{"id":66884,"date":"2021-08-31T11:00:08","date_gmt":"2021-08-31T09:00:08","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66884"},"modified":"2021-08-28T09:48:12","modified_gmt":"2021-08-28T07:48:12","slug":"critica-della-scienza-dogmatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=66884","title":{"rendered":"Critica della scienza dogmatica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gazzetta Filosofica (Federico Ragazzi)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11908034677\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=765x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i31dcec91e8b0b677\/version\/1629539345\/image.jpg\" alt=\"\" data-src-width=\"1890\" data-src-height=\"1276\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=765x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i31dcec91e8b0b677\/version\/1629539345\/image.jpg\" data-image-id=\"7682327277\" \/><\/p>\n<div id=\"cc-m-11908035377\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>Da ormai quasi due anni, quotidianamente, siamo sommersi dall\u2019enorme quantit\u00e0 di notizie inerenti alla diffusione \u2013 e al contestuale tentativo di contenimento da parte delle autorit\u00e0 sanitarie \u2013 del SARS-CoV-2 nel mondo. La pandemia, avendo monopolizzato l\u2019arena mediatica, ci ha purtroppo costretto a convivere con una nuova realt\u00e0 che, fino ad allora, era considerata molto lontana dalla nostra vita quotidiana. \u00c8 cos\u00ec che si \u00e8 iniziato ad utilizzare le mascherine chirurgiche e simili \u2013 assistendo, tra l\u2019altro, alla classifica delle \u201cmigliori mascherine\u201d o del \u201cconoscere quali mascherine usare e dove\u201d \u2013, ad avere le mani perennemente igienizzate tramite l\u2019utilizzo di gel a base alcolica, a considerare l\u2019altro come possibile vettore di questo fatale male (da cui, parafrasando l\u2019inglese Thomas Hobbes: <em>homo homini virus<\/em>), a dover, giorno dopo giorno, leggere i bollettini di ospedalizzazioni, morti, contagi, a far fronte a protocolli sanitari, cure e, dopo quasi un anno, alla comparsa dei \u2013 non per tutti \u2013 tanto agognati vaccini. La situazione di pressante martellamento mediatico ha reso l\u2019argomento \u201cCovid\u201d il tema quasi esclusivo di cui conversare, discutere e, spesso, litigare nei momenti pi\u00f9 disparati: a tavola in famiglia, in fila ben distanziati alle casse dei supermercati o nei momenti conviviali con gli amici \u2013 quando permesso.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11908035877\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>Nessuno, cullato nella propria comodit\u00e0, avrebbe mai pensato che tutto ci\u00f2 sarebbe potuto capitare. Perch\u00e9? In realt\u00e0, aprendo un qualsiasi manuale scolastico di storia, si pu\u00f2 serenamente notare come le epidemie siano state, nella storia dell\u2019umanit\u00e0, una ostile e infelice costante. Riferendoci unicamente alle pi\u00f9 famose, possiamo citare: la \u201cPeste antonina\u201d (165-180), portata dai legionari romani in ritorno da una delle numerose campagne militari contro i Parti a est dell\u2019Impero; la terribile \u201cPeste nera\u201d del XIV secolo che, agevolata dagli scambi commerciali con l\u2019Oriente, nel giro di pochi anni si diffuse rapidamente in tutta Europa; la peste del 1600, ampiamente descritta da Alessandro Manzoni nel suo celebre romanzo storico e nell\u2019appendice Storia della colonna infame; e la pi\u00f9 temporalmente vicina \u201cInfluenza spagnola\u201d che, verso la conclusione della gi\u00e0 orribile Grande Guerra, ha portato alla morte decine di milioni di persone.