{"id":66344,"date":"2021-07-19T11:00:10","date_gmt":"2021-07-19T09:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66344"},"modified":"2021-07-17T08:57:21","modified_gmt":"2021-07-17T06:57:21","slug":"dimenticare-basaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66344","title":{"rendered":"Dimenticare Basaglia?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Raoul Kirchmayr)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Osservazioni critiche sul progetto di smantellamento del \u201cmodello basagliano\u201d nei servizi psichiatrici di Trieste.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La partita che si \u00e8 aperta a Trieste in queste ultime settimane sul destino dell\u2019eredit\u00e0 lasciata da Franco Basaglia e dalla \u201crivoluzione psichiatrica\u201d va molto al di l\u00e0 delle polemiche innescate dagli esiti di un concorso pubblico per un posto di dirigente medico psichiatra presso il Dipartimento di Barcola, uno dei rioni della citt\u00e0 giuliana. A contendersi il posto presso la locale azienda per i servizi sanitari non si erano presentati solo i candidati locali, formatisi nella tradizione della psichiatria di comunit\u00e0 di matrice basagliana, ma anche candidati esterni, il cui cursus professionale risulta lontano, perfino antitetico, rispetto al modello che nel corso dei decenni si \u00e8 realizzato a Trieste<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftn1\">[1]<\/a>. Un modello che \u00e8 stato riconosciuto, fin dal 2005, dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 come un esempio di riferimento, facendo del Dipartimento di Salute Mentale della citt\u00e0 un centro leader per lo sviluppo dei servizi psichiatrici in Europa, grazie ai percorsi di formazione, innovazione e ricerca nel campo, oltre che per la supervisione dei processi di deistituzionalizzazione di molte realt\u00e0 manicomiali, nei Balcani, in America latina, nelle repubbliche ex-sovietiche e altrove. Insomma, una di quelle esperienze nate dal basso, attraverso forme di partecipazione collettiva ai processi sociali e che nel corso del tempo, pur con l\u2019introduzione di modifiche, non hanno tradito l\u2019impronta originaria che Franco Basaglia era riuscito a imprimere, durante gli anni Sessanta e Settanta, grazie alle pratiche di smantellamento dell\u2019istituzione manicomiale, sostituite con una \u201cpsichiatria di comunit\u00e0\u201d particolarmente avanzata che opera in senso sistemico, mediante il coinvolgimento complessivo di utenti, famiglie, operatori, infermieri e medici. Questo approccio psichiatrico \u00e8 intrinsecamente democratico e tendenzialmente inclusivo, distrugge l\u2019idea di una presunta \u201cnormalit\u00e0\u201d cui si contrapporrebbe la malattia mentale, combatte gli stigmi sociali che colpiscono chi soffre di disturbi psichici, esercita un approccio laico verso la sofferenza emotiva e mentale. Certo, visto dal lato dell\u2019utilit\u00e0 esso comporta un duplice svantaggio: \u00e8 un modello che richiede l\u2019immersione dell\u2019operatore e del medico nell\u2019esperienza della sofferenza mentale e dunque esige un\u2019elevatissima etica dell\u2019impegno sociale a favore della comunit\u00e0; inoltre, \u00e8 un modello che \u2013 rispetto alla psichiatria istituzionale tradizionale \u2013 ambisce a restituire la soggettivit\u00e0 al malato, ponendolo al centro del percorso di cura. Per questo, se volessimo valutare gli attuali processi di riorganizzazione del settore sanitario in nome della \u201cefficienza\u201d e delle \u201cprestazioni\u201d, un punto di vista basagliano ci metterebbe in guardia, ponendoci di fronte all\u2019evidenza dell\u2019illusoriet\u00e0 e della pericolosit\u00e0 del modello di gestione aziendalistica della salute che si sta perseguendo in Italia, nel quale l\u2019oggettivazione e la medicalizzazione del paziente diventano il presupposto