{"id":66597,"date":"2021-07-28T09:17:46","date_gmt":"2021-07-28T07:17:46","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66597"},"modified":"2021-07-27T22:25:18","modified_gmt":"2021-07-27T20:25:18","slug":"il-ritorno-dei-russi-in-africa-tra-basi-contractors-diplomazia-e-affari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66597","title":{"rendered":"Il ritorno dei russi in Africa tra basi, contractors, diplomazia e affari"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ANALISI DIFESA (Francesco Palmas)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/1596695712-4095.jpg\" alt=\"1596695712-4095\" \/><\/p>\n<p>Dopo una lunga eclissi, durata quasi trent\u2019anni, la Russia sta riconquistando\u00a0<a href=\"https:\/\/www.monde-diplomatique.fr\/2021\/01\/DUBIEN\/62663;\">amici e nuovi partner anche in Africa<\/a>, imbastendo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/07\/il-ritorno-dei-russi-in-africa-tra-basi-contractors-diplomazia-e-affari\/.%20https:\/www.cairn.info\/journal-afrique-contemporaine-2013-4-page-61.htm\">un\u2019offensiva poliforme c<\/a>he abbina investimenti, ricerca spasmodica di basi, commercio di armi e di altri beni, dirompenza dei contractor e penetrazione dei colossi energetici.<\/p>\n<p>La sua impronta continentale si sta piano piano affermando come un contrappeso alle ambizioni smisurate di Pechino e comincia a creare pi\u00f9 di un grattacapo nel giardino di casa dell\u2019ex impero francese. Che Mosca faccia sul serio ce ne siamo accorti il 23-24 ottobre 2019, quando a Sochi si \u00e8 tenuto il primo vertice Russia-Africa della storia, con la partecipazione dei rappresentanti di tutti i 54 paesi continentali, 43 dei quali con i capi di Stato.<\/p>\n<p>Il Cremlino ha cominciato a fare come gli altri grandi, come Cina, India, Turchia e Brasile,\u00a0<a href=\"https:\/\/carnegie.ru\/commentary\/80241\">che hanno tutti i loro summit<\/a>\u00a0con l\u2019Africa, similmente a Stati Uniti, UE e Giappone.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145582 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/the_russia-africa_summit_and_economic_forum_in_the_black_sea_resort_of_sochi_russia._epa.jpg\" alt=\"the_russia-africa_summit_and_economic_forum_in_the_black_sea_resort_of_sochi_russia._epa\" width=\"838\" height=\"468\" \/><\/p>\n<p>A Soci sono stati firmati alcuni trattati bilaterali e multilaterali, ma nessun programma d\u2019aiuto. Nei piani russi, dovrebbe esserci un vertice con l\u2019Africa ogni tre anni. Sochi ha avuto un impatto mediatico enorme, maggiore dell\u2019importanza economica e diplomatica. Ma non \u00e8 stato un fulmine a ciel sereno. Gi\u00e0 durante il secondo mandato di Vladimir Putin, c\u2019era stata una rinnovata attenzione per il Continente nero.<\/p>\n<p>Nel 2006, il Presidente vi si era recato per due volte in visita ufficiale, prima in Algeria, poi in Sudafrica e in Marocco. Una tendenza acceleratasi durante il mandato di Dmitri Medvedev. Nel 2009, quest\u2019ultimo aveva effettuato un viaggio senza precedenti in Egitto, Nigeria, Namibia e Angola. Segno dei tempi, Mikhail Marguelov era stato nominato nella primavera del 2011 inviato speciale per l\u2019Africa. Marguelov ricopriva allora l\u2019incarico di presidente della Commissione Affari esteri del Consiglio della Federazione, la camera alta della Duma. Ovviamente, la Russia si appoggiava, e continua ad appoggiarsi, sulla fitta trama di reti e di relazioni intessute all\u2019epoca sovietica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>L\u2019epoca sovietica<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Sebbene l\u2019URSS si fosse erta a paladina della decolonizzazione e dell\u2019indipendentismo dei paesi africani, pochi dei nuovi regimi autoctoni, neo-indipendenti, avrebbero stretto con Mosca legami pi\u00f9 profondi di un\u2019amicizia benevola<a href=\"https:\/\/www.insightturkey.com\/commentaries\/russia-in-africa-a-search-for-continuity-in-a-post-cold-war-era\">, sia per calcolo, sia per errore dei padrini.<\/a><\/p>\n<p>Nonostante tutto, grazie alle nuove capacit\u00e0 di rifornimento aereo e navale, l\u2019URSS degli anni \u201970 era stata in grado di sostenere e approvvigionare governi filosovietici in Madagascar, in Benin e pi\u00f9 tardi in Burkina Faso. Approfitt\u00f2 della decolonizzazione dei possedimenti portoghesi in Angola, in Mozambico, in Guinea-Bissau e a Capo Verde, dove si affermarono movimenti marxisti-leninisti. Si impose in Sudafrica e in Rhodesia del Sud, l\u2019attuale Zimbabwe, addestrando e appoggiando i quadri dell\u2019African National Congress e della Zimbabwe African People\u2019s Union. Il rovesciamento dell\u2019imperatore etiope Hail\u00e9 Selassi\u00e9 le fece guadagnare un nuovo alleato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145580 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/9b93c0d61de40612481d663923f873bb.jpg\" alt=\"9b93c0d61de40612481d663923f873bb\" width=\"788\" height=\"539\" \/><\/p>\n<p>Se si somma la cooperazione con l\u2019Algeria, la Libia, il Mali e il Kenya, si pu\u00f2 dire che, negli anni \u201970, l\u2019influenza sovietica in Africa era all\u2019apogeo, con quasi 40.000 consiglieri militari all\u2019opera cui si aggiungevano le truppe cubane, forti di 36.000 uomini in Angola nel 1976.<\/p>\n<p>Per i dirigenti sovietici, l\u2019Africa era una gallina dalle uova d\u2019oro per le armi fabbricate nei paesi del Patto di Varsavia. Ma l\u2019aiuto materiale e tecnico, diretto a promuovere lo sviluppo degli alleati africani, avrebbe tardato a produrre frutti e sorsero mille dubbi sulle possibilit\u00e0 di esportarvi un socialismo alla sovietica. Di l\u00ec a poco, l\u2019Africa divenne il simbolo della \u00absovra-estensione strategica\u00bb sovietica, impossibile da reggere e fu fra le primissime vittime della perestroika. Il ripiegamento deciso da Gorbaciov fu drastico, sia per motivi economici sia per favorire la distensione con l\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Ne consegu\u00ec la scomparsa, non solo in Africa ma in tutte le regioni, dell\u2019influenza russa. Ci si concentr\u00f2 sulle riforme interne, almeno per 15\/20 anni, continuarono solo alcuni progetti sporadici e poche forniture di armi a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.frstrategie.org\/publications\/notes\/nouvelle-strategie-russe-afrique-subsaharienne-nouveaux-moyens-nouveaux-acteurs-2019\">paesi dai legami inossidabili come l\u2019Angola<\/a>\u00a0(nella foto sopra militari russi e cubani a Luanda).<\/p>\n<p>Per il resto, la Russia post-sovietica si inabiss\u00f2 e di Africa non si parl\u00f2 pi\u00f9. Basti pensare che l\u2019aiuto a un progetto per una mega-acciaieria ad Ajaokuta, in Nigeria, fu interrotto quando l\u2019opera era ormai ultimata al 98%. Il progetto \u00e8 stato riesumato\u00a0<a href=\"https:\/\/nairametrics.com\/2020\/12\/08\/fg-prepares-ajaokuta-steel-for-russian-technical-audit\/\">solo al vertice di Soci del 2019<\/a>.<\/p>\n<p>Prima di allora, chiusero consolati, missioni commerciali e centri culturali. Le pretese del governo di Boris Yeltsin sul rimborso del debito da parte di alcuni paesi africani incrinarono ulteriormente le relazioni. C\u2019\u00e8 voluto tutto il pragmatismo e la pazienza di Vladimir Putin per rilanciare l\u2019immagine di Mosca,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.frstrategie.org\/publications\/notes\/nouvelle-strategie-russe-afrique-subsaharienne-nouveaux-moyens-nouveaux-acteurs-2019\">galvanizzata anche dal dinamismo del delfino Medvedev.<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Mosca torna ad affacciarsi sull\u2019Africa<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Nei loro viaggi, i due presidenti si sono fatti accompagnare da nutrite delegazioni di uomini d\u2019affari, per siglare intese private, una cosa ampiamente notata dagli analisti occidentali di politica russa. Putin ha voluto mettere da subito i puntini sulle \u2018i\u2019: \u00abla Russia osserva senza invidia che altri paesi hanno stretto legami con l\u2019Africa, ma punta a difendere i suoi interessi nel continente\u00bb. Lo fa con una manovra classica di diplomazia economica, cercando innanzitutto di far fruttare le vecchie amicizie politiche.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, amplia l\u2019orizzonte geografico dei suoi interessi africani, stringendo partenariati con paesi un tempo ostili in un contesto che\u00a0 vede la penetrazione in Africa, anche militare, oggetto una crescente competizione internazionale, come evidenzia la mappa qui sotto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145566 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/E4vApmkXoAYJ5jF.jpg\" alt=\"E4vApmkXoAYJ5jF\" width=\"800\" height=\"528\" \/><\/p>\n<p>Nella maggioranza dei casi, il ritorno russo avviene in due fasi: in un primo tempo, Mosca cancella il debito contratto dai governi africani con l\u2019URSS; poi, firma contratti nei settori dell\u2019armamento e delle materie prime. \u00c8 quanto avvenuto subito con l\u2019Algeria. Nel 2006,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bic-rhr.com\/research\/algeria-russia-strategic-partnership-assertive-geopolitical-move\">Putin ha annullato un debito di 4,7 miliardi di dollari dello Stato algerino<\/a>\u00a0in cambio di contratti militari miliardari per Rosoboronexport e affari energetici fra Gazprom e Sonatrach.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145583 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download-1-2.jpg\" alt=\"download (1)\" width=\"464\" height=\"199\" \/><\/p>\n<p>Mosca non aveva dimenticato la vicinanza di Algeri durante la crisi post-sovietica e gli aiuti alimentari e sanitari ricevuti. Uno schema simile \u00e8 stato applicato alla Libia del colonnello Gheddafi: sono stati siglati contratti per ferrovie e gas a vantaggio di Gazprom in cambio dell\u2019annullamento del debito libico. Con Gheddafi al potere era stato concordato un piano per forniture militari per 4 miliardi di dollari e c\u2019erano in ballo centinaia di milioni di dollari in contratti per esplorazioni petrolifere. Le Ferrovie Russe avrebbero gestito la\u00a0<a href=\"https:\/\/rusi.org\/commentary\/russias-strategic-transformation-libya-winning-gambi\">rete ferroviaria libica per 3 miliardi di dollari.<\/a><\/p>\n<p>La caduta del dittatore, nel 2011, ha complicato i piani, ma la Russia ha conservato una sfera di influenza su parte del paese e sui suoi destini politici, appoggiando il governo di Tobruk e il maresciallo Khalifa Haftar, con i buoni\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pressreader.com\/france\/moyen-orient\/20210101\/281509343811354\">uffici della compagnia militare privata Wagner.<\/a><\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>L\u2019asse militar-commerciale, con l\u2019Egitto<\/u><\/strong><\/p>\n<p>In Egitto, invece, non c\u2019erano debiti da cancellare, ma relazioni da rilanciare. Il Paese era stato il pupillo della cooperazione sovietica all\u2019epoca di Nasser. Con il regime del generale Al-Sisi \u00e8 nuovamente luna di miele: la Russia \u00e8 stato il primo paese non arabo visitato ufficialmente dal nuovo uomo forte del Cairo. Subito si \u00e8 parlato di affari e di geopolitica poich\u00e9 i commerci fra i due paesi sono centrali.<\/p>\n<p>L\u2019export russo in Egitto va alla grande (37,5 miliardi) e la flotta mercantile di Mosca \u00e8 una delle principali fruitrici del Canale di Suez,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sr-m.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/srm_alexbank_suez_2018.pdf\">nonostante speranze riposte sulla rotta del Nord<\/a>, che rester\u00e0 commercialmente minoritaria per lunghi periodi dell\u2019anno e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/06\/la-corsa-allartico-navigabile-conseguenze-geopolitiche-e-strategiche\/\">non sar\u00e0 sgombra dai ghiacci almeno nel breve periodo.<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145569 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/image-900x675.jpg\" alt=\"image-900x675\" width=\"800\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p>Il Canale \u00e8 un choke point imprescindibile per collegare i porti occidentali russi a quelli estremo-orientali, attraverso quella grande porta girevole che \u00e8 il Mar Nero, primo sbocco per le esportazioni marittime russe, con 252 milioni di tonnellate nel 2020, fluite in massima parte via Novorossiisk (141,8 milioni di tonnellate).<\/p>\n<p>I dati dell\u2019Autorit\u00e0 del canale di Suez, preposta ad amministrare l\u2019asse marittimo, non mentono: la regione del mar Nero \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.suezcanal.gov.eg\/English\/Navigation\/Pages\/NavigationStatistics.aspx\">la matrice del 10% circa del flusso di battelli che arriva annualmente all\u2019ingresso settentrionale del Canale.