metodologiche per supportare le amministrazioni nel\u00a0<em>passaggio della modalit\u00e0 di lavoro agile dalla fase emergenziale a quella ordinaria<\/em>\u00bb (corsivo mio). Di nuovo ci si trova di fronte alla stabilizzazione di una misura emergenziale, giustificata con l\u2019opportunit\u00e0 di capitalizzare la grande sperimentazione forzosamente compiuta durante la pandemia in termini di alfabetizzazione tecnologica, di potenzialit\u00e0 produttive, di efficienza. Ma a vantaggio di chi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019inversione di prospettiva \u00e8 evidente: non a caso, la fonte richiamata (il d.l. n. 34\/2020, convertito con legge n. 77\/2020) \u00e8 parte integrante del blocco normativo relativo al governo dell\u2019emergenza pandemica, e non di una legge ordinaria di riforma complessiva del mercato del lavoro nel comparto pubblico. Un\u2019inversione talmente macroscopica che emerge in modo palese dalle stesse Linee guida: \u00abl\u2019adozione di questo diverso approccio organizzativo richiederebbe anche un ripensamento complessivo della disciplina del lavoro pubblico. Non sfugge, infatti, che l\u2019attuale disciplina normativa e contrattuale del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche riflette\u00a0<em>modelli organizzativi basati sulla presenza fisica in ufficio<\/em>, con la conseguenza che numerosi istituti relativi al trattamento giuridico ed economico non sempre si conciliano con il cambiamento in atto (si pensi, a titolo di esempio, alla disciplina dei permessi, a quella del lavoro straordinario, ecc.) richiedendo un\u2019azione di revisione complessiva da porre in essere con il\u00a0<em>coinvolgimento delle organizzazioni sindacali<\/em>\u00bb (corsivo mio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come dire: il treno in corsa non pu\u00f2 fermarsi n\u00e9 tornare indietro, lo si lasci passare. Dopo penseremo a costruire stazioni, passaggi a livello e semafori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora una volta, come fu gi\u00e0 per le politiche di\u00a0<em>e-government<\/em>\u00a0degli anni \u201990, la riconversione tecnologica diviene fine a se stessa anzich\u00e9 strumento di un progetto politico sul governo del lavoro. Si afferma che tra i principi del lavoro \u201cagile\u201d vi \u00e8 quello del doveroso perseguimento del \u00abbenessere del lavoratore\u00bb, \u00abin una logica\u00a0<em>win-win<\/em>\u00bb dove \u00abl\u2019amministrazione consegue i propri obiettivi e i lavoratori migliorano il proprio \u201c<em>Work-life balance<\/em>\u00bb; ma di fatto sono le garanzie dei lavoratori ad adeguarsi allo strumento tecnologico, non viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che la logica\u00a0<em>win-win\u00a0<\/em>legata allo\u00a0<em>smart warking<\/em>\u00a0sia una retorica pericolosa e in parte mendace lo hanno ampiamente dimostrato i mesi passati, durante i quali l\u2019accentuazione del lavoro a distanza -oltre le misure rese necessarie da esigenze specifiche e puntuali del lavoratore e dell\u2019organizzazione<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u2013 si \u00e8 tradotto in forme massicce e insostenibili di rottura dei confini fra spazi e tempi di lavoro e di vita. N\u00e9 la questione riguarda solo il settore pubblico, aprendo a nuove forme di sfruttamento che aggravano i contesti di precarizzazione<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possono stabilizzarsi in questo modo misure emergenziali di cos\u00ec grande impatto, trasformandole di fatto in riforme strutturali di pezzi importanti del mercato del lavoro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma soprattutto, dietro e oltre al tema delle garanzie dei lavoratori, pu\u00f2 svuotarsi cos\u00ec la dimensione collettiva e di spazio politico del lavoro quale luogo di espressione del pluralismo e di costruzione del dissenso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il rischio non \u00e8 soltanto quello di una grave svalutazione del lavoro quale condizione fondamentale di dignit\u00e0 e di emancipazione della persona, ma \u00e8 anche quello di spezzare il sistema di relazioni che \u00e8\u00a0<em>trait d\u2019union<\/em>\u00a0fra democrazia politica e democrazia economica e sociale, che \u00e8 alla base del conflitto e della lotta di classe, della capacit\u00e0 dei lavoratori di aggregare forza dialogica e potere contrattuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche per questa via si torna al destino delle libert\u00e0 collettive e della partecipazione effettiva dei lavoratori alla vita economica, sociale e politica del Paese: esisteranno ancora le possibilit\u00e0 concrete di scioperare? Per giungere al momento finale della manifestazione di protesta occorre incontrarsi, parlarsi, discutere, organizzarsi. Occorre, prima di tutto, conoscersi: aver condiviso disagi, aspettative deluse, bisogni familiari, pause alla macchina del caff\u00e8 per raccontarsi frammenti di vita, soste all\u2019uscita del luogo di lavoro in cui ci si attarda sulla previsione di altre possibilit\u00e0. Poi, per mezzo dei\u00a0<em>social<\/em>, si pu\u00f2 fare il resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La narrazione del capitalismo cognitivo e dell\u2019autoimprenditivit\u00e0 rischia non soltanto di assorbire le politiche economico-occupazionali entro paradigmi ben lontani da quelli della democrazia sociale, ma di stabilizzare forme di distanziamento sociale ben lontane dalla democrazia\u00a0<em>tout court.