{"id":66204,"date":"2021-07-13T11:00:38","date_gmt":"2021-07-13T09:00:38","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66204"},"modified":"2021-07-13T07:42:25","modified_gmt":"2021-07-13T05:42:25","slug":"la-fede-nel-tempo-del-nichilismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66204","title":{"rendered":"La fede nel tempo del nichilismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gazzetta Filosofica (redazione)<\/strong><\/p>\n<p><em>Credere, oggi, ha ancora un senso? Che risposte pu\u00f2 darci la fede, se mai pu\u00f2 ancora darne? E il Cristianesimo? Lo abbiamo chiesto a Duilio Albarello, teologo e docente presso la Facolt\u00e0 teologica di Torino, e a Francesco Postorino, filosofo e saggista cristiano, autore di diversi contributi su nichilismo e postmodernit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11901491377\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i13299ba6b901fe11\/version\/1625588549\/image.jpg\" alt=\"\" data-src-width=\"1000\" data-src-height=\"750\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i13299ba6b901fe11\/version\/1625588549\/image.jpg\" data-image-id=\"7677883177\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Ci sono stati tempi in cui fede e ragione, religione e filosofia, non sono state percepite come due \u201cnemiche\u201d, ma l\u2019una come il compimento dell\u2019altra (pensiamo ad esempio a San Tommaso). Oggi, nell\u2019epoca che si autodefinisce \u201cpostmoderna\u201d, qual \u00e8 il rapporto che si trovano a condividere fede e sapere?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Albarello<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Finch\u00e9 si mettono in rapporto due sostantivi\u00a0\u2013\u00a0\u00abfede e ragione\u00bb\u00a0\u2013\u00a0si continua a immaginare l\u2019esistenza di due entit\u00e0, o di due capacit\u00e0 a s\u00e9 stanti<\/strong>, che poi dovrebbero spartirsi tra di loro i beni, ossia gli ambiti di competenza. Occorre sostituire questa prospettiva con uno schema alternativo, basato sul punto di vista del soggetto in carne ed ossa. Perci\u00f2 <strong>bisogna cominciare a mettere in rapporto due verbi<\/strong>: <strong>\u00abcredere e conoscere\u00bb<\/strong>. I verbi esprimono delle azioni, che hanno appunto bisogno di un soggetto concreto per essere attuate. In effetti, se ci pensiamo, \u00e8 la stessa persona presente a s\u00e9 che crede e che conosce, o sarebbe meglio dire che crede per conoscere, nel momento in cui si impegna ad attuare la propria esistenza, dentro la rete di relazioni con la corporeit\u00e0, con gli altri e con il cosmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta insomma di quell\u2019<strong>esperienza fondamentale dell\u2019umano<\/strong>, in cui il soggetto coglie se stesso, gli altri, il mondo, persino Dio, in modo consapevole e responsabile di fronte a tutti. In fondo, il sapere specialistico non fa altro che rielaborare in maniera riflessiva questa esperienza fondamentale della realt\u00e0, che ogni uomo e ogni donna attivano anche solo in maniera implicita per il fatto stesso di camminare nella vita. \u00c8 grazie a questa radice esperienziale comune che, all\u2019interno del sapere specialistico, sono destinati ad interconnettersi strettamente il livello dell\u2019organizzarsi del funzionamento che \u00e8 indagato dalle scienze empiriche, e il livello dell\u2019emergere del senso che \u00e8 invece interpretato dalla filosofia e dalla teologia. Qui si radica l\u2019unit\u00e0 di ricerca tra le varie forme del sapere. Un\u2019unit\u00e0 di ricerca che implica la capacit\u00e0 di gestire i conflitti sempre possibili, in nome del riconoscimento condiviso di un debito comune nei confronti del primato della realt\u00e0 nella sua complessit\u00e0 irriducibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Postorino<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La filosofia \u00e8 la lente che consente di esplorare in modo razionale la grammatica dell\u2019Eterno<\/strong> e aggiungervi calde note a margine. L\u2019Eterno, per un cristiano, non rappresenta