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11908035977\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>Concluso questo brevissimo excursus storico, possiamo \u2013 generalizzando \u2013 permetterci di dire che le epidemie e le pandemie sono, purtroppo, quantomeno ricorrenti nella storia antica, moderna e contemporanea. Eppure, nonostante questa generalizzata evidenza, tutti noi non abbiamo mai considerato questa pessima possibilit\u00e0 e, con nostra assoluta sorpresa: eccoci qui.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11908036077\" class=\"j-module n j-text \">\n<p><strong>La nostra serenit\u00e0 dipendeva, probabilmente, da un eccessivo e ingiustificato attaccamento alla scienza e al suo metodo \u2013 o, meglio, a ci\u00f2 che noi ritenevamo essi fossero.<\/strong> La scienza ha formato il proprio metodo in un secolare e difficile percorso che l\u2019ha resa ci\u00f2 per cui oggi \u00e8 riconosciuta: una delle madri dello sviluppo umano. Ciononostante, essa, come la storiografia scientifica ci dimostra, possiede un metodo molto particolare di procedere, ovvero quello della continua autoconfutazione. Quello che potrebbe essere inteso come \u201climite\u201d della scienza \u2013 il suo processo di sviluppo tramite autoconfutazione \u2013 rappresenta paradossalmente la sua pi\u00f9 grande virt\u00f9 in quanto, <strong>contraddicendosi per progredire, allontana da s\u00e9 qualsiasi tipo di approccio idolatrico.<\/strong> Noi per\u00f2, coscientemente o incoscientemente influenzati dal neopositivismo dello scorso secolo (o, meglio, dalla sua deriva scientista), abbiamo peccato dell\u2019errore in cui, per Ludwig Wittgenstein,\u00a0<strong>\u00absi cade cos\u00ec facilmente facendo filosofia\u00bb<\/strong>\u00a0(L. Wittgenstein,\u00a0<em>Ricerche filosofiche<\/em>). Noi abbiamo infatti adottato un approccio dogmatico nei confronti della scienza stessa, contravvenendo al suo fondamentale principio di \u201cnon-dogmaticit\u00e0\u201d.\u00a0<strong>Abbiamo dunque reso la scienza un dogma, con la speranza \u2013 forse \u2013 di appagare quel nostro insito bisogno di certezze assolute che sembra accompagnare l\u2019uomo dall\u2019inizio dei tempi.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11908036377\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>Per evitare questa dogmatizzazione della scienza dovremmo, innanzitutto, chiederci \u201cche cosa \u00e8 scienza?\u201d. Cos\u00ec facendo potremmo forse, spinti da una sana umilt\u00e0 intellettuale, ammettere di essere molto confusi a riguardo. La scienza non \u00e8 una struttura monolitica ma, come spesso accade, la questione si rivela molto complicata e ricca di sfumature. Ad aiutarci in questo percorso potrebbe essere Thomas Kuhn (1922-1996), fisico, storico e filosofo della scienza americano che, nella sua opera pi\u00f9 celebre, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em> (1962), critica la concezione accolta dall\u2019allora comunit\u00e0 scientifica di \u201cscienza\u201d intesa come accumulo di scoperte scientifiche e di \u201csviluppo scientifico\u201d come processo di accrescimento cumulativo. <strong>Kuhn, con la sua ricerca, affronta coloro che interpretano dogmaticamente la scienza ed \u00e8 per questo motivo che vale la pena conoscerne i contenuti.<\/strong> Thomas Kuhn, inoltre, distaccandosi dalla teoria del falsificazionismo proposta dall\u2019austriaco Karl Popper, <strong>vuole mettere in luce una nuova teoria epistemologica<\/strong>: <strong>\u00abIl mio obbiettivo principale \u00e8 quello di sollecitare un mutamento nel modo di percepire e di valutare dati familiari\u00bb<\/strong>\u00a0(T. Kuhn,\u00a0<em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11908036877\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>Uno dei concetti chiave presenti all\u2019interno del saggio di Kuhn \u00e8 quello di scienza normale. Essa viene a costituirsi come:<\/p>\n<p><strong>\u00ab Una ricerca stabilmente fondata su uno o su pi\u00f9 risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una particolare comunit\u00e0 scientifica, per un certo periodo di tempo, riconosce la capacit\u00e0 di costituire il fondamento della sua prassi ulteriore \u00bb<\/strong> (T. Kuhn, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>).