<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li>C) Fra gli spazi collettivi di costruzione delle condizioni di partecipazione vi \u00e8 di certo quello dell\u2019istruzione.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">A fronte degli slanci in avanti di quanti prefigurano il consolidamento dell\u2019uso degli strumenti digitali nella scuola e nell\u2019universit\u00e0, in vista di modalit\u00e0 didattiche pi\u00f9 attrattive ed efficienti, pi\u00f9 valutabili e competitive, i mesi passati hanno opposto gravi danni in termini di socializzazione dei pi\u00f9 giovani, accrescimento delle dipendenze (da alcool, droghe, esposizione a video giochi e\u00a0<em>social<\/em>), crescita di forme di violenza, abbandoni scolastici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in questo caso il tema \u00e8 assai pi\u00f9 ampio e complesso, ma la dimensione relazionale e dello sviluppo evolutivo della persona rispetto al rapporto con i propri simili e con la collettivit\u00e0 trova qui un altro snodo cruciale. Anche la scuola e l\u2019universit\u00e0 sono spazi collettivi e politici, oltre che di istruzione strettamente intesa, ove prende l\u2019avvio la costruzione di una \u201ccittadinanza interiore\u201d che viene prima e sar\u00e0 guida della cittadinanza politica. Quella libert\u00e0 di riunirsi che in passato si \u00e8 tradotta in assemblee, occupazioni, manifestazioni, rappresentanza, \u00e8 qui la prima preziosa sperimentazione di una dimensione collettiva che di nuovo richiede compresenza fisica e vicinanze di corpi, di sguardi che i volti nei riquadri delle piattaforme\u00a0<em>e-learning<\/em>\u00a0non possono sostituire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 molto si \u00e8 perso di quei rituali nei quali si scandiva il tempo di un crescere e confrontarsi che, attraverso la scuola, si proiettava su spazi temporali ed esistenziali pi\u00f9 ampi: ad esempio l\u2019abbandono del diario, ormai soppiantato da registri e agende elettroniche eterogestite che scandiscono un tempo digitale, ma di cui taluno molto opportunamente ricorda la valenza etico-politica nel consentire un allenamento alla presenza nel proprio tempo, che \u00absi fa coscienza responsabile e cura di un pi\u00f9 vasto ordine naturale e aristotelicamente civile\u00bb [Iasonni 2020, 119].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">V\u2019\u00e8 da chiedersi quanto altro ci si potr\u00e0 permettere in termini di sgretolamento delle relazioni e della vicinanza fisica nelle fasi evolutive dell\u2019esistenza, con cosa si potr\u00e0 contrabbandare lo sviluppo \u201cpieno\u201d della persona voluto dall\u2019art. 3 Cost. [Barbati 2020; Calvano 2020].<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li>D) La \u201cpartecipazione dei lavoratori\u201d rimanda infine alla dimensione economica.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Se molte piccole attivit\u00e0 commerciali falliscono mentre Amazon e altri giganti della Rete moltiplicano i profitti (peraltro grazie a una mole ingente e sommersa di lavoro sottopagato), al danno economico e occupazionale si aggiunge quello dell\u2019ulteriore svuotamento degli spazi di prossimit\u00e0 e di contatto sociale. Lo spostamento crescente di gran parte degli acquisti di beni e servizi verso le piattaforme digitali produce una ennesima forma di distanziamento sociale, poich\u00e9 erode di fatto una rete di luoghi ove il commercio \u00e8 anche relazione e incontro in quanto legato a territori e comunit\u00e0, culture, identit\u00e0, memorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in questo caso, la lettura del dato statico della crisi economica e la conseguente finanziarizzazione dei diritti produce misure miopi rispetto allo sfondo pi\u00f9 ampio delle condizioni materiali che influiscono sulla partecipazione effettiva alla vita del Paese. Ed anche in questo caso la stabilizzazione di misure emergenziali (come i sussidi\u00a0<em>una tantum<\/em>), in luogo del contrasto allo svuotamento del commercio di prossimit\u00e0 come spazio di vita, sembra mirato pi\u00f9 a \u00abcalmierare il conflitto sociale\u00bb che a rilanciare le espressioni di un\u2019autentica democrazia economica [Algostino 2020, 298].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbene, tutte le forme di distanziamento emerse in questi esempi sono colpi gravissimi inferti non soltanto a singoli diritti ma anche, per il tramite di questi, ai presupposti, alle condizioni fattuali, ai modi, ai luoghi, agli obiettivi della partecipazione: in una parola, al\u00a0<em>senso<\/em>\u00a0ultimo e pi\u00f9 profondo di questa, l\u2019unico senso cui \u00e8 legittimo riferirsi alla luce dell\u2019art. 3 Cost.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di l\u00e0 dai bilanciamenti fra diritti che si rendono necessari nei momenti di emergenza, emerge cio\u00e8 una poco rassicurante terra di mezzo ove albergano distanziamenti molteplici e subdoli: fenomeni prodotti da misure che, se per un verso non rappresentano pi\u00f9 politiche emergenziali in senso stretto, d\u2019altro canto non appaiono riconducibili neppure a politiche del lungo periodo per tempi di non emergenza. Si tratta piuttosto di politiche di stabilizzazione nel lungo periodo delle logiche e degli strumenti emergenziali: cosa ben diversa, poich\u00e9 un conto \u00e8 valutare e correggere costantemente il tiro delle politiche, altro \u00e8 cristallizzare gli strumenti emergenziali in un dopo che non pu\u00f2 in tal modo evolvere ed emanciparsi