{"id":67121,"date":"2021-09-14T09:00:48","date_gmt":"2021-09-14T07:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67121"},"modified":"2021-09-13T19:44:55","modified_gmt":"2021-09-13T17:44:55","slug":"la-politica-di-penetrazione-cinese-nel-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67121","title":{"rendered":"La politica di penetrazione cinese nel Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p><strong>di REPORTDIFESA (Pierpaolo Piras)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"single-featured-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured wp-post-image wp-post-image ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/xi-jinping-2-860x450.jpg\" alt=\"\" width=\"860\" height=\"450\" data-src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/xi-jinping-2-860x450.jpg\" \/><\/div>\n<header>\n<div class=\"thecategory\" title=\"View all posts in Content\"><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"post-single-content box mark-links entry-content\">\n<div class=\"thecontent\">\n<p><strong>Roma.<\/strong>\u00a0Da pi\u00f9 parti viene notato un cambiamento del modello principale di politica estera USA nei confronti dell\u2019area geostrategica medio orientale, la quale , secondo alcuni, non rivestirebbe pi\u00f9 la massima priorit\u00e0 di Washington.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che gli Stati Uniti hanno ridotto sensibilmente i propri contingenti militari in Iraq, e lo stesso Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti, in alcune sue dichiarazioni all\u2019inizio del suo mandato, ha specificato che le attenzioni della sua presidenza si sarebbero concentrate su un minore numero di obiettivi in quel teatro cos\u00ec conflittuale del Medio Oriente.<\/p>\n<p>A fronte di tale posizione politica , gli analisti e editorialisti hanno immediatamente avvertito la concreta possibilit\u00e0 per la Cina Popolare di coprire il posto lasciato vacante dagli USA in una parte del Mondo dove Washington \u00e8 stata storicamente dominante.<\/p>\n<p>La necessaria premessa a tali convincimenti ed azioni internazionali sta il duraturo impegno degli Stati Uniti di contrastare il potere militare, il peso economico e l\u2019ideologia della Cina per non essere superati come prima superpotenza globale.<\/p>\n<p>Sull\u2019altro versante si cita l\u2019aumento degli investimenti cinesi nell\u2019area, i suoi accordi commerciali bilaterali con le potenze regionali, la sua base militare a Gibuti e i legami sempre pi\u00f9 stretti di Pechino con l\u2019Iran, come prova di nuove e pericolose minacce alla sicurezza degli Stati Uniti.<\/p>\n<div id=\"attachment_64476\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-64476 lazyautosizes lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/medioriente.jpg\" alt=\"\" width=\"602\" height=\"430\" aria-describedby=\"caption-attachment-64476\" data-src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/medioriente.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/medioriente.jpg 602w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/medioriente-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/medioriente-600x429.jpg 600w\" data-sizes=\"auto\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-64476\" class=\"wp-caption-text\">Cartina del Medio Oriente<\/p>\n<\/div>\n<p>Gibuti<\/p>\n<p>Dal 2016, a Gibuti \u00e8 stata costruita una base navale militare cinese con circa 300 militari come forza operativa e di presidio con un costo stimato di 600 milioni di dollari. Il governo cinese si \u00e8 impegnato a pagare al governo di Gibuti circa 20 milioni di dollari all\u2019anno per dieci anni, con un\u2019opzione per un ulteriore periodo di dieci anni.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la crescente presenza di Pechino in Medio Oriente sembra motivata meno dal desiderio di egemonia piuttosto che dalle preoccupazioni economiche (approvvigionamento di combustibili fossili, specie il petrolio) e di politica interna (persecuzione della minoranza mussulmana della Cina occidentale, gli Uiguri).<\/p>\n<p>I legami politici di Pechino<\/p>\n<p>Negli ultimi vent\u2019anni, Pechino ha dedicato molto tempo e risorse alla costruzione di solidi legami diplomatici e commerciali con tutti i principali attori del Medio Oriente.