{"id":67109,"date":"2021-09-13T12:56:09","date_gmt":"2021-09-13T10:56:09","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67109"},"modified":"2021-09-13T12:56:09","modified_gmt":"2021-09-13T10:56:09","slug":"tra-hobsbawm-astronauti-e-saggezza-indigena-per-una-reintroduzione-dellantropologico-nellecologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67109","title":{"rendered":"Tra Hobsbawm, astronauti e saggezza indigena: per una reintroduzione dell\u2019antropologico nell\u2019ecologico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di La Fionda (Elisa Moro)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Da poco l\u2019IPCC (The Intergovernmental Panel on Climate Change) ha pubblicato il suo Report per il 2021 <strong>(1) (2),<\/strong> che senza sorpresa alcuna, continua a dipingere la condizione rispetto al cambiamento climatico come spaventosamente urgente e prospettando un futuro di difficile gestione per il mantenimento della vita. Siamo in una condizione talmente critica che che non si parla neanche pi\u00f9 di reversione ma di <em>\u201cmitigazione<\/em>\u201d e <em>\u201cadattamento\u201d <\/em>alle temperature estreme che ci aspettano da qui ai prossimi anni, alla siccit\u00e0, alla perdita di biodiversit\u00e0, all\u2019acidificazione degli oceani, alle inondazioni delle citt\u00e0 costiere, alle piogge estreme e agli eventi estremi come uragani e incendi, alla difficolt\u00e0 del mantenimento dei cicli agricoli, all\u2019aumento delle disuguaglianze e dei migranti\/rifugiati climatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Seppure ormai da decadi scienziati e ambientalisti -pensiamo al Club di Roma-, abbiano cercato di avvertire degli effetti e delle conseguenze dell\u2019impatto del genere umano sul pianeta, di cui abbiamo visto chiaramente prova in questo ultimo anno, l\u2019urgenza di un\u2019azione concreta e condivisa sembra ancora un\u2019utopia che continua ad essere resa dai governi una questione contrattabile e posticipabile. Come manifestano le preoccupazioni e le azioni di Extinction Rebellion rispetto all\u2019inconcludenza dei G20: non c\u2019\u00e8 ancora un esplicito percorso deciso di misure condivise globalmente.\u00a0 <em>Com\u2019\u00e8 possibile essere arrivati fin qui? Ma soprattutto stiamo andando nella giusta direzione anche a livello di discorso sociale e politico?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 incredibile da pensare ma se un capo indigeno -diciamo Toro Seduto-, Eric Hobsbawm (lo storico de \u201cIl Secolo Breve\u201d) e un astronauta siedessero allo stesso tavolo avrebbero molto di cui discutere e molto su cui essere d\u2019accordo. Sembra l\u2019inizio di una barzelletta <em>vecchio stile<\/em>, eppure non \u00e8 cos\u00ec. In un modo o nell\u2019altro tutti \u2013 per una saggezza antica e tramandata, per un\u2019acuit\u00e0 di pensiero e analisi o per conseguente effetto di una missione spaziale \u2013 ci suggeriscono delle prospettive che possiamo far convergere artificialmente verso un punto:<strong> l\u2019unica direzione sensata \u00e8 quella di riconciliare l\u2019antropologico con l\u2019ecologico nel senso letterale di far riassorbire dall\u2019ecologia <\/strong><strong>il \u201cdiscorso sull\u2019uomo\u201d (dal greco \u1f04\u03bd\u03b8\u03c1\u03c9\u03c0\u03bf\u03c2 \u00e0nthropos \u00abuomo\u00bb e \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2, l\u00f2gos \u00abdiscorso\u00bb)<\/strong>. L\u2019unica strada sensata da percorrere \u00e8 quella di ristrutturazione ontologica che Bateson con la sua opera \u201cMente e Natura\u201d del 1979<strong> (3)<\/strong> aveva gi\u00e0 tentato di tracciare. Solo cos\u00ec potremo smetterla con la retorica che ci vede alternativamente paladini o distruttori del pianeta e accorgerci che siamo tutt\u2019uno con esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ricordo di un giorno in cui ascoltai l\u2019intervista di uno degli astronauti italiani in missione alla Stazione Spaziale Internazionale. Parlava del momento in cui, finalmente arrivato a destinazione, dopo aver concluso tutti gli iter tecnici di accertamento e controllo dei sistemi pot\u00e8 prendere tempo per osservare per la prima volta la Terra da quella immensa distanza. Rimasi estremamente colpita dalle sue parole che descrivevano di come emerse in lui, improvvisa, la sensazione di scomparsa dei confini geografici prima, della dissoluzione di quelli geopolitici poi e di come tutto si fece estremamente chiaro: eravamo figli e figlie della stessa Terra. Stare a guardare il mondo da cos\u00ec lontano faceva perdere di concezione e senso ogni