<\/a><\/p>\n<p>Di questo 10%, la quota battente bandiera russa \u00e8 ancora molto lontana da quella rappresentata da Panama, dalla Liberia e dalle Isole Marshall, appena cinquantesima sul centinaio di bandiere che attraversano Suez annualmente. Ma se ci si addentra nei dati e si studiano l\u2019origine dei cargo e il materiale trasportato, la musica cambia. Nel 2019, i mercantili provenienti dai porti russi hanno raggiunto il 6% del tonnellaggio totale passato attraverso il Canale, con 62 milioni di tonnellate. Fino al 2017, quella quota era inferiore al 5% annuo e non era conteggiata nei rilievi dell\u2019Autorit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145573 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/1KLCPVdPTrg-768x474.jpg\" alt=\"1KLCPVdPTrg-768x474\" width=\"800\" height=\"494\" \/><\/p>\n<p>Quanto ai materiali, i tanker che, provenienti dalla Russia, hanno varcato il Canale nel 2019, hanno rappresentato il 26,1% del flusso totale di navi petroliere o trasportanti prodotti petroliferi, dando alla Russia il primato in questo segmento merceologico, con 33,2 milioni di t. Anche i cereali si piazzano bene, con il 21,4% del flusso totale nel 2019, vale a dire 11,3 milioni di tonnellate e seconda posizione per la Russia, appena dopo l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Dalla seconda met\u00e0 del 2010, Mosca \u00e8 fra i primi 10 utilizzatori del Canale per l\u2019export di carbone e di granaglie. Con pedaggi medi di 300mila dollari a transito, gli armatori russi costituiscono un cliente non indifferente per il governo egiziano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145571 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/18920606_449016802117613_2979263430761699910_n-768x543.jpg\" alt=\"18920606_449016802117613_2979263430761699910_n-768x543\" width=\"810\" height=\"573\" \/><\/p>\n<p>E, dal 2014, conl\u2019arrivo al potere del maresciallo al-Sisi, i tanker russi si affacciano sempre pi\u00f9 spesso all\u2019ingresso del Canale, suggellando ancora di pi\u00f9 l\u2019amicizia russo-egiziana, fatta di interessi economici profittevoli per entrambi. La crescente importanza commerciale di Suez per Mosca spiega in buona parte l\u2019insistente ricerca di una base navale sicura sul mar Rosso, ormai in itinere da anni. Lo vedremo meglio dopo, per ora basti sapere che lungo l\u2019asse Russia-Egitto le cose vanno a gonfie vele.<\/p>\n<p>Sono stati firmati contratti per la fornitura di armamenti che superano i 6 miliardi di dollari, insieme ad accordi fra l\u2019Agenzia russa per l\u2019energia nucleare Rosatom e il governo del\u00a0<a href=\"https:\/\/world-nuclear-news.org\/Articles\/Egypt-and-Russia-agree-to-build-nuclear-reactors\">Cairo per la costruzione di una centrale nucleare nella regione di El Dabaa<\/a>, oltre all\u2019apertura del mercato egiziano\u00a0<a href=\"https:\/\/portail-ie.fr\/analysis\/2362\/le-retour-de-la-russie-en-afrique\">al grano russo, a dispetto dell\u2019embargo internazionale.<\/a><\/p>\n<p>Archiviati gli anni cupi di Hosni Mubarak, Abdel Fattah Al-Sisi ha ridato lustro al partenariato con Mosca, commissionando un numero impressionante di sistemi complessi, fra cui una cinquantina di caccia MiG-29M(2), 46 elicotteri d\u2019attacco Ka-52K, una prima tranche di Su-35, 600 MBT T-90, sistemi missilistici Buk-M2E ed S-300VM\/Antey-2500, pi\u00f9 un pacchetto che include un migliaio di missili anticarro Ataka e Vikhr per i Ka-52, 17 Mil Mi-8MT\/Mi-17 e un satellite d\u2019osservazione EgyptSat-2.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145572 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/c383585b6459064dea52a151381f9f5b-696x464.jpg\" alt=\"c383585b6459064dea52a151381f9f5b-696x464\" width=\"807\" height=\"538\" \/><\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 molto altro in ballo. La creazione di una zona industriale russa\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sr-m.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/srm_alexbank_suez_2018.pdf\">all\u2019imboccatura del secondo canale di Suez<\/a>\u00a0punterebbe a garantire la supremazia delle aziende russe nel mercato egiziano, permettendo loro di proiettarsi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/egypt-russia-industry-idUSL5N1SU5SI\">in tutto lo spazio economico subsahariano<\/a>. Nel frattempo, fervono i lavori preliminari\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/kalika_russie_afrique_2019.pdf\">per la costruzione della centrale nucleare<\/a>.<\/p>\n<p>Quattro tranches equipaggiate di reattori VVER-1200 sono gi\u00e0 state ordinate e la prima entrer\u00e0 in funzione nel 2026. \u00c8 una strategia vincente per entrambe le parti, tanto pi\u00f9 che il regime di Al-Sisi aiuta a contenere gli appetiti turchi sulla Libia e a puntellare la Cirenaica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>La penetrazione di Mosca in Africa<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il sistema della cancellazione del debito era uno degli obiettivi del G8, di cui la Russia faceva parte prima delle sanzioni, ma che Putin ha deciso di applicare caso per caso, anche in Africa, in cambio di vantaggi concreti. \u00a0In Angola, il sistema ha fruttato diamanti e cooperazione spaziale. Fin dal 1993, la neonata Federazione Russa ha aperto in Angola la quarta miniera di diamanti pi\u00f9 grande al mondo. Luanda ha confermato di recente il partenariato con il gigante\u00a0<a href=\"https:\/\/www.frstrategie.org\/publications\/notes\/nouvelle-strategie-russe-afrique-subsaharienne-nouveaux-moyens-nouveaux-acteurs-2019\">diamantifero russo Alrosa e con l\u2019agenzia Roskosmos.<\/a><\/p>\n<p>L\u2019approccio \u00e8 stato invece differente nei paesi che non hanno fatto parte della sfera d\u2019influenza sovietica. Qui sono andati all\u2019arrembaggio i grandi gruppi privati, che effettuano tuttora investimenti in una pura logica di mercato. Ritrovi cos\u00ec Renova, di Viktor Vekselberg, in Sudafrica, Rusal, di Oleg Deripaska, in Guinea, o la compagnia petrolifera Lukoil in Costa d\u2019Avorio, in Nigeria e in Ghana.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145584 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download-2-2.jpg\" alt=\"download (2)\" width=\"486\" height=\"272\" \/><\/p>\n<p>I colossi pubblici non sono da meno: Gazprom ha firmato la stragrande maggioranza dei contratti di cooperazione nel settore del gas e del petrolio e sta puntando, fra gli altri, a collegare le risorse gasifere nigeriane con l\u2019Europa,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.france24.com\/en\/20191018-oil-diamonds-and-nuclear-power-russia-eyes-africa-business\">un progetto un po\u2019 chimerico<\/a>\u00a0\u00a0mentre Rosneft \u00e8 attivissima soprattutto in Nordafrica.<\/p>\n<p>Rosatom ha fatto incetta di miniere d\u2019uranio in Tanzania e in Namibia e sta portando avanti\u00a0<a href=\"https:\/\/rosatom.ru\/en\/press-centre\/news\/rosatom-took-part-in-the-russia-africa-summit\">programmi di sviluppo bilaterali<\/a>\u00a0e ha progetti di cooperazione nucleare non solo con l\u2019Egitto, ma anche con l\u2019Algeria,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2019\/jun\/11\/leaked-documents-reveal-russian-effort-to-exert-influence-in-africa.\">con la Nigeria e con lo Zambia.<\/a><\/p>\n<p>Rostec ha nel mirino i\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/russias-focus-africa-energy-metals-and-weapons-24294\">giacimenti di platino Darwendale in Zimbabwe<\/a>, mentre Rosoboronexport ha fatto un primo exploit in Uganda, piazzandovi 18 cacciabombardieri ricondizionati Su-30K, ex indiani, e ha venduto elicotteri da combattimento Mi-35M alla Nigeria e al Mali.<\/p>\n<p>Passo dopo passo, nel periodo 2009-2019,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.monde-diplomatique.fr\/2021\/01\/DUBIEN\/62663\">le esportazioni russe in Africa<\/a>\u00a0hanno\u00a0<a href=\"https:\/\/fr.obsfr.ru\/analytics\/notes\/10953\/\">raggiunto i 100 miliardi di dollari<\/a>\u00a0per l\u201980% concentrato in sette paesi: Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Nigeria, Sudan e Sudafrica.<\/p>\n<p>Con paesi in piena ascesa economica, come l\u2019Etiopia, il Congo e l\u2019Angola, gli scambi si aggirano ancora a poche decine di milioni di dollari l\u2019anno. Quanto alla variet\u00e0 merceologica, la maggioranza dei prodotti russi diretta verso i paesi africani si \u00e8 ristretta\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cairn.info\/revue-confluences-mediterranee-2018-1-page-125.htm?contenu=resume\">a cinque categorie principali<\/a>: materiale militare, cereali, prodotti petroliferi, metalli ferrosi e costruzioni navali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145603 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/S-300VM_delivery_Egypt_400x300.jpg\" alt=\"S-300VM_delivery_Egypt_400x300\" width=\"443\" height=\"332\" \/><\/p>\n<p>Ancora oggi, come ai tempi dell\u2019URSS, sono sempre in Nord Africa gli interessi preponderanti della Russia. Forse le cose cambieranno in futuro, ma \u00e8 presto per dirlo. A lungo reputato come un terreno di caccia esclusivo di francesi e americani, il Marocco \u00e8 ormai un eccellente partner commerciale, grazie\u00a0<a href=\"https:\/\/www.africanews.com\/2017\/10\/12\/morocco-signs-bilateral-agreements-with-russia\/\">all\u2019export di beni agroalimentari e al turismo.<\/a><\/p>\n<p>La visita di re Mohammed VI a Mosca, nel marzo 2016, \u00e8 stato un colpaccio per la politica africana del Cremlino. Ma nulla \u00e8 paragonabile all\u2019asse russo-egiziano o a quello con Algeri. L\u2019export russo in Algeria (25,8 miliardi) \u00e8 secondo solo a quello con l\u2019Egitto, trainato dalle armi e,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rfi.fr\/fr\/podcasts\/chronique-des-mati%C3%A8res-premi%C3%A8res\/20210624-la-russie-nouvel-exportateur-de-bl%C3%A9-vers-l-alg%C3%A9rie?ref=tw\">presto, dai cereali<\/a>, che potrebbero\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jeuneafrique.com\/1191935\/politique\/algerie-said-chengriha-a-moscou-dans-un-contexte-de-tensions-regionales\/\">sottrarre quote di mercato al grano francese<\/a>.<\/p>\n<p>Negli ultimi sette anni Mosca ha venduto moltissimi sistemi d\u2019arma ad Algeri. Basti solo pensare ai 14 caccia Su-57 e ai Sukhoi Su-34 ordinati, ai 58 Su-30MKA, ai 42 elicotteri da attacco Mil Mi-28NE, ai 6 elicotteri da trasporto pesante Mi-26T2, ai 600 T-90SA, ai 300 BMPT 72, ai sottomarini tipo Kilo e alle 4 batterie di missili balistici Iskander-E.<\/p>\n<p>I paesi del Maghreb comprano oltre met\u00e0 dei loro sistemi in Russia e Rosoboronexport detiene il primato nel mercato africano delle armi, forte dei legami speciali di epoca sovietica. Fra il 2016 e il 2020, \u00e8 stato il primo fornitore di armamenti ai paesi subsahariani, con una quota di mercato pari al 30%, in aumento rispetto al 25%\u00a0<a href=\"https:\/\/sipri.org\/sites\/default\/files\/2021-03\/fs_2103_at_2020.pdf\">del quinquennio 2011-2015<\/a>. La Russia ha sottratto clienti alla Cina, che ha visto il suo export nell\u2019area calare dal 24% al 20%, e tiene a distanza Francia (9,5%) e Stati Uniti (5,4%).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145589 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/su30-750x375.jpg\" alt=\"su30-750x375\" width=\"806\" height=\"403\" \/><\/p>\n<p>Insieme alle armi, Mosca garantisce formazione e consulenza. Come spesso accade, le forniture di armi le stanno aprendo forme di cooperazione militare ad hoc, che passano dall\u2019utilizzo dei porti mozambicani per la flotta, ai terreni di aviazione malgasci, senza dimenticare i porti di Pointe-Noire,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.opex360.com\/2021\/06\/13\/la-russie-est-desormais-autorisee-a-envoyer-des-navires-et-des-avions-militaires-au-congo\/\">Brazzaville e Mossaka, in Congo<\/a>\u00a0e alla base navale sul Mar Rosso in fase di negoziato con il Sudan.<\/p>\n<p>Nel giro di pochi anni la crescita \u00e8 stata impressionante. Mosca aveva siglato solo 7 accordi di cooperazione militare con nuovi paesi africani fra il 2010 e il 2017. Negli ultimi tre anni, ne ha firmato pi\u00f9 di 20. Fra questi, spiccano le intese con l\u2019Angola, la Guinea, la Guinea-Bissau, il Mali e la Mauritania, che hanno allarmato l\u2019Occidente, perch\u00e9 punterebbero a \u00abtrarre vantaggio dall\u2019aiuto militare concesso per ottenere in cambio diritti\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">minerari e partenariati nel campo dell\u2019energia\u00bb<\/a><\/p>\n<p>Mosca coopera oggi sul piano militare con met\u00e0 Africa. Spesso inquadra truppe con consiglieri militari, che siedono in consigli di difesa locali e opera con societ\u00e0 di sicurezza privata, ormai sugli altari della cronaca dal 2010. Ampliando l\u2019orizzonte, Mosca deve fare ancora molta strada. \u00c8 appena il sesto partner commerciale del continente africano, con un interscambio che non supera i 20 miliardi di dollari l\u2019anno\u00a0<a href=\"https:\/\/fr.obsfr.ru\/analytics\/notes\/10953\/\">anche se cresciuto del 17,2% fra il 2018 e il 2019<\/a>, ma lontano dai valori francesi (55 miliardi di dollari l\u2019anno) e cinesi (200).