{"id":66117,"date":"2021-07-07T11:30:07","date_gmt":"2021-07-07T09:30:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66117"},"modified":"2021-07-07T10:47:24","modified_gmt":"2021-07-07T08:47:24","slug":"acemoglu-e-brancaccio-democrazia-a-rischio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66117","title":{"rendered":"Acemoglu e Brancaccio: \u201cDemocrazia a rischio\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>SOLDI POTERE (Carlo Clericetti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cDa una ricerca che ho condotto con alcuni colleghi \u00e8 risultato che i pacchetti di controllo dell\u201980% del capitale azionario mondiale sono posseduti da meno del 2% di tutti gli azionisti del mondo\u201d. L\u2019economista Emiliano Brancaccio, in un dibattito con Daron Acemoglu del Mit di Boston \u2013 uno degli studiosi pi\u00f9 citati del mondo \u2013 tira fuori l\u2019asso dalla manica a sostegno della sua tesi, che riprende la teoria marxiana, secondo cui i capitali tendono inevitabilmente a convergere sotto il controllo di poche mani. \u201cUna espropriazione di capitalisti da parte di altri capitalisti\u201d, spiega; \u201cO, se vogliamo usare un detto popolare, il pesce grosso mangia quello piccolo\u201d. Anche il Fondo monetario, aggiunge Brancaccio, ha parlato di monopolizzazione dei mercati da parte di poche grandi imprese. Il dibattito \u00e8 stato organizzato dalla Fondazione Feltrinelli e dalla Rai-Radio1, e moderato da Americo Mancini del giornale radio Rai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto pi\u00f9 preoccupante, prosegue l\u2019economista, \u00e8 che questa tendenza \u00e8 correlata con alcuni indicatori di deterioramento del tessuto democratico. Il rischio \u00e8 che per questa via si produca una analoga concentrazione del potere politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Brancaccio non \u00e8 il solo ad avere questa preoccupazione. Un altro notissimo studioso, il politologo britannico Colin Crouch, l\u2019inventore del termine \u201cpostdemocrazia\u201d (che \u00e8 anche il titolo di un suo best-seller mondiale), ha dedicato al problema il libro \u201cIl potere dei giganti\u201d, riferendosi appunto alle grandi multinazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cNon c\u2019\u00e8 dubbio che la democrazia sia sotto assedio e sia a un punto pericoloso\u201d, ha ammesso Acemoglu. \u201cSiamo nella fase della sua maggiore debolezza degli ultimi sessant\u2019anni\u201d. E ha proseguito ponendo un problema epistemologico, cio\u00e8 di metodo della scienza. In questi contesti non si pu\u00f2 parlare di \u201cleggi generali\u201d, non si possono risolvere queste questioni solo guardando a quello che \u00e8 successo. Dobbiamo pensare al motivo per cui \u00e8 andata in questo modo e quali erano le alternative. E\u2019 vero che oggi la tecnologia \u00e8 nelle mani di poche aziende e Google, per esempio, \u00e8 la pi\u00f9 grande che si sia mai vista nella storia dell\u2019uomo. Questo fa dire anche a Jo Stiglitz che \u201cil mercato ha fallito\u201d, e questo \u00e8 certamente vero se pensiamo a paesi come ad esempio l\u2019Egitto, o al Myammar. A parte che possiamo dire che alcune di queste economie non sono di mercato puro, ma comunque non se ne pu\u00f2 trarre la conclusione che allora si possa fare a meno del mercato. \u201cQuello che vediamo \u00e8 un fallimento delle istituzioni, della regolamentazione: ci sono cose migliori che possiamo fare. Non ci sono leggi generali nel capitalismo, dipende da chi ha il potere, e questo dipende dalle istituzioni. Non \u00e8 detto che i capitalisti e le grandi aziende siano gli unici attori potenti: ci possono essere anche altri centri di potere, si pu\u00f2 sviluppare il welfare, come hanno fatto i paesi scandinavi fin dagli anni \u201930 del secolo scorso, certo in modo migliore di quanto il mercato avrebbe potuto fare. Ci sono stati molti fallimenti del mercato, specie nei paesi in via di sviluppo, ma questo non vuol dire che la soluzione sia il non-mercato. Certo i mercati debbono essere inseriti in un quadro di regolamentazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Acemoglu riprende qui la tesi che ha