confine, ogni guerra, ogni divisione. Non solo eravamo tutti abitanti dello stesso luogo ma eravamo un tutt\u2019uno con il pianeta. Cos\u00ec come Rovelli nel suo saggio \u201cL\u2019Ordine del tempo\u201d paragona con l\u2019assurda sensazione di guardare un bicchiere d\u2019acqua e ricordarsi di avere una visione miope che non pu\u00f2 discriminare le particelle pulsanti che in realt\u00e0 la compongono, saggiando come sola realt\u00e0 percepibile un unico sistema: l\u2019acqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cVediamo l\u2019acqua di un bicchiere come gli astronauti la Terra dalla luna: quieta lucentezza azzurra. Dell\u2019esuberante agitarsi della vita sulla Terra, piante e animali, amori e disperazioni, non si vede nulla dalla luna. Solo la screziata biglia azzurra\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da lontano, la visione delle interconnessioni e della fragilit\u00e0 di quella biglia azzurra, di cui siamo molecole tra tante, si fa pi\u00f9 nitida e l\u2019urgenza si palesa: la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 cambiare il modo di concepirla e abitarla. Facendo una ricerca, questa sensazione di serendipity \u00e8 particolarmente comune e diffusa tra gli astronauti, i quali riportano lo stesso tipo di esperienza. Uno studio recente<strong> (4)<\/strong> ha indagato proprio il cosiddetto <em>\u201coverview effect\u201d,<\/em> (letteralmente tradotto l\u2019effetto di panoramica) esperito dagli astronauti e le conseguenze sull\u2019atteggiamento ambientalista: vedere la Terra da lontano aumenta i sentimenti e comportamenti in tutela dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo studio analizza i possibili meccanismi sottesi, ponendo grande enfasi sull\u2019aumento della percezione della fragilit\u00e0 del pianeta, ma ci\u00f2 che non \u00e8 esplicitamente indagato \u00e8 quello che riguarda il possibile cambio di prospettiva dell\u2019essere umano rispetto a se stesso e alla sua posizione, ad un livello di ridefinizione sistemica e dunque ontologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema della percezione rispetto all\u2019ambientalismo \u00e8 stato infatti probabilmente un problema di coordinate ontologiche. La dispercezione \u00e8 derivata dal fatto di considerarlo consciamente o inconsciamente -in substrati della mente che si depositano attraverso i misteriosi meccanismi del linguaggio- un movimento con lo scopo di tutela, s\u00ec della Terra,<em> ma di essa in quanto tutto ci\u00f2 che non siamo noi. L<\/em>a Terra in quanto ecosistema, in quanto casa di piante e creature animali, Terra in quanto palcoscenico sul quale gli eventi si svolgono. <strong>Terra come contenitore che ci contiene, come struttura scissa <em>da noi <\/em>ma della quale dobbiamo preservare bellezza e risorse <em>per noi.<\/em> <\/strong>La visione ecologista contemporaneamente deturpata e privata del suo sguardo unificante \u00e8 cos\u00ec ridotta ad essere riassorbita dal paradigma occidentale antropocentrico e conseguentemente dal suo utilitarismo gerarchico: Terra, serva che ci serve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senza dover compiere viaggi spaziali per poter avere questa visione -diretta- di interconnessione e unit\u00e0, uno dei passi fondamentali riguarda la ristrutturazione di queste coordinate, apportando una riforma della narrazione di noi stessi e del mondo. Il punto di partenza che suggerisce Latouche <strong>(5)(6)<\/strong>, economista noto per la sua teoria della decrescita o, preferita da lui \u201cacrescita\u201d, sta nella <em>decolonizzazione del nostro immaginario<\/em>, che \u00e8 stato occupato capillarmente, in modo parassitario, dal linguaggio e dalla rappresentazione del mondo in funzione dell\u2019economico. Ci\u00f2 da cui dobbiamo depurare la nostra cultura per\u00f2 non \u00e8 solamente -come suggerisce Latouche- il delirio di onnipotenza della crescita infinita e illimitata, ma anche dalla posizione allucinata da cui questo delirio \u00e8 nato.\u00a0 Per farlo dobbiamo riscrivere una storia laica che ci riveda <em>parte di un tutto e non (illusoriamente) al vertice di tutto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In uno dei suoi interventi <strong>(7) <\/strong>fa ad esempio riferimento a come una differente narrazione sia esistita ed esiste ma sia completamente nascosta. Seppure apparentemente impercettibile nelle differenze, nasconde un potenziale rivoluzionario che cambia ad effetto domino tutto il resto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cAlcune societ\u00e0 hanno vissuto senza economia. Non pensando che sono loro che producono il cibo, ma pensando che il cibo \u00e8 prodotto da Madre Terra. Un rapporto con la Terra che \u00e8 sacro. La Terra produce i suoi frutti: <strong>si parla dei frutti della Terra e non di frutti del lavoro.