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145590 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/1200px-30mka_de_larm%C3%A9e_de_lair_alg%C3%A9riennemodified_crop.jpg\" alt=\"1200px-30mka_de_l'arm\u00e9e_de_l'air_alg\u00e9rienne(modified)_crop\" width=\"813\" height=\"273\" \/><\/p>\n<p>La bilancia commerciale di Mosca \u00e8 tuttavia in forte attivo, con l\u2019export che \u00e8 raddoppiato nel giro di un triennio (17,5 miliardi) a fronte di 3 miliardi di importazioni. Parliamo comunque di cifre contenute, soprattutto se paragonate ai dati dell\u2019export totale russo nel 2020 (331,7 miliardi di dollari)\u00a0<a href=\"https:\/\/www.tresor.economie.gouv.fr\/Pays\/RU\/commerce-exterieur\">e a quelli dell\u2019import, pari a 239,7 miliard<\/a>i.<\/p>\n<p>Lo stock russo di investimenti diretti in Africa si aggira sui 5 miliardi di dollari l\u2019anno, che stridono di fronte ai 130 miliardi investiti dalla Cina. Ma qualcosa sta cambiando. L\u2019anno scorso Mosca ha moltiplicato per 9 le sue esportazioni africane, eguagliando la Turchia, mentre Cina (19) e India (11) hanno fatto meglio. Perdono terreno Usa (2), Francia (1,7) e Regno Unito (1,6).<\/p>\n<p>Segno che le potenze emergenti del continente nero stanno mutando fornitori tradizionali. La Russia non vuole assolutamente lasciarsi sfuggire la manna e sta scatenando un\u2019offensiva a 360\u00b0, spesso affidandosi ad aziende dirette da oligarchi aventi legami personali con l\u2019Africa, che servono sia i propri interessi privati, sia la politica estera del paese.<\/p>\n<p>Si pensi a Igor Sechin, presidente di Rosneft, vicinissimo a Putin, e coinvolto come traduttore militare in Angola e in Mozambico negli anni \u201980,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.offshore-energy.biz\/rosneft-keen-on-expanding-mozambique-portfolio-ceo-sechin-says\/\">prima di entrare nel Kgb<\/a>.<\/p>\n<p>La Russia non ha ambizioni egemoniche ma ambisce a esercitare un\u2019influenza geopolitica (nella mappa qui sotto la presenza russa in Africa al novembre 20199, forte di un\u2019immagine limpida, scevra da trascorsi coloniali. Mosca sta scommettendo sul sentimento antifrancese, evidente in Mali e in Centrafrica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145574 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/ISW-Map-Russia-Activity-in-Africa-November-2019_0-2.jpg\" alt=\"ISW Map - Russia Activity in Africa - November 2019_0 (2)\" width=\"821\" height=\"850\" \/><\/p>\n<p>Nelle sue campagne di relazioni pubbliche, si presenta come alfiere della sovranit\u00e0 costituita. Offre servizi senza chiedere contropartite, senza ingerenze politiche o morali quanto a standard democratici minimi. Vanta, nel soft power africano, il successo della campagna siriana, presentata come una prova di quanto possa giovare il sostegno di Mosca nel garantire sovranit\u00e0 e indipendenza economica, a dispetto delle sanzioni occidentali, anche se il Caesar Act statunitense sta affossando le speranze di rinascita della Siria postbellica.<\/p>\n<p>Il Cremlino si mostra meno avido di Pechino quanto ad appetiti di risorse. Tutti aspetti attraenti per i leader africani, desiderosi di diversificare i partner economici. Se le previsioni russe si avvereranno, gli scambi con l\u2019Africa dovrebbero raddoppiare entro il prossimo vertice bilaterale Russia-Africa, previsto per la primavera 2022, molto probabilmente ad Addis Abeba, raggiungendo il livello francese.<\/p>\n<p>Mosca \u00e8 sempre pi\u00f9 attiva anche nei dossier politici. Si interessa diplomaticamente della situazione in Sud Sudan; partecipa al contrasto internazionale della pirateria al largo della Somalia; nel 2008, si \u00e8 unita alla missione europea EUFOR Ciad, una cooperazione dalla fortissima valenza simbolica, finita nel dimenticatoio; a inizio 2013 ha sostenuto l\u2019operazione militare francese in Mali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Gli uomini di Putin in Africa<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Sta contribuendo al peacekeeping dell\u2019ONU in Repubblica democratica del Congo e nel Sahara occidentale. Archiviata l\u2019era Marguelov, il nuovo rappresentante speciale del presidente Putin per il Medioriente e l\u2019Africa, Mikha\u00efl Bogdanov (nelle immagini sotto), si sta disimpegnando benissimo.<\/p>\n<p>Nessuno ci avrebbe scommesso. Arabizzante e assorbito quasi in toto dalle politiche del Vicino Oriente, era un semplice vice ministro degli Esteri, quando fu nominato nell\u2019autunno 2014. Invece si \u00e8 riscattato: da allora, \u00e8 stato pi\u00f9 di 50\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">volte in Africa, in missione ufficiale<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145604 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/image-15-360x245.jpg\" alt=\"image-15\" width=\"461\" height=\"314\" \/><\/p>\n<p>Da ottobre \u00e8 affiancato da Vsevolod Tkatchenko, voluto da Vladimir Putin al vertice del dipartimento per l\u2019Africa Subsahariana del Ministero degli Esteri. Tkatchenko \u00e8 un fine diplomatico. Parla inglese e swahili.<\/p>\n<p>Ha servito in Uganda, \u00e8 stato consigliere d\u2019ambasciata in Zimbabwe e in Sudafrica, tra il 2014 e il 2019<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">, \u00e8 stato ambasciatore in Etiopia e ha rappresentato la Russia all\u2019Unione Africana.<\/a><\/p>\n<p>Sar\u00e0 uno dei massimi artefici del prossimo summit Russia-Africa, insieme a Oleg Ozerov, un altro ambasciatore, con lunghi trascorsi nei paesi musulmani. Ozerov \u00e8 stato nominato nel maggio 2020 a capo del Segretariato del Forum di partenariato Russia-Africa.<\/p>\n<p>Serve come vice direttore del dipartimento per l\u2019Africa al ministero degli Esteri. Nei suoi incarichi tesse una fitta trama di relazioni interafricane. A maggio 2021, era in Repubblica Democratica del Congo, paese che assicura la presidenza di turno dell\u2019Unione Africana. Vi si \u00e8 intrattenuto con Christophe Mboso, numero uno dell\u2019Assemblea nazionale,\u00a0<a href=\"https:\/\/actualite.cd\/2021\/05\/22\/russie-afrique-un-nouveau-sommet-se-prepare-lambassadeur-itinerant-du-ministre-des\">con il quale ha discusso le linee guida del prossimo vertice Russia-Africa.<\/a><\/p>\n<p>Il Segretariato presieduto da Ozerov ha obiettivi ambiziosi: punta a tenere aperti canali di consultazione annuali fra i ministri degli esteri russi e di tre paesi africani alla volta, non scelti a caso, ma opzionati secondo un criterio preciso, vale a dire il paese che assicura la presidenza dell\u2019Unione Africana, quello che l\u2019ha preceduto nell\u2019incarico e il terzo che gli subentrer\u00e0. Non solo, tra gli scopi del Segretariato figura la promozione della cooperazione fra le associazioni russe e africane e il supporto politico e diplomatico ai progetti africani patrocinati\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mid.ru\/en\/foreign_policy\/news\/-\/asset_publisher\/cKNonkJE02Bw\/content\/id\/4133337\">dai conglomerati statali russi e dalle aziende private.<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145605 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download-1-3-360x245.jpg\" alt=\"download (1)\" width=\"464\" height=\"316\" \/><\/p>\n<p>Forse il Cremlino dovrebbe fare uno sforzo in pi\u00f9: federare i diversi attori economici e politici per l\u2019Africa, darsi una dottrina strategica ad hoc ed aumentare la densit\u00e0 umana delle relazioni bilaterali, nonostante i 70.000 studenti africani formati nelle universit\u00e0 sovietiche e russe e i 240.000 plasmati da insegnanti sovietici in Africa, alcuni dei quali assurti ai massimi livelli delle dirigenze nazionali, come in Namibia.<\/p>\n<p>L\u2019Africa rimane ancora l\u2019ultimo dei 50 obiettivi prioritari regionali esteri elencati nelle tre versioni del Concetto russo di Politica Estera (2008, 2013 e 2016) e non \u00e8 nemmeno menzionata nelle versioni principali della Dottrina Militare. Mosca deve scuotersi, se vuole galvanizzare ulteriormente la sua impronta africana. Fatica a competere con Pechino per numero di ambasciate, avendone in 40 paesi africani contro le 52 della Cina, le 47 della Francia e\u00a0<a href=\"https:\/\/portail-ie.fr\/analysis\/2362\/le-retour-de-la-russie-en-afrique\">le 48 degli Stati Uniti<\/a>. Ma sta ripartendo da un lungo letargo e sta scommettendo su settori in cui eccelle, dando prova di un pragmatismo invidiabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>La geopolitica delle basi militari<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Nel tessere la sua tela africana, la Russia ha nel mirino la ricostituzione di una rete di basi militari e di punti d\u2019appoggio. Non ha la forza militare ed economica dell\u2019URSS, ma non le manca l\u2019ambizione di un tempo. Putin non ha mai dimenticato che i sovietici avevano una presenza militare nell\u2019Oceano Indiano e una 5<sup>a<\/sup>\u00a0Eskadra, forte di 70 navi nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>La flotta sovietica incrociava nell\u2019Atlantico, disponeva di basi in Guinea e in Angola. Nel Mar Rosso avevano in pugno la Somalia e godevano di facilitazioni navali in Yemen, nel porto di Hodeida e a Nocra, nell\u2019arcipelago etiope (oggi eritreo) delle Dahlak.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145578 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/RUSSIAN-PRIVATE-MILITARY-CONTRACTORS-860x536.jpg\" alt=\"RUSSIAN-PRIVATE-MILITARY-CONTRACTORS-860x536\" width=\"444\" height=\"276\" \/><\/p>\n<p>In Nordafrica le navi sovietiche utilizzavano il porto di egiziano di Mersa Metruh e quello libico di Tobruk. Dopo il successo siriano, la Russia odierna comincia ad incassare i dividendi di pace. Ha blindato Tartus per cinquant\u2019anni, trasformandola in vera e propria base navale con la vicina base aerea di Hmeimin (Latakya).<\/p>\n<p>Il Cremlino ha in mano un potenziale enorme, fra i choke points turchi e Suez, con un\u2019autostrada spianata fra il Mediterraneo, l\u2019Oceano Indiano e il Golfo Persico. Nel Mar Rosso, qualcosa si muove. Data l\u2019importanza strategica del Corno d\u2019Africa, Mosca ha sempre puntato a insediarsi a Gibuti, strappando una concessione per una base, non dissimile da quella francese, statunitense o cinese. Per il quotidiano Kommersant, l\u2019interesse si era manifestato\u00a0<a href=\"https:\/\/orientxxi.info\/magazine\/le-retour-contrarie-de-la-russie-en-mer-rouge,4260\">a partire dal 2012, in primis per una base aerea<\/a>.<\/p>\n<p>Erano stati avviati negoziati nel 2012 e nel 2013, con discussioni precise sulla superficie del terreno a uso esclusivo della Russia, sul grado d\u2019influenza delle autorit\u00e0 americane nella gestione dello spazio aereo gibutino e sugli investimenti russi nel paese.<\/p>\n<p>C\u2019erano stati sviluppi promettenti, ma, la crisi ucraina del 2014 ha messo una pietra tombale su ogni prospettiva di accordo. Il \u201ccordone sanitario\u201d intorno alla Russia e la crescente rivalit\u00e0 con l\u2019Occidente e gli Usa, hanno spinto Washington a\u00a0<a href=\"https:\/\/orientxxi.info\/magazine\/le-retour-contrarie-de-la-russie-en-mer-rouge,4260\">fare pressioni su Gibuti perch\u00e9 rompesse il dialogo con Mosca, senza concederle basi<\/a>.<\/p>\n<p>Oggi i russi non hanno possibilit\u00e0 a lungo termine, anche se \u00e8 rimasta in piedi la cooperazione bilaterale con Gibuti in materia di lotta alla pirateria. Ma si sono arrangiati, trovando soluzioni di ripiego.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>I rapporti col Sudan<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il paese pi\u00f9 ospitale \u00e8 sembrato fino a poco tempo fa il Sudan, memore dei suoi trascorsi filosovietici. Durante la guerra fredda, Mosca aveva partecipato, principalmente fornendo armi, alla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.globalsecurity.org\/military\/world\/war\/sudan-civil-war1.htm\">prima guerra civile sudanese (1955-1972)<\/a>\u00a0e a una parte della seconda (1983-2005).<\/p>\n<p>Nonostante il crollo verticale degli scambi dopo il 1991, sotto banco ci sono stati flussi ufficiosi. Nel 2007-2008, la Russia \u00e8 stata accusata di violare l\u2019embargo sulle armi, imposto dall\u2019ONU a Khartoum, per i massacri nel Darfur. \u00c8 finita inoltre sul banco degli imputati per i mercenari forniti al governo sudanese, impresentabile agli occhi della comunit\u00e0 internazionale per l\u2019ospitalit\u00e0 concessa a Osama Bin Laden e ai suoi accoliti e per le molteplici violazioni dei diritti umani.