{"id":67153,"date":"2021-09-15T09:49:26","date_gmt":"2021-09-15T07:49:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67153"},"modified":"2021-09-14T18:52:55","modified_gmt":"2021-09-14T16:52:55","slug":"larmata-brancaleone-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67153","title":{"rendered":"L\u2019armata Brancaleone UE"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Mario Motta)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Dopo la d\u00e9bacle afghana s\u2019intensifica il dibattito su un\u2019alternativa alla NATO. Ma oltre la retorica, quella di un\u2019Europa in armi resta una chimera<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Insomma, in Afghanistan \u00e8 finita: dopo vent\u2019anni Joe Biden suona la ritirata generale. Ma pi\u00f9 di qualche nota \u00e8 stonata, dall\u2019abbandono di Bagram alla caduta, improvvisa e rovinosa, di Kabul; la musica non piace. Non piace agli americani, che umiliati hanno pure da piangere tredici militi caduti proprio all\u2019ultimo in un episodio che ricorda tanto, troppo, quello della <a href=\"https:\/\/thediplomat.com\/2018\/06\/leave-no-man-behind-the-truth-about-the-mayaguez-incident\/\">Mayaguez<\/a>, e non piace agli alleati, scontenti di un rientro frettoloso e raffazzonato, indegna conclusione di una campagna dall\u2019alto costo umano e materiale. E cos\u00ec, nel Vecchio Continente si riaffaccia chi per gli affari militari vorrebbe facessimo da noi.<\/p>\n<p><strong>Dovunque \u00e8 un florilegio di retorica europeista: ci vuole l\u2019esercito comune, dicono all\u2019unisono le principali testate.\u00a0<\/strong>Una grande armata targata UE, costruita attorno al nucleo della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dw.com\/en\/the-franco-german-brigade\/av-48732535\">Brigata Franco-Tedesca<\/a>\u00a0e integrata in\u00a0<a href=\"https:\/\/data.consilium.europa.eu\/doc\/document\/ST-8798-2019-INIT\/en\/pdf\">una sola struttura centrale di comando e controllo<\/a>, del tutto indipendente da Washington e dai suoi chiari di luna. Ma al netto di certi facili entusiasmi e delle spicciole considerazioni di cui sopra, non si pu\u00f2 fare a meno di constatare la generale superficialit\u00e0 con cui ci si sta approcciando alla questione. Tra i molti impegnati in questi giorni a perorare la causa di una difesa comune, nessuno pare realmente interessato ad immaginarla; i pochi che si cimentano sono invariabilmente scettici.<\/p>\n<p>Non lo si deve ad un qualche difetto del carattere;\u00a0<strong>dare forma concreta ad un apparato militare europeo \u00e8 un esercizio estremamente complesso.<\/strong>\u00a0Tanto per cominciare, qualsiasi iniziativa comunitaria andrebbe finanziata, probabilmente con un incremento del budget dell\u2019Unione; e dal momento che l\u2019apporto dei singoli Stati membri a quest\u2019ultimo \u00e8 calcolato in base al loro PIL,<a href=\"https:\/\/www.statista.com\/statistics\/316691\/eu-budget-contributions-by-country\/\">\u00a0sarebbero la Germania, la Francia e l\u2019Italia, in quest\u2019ordine, a doversi fare carico del grosso delle spese<\/a>. Come \u00e8 un dilemma a s\u00e9: la scelta sarebbe tra tagliare altro, con prevedibili ripercussioni politiche, fare debito, o stampare valuta, entrambe cose queste che da par loro richiederebbero un vero e proprio stravolgimento della dottrina economico-monetaria che indirizza le politiche della BCE fin dall\u2019adozione dell\u2019Euro.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145086\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/1680x1172_q95.jpg\" alt=\"\" width=\"1680\" height=\"1172\" \/><\/figure>\n<p>Comunque la si metta, in termini di esborso il confronto con la NATO \u00e8 impietoso. Stando ad\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nato.int\/cps\/en\/natohq\/topics_67655.htm\">un accordo interno<\/a>\u00a0siglato nel 2006, ciascun firmatario del Patto Atlantico dovrebbe destinare al comparto militare almeno il 2% del proprio PIL; ma finora i soli Paesi UE ad aver tenuto fede a questo adempimento sono