{"id":67181,"date":"2021-09-16T11:30:06","date_gmt":"2021-09-16T09:30:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67181"},"modified":"2021-09-15T19:01:36","modified_gmt":"2021-09-15T17:01:36","slug":"cronache-del-crollo-green-pass-sorveglianza-e-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67181","title":{"rendered":"Cronache del crollo: Green Pass, sorveglianza e sicurezza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>TEMPOFERTILE<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Shoshana Zuboff, nel suo noto \u201c<em>Il capitalismo della sorveglianza<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, racconta come il news feed<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0di Facebook sia il frutto di ricerche ed applicazioni di data science costate ciclopici investimenti che hanno finito per produrre algoritmi predittivi in grado di selezionare ed elaborare istantaneamente, e per ogni utente, oltre 100.000 elementi. Scansionando e raccogliendo, ogni volta, qualunque cosa sia stata postata nell\u2019ultima settimana\u00a0<em>da ciascuno degli amici<\/em>, quindi da chiunque venga seguito, da qualunque gruppo frequentato, e da ogni pagina con il like. Per cui il software crea e modifica costantemente un \u201cindice di rilevanza personale\u201d per tutti i post candidabili ad essere inseriti nel feed scelti tra migliaia per individuare e proporre nel feed solo quello che pi\u00f9 probabilmente, scrive Will Oremus, \u201cvi dar\u00e0 piangere, sorridere, cliccare, premere like, condividere o commentare\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. \u00c8 come un guanto stretto intorno a noi, che d\u00e0 sistematicamente la precedenza ai post delle persone con le quali abbiamo interagito e quelli che hanno coinvolto persone simili a quelle con le quali interagiamo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ogni utente ha dunque uno \u201cspecchio sociale\u201d che provoca del tutto intenzionalmente una sorta di\u00a0<em>fusione<\/em>\u00a0tra noi e l\u2019ambiente sociale modellato dal software. Si tratta, in altre parole, di un effetto espressamente progettato per ottenere, come sostiene la Zuboff, \u201cun loop chiuso in grado di alimentare, rinforzare e amplificare le inclinazioni di un utente, per farlo fondere con il gruppo e aumentare la sua tendenza a condividere informazioni personali\u201d. Ci\u00f2 che queste meccaniche sfruttano \u00e8 semplicemente la difficolt\u00e0 a formarsi un s\u00e9 autonomo in parte connaturato alle meccaniche sociali umane, ma in parte rafforzato enormemente in questi tempi di grande incertezza. L\u2019ingegnerizzazione di questa forma di meccanica della sorveglianza sfrutta l\u2019esigenza di\u00a0<em>sentirsi come altri\u00a0<\/em>(e quindi\u00a0<em>diversi da altri<\/em>\u00a0ancora), migliori di alcuni, e consente di\u00a0<em>gonfiare<\/em>\u00a0il proprio io alla ricerca di indispensabili forme di popolarit\u00e0, autostima e quindi felicit\u00e0. I social media sono perci\u00f2 descrivibili come contesti artificiali pensati espressamente per indurre ed incentivare la tendenza del\u00a0<em>ritorno al branco;<\/em>\u00a0ci attirano in uno specchio sociale e catturano la nostra attenzione sfruttando il fascino del confronto sociale, ma nel fare ci\u00f2 massimizzano la pressione sociale e la conformit\u00e0 (oppositiva).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci sono alcune cose rilevanti in questa terrificante descrizione:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Spiega perch\u00e9 sui social media, divenuti cos\u00ec centrali nella vita di tanti e quindi nella formazione del dibattito pubblico, si crei\u00a0<em>una crescente polarizzazione<\/em>\u00a0tra branchi reciprocamente non solo ostili, quanto proprio non comunicanti (in quanto basato sulla conoscenza di fatti ed interpretazioni del tutto diverse);<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Spiega perch\u00e9 di volta in volta alcuni temi emergano con la forza di una valanga e si impongano,\u00a0<em>ricreando sempre nuovi branchi<\/em>\u00a0e nuove partizioni sociali (altrettanto incomunicabili delle precedenti);<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Rende chiaro come mai\u00a0<em>vediamo sempre conferme<\/em>\u00a0a quel che \u2018riteniamo\u2019 di pensare (ma che \u00e8 un costrutto sociale indotto dall\u2019algoritmo).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Scrive il mio amico Maurizio Denaro (che conosco nella vita \u2018reale\u2019 e con il quale ho pranzato, questo antico rito che una volta definiva la vera conoscenza):<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cmi piace, di tanto in tanto, ricordare quanto siano fugaci i dibattiti, di questi tempi, e di come argomenti che sembravano tali da far crollare il mondo, tornano nel dimenticatoio:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0chi si ricorda del MES? anche quello sanitario, che senza il nostro SSN sarebbe crollato e non si sarebbe potuta affrontare la pandemia?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0chi si pu\u00f2 dimenticare dello spread, indice di tutti i mali del nostro paese e maestro di direzione, verso riforme salvifiche e fondamentali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0ed il debito pubblico? quello ogni tanto ce lo ricordano, ma non troppo, che ad oggi ne devono far debito per uscire dalla loro crisi, ma adesso far debito non \u00e8 male, e non sono le prossime generazioni a doverlo ripagare, chi non lo dicono, ma tanto fa niente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">4)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la legge elettorale, fondamentale, senza quella la riduzione dei parlamentari rischia di essere una puttanata, niente, non \u00e8 prevista tra le riforme che ci chiede l&#8217;UE, quindi non serve, tanto della democrazia ce ne siamo dimenticati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Allora forse non vale pi\u00f9 neanche il tempo di litigare, che s\u00f2, sulla pandemia, che quando decideranno non sar\u00e0 pi\u00f9 rilevante, che s\u00f2, sull&#8217;Afghanistan, che ce lo eravamo dimenticati, e cos\u00ec sar\u00e0 tra qualche settimana.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Buon fine settimana\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo post non raccoglier\u00e0 \u201clike\u201d da nessuno dei due branchi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Fatti: la pandemia.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questi ultimi mesi sono stati investiti da un evento straordinario, in qualunque modo lo si voglia vedere, che impatta la vita di tutti noi, ma lo fa in modo molto diverso per ciascuno. All\u2019inizio del 2020 si \u00e8 presentata infatti una pandemia subdolamente simile alle malattie polmonari alle quali siamo abituati. In essa il tasso di mortalit\u00e0 \u00e8 abbastanza basso (anche se superiore all\u2019operazione al cuore che sub\u00ec mio padre anni fa), ma la contagiosit\u00e0 molto alta (e ancora pi\u00f9 con alcune delle varianti che si sono prodotte). Da un sito che controllo talvolta<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0leggo che nel mondo ci sono stati ad ora 220 milioni di casi registrati e 4,5 milioni di morti (2% dei casi). Per fare un esempio, l\u2019influenza \u201casiatica\u201d, diffusa in tutto il mondo nel 1957, provoc\u00f2 un milione di morti e spinse la creazione di vaccini antinfluenzali annuali. Simile fu l\u2019impatto della \u201cinfluenza di Hong Kong\u201d, nel 1968.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019Italia \u00e8 al nono posto per morti (ma al sedicesimo per milione di abitanti con i suoi 2.145 morti per milione di abitanti). Nel 2020 ha visto i morti per tutte le cause aumentare di centomila unit\u00e0, rispetto alla media dei cinque anni precedenti, ci\u00f2 su 4.035.000 casi diagnosticati<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>; si tratta del pi\u00f9 alto livello di mortalit\u00e0 dal dopoguerra, con un aumento del 9%. \u00c8 da segnalare che i dati anomali di mortalit\u00e0 in Italia, rispetto alla media dei cinque anni precedenti (ed in effetti a tutto il dopoguerra), sono limitati a poche regioni: Piemonte, Valle d\u2019Aosta, Lombardia e Trento. Le altre regioni non registrano mortalit\u00e0 pi\u00f9 alte della media. Inoltre \u00e8 molto sbilanciata per et\u00e0, nella classe 65-79 anni il 20% dei decessi \u00e8 stato da connettere al Covid; infine per sesso, in quanto colpisce in particolare gli uomini.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019epidemia, come noto, si \u00e8 svolta per \u201condate\u201d (come \u00e8 quasi sempre accaduto), dove la prima (che colse impreparato l\u2019intero sistema) fu apparentemente pi\u00f9 piccola, anche se la rilevazione era molto meno efficace, ma provoc\u00f2 molti morti a causa del semi-collasso del sistema sanitario nazionale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il confronto con il numero dei decessi restituisce, infatti, una curva del tutto diversa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per terminare questa analisi dei principali fatti, la distribuzione dei decessi attribuiti al Covid \u00e8 enormemente sbilanciata verso le coorti di et\u00e0 pi\u00f9 grandi. Il 60% circa dei morti \u00e8 attribuibile a quella degli ultra ottantenni (che \u00e8 normale abbiano anche altre patologie), mentre il 30 % a quella degli ultra sessantacinquenni. Solo l\u20198% alla classe tra cinquanta e sessantacinque anni, e solo il 1% a quella sotto i cinquanta anni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come si vede dal grafico i picchi di mortalit\u00e0 sono stati vicini ai 1.000 morti al giorno, e la campana della fase acuta superiore ai 500. Per dare un\u2019idea in Italia muoiono normalmente circa 650.000 persone all\u2019anno, quindi poco meno di 2.000 al giorno. Ma questo dato, di per s\u00e9 rilevante, \u00e8 accentuato dal fatto che le morti (e le ospedalizzazioni gravi) sono concentrate in poche regioni e province.