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145607 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download-4.jpg\" alt=\"download\" width=\"798\" height=\"399\" \/><\/p>\n<p>L\u2019allora presidente Omar Al-Bashir aveva tutto l\u2019interesse a coltivare i rapporti con la Russia per tentare di rompere l\u2019isolamento internazionale del paese. E ha giocato tutte le carte a sua disposizione, parteggiando per Mosca nella guerra dei cinque giorni con la Georgia e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_russian_private_military_contractors_africa_2020.pdf\">votando all\u2019ONU a favore dell\u2019annessione della Crimea.<\/a><\/p>\n<p>Accolto in Russia il 23-25 novembre 2017, Bashir ha incontrato Putin, Medvedev e il\u00a0<a href=\"https:\/\/time.com\/5569355\/sudan-bashir-russia-mining\/\">ministro della Difesa Sergei Shoigu<\/a>.<\/p>\n<p>\u00c8 stato allora che ha invitato i suoi protettori a costruire una base navale in Sudan, reiterando l\u2019offerta nel 2018. Mosca si \u00e8 mostrata inizialmente prudente, nonostante i vantaggi geopolitici e strategici del paese, che offre un accesso al mar Rosso e frontiere comuni con Egitto e Libia, tornate a gravitare nell\u2019orbita amica del Cremlino. Ma, nel 2017-2018, la base sarebbe costata troppo, avrebbe comportato benefici incerti e scatenato, forse, un conflitto d\u2019interessi con la Cina, dominante nell\u2019industria petrolifera locale,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_russian_private_military_contractors_africa_2020.pdf\">con la Turchia e con altri attori.<\/a><\/p>\n<p>Meglio allora approfondire i legami economici e la cooperazione multisettoriale, anche nel campo della sicurezza e della difesa. E muoversi di soppiatto, con le Compagnie Militari Private. Durante il soggiorno di Bashir a Soci, Mosca ha ottenuto un accordo di concessione nella regione di Meroe, firmato direttamente dal gruppo M-Invest, strettamente legato a Evgenij Prigozhin (nella foto sotto), proprietario principale del Gruppo Wagner,\u00a0<a href=\"https:\/\/thebell.io\/en\/putin-s-cook-set-out-to-mine-gold-in-africa\/\">e dal ministero delle Risorse minerarie del Sudan<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145568 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/109495561_rusprigozhindexgetty9aug16.jpg\" alt=\"_109495561_rusprigozhindexgetty9aug16\" width=\"976\" height=\"549\" \/><\/p>\n<p>Prigozhin, che ha fatto fortuna con le sue catene di catering di lusso a Mosca e San Pietroburgo, ha diversificato le attivit\u00e0: possiede una holding mediatica, Media Patriot, compagnie di costruzione ed \u00e8 attivo nell\u2019industria del petrolio e in quella mineraria. Il suo modello di sviluppo in Africa affianca le ambizioni geopolitiche di Mosca. Si offre come un fornitore di servizi, specie in materia di consulenza politica e di campagne d\u2019influenza, ottenendo in cambio partecipazioni azionarie in compagnie minerarie.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019inizio dei lavori di sfruttamento a Meroe, molte fonti russe e occidentali hanno cominciato a segnalare la presenza di security contractors russi, chiamati a proteggere i siti minerari. Per Al-Bashir fu un successo: era tornato dalla Russia rafforzato e vedeva in Putin un puntello al suo regime, affidabile e rigoroso, tanto pi\u00f9 dopo il trionfo di Mosca nell\u2019arginare il crollo del governo di Bashar Al-Assad. Pensava di essersi assicurato l\u2019invulnerabilit\u00e0 di fronte a qualsiasi intervento occidentale. Intanto, per contenere le rivolte si era assicurato i buoni uffici della societ\u00e0 militare privata Wagner.<\/p>\n<p>Fonti sudanesi avrebbero confermato poco dopo che i contractors russi si sarebbero limitati ad addestrare le forze speciali del NISS, il Servizio nazionale d\u2019intelligence e sicurezza, anche se si sospetta\u00a0<a href=\"https:\/\/sudantribune.com\/spip.php?article66883;%20https:\/\/fr.news.yahoo.com\/moscou-confirme-la-pr%C3%A9sence-soci%C3%A9t%C3%A9s-s%C3%A9curit%C3%A9-russes-au-172237356.html\">che abbiano coordinato i reparti antisommossa<\/a>.<\/p>\n<p>Nel maggio 2019, la Russia \u00e8 passata all\u2019incasso. Ha rotto gli indugi, accettando l\u2019offerta di Bashir e firmando l\u2019accordo che concedeva alla sua flotta l\u2019uso delle installazioni navali di Port Sudan. Era il pi\u00f9 grande successo di Mosca nel Mar Rosso. Il crollo del regime di Al-Bashir e il nuovo corso diplomatico fra Khartoum e Washington, inaugurato a ottobre 2020, sono stati un duro colpo per Mosca.<\/p>\n<p>Per un attimo \u00e8 sembrato che il valore dell\u2019amicizia russa per la giunta interinaria del tenente generale Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan ne potesse uscire ridimensionato.<\/p>\n<p>E invece la cooperazione militare bilaterale \u00e8 andata avanti, con un successo insperato. Sempre a maggio 2019, un mese dopo la destituzione di Al-Bashir, Mosca e Khartoum hanno firmato due nuovi accordi militari, validi per sette anni: il primo punta a condividere le esperienze relative alle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, mentre il secondo mira a rafforzare la cooperazione in campo navale, in particolare nella ricerca e nel salvataggio in mare. Un terzo accordo \u00e8 stato finalizzato fra l\u201911 novembre e l\u20198 dicembre 2020. Secondo le autorit\u00e0 russe, che hanno pubblicato in proposito la risoluzione governativa 1790, la marina russa godr\u00e0 di un punto di appoggio a Port Sudan. Nel testo di 33 pagine, si parla di un\u2019intesa valida per 25 anni<a href=\"https:\/\/dfnc.ru\/en\/russia-news\/a-russian-naval-logistics-centre-in-sudan\/\">, e rinnovabile per altri 10.<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145608 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Russian-Overseas-Naval-Trade-Regional-Maritime-Bases.jpg\" alt=\"Russian-Overseas-Naval-Trade-Regional-Maritime-Bases\" width=\"796\" height=\"601\" \/><\/p>\n<p>Si tratterebbe di costruire un \u00abcentro logistico\u00bb su un terreno concesso da Khartoum, in cambio di \u00abassistenza gratuita\u00bb alla marina\u00a0<a href=\"https:\/\/www.middleeastmonitor.com\/20201012-sudan-receives-training-warship-from-russia\/\">sudanese per missioni di ricerca e salvataggio e di lotta \u00abantisabotaggio\u00bb<\/a>.<\/p>\n<p>Un\u2019altra clausola prevede la disponibilit\u00e0 russa a riequipaggiare gratuitamente le difese aeree sudanesi, in cambio dell\u2019uso dello spazio aereo del Paese. Sentito da Interfax, l\u2019ex numero uno della VMF (Marina Russa), Viktor Kravchenko, ha detto chiaro e tondo che la Russia potrebbe\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/ralee85\/status\/1328752312131706880?lang=bn\">costruire le infrastrutture navali nel giro di 3-4 mesi.<\/a><\/p>\n<p>Le capacit\u00e0 del punto d\u2019appoggio dovrebbero essere limitate all\u2019accoglienza simultanea di quattro navi russe, comprese quelle a propulsione nucleare, come l\u2019incrociatore Pietro il Grande e i sottomarini atomici, e di 300 fucilieri di marina. Ma la stampa russa parla anche di una stazione SIGINT e di mezzi di difesa aerea: quasi una bolla A2\/AD.<\/p>\n<p>L\u2019accordo permetterebbe alla Russia di importare e di esportare, attraverso i porti e gli aeroporti sudanesi, \u00abtutte le armi, le munizioni e gli equipaggiamenti\u00bb necessari al funzionamento della \u2018base\u2019 e \u00aball\u2019esecuzione dei compiti affidati alle navi da guerra\u00bb, senza tasse doganali.<\/p>\n<p>Le navi russe che faranno scalo a Port Sudan saranno \u00abinviolabili\u00bb e beneficeranno di un\u2019\u00abimmunit\u00e0 d\u2019ispezione\u00bb. Ai russi, farebbe poi gola l\u2019aeroporto a sud della citt\u00e0 portuale, sempre sulla costa.<\/p>\n<p>Il testo precisa che il punto d\u2019appoggio, espressione eufemistica che malcela la natura di vera e propria base, ha natura \u00abdifensiva\u00bb, non \u00e8 \u00abrivolto contro nessun paese\u00bb e \u00abrisponde agli obiettivi di mantenimento della pace e della stabilit\u00e0 nella regione\u00bb.<\/p>\n<p>Per Mosca\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dw.com\/en\/with-sudan-naval-base-russia-may-have-a-key-to-africa\/a-55791124\">sarebbe un atout chiave<\/a>, anche nella prospettiva di ricostruire le capacit\u00e0 costiere delle forze navali sudanesi, che potrebbero essere riequipaggiate in tempi brevi con vedette del tipo Raptor, pattugliatori Projekt 10410 e cos\u00ec via: sarebbe una vetrina di inestimabile valore, da sfruttare con altri paesi costieri africani.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 chiaro che, nel nuovo Sudan, se tutto andr\u00e0 per il verso giusto, la Russia non sar\u00e0 che un attore fra tanti altri. Dovr\u00e0 vedersela con concorrenti avidi e ambiziosi, economicamente pi\u00f9 dirompenti, come la Cina, politicamente pi\u00f9 influenti, come gli USA, e culturalmente e religiosamente pi\u00f9 affini come gli Emirati Arabi Uniti. Sulla futura base russa, tuttavia, non \u00e8 stato affatto apposto il sigillo finale, nonostante la Duma abbia avviato l\u2019iter di ratifica del trattato.<\/p>\n<p>Ad aprile, la stampa sudanese ha scritto che Khartum avrebbe deciso di sospendere l\u2019accordo di concessione<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 russe hanno prontamente reagito, smentendo la notizia e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.aa.com.tr\/fr\/afrique\/khartoum-lambassade-de-russie-nie-le-gel-de-laccord-concernant-la-base-militaire-en-mer-rouge-\/2224683\">ribadendo di non aver ricevuto nessuna notifica dagli omologhi sudanesi.<\/a>\u00a0Il 1\u00b0 giugno, il generale Mohamed Othman al-Hussein, capo di Stato maggiore delle forze armate sudanesi, \u00e8 stato pi\u00f9 preciso, sottolineando che Khartum vorrebbe rivedere alcune clausole dell\u2019accordo stipulato con la Russia,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.middleeasteye.net\/news\/sudan-russia-naval-base-deal-harmful-clauses\">perch\u00e9 svantaggiose<\/a>.<\/p>\n<p>Il generale non \u00e8 per\u00f2 entrato nei dettagli. Si \u00e8 limitato a dire che finch\u00e9 il trattato non \u00e8 ratificato dal Consiglio legislativo, le autorit\u00e0 sudanesi sono libere di discuterlo. Si \u00e8 poi piccato di ribadire che il Sudan sta per ripristinare i legami militari con gli Stati Uniti. Dopo la defenestrazione di Bashir, il Sudan \u00e8 rientrato nell\u2019orbita statunitense. Ha firmato gli accordi di Abramo e ha ristabilito relazioni diplomatiche con Gerusalemme e Washington.<\/p>\n<p>Il dipartimento di Stato americano l\u2019ha depennato dalla lista dei paesi sponsor del terrorismo internazionale e il Tesoro americano gli ha concesso un prestito per permettergli di rimborsare una parte del debito contratto con la Banca mondiale.<\/p>\n<p>Anche la Francia, in una logica di guerra d\u2019influenza con Mosca, ha annullato un debito di 5 miliardi di dollari dovutole da Khartum\u00a0<a href=\"http:\/\/www.opex360.com\/2021\/06\/04\/khartoum-veut-revoir-laccord-relatif-a-linstallation-dune-base-navale-russe-a-port-soudan\/\">e ha rilanciato l\u2019alleanza con un prestito di 1,5 miliardi di dollari<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019offensiva diplomatica e creditizia statunitense e francese potrebbe aver indotto le autorit\u00e0 sudanesi a un parziale dietrofront sulle guarentigie concesse ai russi. Vedremo come si dipaner\u00e0 la matassa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Le altre opzioni tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Per ora, la Russia continua a coltivare molte ambizioni intorno all\u2019area strategica dello stretto di Bab-el-Mandeb. Anche se non dovesse concretizzarsi l\u2019affare Port Sudan, Mosca cercher\u00e0 un altro approdo nel Mar Rosso.<\/p>\n<p>E sta gi\u00e0 sondando il terreno. Dopo l\u2019accordo di pace con l\u2019Etiopia, nel giugno del 2018, e la fine dell\u2019embargo internazionale, l\u2019Eritrea \u00e8 rientrata nell\u2019orbita di Mosca. La relazione \u00e8 vantaggiosa per entrambe. Permette all\u2019Asmara di rompere l\u2019isolamento internazionale e attrarre capitali, mentre Mosca guarda con interesse al negoziato avviato nell\u2019agosto 2018.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145575 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/EDM-Red-Sea-Map.jpg\" alt=\"EDM-Red-Sea-Map\" width=\"444\" height=\"689\" \/><\/p>\n<p>Quell\u2019estate, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha annunciato ufficialmente l\u2019avvio di discussioni bilaterali per l\u2019apertura\u00a0<a href=\"https:\/\/orientxxi.info\/magazine\/le-retour-contrarie-de-la-russie-en-mer-rouge,4260\">di una base \u00ablogistica\u00bb russa sulla costa eritrea.<\/a><\/p>\n<p>L\u2019anno dopo, Mosca ha revocato le sanzioni vigenti da quasi un decennio. Complice la censura del regime eritreo si sa poco dello stato dei negoziati ma \u00e8 certo che gli scambi militari proseguono. A gennaio 2020 sono arrivati all\u2019Asmara i due elicotteri Ansat acquistati nel 2019, nell\u2019ambito del partenariato militare rafforzato con Mosca.