sviluppato nel saggio che gli ha dato una notoriet\u00e0 mondiale, \u201cPerch\u00e9 le nazioni falliscono\u201d, scritto insieme a James Robinson. I due studiosi analizzano la struttura di moltissimi Stati e persino di trib\u00f9 africane, concludendo che il successo o il fallimento dipendono essenzialmente dalla struttura istituzionale. Il libro si apre con un caso esemplare: quello della citt\u00e0 di Nogales, a cavallo tra Stati Uniti e Messico, divisa a met\u00e0 dal muro del confine. I suoi abitanti \u201ccondividono gli stessi antenati, amano lo stesso cibo e la stessa musica. (\u2026) Non c\u2019\u00e8 differenza nella geografia, nel clima e neppure nelle malattie tipiche dell\u2019area\u201d. Eppure il reddito degli abitanti della met\u00e0 statunitense \u00e8 circa il triplo di quello dei loro vicini messicani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, sostiene l\u2019economista del Mit, lo Stato deve controllare, non \u00e8 inevitabile che le aziende diventino troppo potenti; ma \u00e8 anche necessario un bilanciamento dei poteri, e deve avere un forte ruolo anche la societ\u00e0 civile. E\u2019 questa, per inciso, anche la soluzione \u2013 piuttosto debole \u2013 indicata da Crouch: la mobilitazione della societ\u00e0 civile. Se aziende come la Philip Morris o la Exxon-Mobil dichiarano continuamente che faranno dei cambiamenti che distruggerebbero il loro business, ha proseguito Acemoglu, certamente mentono, ma lo fanno perch\u00e9 sentono la pressione dell\u2019opinione pubblica. I cittadini, con il voto, possono controllare i loro governi, che a loro volta possono controllare le imprese: per questo la democrazia ha un\u2019importanza fondamentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cTra noi c\u2019\u00e8 un disaccordo per quanto riguarda il metodo scientifico \u2013 riprende Brancaccio \u2013 sull\u2019esistenza o meno di leggi di tendenza del capitalismo. Ma \u00e8 una divisione trasversale rispetto ad orientamenti politici e teorici diversi. Io penso per\u00f2 che l\u2019esistenza di queste leggi di tendenza sia supportata dalle evidenze. Un esempio: paesi estremamente diversi tra loro per caratteristiche istituzionali, politiche, culturali, hanno fatto registrare nel tempo una convergenza nei processi di precarizzazione del lavoro. Non so se Acemoglu \u00e8 d\u2019accordo, ma io la definirei una tendenza di carattere generale, che ha cio\u00e8 contraddistinto la storia del capitalismo nel lungo termine. Per di pi\u00f9 si \u00e8 prodotta indipendentemente dall\u2019avvicendarsi al potere di diverse forze politiche nei diversi paesi. Penso che si possa parlare di leggi generali soprattutto da quando \u00e8 venuta a mancare una grande alternativa di sistema. Possiamo dire tutto il male possibile dell\u2019Unione Sovietica, considerarla un esperimento fallito. Tuttavia \u2013 e su questo anche Mario Monti aveva convenuto nel corso di un nostro dibattito \u2013 da quando il capitalismo si \u00e8 trovato senza rivali, senza una possibile alternativa di sistema, si \u00e8 mosso verso una uniformizzazione tendenziale, che \u00e8 andata al di l\u00e0 delle istituzioni dei singoli paesi. Acemoglu, da sempre attento osservatore delle socialdemocrazie, potr\u00e0 forse convenire con me che persino quelle nordiche da alcuni decenni sono in crisi, e oggi \u00e8 difficile riconoscere una socialdemocrazia come la intendevamo nel Novecento. Ho il sospetto che questa crisi della socialdemocrazia sia il correlato della crisi del comunismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cSono d\u2019accordo sul fatto che oggi le socialdemocrazie siano in crisi \u2013 \u00e8 la replica di Acemoglu \u2013 e sono in parte d\u2019accordo che questo sia dovuto al crollo dell\u2019Unione Sovietica. Ma penso che le socialdemocrazie siano in crisi perch\u00e9 non hanno generato una nuova agenda. Blair, Clinton, Obama e altri leader hanno aderito tutti all\u2019dea che bisognasse andare verso una globalizzazione non limitata, far funzionare i mercati e magari poi redistribuire, ma questa redistribuzione \u00e8 stata molto scarsa. Tutti si sono convinti della deregolamentazione, del fatto che non dobbiamo avere paura dei