<\/p>\n<p>La scienza normale, banalizzando, \u00e8 tutta la scienza presente all\u2019interno dei manuali scientifici e, quindi, \u00e8 quel tipo di sapere che, ad esempio, all\u2019universit\u00e0 viene insegnato agli studenti aspiranti-scienziati. Questi manuali espongono le applicazioni in cui la teoria appoggiata dalla \u201cscienza normale\u201d viene approvata e, quindi, riconosciuta come valida. La scienza normale si fonda su un paradigma, ovvero un sistema scientifico (composto da teorie, strumenti e leggi) con due caratteristiche fondamentali: i suoi risultati devono essere sufficientemente nuovi per attrarre un gruppo di seguaci, allontanandoli cos\u00ec da forme scientifiche contrastanti e, allo stesso tempo, i risultati devono essere abbastanza aperti (e quindi non vincolanti) da permettere alla comunit\u00e0 scientifica di utilizzarli per risolvere i futuri e nuovi problemi scientifici. <strong>Il paradigma determinante la scienza normale viene scelto da una serie di teorie per la sua pi\u00f9 spiccata capacit\u00e0 di apparire \u2013 banalmente \u2013 migliore delle altre teorie<\/strong> in competizione tra loro, ovvero di riuscire a risolvere i problemi ritenuti pi\u00f9 \u201curgenti\u201d (chiamati da Kuhn <em>rompicapo<\/em>) dal gruppo di specialisti, anche se esso <strong>\u00abnon deve spiegare necessariamente tutti i fatti coi quali ha a che fare, e di fatto non li spiega mai tutti\u00bb<\/strong> (T. Kuhn, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>). <strong>Una volta che la comunit\u00e0 scientifica <em>sceglie<\/em> in maggioranza una teoria, essa diviene dunque un paradigma e le scuole di pensiero differenti lentamente scompaiono o vengono comunque marginalizzate.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11908038777\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>L\u2019obbiettivo della scienza normale, secondo Kuhn, non \u00e8 quello di elaborare innovative teorie o fare nuove scoperte scientifiche ma, anzi:<\/p>\n<p><strong>\u00ab gli scienziati non mirano neanche, di norma, ad inventare nuove teorie, e anzi si mostrano spesso intolleranti verso quelle inventate da altri. La ricerca nell\u2019ambito della scienza normale \u00e8 invece rivolta all\u2019articolazione di quei fenomeni e di quelle teorie che sono gi\u00e0 fornite di paradigma \u00bb<\/strong> (T. Kuhn, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>).<\/p>\n<p><strong>\u00c8 il paradigma stesso, con la sua presenza, a dettare quali problemi debbano essere affrontati e quali, invece, non possono essere presi in considerazione. L\u2019attivit\u00e0 della scienza normale \u00e8 invece quella di ripulitura<\/strong>, cio\u00e8 <strong>\u00abun tentativo di forzare la natura entro le caselle prefabbricate e relativamente rigide fornite dal paradigma\u00bb<\/strong> (T. Kuhn, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>). In questo processo di ripulitura, la scienza normale si specializza e definisce maggiormente i propri confini, divenendo una struttura sempre pi\u00f9 rigida e vincolante (cos\u00ec facendo va ad erodere la seconda \u201ccaratteristica fondamentale\u201d del paradigma, poc\u2019anzi descritta).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11908039177\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>Dunque, la scienza normale non ricerca scoperte o novit\u00e0 scientifiche, eppure esse ci sono:<\/p>\n<p><strong>\u00ab La scoperta comincia con la presa di coscienza di un\u2019anomalia, ossia col riconoscimento che la natura ha in un certo modo violato le aspettative suscitate dal paradigma che regola la scienza normale [\u2026] tale presa di coscienza dell\u2019anomalia apre un periodo in cui le categorie concettuali vengono riadattate, finch\u00e9 ci\u00f2 che inizialmente appariva anomalo sia diventato qualcosa che ci si aspetta \u00bb<\/strong> (T. Kuhn, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>).