<\/p>\n<p>Intanto, ci sono altri paesi in ballo per ospitare una potenziale base russa nel Mar Rosso: lo Yemen e il Somaliland, entrambi ex partner sovietici. Il primo esula dal tema principale dell\u2019articolo: Basti solo dire che Mosca ha giocato nel conflitto yemenita in corso un ruolo di mediatrice fra tutte le parti, eccezion fatta per i jihadisti.<\/p>\n<p>Fin dal 2009, un ufficiale di Marina aveva citato Socotra come ubicazione potenziale per un\u2019installazione navale russa, come ai tempi sovietici. Poi, nel 2016, il governo Saleh aveva candidato Aden, ex base sovietica. Oggi \u00e8 tutto nel limbo. Socotra \u00e8 occupata dagli Emirati Arabi Uniti dal 2019 e tutti i contratti russi in Yemen sono sospesi nei settori di gas, dell\u2019energia e della difesa.<\/p>\n<p>Anche il Somaliland non promette bene. La flotta sovietica aveva bazzicato per un certo periodo a Berbera. Oggi il \u2018paese\u2019 \u00e8 parte,\u00a0<em>de jure<\/em>, della Somalia, ma ne \u00e8 di fatto indipendente dal 1991. Vorrebbe essere riconosciuto internazionalmente ed \u00e8 a caccia di partner, soprattutto fra le potenze di rango, che darebbero peso al suo status. La Russia farebbe al caso suo. Secondo alcuni rapporti, \u00e8 nel 2017 che si \u00e8 presentata nuovamente la possibilit\u00e0 di aprire una base militare russa nel Somaliland.<\/p>\n<p>Quell\u2019anno, all\u2019ambasciata russa a Gibuti, un rappresentante del governo del Somaliland ha proposto di concedere a Mosca il diritto di costruire un\u2019installazione a Berbera in cambio del riconoscimento ufficiale del paese. Ai russi sarebbe piaciuta Ze\u00eflah. A gennaio 2020, si \u00e8 parlato di un\u2019apertura imminente della base, ma le voci sono state subito smentite dall\u2019ambasciatore russo a Gibuti.<\/p>\n<p>Mosca non sembra avere interesse a riconoscere una Repubblica dissidente e secessionista, visti i processi centrifughi che si innescherebbero nelle marche di frontiera di quel che resta del suo \u201cimpero euroasiatico\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145576 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/JESW5GVA6JAY5LBP2G5YXUSSY4-1.jpg\" alt=\"JESW5GVA6JAY5LBP2G5YXUSSY4-1\" width=\"803\" height=\"508\" \/><\/p>\n<p>Il futuro della\u00a0<a href=\"https:\/\/orientxxi.info\/magazine\/le-retour-contrarie-de-la-russie-en-mer-rouge,4260\">base in Somaliland resta incerto<\/a>\u00a0ma secondo un rapporto del ministero degli Esteri tedesco, citato dalla Bild, il Cremlino avrebbe intenzione di costruire basi militari in altri paesi africani, fra cui il Mozambico, il Madagascar, il Centrafrica e l\u2019Egitto.<\/p>\n<p>Durante le elezioni presidenziali del 2018, consiglieri politici russi hanno cercato di favorire i candidati dell\u2019opposizione malgascia. Mosca \u00e8 in pressing nel paese. Ne ha finanziato la classe politica locale, nella speranza di insediarsi in un\u2019isola strategica, perno di rotte marittime cruciali e crocevia di cavi sottomarini, ricca di nickel, cobalto e uranio.<\/p>\n<p>Gli accoliti di Prigozhin hanno gi\u00e0 cercato di acquistarvi alcune miniere di cromo, ma il progetto \u00e8 saltato per l\u2019intervento dell\u2019agenzia di anticorruzione locale. Per orientare l\u2019opinione pubblica \u00e8 stato promosso un nuovo media panafricano, Afrique Panorama, con fondi legati all\u2019impero finanziario di Prigozhin.<\/p>\n<p>Ma l\u2019offensiva in Madagascar pu\u00f2 considerarsi fallita, almeno per ora. Poi c\u2019\u00e8 il Mediterraneo. Con il Cairo, vige gi\u00e0 un accordo quinquennale, ulteriormente rinnovabile, che garantisce l\u2019uso congiunto delle basi e dello spazio aereo all\u2019aeronautica russa e viceversa. Ogni anno, Egitto e Russia stilano una lista di aerodromi disponibili, militari e non solo, elencando i servizi a pagamento e quelli gratuiti.<\/p>\n<p>Sono esclusi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/336533176_Russia_and_Egypt_A_Precarious_Honeymoon\">dall\u2019intesa i velivoli da ricognizione e i cargo che trasportano materiali pericolosi<\/a>. Ma la geopolitica di Putin mira in alto, quanto meno a ottenere scali navali in Egitto, in primis a Sidi Barrani, a un passo dalla Cirenaica, dove sono stati segnalati in passato contractors della societ\u00e0 RSB. Mosca vorrebbe punti d\u2019appoggio anche in Libia, a Tobruk, porto in acque profonde, e ha sostenuto a spada tratta il Maresciallo Haftar e il parlamento di Tobruk.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Il dinamismo dei contractors russi in Libia<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Secondo diversi rapporti, nel novembre 2018, Mosca avrebbe inviato in Cirenaica tra 800 e 1.200 operatori del Gruppo Wagner, inclusi 25 piloti e tecnici aeronautici incaricati di far volare i velivoli da combattimento Sukhoi Su-22 dell\u2019Esercito Nazionale Libico (ENL).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145552 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Libyan_Air_Force_Sukhoi_Su-22M3_Lofting.jpg\" alt=\"Libyan_Air_Force_Sukhoi_Su-22M3_Lofting\" width=\"795\" height=\"528\" \/><\/p>\n<p>Gran parte degli effettivi sarebbe russa, ma non mancherebbero bielorussi, moldavi, serbi, ucraini e siriani. Questi ultimi, reclutati fra i filo-Assad, sarebbero stati proiettati in Libia, a inizio 2020, con 33 voli speciali operati dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.spiegel.de\/international\/world\/the-renewed-dependency-on-mercenary-fighters-a-226614f9-45b4-4709-9250-7fdd3b9ffdf2\">societ\u00e0 aerea privata siriana Cham Wing Airlines.<\/a><\/p>\n<p>Altre due societ\u00e0 militari private russe hanno fornito servizi ed effettivi ad Haftar (nella foto sotto a bordo della portaerei russa Admiral Kuznetsov al largo di Tobruk) n. Fra settembre e novembre 2019, gli attacchi dell\u2019ENL e dei contractor russi contro la capitale libica e la Tripolitania si sono intensificati a tal punto da provocare la reazione di Ankara, che ha ingaggiato sul campo mercenari siriani inquadrati da consiglieri delle sue forze speciali e dai servizi segreti del MIT. Similmente a quanto avvenuto in Siria nella regione di Deir Ezzor a inizio 2018, il Gruppo Wagner ha cominciato a incassare dure perdite. Anche il comandante locale, Alexander Kuznetsov, sarebbe stato ferito in battaglia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145550 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Askanew3s-HAftar-sulla-portraerei-Kuznetsov.jpg\" alt=\"Roma, 13 gen. (askanews) - Il generale libico Khalifah Belqasim Haftar &quot;ha firmato un accordo&quot; con Mosca per l'installazione di una base militare in Libia. A scriverlo oggi \u00e8 al Quds al Arabi, quotidiano panarabo di propriet\u00e0 del Qatar, Paese che sostiene l'ex governo islamista di Salvezza nazionale di Tripoli. Non solo ma la stessa testata, in un editoriale pubblicato oggi sul suo sito on-line, parla di &quot;prossime manovre della marina militare russa&quot; nelle acque del mediterraneo davanti alle coste libiche che avrebbe l'obbiettivo di &quot;testare eventuali reazioni dei Paesi occidentali, troppo preoccupati di non impantanarsi&quot; nel caos del Paese Nordafricano. Mercoled\u00ec scorso, il generale Haftar ha visitato l'incrociatore russo Kuznetsov. Il comandante del sedicente esercito nazionale libico \u00e8 stato accolto a bordo dal Vice Ammiraglio V. N. Sokolov e una volta sul vascello si \u00e8 collegato in videoconferenza con il Ministro della Difesa della Federazione Russa Sergei Shoigu, come ha fatto sapere in un comunicato il ministero della Difesa russo. (segue)\" width=\"812\" height=\"541\" \/><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2019\/10\/la-guerra-dei-contractors-russi-della-wagner-in-libia\/\">Il disastro \u00e8 stato lampante a partire da gennaio 2020<\/a>, quando le milizie del Governo di accordo Nazionale hanno bloccato l\u2019offensiva su Misurata. A inizio aprile i mercenari di Haftar si sono ritirati verso la base di Bani Walid, pi\u00f9 a sud, per essere poi esfiltrati verso una destinazione ignota. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un fatto spesso trascurato: i contractor lamentano enormi ritardi nei pagamenti. Il Gruppo Wagner avrebbe incassato solo met\u00e0 dei 173 milioni di dollari che Haftar si era impegnato a pagare nell\u2019ottobre 2019, data teorica\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-libya-security-sanctions-idUSKBN22I2XW\">della fine del contratto, poi prorogato<\/a>.<\/p>\n<p>Il crollo delle forze di Haftar potrebbe essere legato in parte anche al malcontento dei contractors per il trattamento ricevuto ma Mosca non ha mai abbandonato l\u2019alleato. L\u2019ha anzi puntellato con 14 cacciabombardieri MiG-29 e Su-24, spediti da Hmeimin ad al-Khadim e ad al-Jufrah, il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2020\/05\/i-caccia-russi-in-libia-inaspriscono-il-confronto-con-gli-usa\/\">20 maggio 2020, con un volo scortato da due Su-35.<\/a>decollati dalla base di Hmeimin in Siria.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145565 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/EsWyTjTXYAAgnzr.png\" alt=\"EsWyTjTXYAAgnzr\" width=\"811\" height=\"725\" \/><\/p>\n<p>I velivoli sono stati poi raggiunti da elicotteri Mi-24. Una garanzia in pi\u00f9, in un momento in cui si stanno negoziando le sorti della Libia, dopo l\u2019accordo di cessate il fuoco, firmato a Ginevra il 23 ottobre 2020.<\/p>\n<p>Il 12 novembre, la commissione mista libica 5+5 aveva trovato un\u2019intesa sul ritiro dei mercenari stranieri dal paese, a partire dal 23 gennaio 2021. Una scadenza calpestata da tutti i contendenti, nonostante la Libia abbia oggi un governo ad interim che dovrebbe traghettare il paese verso le elezioni del 24 dicembre.<\/p>\n<p>\u00c9 molto dubbio che Russia e Turchia sgombrino il campo senza essersi prima assicurate basi e assicurazioni circa i loro interessi in Libia. La seconda conferenza di Berlino\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rid.it\/shownews\/4249\">non ha risolto la questione della presenza militare straniera.<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145554 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/200069600018_35238-002.jpg\" alt=\"200069600018_35238 (002)\" width=\"1280\" height=\"719\" \/><\/p>\n<p>La Turchia ha posto riserve al testo finale, pur accettando il principio di un ritiro graduale e simmetrico delle forze. La Russia, da parte sua, ha snobbato il vertice, facendosi rappresentare dal viceministro degli Esteri, Seghej Vershinin e non dal titolare del dicastero, Serghej Lavrov. Il testo partorito a Berlino non prevede nessun meccanismo specifico per \u2018forzare\u2019 il ritiro. Nell\u2019incertezza, alcuni dati non depongono favorevolmente, perch\u00e9 i contractors del Wagner Group hanno ripreso i lavori di riassestamento delle basi operative avanzate nel centro del paese e pare stiano\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rid.it\/shownews\/4249\">spalleggiando le operazioni militari di Haftar nel Fezzan<\/a>.<\/p>\n<p>Tuttavia il nuovo premier ad interim Abdel Hamid Dbeibah gode dei favori di Mosca e Ankara, cos\u00ec come il presidente provvisorio Mohamed Younes Menfi. Dbeibah \u00e8 un ricco uomo d\u2019affari di Misurata, rampollo di una famiglia influente. Ha fatto fortuna sotto Gheddafi. I suoi interessi commerciali lo legano strettamente alla Turchia, di cui rappresenta molte societ\u00e0 in Libia. Ma \u00e8 in ottimi rapporti anche con la Russia, dove \u00e8 stato in visita ufficiale. I russi sono di casa in Libia. Alla fine degli anni \u201980,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.brookings.edu\/blog\/order-from-chaos\/2016\/09\/01\/russia-and-libya-a-brief-history-of-an-on-again-off-again-friendship\/\">consiglieri militari sovietici avevano partecipato alla \u00abguerra delle frontiere\u00bb.<\/a><\/p>\n<p>Dopo il 1991, molti di loro erano rimasti in Libia, sempre al fianco di Gheddafi, beneficiando di lauti compensi come subcontraenti militari privati almeno fino ai primi anni 2000. A inizio 2021, i soldati di ventura del Gruppo Wagner si sono ridispiegati in varie basi: ad Al Marj, ad Al Khadim e nella zona petrolifera di Marsa al Brega. Hanno creato un ridotto difensivo in Libia centrale, ergendovi un continuum di postazioni fortificate, opere difensive e basi lungo i 120 km che separano la costa mediterranea a ovest di Sirte e la base aerea di al-Jufra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145555 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/200077900923_35272-002.jpg\" alt=\"200077900923_35272 (002)\" width=\"1280\" height=\"720\" \/><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/01\/la-linea-maginot-di-haftar-traccia-un-solco-tra-le-due-libie\/\">Il sistema difensivo<\/a>\u00a0corre attorno a una lunga trincea. Ha gi\u00e0 richiesto mesi di lavoro, ma \u00e8 ormai completo per 70 km e consta di oltre 30 postazioni fortificate proteggendo l\u2019accesso a Sirte e la base aerea di Ghardabiya, caposaldo della Wagner e lo snodo strategico di al-Jufra, da cui passano una delle principali arterie interne per la Cirenaica e l\u2019unica direttrice rapida per Sebha, capoluogo del Fezzan. \u00a0Uomini della Wagner sarebbero stati avvistati con mezzi blindati anti-mina anche nella base di Al Wigh, poco distante dalla frontiera con il Ciad e il Niger, dove si sono spinte le forze di Haftar.