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A partire dal 2021 sono disponibili alcuni vaccini, sviluppati a tempo di record ed approvati in emergenza dalle autorit\u00e0 sanitarie mondiali<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, somministrati<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0ormai in Italia a 38 milioni di persone, con una incidenza delle dosi somministrate molto alta (circa 90%), ed un numero di dosi per centomila abitanti di centotrentatremila che ci colloca al 35\u00b0 posto nel mondo. per fasce di et\u00e0 gli ultranovantenni sono vicini al cento per cento (95%), gli ottantenni al 93%, i settantenni al 90%, i sessantenni al 85% ed i cinquantenni al 77%. Le coorti meno a rischio di morte dei quarantenni al 67% e via via di meno (ventenni e trentenni al 60%, sotto al 40%). La stima \u00e8 che al 22 settembre si raggiunger\u00e0 la soglia dell\u201980% dei vaccinati. Questa soglia era stata considerata nei modelli epidemiologici sufficiente per spezzare le catene di contagio e rendere la malattia tollerabile per il sistema sanitario nazionale, ma la variante \u201cdelta\u201d che \u00e8 molto pi\u00f9 contagiosa rende questo calcolo incerto. Su questa dimensione tecnica della valutazione c\u2019\u00e8 una incomprensibile mancanza di trasparenza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Divagazione: decisioni e fratture comunicative<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come capita normalmente in tutti i campi i decisori tendono alla logica DAD (Decidi, Annuncia, Difendi), invece di offrire alla discussione pubblica i motivi razionali e l\u2019analisi delle priorit\u00e0 delle scelte.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ogni politica, e soprattutto ogni azione conseguente, comporta infatti sempre la distribuzione di oneri per alcuni e spesso immediati a fronte di benefici distribuiti diversamente nel tempo e nello spazio; questa \u00e8 la ragione per la quale non manca mai di sollevare ostilit\u00e0 e spesso reazioni organizzate. Spesso queste si organizzano in un vero e proprio conflitto che, grazie anche all\u2019interessata infrastruttura dei social, subisce un processo di \u201cescalazione\u201d. Dalla divergenza di opinioni si passa all\u2019identificazione di un \u201cnemico\u201d, per cui si alza una insuperabile barriera comunicativa. Ogni azione, ed ogni tentativo di comunicazione, sar\u00e0 immediatamente distorto in uno schema amico-nemico e visto come tattica, inganno, menzogna etc.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo processo di verifica da\u00a0<em>entrambi\u00a0<\/em>i lati della frattura comunicativa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tra i fattori che rendono sempre pi\u00f9 forte il processo di \u201cescalazione\u201d (cio\u00e8 l\u2019escalation del conflitto) ci sono alcuni che conviene focalizzare:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>la riduzione della complessit\u00e0 cognitiva<\/em>; progressivamente gli attori, per una pulsione psicologica di base alla semplificazione di quadri complessi e stressanti (difficilmente si pu\u00f2 immaginare qualcosa di pi\u00f9 complesso e stressante di una pandemia), tendono a farsi un\u2019immagine sempre pi\u00f9 sintetica del conflitto e delle sue motivazioni. Tendono a darne spiegazioni univoche ed a ricercare un colpevole ben definito. Si cercano \u201ccomplotti\u201d.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>il cambiamento dello status dell\u2019avversario<\/em>; quando l\u2019escalazione \u00e8 arrivata ad un livello alto l\u2019avversario viene deumanizzato e gli viene negato ogni aspetto positivo, attribuendogli solo un profilo astratto di \u201cnemico\u201d.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">si attivano\u00a0<em>fenomeni di \u201canticipazione pessimistica\u201d<\/em>\u00a0in base ai quali ognuno si attende il peggio dall\u2019altro e con ci\u00f2 lo provoca effettivamente.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">gli attori sociali restano\u00a0<em>intrappolati<\/em>\u00a0dalla quantit\u00e0 di risorse (economiche, tecniche, sociali e politiche) che hanno investiti via via nel conflitto; ne segue che non possono pi\u00f9 ritirarsi senza perderle (tipica \u00e8 la paura di \u201cperdere la faccia\u201d, ovvero i follower, ma anche il tempo impegnato nella controversia).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il processo stesso di \u201cescalazione\u201d pu\u00f2 essere ricondotto ad alcune fasi tipiche:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\">in una prima fase\u00a0gli attori pensano ancora che la controversia possa risolversi in una soluzione di mutuo beneficio (vince-vince) e quindi rimane in primo piano l\u2019oggetto stesso di divergenza; tale fase pu\u00f2 essere subarticolata come segue:<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">o\u00a0\u00a0\u00a0un primo momento di irrigidimento, nel quale si entra nel conflitto, si iniziano a creare le identit\u00e0 collettive e, conseguentemente, le percezioni si fanno sempre pi\u00f9 selettive;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">o\u00a0\u00a0\u00a0in un secondo, i dibattiti in corso tra le parti ed al loro interno generano polarizzazione (inizia a distinguersi tra leader, membri dei gruppi, simpatizzanti e spettatori); la comunicazione inizia ad essere usata pi\u00f9 che per cercare soluzioni al problema per acquisire un vantaggio simbolico, inizia il duello verbale;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">o\u00a0\u00a0\u00a0se il dibattito non porta effetti, gli attori possono passare alla politica del fatto compiuto, ovvero agire indipendentemente dalla controparte cercando di forzarle la mano; si tratta di una violazione dei rapporti di dialogo comunque esistenti nella fase precedente e del superamento di una soglia psicologica che provoca un\u2019ulteriore escalazione; il conflitto diventa di ostacolamento.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\">in una seconda fase\u00a0gli attori entrano nella prospettiva di chi pensa che la sua vittoria deve comportare la sconfitta dell\u2019avversario (vince-perde), ad esempio non si consente pi\u00f9 all\u2019avversario di \u201csalvare la faccia\u201d; tale fase pu\u00f2 essere subarticolata come segue:<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">o\u00a0\u00a0\u00a0ogni attore crea una propria immagine del \u201cnemico\u201d e simmetricamente si fa un\u2019immagine eroica di s\u00e9; in tale fase si manifestano le anticipazioni pessimistiche e si chiudono i canali di comunicazione reale; le azioni diventano rivolte a cercare alleati ed a colpire l\u2019avversario, non pi\u00f9 la sua azione;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">o\u00a0\u00a0\u00a0se il conflitto passa sul piano di azioni rivolte a far \u201cperdere la faccia\u201d all\u2019avversario (cio\u00e8 a colpire la sua identit\u00e0 sociale) si \u00e8 superata una soglia psicologica fondamentale e un punto di non ritorno; da questo momento in poi \u00e8 un conflitto di valori e di appartenenza che non prevede comunicazione;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">o\u00a0\u00a0\u00a0a questo punto normalmente si passa alle minacce ed agli ultimatum che vincolano entrambe le parti a passare altre soglie di scontro o a cedere e ritirarsi (<em>su questo passaggio si pu\u00f2 collocare il Green Pass<\/em>\u00a0sotto il profilo della sua funzione nel conflitto);<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\">la terza fase\u00a0\u00e8 quella dell\u2019azione fisica, in essa sono possibili atti di violenza mirata o generalizzata (naturalmente non nei casi che sono qui oggetto di analisi); il conflitto entra in una fase terminale in cui gli attori ammettono di poter subire danni pur di farne di pi\u00f9 all\u2019avversario (perde-perde).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La strategia di \u201cde-escalazione\u201d dovrebbe passare a questo punto per il ridimensionamento dei fini degli attori (il decisore dovrebbe accettare di contenere e non eradicare il virus, rimuovendo gli eventuali fini eterogenei, e i \u2018ribelli\u2019 non vedere la cosa come un conflitto per la rivoluzione \u2013 liberale o socialista -, ma solo come una politica sanitaria complessa). Quindi per la \u201cdepolarizzazione\u201d, che passa per la ricomplessificazione della materia (fornire da entrambe le parti descrizioni meno manichee). Tipicamente questo pu\u00f2 passare per l\u2019ampliamento delle soluzioni ammissibili (per cui, come vedremo al termine, la centralit\u00e0 vaccinale pu\u00f2 essere attenuata e affiancata da pi\u00f9 flessibili procedure di distanziamento, da ristrutturazione e potenziamento graduali delle capacit\u00e0 di cura e di trattamento anche emergenziale, di riarticolazione dei luoghi e tempi di lavoro e vita, risolvendo i nodi di sovraffollamento) anche al prezzo di forzare alcuni vincoli sistemici (la principale ragione per cui l\u2019elenco sopra indicato non si implementa adeguatamente, e soprattutto strutturalmente, \u00e8 che ci sono vincoli obiettivi di tipo europeo, sui quali torneremo dopo) e di modificare la mentalizzazione del problema (non pensare alla pandemia come un \u2018cigno nero\u2019, che passer\u00e0 tornando al business-as-usual, ma come un segnale sistemico di disfunzionalit\u00e0 che vanno affrontate e risolte).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Fatti: vaccini ed effetti<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Torniamo, dopo questa divagazione, alla descrizione. L\u2019impatto positivo principale dei vaccini (e quello per il quale sono stati progettati) \u00e8 di aver\u00a0<em>modificato drasticamente l\u2019incidenza delle ospedalizzazioni<\/em>, e soprattutto della mortalit\u00e0, pi\u00f9 incerto l\u2019impatto sulle diagnosi ovvero sulla diffusione della malattia. I dati<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0direbbero comunque che si \u00e8 registrata una riduzione dell\u201980% per il rischio di infezione (che ora impatta molto pi\u00f9 sulle classi degli under quaranta e giovani), e del 90% e 95%, rispettivamente, per il rischio ricovero e decesso. Si tratta, ovviamente, di elaborazioni non semplici ed elaborate con il modello statistico di Poisson. Molte ricerche sembrano affermare che le persone vaccinate con successo, ovviamente non tutte, mediamente se vengono in contatto con il virus ostacolano la sua replicazione e quindi serbano una minore carica virale e per meno tempo. Qui ci sono numerosi fraintendimenti e difetti di lettura degli stessi paper scientifici (i quali non sono scritti per essere compresi da tutti, ma solo dalla comunit\u00e0 scientifica). \u00c8 chiaro che nei grandi numeri ci siano casi di contagio da parte di vaccinati, ci\u00f2 sia perch\u00e9 il vaccino non funziona per tutti ed in ogni caso (a grandi linee c\u2019\u00e8 un 10% di casi in cui fallisce, e che sale man mano che ci si allontana dal momento della somministrazione) sia perch\u00e9 le condizioni di contagio sono diverse (\u00e8 molto diverso se una persona con bassa carica virale, nel quale il virus non riesce a replicarsi o lo fa poco, entra in contatto con un\u2019altra per pochi secondi in un\u2019area semiaperta, come un bar mentre si prende un caff\u00e8, o sta due ore in un pub affollato). Tuttavia quel che \u00e8 rilevante per l\u2019impostazione di una politica pubblica di sicurezza sanitaria non \u00e8 il singolo caso, che si pu\u00f2 tollerare, quanto l\u2019effetto aggregato. Per cui se abbasso la probabilit\u00e0 di contagio, vaccinando, e riduco le occasioni di stare in contatto tra persone a diverso grado di vulnerabilit\u00e0, complessivamente avr\u00f2 una circolazione del virus meno rapida e quindi avr\u00f2 meno pressione sul sistema sanitario. Ci\u00f2 significa che potr\u00f2 gestire i malati e ridurre al minimo la mortalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa \u00e8, mi pare, la base razionale delle misure di confinamento selettivo (il fatto che sia la base razionale\u00a0<em>non<\/em>\u00a0significa che sia la ragione dell\u2019adozione, o che sia tutta la ragione). N\u00e9, tantomeno, che giustifichi il modo in cui \u00e8 stato promosso. In effetti sembra giustificarlo molto poco (ma non abbiamo esatta contezza del grado di fragilit\u00e0 del sistema sanitario n\u00e9 delle stime dei modelli, e questa assenza di trasparenza \u00e8 una delle cose pi\u00f9 gravi della situazione).