dall\u2019emergenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto \u00e8 che la normalizzazione dell\u2019emergenza, legata a orizzonti di paura e incertezza, \u00e8 da sempre strategia cara alle politiche del controllo<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>: da sintomi di patologie del sistema democratico, distanza e distanziamento assurgono a strumenti fisiologici di governo delle vite, agevolati dalla dinamica naturalmente frammentante delle logiche emergenziali. Quando poi queste ultime si saldano con tecnocrazia, finanziarizzazione delle fragilit\u00e0, rottura della dimensione territoriale dei diritti e potere digitale, l\u2019abbraccio che ne deriva \u00e8 mortale; e la \u00abdialettica della libert\u00e0\u00bb si riduce a recinto ove il cittadino (<em>rectius<\/em>\u00a0il cliente, l\u2019utente, il consumatore, il debitore, ecc.) \u00ab\u00e8 il nuovo detenuto\u00bb [Rimoli 2020, 8].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019emergenza \u00e8 insomma dispositivo da sempre funzionale all\u2019estromissione delle persone dalla scena pubblica e al consolidamento di un decisionismo accentrato, autoritario, tecnocratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diciamolo. Distanziamento e confinamento sono espressioni che sembravano consegnate a un tempo buio della storia: quello degli esperimenti di ingegneria sociale condotti dal nazismo nei confronti degli ebrei, culminati nell\u2019eliminazione fisica ma in realt\u00e0 costruiti a partire da forme articolate e misure crescenti di\u00a0<em>distanziamento sociale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una realt\u00e0 profondamente diversa, si dir\u00e0. Con ragioni e obiettivi altrettanto diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure non manca chi ritiene che fenomeni come quello dell\u2019Olocausto siano tutt\u2019altro che isolati: non deviazioni irripetibili della Storia bens\u00ec particolari combinazioni di dimensioni della modernit\u00e0, che ben possono ripetersi seppure con forme e modalit\u00e0 diverse. In effetti basta guardarsi attorno per scorgere ancora oggi, sempre vive e striscianti, le tentazioni del confinamento: una fra tante, la vicenda dei centri di permanenza temporanea per i migranti clandestini, in quella prima disciplina che li vide come luoghi di sostanziale deportazione pi\u00f9 che di accoglienza, e di grave lesione dei diritti fondamentali e della dignit\u00e0, come ebbe poi a riconoscere la Corte costituzionale<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il celebre esperimento di psicologia sociale condotto da Stanley Milgram nel 1961 aveva drammaticamente dimostrato proprio questo: la relazione che esiste fra distanziamento sociale, autorit\u00e0 e autoritarismo. Con l\u2019accrescersi del primo diminuisce progressivamente la capacit\u00e0 di percepire le conseguenze dannose di regole o comandi ingiusti, e quindi la capacit\u00e0 di interrompere la sequenza di azioni ingiuste, di reagire, di dire no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che colpisce delle argomentazioni che negano l\u2019unicit\u00e0 e l\u2019irripetibilit\u00e0 di fenomeni come l\u2019Olocausto \u00e8 l\u2019indicazione delle sue dinamiche portanti: la tecnicizzazione e specializzazione delle competenze in chiave di efficienza, che consente di scindere il processo psicologico della razionalit\u00e0 del decisore dalla razionalit\u00e0 delle conseguenze oggettive dell\u2019azione; la conseguente sostituzione dell\u2019efficienza alla moralit\u00e0 dell\u2019azione, e della responsabilit\u00e0 tecnica a quella morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi \u00e8 sempre un progetto di \u201cordine\u201d alla base del potere dominante: ieri \u201cliberarsi degli ebrei\u201d, oggi ripristinare presunte normalit\u00e0 dopo lo scompiglio delle emergenze e delle crisi. Ma una volta posto il progetto, come ricorda Bauman, questo conferisce alle azioni conseguenti la loro legittimazione, la burocrazia tecnocratica gli offre il veicolo, e la paralisi della societ\u00e0 gli d\u00e0 il segnale di \u201cvia libera\u201d [Bauman 2010, 162]. Possono cos\u00ec prodursi azioni che sono funzionali ed efficienti rispetto agli scopi del grande progetto anche se in stridente contrasto con gli interessi vitali dei soggetti coinvolti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019effetto perverso di questa dinamica \u00e8 la rottura di quella componente costitutiva di ogni condotta etica che \u00e8 il legame fra responsabilit\u00e0 e prossimit\u00e0: la prima viene di fatto erosa (o messa a tacere) quando si erode la prossimit\u00e0; e ci\u00f2 innesca processi di trasformazione che sono di fatto processi di separazione sociale, generatori di indifferenza e invisibilit\u00e0, e di pi\u00f9 facile manipolabilit\u00e0 del rapporto fra mezzi e fini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019aderenza di queste considerazioni al tempo attuale \u00e8 sconcertante, poich\u00e9 getta una luce ancora pi\u00f9 sinistra sull\u2019abbraccio perverso esistente tra elementi che appaiono ancora gli stessi: efficienza, spoliticizzazione e tecnicizzazione delle competenze, distanziamenti sociali, paura. A questi si aggiungono oggi il potere finanziario e quello digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La finanziarizzazione delle crisi e dei diritti e le nuove forme di distanziamento sociale oggi fornite a buon mercato dai\u00a0<em>media<\/em>\u00a0digitali si saldano con l\u2019autoritariet\u00e0 continuamente chiamata in causa dalle politiche dell\u2019emergenza. E il passo verso forme di rinnovato totalitarismo \u00e8 breve, se \u00e8 vero che questo altro non \u00e8 che un potere sollecitato dalle paure che esso stesso genera, che costruisce i propri strumenti di governo sulla promessa di efficacia anzich\u00e9 sulla richiesta di legittimazione, che non produce pi\u00f9 libert\u00e0 ma si esercita in sue continue limitazioni [Arendt \u00a02008; Nussbaum 2018].