<\/p>\n<p>La base sarebbe un semplice avamposto, una Forward operating base. I russi starebbero puntando sulle basi di al-Jufra e Brak al-Shati, che potrebbero rimpiazzare Ghardabiya come hub principale, visto che Sirte potrebbe presto diventare la sede ufficiale di alcune delle nuove istituzioni unitarie libiche. Si tratta di basi strategicamente ubicate, collocate in posizione centrale, da cui \u00e8 possibile esercitare una discreta pressione sulla Tripolitania, mantenendo il controllo sul crescente petrolifero libico e presidiando gli snodi viari tra le tre regioni storiche del paese.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145556 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/EdsP2RbXgAEQb-g.jpg\" alt=\"EdsP2RbXgAEQb-g\" width=\"813\" height=\"610\" \/><\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che entrambe le installazioni siano state rafforzate: al-Jufra \u00e8 difesa da un numero imprecisato di sistemi antiaerei a corto raggio Pantsir-S1, da una batteria di obici semoventi da 122 mm, da radar portatili IL 122M Garmon e da radar VHF early warning P-18.<\/p>\n<p>A difendere Brak \u00e8 invece una serie di batterie di SAM Pantsir S1, affiancate da 3 radar P-18 e da un Garmon. Sono tutte manovre che lasciano supporre un radicamento del Gruppo Wagner, antitetico al disimpegno auspicato da pi\u00f9 parti. L\u2019iniziativa potrebbe anticipare il ritorno in massa delle aziende russe in Libia, per cogliere le opportunit\u00e0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rid.it\/shownews\/4019\">legate allo sviluppo ufficiale delle infrastrutture strategiche.<\/a><\/p>\n<p>Fin dal 2017 la Russia ha cercato di anticipare i concorrenti per strappare contratti futuri. Nel febbraio di quell\u2019anno, Rosneft ha siglato un accordo con la NOC (National Oil Company)\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/libya-oil-rosneft-oil-idUSL8N1G61XJ\">libica per potenziare il settore petrolifero<\/a>\u00a0e, nell\u2019ottobre 2018, il ministro libico dell\u2019Economia e dell\u2019Industria, Nasser Shaglan ha discusso con l\u2019omologo russo un piano per riesumare il progetto ferroviario lungo la tratta fra Bengasi e Sirte.<\/p>\n<p>Se dovesse essere revocato l\u2019embargo delle Nazioni Unite, potrebbero decollare anche i vecchi accordi per i jet militari e le difese missilistiche, che sarebbero un affare di Rosoboronexport. Ma sono tutte ipotesi che non \u00e8 certo reggano alla prova dei fatti. In Libia, ci sono appetiti concorrenti. Il progetto ferroviario egiziano per un nodo trans-africano fra Bengasi e il Congo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.libyaherald.com\/2021\/02\/01\/egypt-plans-new-african-link-road-through-libya\/\">potrebbe ostacolare le ambizioni di Russian Railways.<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145558 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/EdsP37oXYAAPtPT.jpg\" alt=\"EdsP37oXYAAPtPT\" width=\"813\" height=\"610\" \/><\/p>\n<p>Per non parlare della concorrenza turca. Ankara si \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/turkey-libya-security-idUSL8N2DW37O\">gi\u00e0 accaparrata 16 miliardi di contratti<\/a>\u00a0in Libia. Total ed Eni sono inoltre due giganti dell\u2019industria petrolifera libica, e di mezzo c\u2019\u00e8 pure la Cina, che ambisce a includere la Libia nella sua mastodontica via della seta africana. Per ora, di certo, c\u2019\u00e8 che i contractor di Mosca sono ben presenti nei principali porti di esportazione degli idrocarburi, a Sidra e Ras Lanuf, e sono presenti a sud, tra il campo petrolifero di Sharara, Ghat e al-Wigh.<\/p>\n<p>Avrebbero uomini anche nel sud-est libico, ricco di oro e terre rare, in un quadrante prossimo all\u2019Africa saheliana e centrale. Mosca si \u00e8 posizionata dietro le quinte per parare ogni eventualit\u00e0 ma nel frattempo sta tessendo una fitta trama a livello diplomatico. Dbeibah era in Russia il 15 aprile. Ha incontrato il premier Mikhail Mishustin, Sergei Shoigu\u00a0<a href=\"https:\/\/www.libyaobserver.ly\/news\/libyan-prime-minister-arrives-russia\">e il segretario del Consiglio di Sicurezza Nikolay Patrushev.<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145559 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/210121152910-04-libya-trench-watermark-exlarge-169.jpg\" alt=\"210121152910-04-libya-trench-watermark-exlarge-169\" width=\"780\" height=\"438\" \/><\/p>\n<p>Al centro delle trattative c\u2019erano il dialogo tra le fazioni libiche e gli investimenti nel settore energetico. Con il solito pragmatismo, la Russia sta appoggiando il governo di unione nazionale fin dalla data della sua costituzione, il 9 marzo scorso, e supporta i piani per indire elezioni generali il prossimo dicembre.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non toglie che i russi continuino a spalleggiare Haftar. Un modo per tenere aperte tutte le opzioni e avere un ventaglio di opportunit\u00e0 da cogliere nella ricostruzione postbellica e nella torta geopolitica di domani. L\u2019incaricato d\u2019affari russo in Libia, Jamshed Boltaev,\u00a0<a href=\"https:\/\/libyareview.com\/10810\/libyas-new-presidential-council-seeks-to-strengthen-cooperation-with-russia\/\">mantiene ottime relazioni con i membri del parlamento libico<\/a>, cui ha annunciato la prossima riapertura dell\u2019ambasciata russa a Tripoli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145560 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/EYkbmw8XkAA4Lsd.jpg\" alt=\"EYkbmw8XkAA4Lsd\" width=\"800\" height=\"553\" \/><\/p>\n<p>Mosca ha consegnato di 100mila dosi di vaccini contro il Covid Sputnik V, il 4 aprile, i primi ad arrivare in Libia, iniziativa di soft power che tenta di bilanciare l\u2019immagine negativa di Mosca nell\u2019ovest della Libia per il sostegno militare offerto all\u2019esercito di Haftar.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>La penetrazione in Mali<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Mentre Mosca riposiziona le sue pedine in Libia, forte della sua diplomazia, dei suoi contractor e del successo mediatico del canale in arabo di Russia Today, sta concentrando le sue attenzioni sul Mali, con cui nel 2019 ha siglato un\u00a0<a href=\"https:\/\/jamestown.org\/program\/terrorist-threat-as-a-pre-text-russia-strengthens-ties-with-g5-sahel\/\">accordo di collaborazione tecnico-militare<\/a>.<\/p>\n<p>A fine novembre di quell\u2019anno l\u2019allora ministro maliano della Difesa, generale Ibrahim Dahirou Dembele, aveva annunciato \u00abl\u2019arrivo in dicembre di militari russi nel Paese, per supportare tecnicamente le forze armate locali\u00bb, aiutare nella manutenzione dei due elicotteri d\u2019attacco Mi-35 consegnati da Mosca nell\u2019ottobre 2017 e addestrarne all\u2019impiego i piloti maliani, preziosi nelle\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2019\/12\/anche-in-mali-arrivano-i-contractors-russi-della-wagner\/\">operazioni di controguerriglia jihadista.<\/a><\/p>\n<p>Poche settimane dopo, il Cremlino spediva a Bamako una ventina di consiglieri militari, apparentemente forze speciali, tecnici e logisti, versimilmente uomini della Wagner. Secondo fonti di sicurezza operanti in Africa Occidentale, sentite dall\u2019AFP, \u00abla decisione di istituire un\u2019unit\u00e0 Wagner in Mali\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2019\/12\/anche-in-mali-arrivano-i-contractors-russi-della-wagner\/\">era stata approvata a Soci, al vertice Russia-Africa\u00bb<\/a>.<\/p>\n<p>Durante la guerra fredda Mosca e Bamako avevano coltivato stretti rapporti, dopo che il Mali aveva adottato un modello economico di stampo \u2018socialista collettivista\u2019, conquistata l\u2019indipendenza dalla Francia. Parigi \u00e8 quanto mai guardinga. Sospetta vi sia la crescente influenza russa dietro il sentimento anti-francese in aumento in molti paesi del Sahel.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jeuneafrique.com\/1076943\/politique\/exclusif-emmanuel-macron-entre-la-france-et-lafrique-ce-doit-etre-une-histoire-damour\/\">Macron l\u2019ha denunciato apertamente su JeuneAfrique.<\/a><\/p>\n<p>Mosca dispone di mezzi d\u2019influenza in loco, come il canale televisivo RT in lingua francese o l\u2019organizzazione \u00abPatrioti del Mali\u00bb, apertamente antifrancese. Nelle piazze di Bamako si inneggia sempre\u00a0<a href=\"https:\/\/www.la-croix.com\/Monde\/Au-Mali-camp-prorusse-audible-2021-06-01-1201158683\">pi\u00f9 spesso al ruolo salvifico della Russia<\/a>\u00a0e girano cartelli che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.france24.com\/fr\/20200111-%C3%A0-bamako-des-maliens-r%C3%A9clament-le-d%C3%A9part-de-la-force-fran%C3%A7aise-barkhane\">invocano \u00able d\u00e9part de la France\u00bb.<\/a><\/p>\n<p>Quanto c\u2019\u00e8 di vero nelle parole di Macron?<\/p>\n<p>La propaganda russa \u00e8 in forte crescita, come il soft power di Mosca. Le pubblicazioni in francese di RT e dell\u2019agenzia Sputnik su temi africani sono quasi raddoppiate fra il 2017 e il 2018 (da 322 a 548), rilanciate da innumerevoli pagine web, balzate da 1.169 a 3.889 nello stesso periodo di tempo.<\/p>\n<p>I francesi hanno notato che, dopo il colpo di stato dell\u2019agosto 2020 che ha defenestrato IBK e la vecchia guardia al potere in Mali, Igor Gromyko, ambasciatore russo nel paese, \u00e8 stato uno dei primi diplomatici stranieri ad essere ufficialmente ricevuto dalla nuova giunta maliana.<\/p>\n<p>Sospetti alimentati anche di recente, quando il colonnello Assimi Go\u00efta, di simpatie filorusse, si \u00e8 issato al vertice degli apparati statali, dopo un secondo colpo di stato. Nella sua giunta, il Colonnello ha mantenuto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jeuneafrique.com\/1187213\/politique\/nouveau-gouvernement-au-mali-choguel-maiga-devoile-son-equipe\/?utm_source=twitter.com&amp;utm_medium=social&amp;utm_content=jeune_afrique&amp;utm_campaign=post_articles_twitter_12_06_2021\">l\u2019omologo Sadio Kamara al vertice del ministero della Difesa<\/a>. Il defenestramento di Kamara, era stato uno dei motivi scatenanti il golpe.<\/p>\n<p>Kamara si apprestava a firmare diverse convenzioni con la Russia, a detrimento della Francia, spiega Fakaba Sissoko<a href=\"http:\/\/www.opex360.com\/2021\/05\/29\/mali-la-russie-va-t-elle-profiter-du-dernier-coup-de-force-du-colonel-goita-desormais-president-par-interim\/\">, direttore del Centro di ricerca di analisi politiche, economiche e sociali del Mali.<\/a><\/p>\n<p>Adesso avr\u00e0 le mani libere tanto pi\u00f9 che la giunta maliana \u00e8 stata pungolata nell\u2019orgoglio dalla tracotanza francese. Parigi ha sospeso ogni collaborazione militare bilaterale con Bamako e, ridimensionando l\u2019operazione Barkhane, chiuder\u00e0 le basi operative avanzate nel nord del Mali, abbandonando l\u2019area al suo destino. Sullo sfondo ci sono malumori geopolitici e di calcolo elettorale, di cui Mosca potrebbe approfittare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Giochi di potere in Ciad<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Nella regione del Sahel la Russia stava corteggiando anche il presidente ciadiano Idriss Deby Itno, prima che venisse ucciso dai ribelli del Fronte per il cambiamento e la concordia in Ciad (FACT).<\/p>\n<p>Bogdanov si era incontrato con rappresentanti governativi per discutere di un eventuale accordo di partenariato tecnico-militare, in un momento in cui in Francia si cominciava gi\u00e0 a ipotizzare un taglio all\u2019operazione Barkhane. Secondo alcune fonti, D\u00e9by potrebbe essere divenuto meno funzionale ai piani di Parigi, almeno dal 2018.<\/p>\n<p>Nel marzo di quell\u2019anno, una delegazione di uomini d\u2019affari russi si era recata a N\u2019Djamena,\u00a0<a href=\"https:\/\/mondafrique.com\/la-russie-de-poutine-dans-les-coulisses-de-lassasinat-didriss-deby\">annunciando investimenti per 7,5 miliardi di euro<\/a>. I russi avrebbero costruito un aeroporto internazionale, una raffineria di petrolio, una centrale elettrica alimentata dal sole e un nuovo sistema nazionale di alimentazione elettrica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145593 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/sahel_map.jpg\" alt=\"sahel_map\" width=\"850\" height=\"413\" \/><\/p>\n<p>A ottobre 2019, D\u00e9by era andato a Soci, al vertice Russia-Africa, per ribadire che \u00abil supporto della Russia sarebbe stato vitale per la stabilit\u00e0 regionale. L\u2019appoggio dal punto di vista della formazione e dell\u2019equipaggiamento, lo scambio d\u2019intelligence e\u00a0<a href=\"https:\/\/mondafrique.com\/la-russie-de-poutine-dans-les-coulisses-de-lassasinat-didriss-deby\/\">di expertise con le forze africane impegnate nel Sahel sarebbero state di grande utilit\u00e0\u00bb.