{"id":66580,"date":"2021-07-27T08:00:55","date_gmt":"2021-07-27T06:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66580"},"modified":"2021-07-26T21:12:49","modified_gmt":"2021-07-26T19:12:49","slug":"crisi-ecologica-e-crisi-sociale-il-pnrr-e-il-problema-non-la-soluzione-tavola-rotonda-a-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66580","title":{"rendered":"Crisi ecologica e crisi sociale: il PNRR \u00e8 il problema, non la soluzione. Tavola rotonda a Napoli"},"content":{"rendered":"<header><strong>di CONIARERIVOLTA (redazione)<\/strong><\/header>\n<header><\/header>\n<header><\/header>\n<header><\/header>\n<header class=\"entry-header\"><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2021\/07\/alberogreen.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-2423\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2021\/07\/alberogreen.jpeg?w=724\" alt=\"\" data-attachment-id=\"2423\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/alberogreen\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2021\/07\/alberogreen.jpeg\" data-orig-size=\"1131,1600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"alberogreen\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2021\/07\/alberogreen.jpeg?w=212\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2021\/07\/alberogreen.jpeg?w=700\" \/><\/a><\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<p class=\"has-text-align-justify\">La lunga coda della pandemia ha portato con s\u00e9, oltre alle tragiche conseguenze sanitarie, anche una situazione di prolungata crisi economica, che parte dalle centinaia di migliaia di contratti precari non rinnovati e arriva ai\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2021\/07\/10\/confindustria-attacca-il-lavoro-i-sindacati-confederali-applaudono\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">licenziamenti di massa<\/a>\u00a0messi in atto dai padroni un secondo dopo la rimozione del blocco dei licenziamenti. A fronte delle preoccupazioni quotidiane che attanagliano la stragrande maggioranza della popolazione del nostro Paese, una narrazione entusiastica e ottimista rimbalza dai principali mezzi di comunicazione agli esponenti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, tutte, con qualche sfumatura, strette a coorte intorno al Governo Draghi. Niente paura, \u00e8 il messaggio che ci bombarda ogni giorno, l\u2019Europa solidale \u00e8 al nostro fianco e il cosiddetto Recovery Fund \u2013 ufficialmente noto come Next Generation EU \u2013 \u00e8 il veicolo che ci condurr\u00e0 in un futuro pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 inclusivo, pi\u00f9 verde.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Non \u00e8 particolarmente difficile demistificare la natura meramente propagandistica di questa narrazione. A fronte del fiume di denaro che ogni giorno ci viene promesso, la realt\u00e0 dei fatti parla di un ammontare di risorse risibile. Al netto dei contributi che l\u2019Italia apporter\u00e0, infatti, negli anni a venire al bilancio europeo, secondo le stime pi\u00f9 ottimistiche\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2021\/04\/21\/il-recovery-fund-e-un-diversivo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">riceveremo circa 50 miliardi di euro<\/a>\u00a0da spalmare, cio\u00e8 da dividere, su sei anni. Una semplice comparazione con le risorse aggiuntive messe in campo dal Governo italiano nel 2020 e quindi in un solo anno, pari a circa 108 miliardi e del tutto insufficienti a tamponare le conseguenze della crisi economica che iniziava a mordere, vale pi\u00f9 di tante chiacchiere.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">A ben vedere, neanche queste pochissime risorse saranno gratis. La parola chiave, qui, \u00e8 condizionalit\u00e0. Ogni euro che riceveremo, ogni euro concesso dalle istituzioni europee, sar\u00e0 subordinato all\u2019adempimento di una serie di obblighi, all\u2019attuazione di riforme stabilite dalle istituzioni europee e all\u2019adesione al progetto politico dell\u2019austerit\u00e0, in maniera tale che a fronte dell\u2019euro ricevuto oggi si paghi un prezzo, politico ed economico, ben pi\u00f9 caro nei prossimi anni in termini di ulteriore austerit\u00e0, privatizzazioni, controriforme del mercato del lavoro e fondi generosamente elargiti solo a padroni e padroncini.