di un approccio tecnico che ne accentua, e non ne diminuisce, la condizione d\u2019isolamento e di spaesamento rispetto alle logiche dell\u2019istituzione medica. Se un tempo tali logiche rispondevano in primo luogo ai criteri dell\u2019efficacia del trattamento medico, ora esse rispondono ai criteri del servizio-azienda. A chi ha fatto della \u201cfine delle ideologie\u201d la propria bandiera per cos\u00ec aderire senza resipiscenze al \u201cnuovo corso\u201d del capitalismo, si pu\u00f2 ribattere che l\u2019ideologia neoliberale della presunta (e assai poco raggiunta) efficienza aziendale \u00e8 la peggiore delle ideologie e che la sua messa all\u2019opera \u00e8 sempre una decisione politica, mai tecnica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, quando i politici, a ogni latitudine, presentano una decisione come causata da una superiore \u201crazionalit\u00e0 tecnica\u201d, si pu\u00f2 essere certi che un modello di esercizio del potere politico \u00e8 ampiamente in funzione e che la dismissione di ogni responsabilit\u00e0 verso la collettivit\u00e0 non \u00e8 che il complemento di tale razionalit\u00e0 tecnica. Se si va a rileggere, per esempio, <em>La lettera da New York<\/em>,un breve e intenso testo di Basaglia scritto nel 1969, dopo un periodo di studio negli Stati Uniti, si comprende come a fronte della trasformazione delle logiche dei servizi psichiatrici e assistenziali in senso tecnico-specialistico che col\u00e0 stava avendo luogo nel quadro di un allargamento del Welfare \u2013 ricordiamo che storicamente siamo in corrispondenza del culmine dei \u201cTrenta Gloriosi\u201d \u2013 la risposta che Basaglia elaborer\u00e0 e metter\u00e0 in atto nel contesto italiano \u00e8 anzitutto politica, teorica e pratica. La prospettiva a lungo respiro \u00e8 chiara: all\u2019avanzare delle procedure tecniche ci\u00f2 che dev\u2019essere opposto sono la responsabilit\u00e0 del medico e degli operatori, l\u2019impegno etico e teorico, la mobilitazione politica. Cos\u00ec, l\u2019esperienza di confine a Trieste ha segnato l\u2019avvio di una stagione nuova anche sotto il profilo dell\u2019elaborazione delle idee nel sapere psichiatrico, mentre la psichiatria \u201cufficiale\u201d, istituzionale e accademica, non smette di impiegare le armi retoriche d\u2019antan che \u2013 come uno stanco refrain di un motivetto fuori moda \u2013 continuano a tacciare di scarsa scientificit\u00e0 i risultati ottenuti sul campo dal modello basagliano,<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftn2\">[2]<\/a> allorquando \u00e8 stato proprio il plesso teorica-pratica e un certo empirismo teorico ad aver condotto Basaglia a elaborare un pensiero della follia e delle strategie di distruzione dell\u2019istituzione manicomiale che restano un esempio luminoso, nel nostro paese, di sapere in atto e di inquieta interrogazione su quello stesso sapere e sui suoi effetti pratici. Come ha bene scritto Mario Novello, \u00abl\u2019esperienza basagliana non \u00e8 soltanto memoria e narrazione, ma ha generato e tuttora genera nuovi saperi di grande complessit\u00e0 che [\u2026] quantomeno hanno permesso e permettono di conoscere e analizzare realt\u00e0 istituzionali e di trasformarle affinch\u00e9 rispondano ai bisogni di salute delle persone reali nel mondo reale e drammaticamente contraddittorio, oppure di distruggerle\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti, la cosiddetta \u201crivoluzione psichiatrica\u201d di cui Basaglia \u00e8 stato l\u2019artefice non \u00e8 stata decisiva solo perch\u00e9 ha portato alla chiusura dell\u2019istituzione manicomiale l\u00e0 dove la psichiatria democratica \u00e8 riuscita ad applicare la legge 180, ma anche perch\u00e9 ha permesso di rivelare l\u2019infondatezza di una psichiatria tradizionalista di matrice positivista, che traeva la sua legittimazione scientifica principalmente