<\/a><\/p>\n<p>A novembre 2020 il Ciad e la Russia avevano intavolato discussioni per arrivare a un accordo di cooperazione giudiziaria, proficuo per consolidare e diversificare ulteriormente le relazioni bilaterali fra i due paesi. L\u2019elezione presidenziale in Ciad, l\u201911 aprile 2021, avrebbe riconfermato D\u00e9by (nella foto sotto) al potere, ma ancora per poco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145595 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Screen-Shot-2021-04-22-at-12.19.28.jpg\" alt=\"Screen-Shot-2021-04-22-at-12.19.28\" width=\"805\" height=\"420\" \/><\/p>\n<p>Il 19 aprile, il Presidente sarebbe rimasto ucciso in seguito alle ferite riportate in uno strano scontro a fuoco con i ribelli del FACT, sulla linea del fronte, a poche centinaia di chilometri dalla capitale N\u2019Djamena, che \u00e8 anche il quartier generale dell\u2019operazione anti-jihadisti Barkhane\u00a0composta da 5100 militari francesi (nella foto sotto).<\/p>\n<p>Il proiettile che l\u2019ha ucciso gli ha attraversato il petto e si \u00e8 conficcato in un rene, seguendo una traiettoria dall\u2019alto verso il basso. Dovrebbe esser stato sparato dall\u2019alto. Da un velivolo? Forse francese? Aerei ed elicotteri di Parigi\u00a0<a href=\"https:\/\/mondafrique.com\/la-russie-de-poutine-dans-les-coulisses-de-lassasinat-didriss-deby\/\">sorvolavano la zona della localit\u00e0 Mao<\/a>, a nord di N\u2019Djamena, in cui il Presidente \u00e8 stato ferito. \u00c8 solo un\u2019ipotesi, ma D\u00e9by si stava avvicinando troppo ai russi ed era meno prono ai desiderata di Parigi.<\/p>\n<p>Forse non era nemmeno disposto a destabilizzare ulteriormente il vicino centrafricano, come fatto in passato. Nel 2014, il presidente D\u00e9by aveva deciso di ritirare il contingente messo a disposizione della Missione internazionale di sostegno al Centrafrica (Misca) dopo una serie di incidenti e dopo che il suo governo era stato accusato di fare il gioco dell\u2019ex coalizione ribelle della S\u00e9l\u00e9ka.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145596 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Eli.jpg\" alt=\"Eli\" width=\"808\" height=\"537\" \/><\/p>\n<p>Pi\u00f9 di recente, con la comparsa della Coalizione dei Patrioti per la Repubblica Centrafricana (CPC) e poco prima delle nuove elezioni in Centrafrica, N\u2019Djamena aveva smentito la presenza di suoi uomini fra i ribelli. Sta di fatto che tra Ciad e Centrafrica, da quando si \u00e8 insediato Mahamat Idriss D\u00e9by, con un colpo di stato mascherato, non corre nuovamente buon sangue. Il 30 maggio, le forze armate centrafricane appoggiate dai contractors del Wagner Group avrebbero attaccato un posto di frontiera ciadiano a Sourou, poco distante dalla localit\u00e0 di Mb\u00e9r\u00e9, nel dipartimento montuoso di Lam, quasi sul confine con il Centrafrica. Un soldato ciadiano \u00e8 stato ucciso, cinque sono stati feriti e altri cinque sono stati sequestrati e poi giustiziati in territorio centrafricano.<\/p>\n<p>Al momento dei fatti, i soldati centrafricani stavano inseguendo dei combattenti dell\u2019Unione per la pace in Centrafrica, un gruppo ribelle della galassia CPC.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.opex360.com\/2021\/05\/31\/le-tchad-accuse-les-forces-armees-centrafricaines-davoir-attaque-lun-de-ses-postes-frontaliers\/\">Perch\u00e9 abbiano sconfinato resta un mistero<\/a>. Lo scontro a fuoco \u00e8 stato violento. Secondo alcune fonti, i mercenari russi che accompagnavano le unit\u00e0 centrafricane avrebbero cercato di riparare in Camerun, ma la Brigata d\u2019intervento rapido camerunense li avrebbe messi in fuga, costringendoli a ripiegare in Centrafrica. I soldati ciadiani avrebbero inseguito i russi fino a Mbang, oltreconfine. Superiori in numero e in volume di fuoco,\u00a0<a href=\"https:\/\/corbeaunews-centrafrique.com\/rca-violent-accrochage-ce-dimanche-entre-larmee-tchadienne-et-les-mercenaires-de-wagner-a-la-frontiere\/\">li avrebbero costretti a cercare rifugio a Mbang<\/a>, poi nella sotto prefettura di Ngaoundaye<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>La conquista del Centrafrica<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019area del G5-Sahel e sud-sahariana, Parigi ha gi\u00e0 dovuto rinunciare allo strumento di influenza economica del franco CFA. Ed \u00e8 sempre pi\u00f9 alle strette proprio in Centrafrica, messa all\u2019angolo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/news\/worldviews\/wp\/2018\/05\/31\/theres-a-new-battle-for-influence-in-central-africa-and-russia-appears-to-be-winning\/\">dall\u2019invadenza del nuovo grande \u201cprotettore\u201d di Bangui<\/a>. Prima del 2017 Mosca non aveva mai mostrato particolare interesse per il Centrafrica, neanche in epoca sovietica. Sta di fatto che il presidente Faustin Archange Touad\u00e9ra, eletto nel 2016, \u00e8 stato pi\u00f9 volte in Russia negli ultimi anni: una prima volta al Forum economico di San Pietroburgo, nel giugno 2017, quando ha discusso con Putin di rapporti bilaterali, chiedendogli di rafforzare in primis i legami militari. Poi, pochi mesi dopo, a Soci, invocando l\u2019aiuto russo all\u2019ONU per alleggerire l\u2019embargo sulle armi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145592 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/1527323386-8446.jpg\" alt=\"1527323386-8446\" width=\"798\" height=\"449\" \/><\/p>\n<p>Mosca ha colto la palla al balzo. A dicembre 2017, ha sollevato la questione al Consiglio di Sicurezza che, con la risoluzione 2127, l\u2019ha autorizzata a inviare armi leggere e istruttori militari in RCA. Entrambi hanno cominciato ad affluire a Bangui a gennaio 2018. I russi si vantano di aver offerto un\u2019assistenza tecnico-militare gratuita, ma il Cremlino ha iniziato a sondare fin da subito le possibilit\u00e0 di sfruttare le risorse energetiche del Paese, in un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">classico do ut des \u00abmutualmente benefico\u00bb<\/a>.<\/p>\n<p>Solo 5 dei 175 istruttori militari giunti nel paese sono peraltro militari regolari, gli altri sono civili, contractor di SMP. Il loro ruolo, a volte oscuro, \u00e8 ormai attestato dalla nomina ufficiale di Valeri Zakharov a consigliere di Touad\u00e9ra per la sicurezza nazionale,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theafricareport.com\/72758\/car-who-are-president-touaderas-russian-guardian-angels\/\">oltre che a capo di tutti gli istruttori<\/a>.<\/p>\n<p>Zakharov \u00e8 un ex agente dell\u2019intelligence russa, che ha lavorato in seguito per Prigozhin. E non \u00e8 pi\u00f9 un mistero che i \u2018mercenari\u2019 della societ\u00e0 militare privata Sewa Security Service (SSS), appartenente al Gruppo Wagner, assicurino la protezione ravvicinata del presidente Touad\u00e9ra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145598 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/116218691_gettyimages-1012134094.jpg\" alt=\"_116218691_gettyimages-1012134094\" width=\"976\" height=\"549\" \/><\/p>\n<p>SSS ha rimpiazzato i soldati ruandesi della MINUSCA, posti un tempo a difesa del capo dello Stato centrafricano. Altra conferma: Lobaye Invest Ltd,\u00a0<a href=\"https:\/\/home.treasury.gov\/news\/press-releases\/sm1058\">sanzionata dal dipartimento del Tesoro americano<\/a>\u00a0e controllata dal gruppo di San Pietroburgo M-Invest, legato a Prigozhin, ha ottenuto la licenza per sfruttare una miniera d\u2019oro presso Ndassima, in una regione controllata dai ribelli musulmani della S\u00e9l\u00e9ka, nel nord del Paese.<\/p>\n<p>Due sono le figure chiave di Lobaye in Centrafrica: Eugenii Khodotov, un ex ufficiale di polizia ora direttore generale della compagnia, e Dimitri Alexandrov\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">che cura la strategia mediatica russa in Centrafrica.<\/a><\/p>\n<p>Sia SSS, sia Lobaye Invest Ltd sono registrate a Bangui. Entrambe ruotano nella galassia della holding M-Invest che, grazie a Prigozhin, fa i buoni uffici del Cremlino in Africa, almeno a livello para-imprenditoriale.<\/p>\n<p>Nel maggio 2018, diversi giornalisti d\u2019inchiesta avevano intravisto camion blindati Ural-375 in provenienza dal Sudan entrare in RCA. Sospettavano\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">trasportassero operatori della Wagner<\/a>. Tre giornalisti russi recatisi in Centrafrica per indagare sui fatti erano stati assassinati vicino a Sibut, 200 km a nord-est di Bangui, il 31 luglio 2018.<\/p>\n<p>Un fatto non isolato, che si \u00e8 sommato ad altri \u2018incidenti\u2019 mortali e ad avvelenamenti sospetti di giornalisti d\u2019inchiesta ed esperti russi forse\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">troppo \u2018curiosi\u2019<\/a>. Molti osservatori hanno parlato apertamente di omicidi premeditati, anche se la Russia ha ben poco da nascondere, tanto la sua presenza \u00e8 ben gradita alla leadership centrafricana.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145600 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/116220751_gettyimages-1229082828.jpg\" alt=\"_116220751_gettyimages-1229082828\" width=\"802\" height=\"451\" \/><\/p>\n<p>Incontrando Putin nell\u2019ottobre 2019, Touad\u00e9ra ha ringraziato Mosca per \u00abl\u2019enorme assistenza militare alla RCA, e il contributo dato all\u2019addestramento\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2020\/11\/la-russia-rafforza-la-presenza-militare-nella-repubblica-centrafricana\/\">di soldati, gendarmeria, polizia e alla modernizzazione dell\u2019esercito<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p>Il Presidente ha auspicato che \u00abi nostri partner russi ci forniscano armi letali con un calibro superiore a 14,5 mm, cos\u00ec come veicoli corazzati per il personale, veicoli da combattimento per fanterie, mortai e altre armi di artiglieria. Abbiamo chiesto al ministero della Difesa russo di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2020\/11\/la-russia-rafforza-la-presenza-militare-nella-repubblica-centrafricana\/\">addestrare quattro piloti di elicotteri e specialisti nella manutenzione di elicotteri<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019intesa \u00e8 talmente cordiale che, nel gennaio 2019, Marie-No\u00eblle Koyara, ministro della Difesa,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">ha accennato alla possibilit\u00e0 di installare una base militare russa nel Paese.<\/a><\/p>\n<p>Per ora, Mosca si \u00e8 limitata ad aprire a Bangui una missione di rappresentanza militare, forte di cinque ufficiali agli ordini del generale paracadutista Oleg Polguev. I colloqui sono per\u00f2 intensi e sempre ai massimi livelli. Touad\u00e9ra era a Mosca, in \u2018visita privata\u2019, il 7 ottobre 2020, giorno del compleanno di Putin. Poco tempo dopo \u00e8 arrivato anche l\u2019ex premier Firmin Ngrebada. I due altissimi dirigenti centrafricani si sono intrattenuti con diversi esponenti governativi, fra cui Lavrov.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo, a Bangui, si festeggiava lo sbarco da un Antonov An-124-100 di un primo lotto di 20 blindo BRDM-2, altro dono russo al Centrafrica, dopo le 900 pistole, i 5.200 fucili d\u2019assalto e i 270 lanciarazzi che hanno contribuito ad equipaggiare circa 1.300 militari addestrati dalla missione europea EUTM RCA. Mosca sta manovrando su tutti i fronti. Il 21 dicembre, il ministero degli Esteri russo ha confermato l\u2019invio temporaneo di altri 300 istruttori militari in Centrafrica, per fronteggiare le sedizioni della coalizione 3R-MPC, un gruppo ribelle che ha tenuto in pugno Bambari, 380 km a nord-est di Bangui e minacciato altre citt\u00e0 lungo l\u2019arteria principale per la capitale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145601 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/1-213.jpg\" alt=\"1-213\" width=\"800\" height=\"533\" \/><\/p>\n<p>Non \u00e8 chiaro se i nuovi \u2018istruttori\u2019 appartenessero alle forze armate regolari o alla solita Wagner. Buona parte \u00e8 stata richiamata in Russia il 15 gennaio; un\u2019altra parte sta affiancando i regolari centrafricani e ruandesi nelle battaglie a nord di Bangui. A maggio, il governo centrafricano ha notificato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la sua intenzione di mettere a disposizione delle Forze di difesa e Sicurezza 600 istruttori russi aggiuntivi, 200 dei quali tra le fila delle forze armate, 200 nella gendarmeria nazionale e altri 200 nella polizia.<\/p>\n<p>Uomini che andrebbero ad aggiungersi ai 535 istruttori gi\u00e0 presenti sul territorio centrafricano, almeno ufficialmente, perch\u00e9 diverse\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/06\/non-solo-sahel-linfluenza-francese-in-africa-barcolla-anche-nella-rca\/\">fonti stimano la presenza russa in Centrafrica tra 800 e 2mila uomini, tra militari e contractors<\/a>.