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa ambiguit\u00e0 nel modo del potere dominante di maneggiare obiettivi e strumenti del distanziamento ha inevitabili ricadute nella vita concreta dei diritti fondamentali: accentuazione delle garanzie formali dei diritti a discapito di quelle sostanziali; sovrarappresentazione dei diritti civili a discapito di quelli sociali e politici; svuotamento dei luoghi della partecipazione effettiva, della espressione del pluralismo e del conflitto sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E cos\u00ec, mentre i diritti civili conquistano terreno in carte generose di riconoscimenti (consolazione dell\u2019individuo), i diritti sociali languono e agonizzano nei luoghi dove la partecipazione a distanza non arriva (sacrificio della persona), dove occorre lottare insieme per affrancarsi dall\u2019ingiustizia sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si contrabbanda\u00a0<em>bios<\/em>\u00a0per\u00a0<em>zo\u00e8<\/em>. Il riduzionismo della complessit\u00e0 umana, a cominciare dai corpi \u00abdissolti nella virtualit\u00e0\u00bb, \u00e8 il prodotto della \u00abrazionalit\u00e0 neoliberale che spinge l\u2019idea di libert\u00e0 fino al dissolvimento dei limiti posti dalla biologia\u00bb [Pitch 2020, 7].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"5\">\n<li><strong>La fatica del dissenso e le metamorfosi della partecipazione: nell\u2019\u00aballeanza dei corpi\u00bb una via irrinunciabile per la democrazia sociale<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Aver richiamato l\u2019Olocausto pu\u00f2 apparire azzardato. Eppure quella vicenda ancora oggi mette in guardia su ci\u00f2 di cui \u00e8 capace la moderna tendenza alla razionalizzazione e all\u2019ingegneria sociale se non viene controllata e mitigata. Difficile non ritenere, ancora con Bauman, che \u00abogni aggressione al pluralismo sociale e culturale e alle possibilit\u00e0 di una sua espressione politica, ogni passo verso l\u2019indebolimento delle basi sociali della democrazia politica rende un po\u2019 pi\u00f9 realizzabile un disastro sociale di dimensioni analoghe a quelle dell\u2019Olocausto\u00bb [Bauman ivi, 163].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel suo collegamento con l\u2019eguaglianza sostanziale e la giustizia sociale, il principio di partecipazione intendeva essere lo snodo delle molteplici forme di espressione di quel pluralismo, quali strumenti di esercizio della sovranit\u00e0 ma anche di una costante vigilanza democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se ci\u00f2 \u00e8 vero, che dire del destino della partecipazione a fronte dei nuovi distanziamenti dai quali sono oggi accerchiate l\u2019autonomia e i diritti delle persone? La figura claudicante cui hanno dato luogo le altalenanti vicende della partecipazione deve considerarsi una volta per tutte defunta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure di partecipazione si continua a parlare, sempre invocando valori\u00a0<em>lato sensu\u00a0<\/em>democratici anche se con le esperienze e gli esiti pi\u00f9 vari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta evidentemente di un riferimento ineludibile per qualunque aspirazione ad assetti democratici: un riferimento di tipo concettuale e valoriale prima ancora che politico e giuridico, espressione di un bisogno esistenziale e sociale prima ancora che manifestazione di sovranit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto \u00e8 che la partecipazione \u00e8 dura a morire, proprio perch\u00e9 legata alle spinte dell\u2019umano. Nei fatti, la pluralit\u00e0 esiste: altra cosa \u00e8 se e come essa riesca ad esprimersi e a trasformarsi in pluralismo. Ugualmente, nei fatti il dissenso esiste: altra cosa \u00e8 se e come esso riesca a manifestarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non credo al ritratto sprezzante e cinico di un popolo supino, inconsapevole, che ubbidisce senza reagire. In parte \u00e8 vero, la paura e lo spaesamento da sempre favoriscono dinamiche di asservimento e rassegnazione. Ma si tratta di un ritratto riduttivo e parziale, tanto pi\u00f9 dannoso quando maneggiato semplicisticamente da chi contesta l\u2019autoritarismo antidemocratico del governo neoliberale, perch\u00e8 fornisce argomenti pericolosamente funzionali alle politiche del controllo che pure si vorrebbero combattere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0, il controcanto della retorica del \u201cre nudo\u201d \u00e8 oggi l\u2019esistenza di un orizzonte popolato da forme di partecipazione che vanno spostandosi e mutando pelle: un arcipelago mutevole composto da isole di vera e propria resistenza umana e collettiva, da persone che fanno, che si ritrovano, che inventano, e che nel farlo tengono a distanza il veleno deleterio del cinismo e del senso di sconfitta. Persone tutt\u2019altro che illuse o ignare della realt\u00e0, che indossano la sovranit\u00e0 non come rivendicazione fine a se stessa ma come veste concreta, di certo imperfetta ma pur sempre reale. E come tale