{"id":66426,"date":"2021-07-22T08:30:01","date_gmt":"2021-07-22T06:30:01","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66426"},"modified":"2021-07-22T08:25:16","modified_gmt":"2021-07-22T06:25:16","slug":"la-riforma-fiscale-del-governo-draghi-sfavorisce-gli-svantaggiati-draghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66426","title":{"rendered":"La riforma fiscale del governo Draghi sfavorisce gli svantaggiati"},"content":{"rendered":"<p><strong>DI: KRITICA ECONOMICA (Luca Giangregorio)<\/strong><\/p>\n<p>Entro il 31 luglio sar\u00e0 presentata la riforma fiscale del governo tecnico presieduto da Mario Draghi, ma le premesse sono tutt\u2019altro che confortanti.<\/p>\n<p>Dall\u2019indagine conclusiva\u00a0approvata dalla Commissione finanze, emerge un quadro desolante, con un chiaro indirizzo politico, checch\u00e9 se ne dica sulla presunta neutralit\u00e0 dei tecnici. Infatti, il documento include un\u2019introduzione con una chiara visione politica sul ruolo del sistema fiscale e su come questo debba essere riformato.<\/p>\n<p>Nello specifico, si afferma \u2013 come verit\u00e0 teorica inconfutabile \u2013 un non comprovato nesso causale tra pressione fiscale sui fattori produttivi e crescita economica. Contrariamente a quanto affermato dal documento per\u00f2, la letteratura scientifica a livello teorico ed empirico \u00e8 divisa e presenta risultati differenti sul tema. Inoltre, Francia, Belgio, UK, Danimarca e Germania hanno tutti un implicit tax rate sul capitale maggiore rispetto all\u2019Italia, ma presentano performance macroeconomiche decisamente migliori.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 nel dettaglio, la giustificazione teorica della Commissione \u00e8 quella di un disincentivo all\u2019offerta di lavoro, una riduzione del risparmio e quindi dell\u2019investimento, che la pressione fiscale sui fattori produttivi determinerebbe. Nei modelli di crescita neoclassica originali (Solow-Cass-Koopmans) non c\u2019\u00e8 spazio per\u00f2 per effetti di politica fiscale sull\u2019equilibrio di lungo periodo. Per valutare gli effetti fiscali \u00e8 necessario un modello di crescita endogena (Romer, 1986; Lucas, 1988; Barro, 1992). Tuttavia, anche nei modelli di crescita endogena gli effetti di politica fiscale sulla crescita dipendono dalle specificazioni del modello, e l\u2019effetto di un aumento dell\u2019imposizione fiscale pu\u00f2 avere\u00a0effetti positivi, negativi o nulli.<\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 impossibile valutare un effetto causale senza tener conto di altri fattori, quali ad esempio gli impieghi di spesa e la composizione qualitativa del sistema produttivo. Ad esempio, l\u2019effetto totale di un aumento di tassazione pu\u00f2 risultare addirittura positivo se gli effetti indiretti superano il teorico effetto negativo dovuto ad un aumento delle imposte sul lavoro o capitale.<\/p>\n<p>A conferma di ci\u00f2, una recente\u00a0meta-analisi\u00a0<ins>di Alinaghi e Reed\u00a0<\/ins>sui risultati e pubblicazioni relative ai Paesi OCSE dimostra come \u2013 oltre ad esserci un persistente bias a favorire pubblicazioni che parlino di effetti negativi della tassazione sulla crescita economica \u2013 l\u2019effetto globale della tassazione sul Pil \u00e8 irrilevante e non statisticamente significativo, ma \u00e8 fondamentale la composizione di imposizione fiscale e impiego delle risorse. Inoltre, viene evidenziato come una maggior tassazione sul lavoro non penalizza la crescita economica pi\u00f9 o meno di altre forme di prelievo.<\/p>\n<p>Argomentazioni simili vengono presentate anche per quanto riguarda l\u2019aliquota marginale: aliquote marginali troppo alte scoraggiano l\u2019offerta di lavoro e la crescita economica. L\u2019argomentazione supply-side, anche in questo caso, non \u00e8 universale a livello scientifico. Infatti, i maggiori beneficiari di una riduzione della top marginal tax-rate sono i soggetti pi\u00f9 ricchi, cos\u00ec\u00a0Piketty-Saez\u00a0e\u00a0Piketty-Saez-Stantcheva\u00a0riportano un\u2019assenza di correlazione tra minori aliquote marginali e crescita economica.