un\u2019oscurit\u00e0 integrale, perch\u00e9 ha un <strong>nome<\/strong>, peraltro riconducibile a Es. 3, 14 (\u201cIo sono colui che sono\u201d), un <strong>volto<\/strong> e un <strong>corpo<\/strong> che muore nell\u2019\u201cora nona\u201d e \u201cvince il mondo\u201d (Gv 16,33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Purtroppo, <strong>la postmodernit\u00e0<\/strong>, ovvero la casa dell\u2019uomo contemporaneo, <strong>tende ad azzerare i fondamentali<\/strong>: cos\u00ec viene disprezzata la <em>filosofia-lente<\/em> (con il rischio sempre pi\u00f9 concreto che il pensiero diventi giuoco intellettualistico adoperato da superuomini-influencer, oppure routine burocratica o ancora un approccio alla vita di cui si pu\u00f2 fare a meno) e naturalmente si ferisce la grammatica dell\u2019Eterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la postmodernit\u00e0 morde i fianchi al \u201csenso\u201d, ne fa le spese soprattutto la possibilit\u00e0 dell\u2019uomo di afferrare il <em>tra<\/em> di ogni esperienza intersoggettiva o relazionale, e viene sconfitto in partenza il tentativo di interloquire con l\u2019assoluto; anzi, l\u2019uomo nel suo essere e la Trascendenza divengono oggi parole fra le altre che alimentano la noia storiografica, sociologica, clericale e giornalistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Tuttavia, la postmodernit\u00e0 offre un\u2019occasione unica a coloro che non intendono svincolarsi da Dio: permette di fare \u201cvuoto\u201d<\/strong>, di riscoprire nella propria pelle il nervo della metafisica, cio\u00e8 quella \u201cgrammatica\u201d (il cui venir meno provoca la distruzione dello spirito cristiano), di ripulire il proprio intrinseco magari archiviando sovrastrutture, gelide categorie e sciocche astrazioni; in altri termini, introduce una \u201ccrisi\u201d doverosa e uno spazio inedito ove si pu\u00f2 finalmente abbracciare il tra e incrociare quel nome, quel volto e quel corpo che costituiscono l\u2019Eterno, vale a dire ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere revisionato n\u00e9 oggi n\u00e9 domani dalla penna del divenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>In un tempo come il nostro, in cui pare esser crollato, appunto, il fondamento di ogni certezza, si assiste talvolta a un \u201critorno alla fede\u201d, come unico modo per continuare a vivere nonostante l\u2019eclissi della verit\u00e0. \u00c8 una mossa sensata? Qual \u00e8 oggi il contributo che la fede pu\u00f2 dare alla nostra vita?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Postorino<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Faccio una premessa ricollegandomi alla mia risposta precedente. La postmodernit\u00e0, a mio avviso, non \u00e8 un fenomeno da liquidare <em>a priori<\/em> e in modo sbrigativo. Provo a spiegarmi con un esempio crudo: se si scopre che all\u2019interno di un appartamento si verificano atti di abuso ai danni di un minore, a nessuno verrebbe in mente di denunciare o condannare l\u2019edificio. Ecco, la postmodernit\u00e0 rappresenta l\u2019edificio in cui vive l\u2019uomo del 2021, <strong>la \u201crealt\u00e0\u201d che non andrebbe confusa con il \u201cmondo\u201d<\/strong>. Quest\u2019ultimo simboleggia il male e per un cristiano andrebbe vinto; ma la realt\u00e0 non pu\u00f2 esser vinta o combattuta. In breve, <strong>la postmodernit\u00e0 \u00e8 la nuova atmosfera entro la quale ciascuno di noi pu\u00f2 scegliere se \u201cvincere il mondo\u201d o \u201cconformarsi al mondo\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il punto \u00e8 che oggi, per vincere il mondo, occorre spogliarsi il pi\u00f9 possibile e restare nudi. Solo la nudit\u00e0 del volto pu\u00f2 amare&#8230;! Solo cos\u00ec si pu\u00f2 riascoltare quella voce e intercettare le sfumature del <em>tu<\/em> o del <em>lui<\/em>. Ma <strong>fare \u201cvuoto\u201d non significa cullarsi nelle rive del <em>Nichts<\/em><\/strong>. Se il vuoto trascendentale si identifica con il Nulla che pu\u00f2 anticipare la rinascita (imperfetta e mancante) di un cuore in tensione, il <em>Nichts<\/em> \u00e8 il \u201cniente del niente\u201d, come lo chiama <strong>Heidegger<\/strong>, cio\u00e8 il falso vuoto, quel mutismo osceno che riflette il passo dell\u2019ospite inquietante e narra soltanto la zona morta di ogni esistenza: il nichilismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La postmodernit\u00e0 pu\u00f2 ospitare entrambi i \u201cvuoti\u201d. Sta a me scegliere! La scelta del primo vuoto mi permette di <em>camminare<\/em> in quella \u201cgrammatica\u201d con i tuoi occhi. L\u2019altra via, invece, mi fa star fermo o mi suggerisce di <em>correre<\/em> in un deserto senza nomi n\u00e9 odori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Albarello<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Davanti alle crisi che segnano le nostre societ\u00e0 e che la pandemia ha amplificato a dismisura, l<strong>a fede si propone come una &#8220;sorgente spirituale&#8221;<\/strong>\u00a0che pu\u00f2 fare la differenza, sia sul piano individuale, sia sul piano collettivo. Intendo una fede che consenta di continuare o ricominciare a dare credito alla vita, prima ancora che a Dio. Se preferiamo, <strong>intendo una fede che pu\u00f2 giungere a dare credito a Dio solo a condizione che emerga come questo consenta di dare incondizionatamente credito alla vita.<\/strong> Al proposito, vorrei soffermarmi su ci\u00f2 che la psicoanalista <strong>Julia Kristeva<\/strong> ha definito con un intrigante gioco di parole l\u2019<strong>\u00abincredibile bisogno di credere\u00bb<\/strong>. Si tratta di una dimensione fondamentale di fiducia, che connota strutturalmente il soggetto umano, in quanto soggetto che parla e che agisce. Kristeva la qualifica come <strong>\u00abuna necessit\u00e0 antropologica, prereligiosa e prepolitica\u00bb<\/strong> (<em>Bisogno di credere. Un punto di vista laico<\/em>, Donzelli 2006), la quale diventa il segno che la ricerca di senso ha un carattere sempre eccedente, perch\u00e9 il suo \u00aboggetto\u00bb per essere colto e accolto domanda un credito, un affidamento. La fede cristiana, ossia quel bisogno di credere che si affida all\u2019inedito dell\u2019Evangelo e se ne lascia plasmare, trova il criterio di verifica decisivo proprio nella sua forza di autentica umanizzazione. <strong>Chi crede nel Nazareno diventa consapevole che un\u2019esistenza promettente\u00a0<\/strong>\u2013\u00a0<strong>poich\u00e9 \u00absalvata\u00bb sia dal delirio di onnipotenza sia dal complesso di impotenza, variazioni sul tema del nichilismo\u00a0<\/strong>\u2013<strong>\u00a0scaturisce dall\u2019intreccio di due dimensioni immancabili: la fiducia in Dio e negli altri<\/strong>, che rende possibile la dedizione per Dio e per gli altri. In questo modo, l\u2019esperienza cristiana si mostra capace di generare e condividere una maniera di abitare il mondo addirittura rivoluzionaria, per il nostro tempo disincantato e piuttosto cinico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Porziuncola, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Qual \u00e8 il tipo di fede che abbraccia il cristiano? E per cosa si caratterizza, soprattutto oggi che abbiamo alle spalle la cosiddetta \u201cmorte di Dio\u201d?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Albarello<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il cristiano sa che la sua fede in Ges\u00f9 gli permette di incontrare ed esperire un Dio dal volto umano<\/strong>. Per questo, fin dall\u2019inizio, l\u2019evangelizzazione si accompagna indissolubilmente all\u2019umanizzazione. Infatti, i primi discepoli riconobbero in Ges\u00f9 una persona &#8220;singolare&#8221;, in quanto si resero conto che in lui, nelle sue parole e nei suoi gesti \u2013 potremmo dire nel suo stile \u2013 diventava percepibile una maniera diversa di stare al mondo. Diventava percepibile una maniera di guardare la realt\u00e0, che rendeva capaci di scorgere le tracce di Dio non solo negli uccelli del cielo, nei gigli dei campi, nelle relazioni buone, ma anche nei sofferenti, nei lebbrosi, in coloro che venivano considerati peccatori, addirittura nei nemici. Da questo punto