{"id":66253,"date":"2021-07-15T10:30:07","date_gmt":"2021-07-15T08:30:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66253"},"modified":"2021-07-13T16:09:52","modified_gmt":"2021-07-13T14:09:52","slug":"superbo-rosso-antico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66253","title":{"rendered":"Superbo rosso antico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>EMILIANO BRANCACCIO e di RENATO BRANCACCIO<\/strong><\/p>\n<article id=\"post-9175\" class=\"post-9175 post type-post status-publish format-standard hentry category-articoli category-articolo-in-home category-divulgazione category-in-evidenza\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.emilianobrancaccio.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/superbo-rosso-antico.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-9176\" src=\"https:\/\/www.emilianobrancaccio.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/superbo-rosso-antico-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"208\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cRosso antico\u201d. Fu questo l\u2019appellativo che accompagn\u00f2 Luca (Luigi) Castellano nella sua lunga militanza di intellettuale e artista comunista. Lo pseudonimo gli venne attribuito dal compagno Ferraiulo, a seguito di un intervento che Castellano tenne in una gremita biblioteca della federazione napoletana del partito comunista italiano, in via dei Fiorentini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Era il mese di maggio del 1968. Partecipavano al dibattito il segretario della federazione e la maggioranza dei dirigenti e degli intellettuali comunisti, \u201corganici\u201d e non. Ma ci\u00f2 che dava carattere di straordinariet\u00e0 all\u2019incontro era la presenza di alcuni rappresentanti della \u201cPrimavera di Praga\u201d inviati da Dubcek. Il segretario del partito comunista cecoslovacco era infatti a caccia di consensi, in tutta Europa, a sostegno della sollevazione in atto nel suo paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span id=\"more-9175\"><\/span><br \/>\nDubcek aveva bisogno di raccogliere adesioni intorno alla possibilit\u00e0, da lui evocata, di edificare un socialismo che, rispetto a quello sovietico, garantisse maggiormente le libert\u00e0 economiche e civili. Un \u201csocialismo dal volto umano\u201d, come Dubcek soleva definirlo, che sul piano economico avrebbe dovuto sottoporre a critica \u201cil culto della pianificazione\u201d e su quello geopolitico si sarebbe dovuto sganciare dall\u2019orbita dell\u2019Urss. L\u2019allora segretario del Pci Longo esortava tutti a dare alla crisi uno sbocco pacifico, senza lasciarsi tentare da azioni di forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fu in questo clima di attesa inquieta che si tenne l\u2019affollatissima riunione nella biblioteca della federazione di Napoli. In verit\u00e0, nessuno si attendeva particolari sorprese da quell\u2019incontro. A Napoli, come nel resto d\u2019Italia, il sovietismo del dopoguerra veniva da molti considerato il residuo di un\u2019era politica ormai alle spalle. Al contrario, l\u2019ipotesi di un \u201csocialismo dal volto umano\u201d faceva proseliti. Durante la riunione, molti dirigenti e intellettuali ricordarono l\u2019occupazione sovietica dell\u2019Ungheria avvenuta dodici anni prima, sottolineando con favore lo scarto tra la posizione di Togliatti dell\u2019epoca e quella successiva di Longo. Tutti, in quel momento, volevano sentirsi \u201cpraghesi\u201d. Ai rappresentanti cecoslovacchi presenti veniva dunque espressa una solidariet\u00e0 convinta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel mezzo di quel coro, unanime e speranzoso, si lev\u00f2 la voce dissonante di \u201cRosso antico\u201d. Luca Castellano era gi\u00e0 noto per il suo eloquio trascinante, ma in quella occasione and\u00f2 oltre il consueto, cimentandosi in un ardito esercizio previsionale. Argoment\u00f2 infatti che la \u201cPrimavera\u201d rischiava di essere ricordata come il definitivo divorzio politico tra l\u2019Unione sovietica e i partiti comunisti europei. Tale divorzio, secondo Castellano, non avrebbe posto le basi per un nuovo umanesimo socialista. Al contrario, avrebbe accelerato la crisi della grande ambizione costruttivista del Novecento: la messa in opera di un\u2019intelligenza collettiva, di un piano cosciente per la costruzione di un modo di produzione sociale alternativo al capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La chiarezza delle argomentazioni e la passione civile dell\u2019oratore presero la sala, alimentarono la dialettica e divisero i compagni. Il livello di tensione raggiunse l\u2019apice quando Luca, in modo sofferto, lanci\u00f2 un avvertimento agli uomini