la agiscono. E vivono, senza chiederla, la presenza che quella sovranit\u00e0 pur ammaccata porta con s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A fronte delle bardature proceduralistiche della partecipazione cara al sistema neoliberale, troppo spesso disinnescata in consultazioni dal sapore individualistico e polarizzante (tanto pi\u00f9 se\u00a0<em>online<\/em>), si stanno facendo strada altre forme che mostrano di voler recuperare i modi, i tempi e i luoghi del pluralismo sociale e collettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da un lato vi sono le forme di partecipazione che in vario modo mettono in atto il paradigma solidaristico, in una prospettiva di \u201csovranit\u00e0 praticata\u201d che ricongiunge il principio partecipativo con quelli di cooperazione e di sussidiariet\u00e0 orizzontale. Rigenerazione urbana e riqualificazione dei luoghi, cura e produzione di beni comuni, patti di collaborazione, amministrazione condivisa, imprese di comunit\u00e0, economia circolare, co-progettazione, narrazione di comunit\u00e0: una realt\u00e0 diffusa fatta di alleanze, multiformi e innumerevoli, che quotidianamente si misurano con l\u2019ordine che le sovrasta costruendo le trame di un\u2019altra politica; esperienze che arrivano anche a produrre nuova giuridicit\u00e0, ossia ad influenzare il ripensamento di categorie giuridiche, istituti, garanzie<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019altro lato vi sono le forme di partecipazione che, al di fuori di qualsivoglia istituzionalizzazione, ricongiungono il principio partecipativo ai valori del dissenso, del conflitto, della protesta. Si tratta dei movimenti e delle forme di c.d. democrazia dal passo, cos\u00ec definite a sottolinearne la specificit\u00e0 rispetto agli istituti della democrazia partecipativa, della democrazia diretta e della sussidiariet\u00e0 orizzontale. I movimenti territoriali veicolano \u00abuna conflittualit\u00e0 \u201cnuova\u201d\u00bb, ove la protesta si coniuga con la proposta e la rivendicazione di modelli alternativi di societ\u00e0 rispetto a quello dominante; \u00abcontrappongono socialit\u00e0 e condivisione all\u2019individualizzazione e alla frammentazione competitiva del mercato\u2026, propongono e sperimentano nuovi modi di intendere la democrazia\u2026, rappresentano in modo nuovo rispetto alle contrapposizioni dei partiti novecenteschi il conflitto sociale\u00bb [Algostino 2018, 41].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi due fenomeni, apparentemente diversi, sono in realt\u00e0 fortemente complementari perch\u00e9 convergono nel ricongiungere la dimensione partecipativa con quelle della solidariet\u00e0 e del dissenso, quali elementi portanti della democrazia sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta di forme di partecipazione che hanno in comune la compresenza fisica e gli spazi collettivi, e che assumono l\u2019interdipendenza e le relazioni come nucleo costitutivo e ineludibile dell\u2019essere umano [Pitch ivi, 7]: una concezione della libert\u00e0 e dell\u2019autotomia contrastante con quella individualizzante della razionalit\u00e0 neoliberale, in quanto fondata sulla \u00abresponsabilit\u00e0 \u201cper\u201d (piuttosto che \u201cdi\u201d)\u00bb, che ne fa gli avamposti di una vera e propria \u00abresistenza costituzionale\u00bb [Preterossi 2007]<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Emergono cos\u00ec le coordinate di una mappa parallela a quella dei racconti ufficiali, basata sulla presenza anzich\u00e9 sull\u2019assenza, sull\u2019agire anzich\u00e9 sul subire, sulle spinte riappropriative della resistenza anzich\u00e9 su quelle pericolosamente adattive della pi\u00f9 nota (e abusata) resilienza, sui paradigmi pi\u00f9 esigenti della democrazia sociale anzich\u00e9 su quelli fragili della democrazia liberale (e delle sue derive neoliberiste).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto non deve stupire che i principi della democrazia sociale rendano la Costituzione naturale \u00abcompagna\u00bb delle forme di partecipazione e di azione politica che si realizzano al di fuori della rappresentanza [Algostino 2018, 130]: \u00a0sia la dimensione costituzionale che quella dell\u2019esistenza hanno a che fare con l\u2019esperienza della vulnerabilit\u00e0 e il bisogno di un diritto \u00abincarnato\u00bb [Grossi 2017, 53].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E tuttavia, i due versanti esistono e coesistono: quello degli spazi collettivi svuotati e della partecipazione soffocata entro recinti dove la presenza \u00e8 illusoria e manipolabile; quello del pluralismo sociale che si riappropria della partecipazione fisica e vitale, della capacit\u00e0 di dissenso e di cooperazione solidale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sarebbe un errore considerare questi due mondi come realt\u00e0 separate che procedono in parallelo: al contrario, il destino delle \u201cnuove\u201d forme di partecipazione \u00e8 pesantemente influenzato dalla tenacia prensile e pervasiva degli ostacoli che da sempre -e tanto pi\u00f9 oggi- affliggono la partecipazione pi\u00f9 tradizionale, e che non paiono destinati a dissolversi facilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per un verso, la partecipazione \u201ceffettiva\u201d mostra di traslocare sempre pi\u00f9 massicciamente negli spazi del privato\/sociale e del pubblico\/istituzionale di livello locale; mentre diserta gli spazi del politico\/istituzionale\/finanziario di livello nazionale e sovranazionale. Di nuovo un confinamento, dunque? Una partecipazione figlia di un Dio minore, disinnescata negli angoli meno scomodi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per altro verso, se un ridisegnamento degli ambiti spaziali della partecipazione \u00e8 certamente in atto, questo \u00e8 anche il fulcro e l\u2019oggetto della sua esplicita rivendicazione: lo spazio, i luoghi, e con essi l\u2019abitare, fatto non solo di contenitori ma di regole sostenibili e dignitose di governo delle vite; un processo di riterritorializzazione dei diritti nel quale la partecipazione si riappropria delle libert\u00e0 collettive, resiste e si rinnova negli spazi di compresenza fisica [Capone 2020].