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questi i fatti, per come sono descritti dalle fonti ufficiali e sulla base delle tecniche di raccolta ed elaborazione statistica normalmente adoperate.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ora proviamo a raccontarli in una diversa cornice.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il 2019 era terminato con la formazione del governo \u2018bianco-giallo\u2019 (PD e M5S) e con la riduzione dell\u2019anomalia delle elezioni del ciclo 2016-18 (ciclo populista) un poco ovunque. Questa \u00e8 una circostanza di sfondo molto importante, come proveremo a dire dopo, perch\u00e9 parte della rivalsa che si intravede nelle decisioni governative ne risente. In un generale clima di normalizzazione all&#8217;inizio del 2020 \u00e8 cominciata a circolare la notizia di una malattia classificata inizialmente come \u2018polmonite atipica\u2019 che si diffondeva in oriente (dove si era avuta l&#8217;esperienza della Sars e della Mers), ed in particolare in Cina, in un&#8217;area di grande densit\u00e0 ed importanza come la regione di Wuhan (circa la dimensione demografica dell&#8217;Italia).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Con qualche sconcerto, e un malcelato e divertito senso di superiorit\u00e0, i nostri media riportarono che, dopo un&#8217;esitazione iniziale, il governo centrale cinese (Pcc) rispose con misure senza precedenti di blocco assoluto delle attivit\u00e0 nell&#8217;intera regione. Si riportava di persone chiuse in casa, distribuzione di viveri, severissimi blocchi alla circolazione, immediata chiusura di tutte le attivit\u00e0 non indispensabili. Ma anche di un immediato supporto dal resto del paese e costruzione a tempo di record (singoli giorni) di enormi, nuovi, ospedali. Il blocco dur\u00f2 un paio di mesi ed fu accettato disciplinatamente dalla popolazione. Rientrata l&#8217;epidemia segu\u00ec, in tutti i paesi orientali, un maniacale tracciamento di tutto e tutti per prevenire altri focolai. Quando si sono presentati sono stati immediatamente ripristinati i blocchi (anche per milioni di persone, anche nei porti della costa), fino ad ora.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dopo un paio di mesi la cosa, per\u00f2, si present\u00f2 improvvisamente e brutalmente nel bergamasco e poi in buona parte della Lombardia. Il governo italiano, politicamente debole e con una forte opposizione (Lega e Fratelli d&#8217;Italia) dotata di un fortissimo consenso (ed al governo in quelle regioni), esit\u00f2 per alcune settimane (promuovendo anche brindisi pubblici ai \u201cnavigli\u201d di Milano), terrorizzato dal dover interrompere le attivit\u00e0 connesse al tempo libero ed alla produzione. Come ricordiamo la Confindustria (come fa tutt\u2019ora) si mobilit\u00f2 immediatamente per scongiurare il blocco delle attivit\u00e0 produttive. Lentamente per\u00f2 il progresso dell&#8217;epidemia, e l&#8217;impennata dei casi ospedalizzati in modo grave (che saturarono subito le pochissime terapie intensive sopravvissute a decenni di tagli alla sanit\u00e0) costrinse il governo a dichiarare, con la costante e ferma opposizione del governo lombardo, il lock down. Un lock down, si intende, all&#8217;acqua di rose e limitato a pi\u00f9 o meno la met\u00e0 dei lavoratori e delle attivit\u00e0. Tuttavia, per la scala geografica totale (mal giustificata dai numeri, dato che interessava poche regioni) e l\u2019impatto sulle vite dei cittadini si trattava di una misura senza precedenti noti (durante la spagnola ci furono lock down, ma per lo pi\u00f9 in singole citt\u00e0).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Divagazione: impatti sociali e sociointegrazione liberale<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo lock down parziale mise in evidenza drasticamente l\u2019enorme differenza creata dal capitalismo contemporaneo tra coloro che sono impegnati in attivit\u00e0 produttive, godendo di qualche protezione e garanzia residuale (alla deregolazione degli ultimi trenta anni) e l&#8217;enorme massa di coloro che sono precari, saltuari, impegnati in attivit\u00e0 \u2018deboli\u2019 come il turismo, la ristorazione, il tempo libero (attivit\u00e0 che l\u2019analisi marxista, e l\u2019economia \u2018classica\u2019, individuava come \u201cimproduttive\u201d). Attivit\u00e0 nelle quali, accelerando negli anni della ristrutturazione post 2007, si erano in effetti rifugiati i capitali deboli ed era proliferata una grande massa di lavoro senza garanzie e protezioni, debolissimo, supersfruttato, o al limite tra lavoro autonomo, imprenditoria e semi-dipendenza. Una costellazione che \u00e8 stata colpita come da un ciclone dal dissimmetrico impatto del virus e delle misure di emergenza<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una vastissima area, quindi, includendo anche il piccolo commercio fermato dal lock down, che \u00e8 stata sostanzialmente abbandonata a se stessa (a causa delle esitazioni e dei vincoli imposti dal combinato della Ue e della Tesoreria). Pochi fondi e in grande ritardo sono stati destinati in un momento in cui la nuova politica della Bce avrebbe potuto consentire di accedere senza limiti all&#8217;emissione di debito (se in tale direzione non fosse operante un divieto non palese ma molto concreto)<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 difficile sottovalutare questa circostanza. Il tremendo colpo subito dalle parti pi\u00f9 deboli della societ\u00e0 del lavoro rappresenta un enorme acceleratore della crisi della democrazia. Come mostravano Durkheim e Marx (sul piano della denuncia), tra gli altri, la qualit\u00e0 della partecipazione dipendono in modo sostanziale dal presupposto dell\u2019esistenza di una corretta, trasparente ed inclusiva del lavoro, non dalla sola presenza di possibilit\u00e0 di discussione pubblica. La coesione sociale dipende e deriva dalla societ\u00e0 del lavoro non alienato, e da questo la possibilit\u00e0 di sentirsi membro della societ\u00e0 e partecipe politico di essa. Non \u00e8 la comunicazione (peraltro distrutta in radice dal medium verticistico dei luoghi ufficiali &#8211; televisione e giornali \u2013 e da quello alternativo dominato dagli algoritmi \u201cdella sorveglianza\u201d) ad essere fonte di integrazione, che in genere nelle condizioni sociali attuali diventa piuttosto fonte di \u201cescalazione\u201d di conflitti, quanto la pratica nella quale membri paritari si riconoscono nella reciproca indipendenza, sviluppando un senso comune di appartenenza\u00a0<em>attraverso la cooperazione nella produzione di qualcosa nel mondo<\/em>. Ovvero nell\u2019esperienza di\u00a0<em>lavorare gli uni per gli altri<\/em>. Ovviamente questa, prima di Marx, \u00e8 stata la lezione di Hegel. \u00c8 in questo modo che si crea il presupposto per raggiungere il senso del proprio valore.\u00a0E,\u00a0<em>cosa molto importante<\/em>, non \u00e8 qui tanto una questione dell\u2019entit\u00e0 delle entrate monetarie, ma proprio delle condizioni sociali di un lavoro che determinano la sensazione che il proprio contributo abbia un peso. La sensazione di non stare costruendo qualcosa di intellegibile nel mondo, di non produrre o farlo non comprendendo il proprio ruolo e contributo, \u00e8 ci\u00f2 che espelle l\u2019individuo dal\u00a0<em>senso di essere nella societ\u00e0<\/em>. In altre parole, pi\u00f9 i membri di una societ\u00e0 hanno la possibilit\u00e0 di svolgere compiti complessi, cooperativi, pi\u00f9 alta \u00e8 la partecipazione e pi\u00f9 si attivano anche politicamente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La disattivazione politica che si vede ovunque, l\u2019indifferenza e l\u2019individualismo dominante, l\u2019assoluta incomprensione del sacrificio per gli altri, derivano da questo. Da una cattiva divisione del lavoro e da una societ\u00e0 del lavoro male ordinata. Qui la critica di Marx, che reputava non a torto che il capitalismo fosse inadatto a organizzare una divisione del lavoro idonea a creare coesione ed attivazione, \u00e8 centrale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci\u00f2 significa che la ristrutturazione necessaria delle strutture sociali di formazione della personalit\u00e0 e della politica dovrebbe passare per\u00a0l\u2019idea durkheimana che\u00a0<em>la societ\u00e0 dovrebbe sforzarsi di selezionare i lavori pi\u00f9 significati e cooperativi<\/em>\u00a0in modo che il singolo lavoratore sia messo in condizione di comprendere il modo in cui il proprio ruolo si incastri nell\u2019insieme delle attivit\u00e0 interconnesse e nella generale divisione del lavoro, trovandovi il suo posto.\u00a0Dovrebbe anche significare il contrasto, cosa che \u00e8 decisamente contro lo spirito del capitalismo neoliberale (e del capitalismo in generale), di tutte le forme di lavoro precario, intermittente, flessibile e umiliante, sottopagato, frammentato e svuotato di senso, monotono, routinario. Giungendo fino a potenziare il lavoro cooperativo autogestito o, al capo opposto, il servizio pubblico obbligatorio indipendente da censo o posizione sociale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Reazioni<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tornando ancora al racconto, si deve ricordare che successivamente l&#8217;epidemia si attenu\u00f2 e nell&#8217;anno successivo (tra l&#8217;ottobre 2020 e l&#8217;inizio del 2021) si ripresent\u00f2 pi\u00f9 forte, ed anche al sud, inducendo un altro lock down per le regioni pi\u00f9 colpite (fu introdotta la classifica \u201crosso-arancio-giallo\u201d e limitata la circolazione interna).