di vista, <strong>il dono pi\u00f9 fecondo che il cristianesimo \u00e8 incaricato di offrire ad ogni cultura e societ\u00e0 \u00e8 proprio la possibilit\u00e0 di realizzare un umanesimo dei volti<\/strong>, che si fa strada e si alimenta ovunque vengano attuati gesti di dedizione, di cura, di tenerezza, di giustizia, di misericordia, di riconciliazione. Questi sono i <strong>\u00absegni del Regno\u00bb<\/strong>, i quali si raccolgono in quella fraternit\u00e0 eccedente, che fa da ponte invisibile tra la signoria di Dio e la convivenza tra gli umani. Tale fraternit\u00e0 non \u00e8 programmata o prodotta: \u00e8 <strong>\u00abuna cosa felice che accade\u00bb<\/strong> (<strong>R.M. Rilke<\/strong>). La stessa comunit\u00e0 ecclesiale \u2013 come rabdomante dello Spirito\u00a0<b>\u2013<\/b>\u00a0\u00e8 provocata a seguirne con ostinazione le tracce ovunque si lascino intravedere; ed \u00e8 chiamata a benedirne con letizia i gesti, gratuiti e sorprendenti, da chiunque siano compiuti. Soltanto una ricerca umile, aperta, fiduciosa, permette di riconoscerne l\u2019accadere sempre eccedente, addirittura paradossale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Postorino<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La fede cristiana \u00e8 protetta dalla bellezza (senza tempo) della <strong>Porziuncola<\/strong>: pochi metri quadri che non possono mentire! <strong>L\u00ec c\u2019\u00e8 niente: tutto!<\/strong> \u201cL\u00ec\u201d significa \u201cqui\u201d e \u201cadesso\u201d. \u201cQui\u201d posso scegliere se fare Porziuncola o fare mondo. Se faccio Porziuncola non ho tempo per le raffinatezze borghesi, per le polemiche ideologiche e fondamentaliste contro il mio <em>tu<\/em>, per la nausea di <strong>Antoine Roquentin<\/strong>, per un cattolicesimo poco cristiano, per la superbia teoretica. Non ho tempo per il mio (unico) tempo! Chi fa Porziuncola \u201cvince il mondo\u201d, cio\u00e8 vince se stesso, trionfa sui punti neri della propria immagine. Perch\u00e9, in fondo, il \u201cmondo\u201d sono <em>io<\/em> e non gli altri. Il \u201cmondo\u201d \u00e8 l\u2019<em>altro<\/em> me, quell\u2019io che si ostina a ribellarsi alla luce!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, la sentenza esibita da <strong>Nietzsche<\/strong> ha reso certamente pi\u00f9 fredda e buia la nostra casa, ma la \u201cmorte di Dio\u201d non \u00e8 una condanna assoluta, oggettiva e definitiva. Dipende da me e dalla risposta problematica che liberamente offro alla postmodernit\u00e0: se inseguo le illusioni del <em>Nichts<\/em>, allora Dio muore, il mondo resiste e Cristo si rivela assente, annebbiato nei tormenti del Sabato a causa del mio continuo perdurare nel grigio della finitudine; se, al contrario, abito la Porziuncola, faccio \u201cvuoto trascendentale\u201d, tocco i gradini del <em>tra<\/em>, <strong>sento la \u201cmorte di Cristo\u201d (che non \u00e8 la \u201cmorte di Dio\u201d)<\/strong> e respiro l\u2019Eterno vincendo sia il \u201cmondo\u201d (me stesso nel mio tratto egocentrico) sia quella pienezza o soddisfazione storicista che spesso funge da fattore propedeutico al vuoto deresponsabilizzante del <em>Nichts<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Duilio Albarello<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Francesco Postorino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Di fronte alla crisi pandemica si scatena ancora nel cuore umano la domanda sulla giustizia e sensatezza del disegno divino. Abbiamo bisogno di una nuova teodicea?