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Questo \u00e8 il quadro, in sintesi estrema, di quello che ci aspetta nei prossimi anni. Su questo panorama a tinte fosche, per\u00f2, entrano in gioco i tanti diversivi, le varie cortine fumogene dietro alle quali il Governo cerca di mascherare l\u2019attacco alle residue tracce di stato sociale e di tutela di lavoratori, studenti e pensionati. Uno dei diversivi consiste nel provare a dare una passata di vernice verde sull\u2019austerit\u00e0 che viene. Tra le direttrici principali del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.governo.it\/sites\/governo.it\/files\/PNRR.pdf\">PNRR<\/a>\u00a0(il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il documento che rappresenta l\u2019elenco dettagliato di come ogni Paese beneficiario del Next Generation EU spender\u00e0 le risorse ricevute) presentato dall\u2019Italia e approvato dal Consiglio e della Commissione Europea vi \u00e8, infatti, un corposo capitolo dedicato all\u2019ambiente. Ci riferiamo alla seconda delle sei \u201cmissioni\u201d nelle quali \u00e8 suddiviso il Piano, denominata \u201cRivoluzione verde e transizione ecologica\u201d.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Per quest\u2019ultima, il Piano del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.governo.it\/sites\/governo.it\/files\/PNRR.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Governo stanzia 69,94 miliardi<\/a>. Ciascuna missione, poi, \u00e8 a sua volta suddivisa in componenti. La missione che ci interessa da vicino \u00e8 divisa in quattro componenti: agricoltura sostenibile ed economia circolare; transizione energetica e mobilit\u00e0 sostenibile; efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; tutela del territorio e della risorsa idrica. Etichette rassicuranti, a prima vista lodevoli e improntate alle migliori intenzioni.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Dove sta allora l\u2019inghippo? Per rispondere, pi\u00f9 che alla generica enunciazione di buoni intenti del PNNR, \u00e8 utile spostare lo sguardo leggermente di lato.\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2021\/06\/03\/semplificare-la-vita-a-sfruttatori-e-profittatori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Il cosiddetto\u00a0<strong>Decreto Semplificazioni<\/strong><\/a>, approvato dal Governo Draghi a fine maggio, \u00e8 la cartina al tornasole perfetta per capire quanto l\u2019esecutivo italiano e le istituzioni europee abbiano davvero a cuore la sostenibilit\u00e0 ambientale e un futuro ecologicamente sostenibile. Parliamo infatti di una feroce deregolamentazione, che nella neolingua in voga nel Governo viene presentata eufemisticamente come una semplificazione, tra le altre cose, delle procedure di conferimento e assegnazione degli appalti per lavori pubblici. L\u2019impronta ideologica \u00e8 esplicita nella sua sfacciataggine. Vengono prorogate fino al 30 giugno 2023 una serie di deroghe al Codice degli Appalti che erano state approvate nei mesi della pandemia con lo scopo, almeno quello dichiarato, di poter intervenire con rapidit\u00e0 e urgenza nel pieno dell\u2019emergenza: in particolare viene alzato l\u2019importo massimo sotto al quale si possono assegnare lavori pubblici senza fare nessuna gara, ma procedendo con un\u2019assegnazione diretta o con una snella \u2018procedura negoziata\u2019, condotta in privato tra la centrale pubblica appaltante e una cerchia ristretta di ditte; oltre a questo, si prolunga anche la validit\u00e0 delle deroghe che mettono al riparo il padrone vincitore di un appalto da accuse di danno erariale ed abuso d\u2019ufficio. Nonostante la tanto sbandierata rivoluzione verde e sostenibile, i tempi concessi alle autorit\u00e0 preposte per effettuare una Valutazione di Impatto Ambientale, prerequisito necessario per valutare se una determinata opera pubblica devasta la natura circostante o meno, vengono dimezzati con l\u2019accetta; inoltre, si predispone un binario blindatissimo e di fatto al di sopra di ogni controllo per otto grandi opere, tra cui linee di alta velocit\u00e0 e interventi sulle infrastrutture portuali. Ciliegina sulla torta, si liberalizza, di fatto incentivandolo, il ricorso al