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel frattempo il governo Conte negozi\u00f2 l&#8217;accesso al nuovo meccanismo (New Generation Eu<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>) di sostegno per la ristrutturazione del sistema economico e sociale europeo e, immediatamente, \u00e8 stato sostituito dal governo Draghi che ha l&#8217;appoggio anche della Lega.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In questa condizione di grande stress e di paura, la prima pienamente comprensibile reazione di molti (e di alcuni ancora oggi), veicolata e rafforzata dalla creazione di branchi che abbiamo prima descritto, \u00e8 stata di dire che\u00a0<em>il Covid non esiste<\/em>. Di fronte all&#8217;evidenza (ed al moltiplicarsi di casi noti nel proprio ambito di conoscenze personali) dopo settantamila morti e riscontrato che gli ospedali buttavano per strada tutti quelli che non avevano covid, una parte si \u00e8 impegnata a dire che la malattia esister\u00e0 pure ma comunque non bisogna fermare la vita (che, se no, diventa \u201cnuda\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>) e quindi non si dovevano fare Lock Down. Uno degli argomenti, comprensibile se pure egoistico, era che chi \u00e8 giovane (la grande maggioranza dei lavoratori deboli nei settori prima descritti), in fondo, non si ammala in modo grave. Nella versione pi\u00f9 brutale, chiaramente favorita dalla ricerca ossessiva dei \u2018like\u2019 nei social, si trattava di lasciare che la natura facesse il suo corso. Alla fine nella vita si muore (ovviamente chi lo scriveva, senza vergogna, sapeva di essere al sicuro).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Qui ha fatto capolino l&#8217;idea, nella dinamica dei gruppi in fusione che progressivamente si staccavano dal generale ambiente di discorso, creando una propria rete di fonti, di rimandi, di teorie e di fatti, che in effetti c&#8217;erano (ci dovevano essere necessariamente) cure nascoste e che qualche progetto doveva (quindi) essere in corso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Peraltro, dopo i primi settantamila morti, quando i lock down ridussero i casi (soprattutto dipendenti delle aziende private ospedaliere del nord, nelle regioni leghiste), molti operatori in cerca di visibilit\u00e0 mediatica cominciarono a dire che a quel punto \u201cil virus era morto\u201d, con poca coerenza con la precedente affermazione sull&#8217;inutilit\u00e0 dei blocchi. Dunque, coerentemente, se il virus era \u201cclinicamente\u201d morto, allora non bisognava tracciare nulla, che questo era un&#8217;insopportabile violazione della privacy (anche se brutta copia e non funzionante delle app di controllo orientali). E, ovviamente, non doveva essere imposto nessun presidio, o profilassi, come le mascherine. Ricordiamo, infatti, che di volta in volta sono state difese, nelle aree di discussione che sempre pi\u00f9 si rafforzavano, linee di conflitto noi\/loro intorno a qualunque politica di contrasto venisse avanzata. I Lock down, ovviamente, ma anche le mascherine, l\u2019app immuni, etc.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quando purtroppo \u00e8 ripresa la malattia, ma nel frattempo sono stati approvati a tempo di record (data la situazione che stava, niente di meno, che mettendo a rischio l&#8217;egemonia bisecolare dell&#8217;occidente e facendo collassare il suo strumento principe: la globalizzazione) alcuni vaccini (in occidente, perch\u00e9 cinesi, cubani e russi avevano fatto prima e con tecniche pi\u00f9 tradizionali), allora il repertorio si \u00e8 allargato a questi: inutili, dannosi, non sperimentati, prodotto di business (cosa vera). Una parte rilevante della critica si \u00e8 concentrata sulle cosiddette \u201ccure precoci\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. In effetti arrivando, con poca coerenza, ad osteggiare vaccini da 20 euro una volta all\u2019anno in favore di cure altamente complesse e costose, ad esempio a base di sieri derivati dal sangue (che, per essere affidabili richiedono lavorazioni altamente specialistiche) che, ovviamente, nel sistema capitalista in cui viviamo sarebbero comunque offerte dalle medesime ditte a costi enormemente superiori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma ormai ci sono intere biblioteche di dati ed elaborazioni, ognuna con i suoi riferimenti pi\u00f9 o meno condivisi nella \u2018comunit\u00e0 scientifica\u2019 (che fortunatamente genera sempre ipotesi di minoranza, anche per la spinta a differenziarsi<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>), che non comunicano.\u00a0<em>Ogni gruppo autorafforzato dagli algoritmi e dalla spinta umana ad avere riscontro, fama, conformit\u00e0, ha i suoi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Mentre questa polemica continua (si spera che in autunno-inverno arrivino finalmente le prime cure approvate, ma sono per lo pi\u00f9 delle stesse ditte che producono i vaccini<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>) e viene dimostrato dai numeri che i vaccini\u00a0<em>almeno<\/em>\u00a0eliminano sostanzialmente le terapie intensive e i morti, \u00e8 cominciata la battaglia degli esperti di statistica e degli analisti autopromossi (per lo pi\u00f9 con formazione umanistica). Si registra quindi un profluvio di analisi su paper complessi in inglese e sui database israeliani, inglesi, svedesi, etc. senza adeguata comprensione dei dati e capacit\u00e0 (che \u00e8 tecnicamente non banale e occorre apprenderla) di disaggregarli. Una piena applicazione del paradosso di Simpson<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In questa dinamica di progressiva distruzione del terreno comune e sociale alla fine \u00e8 emersa la grande battaglia di \u201clibert\u00e0\u201d del\u00a0<em>Green Pass<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Fermiamoci qui, perch\u00e9 si tratta in effetti di una questione molto complessa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Logica dell\u2019argomento dei no-Green Pass<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La logica dell&#8217;argomento opposto dall\u2019area di discussione \u2018ribelle\u2019 alla confusionaria e contraddittoria politica pubblica del Green Pass si pu\u00f2 riassumere come segue:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Fatto 1.<\/em>\u00a0Il vaccino protegge dai casi gravi della malattia,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Fatto 2<\/em>. Il vaccino non impedisce il contagio,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Fatto 3<\/em>. I giovani non si ammalano in modo grave.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Conseguenza 1<\/em>. E&#8217; ingiustificato vaccinare i giovani (under 40 anni).<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quindi:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Conseguenza<\/em>\u00a02. Costringerli in modo surrettizio \u00e8 un abuso non necessario.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Infatti (argomento complementare, ma necessario):<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"4\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Fatto<\/em>\u00a0<em>4<\/em>. I vaccini danneggiano e\/o possono provocare reazioni avverse anche nei giovani,<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quindi:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Conseguenza<\/em>\u00a0<em>1<\/em>\u00a0(versione b). Il bilancio costi\/benefici \u00e8 negativo e non c&#8217;\u00e8 neppure un beneficio collettivo compensativo.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">e<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Conclusione<\/em>\u00a01. La politica del Green Pass \u00e8 quindi irrazionale e illogica<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ne consegue logicamente che:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Conclusione 2<\/em>. Non servendo alla lotta pandemica essa deve quindi servire a qualcosa di altro. E questo altro \u00e8 da rintracciare nei suoi effetti di potere (questione \u201cGrand Reset\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0e questione \u201cDittatura sanitaria\u201d o \u201ctecnocratica\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>).<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa filiera logica conduce al dominio delle posizioni libertarie (e complottiste, C2) nella mobilitazione. La quale non si attiva a partire dalla obiettiva e gravissima carenza del servizio pubblico e mancanza di ristrutturazione del sistema economico (che rende tanti, ed in particolare giovani, in condizioni di debolezza tale da non poter sopportare due o tre mesi di arresto di attivit\u00e0) o, sui vincoli finanziari (che impediscono il supporto che in Cina \u00e8 stato garantito dal primo giorno), bens\u00ec intorno a parole d&#8217;ordine coerenti con il sottostante senso comune sedimentato in questi ultimi decenni:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&lt;libert\u00e0&gt;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&lt;sfiducia&gt; (nel pubblico, si intende, ben meritata).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questo senso comune si trovano uniti sul piano sociologico:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0marginali (resi tali dall&#8217;organizzazione economica),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0fortemente abbienti (spesso in posizione di imprenditori e\/o di rentier che non vogliono sopportare limitazioni).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sul piano culturale:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0liberisti conseguenti,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0libertari di destra e sinistra.