<\/p>\n<p>Pochi altri paesi possono vantare cos\u00ec tante e buone relazioni con l\u2019Iran, Israele, Arabia Saudita e gli Stati del Golfo, prefigurando virtuosamente nella strategia regionale di Pechino.<\/p>\n<p>Quando Xi Jinping ha fatto il suo primo viaggio nella regione, come Presidente della Repubblica Popolare cinese, nel gennaio 2016, si \u00e8 fermato per la prima volta in Arabia Saudita, dove ha firmato un accordo di partenariato strategico globale tra Pechino e Riad.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 volato direttamente a Teheran dove ha stipulato gli stessi accordi con il governo dell\u2019Iran.<\/p>\n<p>La successiva visita del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, nella regione ha segnato la continuazione di tale approccio amichevole verso tutti i protagonisti politici di questa importante area geopolitica.<\/p>\n<p>Durante le sue visite, Wang Yi ha culminato i suoi colloqui con i temi ben noti della politica estera cinese, basata sui \u201cprogetti win-win\u201d (nei quali i vantaggi e profitti sono positivi per entrambi i contraenti), sul rispetto reciproco e sul dialogo in Medio Oriente.<\/p>\n<p>La diffidenza americana<\/p>\n<p>Una variet\u00e0 di esperti di politica estera, editoriali nei principali giornali e importanti membri del Congresso degli Stati Uniti, deducono che la Cina nutre grandi ambizioni nella regione mediorientale.<\/p>\n<p>La posizione cinese ha fatto del Medio Oriente la maggiore fonte logistica sia come fornitore di carburante che come \u201cpotenziale\u201d punto strategico di strozzatura del commercio globale. L\u2019area \u00e8 inoltre parte fondamentale della Belt and Road Initiative (BRI) , la cosiddetta \u201cVia della Seta\u201d.<\/p>\n<p>In ogni caso, secondo tale strategia, buona parte della governance commerciale globale verrebbe orientata pi\u00f9 lontano dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p>La politica estera cinese<\/p>\n<p>Negli ultimi anni la Cina ha chiaramente perseguito una politica estera sempre pi\u00f9 aggressiva.<\/p>\n<p>Dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e l\u2019assunzione del potere come Segretario del Partito Comunista cinese da parte di Xi Jinping nel 2012, la leadership cinese ha iniziato ad allontanarsi lentamente dai passati principi di politica estera promossi dall\u2019ex leader supremo, Deng Xiaoping, secondo il quale il Paese avrebbe dovuto \u201cnascondere le sue capacit\u00e0 e aspettare il suo tempo\u201d.<\/p>\n<p>La Cina ora \u00e8 diventata pi\u00f9 intraprendente e aggressiva in Asia orientale e oltre: ha ignorato le sentenze emesse da un tribunale internazionale sulle sue azioni ed affermazioni di segno egemonico nel Mar Cinese Meridionale, ha violato i protocolli di navigazione aerea nello stretto di Taiwan, ha posto dazi sulle merci dell\u2019 Australia e Corea del Sud in risposta ai rilievi pronunciati da Canberra sulle origini del nuovo coronavirus e il dispiegamento da parte di Seoul di un potente sistema antimissile.<\/p>\n<p>\u00c8 un errore, tuttavia, fare ipotesi sull\u2019approccio di Pechino al Medio Oriente basato sul suo comportamento assertivo in Asia orientale e altrove.<\/p>\n<p>Sebbene la leadership cinese non nasconda la volont\u00e0 di superare gli Stati Uniti in molti settori industriali e finanziari, ci sono ancora prove ambigue che tali sforzi si estendano cos\u00ec largamente anche al Medio Oriente.<\/p>\n<p>Le disavventure militari statunitensi in Afghanistan, Iraq e altrove, hanno dato, ad alcune cancellerie, l\u2019impressione che la politica estera di Washington abbia ridotto sensibilmente la sua influenza globale, ponendo quest\u2019ultima sul piano di un declino. Pechino non ha alcun desiderio di seguirne l\u2019esempio.<\/p>\n<p>Molti economisti danno una lettura differente. Essi sostengono che a guidare la presenza cinese in Medio Oriente sia il rapido sviluppo economico a due cifre del paese, avvenuto negli ultimi 20 anni.<\/p>\n<p>La rilevanza strategica del petrolio<\/p>\n<p>Tra il 1990 e il 2009, le importazioni cinesi di petrolio mediorientale sono aumentate di dieci volte.<\/p>\n<p>Nel 2019-2020, i paesi del Golfo persico hanno fornito circa il 40% delle importazioni cinesi di petrolio, di cui il 16% proveniva solo dall\u2019Arabia Saudita, rendendo questo paese il pi\u00f9 grande fornitore cinese di greggio.