dall\u2019esercizio, frequentemente abusivo e discrezionale, di un potere medico finalizzato alla contenzione e al controllo sociale. Non si tratta solamente di una questione di legittimit\u00e0 epistemologica del sapere psichiatrico, come se ne andasse di un problema di natura prevalentemente teorica, comunque importante. Ci\u00f2 che \u00e8 principalmente in questione \u00e8 il rapporto tra il cittadino e le istituzioni che dovrebbero tutelarlo in virt\u00f9 della loro funzione precipua e del loro mandato costituzionale. Se e quando, come sta accadendo da alcuni decenni in nome di una superiore per quanto solo supposta \u201crazionalit\u00e0 economica\u201d si privilegia la prestazione misurabile dei servizi secondo degli standard aziendali e non il ruolo di protezione sociale che i servizi pubblici dovrebbero incarnare, allora si comprende facilmente come i fatti di Trieste e lo scontro ch\u2019essi hanno prodotto assumono un\u2019ampiezza molto maggiore rispetto alla dimensione locale, chiamando in causa l\u2019attacco ideologico che i servizi pubblici subiscono da tempo, in nome della loro trasformazione secondo i principi del libero mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tempi recenti la psichiatria di comunit\u00e0 a Trieste ha prodotto modelli efficaci di intervento sul territorio (il progetto delle cosiddette \u201cmicroaree\u201d urbane, cio\u00e8 interventi nei quartieri a maggior disagio della citt\u00e0) ed \u00e8 stata recentissimamente in prima fila nella battaglia per la chiusura degli OPG. Ora si trova ora a dover affrontare una crisi di origine esogena cui hanno contribuito anche alcuni fattori d\u2019incertezza, quali le prospettive di rilancio del progetto basagliano, la riflessione sui modelli teorici di riferimento e forse una coerente politica di consolidamento della presenza di psichiatri basagliani nel quadro delle locali aziende sanitarie. Insomma, una strategia complessiva in grado di evitare la conservazione dell\u2019eredit\u00e0 basagliana, ma di commisurarla a un quadro sociale profondamente mutato. La societ\u00e0 neoliberale, perseguendo un progetto di distruzione dei luoghi e delle forme comunitarie, produce nuovi disagi e nuove sofferenze. Il disastro che si sta annunciando in Italia, per volont\u00e0 di una destra che nel campo sanitario mostra il proprio volto contemporaneamente populista e aziendalista: alle consuete strategie di aziendalizzazione dei settori pubblici e alle logiche di privatizzazione dei servizi in nome del profitto privato si sovrappone l\u2019ansia securitaria, la negazione dei diritti, la stigmatizzazione del \u201cdiverso\u201d percepito come una minaccia all\u2019integrit\u00e0 del corpo sociale. Con un paradosso tipico del combinato disposto delle versioni populiste-reazionarie del neoliberalismo: le forze che contribuiscono a distruggere i legami sociali sono le stesse che evocano delle forme mitiche di comunit\u00e0 \u201cpura\u201d e messa in pericolo da fattori che, nella realt\u00e0 dei processi sociali ed economici, non sono che degli epifenomeni. Cos\u00ec, la nuova destra liberale e populista pu\u00f2 contemporaneamente propugnare un modello in cui libero mercato, distruzione dei diritti e dei servizi pubblici, contrazione del Welfare ecc. si possono combinare con la rivendicazione di diritti, sicurezza e protezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma torniamo alla pietra dello scandalo, cio\u00e8 al concorso pubblico. In un recentissimo intervento comparso nella pagine de <em>Il manifesto<\/em>, Maria Grazia Giannichedda, ha ricordato non solo nomi e cognomi dei protagonisti della vicenda concorsuale, ma soprattutto i loro profili scientifici e professionali, e ad esso rimandiamo per i dettagli.