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma, ancora, questi luoghi sono gli stessi su cui si abbattono le nuove forme di distanziamento sociale che ho ricordato. E la partecipazione si ritrova sempre pi\u00f9 spesso inscenata da individui dimezzati, sospesi nella stessa giornata fra\u00a0<em>smart working<\/em>\u00a0e beni comuni,\u00a0<em>dad\u00a0<\/em>e cooperazione, valutazioni efficientistiche e protesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa tensione incessante fra l\u2019istinto di presenza e i tentacoli dei distanziamenti, la partecipazione torna a rivelare la propria anima resistenziale e di presidio democratico. Quale struttura portante di una Costituzione figlia della Resistenza [Rodot\u00e0 2017], la partecipazione \u00e8 innanzitutto difesa della presenza e delle possibilit\u00e0 di espressione delle specificit\u00e0 dell\u2019umano, \u00e8 connettersi costantemente con le grandi domande, \u00e8 movimento incessante verso un oltre, un orizzonte; \u00e8 audacia e visionariet\u00e0, come diceva Zambrano, cio\u00e8 capacit\u00e0 di avere una visione e di popolarla. Ed \u00e8 soglia di uno spazio fisico e collettivo che nessuna emergenza n\u00e9 spazio virtuale possono dissolvere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la Rete e i\u00a0<em>social media<\/em>\u00a0possono essere spazi di diffusione di contro-narrazioni che consentono di reagire all\u2019invisibilit\u00e0, lo spazio esterno al\u00a0<em>web<\/em>\u00a0rimane luogo insostituibile di resistenza \u201cfisica\u201d affidata a pratiche di presenza e compresenza, luogo della prossimit\u00e0 che viene opposta ai paradigmi distanzianti delle narrazioni dominanti, luogo del dissenso che pu\u00f2 tradursi in \u00aballeanze di corpi\u00bb per un \u00abagire di concerto\u00bb [Butler ivi, 20] che mette in atto visioni e progettualit\u00e0 politiche diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo orizzonte, in cui il bisogno di compresenza fisica non \u00e8 affatto morto ma si sposta, opponendosi ai distanziamenti e all\u2019invisibilit\u00e0, pu\u00f2 ravvisarsi in controluce la\u00a0<em>silhouette<\/em>\u00a0di una partecipazione dal corpo sfigurato e diseguale, che in talune parti mostra i segni di una n\u00e8crosi galoppante e in altre va reincarnandosi in forme diverse: pulsioni di una dimensione corale che rappresenta l\u2019anima pi\u00f9 vera ed esigente della partecipazione cara al costituzionalismo emancipante, che stancamente va oltre, disperde le braci di ci\u00f2 che \u00e8 defunto, chiede testardamente altre parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Arendt, H.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2008,\u00a0<em>Sulla violenza<\/em>\u00a0(1970), Guanda, Parma, 2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Algostino, A.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,\u00a0<em>COVID-19: stato di emergenza, diritti e conflitto sociale<\/em>, in A. Ciattini, M.A. Pirrone (a cura di),\u00a0<em>Pandemia nel capitalismo del XXI secolo<\/em>, PM Edizioni, Torino, pp. 298-301<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Algostino, A.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2018,\u00a0<em>Settant\u2019anni di \u201cuso\u201d della Costituzione: da patto sociale e progetto alternativo? Brevi note per un contributo al seminario di costituzionalismo.it<\/em>, Costituzionalismo.it, n. 2, pp. 123-133<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Algostino, A.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2018,\u00a0<em>I movimenti territoriali: una nuova manifestazione del conflitto sociale?<\/em>, Parolechiave, n. 60, pp. 35-47<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Allegretti, U.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2011,\u00a0<em>Modelli di partecipazione e governance territoriale. Prospettive per i processi partecipativi nei comuni \u201cdopo\u201d le circoscrizioni<\/em>, Ist. del federalismo, n. 2, pp. 193-214<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Atripaldi, V.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1974,\u00a0<em>Contributo alla definizione del concetto di partecipazione nell\u2019art. 3 Cost.,\u00a0<\/em>in Aa.Vv.<em>, Strutture di potere, democrazia e partecipazione<\/em>, ESI, Napoli, pp. 11-28<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Barbati, C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,\u00a0<em>Le universit\u00e0 \u201calla prova\u201d della transizione digitale<\/em>,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.costituzionalismo.it\/\">Costituzionalismo.it<\/a>, n. 3, pp. 82-102<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Bauman, Z.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2010, Modernit\u00e0 e Olocausto, Il Mulino, Bologna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Butler, J.