monopoli perch\u00e9 i monopoli portano prezzi pi\u00f9 bassi, come Amazon, Microsoft, Google, eccetera. Anche i socialdemocratici si sono convertiti al\u00a0<i>laissez faire<\/i>. In quella fase sembrava l\u2019unica scelta possibile, ma oggi abbiamo una comprensione migliore di questi problemi. Io penso che siano necessari molti elementi della socialdemocrazia \u201cvecchio stile\u201d, migliore organizzazione e migliori stipendi per i lavoratori, una rete di sicurezza sociale migliore, redistribuzione. Bisogna dare pi\u00f9 potere ai lavoratori, ma anche ai cittadini, in modo che abbiano un ruolo maggiore nella societ\u00e0. E\u2019 facile? Certamente no, ma io penso che sia possibile. Se invece che nel 2021 fossimo nel 1821, a Manchester o a Londra, vedremmo donne e bambini che lavorano in condizioni orribili, un\u2019aspettativa di vita molto bassa, ambienti insalubri, retribuzioni reali ferme dalla met\u00e0 del secolo precedente. Ma negli anni successivi ci fu un cambiamento istituzionale, con l\u2019allargamento del diritto di voto, e questo cambi\u00f2 gli equilibri di potere con un conseguente miglioramento della situazione. Certo, ci furono disordini e i soldati uccisero molte persone. Ma perch\u00e9 a un certo punto si decise di non mandare pi\u00f9 soldati a uccidere ancora pi\u00f9 persone? Perch\u00e9 i giornali cominciarono a denunciare questa situazione, e man mano la societ\u00e0 civile cominci\u00f2 a giudicare inaccettabile che questo potesse accadere. Dunque, quando si crea una pressione sociale i mercati possono essere incanalati in una direzione diversa e i guadagni possono essere condivisi. Naturalmente tutto questo funziona se la democrazia resiste, e abbiamo detto che \u00e8 in pericolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un pericolo che oggi sembra venire soprattutto dai sovranismi, che data l\u2019afasia della sinistra sembrano essere la sola alternativa al neoliberismo dominante. Brancaccio: \u201cCresciuti dopo la crisi del 2008, :in una prima fase hanno raccolta istanze sociali, culturali e politiche molto diversificate, ma negli ultimi tempi hanno assunto decisamente un carattere di destra nazionalista. Dicono di essere molto attente alle istanze nazionali, ma martellano sulla questione dei migranti e non dicono una parola sul controllo dei movimenti internazionali dei capitali. Sembrano essere espressione di quel capitalismo in affanno per il processo di centralizzazione dei capitali che cerca per questo una protezione nazionalistica. Quanto ai miglioramenti nella condizione dei lavoratori, le parole di Acemoglu mi hanno fatto venire in mente la famosa frase del <i>Manifesto del partito comunista<\/i>: \u201cLa storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 storia di lotte di classe\u201d. Ma questi tempi cos\u00ec caotici e tumultuosi fanno maturare il superamento di alcuni tab\u00f9. Una parola tab\u00f9, per esempio, \u00e8 \u201cpianificazione\u201d. Ma se guardiamo a come si stanno comportando oggi le banche centrali, beh, operano da\u00a0<i>market makers<\/i>, stanno governando il mercato, lo stanno fortemente disciplinando. E decidono \u2013 talvolta in modo fortemente discrezionale \u2013 cosa acquistare e cosa no, ossia chi deve vivere e chi deve morire. Io vedo in questo comportamento dei prodromi di pianificazione, e un segno di grandissima turbolenza e anche di confusione ideologica, perch\u00e9 se la pianificazione \u2013 o almeno qualche sua traccia \u2013 comincia ad affiorare persino nel comportamento delle banche centrali, beh, come dicono i cinesi, questi sono tempi interessanti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2021\/06\/27\/acemoglu-e-brancaccio-democrazia-a-rischio\/\">https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2021\/06\/27\/acemoglu-e-brancaccio-democrazia-a-rischio\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0SOLDI POTERE (Carlo Clericetti) \u201cDa una ricerca che ho condotto con alcuni colleghi \u00e8 risultato che i pacchetti di controllo dell\u201980% del capitale azionario mondiale sono posseduti da meno del 2% di tutti gli azionisti del mondo\u201d. 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