sub-appalto. Con tale nome si intende la procedura per la quale l\u2019azienda X, che risulta vincitrice di un appalto per un lavoro pubblico, affida una parte delle proprie incombenze e dei lavori da svolgere all\u2019azienda Y, scelta dall\u2019azienda X in sostanziale libert\u00e0. Il sub-appalto \u2013 una pratica che storicamente ha permesso ad aziende dalla trasparenza discutibile e spesso con connessioni con il mondo criminale di mettere le mani su porzioni sostanziose di finanziamenti pubblici \u2013 \u00e8 anche uno strumento grazie al quale le imprese risparmiano sui costi, attraverso peggiori condizioni per i lavoratori coinvolti, un rapporto di mero sfruttamento della natura circostante e una minore qualit\u00e0 nei lavori realizzati. La percentuale massima di lavoro che pu\u00f2 essere sub-appaltata aumenter\u00e0 gradualmente fino al 1\u00b0 novembre, quando cesser\u00e0 di esistere del tutto. Ci\u00f2 implica che non esister\u00e0 pi\u00f9 alcun vincolo per le imprese a ricorrere all\u2019opaca pratica del sub-appalto. Al mercato, cio\u00e8 alle imprese, va data mano libera e vanno rimossi tutti gli intralci, che siano di tutela dei diritti dei lavoratori o dell\u2019ambiente, che si frappongono alla possibilit\u00e0 di tornare a macinare profitti al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">L\u2019impronta che caratterizza l\u2019operato del Governo in materia \u201cverde\u201d, d\u2019altronde, traspare anche chiaramente dalle parole del ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Il ministro, all\u2019inizio di luglio, ha\u00a0<a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/entry\/roberto-cingolani-la-transizione-ecologica-potrebbe-essere-un-bagno-di-sangue_it_60dd5be9e4b070f97b395e99\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">rilasciato un\u2019intervista<\/a>\u00a0che gli ha attirato molte critiche. Nell\u2019intervista, infatti, diceva che una transizione ecologica non sufficientemente graduale potrebbe diventare \u201cun bagno di sangue\u201d. Pochi giorni fa, nel tentativo di rispondere alle critiche che erano arrivate anche dal Movimento 5 Stelle, che sostiene l\u2019esecutivo di cui Cingolani fa parte, il ministro\u00a0<a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/2021\/07\/cingolani-transizione-ecologica-graduale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ha spiegato<\/a>: \u00abPer me \u00e8 fondamentale che ci sia la protezione delle categorie pi\u00f9 deboli, che non vengano danneggiate cio\u00e8 decine di migliaia di persone che possono perdere il lavoro perch\u00e9 certe transizioni nell\u2019industria si fanno in fretta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Sebbene le parole di Cingolani siano sgradevoli e sebbene siamo certi che la protezione delle categorie pi\u00f9 deboli sia l\u2019ultima delle preoccupazioni del Governo, il suo ragionamento coglie un punto fondamentale. Il conflitto tra le ragioni dell\u2019occupazione e quelle dell\u2019ambiente, mediate dal movente del profitto.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Volendo spiegare la questione in termini molto semplici, possiamo iniziare dalla considerazione che nella scelta tra diversi metodi di produzione, le imprese, se non limitate da vincoli imposti dal regolatore pubblico, decidono, per loro natura, di utilizzare sempre il metodo o i metodi di produzione che garantiscono un profitto pi\u00f9 elevato. Spesso e volentieri, per\u00f2, il metodo di produzione che garantisce il profitto pi\u00f9 elevato \u00e8 anche quello che comporta un maggior impatto ambientale.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Dover limitare le emissioni inquinanti, installare filtri, monitorare i processi produttivi, fornire ai lavoratori i dispositivi di protezione individuale necessari a mitigare l\u2019esposizione agli inquinanti, sono tutti adempimenti che comportano costi. Costi che riducono i margini di profitto e, quindi, rendono meno appetibili gli investimenti. Le imprese troveranno pi\u00f9 conveniente spostare la produzione dove le regole sono meno stringenti, in modo da poter lucrare un profitto pi\u00f9 elevato. Nulla di nuovo, \u00e8 quello che accade anche con i diritti e le remunerazioni dei lavoratori.