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 dovuto al fatto che i tagli di aliquota marginale beneficiano i top-earners che hanno incentivo a negoziare salari maggiori con i propri datori di lavoro, scollegando ulteriormente il salario dalla produttivit\u00e0 marginale (con buona pace dei marginalisti). In questo caso, argomentano i tre economisti, minori aliquote marginali per i top-earners possono implicare un maggior sforzo di negoziazione per aumentare i propri redditi, lasciando in secondo piano le performance di crescita dell\u2019azienda amministrata o per la quale si lavora.<\/p>\n<p>\u00c8 quantomeno imbarazzante il tono del documento della Commissione che riporta parte della letteratura come una legge fisica e sulla base di questa propone una serie di misure che avvantaggiano una chiara parte della societ\u00e0: imprese ed autonomi, facendo pensare che la \u201cclasse media\u201d sia il vero gruppo tutelato.<\/p>\n<p>In un Paese in cui il reddito medio complessivo dichiarato nel\u00a02019 \u00e8 21.800, la riduzione dell\u2019aliquota per lo scaglione 28.000-55.000 non riguarda la \u201cclasse media\u201d, ma un pezzo benestante di societ\u00e0. A conferma di ci\u00f2, la frequenza relativa maggiore dei contribuenti si osserva nella fascia di reddito\u00a0da 20 a 26.000 euro.<\/p>\n<p>Inoltre, si fa fatica a capire il mantenimento del regime sostitutivo per gli autonomi con ricavi inferiori a 65.000 euro, violando apertamente il principio di equit\u00e0 orizzontale, nonch\u00e9 generando\u00a0meccanismi perversi: evitare la crescita per rimanere nel limite dei 65.000.\u00a0\u00a0Nonostante pi\u00f9 dell\u201983% del reddito dichiarato riguardi lavoratori dipendenti e pensionati, si continua a facilitare e favorire un chiaro pezzo di societ\u00e0 alleggerendo il suo carico fiscale a spese di altri.<\/p>\n<p>In questa direzione va anche l\u2019eliminazione dell\u2019Irap \u2013 lasciando un interrogativo enorme su quali saranno le fonti alternative per il finanziamento della sanit\u00e0, specie a seguito della pandemia. Infatti, si continua a scaricare il peso della tassazione su fattori meno mobili (il lavoro), alleggerendolo su fattori mobili (capitale) in un\u2019ottica di concorrenza fiscale. Non a caso la tassazione sui redditi finanziari verrebbe ridotta dal 26 al 23%, secondo l\u2019idea per cui da qui parte la formazione e accumulazione di capitale necessaria per la crescita, piuttosto che forme di rendita.<\/p>\n<p>In sostanza, la linea politica della riforma fiscale \u00e8 ben delineata all\u2019interno di un preciso filone teorico (di destra) che favorisce chiari pezzi della societ\u00e0 scaricando il costo della crisi pandemica su altri pi\u00f9 svantaggiati. Contrariamente alle parole conclusive del documento \u2013 che citano Federico Caff\u00e8 \u2013 per cui fare politica economica significa analisi della realt\u00e0 e delle sue deformazioni per superarle, questo testo pare manchi proprio di una reale analisi della realt\u00e0 e delle sue potenziali deformazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/riforma-fiscale-draghi-svantaggiati\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/riforma-fiscale-draghi-svantaggiati\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DI: KRITICA ECONOMICA (Luca Giangregorio) Entro il 31 luglio sar\u00e0 presentata la riforma fiscale del governo tecnico presieduto da Mario Draghi, ma le premesse sono tutt\u2019altro che confortanti. Dall\u2019indagine conclusiva\u00a0approvata dalla Commissione finanze, emerge un quadro desolante, con un chiaro indirizzo politico, checch\u00e9 se ne dica sulla presunta neutralit\u00e0 dei tecnici. 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