\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo step da compiere, necessario, sembra quindi riportarci alla saggezza indigena, al fatto di percepirsi come parte -e non proprietari- di un ecosistema che \u00e8 divisibile e compartimentabile solo artificialmente. La sapienza della visione indigena si riassume nel non cadere nella trappola percettiva della separazione artefatta -noi da ci\u00f2 che ci circonda- e si concretizza nella narrazione di una genealogia -noi generati dalla Madre Terra- che non rimane confinata a reminiscenze mitologiche o religiose ma si rigenera in un ciclo perpetuo esperibile nel presente delle pratiche. La connessione tra noi e la Terra infatti non viene relegata, seguendo una linearit\u00e0 temporale (tipica del pensiero occidentale), al solo punto di origine del genere umano ma viene concepita come una relazione che segue una circolarit\u00e0 di interconnessa e sensibile reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa intelligenza non va approcciata superficialmente solo nella sua versione distillata, con il potenziale rischio di esserne attratti per \u201ccuriosit\u00e0 turistica\u201d e annacquarla in qualche categoria New Age da cui la visione positivista e scientista occidentale sembra aver maturato una rafforzatissima allergia intellettuale e quanto pi\u00f9 debita distanza. Come racconta Berkes nel suo libro <em>\u201cSacred Ecology\u201d<\/em> <strong>(8)<\/strong> la visione di interconnessione e reciprocit\u00e0 delle popolazioni indigene si traduce in pratiche concrete che partono da un monitoraggio sensibile dell\u2019intero ecosistema in cui si trovano e si evolvono in processi di azioni di continuo<em> retrofeedback.<\/em> Nel concreto, accumulano -con l\u2019acuit\u00e0 che hanno sviluppato- informazioni sulle condizioni -metereologiche, di benessere e salute di piante e animali-\u00a0 dell\u2019ecosistema che li circonda per poi muovercisi attraverso, nel reperimento di materie e risorse, in azioni che non ne turbano l\u2019equilibrio ma lo mantengono o cercano di ristorarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per poterci riuscire, alla visione riduzionista e semplicista occidentale, che rintraccia in un numero limitato di variabili il modo di misurare il mondo, contrappongono una visione olistica e articolata, che tiene invece conto del sistema nella sua complessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cGregory Bateson (Mente e Natura, 1979) ha osservato che \u201cil continuum della natura \u00e8 costantemente scomposto in un discontinuo di variabili nell\u2019atto della descrizione\u201d. La soluzione scientifica convenzionale \u00e8 stata quella di quantificare alcune delle variabili, mentre la soluzione nella conoscenza indigena \u00e8 stata quella di trovare modi per percepire il continuum della natura e lavorare con esso\u201c.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rispetto alla mentalizzazione di questo continuum, se ritorniamo alla questione della colonizzazione dell\u2019immaginario e delle sue rappresentazioni linguistiche, una riflessione profonda potrebbe aggirare tutta attorno ad un unico termine: <em>\u201ciwfgara\u201d <\/em>-utilizzato dalla popolazione indigena dei Raramuri del Messico- per riferirsi alla <em>\u201ctotale interconnessione e integrazione della vita, spirituale e fisica\u201d,<\/em> dimostrando la necessit\u00e0 di esprimere una rappresentazione mentale che considera un sistema complesso e inscindibile.<strong> (9)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sembra farsi sempre pi\u00f9 chiaro il fatto che il problema del controllo malsano delle risorse stia proprio nella nostra reificazione -l\u2019assunzione di verit\u00e0 oggettiva- dei confini: quelli tra noi e il sistema a cui siamo interconnessi da un lato, e quelli dei perimetri istituzionalizzati di propriet\u00e0 privata\/nazionale dall\u2019altra. Lo sguardo indigeno sul mondo quindi non \u00e8 relegabile e distorcibile ad un approccio teneramente na\u00eff e \u201csottocivilizzato\u201d, come il colonialismo e le pi\u00f9 violente pratiche di imposizione del sistema capitalista ha tentato -e continua a tentare- di dipingere con il fine di cancellare. <em>Lo sguardo indigeno ha forse invece da sempre suggerito il pi\u00f9 lungimirante degli sguardi politici.