<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftn4\">[4]<\/a> Le polemiche sono scoppiate quando la commissione concorsuale ha ammesso alla prova orale un solo candidato locale su tre, per poi attribuire il posto al candidato che aveva presentato minori titoli e che proviene da vent\u2019anni di esperienza in un Servizio psichiatrico di diagnosi e cura gi\u00e0 al centro di ispezioni a causa di diverse irregolarit\u00e0 e per la morte di un paziente, avvenuta nel 2018, denunciata assieme all\u2019uso della contenzione e di maltrattamenti. Si \u00e8 cos\u00ec innescata un\u2019escalation di accuse e di controaccuse. Il mondo della psichiatria triestina \u00e8 insorto, denunciando la malagestione del concorso e il progetto di smantellamento delle strutture esistenti che la giunta regionale avrebbe in animo di realizzare. Ma soprattutto si sono mossi gli psichiatri, molti dei quali giovani e combattivi, alcuni infermieri, gli utenti e le loro famiglie, che da alcune settimane si riuniscono in assemblea per discutere, confrontarsi e stabilire una linea di condotta rispetto a un attacco al diritto alla salute che si sta realizzando in due tempi: a un primo momento \u2013 che \u00e8 consistito nella riduzione delle risorse territoriali per la salute mentale, nel blocco dei concorsi e nella riorganizzazione dei servizi imposta dall\u2019alto \u2013 ha fatto seguito un secondo momento, quello attuale, con cui il potere politico locale procede ad affidare ruoli dirigenziali a uomini molto lontani dal modello basagliano. Infatti, ci\u00f2 che ha agitato il mondo della psichiatria locale non \u00e8 stata tanto la procedura a quanto pare opaca di un concorso pubblico, quanto il fatto che la commissione, nello scegliere il vincitore, non abbia tenuto conto della specificit\u00e0 dell\u2019esperienza triestina e dei suoi percorsi, che coincidono con uno dei processi di maggiore rilevanza nella storia della democrazia sociale di questo paese: la stesura della Legge 180, il senso della battaglia contro una psichiatria arcaica, la fine dell\u2019internamento per i sofferenti di disturbi mentali e il riconoscimento giuridico dei loro diritti, l\u2019apertura degli spazi manicomiali. Trieste non \u00e8 solo un simbolo di libert\u00e0 terapeutica, ma \u00e8 il nome di un\u2019utopia reale, come l\u2019avrebbe chiamata Basaglia, ed \u00e8 il frutto di una stagione di lotte collettive che da pi\u00f9 parti, psichiatria accademica compresa, pare proprio si voglia chiudere e, possibilmente, consegnare al passato. Non pare trattarsi di un\u2019operazione d\u2019archiviazione, piuttosto \u00e8 l\u2019ennesimo episodio di un conflitto che settori professionali, politici e culturali stanno conducendo nel settore della sanit\u00e0 pubblica, uno di quelli che sono da sempre pi\u00f9 sensibili dal punto di vista sociale, anche in considerazione della funzione di controllo che la psichiatria ha storicamente assolto, come hanno riconosciuto i lavori di scavo condotti da Michel Foucault.<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftn5\">[5]<\/a> Dimenticare Basaglia pare dunque essere la linea guida seguita in nome di una razionalizzazione dei servizi psichiatrici improntata a un modello gestionale aziendalistico ed economicistico. Se Basaglia si era speso per un rinnovato umanesimo, il suo lascito rappresenta un impedimento, simbolico e reale, per le forme di razionalit\u00e0 tecnocratica che accompagnano le politiche di privatizzazione dei servizi. All\u2019opposto, \u00e8 in nome di quell\u2019eredit\u00e0, di quel modello e di quel sapere sempre aperto che occorre respingere un\u2019idea di societ\u00e0 mercatista e utilitarista che ci viene imposta come la sola possibile.