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2017,\u00a0<em>L\u2019alleanza dei corpi<\/em>, Nottetempo, Milano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Bobbio, N.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1971,\u00a0<em>Crisi di partecipazione in che senso?<\/em>, in R. Orecchia (a cura di),\u00a0<em>Rapporto tra diritto e morale nella coscienza giuridica contemporanea. Il problema della partecipazione politica nella societ\u00e0 industriale<\/em>, Giuffr\u00e8, Milano, pp. 82-103<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Calamandrei, P.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2018,\u00a0<em>L\u2019avvenire dei diritti di libert\u00e0\u00a0<\/em>(1975), Galaad, Gorgonzola (MI)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Calvano, R.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,\u00a0<em>L\u2019istruzione, il covid-19 e le diseguaglianze<\/em>,\u00a0<em>\u00a0<\/em><a href=\"http:\/\/www.costituzionalismo.it\/\">Costituzionalismo.it<\/a>, n. 3, pp. 57-86<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Capone, N.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,\u00a0<em>Lo spazio e la norma. Per una ecologia politica del diritto<\/em>, Ombre Corte, Verona<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019Acunto, S.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,<em>\u00a0\u201cSorry, we tricked you\u201d.\u00a0<\/em><em>Ken Loach e le promesse tradite del neoliberismo<\/em>,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.costituzionalismo.it\/\">Costituzionalismo.it<\/a>, n. 1, pp. 53-59<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Fichera, F.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1974,\u00a0<em>Spunti tematici intorno al nesso tra principi di eguaglianza e di partecipazione di cui all\u2019art. 3, 2\u00b0 comma, della Costituzione<\/em>, in AA.VV.<em>, Strutture di potere, democrazia e partecipazione<\/em>, ESI, Napoli, pp. 29-51<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Grossi, P.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2017,\u00a0<em>L\u2019invenzione del diritto<\/em>, Laterza, Roma-Bari<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Iasonni, M.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,\u00a0<em>Diario addio<\/em>, Il Ponte, n. 6, pp. 118-120<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Masrocci P.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,\u00a0<em>Lo spazio digitale dei lavori parlamentari e l\u2019emergenza sanitaria Covid<\/em>, in Liber amicorum per Pasquale Costanzo,\u00a0<em>Diritto costituzionale in trasformazione<\/em>, vol. II \u2013\u00a0<em>Il diritto pubblico della pandemia<\/em>, Consultaonline,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.giurcost.org\/\">www.giurcost.org<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nussbaum, M.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2018,\u00a0<em>The Monarchy of Fear. A Philosopher Looks at Our Political Crisis<\/em>, Simon &amp; Schuster, New York<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pace, A.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1977,\u00a0<em>Commento art. 17<\/em>, in Commentario della Costituzione a cura di G. Branca, Zanichelli, Bologna \u2013 Roma, pp. 145-190<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pitch, T.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,\u00a0<em>Riflessioni dalla pandemia<\/em>,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.costituzionalismo.it\/\">Costituzionalismo.it<\/a>., n. 2, pp. 1-10<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Preterossi, G.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2007,\u00a0<em>Residui, persistenze e illusioni: il fallimento politico del globalismo<\/em>, Scienza&amp;Politica, n. 57, pp. 105-126<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ranelletti, O.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1908,\u00a0<em>La polizia di sicurezza<\/em>, in\u00a0<em>Primo Trattato completo di diritto amministrativo italiano<\/em>, a cura di V.E Orlando, vol. IV, parte 1, S.E.L., Milano, pp. 205-1256<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Rimoli, F.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,\u00a0<em>Democrazia, populismo digitale e \u201cneointermediazione\u201d politica: i rischi del cittadino telematico<\/em>, in\u00a0<em>Liber amicorum per Pasquale Costanzo<\/em>, Consultaonline,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.giurcost.org\/\">www.giurcost.org<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Rodot\u00e0, S.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2017,\u00a0<em>Costituzione \u201cfiglia\u201d della Resistenza<\/em>, in\u00a0<a href=\"http:\/\/www.hyperpolis.it\/\">www.hyperpolis.it<\/a>, 26 giugno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ruotolo, M.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2006,\u00a0<em>La libert\u00e0 di riunione e di associazione<\/em>, in R. Nania e P. Ridola (a cura di),\u00a0<em>I diritti costituzionali<\/em>, Giappichelli, Torino, pp. 677-726<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tarli Barbieri, G.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2006,\u00a0<em>Commento art. 17<\/em>, inR. Bifulco, A. Celotto, M. Olivetti (a cura di),\u00a0<em>Commentario della Costituzione<\/em>, vol. I, Utet, Milano, pp. 383-403<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Valastro, A.