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella trascrizione della lezione di Hobsbawm <em>\u201cIdentity Politics and the Left\u201d<\/em> <strong>(10)<\/strong> si ritrova qualcosa che \u00e8 pi\u00f9 che mai attuale e che affronta forse il tema del pi\u00f9 grande problema delle sinistre occidentali: la perdita del progetto universalista e -secondo il suo punto di vista- della loro forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello che Hobsbawm rintraccia come problema essenziale \u00e8 quello del contrasto, paradossale e apparentemente inconciliabile, che ha investito dagli anni \u201880 in poi i progetti politici delle sinistre: mentre si facevano portavoce delle cosiddette \u201cidentit\u00e0 politiche\u201d delle minoranze, si dimenticavano di trovare terreno comune che le unisse. Detto pi\u00f9 specificatamente quello che evidenzia \u00e8 il problema della concezione dell\u2019identit\u00e0 che, se reificato in una rappresentanza politica circoscritta a quella stessa identit\u00e0, attua un pericoloso processo di rafforzamento dell\u2019idea che l\u2019identit\u00e0 sia statica e limitata ad un perimetro di caratteristiche determinanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cGli uomini e le donne cercano gruppi a cui appartenere, certamente e per sempre, in<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0un mondo in cui tutto il resto si muove e si sposta, in cui nient\u2019altro \u00e8 certo. E lo trovano in un gruppo di identit\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I rischi che rintraccia sono diversi, citandone due: il primo \u00e8 che le identit\u00e0 collettive sono definite in realt\u00e0 per contrasto e non per quanto c\u2019\u00e8 in comunione, unendo gruppi di persone per quell\u2019unica faccia del prisma identitario che \u00e8 diverso dal gruppo degli \u201caltri\u201d. In secondo luogo nonostante nella vita reale l\u2019identit\u00e0 sia qualcosa di stratificato e intercambiabile, in una combinazione unica, l\u2019\u201didentity politics\u201d assume che tra i vari livelli identitari di una persona, ce ne sia uno che \u00e8 pi\u00f9 politico degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema che pu\u00f2 sembrare solo retorico \u00e8 in realt\u00e0 concreto. Perch\u00e8 se il progetto della sinistra \u00e8 universalista dovrebbe riguardare gli esseri umani in quanto tali. Il problema di unire le minoranze senza riscrivere un terreno comune \u00e8 di promuovere l\u2019idea di essere uno spazio di rappresentanza dove esiste solo una somma di parti che per\u00f2 non riemerge in qualcosa di pi\u00f9 di quella stessa somma. Questa criticit\u00e0 \u00e8 quella che ad esempio hanno tentato di superare i movimenti ecofemministi, che evidenziano l\u2019intersezione imprescindibile tra le varie identit\u00e0. Nella sua lezione infatti Hobsbawn propone, anche se racchiusa in una sola linea (citata in apertura) che l\u2019unico movimento politico che potrebbe essere il vero rappresentante del progetto universalista delle sinistre, sia quello degli ecologisti, in quanto trascende e trapassa ogni tipo di confine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo stati infatti protagonisti della schizofrenia del processo di globalizzazione che ha visto la globalizzazione delle merci e del commercio da un lato e la mancata globalizzazione di un\u2019identit\u00e0 sovranazionale dall\u2019altro. Il potenziale della globalizzazione \u2013 universalista- si \u00e8 solo tradotto nella replica su larga scala di ci\u00f2 che il capitalismo occidentale attuava in piccola scala.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma si pu\u00f2 forse avere uno sguardo ottimista a riguardo, perch\u00e8 la percezione sembra, analizzando attraverso una lente macrosistemica, che siamo nella fase dialettica della storia della reintegrazione delle parti in un sistema sovraordinato. Dopo l\u2019emergere delle esigenze circoscritte a minoranze identificate in maniera \u201climitata\u201d in ogni movimento, \u00e8 sempre pi\u00f9 chiara la difficolt\u00e0 di esaurire le categorie umane, proprio forse nella direzione della consapevolezza dell\u2019impossibilit\u00e0 di tale azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La direzione sensata sembra quella accennata in apertura, di riassorbimento delle categorie umane all\u2019interno dell\u2019ecologia, non per annullarle ma per rendere il corrispettivo politico speculare della realt\u00e0: siamo un ecosistema. Lo sguardo politico lungimirante del pensiero indigeno di cui parlavo sopra, mi sembra proprio nell\u2019annullamento della percezione artefatta delle separazioni, tra noi e noi, e tra noi e il resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come scriveva Guttari nelle Le Tre Ecologie:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cLe formazioni politiche e gli organi esecutivi sembrano totalmente incapaci di cogliere questa problematica nell\u2019insieme delle sue implicazioni. Bench\u00e9 recentemente abbiano iniziato a prendere parzialmente coscienza dei pericoli pi\u00f9 visibili che minacciano l\u2019ambiente naturale delle nostre societ\u00e0, in genere si accontentano di affrontare il terreno delle nocivit\u00e0 industriali, e ci\u00f2 unicamente in una prospettiva tecnocratica, mentre soltanto un\u2019articolazione etico-politica \u2013 che io chiamo ecosofia \u2013 fra i tre registri ecologici (quello dell\u2019ambiente, quello dei rapporti sociali e quello della soggettivit\u00e0) sarebbe capace di far adeguata luce su questi problemi\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ho cercato di tracciare in tre movimenti diversi e complementari il riassorbimento dell\u2019antropologico da parte dell\u2019ecologico. Il primo, quello di un processo puramente percettivo, dell\u2019astronauta, di visione e coscienza dell\u2019unit\u00e0 in cui siamo immersi. Il secondo, quello della saggezza indigena, che vede l\u2019uomo come parte di un ciclo perpetuo di rigenerazione della materia, della quale non \u00e9 padrone ma parte cooperante; ed infine quello politico di Hobsbawm, di riassorbimento di ogni identit\u00e0 politica a quella ecologica, come unica grande sovracategoria che contiene alla fine la nostra identit\u00e0 globale, che \u00e8 quella ecologica.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li><a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/ar6-syr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ipcc.ch\/ar6-syr\/<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/ipccitalia.cmcc.it\/messaggi-chiave-ar6-wg1\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/ipccitalia.cmcc.it\/messaggi-chiave-ar6-wg1\/<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845905605\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845905605<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0272494420300517\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0272494420300517<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ocjWOB-FE6c\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ocjWOB-FE6c<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.bollatiboringhieri.it\/libri\/serge-latouche-linvenzione-delleconomia-9788833920450\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.bollatiboringhieri.it\/libri\/serge-latouche-linvenzione-delleconomia-9788833920450\/<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=aJoDuyA_eyo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=aJoDuyA_eyo<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.taylorfrancis.com\/books\/mono\/10.4324\/9780203123843\/sacred-ecology-fikret-berkes\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.taylorfrancis.com\/books\/mono\/10.4324\/9780203123843\/sacred-ecology-fikret-berkes<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.fws.gov\/nativeamerican\/pdf\/tek-salmon-2000.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.fws.gov\/nativeamerican\/pdf\/tek-salmon-2000.pdf<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/dgunay.yasar.edu.tr\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/hobsbawm_identitypolitics-and-left.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/dgunay.yasar.edu.tr\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/hobsbawm_identitypolitics-and-left.pdf<\/a><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">(Un sentito ringraziamento va a Fabio Del Missier, docente appassionato ma soprattutto essere umano con il quale ho avuto brevi ma illuminanti confronti che hanno ispirato la stesura di questo articolo.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/09\/08\/tra-hobsbawm-astronauti-e-saggezza-indigena-per-una-reintroduzione-dellantropologico-nellecologico\/\"><strong>https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/09\/08\/tra-hobsbawm-astronauti-e-saggezza-indigena-per-una-reintroduzione-dellantropologico-nellecologico\/<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Elisa Moro) Da poco l\u2019IPCC (The Intergovernmental Panel on Climate Change) ha pubblicato il suo Report per il 2021 (1) (2), che senza sorpresa alcuna, continua a dipingere la condizione rispetto al cambiamento climatico come spaventosamente urgente e prospettando un futuro di difficile gestione per il mantenimento della vita. 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