di Dubcek: se il partito ceco non avesse attentamente contestualizzato i propri \u201cdesideri\u201d, l\u2019intervento armato dei paesi del Patto di Varsavia si sarebbe certamente verificato. Grande fu lo sconcerto dei dirigenti di fronte a quel monito. Eppure, di l\u00ec a poco gli eventi avrebbero confermato la tragica previsione dell\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va ricordato che Luca fu quanto di pi\u00f9 lontano si potesse immaginare dall\u2019archetipo del burocrate filo-sovietico. La sua militanza era aperta, illimitata, convessa, perennemente orientata all\u2019obiettivo di spostare in avanti il perimetro delle possibilit\u00e0 politiche, in modi che spesso contraddicevano le logiche di apparato. Venne un momento, a Napoli, in cui non vi era universit\u00e0, scuola, operatori teatrali e di cinema, artisti o giornalisti che non fossero stati coinvolti in qualche sua iniziativa. Negli assembramenti di strada come nella promozione di riviste politico-culturali, quello che lasciava era un segno dinamico, ostile a qualsiasi tentativo di ossificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un caso che in ambito pittorico egli fu critico non soltanto verso il \u201crealismo socialista\u201d di stampo sovietico, ma anche nei confronti della celebrata produzione pittorica dell\u2019amico Guttuso. Castellano non ravvisava, nell\u2019opera di Guttuso, forze in grado di affrancarla dalla vecchia problematica della \u201crappresentazione del reale\u201d e, in ultima istanza, di liberarla dalla remota ossessione del confezionamento dell\u2019oggetto artistico per il mercato. La sua polemica si rivolgeva dunque soprattutto verso i simboli, senza risparmiare le stesse icone di partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quest\u2019ansia di distinguersi contro qualsiasi possibile ingabbiamento raggiungeva a volte livelli parossistici, al punto da rappresentare forse il suo principale limite. Basti ricordare che quando la sua polemica arrivava alle soglie del potere egli si fermava e preferiva defilarsi. Sarebbe tuttavia semplicistico spiegare il suo comportamento come un sintomo di individualismo. Dopotutto, il vero scopo che Luca persegu\u00ec sempre con ostinazione fu quello di scuotere per unificare. Ci\u00f2 che pi\u00f9 di tutto contava, per lui, era \u00abaggregare uno in pi\u00f9 che sia portatore di coscienza critica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Castellano concepiva dunque la critica soprattutto nella sua dimensione costruttiva, un collante per la formazione di una forza collettiva capace al tempo stesso di rinnovare coesione e movimento. \u201cRosso moderno\u201d, potremmo dire, oltre che \u201cantico\u201d. Del resto, fu proprio grazie a una declinazione moderna dell\u2019esercizio critico che egli pot\u00e9 intravedere, nei fatti di Praga, i prodromi di una diaspora senza sbocco, che avrebbe aperto una crisi irreversibile nel movimento comunista internazionale. Solo alla luce di questa sua capacit\u00e0 di anticipazione si pu\u00f2 comprendere il monito sorprendente dell\u2019intellettuale iconoclasta ai protagonisti della \u201cPrimavera\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019era in fondo una traccia di peccaminosa \u201csuperbia\u201d, nel pensiero dinamico di Castellano. \u201cSuperbia\u201d non semplicemente nel senso della tavola di Bosch, quale mera vanit\u00e0 narcisistica. \u201cSuperbia\u201d, piuttosto, nel senso faustiano di volont\u00e0 suprema di conoscenza. Nel senso che Argan ha ravvisato nel Giudizio Universale di Michelangelo, dove il peccato rompe il sodalizio tra l\u2019uomo e il resto del creato: \u00abl\u2019uomo \u00e8 ormai solo nella sua impresa di riscatto; ma la causa della sua disgrazia, la superbia davanti a Dio (la \u03cd\u03b2\u03c1\u03b9\u03c2 classica) \u00e8 anche la sua grandezza\u00bb. [1]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al pari della vera lussuria, e contro le apparenze, oggi il peccato della vera \u201csuperbia\u201d non \u00e8 per nulla inflazionato. Al contrario esso \u00e8 raro e per questo, forse, occorre rilanciarlo. Da dove partire per dare nuova linfa alla vera \u201csuperbia\u201d? Proprio la critica del \u201cculto della pianificazione\u201d, che perme\u00f2 la \u201cPrimavera\u201d praghese, offre uno spunto decisivo. Infatti, bench\u00e9 originariamente liberatoria, quella critica \u00e8 ormai divenuta uno degli innumerevoli feticci liberali del nostro tempo. Decenni di martellamento ideologico hanno espunto il \u201cpiano\u201d da qualsiasi ordine linguistico, soprattutto da quello dei sedicenti rivoluzionari del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi appaiono oggi sedotti da qualsiasi definizione