<\/p>\n<p>L\u2019Iraq, dove gli Stati Uniti hanno speso trilioni di dollari per il cambiamento di regime, \u00e8 tra i primi cinque fornitori di petrolio in Cina; L\u2019Iran \u00e8 ottavo.<\/p>\n<p>Da questi dati emerge quanto siano fondamentali queste risorse petrolifere per lo sviluppo continuo e consistente della Cina. Nonch\u00e9, per estensione, per la sua influenza globale.<\/p>\n<div id=\"attachment_64475\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-64475 lazyautosizes ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/One-belt-one-road.svg_.png\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"806\" aria-describedby=\"caption-attachment-64475\" data-src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/One-belt-one-road.svg_.png\" data-srcset=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/One-belt-one-road.svg_.png 1200w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/One-belt-one-road.svg_-300x202.png 300w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/One-belt-one-road.svg_-1024x688.png 1024w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/One-belt-one-road.svg_-768x516.png 768w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/One-belt-one-road.svg_-600x403.png 600w\" data-sizes=\"auto\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-64475\" class=\"wp-caption-text\">One-belt-one-road.<\/p>\n<\/div>\n<p>Le ragioni economiche<\/p>\n<p>Le relazioni economiche della Cina con il Medio Oriente non si basano solo sull\u2019approvvigionamento delle risorse energetiche.<\/p>\n<p>Il Paese sta espandendo i suoi legami geopolitici anche attraverso la sua Belt and Road Initiative (BRI \u2013 Via della Seta) , grazie alla quale \u00e8 ora il pi\u00f9 cospicuo investitore finanziario della regione e il pi\u00f9 grande partner commerciale di ben undici paesi del Medio Oriente.<\/p>\n<p>Vale la pena ricordare che il Medio Oriente comprende una vastissima area con strutture poste lungo punti di strozzatura geografica, quindi vitali, che collegano la regione mediorientale alla Cina e al resto del mondo: il Golfo Persico, il Golfo dell\u2019Oman, il Mar Rosso, lo Stretto di Bab el Mandeb e il Canale di Suez.<\/p>\n<p>Il successo della BRI dipende dal mantenimento di queste arterie aperte nei due sensi.<\/p>\n<p>Ha finanziato la costruzione di porti e parchi industriali in Egitto, Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Gibuti. Valgano come esempio gli onerosissimi effetti economici globali generati dallo spiaggiamento della nave portacontainer Ever Given nel Canale di Suez, nel 2021.<\/p>\n<p>Il partenariato con l\u2019Iran<\/p>\n<p>All\u2019inizio del 2021, Pechino ha raggiunto un accordo di \u201cpartenariato strategico\u201d con Teheran.<\/p>\n<p>L\u2019accordo ha la durata di 25 anni e include investimenti cinesi di un totale di 400 miliardi di dollari per forniture petrolifere a prezzo fortemente scontato.<\/p>\n<p>Lo stesso accordo delinea anche una maggiore cooperazione in materia di sicurezza. Quest\u2019ultimo protocollo ha suscitato qualche preoccupato commento da parte di Washington.<\/p>\n<p>A molti analisti \u00e8 sembrato che Pechino stesse cercando di ridurre l\u2019effetto delle sanzioni statunitensi intese a fare pressione su Teheran affinch\u00e9 abbandonasse sia la sua politica estera aggressiva che lo sviluppo del settore nucleare.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, tuttavia, questo partenariato rappresenta un comprensibile riflesso degli interessi economici e diplomatici cinesi.<\/p>\n<p>Dato lo status dell\u2019Iran come uno dei principali fornitori di petrolio della Cina, Pechino ha interesse a impedire il collasso del regime iraniano, sotto il peso della sanzioni economiche americane.<\/p>\n<p>Gli affari interni cinesi<\/p>\n<p>Ma le politiche cinesi non riguardano solo il petrolio.<\/p>\n<p>Sotto Xi Jinping, la Cina ha utilizzato con successo una combinazione di diplomazia, nuovi e cospicui investimenti e diversificazione del mercato per soddisfare la sua crescente domanda interna di combustibili fossili.<\/p>\n<p>Il petrolio greggio dagli Stati Uniti, il gas naturale dall\u2019Australia e l\u2019estrazione interna del carbone integrano le crescenti importazioni cinesi dal Medio Oriente.<\/p>\n<p>Gli investimenti interni in crescita nelle energie rinnovabili compenseranno inevitabilmente anche parte della dipendenza del paese dagli idrocarburi.