la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.statista.com\/statistics\/1085682\/poland-military-expenditure-as-a-share-of-gdp\/\">Polonia<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.statista.com\/statistics\/1112233\/expenditure-on-defense-as-a-share-of-gdp-romania\/\">la Romania<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/data.worldbank.org\/indicator\/MS.MIL.XPND.GD.ZS?locations=B8\">le nazioni del Baltico<\/a>\u00a0e la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.statista.com\/statistics\/810411\/ratio-of-military-expenditure-to-gross-domestic-product-gdp-greece\/\">Grecia<\/a>, spinte da null\u2019altro che la presenza minacciosa di vicini decisamente pi\u00f9 grandi e turbolenti. Ci\u00f2 significa che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.iiss.org\/blogs\/military-balance\/2018\/07\/us-and-nato-allies-costs-and-value\">il grosso del danaro che foraggia l\u2019Alleanza proviene dagli Stati Uniti<\/a>: una circostanza alquanto comoda, che ci ha consentito di indirizzare la spesa pubblica su un\u00a0<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=Social_protection_statistics_-_social_benefits\">welfare\u00a0<\/a>\u00a0paradossalmente divenuto l\u2019invidia di milioni di americani e che andrebbe per forza incontro ad un forte ridimensionamento.<\/p>\n<p><strong>Vi \u00e8 poi l\u2019ovvia questione degli armamenti. Stare nell\u2019alveo della NATO garantisce ai Paesi europei la possibilit\u00e0 di appoggiarsi alla potentissima macchina da guerra a stelle e strisce, e accedere cos\u00ec ad assetti bellici altrimenti al di fuori della loro portata;<\/strong>\u00a0va da s\u00e9, quindi, che lo scioglimento dell\u2019Alleanza implicherebbe necessariamente l\u2019avvio di un colossale processo di riarmo. Scarseggiano anzitutto i carri, appena\u00a0<a href=\"https:\/\/eda.europa.eu\/webzine\/issue14\/in-the-field\/optimizing-europe-s-main-battle-tank-capabilities\">5mila\u00a0<\/a>contro i\u00a0<a href=\"https:\/\/www.forbes.com\/sites\/davidaxe\/2020\/06\/16\/there-are-73000-tanks-in-the-world-which-are-the-best\/\">quasi 18mila<\/a>\u00a0della Federazione Russa: \u00e8 un\u00a0<em>gap\u00a0<\/em>numerico che ci trasciniamo dietro dai tempi della Guerra Fredda, cui oggi si deve aggiungere una certa disomogeneit\u00e0 nella qualit\u00e0 dei mezzi, largamente dettata dall\u2019ingresso nell\u2019Unione dei Paesi dell\u2019ex blocco socialista. Mentre ad Occidente\u00a0<a href=\"http:\/\/www.warpp.info\/en\/m5\/articles\/german-tank-exports\">si preferiscono piattaforme all\u2019avanguardia<\/a>, quasi ovunque sulla frontiera orientale non abbiamo da offrire che materiale del Patto di Varsavia perlopi\u00f9 obsolescente.<\/p>\n<p>Simile il discorso per i caccia, nel complesso pochi per numero effettivo; \u00e8 emblematico il caso della\u00a0<em>Luftwaffe\u00a0<\/em>tedesca, che nel 2018 contava\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dw.com\/en\/only-4-of-germanys-128-eurofighter-jets-combat-ready-report\/a-43611873\">non pi\u00f9 di dieci apparecchi Eurofighter pronti al combattimento su centoventotto totali.<\/a>\u00a0Va altres\u00ec sottolineato come<a href=\"https:\/\/stopwapenhandel.org\/node\/2237\">\u00a0una buona parte dei velivoli in servizio nell\u2019Unione Europea \u2013 incluso il nuovo F35 \u2013 sia di fabbricazione statunitense<\/a>: non \u00e8 da escludere che qualora l\u2019UE decidesse di costituirsi in un blocco armato avulso al loro controllo, gli USA reagirebbero sospendendo le\u00a0<a href=\"https:\/\/www.euractiv.com\/section\/economy-jobs\/news\/european-countries-buying-more-and-more-american-fighter-planes\/\">vendite<\/a>\u00a0ed estromettendo i loro partner oltreoceano dal programma di sviluppo del controverso jet di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.fighterworld.com.au\/az-of-fighter-aircraft\/five-generations-of-jets\">quinta generazione<\/a>. Una possibile euro-aviazione si troverebbe allora a corto di aerei e priva di capacit\u00e0 indispensabili,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.baesystems.com\/en\/the-future-of-combat-air\">per sostituire le quali servirebbe un corposo investimento in tempo e risorse<\/a>.