possa allontanarli dalla scottante problematica costruttiva della \u201cpianificazione\u201d. Dai \u201cbeni comuni\u201d al \u201ccomunismo dentro\u201d, qualsiasi definizione sembra per questi andar bene, anche la pi\u00f9 illusoria ed ambigua, purch\u00e9 consenta di eludere il nodo cruciale del piano. Il risultato \u00e8 che si \u00e8 giunti a considerare rivoluzionaria la mera rivendicazione di quel \u201creddito di esistenza\u201d che gi\u00e0 i liberali invocavano due secoli addietro. E\u2019 un destino ironico dal quale, nel mezzo della pi\u00f9 grave crisi capitalistica dal 1929, sarebbe ora di emanciparsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si coltivi allora la \u201csuperbia\u201d, per esercitare nuovamente memoria e intelligenza intorno al significato del termine \u201cpianificazione\u201d. Sarebbe un modo per scoprire che la parola \u201cpiano\u201d ingloba riflessioni ed esperienze ben pi\u00f9 ampie rispetto a quelle che maturarono al di l\u00e0 della cortina di ferro. Sulle combinazioni tra piano e mercato maggiormente in grado di garantire benessere economico diffuso ed equit\u00e0 distributiva si discusse ovunque, nel corso del Novecento, persino negli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La vera superbia, oggi, potrebbe allora consistere nel cogliere la congiuntura althusseriana della crisi per rilanciare la discussione sulla potenziale modernit\u00e0 del piano. A partire da un interrogativo cruciale. Da decenni ci viene ripetuto che la centralit\u00e0 del mercato capitalistico \u00e8 sinonimo di libert\u00e0, e che dunque pianificazione e libert\u00e0 sono inconciliabili. Ma in che misura abbiamo analizzato simili proposizioni, e quanto le abbiamo invece recepite in modo passivo, senza il necessario spirito critico e scientifico, senza il filtro di una intelligente \u201csuperbia\u201d politica? Cosa, in altri termini, ci impedisce di ragionare sulla possibilit\u00e0 che esperimenti di pianificazione degli snodi principali della grande finanza e dell\u2019industria, anzich\u00e9 costituire dei freni alla libert\u00e0 dei singoli, si rivelino al contrario una condizione necessaria per liberare la potenza creativa di innumerevoli individualit\u00e0 sociali soffocate dal comando capitalistico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel tempo catastrofico della \u201ctransretroguardia del capitale\u201d, in cui il denaro \u00e8 divenuto l\u2019unica, vera forza creatrice, sarebbe ora che tornassimo tutti a interrogarci su questa rossa opzione rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[1] Giulio Carlo Argan, Storia dell\u2019arte italiana, Sansoni, vol. 3, 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[2] Emiliano Brancaccio, \u201cCatastrofe o rivoluzione\u201d, in E. Brancaccio, Non sar\u00e0 un pranzo di gala, Meltemi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">*estratto da Ciro Esposito, Gaetano Gravina, Gennaro Sorrentino (a cura di). \u201cRaccontArti. Forme d\u2019Opera e di Scrittura\u201d, Artem, Napoli, 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.emilianobrancaccio.it\/2021\/07\/11\/superbo-rosso-antico\/\">https:\/\/www.emilianobrancaccio.it\/2021\/07\/11\/superbo-rosso-antico\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<footer class=\"entry-footer\"><\/footer>\n<\/article>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0EMILIANO BRANCACCIO e di RENATO BRANCACCIO \u201cRosso antico\u201d. Fu questo l\u2019appellativo che accompagn\u00f2 Luca (Luigi) Castellano nella sua lunga militanza di intellettuale e artista comunista. Lo pseudonimo gli venne attribuito dal compagno Ferraiulo, a seguito di un intervento che Castellano tenne in una gremita biblioteca della federazione napoletana del partito comunista italiano, in via dei Fiorentini. Era il mese di maggio del 1968. Partecipavano al dibattito il segretario della federazione e la maggioranza dei dirigenti&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":64049,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/emiliano-brancaccio.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-heB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66253"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=66253"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66253\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66254,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66253\/revisions\/66254"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/64049"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=66253"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=66253"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=66253"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}