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2014,\u00a0<em>Internet e strumenti partecipativi nel rapporto fra privati e amministrazioni<\/em>, in P. Passaglia \u2013 M. Nistic\u00f2 (a cura di),\u00a0<em>Internet e Costituzione<\/em>, Giappichelli, Pisa, pp. 245-262<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Valastro, A.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2020,<em>\u00a0Internet e social media prima e dopo il Coronavirus: fraintendimenti e deviazioni che tradiscono la democrazia sociale<\/em>, in Liber amicorum per Pasquale Costanzo,\u00a0<em>Diritto costituzionale in trasformazione<\/em>, vol. I \u2013\u00a0<em>Costituzionalismo, reti e intelligenza artificiale<\/em>, Consultaonline,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.giurcost.org\/\">www.giurcost.org<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0V. ad esempio l\u2019art. 36 Cost., che riconosce il diritto del lavoratore ad una retribuzione non solo \u201cproporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del lavoro svolto\u201d ma commisurata ai parametri pi\u00f9 esigenti di una esistenza libera e dignitosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0La mancata organizzazione preventiva incide soltanto sulla possibilit\u00e0 del preavviso senza far cadere la garanzia costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Si veda per tutti il caso della ricostruzione post terremoto aquilano del 2009, caratterizzatosi per una grave violazione costituzionale non solo dei diritti di partecipazione delle popolazioni coinvolte ma anche delle competenze territoriali locali, di recente ribadite dal nuovo Codice di Protezione Civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Alla base della protesta, avviata dalla Confederazione nazionale dell\u2019Unione Sindacale di Base, la preoccupazione per la salute e la sicurezza dei lavoratori rispetto alla scelta del Governo di mantenere aperti e funzionanti le aziende e gli uffici non essenziali ai fini del contrasto all\u2019espandersi della pandemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Cfr. in particolare Cass. Pen., sez. I, 12 settembre 2014, n. 375961, che ha definito\u00a0<em>Facebook\u00a0<\/em>come \u00abluogo aperto al pubblico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Su questi profili si rinvia al saggio di M. Pietrangelo, in questo numero della rivista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Questa era la filosofia delle leggi nn. 124\/2015 e 81\/2017, con le quali si \u00e8 introdotta la previsione della possibilit\u00e0 di forme di lavoro flessibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0Battaglie come quelle per riconoscere il diritto di disconnettersi, pur condivisibili, rivelano il vero rischio: quello di perpetuare un sistema giuridico meramente difensivo, che allunga le carte dei diritti civili mentre sacrifica i diritti sociali e i meccanismi redistributivi; un giurisdizionalismo che annulla la dimensione sociale, riduce ogni ipotesi di conflittualit\u00e0 alla dimensione individualistica del singolo (o al massimo di un gruppo) che si rivolge a un tribunale, neutralizzando il momento collettivo dell\u2019agire politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Se la paura costituisce \u00abl\u2019orizzonte insuperabile del capitalismo neoliberista\u00bb, la crisi \u00e8 divenuta permanente perch\u00e9 costituisce la pi\u00f9 abile e pervasiva \u00abmodalit\u00e0 di governo\u00bb di quest\u2019ultimo; e se \u00abcol variare della crisi varia il tipo di paura\u00bb, la politica neoliberista \u00absi esercita nel continuo passaggio dalla crisi economica a quella climatica, energetica, occupazionale, migratoria, e cos\u00ec via\u00bb: S. Vida,\u00a0<em>Neoliberismo, biopolitica e schiavit\u00f9. Il capitale umano in tempo di crisi<\/em>, in Cosmopolis, n. 2, 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>V. in particolare la sentenza della Corte costituzionale n. 105\/2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Si pensi alla sentenza della Corte Costituzionale n. 131\/2020 sull\u2019amministrazione condivisa e le imprese di comunit\u00e0, alla legge della Regione Lazio e ai regolamenti comunali sulla cura condivisa dei beni comuni, alle nuove riflessioni sugli usi civici e gli usi collettivi, alle proposte normative sulle forme di moneta complementare a livello locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Per una valorizzazione in questo senso delle esperienze territoriali si rinvia al saggio di A. Algostino, in questa rivista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Quaderni di Teoria sociale, n.1\/2021, pagg 87 e segg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/\">https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/partecipazione-e-distanziamenti-dove-vanno-il-pluralismo-il-dissenso-e-il-conflitto-sociale\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0HYPERPOLIS Partecipazione e distanziamenti: dove vanno il pluralismo, il dissenso e il conflitto sociale? di Alessandra Valastro Rincorse terminologiche e spostamenti di significato Nel susseguirsi di emergenze che ormai caratterizza il nostro tempo, quest\u2019ultimo periodo verr\u00e0 ricordato anche per un\u2019ondata di ricadute terminologiche: parole nuove o di altri idiomi che hanno fatto irruzione nel lessico quotidiano, oltre che politico; termini antichi che hanno mutato drasticamente senso e utilizzo; acronimi che si moltiplicano. 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