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post\">\n<div class=\"bannerPreviewProduct style-3\">\n<div class=\"details\">\n<div class=\"button-content\">\n<div>Non va infine meglio in campo navale. Incrociatori e fregate ultramoderni compensano solo parzialmente l\u2019assenza atavica di portaerei di livello; e che l\u2019ipotesi di un <a href=\"https:\/\/www.defensenews.com\/global\/europe\/2019\/03\/11\/the-strange-case-of-a-european-aircraft-carrier\/\">vascello condiviso<\/a>\u00a0sia stata<a href=\"https:\/\/nationalinterest.org\/blog\/reboot\/aircraft-carriers-eu-not-going-happen-germanys-dime-192045\">\u00a0rapidamente scartata per via dell\u2019intransigenza fiscale dell\u2019attuale governo di Berlino<\/a>\u00a0la dice lunga sull\u2019intera questione di una forza armata europea. La marina unica annovererebbe nella sua flotta appena quattro\u00a0<em>carriers,\u00a0<\/em>con soltanto la<a href=\"https:\/\/www.defense.gouv.fr\/marine\/equipements\/batiments-de-combat\/porte-avions\/charles-de-gaulle-r-91\">\u00a0De Gaulle<\/a>in grado di competere in qualche modo con i corrispettivi americani delle classi\u00a0<em>Nimitz\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Ford.\u00a0<\/em>Un dato che riassume l\u2019eccezionalit\u00e0 della situazione militare francese: oltre alla gi\u00e0 citata\u00a0<em>De Gaulle,\u00a0<\/em>i nostri vicini d\u2019oltralpe sono in grado di schierare reparti terrestri\u00a0<a href=\"https:\/\/www.defense.gouv.fr\/terre\/equipements\/vehicules\/scorpion\/char-leclerc\">molto ben equipaggiati<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dassault-aviation.com\/fr\/defense\/rafale\/\">ottimi velivoli<\/a>\u00a0\u2013 peraltro di produzione locale, ossia autonoma \u2013 e, soprattutto, l\u2019arma atomica.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>La Francia \u00e8 infatti il solo Paese dell\u2019Europa continentale a possedere un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.defense.gouv.fr\/marine\/magazines\/passion-marine\/de-gaulle-et-la-marine-des-fnfl-a-la-marine-du-xxieme-siecle\/dissuasion-nucleaire-une-ambition-francaise\">dispositivo nucleare<\/a>, eredit\u00e0 di una certa megalomania gollista ben incarnata dall\u2019attuale inquilino dell\u2019Eliseo.\u00a0<strong>Macron sa perfettamente che Parigi sarebbe il naturale centro nevralgico di una difesa europea<\/strong>, di cui non a caso \u00e8 da sempre uno\u00a0<a href=\"https:\/\/news.usni.org\/2021\/02\/08\/french-president-macron-calls-for-european-strategic-autonomy\">strenuo promotore<\/a>; il suo fervore non sembra per\u00f2 trovare riscontro presso gli alleati, comprensibilmente timorosi dello spostamento degli equilibri di potere che l\u2019avvio di un progetto militare comune causerebbe all\u2019interno dell\u2019Unione. La Germania non vuol vedersi scalzata dalla posizione di primazia di cui finora ha goduto, e per gli altri Paesi il collasso della NATO rischierebbe di tradursi nel mero passaggio da un padrone ad un altro, per giunta assai meno munifico.<\/p>\n<p><strong>Ma a pesare sulle ambizioni transalpine c\u2019\u00e8 anche il precedente della Comunit\u00e0 Europea di Difesa. Furono proprio i francesi a volerla nel 1951: la CED sarebbe dovuta essere il braccio armato dell\u2019allora Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio<\/strong>, che sperava cos\u00ec di tutelarsi da una possibile aggressione sovietica senza dover fare totale affidamento sugli angloamericani. Il trauma della sconfitta indocinese e il rapido deteriorarsi della situazione in Algeria spinsero per\u00f2 il governo Mend\u00e8s-France a rivalutare le sue priorit\u00e0 strategiche; l\u2019Assemblea Nazionale vot\u00f2 contro la ratifica del trattato istitutivo, consegnando l\u2019idea di un organismo alternativo al patto atlantico al dimenticatoio. De Gaulle\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-nato-france-relations-factbox-idUSTRE52A5D820090311\">scelse poi di chiamare fuori il Paese pure da quest\u2019ultimo, col pieno rientro avvenuto solo dopo quarantadue anni<\/a>: un ulteriore motivo di sfiducia per dei partner gi\u00e0 incerti.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145087\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/NATO-Flags.jpg\" alt=\"\" width=\"1330\" height=\"850\" \/><\/figure>\n<p>Proclami a parte, non vi \u00e8 certezza che Parigi sia davvero disposta a farsi guida della difesa europea.