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Divaricazioni ed egemonia neoliberale<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come avevo gi\u00e0 scritto,<em>\u00a0di fronte a questa sfida si \u00e8 quindi manifestata una profonda divaricazione<\/em>. Una lacerazione ha attraversato diagonalmente la societ\u00e0 e tutte quelle che sembravano, ante la crisi, delle comunit\u00e0 politiche in formazione. La sfida della sicurezza ha lacerato il corpo dei \u201ccontenitori dell\u2019ira\u201d<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>, portando allo scoperto la loro matrice e cultura neoliberale. In particolare, quella che si potrebbe chiamare \u2018l\u2019area della sovranit\u00e0 costituzionale\u2019, di ispirazione marcatamente euroscettica e di pratica politica -in varie forme- populista, si \u00e8 lacerata ed \u00e8 entrata in una fase di pronunciata \u201casfissia politica\u201d. In grandissime linee l\u2019ipotesi politica che l\u2019aveva ispirata era di tentare un compromesso tra forze di diversa ispirazione e cultura politica intorno all\u2019ipotesi che l\u2019oggettivo interesse per l\u2019espansione della \u201cdomanda interna\u201d potesse essere punto di convergenza di una nuova maggioranza politica\u00a0<em>dalla periferia e dal basso<\/em>. Ovvero che un accorto esercizio della logica oppositiva del populismo (inteso al senso di Laclau) potesse ripoliticizzare le forze sparpagliate dalla rivoluzione neoliberale intorno al \u201cprogramma minimo\u201d di una ripresa di capacit\u00e0 sovrana a base popolare. Il tentativo di mettere tra parentesi tante vecchie fratture, quella tra \u201criformisti\u201d e \u201crivoluzionari\u201d, ad esempio, per iniziare almeno di uscire dall\u2019angolo e riprendere il cammino verso una societ\u00e0 pi\u00f9 decente. Secondo l\u2019idea che un passo produce forza per fare il successivo. Una ipotesi, per intendersi, interclassista e caratterizzata da un riformismo \u2018forte\u2019 (o strutturale).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tuttavia, nella seconda fase della crisi, gi\u00e0 dalla met\u00e0 del 2020, sotto la spinta delle conseguenze diseguali delle misure di protezione sanitaria su un sistema economico e sociale reso fortemente frammentato dal trentennio neoliberale, abbiamo assistito alle mobilitazioni delle frazioni pi\u00f9 precarizzate e di quelle pi\u00f9 deboli del lavoro autonomo o professionale\/imprenditoriale. E questa mobilitazione\u00a0<em>si \u00e8 spontaneamente rivolta contro lo Stato<\/em>, accusato di esercitare un potere \u201cbiopolitico\u201d eccedente,\u00a0<em>e contro i ceti \u201cprotetti\u201d dei lavoratori dipendenti<\/em>. Ha inseguito le pi\u00f9 stravaganti ipotesi, ha assunto toni di aspra difesa della libert\u00e0 offesa<em>. L\u2019ipotesi di \u201calleanza della domanda interna\u201d \u00e8 andata in frantumi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quel che \u00e8 emerso alla luce \u00e8 che buona parte dell\u2019area si muoveva sotto la ferma egemonia di quei ceti intermedi indeboliti, attori della svolta neoliberale degli anni seguenti al riflusso ma oggi traditi nel loro affidamento ad essa. La reazione emersa ha opposto, non senza una sua quale coerenza, la risposta di protezione\u00a0<em>difensiva<\/em>\u00a0delle macchine statuali alla violazione della libert\u00e0 individuale, identificandola quale profonda violazione dell\u2019ordine liberale<a name=\"_ftnref16\"><\/a><a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. Dimentica di ogni sbandierato orientamento al socialismo sono riemersi tutti i temi libertari profondamente radicati nella societ\u00e0 italiana e nelle sue medie borghesie, siano esse orientate a sinistra, destra o centro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sono esplose quelle precarie \u201ccatene di equivalenza\u201d che, sotto l\u2019astratto slogan della \u201cdomanda interna\u201d facevano sembrare simili le domande di chi in effetti odia lo Stato (e specificamente lo Stato fiscale e disciplinatore) e chi al contrario lo vuole potenziare dopo un quarantennio di indebolimento; chi vuole solo ascendere alla posizione dalla quale pu\u00f2 nuovamente, e finalmente, sfruttare il lavoro debole (di commessi, impiegati, operai) per vincere la lotta della vita e raggiungere il proprio posto in essa, e chi, magari, vorrebbe ridurre all\u2019opposto il proprio grado di sfruttamento e guadagnare condizioni di lavoro pi\u00f9 dignitose; chi ha bisogno di indebolire il lavoro per sfruttarlo e chi questo lavoro lo presta; chi abita le periferie e chi ne fugge disperatamente, o non vuole scivolarvi; chi si sente in basso e chi in alto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nei mesi tra la met\u00e0 del 20 e del 21 il sistema dei media, ed in parte il frastuono dei social, hanno restituito un\u2019immagine per la quale a mobilitarsi \u2018contro\u2019 sono micro e piccoli imprenditori, autonomi, commercianti, pi\u00f9 che insegnanti, impiegati, operai e funzionari pubblici.\u00a0In parte \u00e8 una percezione deformata dai media (i quali sistematicamente hanno sovrarappresentato alcune manifestazioni ed ignorato altre), in parte dipende dal fatto che alcuni strati dei primi soffrono maggiormente le misure di protezione prese. Le subiscono senza le protezioni residuali il trentennio di espansione del welfare di cui i secondi ancora godono. Ma si muovono anche perch\u00e9 su di essi la cultura neoliberale ha maggiore presa. Si muovono perch\u00e9 per loro \u00e8 pi\u00f9 aspro lo scollamento tra la promessa di autopromozione o di elevamento nella quale sono stati formati e la realt\u00e0 di scivolamento e stagnazione in cui vivono. Promessa sulla quale contano per ancorare l\u2019autoriconoscimento in una logica di competizione verticale propria della loro soggettivazione come classe.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, in questi mesi,\u00a0<em>\u00e8 riemersa una frattura strutturale<\/em>\u00a0che ha anche un suo versante culturale e cognitivo. La \u201calleanza per la domanda interna\u201d \u00e8 una astratta necessit\u00e0 politica, ma anche nelle condizioni odierne una concreta impossibilit\u00e0. Questi ceti e gruppi, quelli che Wright Mills chiamava in mezzo al trentennio \u201cun\u2019insalata di occupazioni\u201d, fatta di dirigenti, professionisti, addetti alle vendite, impiegati, artigiani, piccoli e medi imprenditori, accomunati da molto poco oltre a certi parametri di reddito rilevati ex post e il desiderio di un certo\u00a0status\u00a0sociale,\u00a0<em>vogliono ascendere<\/em>. Vogliono staccarsi dai ceti popolari e dai lavoratori, e vogliono, anzi che questi gli servano per farlo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Conclusioni sul Green Pass<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\">allo stato il GP \u00e8 un dispositivo di distrazione a bassa efficacia e non sicura necessit\u00e0 (ma la distrazione \u00e8 andata perfettamente a segno anche a causa della reazione), ma in linea di principio la circostanza che chi non si vaccina (e non dimostra in altro modo di non essere portatore del virus) possa essere oggetto di qualche precauzione non \u00e8 sbagliata.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">Mentre il\u00a0<em>Fatto 1<\/em>\u00a0prima descritto \u00e8 sostanzialmente vero, i\u00a0<em>Fatti 2 e 3<\/em>, in diversa misura, non sono correttamente espressi. In questa forma lavorano con una logica binaria troppo semplificata tipica di un processo di \u201cescalazione\u201d indotto dai social sul fondo della sfiducia e della disgregazione della personalit\u00e0 sociale. E&#8217; illogico, oltre che non sufficientemente dimostrato, che chi \u00e8 vaccinato ed ha avuto una normale reazione contagi nello stesso modo, e questa considerazione pesa nella forma aggregata che devono prendere le politiche di pianificazione pubblica. I giovani e molto giovani potrebbero essere esposti alle controindicazioni di lungo periodo, anche gravi, la scelta di vaccinarli va quindi ponderata in modo molto attento (inclino a pensare che non sia opportuno, l&#8217;unico argomento solido \u00e8 che potrebbero contagiare gli over 50 non ancora vaccinati che sono molti).<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">Naturalmente ci\u00f2 non implica che tutte le misure siano logiche ed appropriate (non lo sono mai, in quanto esito di una logica ibrida come quella politica). Ad esempio, non mi sembrano necessarie le mascherine per i professori vaccinati, andrebbe evitata qualsiasi stigmatizzazione dei lavoratori non vaccinati e moltissime delle misure disciplinari che si propongono non sono affatto giustificate e mostrano altre \u201cagende\u201d all\u2019opera (ci sono forze, cio\u00e8, che stanno cercando di cogliere l\u2019occasione per aumentare il disciplinamento sociale dei lavoratori, e non solo).<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">E&#8217; grave la costruzione di una simbolica e di una separazione tra \u2018puri\u2019 ed \u2018impuri\u2019 che va combattuta aspramente evidente, infatti, la decisione di vaccinare \u00e8 sempre una scelta dalla potente funzione mistica, esibisce i simboli della competenza, distingue tra buoni e cattivi (o tra puri ed impuri), e divide. Ma soprattutto unisce. Ovvero funge da dispositivo di potere e creazione di coesione, indicando un nemico interno sul quale concentrare il male. Si tratta di un dispositivo tipico del politico<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">Dunque, il vaccino \u00e8 un dispositivo tecnico efficace, necessario, compatibile con le nostre &#8216;libert\u00e0&#8217; (anzi volte a salvaguardale nella misura del possibile), ma ANCHE un regolatore sociale e un produttore di potere.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come si reagisce? Non urlando &lt;libert\u00e0&gt; (perch\u00e9 questa \u00e8 sempre, nella sua pi\u00f9 intima essenza sociale) e immaginandosi come \u2018ribelli\u2019 che combattono lo Stato (il quale in sostanza non fa nulla di diverso da quel che deve fare, anche se lo dovrebbe fare diversamente e soprattutto con altre forme di comunicazione e mobilitazione). Svolgendo una critica razionale, ordinata, non reattiva (rispondendo dichiarando \u2018impuro\u2019 quel che altri chiamano \u2018puro\u2019 e viceversa), e cercando di mettere il potere di fronte alle proprie reali contraddizioni che sono:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la mancanza di investimenti strutturali,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la conservazione di aree di privilegio intoccabili come le imprese,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0il rifiuto di riorganizzare la produzione e riproduzione sociale per rendere pi\u00f9 capace il mondo di affrontare le crisi, non solo sanitarie.