<\/p>\n<p>Questi ultimi sono finiti nel mirino delle agenzie umanitarie e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rfi.fr\/fr\/afrique\/20210624-centrafrique-critiques-%C3%A0-l-onu-sur-les-paramilitaires-russes\">delle Nazioni Unite<\/a>\u00a0che ne denunciano in maniera\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2021\/06\/27\/world\/asia\/russia-mercenaries-central-african-republic.html?smid=tw-nytimes&amp;smtyp=cur\">esplicita le esazioni contro i civili centrafricani e i metodi sbrigativi contro i caschi blu.<\/a><\/p>\n<p>Un affare da seguire, tanto pi\u00f9 che le accuse\u00a0<a href=\"https:\/\/www.francetvinfo.fr\/monde\/afrique\/politique-africaine\/centrafrique-l-onu-denonce-un-usage-aveugle-de-la-force-par-les-soldats-centrafricains-et-les-paramilitaires-russes_4667589.html\">coinvolgono anche i regolari di Bangui<\/a>. Il Cremlino sta pure alzando la posta, chiedendo libert\u00e0 per i suoi velivoli nell\u2019uso dello spazio aereo centrafricano.<\/p>\n<p>In passato, ha corteggiato anche tre dei principali capi ribelli, fra cui l\u2019ex presidente Michel Djotodia e Noureddine Adam, capo del Fronte popolare per la Rinascita del Centrafrica, entrambi sanzionati dagli USA e dall\u2019ONU per il ruolo nel golpe del 2013. Il doppio gioco di Mosca puntava a blandire tutti gli attori in campo, per aprire i forzieri minerari allo sfruttamento diretto o indiretto. Oggi Zakharov sta invitando apertamente i ribelli a consegnare i leader. La situazione \u00e8 precaria.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145602 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/images-3.jpg\" alt=\"images\" width=\"457\" height=\"256\" \/><\/p>\n<p>I governativi, supportati dai russi, dai ruandesi e dalla MINUSCA hanno ripreso diverse citt\u00e0, liberando le linee di comunicazione fra Bangui e il Camerun. Ma i ribelli controllano ancora due terzi del paese e hanno in pugno aree ricche di petrolio, uranio e diamanti. Djotodia ha in mano giacimenti di platino e di mercurio, che farebbero gola a Mosca, insieme all\u2019uranio, gi\u00e0 incluso negli accordi di concessione mineraria con Touad\u00e9ra.<\/p>\n<p>Ma, forse, pi\u00f9 che le risorse minerarie, di cui la Russia \u00e8 gi\u00e0 ricchissima e di cui il Centrafrica non abbonderebbe troppo, a Mosca interessano la geopolitica regionale e la stabilit\u00e0 del paese, che potrebbero essere sfruttate come un trampolino di lancio verso altre zone pi\u00f9 attraenti economicamente.<\/p>\n<p>Un alto responsabile dell\u2019ONU, che si occupa di questioni di sicurezza, non esclude che \u00abi russi si stiano stabilendo in RCA per creare un duplice asse d\u2019influenza,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">attraverso il Sudan a nord e verso l\u2019Angola a sud\u00bb<\/a>. Per molti esperti conservatori russi, fra cui Vyacheslav Tetekina, membro del comitato di difesa della Duma, citato dall\u2019IFRI, \u00ab<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">Mosca ha ormai escluso Parigi dal gioco centrafricano\u00bb<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Il Mozambico<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La Russia ha spiazzato la concorrenza e gli avversari un po\u2019 dappertutto, anche in Mozambico. Per un certo periodo, le relazioni sono sembrate nuovamente all\u2019acme, come ai tempi sovietici. Tutto era partito in sordina, nel 2015, con un accordo di cooperazione tecnico-militare. Poi, nel 2019, il presidente Filipe Jacinto Nyusi ha impresso un\u2019accelerata improvvisa, invitando le aziende russe a investire massicciamente nel paese.<\/p>\n<p>\u00c8 lui che ha voluto la joint venture fra Empresa Nacional de Hidrocarbonetos e Rosneft, il 22 agosto 2019, dicendosi irritato dagli accordi \u00abingiusti\u00bb\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">siglati con le major occidentali.<\/a><\/p>\n<p>Ed \u00e8 lui che ha \u2018comprato\u2019 le capacit\u00e0 antiterroristiche russe per contrastare la ribellione jihadista nella provincia di Cabo Delgado, ricca di idrocarburi. Nyusi ha spedito il ministro della Difesa, Atanasio M\u2019tumuke, a Mosca, per reclamare consiglieri militari (2017) e, nel 2019, ha\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ifri.org\/sites\/default\/files\/atoms\/files\/sukhankin_societes_militaires_privees_russes_afrique_2020.pdf\">semplificato l\u2019accesso delle navi militari russe ai porti mozambicani<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145562 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Islamic_State_Mozambique_400x300-360x245.jpg\" alt=\"Islamic_State_Mozambique_400x300-360x245\" width=\"463\" height=\"315\" \/><\/p>\n<p>Il Cremlino non ha negato di ambire a una base navale permanente e a una stazione mobile per il GRU, durante il colloquio a Mosca fra Putin e Nyusi, nell\u2019agosto di quell\u2019anno. Sono stati momenti interlocutori.<\/p>\n<p>Fra i russi e i mozambicani c\u2019erano di mezzo i sudafricani. Alcune societ\u00e0 militari private, che raggruppano veterani sudafricani, molto esperti e fini conoscitori della zona, hanno offerto i loro servizi. Ma sono stati i russi a spuntarla, perch\u00e9 pi\u00f9 economici e, soprattutto, affini al Cremlino, ottima garanzia di forniture di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.themoscowtimes.com\/2019\/11\/19\/in-push-for-africa-russias-wagner-mercenaries-are-out-of-their-depth-in-mozambique-a68220\">equipaggiamenti per le disastrate forze armate locali<\/a>.<\/p>\n<p>I primi elementi del Wagner sono arrivati in Mozambico il 13 settembre 2019. Si sono stanziati a nord, a Pemba. Il loro arrivo ha segnato la fine della missione per gli elicotteri Gazelle, senza insegne, affittati per tre mesi con tanto di equipaggi alla societ\u00e0 Frontier Service Group di Erik Prince, tramite Umbra Aviation in Africa del Sud. A inizio ottobre 2019, i russi hanno permesso ai governativi di prendere il sopravvento sui jihadisti. Sembrava la svolta tanto attesa, ma era un fuoco di paglia. Mentre Mosca smentiva ogni coinvolgimento in Mozambico, un importante carico di armi per il Wagner Group sbarcava a Nacala.<\/p>\n<p>A quella data erano\u00a0<a href=\"https:\/\/www.themoscowtimes.com\/2019\/11\/19\/in-push-for-africa-russias-wagner-mercenaries-are-out-of-their-depth-in-mozambique-a68220\">gi\u00e0 200 i mercenari russi in loco<\/a>, supportati da tre elicotteri Mi-24 e Mi-171Sh. Sebbene sul campo le cose cominciassero ad andar male, i russi orchestravano una campagna mediatica sui social media, rivendicando i buoni risultati raggiunti e il gradimento del governo mozambicano. Un modo per confondere le carte, tanto pi\u00f9 che Ansar al-Sunna si era appena rafforzato, inglobato nella strategia generale dello Stato islamico e nella sua provincia d\u2019Africa centrale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-145567 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/mozrussianstt-825x510.jpg\" alt=\"mozrussianstt-825x510\" width=\"825\" height=\"510\" \/><\/p>\n<p>Alcune katibe (battaglioni) erano in quelle fasi capeggiate da jihadisti siriani, esperti di guerriglia. Le vittorie avrebbero permesso agli islamisti di ghermire armi e soldi, bestiame e diversi mortai. Il morale delle forze mozambicane croll\u00f2 e i jihadisti seppero approfittarne. Prima degli attacchi, ammonivano chi e dove avrebbero colpito. Molti regolari cominciarono a sbandare e a disertare. Ma i jihadisti sembravano puntare pi\u00f9 in alto.<\/p>\n<p>Miravano ai russi. Grazie ai legami con il jihad dello Stato islamico in Africa Centrale, catalizzavano rinforzi nel nord del Mozambico. Volevano impedire al Wagner Group qualsiasi iniziativa. Il 10 ottobre 2019, uccidevano due contractor russi. Il 27, una squadra mozambicana inquadrata da consiglieri russi cadeva in un\u2019imboscata.<\/p>\n<p>Rimanevano uccisi 20 mozambicani e 5 russi.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2019\/11\/i-jihadisti-uccidono-almeno-7-contractor-russi-in-mozambico\/\">Il mese di novembre si rivel\u00f2 tragic<\/a>o. I rapporti fra mozambicani e russi si inasprirono. I consiglieri del Wagner cominciarono a spazientirsi per l\u2019imperizia delle forze di sicurezza governative. La cooperazione sul terreno si interruppe, fino a cessare completamente. Anche i russi avevano le loro pecche,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2020\/06\/speciale-africa-contractors-contro-jihadisti-in-mozambico\/\">soprattutto avevano sottovalutato il peso dell\u2019intelligence le capacit\u00e0 del nemico.<\/a><\/p>\n<p>In quelle fasi il<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/03\/contractors-russi-tutti-i-guai-del-gruppo-wagner\/\">\u00a0Wagner Group mostr\u00f2 i suoi limiti<\/a>. Impiegato su pi\u00f9 fronti aveva abbassato gli standard qualitativi. A fine novembre una parte dei consiglieri venne rimpatriata. Rimaneva qualche elemento a Pemba, capoluogo della provincia di Cabo Delgado, a Nacala, loro base principale, e a Mocimboa da Praia. Violando in teoria la legge americana, Erik Prince (fondatore della compagnia militare privata Blackwater, poi Academy) \u00a0<a href=\"https:\/\/theintercept.com\/2020\/04\/13\/erik-prince-russia-mercenary-wagner-libya-mozambique\/\">propose al Wagner Group un appoggio in Mozambico<\/a>\u00a0ma i russi rifiutarono.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145561 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/cabo-delgado_31B2AFB8F4CB4F909784E4588D3CB156-360x245.jpg\" alt=\"cabo-delgado_31B2AFB8F4CB4F909784E4588D3CB156-360x245\" width=\"469\" height=\"319\" \/><\/p>\n<p>A febbraio 2020, ExxonMobil e Total, principali contraenti dei progetti di sfruttamento del gas a Cabo Delgado, chiesero a Maputo di potenziare la sicurezza della provincia, aumentando da 500 a 800 uomini gli effettivi della forza operativa congiunta, composta da elementi delle forze armate, della polizia e da contractor.<\/p>\n<p>Di l\u00ec a poco il Wagner Group cess\u00f2 ogni consulenza alle forze armate mozambicane e il governo mozambicano tent\u00f2 di parare il colpo assoldando i sudafricani della SMP The Dyck Advisory Group, pi\u00f9 esperti dei russi e pi\u00f9 integrati con i militari locali. I risultati non furono per\u00f2 pi\u00f9 soddisfacenti e il contratto con i contractors di Pretoria non venne rinnovato.<\/p>\n<p>Oggi in Mozambico\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/05\/il-portogallo-invia-altri-consiglieri-militari-in-mozambico\/\">sono \u201critornati\u201d i portoghesi<\/a>, ex colonizzatori che hanno offerto consulenza e formazione militare anche a vantaggio delle forze speciali locali e che guideranno anche una missione addestrativa dell\u2019Unione Europea. mentre i Berretti Verdi statunitensi addestrano i marines di Maputo.<\/p>\n<p>Si prospetta inoltre\u00a0<a href=\"https:\/\/fr.news.yahoo.com\/%C3%A9tats-dafrique-australe-approuvent-lenvoi-184236484.html\">all\u2019orizzonte un\u2019operazione della SADC<\/a>\u00a0(Southern African Development Community) anticipato dall\u2019invio di mille militari ruandesi in appoggio ai governativi.<\/p>\n<p>Dopo una fase di rapida espansione costellata di successi in diversi stati del continente, le ambizioni africane del Cremlino sembrano aver subito una prima battuta d\u2019arresto proprio in Mozambico dove peraltro si riscontra la volont\u00e0 delle potenze occidentali di non lasciare altri margini e opportunit\u00e0 alla penetrazione russa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/07\/il-ritorno-dei-russi-in-africa-tra-basi-contractors-diplomazia-e-affari\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/07\/il-ritorno-dei-russi-in-africa-tra-basi-contractors-diplomazia-e-affari\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Francesco Palmas) Dopo una lunga eclissi, durata quasi trent\u2019anni, la Russia sta riconquistando\u00a0amici e nuovi partner anche in Africa, imbastendo\u00a0un\u2019offensiva poliforme che abbina investimenti, ricerca spasmodica di basi, commercio di armi e di altri beni, dirompenza dei contractor e penetrazione dei colossi energetici. La sua impronta continentale si sta piano piano affermando come un contrappeso alle ambizioni smisurate di Pechino e comincia a creare pi\u00f9 di un grattacapo nel giardino di casa&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-hk9","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66597"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=66597"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66597\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66598,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66597\/revisions\/66598"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=66597"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=66597"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=66597"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}