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Nel momento in cui i governi devono regolamentare questi aspetti, quindi, sono messi di fronte a una scelta. Se vogliono proteggere l\u2019ambiente, ad esempio imponendo o perlomeno incentivando metodi di produzione a basso impatto ambientale, vietando alcune produzioni particolarmente inquinanti, devono essere consapevoli che la reazione del capitale sar\u00e0 quella di cercare impieghi pi\u00f9 remunerativi. La classica arma di ricatto con cui i padroni fanno valere le loro ragioni, cio\u00e8 la difesa dei loro profitti, sulle spalle di lavoro e ambiente. Un governo, a questo punto, ha di fronte quattro strade. La prima \u00e8 l\u2019unica che ha la facolt\u00e0 di\u00a0<strong>rompere il giogo che vede contrapposti lavoro e salute<\/strong>, difesa dell\u2019occupazione e difesa dell\u2019ambiente, e richiede di impedire materialmente al padrone di attuare il suo ricatto. Una strada che, nel contesto istituzionale dell\u2019Unione Europea che considera la libera circolazione dei capitali un dogma e una libert\u00e0 fondamentale, \u00e8 semplicemente non percorribile, e che quindi passa per la messa in discussione di questo contesto e per la rottura della compatibilit\u00e0 con il dispositivo di controllo che soffoca con l\u2019austerit\u00e0 il benessere delle popolazioni. Un\u2019opzione politica difficile e impervia,\u00a0<strong>la nostra<\/strong>, ma l\u2019unica praticabile se la transizione ecologica e sociale la si vuole realizzare e non solamente usare come diversivo. Una seconda strada passa per far pagare il costo della transizione ecologica alle persone comuni, a chi ha bisogno di lavorare per sopravvivere, come tentato da Macron pi\u00f9 di due anni fa con una serie di misure antipopolari che diedero vita alla ribellione dei\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/02\/23\/la-lezione-dei-gilet-gialli-lambientalismo-non-e-un-pranzo-di-gala\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">gilet gialli<\/a>. La terza strada, spesso complementare alla seconda, prevede che lo Stato si faccia carico dei costi della transizione, con generose sovvenzioni e sussidi al privato, che si ridipinge l\u2019anima di verde a spese del tanto odiato settore pubblico. La quarta prevede interventi meramente cosmetici e propagandistici, rimandando un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0 nel tempo la resa dei conti con la tragedia ecologica che incombe.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Attorno a questi temi,\u00a0<a href=\"https:\/\/cambiare-rotta.org\/2021\/07\/09\/contro-la-crisi-ecologica-serve-una-exit-strategy\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Cambiare Rotta<\/a>\u00a0e Unione sindacale di base (USB) organizzano il\u00a0<a href=\"https:\/\/contropiano.org\/eventi\/napoli-contro-la-crisi-ecologica-serve-un-exit-strategy\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">convegno<\/a>\u00a0\u2018Il capitalismo uccide il nostro futuro. Crisi ecologica e lotte ambientaliste\u2019. Sar\u00e0 un\u2019occasione di confronto tra i movimenti e le lotte ambientaliste del nostro Paese e sar\u00e0, soprattutto, un momento di organizzazione delle lotte che attraverseranno il nostro territorio nei prossimi mesi. L\u2019appuntamento \u00e8 a Napoli, il 24 luglio alle ore 10, presso Zero81, laboratorio di mutuo soccorso.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2021\/07\/23\/crisi-ecologica-e-crisi-sociale-il-pnrr-e-il-problema-non-la-soluzione-tavola-rotonda-a-napoli\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2021\/07\/23\/crisi-ecologica-e-crisi-sociale-il-pnrr-e-il-problema-non-la-soluzione-tavola-rotonda-a-napoli\/<\/a><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"jp-post-flair\" class=\"sharedaddy sd-like-enabled sd-sharing-enabled\">\n<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARERIVOLTA (redazione) La lunga coda della pandemia ha portato con s\u00e9, oltre alle tragiche conseguenze sanitarie, anche una situazione di prolungata crisi economica, che parte dalle centinaia di migliaia di contratti precari non rinnovati e arriva ai\u00a0licenziamenti di massa\u00a0messi in atto dai padroni un secondo dopo la rimozione del blocco dei licenziamenti. 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