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La necessaria ristrutturazione: dal calice di cristallo alla coppa di ferro<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Infatti il nostro problema essenziale non \u00e8 che abbiamo incontrato il \u201ccigno nero\u201d della pandemia, quello \u00e8 solo il fattore scatenante finale. Il nostro problema \u00e8 che l\u2019intero sistema produttivo e riproduttivo nel quale viviamo, altamente finanziarizzato e interconnesso,\u00a0<em>\u00e8 come un calice di cristallo<\/em>. \u00c8 esile, elegante, sottile, durissimo e fragile. \u00a0\u00c8 stato lasciato crescere per decenni sulla base della ricerca costante, sotto la spinta di una concorrenza pi\u00f9 o meno manipolata e secondo il principio della massima accumulazione a brevissimo termine. Il sistema di premi e punizioni che il sistema ha elargito ai suoi attori (a partire dai manager fino all\u2019ultimo lavoratore) puntava parossisticamente sul rendimento a brevissimo termine, come se mai potesse arrivare una crisi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 bastata la minaccia (resa credibile non solo da astratti modelli matematici, che spesso hanno sbagliato per difetto o per eccesso, quanto dallo spettacolo di alcuni sistemi sanitari di \u2018eccellenza\u2019 messi in ginocchio in poche settimane) di una malattia infettiva che, se ben curata, uccide pochi, ma capace in potenza di mettere contemporaneamente nella necessit\u00e0 di avere bisogno di cure rare e costose per sopravvivere (un posto in terapia intensiva costa circa millecinquecento euro al giorno e all\u2019avvio della crisi ne erano disponibili poco pi\u00f9 di tremila), per mettere davanti all\u2019evidenza di non avere margini. Nell\u2019antico Egitto le ricorrenti carestie avevano insegnato ad una casta sacerdotale e politica avveduta la necessit\u00e0 di mettere da parte, anno su anno, ingenti scorte per affrontarle. Limitavano la crescita, certo, ma rappresentavano l\u2019assicurazione che la carestia, con il correlato di epidemie, invasioni, sommosse, rivoluzioni, non sarebbe arrivata un brutto giorno a distruggere tutto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La nostra furbissima economia neoliberale, e i governi di quegli Stati che per decenni abbiamo descritto come residui di epoche passate e sostanzialmente inutili e dannosi, hanno pensato che pagare il costo assicurativo di avere una robusta sanit\u00e0 ed efficienti servizi territoriali di prevenzione fosse uno spreco. Li abbiamo quindi lentamente smantellati. Tenere ospedali di riserva per quando sarebbe giunta una emergenza, formare pi\u00f9 medici, potenziare la rete dei medici di prossimit\u00e0, creare ambulatori, avere industrie strategiche, anche se leggermente meno competitive, che potessero garantire le forniture di ci\u00f2 che sarebbe stato necessario, \u00e8 sembrato un lusso superfluo. Come in ogni altro settore.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E, sotto la pressione del sistema di vincoli in parte autoinflitto che ci sovrasta, ancora lo pensiamo. Altrimenti gli investimenti andrebbero in altra direzione e il numero chiuso a medicina sarebbe stato rimosso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Il calice di cristallo si sta dunque rompendo<\/em>, piccole fessure si intravedono, ma i nostri decisori (ovvero il complesso sistema d\u2019azione costituito dalle \u00e9lite nazionali e da quelle internazionali connesse e dominanti, dalle tecnostrutture specializzate non solo sanitarie, dai gruppi di pressione e partiti politici) cercano di guardare altrove.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>E, soprattutto, cercano di distrarci.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questo serve il modesto dispositivo tecnico del Green Pass. Viene esacerbato e accompagnato da dichiarazioni fuori luogo e polarizzanti, in un gioco tra opposti che si sostengono a vicenda, allo scopo di non farci guardare che i nodi giungono al pettine.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Da decenni ogni fabbrica produce i suoi beni utilizzando prodotti intermedi di terzi e appoggiandosi su una rete di servizi che \u00e8 spesso estesa su pi\u00f9 nazioni e continenti, e che \u00e8 condivisa con tante altre, di settori merceologici del tutto diversi. Ogni azienda, inoltre, si appoggia su servizi finanziari condivisi con tante altre. Non \u00e8 sempre stato cos\u00ec, una volta le aziende erano pi\u00f9 integrate verticalmente, poi si \u00e8 detto che dovevano concentrarsi sul \u201ccore business\u201d; una volta investivano con risorse proprie, poi si \u00e8 detto che la liquidit\u00e0 andava impiegata nella finanza che rendeva di pi\u00f9, e tanto per tutto il resto c\u2019era la \u201cleva\u201d; una volta si privilegiavano gli investimenti sul territorio, o comunque nella stessa area amministrativa, poi si \u00e8 detto che la frontiera era la delocalizzazione; una volta i lavoratori erano trattenuti e ci si investiva, poi si \u00e8 detto che l\u2019organizzazione flessibile\u00a0ed il lavoro agile\u00a0erano il futuro. Tutta questa interconnessione \u00e8 servita a porre il mondo del lavoro sotto costante ricatto di delocalizzazione, a cercare di ottenere ovunque le condizioni migliori, a guadagnare sempre di pi\u00f9, inseguendo il pi\u00f9 marginale sconto di prezzo ovunque fosse.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma, al contempo, tutta questa interconnessione fa s\u00ec che se oggi chiudo un settore economico (quello metallurgico come quello dei mobili) potrei assistere all\u2019imprevista chiusura anche di quelli che ho lasciato aperti, perch\u00e9 l\u2019intero ecosistema produttivo collasserebbe. Ad esempio, la fonderia che chiudo d\u2019autorit\u00e0 potrebbe essere indebitata con una banca la quale per reagire alla perdita potrebbe stringere il credito anche alla fabbrica tessile che non ho chiuso, o potrebbe essere il cliente fondamentale di un fornitore anche dell\u2019impianto tessile. Quando questo fornitore dovesse chiudere, costringerebbe il nostro tessile a sostituirlo d\u2019urgenza, in un momento in cui gli scambi internazionali faticano a riprendersi ed il costo di molte materie prime e semilavorati \u00e8 aumentato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quel che dovremmo fare \u00e8\u00a0<em>sostituire il calice di cristallo con un coppa di ferro<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E\u2019 per non farlo vedere che si stimola l\u2019istinto individuale, colpendo i suoi luoghi simbolici e compensativi, con misure ad alto impatto simbolico come il Green Pass.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dovremmo imparare che un sistema economico deve avere una parziale indipendenza, per non subire le conseguenze di interruzioni per i pi\u00f9 diversi motivi di beni o servizi essenziali. L\u2019organizzazione a rete leggera delle imprese dovrebbe essere vista come un lusso che non ci possiamo sempre permettere. I magazzini semivuoti egualmente. La mondializzazione senza limiti deve essere inquadrata come un errore di percorso (o meglio, un progetto sbagliato).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quel di cui avremmo bisogno, ben oltre le misere e spesso sbagliate misure del Pnrr, \u00e8 che le attivit\u00e0 produttive vengano irrobustite, le catene logistiche radicalmente accorciate o comunque rese ridondanti, i magazzini rinforzati. Bisogner\u00e0 affrontare la tendenza, intrinseca alla traiettoria di sviluppo tecnologico, di potenziare le tecnologie di controllo cosiddette \u201cindustria 4.0\u201d e di sostituzione del lavoro, di erogare i servizi in remoto, di smantellare l\u2019inefficiente ma cruciale per il tessuto civile e urbano piccola distribuzione. Farsi carico dell\u2019enorme problema del ripensamento e riqualificazione della citt\u00e0 e del territorio<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La via di uscita \u00e8 una profonda razionalizzazione degli apparati produttivi, riducendo l\u2019inutile differenziazione dei prodotti e le tante fonti di lavoro improduttivo, ampliando l\u2019indipendenza del paese e la sua robustezza, garantendo la partecipazione di tutti alla produzione, alla sua organizzazione, ai suoi frutti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La posizione politica: oltre il populismo<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per questo, al di l\u00e0 della polarizzazione in corso, che leggo essenzialmente come rivelatore e come cortina fumogena ad un tempo (<em>rivela<\/em>\u00a0la vera natura di molte forze che sembravano agire per il cambiamento, mentre cercavano solo di tornare ai tempi d\u2019oro e dal lato dell\u2019intenzionalit\u00e0 dei promotori\u00a0<em>nasconde<\/em>\u00a0le necessit\u00e0 di reale cambiamento), il punto dirimente deve essere inquadrato come politico. E deve partire dalla percezione della frattura che la crisi pandemica ha aperto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Una frattura che si \u00e8 manifestata anche sul piano della tattica politica<\/em>. Abbiamo visto esaurire il ciclo del \u201cneopopulismo\u201d ad immediato ridosso della crisi. Si trattava di potenti tecniche per aggregare in poco tempo \u201ccontenitori dell\u2019ira\u201d capaci di effetti elettorali significativi e anche, in alcuni casi irripetibili<a name=\"_ftnref18\"><\/a><a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>, vincenti. Ma al fine di una\u00a0<em>reale<\/em>\u00a0politica antisistemica sono esempi inservibili. Se hanno fallito la trasformazione in \u201ccontenitori di potere\u201d \u00e8 per ragioni interne\u00a0<em>e inaggirabili<\/em>. Il potere non \u00e8 contenuto nella figura organizzativa formalmente apicale, in nessun caso e tanto meno nella macchina pubblica statuale. Il potere, quello effettivo, ovvero quello di cambiare, \u00e8 contenuto nelle relazioni circolanti in un molto pi\u00f9 vasto sistema ed ha carattere continuo, non discontinuo.\u00a0Nessuna \u201ccatena equivalenziale\u201d pu\u00f2 quindi fare il miracolo di evitare il duro lavoro della \u201cguerra di posizione\u201d e della costruzione di effettiva egemonia<a name=\"_ftnref19\"><\/a><a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Molti seguono sistematicamente ogni e qualsiasi mobilitazione, pensando di appropriarsene, ma \u00e8 un errore grave e molto noto. Lenin, in \u201c<em>Che fare?<\/em>\u201d lo chiam\u00f2 \u201ccodismo\u201d<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La questione \u00e8 piuttosto di capire, in una situazione dinamica, non tanto chi si muove\u00a0<em>oggi<\/em>, ma chi \u00e8 nella\u00a0<em>posizione\u00a0<\/em>di fare leva per agire nel\u00a0<em>vero\u00a0<\/em>conflitto in essere contrastandone la forza motrice. Contrastandola per indurre l\u2019avvio di un riequilibrio dei rapporti di forze che possa indurre degli elementi di socialismo, dei quali c\u2019\u00e8 assoluto bisogno. Senza i quali nessuna soluzione potr\u00e0 essere trovata neppure ai dilemmi sistemici sommariamente descritti. Per fare questo non si deve partire dalla mera fotografia dell\u2019esistente, immaginando che chi oggi \u00e8 attivo o inattivo lo resti sempre, e non bisogna immaginare la questione del potere come un episodio singolo. Una \u201cpresa\u201d. Bisogna comprendere, e bene, cosa \u00e8\u00a0<em>per noi<\/em>\u00a0il popolo e cosa sono\u00a0<em>i suoi<\/em>\u00a0nemici. Sapendo che verso i nemici si combatte, verso il popolo si lavora a creare unit\u00e0 di interesse e sentire.