\u00a0<strong>E se pure volesse, non ne sarebbe in grado: le sue forze convenzionali restano nettamente inferiori a quelle di tutti i nostri principali\u00a0<em>competitors<\/em>,<\/strong>\u00a0e il divario tra la\u00a0<em>force de frappe\u00a0<\/em>e gli arsenali nucleari stranieri, in primis\u00a0<a href=\"https:\/\/www.armscontrol.org\/factsheets\/russiaprofile\">quello russo<\/a>, \u00e8 semplicemente troppo vasto perch\u00e9 i soli missili tricolore possano assicurare una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.britannica.com\/topic\/mutual-assured-destruction\">deterrenza credibile<\/a>. In altre parole, una bomba UE dovrebbe essere per forza di cose parte integrante di qualsiasi iniziativa in ambito militare. Tuttavia, un programma nucleare cozzerebbe coi piani per una svolta g<em>reen\u00a0<\/em>che, ironia della sorte, pare si voglia avviare proprio con la\u00a0<a href=\"https:\/\/energypost.eu\/200-400-nuclear-reactors-to-be-decommissioned-by-2040\/\">dismissione di numerosi reattori<\/a>\u00a0in tutto il continente, e anche con gli impianti regolarmente in funzione reperire il necessario materiale fissile sarebbe difficilissimo.<\/p>\n<p>Dato conto di queste criticit\u00e0 pragmatiche, comunque, la vera partita resta strettamente politica; ed \u00e8 una partita, lo diciamo senza troppi giri di parole, persa in partenza.\u00a0<strong>La postura neutralista di Paesi come l\u2019Irlanda basterebbe da sola a stroncare sul nascere qualsiasi serio dibattito su un\u2019iniziativa militare comunitaria, figurarsi sul riarmo non convenzionale.<\/strong>\u00a0E se pure Dublino dovesse rivedere il proprio atteggiamento, continuerebbe a mancare quella linea diplomatica condivisa di cui un esercito europeo dovrebbe essere strumento. A quasi trent\u2019anni dall\u2019istituzione dell\u2019Ufficio per la Politica Estera e la Sicurezza Comune (PESC), questo \u00e8 ancora il grande tallone d\u2019Achille della UE: ne \u00e8 la riprova proprio il superficiale abbandono con cui abbiamo seguito gli USA nel pantano mediorientale, solo uno dei tanti fallimenti \u2013 ricordiamo su tutti la Yugoslavia \u2013 di quella che ad oggi \u00e8 un\u2019organizzazione internazionale che pretende d\u2019essere uno Stato senza averne titolo.<\/p>\n<p><strong>Per cosa combatterebbero gli europei, privi come sono di un reale senso d\u2019appartenenza a quello che oggi i pi\u00f9 vedono come null\u2019altro che un apparato burocratico? Sarebbero disposti, i giovani di qualche altra nazione, a morire per gli interessi francesi in Africa o per quelli italiani nel Mediterraneo?<\/strong>\u00a0Sarebbero disposti, i nostri giovani, a morire per\u00a0<em>qualcosa<\/em>? \u00c8 forse questa la domanda pi\u00f9 pressante: la nozione di un continente in armi non \u00e8 solo antitetica alle fondamenta storiche e valoriali di questa Europa, ma appare inconciliabile con la nostra psiche collettiva. Abbiamo rigettato la dottrina del sangue e del ferro, proprio noi che ne eravamo fautori e maestri. Alla forza preferiamo una bont\u00e0 innocua e pacifista: mentre altrove si ridisegnano le carte geografiche, noi ci contentiamo di preoccuparci dei rifugiati e di nient\u2019altro. Siamo diventati dei Narcisi imbelli, e ci sta bene cos\u00ec. Ma se \u00e8 vero, come scriveva quel Marinetti che \u00e8 il simbolo di questa testata, che la guerra \u00e8 \u201c<em>la sola igiene del mondo\u201d,\u00a0<\/em>allora non illudiamoci: il nostro destino \u00e8 venire spazzati via.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/esercito-ue-nato-motta\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/esercito-ue-nato-motta\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Mario Motta) &nbsp; Dopo la d\u00e9bacle afghana s\u2019intensifica il dibattito su un\u2019alternativa alla NATO. Ma oltre la retorica, quella di un\u2019Europa in armi resta una chimera &nbsp; Insomma, in Afghanistan \u00e8 finita: dopo vent\u2019anni Joe Biden suona la ritirata generale. 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