<\/p>\n<p>Le anomalie, inizialmente, vengono inglobate per quanto possibile all\u2019interno del paradigma. Cos\u00ec facendo, per\u00f2, la scienza normale si sviluppa in maniera sempre pi\u00f9 rigida, dimostrandosi incapace di accettare le anomalie che via via vengono scoperte. <strong>La scienza normale non \u00e8 pi\u00f9 in grado di risolvere i rompicapi: il paradigma esistente \u00e8 entrato in crisi.<\/strong> Per risolvere questi nuovi problemi, si deve abbandonare il paradigma in uso, risultato ormai insufficiente, tenendo conto che:<\/p>\n<p><strong>\u00ab La decisione di abbandonare un paradigma \u00e8 sempre al tempo stesso la decisione di accettarne un altro, ed il giudizio che porta a quella decisione implica un confronto sia dei paradigmi con la natura, sia dei paradigmi con l\u2019altro \u00bb<\/strong> (T. Kuhn, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Con l\u2019intenzione di abbandonare il vecchio paradigma, spingendosi alla ricerca di uno nuovo, avviene quella che Kuhn definisce rivoluzione scientifica. Dopo che la comunit\u00e0 scientifica sceglie un nuovo paradigma, viene a definirsi una nuova \u201cscienza normale\u201d e, quindi, vi \u00e8 una nuova definizione di \u201cscienza\u201d stessa.<\/strong> Per questo motivo, la visione degli scienziati nei confronti del mondo cambia drasticamente: <strong>\u00abdopo una rivoluzione, gli scienziati reagiscono a un mondo differente\u00bb<\/strong> (T. Kuhn, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>). Kuhn, per esemplificare al meglio ci\u00f2 che qui tenta di esporre, prende in prestito l\u2019immagine ambigua del coniglio-anatra della scuola psicologica Gestalt, sostenendo che con il nuovo paradigma si passa <strong>\u00abdal vedere il coniglio al vedere l\u2019anatra\u00bb<\/strong> (T. Kuhn, <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche<\/em>).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11908039977\" class=\"j-module n j-text \">\n<p><strong>Dalla lettura del saggio di Kuhn possiamo apprendere che la rigidit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 scienza, o di ci\u00f2 che viene posto all\u2019interno della categorica dello scientifico o, ancora, di ci\u00f2 che \u00e8 ritenuto metodo scientifico \u00e8 in realt\u00e0 molto relativa.<\/strong> La dinamicit\u00e0 descritta da Kuhn ci ricorda quanto poco stabili siano questi concetti, spesso idolatratati e posti come d\u00e8i moderni, a cui la scienza appartiene. Certo, Kuhn venne aspramente criticato e oggi \u00e8 in parte stato superato dalle pi\u00f9 attuali teorie epistemologiche, ma forse non \u00e8 questo ad essere rilevante, quanto il fatto che egli, attraverso la sua opera, ha gettato dubbi, scardinando la visione adottata all\u2019unanimit\u00e0 dagli storici e filosofi della scienza e riportando l\u2019attenzione su un tema che pareva ormai sostanzialmente archiviato. <strong>Ed \u00e8 proprio questo, per lo scrivente, ci\u00f2 di cui ogni essere razionale necessita: dubbi<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/agosto\/critica-della-scienza-dogmatica\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/agosto\/critica-della-scienza-dogmatica\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gazzetta Filosofica (Federico Ragazzi) Da ormai quasi due anni, quotidianamente, siamo sommersi dall\u2019enorme quantit\u00e0 di notizie inerenti alla diffusione \u2013 e al contestuale tentativo di contenimento da parte delle autorit\u00e0 sanitarie \u2013 del SARS-CoV-2 nel mondo. 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