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E bisogna aver fermo e compreso che in s\u00e9 la contraddizione tra chi intende elevarsi abbassando gli altri, ovvero aumentando il saggio di sfruttamento a proprio vantaggio, e chi ne subisce l\u2019azione sistemica \u00e8 una\u00a0<em>contraddizione antagonista<\/em>. Che pu\u00f2 sia scivolare in una relazione con nemici, sia essere ricondotta ad una dimensione organicamente equilibrata, ma solo se viene trattata espressamente. Inserendo i desideri, le pulsioni, e le ambizioni delle diverse soggettivit\u00e0 sociali in un quadro non competitivo, socialista, appunto. Si tratta allora di distinguere tra inimicizia e divergenza (di rappresentazione, teoria delle funzioni sociali, prospettiva temporale).\u00a0Tra la lotta e la discussione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per emergere dunque dalle contraddizioni e dai conflitti che questi due anni hanno fatto venire allo scoperto, bisogna liberarsi dell\u2019idea che l\u2019assetto sociale postmoderno, creato dalle specifiche forze introdotte dall\u2019equilibrio del dopoguerra su generazioni che questa avevano subito e consolidato in cultura appresa dalle nuove generazioni, sia di fatto irreversibile. Ma\u00a0<em>non \u00e8 la coscienza degli uomini che determina il loro essere, \u00e8 pi\u00f9 vero il contrario,\u00a0l\u2019essere sociale determina la loro coscienza<\/em>. C\u2019\u00e8 infatti una contraddizione inscritta profondamente,\u00a0<em>nelle ossa stesse<\/em>, che lavora a scalzare la coscienza postmoderna la quale paralizza l\u2019azione sociale:\u00a0<em>l\u2019individualismo edonista ha perso le condizioni di sicurezza ed affidamento che lo rendevano possibile<\/em>. Nelle condizioni del lavoro contemporaneo ed in quelle della vita della grandissima parte della popolazione, in particolare di coloro che non possono scaricare su altri, o sperare di farlo, i propri pesi, si affaccia la semplice logica che solo l\u2019azione collettiva, nuovamente, pu\u00f2 o potr\u00e0 rimettere in questione i rapporti di forza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 tutta, sempre questione di rapporti di forza.\u00a0E ci\u00f2 nel paese, non al suo esterno. Altrimenti si resta prigionieri del gattopardo neoliberale, nei suoi numerosi travestimenti (uno dei quali, lo ribadisco, \u00e8 la mobilitazione sul Green Pass). Mentre si giocherella con la pietra filosofale, sperando di essere finalmente l\u2019avanguardia rivoluzionaria tanto attesa, il senso comune neoliberale, la coscienza data, lavorer\u00e0 a riprodursi travestito. La cosa non potrebbe essere pi\u00f9 seria.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Abbiamo passato alcuni anni ad indicare nella struttura di nessi e dominazione dei trattati europei il punto archimedeo da scalzare per rimettere in gioco e rendere contendibile le istanze di giustizia civile e popolare in Europa. Su questa parola d\u2019ordine, o con il linguaggio di Laclau, intorno a questa \u201ccatena equivalenziale\u201d abbiamo aggregato forze eterogenee. L\u2019esperienza mostra che si \u00e8 trattato di un effimero consenso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ora alcuni pensano di ripetere la\u00a0mossa del \u201cneopopulismo\u201d, raccogliendolo intorno al significante vuoto &lt;libert\u00e0&gt;. Ma non \u00e8 vuoto, \u00e8 occupato dal nemico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Inoltre la coscienza postmoderna \u00e8 ormai scalzata dalle sue contraddizioni interne, e permane solo come zombie. Ci vorr\u00e0 tempo perch\u00e9 produca i suoi effetti, e bisogner\u00e0 restare forse a lungo nelle trincee, ma l\u2019unica strada feconda \u00e8 quella che si sforza di oltrepassare l\u2019impolitico neoliberale e tutti i suoi travestimenti e recepire il nuovo bisogno di collettivo e di umanit\u00e0, dandogli forma. Che ha pazienza di lavorare sulle fratture che si aprono, giorno dopo giorno. Tessendo e cucendo, senza perdere il filo dell\u2019interesse da difendere. Ovvero del miglior interesse del paese, che \u00e8 sempre quello dei suoi lavoratori. Che si sforza di identificare i luoghi ed i temi nei quali, intorno agli assi ordinatori centro\/periferia ed alto\/basso si stanno comunque polarizzando estetiche, linguaggi, priorit\u00e0 e valori, quindi soggettivit\u00e0 di gruppo incompatibili con lo stato delle cose presenti. \u00c8 capace di non farsi ingolosire da immediate traduzioni elettorali, ma di lavorare alla cultura politica, ovvero alla creazione di una struttura sociale densa e ad una rete di impegni e riconoscimenti con la necessaria decisione e passo.\u00a0Conquistando una piazzaforte dopo l\u2019altra e fidando che\u00a0<em>l\u2019essere sociale ha ricominciato a lavorare a nostro favore<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Questo resta dunque il punto politico da porre\u00a0<\/em>(cosa che non significa sia l\u2019unico)<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>. Tutte le mobilitazioni reattive, guidate dalle forze sociali che sono state cresciute e coltivate dalla svolta neoliberale, e da questa ora tradite, sembrano essere nuove e \u2018ribelli\u2019, ma accrescono solo l\u2019egemonia neoliberale nelle sue fondamenta pi\u00f9 intime. Quando il sistema potr\u00e0 erogare qualche spicciolo, riattivando un anche piccolo ciclo di crescita tale da far gocciolare qualcosa, rientreranno immediatamente. E di questo svezzamento alla politica gli rester\u00e0 solo l\u2019ostilit\u00e0 per ogni iniziativa pubblica, per ogni politica collettiva, per lo Stato. Ostilit\u00e0 che sono proprie della egemonia neoliberale, la costituiscono.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Gli rester\u00e0 l\u2019idea di essere portatori di diritti inalienabili a fronte di qualunque interesse collettivo di qualsiasi genere, di essere i possessori unici di un concetto e pratica di \u2018libert\u00e0\u2019 che termina esattamente ai confini del proprio corpo e non si interessa di altro. \u201cLibert\u00e0\u201d secondo la classica nozione liberale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La prima esperienza di mobilitazione sar\u00e0 anche l\u2019ultima, a meno che non si imponga una prospettiva socialista nel paese. Allora li ritroveremo dall\u2019altra parte della barricata, ma non saranno loro ad essere cambiati,\u00a0<em>saremo noi a non aver mai capito per cosa si battevano<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Shoshana Zuboff, \u201c<em>Il capitalismo della sorveglianza<\/em>\u201d, Luiss 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; La pagina che si apre quando si clicca sul simbolo a sinistra in alto e mostra i post selezionati dall\u2019algoritmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Zuboff, p. 475.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.worldometers.info\/coronavirus\/\">https:\/\/www.worldometers.info\/coronavirus\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Dati istat.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2021\/06\/Report_ISS_Istat_2021_10_giugno.pdf\">https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/\/2021\/06\/Report_ISS_Istat_2021_10_giugno.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; La cosa \u00e8 oggetto di furiose polemiche, in parte per la comprensibile paura dei vaccini (costante, dato che si tratta di farmaci che si prendono quando si \u00e8 sani, mentre se si ha, ad esempio, mal di testa non ci si preoccupa di prendere farmaci come l\u2019Aulin dalle controindicazioni note ed attestate), in parte per una latente tecnofobia (si tratta di vaccini elaborati, almeno alcuni, con una tecnica a Rna \u2013 che molti confondono con una tecnica che manipola il Dna non avendo fatto biologia al liceo \u2013 in sperimentazione da 30 anni ma sinora applicata per cure contro il cancro etc.), in parte per ostilit\u00e0 anticapitalista e antimonopolista (la quale, tuttavia, se applicata in questo modo porterebbe per coerenza a dover tornare nei boschi con l\u2019arco a cacciare), infine per sfiducia nelle procedure pubbliche (accentuata dalla urgenza ben comprensibile con la quale sono state esperite).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/lab24.ilsole24ore.com\/numeri-vaccini-italia-mondo\/\">https:\/\/lab24.ilsole24ore.com\/numeri-vaccini-italia-mondo\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.epicentro.iss.it\/\">https:\/\/www.epicentro.iss.it\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Richard Sennett, con le sue note ricerche sul lavoro evidenzia il potere erosivo per la personalit\u00e0 del lavoro debole, intermittente, senza prospettive e senza capacit\u00e0 di un racconto sensato e continuo, nel quale sono intrappolati con la societ\u00e0 neoliberale la maggioranza dei lavoratori contemporanei (quando non sono disoccupati). Le persone che svolgono solo lavori temporanei, sottolinea il sociologo,\u00a0<em>si sentono svalutati<\/em>\u00a0e non possono integrare il proprio lavoro nella propria storia di vita. Come ricorda anche Honneth questa circostanza distrugge anche la capacit\u00e0 di sentirsi membri solidali ed attivi della societ\u00e0 politica. Produce un senso potente di \u201c<em>deragliamento personale<\/em>\u201d e rende impossibile, questo \u00e8 importante, provare senso di solidariet\u00e0 per gli altri. Il lavoro senza scopo produce quindi una personalit\u00e0\u00a0<em>chiusa, difensiva, interamente individualista<\/em>, e, Honneth dir\u00e0,\u00a0<em>anche impolitica<\/em>. Storie troppo brevi, e le tattiche del moderno management (volte a creare disciplinamento interno di gruppo e mascherare il potere del capo) che spesso creano e distruggono gruppi di lavoro, punendoli collettivamente per i fallimenti individuali, rendono impossibile sentirsi solidali e creare unit\u00e0 sociali coese e immersive. Il lavoro mobile, flessibile e temporaneo \u201csospende la realt\u00e0\u201d e induce a pensare solo al presente, in modo strettamente individuale. Si veda Axel Honnett, Richard Sennett, Alain Supiot, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/05\/axel-honneth-richard-sennett-alain.html\">Perch\u00e9 lavoro?