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Ampi riferimenti al concorso e ai suoi esiti, con dovizia di nomi e cognomi, sono stati offerti dalla stampa locale e nazionale. Tra gli articoli che denunciano le scelte della commissione, cfr. M. Ballico, <em>Salute mentale, l\u2019allarme degli ex direttori di Trieste: \u201cCos\u00ec cancellano il metodo di Basaglia\u201d<\/em>, \u201cLa Repubblica\u201d, 28.6.2021; M. Recalcati, <em>Se a Trieste la storia riscrive la Basaglia<\/em>, \u201cLa Stampa\u201d, 7.6.2021; M. G. Giannichedda, <em>Trieste, il concorso che tradisce Basaglia<\/em>, \u201cIl manifesto\u201d, 11.6.2021; D. D\u2019Amelio, <em>Scelto un non basagliano al CSM di Barcola, non accadeva da quarant\u2019anni<\/em>, \u201cIl Piccolo\u201d, 14.6.2021;F. Martini, <em>Tagli alle risorse, nuovi metodi e due singolari concorsi: nel Friuli della Lega l\u2019attacco alla 180<\/em>, \u201cL\u2019Espresso\u201d, 21.6.2021; L. Caglioni, <em>In Friuli a rischio il modello basagliano di cura per la salute mentale: \u201cIn pensione i medici della lotta contro i manicomi e servizi impoveriti<\/em>, \u201cIl Fatto Quotidiano\u201d, 4.7.2021; <em>\u00a0<\/em>Ci sono stati tuttavia anche degli interventi a favore della psichiatria istituzionale tradizionale e delle scelte compiute dalla commissione; cfr. S. Fiori, <em>La battaglia che divide gli psichiatri<\/em>, \u201cLa Repubblica\u201d, 2.7.2021; Ead., <em>Pierfranco Trincas: \u201cma nessuno vuole riaprire i manicomi\u201d<\/em>, \u201cLa Repubblica\u201d, 2.7.2021; vedi anche S. Fiori, <em>Alberta Basaglia: se muore il sogno di mio padre<\/em>, \u201cLa Repubblica\u201d, 14.6.2021. Da segnalare anche il dibattito che si \u00e8 aperto nel sito di \u201cPsychiatry On Line Italia\u201d, con gli interventi di P. F. Peloso (<em>Sui concorsi in sanit\u00e0 e in salute mentale, a partire dai fatti di Trieste<\/em>, 13.6.2021), di S. Thanopulos (<em>Trieste non deve morire<\/em>, 18.6.2021) e una nota di G. Chessa (<em>Informarsi bene, per poter informare<\/em>, ivi, 25.6.2021, che sposta l\u2019attenzione dal merito della vicenda al trattamento ch\u2019essa ha avuto dagli organi di stampa).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Questa posizione stereotipata di difesa della psichiatria istituzionale e dei suoi metodi \u00e8 stata rilanciata dal presidente della Societ\u00e0 Italiana di Psichiatria, Massimo Di Gianantonio, in relazione al caso del concorso triestino. Cfr. <em>La Societ\u00e0 di psichiatria contro i basagliani di Trieste: \u201cConcorsi in regola, non si resti ancorati a una visione antica\u201d,<\/em> \u201cIl Piccolo\u201d, 6 giugno 2021.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftnref3\">[3]<\/a> M. Novello, <em>Se cinquant\u2019anni vi sembrano pochi<\/em>, \u201cNews Forum Salute Mentale\u201d, 6 luglio 2021.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftnref4\">[4]<\/a> M. G. Giannichedda, <em>Trieste, il concorso che tradisce Basaglia<\/em>, \u201cIl manifesto\u201d, cit.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/07\/14\/dimenticare-basaglia\/#_ftnref5\">[5]<\/a> Mi riferisco in primo luogo a <em>La storia della follia nell\u2019et\u00e0 classica <\/em>(1963), traduzione e cura di M. Galzigna, Milano, Rizzoli, 2011 e a Id., <em>Il potere psichiatrico. Corso al Coll\u00e8ge de France (1973-1974)<\/em>, traduzione di M. Bertani, Milano, Feltrinelli, 2015.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-login.php\"><strong>http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-login.php<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Raoul Kirchmayr) Osservazioni critiche sul progetto di smantellamento del \u201cmodello basagliano\u201d nei servizi psichiatrici di Trieste. La partita che si \u00e8 aperta a Trieste in queste ultime settimane sul destino dell\u2019eredit\u00e0 lasciata da Franco Basaglia e dalla \u201crivoluzione psichiatrica\u201d va molto al di l\u00e0 delle polemiche innescate dagli esiti di un concorso pubblico per un posto di dirigente medico psichiatra presso il Dipartimento di Barcola, uno dei rioni della citt\u00e0 giuliana. 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