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Albarello<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dramma della pandemia pu\u00f2 essere un\u2019occasione favorevole per superare l\u2019immaginario pagano del <em>deus ex machina<\/em>, che squarcia i cieli e scende per risolvere i problemi di cui gli uomini non sanno venire a capo. Tale prospettiva \u00e8 in netto contrasto con la fede cristiana. Non a caso, <strong>invocare Dio affinch\u00e9 trasformi le pietre in pane \u00e8 considerato da Ges\u00f9 una tentazione da superare, non una forma di preghiera da raccomandare<\/strong>. Certo, dal punto di vista religioso \u00e8 sensato domandare a Dio che intervenga. Nondimeno, dal punto di vista dell\u2019Evangelo, <strong>deve essere chiaro che chi prega si rende disponibile ad essere coinvolto direttamente nell\u2019iniziativa di Dio<\/strong>. Tale iniziativa in effetti ha bisogno di incarnarsi attraverso l\u2019opera umana. <strong>Nel caso dell\u2019epidemia che ci colpisce, \u00e8 in gioco in particolare l\u2019opera della &#8220;cura&#8221;, intesa non solo come efficace applicazione delle terapie mediche, ma anche \u2013 o forse soprattutto \u2013 come buona pratica della dedizione fraterna<\/strong>. Se non fossimo capaci di questa cura, ripetere \u00abSignore! Signore!\u00bb per spingerlo ad irrompere magicamente sarebbe solo un puro esercizio di superstizione. Cristo non promette mai una grazia a buon mercato, non esonera dai problemi, non evita a nessuno l\u2019ingiustizia del male e della morte. In fondo, non eluder\u00e0 neppure lui tale esperienza tragica, fino a morire sulla croce. Si tratta allora di riconfigurare radicalmente l\u2019immagine di Dio: <strong>dal <em>deus ex machina<\/em>\u00a0al Dio coinvolgente<\/strong>, che non \u00e8 mai senza l\u2019uomo. Un Dio che non si aspetta soltanto consumatori passivi della sua iniziativa soprannaturalistica, ma si attende dei co-amanti. Un Dio che desidera persone disposte ad amare con Lui e come Lui, affinch\u00e9 la sua volont\u00e0 buona davvero sia fatta \u00abcome in cielo cos\u00ec in terra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Postorino<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Restano valide e illuminanti le pagine di <strong>Nikolaj Berdjaev<\/strong>. Il filosofo russo, nel secolo scorso, ci esortava a non perdere di vista la dimensione ontologica della libert\u00e0: il dono pi\u00f9 alto e \u201cterribile\u201d che Dio ci ha offerto. Per Berdjaev, infatti, l\u2019uomo \u00e8 libero di agire per il bene o per il male, per l\u2019amore o per l\u2019odio, per il giorno o per la notte. Dio, quindi, non \u00e8 responsabile del male che si consuma nel teatro della vita, dato che ogni esito terreno \u00e8 il frutto di un\u2019azione adempiuta in totale libert\u00e0 dall\u2019uomo. In altri termini, se la persona \u00e8 davvero libera, Dio non pu\u00f2 essere il direttore d\u2019orchestra di cattive sinfonie. Non spetta a Dio, insomma, l\u2019ultima parola sulle vicende intricate del reale (pandemia inclusa!). Mi pare una lettura schietta e onesta, importante per quel desiderio di \u201cresponsabilit\u00e0 esistenziale\u201d che peraltro trapela dai motivi pi\u00f9 nobili della secolarizzazione (da non confondere con il \u201csecolarismo\u201d). E si tratta di una libert\u00e0 \u201cterribile\u201d, come la chiama Berdjaev nella sua suggestiva interpretazione di <strong>Dostoevskij<\/strong>, perch\u00e9 in un attimo ci affaccia al mistero pasquale e l\u2019attimo dopo rischia di farci precipitare nei labirinti del sottosuolo. Una libert\u00e0 meravigliosa, crudele e <em>angosciante<\/em>, come sa bene <strong>Kierkegaard<\/strong>, che regala spazi di mattino ma anche discontinuit\u00e0 pi\u00f9 o meno proficue e arresti. In ogni modo, il cristiano di oggi se alza gli occhi pu\u00f2 ancora vedere la misteriosa testimonianza della croce e di chiodi che gridano in silenzio, e la postmodernit\u00e0, con i suoi progressivi azzeramenti, lo obbliga ad affrettare la scelta tra il vuoto trascendentale e il vuoto nichilista, tra il <em>Nulla<\/em> della rinascita e il <em>Nichts<\/em> della disperazione, tra la grammatica dell\u2019Eterno e le province del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/luglio\/la-fede-nel-tempo-del-nichilismo\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/luglio\/la-fede-nel-tempo-del-nichilismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gazzetta Filosofica (redazione) Credere, oggi, ha ancora un senso? Che risposte pu\u00f2 darci la fede, se mai pu\u00f2 ancora darne? E il Cristianesimo? 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