<\/p>\n<p>Quindi, piuttosto che vedere il Medio Oriente come unica fonte di energia, la Cina vede anche i suoi legami l\u00ec come una polizza assicurativa contro una minaccia interna completamente distinta: un movimento separatista tra gli uiguri, prevalentemente musulmani, nella regione autonoma dello Xinjiang.<\/p>\n<p>Pechino ha iniziato la sua brutale campagna di repressione contro la popolazione uigura sulla scia degli attacchi terroristici del settembre 2001 negli Stati Uniti e ha intensificato questa campagna a seguito di una serie di attacchi condotti dai separatisti uiguri sia in Cina che nei paesi vicini nel 2014 e nel 2015.<\/p>\n<p>Xi ha dichiarato nel 2019 che \u201cchiunque tenti di dividere qualsiasi regione dalla Cina sar\u00e0 schiacciato con corpo e ossa in frantumi\u201d.<\/p>\n<p>Sia l\u2019amministrazione Trump che Biden hanno concluso che la dura repressione degli uiguri da parte di Pechino \u2013 tra cui prigionia arbitraria, sterilizzazione forzata, stupro, tortura, lavoro forzato e restrizioni draconiane alla libert\u00e0 di religione \u2013 costituiscono un crimine contro l\u2019umanit\u00e0 e il genocidio.<\/p>\n<p>I leader cinesi sperano da tempo che i legami pi\u00f9 stretti con i regimi mediorientali e dell\u2019Asia centrale, possano impedire il sostegno esterno di questi paesi ai separatisti uiguri, e soffocando nel contempo l\u2019attivit\u00e0 delle reti islamiche transfrontaliere.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019attenzione di Washington, la sensibilizzazione di Pechino verso il Medio Oriente sembra ottenere qualche risultato.<\/p>\n<p>Attraverso la diplomazia regolare, l\u2019ingente acquisto di idrocarburi e investimenti su larga scala, Pechino \u00e8 riuscita a dissuadere i governi e le organizzazioni religiose nei paesi a maggioranza musulmana dal fornire supporto materiale e retorico al popolo uiguro.<\/p>\n<p>Risultato: molti di questi governi e organizzazioni hanno liquidato le repressioni adottate da Pechino come una questione puramente interna.<\/p>\n<p>Altri hanno persino collaborato con la Cina contro gli attivisti uiguri. Funzionari in Arabia Saudita, Turchia ed Emirati Arabi Uniti hanno tutti preso di mira e presumibilmente deportato uiguri per volere di Pechino.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti in guardia<\/p>\n<p>Il fatto che le politiche cinesi in Medio Oriente derivino principalmente da considerazioni economiche e politiche interne non significa che Washington sia del tutto indifferente alla condotta cinese nella regione.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti e la Cina hanno alcuni interessi diversi in Medio Oriente, ma la conclusione che Pechino voglia soppiantare Washington nella regione non \u00e8 ancora tramontata nelle stanze del Dipartimento di Stato.<\/p>\n<p>Tutti i protagonisti, USA in primis, con interessi geopolitici in Medio Oriente perseguiranno i loro obiettivi indipendentemente da Washington o da Pechino.<\/p>\n<p>In tali circostanze, \u00e8 del tutto improbabile che i cinesi cerchino un conflitto, preferendo costruire relazioni con una serie di paesi della regione al fine di garantire il loro libero accesso al petrolio e ai mercati.<\/p>\n<p>Nella misura in cui i leaders mediorientale resteranno ben disposti verso Washington, gli Stati Uniti manterranno il primato in questa competizione strategica.<\/p>\n<p>Se, per\u00f2, si configurasse un ridimensionamento degli Stati Uniti e si profilasse secondariamente una sorta di ritiro americano dalla regione, i vari leader locali potrebbero iniziare ad allontanarsi dai legami con Washington.<\/p>\n<p>Nel qual caso la Cina finirebbe per diventare la potenza dominante in Medio Oriente nonostante, oggi, non abbia una chiara intenzione di farlo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/la-politica-di-penetrazione-cinese-nel-medio-oriente\/\">https:\/\/www.reportdifesa.it\/la-politica-di-penetrazione-cinese-nel-medio-oriente\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di REPORTDIFESA (Pierpaolo Piras) &nbsp; Roma.\u00a0Da pi\u00f9 parti viene notato un cambiamento del modello principale di politica estera USA nei confronti dell\u2019area geostrategica medio orientale, la quale , secondo alcuni, non rivestirebbe pi\u00f9 la massima priorit\u00e0 di Washington. 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