<\/a><\/em>\u201d, 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 evidente che l\u2019Italia \u00e8 sotto una tutela particolarmente stretta, per cui l\u2019accesso alle risorse economiche aggiuntive che i programmi di acquisto di titoli pubblici (che, nella sostanza, li annullano) della Bce \u00e8 soggetto a strettissimi vincoli negoziali. Negoziati che si svolgono sotto traccia, tenuti nascosti anche al Parlamento, e che impediscono a tutta evidenza di destinare risorse alla ristrutturazione sistemica (della sanit\u00e0, ma non solo) di cui ci sarebbe bisogno. Si veda, per una ricognizione generale dei temi connessi, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/01\/spartiacque-il-2020.html\">Spartiacque, il 2020<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/09\/bastone-e-carota-laudizione-del.html\">Bastone e carota<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Faccio riferimento, ovviamente, alle esternazioni di Agamben.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Mi spiego meglio. Una cura precoce implica che sia erogata fuori degli ospedali, a chiunque sia positivo, prima dei sintomi, e sostanzialmente \u2018fai da te\u2019 (se va bene sotto la guida di un medico generico che non ha le necessarie specializzazioni ed esperienza). Talvolta sono cure erogate con farmaci ad alto impatto, alcuni dalle gravissime controindicazioni, persone che magari potrebbero cavarsela con due giorni di febbre. Il rischio \u00e8 che il mix di farmaci produca nel suo complesso danni notevolmente maggiori (per la platea di applicazione) dell\u2019evoluzione della malattia dei pochi. Si ricorda che si tratta di una malattia che normalmente conduce all\u2019ospedalizzazione il 3,5% ca. dei contagiati (<a href=\"https:\/\/www.agenas.gov.it\/covid19\/web\/index.php?r=site%2Fgraph1\">https:\/\/www.agenas.gov.it\/covid19\/web\/index.php?r=site%2Fgraph1<\/a>) e che quindi per il 96,5% dei casi si risolverebbe comunque con pochi giorni di febbre o poco pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Anche se il presupposto del dibattito alternativo (che \u00e8 stato soggetto al processo di \u201cescalazione\u201d) \u00e8 che le voci di minoranza nel dibattito scientifico, essendo non \u201cmainstream\u201d, sono per definizione pi\u00f9 libere, il clima competitivo entro la comunit\u00e0 scientifica potrebbe anche indurre alcuni ad esasperare la propria posizione per semplice tattica opportunista. Non, quindi, per convinzione quanto per emergere e trovare un \u2018seguito\u2019 (amplificato da social e media) in grado di promuoverlo e farlo emergere dall\u2019anonimato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Pfizer e Astra Zeneca, ad esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Paradosso_di_Simpson\">https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Paradosso_di_Simpson<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Klaus Schwab, Thierry Malleret, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/03\/klaus-schawb-e-thierry-malleret-covid.html\">Covid 19: The Great reset<\/a><\/em>\u201d, 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Tema molto ampio, sul quale dovremo tornare. Uno dei modi di affrontarlo \u00e8 cercare di comprendere\u00a0quale oggetto, soggetto e processo sia qualificabile come democratico in una societ\u00e0 reale e complessa (non nel modello implicito e ipersemplificato che ce ne facciamo sulla base dell&#8217;esperienza saltuaria di qualche episodio deliberativo a piccola scala). Se \u00e8 vero che una ragione procedurale in grado di essere qualificata come democratica deve essere in linea di principio capace di procedere in giudizio contro se stessa restando permeabile alle critiche, tuttavia nelle condizioni delle nostre societ\u00e0 nazionali complesse ed inserite in tecnomacchine altamente delicate ci\u00f2 che si autoorganizza \u00e8 in prima battuta la comunit\u00e0 giuridica e non una qualche omogenea fusione di senso, di scopo o di sangue. Una simile comunit\u00e0 vive di due piani di legittimit\u00e0: del sistema normativo nel suo insieme e delle singole norme. La riscattabilit\u00e0 di principio delle pretese di validit\u00e0 normativa delle norme \u00e8 quindi articolata su entrambi i piani. Quando avviene (ed avviene di rado) si unisce validit\u00e0 di fatto e legittimit\u00e0 e quindi si attiva una funzione socio-integrativa che dovrebbe essere una delle prestazioni essenziali della democrazia giuridicamente istituita.\u00a0<em>Cosa \u00e8 essenziale, a questo riguardo?<\/em>\u00a0Parecchie cose, tra queste che le ragioni valide non siano ristrette in modo pregiudiziale. Tuttavia ci\u00f2 non significa che tutto possa essere detto ed ogni enunciato valga per argomento\u00a0<em>in ogni contesto<\/em>. Le ragioni in grado di contare restano relative alla logica del problema da affrontare. Ecco che fa capolino la questione che, frettolosamente, si iscrive come \u201ctecnocrazia\u201d (quando si staglia sul modello implicito dell\u2019assemblea). Ci\u00f2 che bisogna ottenere per sviluppare una dinamica all\u2019altezza della necessit\u00e0 di gestione di una societ\u00e0 sia democratica sia complessa \u00e8 di chiarire di volta in volta criteri ed interessi legittimi e accordarsi circa gli aspetti rilevanti per trattare l&#8217;eguale in modo eguale ed il diseguale in modo diseguale. Dunque articolare intorno al singolo problema, e coerentemente con la natura di questo, il nesso tra diritto e politica. In altre parole, quando si d\u00e0 una produzione normativa (leggi o regolamenti) la sua legittimit\u00e0 non si deve commisurare solo alla giustezza dei giudizi morali, ma anche (tra l\u2019altro) alla disponibilit\u00e0, alla pertinenza, rilevanza e completezza delle informazioni fornite; quindi all\u2019adeguatezza con cui si propone che queste interpretino correttamente le diverse situazioni e prospettino i problemi e soprattutto all\u2019equit\u00e0 dei compromessi raggiunti. Chiaramente l\u2019autodeterminazione democratica dei cittadini che si consultano supera, sul piano della capacit\u00e0 sociointegrativa e della legittimazione etica, la mera prestazione data dalla normazione costituzionale d\u2019una societ\u00e0 mercantile che \u2013 aspirando a soddisfare semplicemente le aspettative di felicit\u00e0\u00a0d\u2019individui privati economicamente attivi \u2013 tenti di garantire (fallendo) un bene comune minimale, sostanzialmente inteso come non politico. Al contrario l\u2019autodeterminazione si sostanzia e dipende dalla capacit\u00e0 di istituzionalizzare e rendersi permeabile a quelle che si potrebbero descrivere come procedure e presupposti comunicativi, e quindi dall\u2019interazione delle consultazioni istituzionalizzate e non con le opinioni pubbliche informali. Si potrebbe dire che essa punta ad una sorta di intersoggettivit\u00e0 di livello superiore, ma, attenzione, che resta incorporata nelle procedure democratiche nella misura in cui contengono in forma implicita processi d\u2019intesa e\/o nella rete comunicativa delle sfere pubbliche politiche. Si tratta di non farsi catturare n\u00e9 dal modello mercantile liberale, n\u00e9 dal modello anarcoide (al fondo anche esso liberale) dell\u2019assemblea. Cosa che implica prestare attenzione alla necessaria, ineliminabile, interazione tra il sistema politico istituzionalizzato, che \u00e8 l\u2019unico in grado davvero di agire, e le strutture comunicative della sfera pubblica che sono rappresentabili come una diffusa rete di \u201csensori\u201d i quali reagiscono alla pressione delle situazioni problematiche complessive con il sollecitare opinioni influenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, la questione di democrazia e tecnocrazia sta in questa delicata relazione, che non si risolve con un taglio secco, tra due sfere d&#8217;azione tra le quali agisce una sorta di \u201cchiusa idraulica\u201d (l&#8217;immagine \u00e8 di Habermas, 1996) rappresentata dai presupposti e dai procedimenti comunicativi per la formazione democratica dell\u2019opinione e della volont\u00e0. La questione della \u201ctecnocrazia\u201d non si risolve tutta d\u2019un pezzo, bisogna spenderla nella moneta di piccolo taglio di una discussione di merito ed adeguatezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Si veda il post \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/03\/dai-contenitori-dellira-ai-contenitori.html\">Dai contenitori dell\u2019ira ai contenitori di potere<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Si veda Andrea Zhok, \u201c<em>Critica della ragione liberale<\/em>\u201d, Meltemi 2020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Altro punto su cui si dovrebbe tornare. Una decisione pubblica non \u00e8 mai solo un calcolo. Non \u00e8, nella sua essenza, l\u2019espressione di una volont\u00e0. Non \u00e8 il risultato di un voto. In una decisione pubblica c\u2019\u00e8\u00a0<em>sempre\u00a0<\/em>l\u2019attivazione di un\u2019arena di conflitto e lo spegnimento di qualche altra. Ci sono sempre attori valorizzati ed altri oscurati. C\u2019\u00e8 sempre una posta palese ed altre invisibili; ogni attore ne ha, e non sempre collimano.\u00a0<em>Una decisione pubblica non \u00e8 mai logica. Ha sempre un contenuto emotivo ed un significato politico<\/em>. Produce, riproduce e celebra dei valori sociali, e dunque \u00e8 il risultato (e la matrice) di una societ\u00e0 esistente o nascente. Ogni decisione interpreta il flusso della storia dell\u2019organizzazione o del milieu che \u00e8 stato attivato per strutturarla e giustificarla, essa crea sempre alleanze (e non sarebbe concepibile senza di esse), nasce nel conflitto e lo delimita. Articola una sua legittimit\u00e0 e dispiega i simboli della competenza e della reputazione. Per arrivare a definire una decisione strutturante (ad esempio, come quella di entrare o uscire dall\u2019Euro) bisogna accedere ai problemi, definirli, riconoscerli tali, traguardarne l\u2019esito. Il \u201csetting decisionale\u201d inquadra le identit\u00e0 valide nel campo decisionale, i soggetti riconoscibili e gli attori, le Istituzioni attivate e quelle inibite. Per arrivarci bisogna selezionare l\u2019informazione pertinente e le tecniche \u201cvalide\u201d. Il punto \u00e8 che ogni decisione viene presa in condizioni di scarsit\u00e0 di tempo, di attenzione, di chiarezza ed \u00e8 un processo sociale e politico importante in s\u00e9. Una sorta di \u201crituale sacro\u201d, come scriveva James March (\u201c<em>Decisioni e organizzazioni<\/em>\u201d, Il Mulino 1993). Ogni decisione \u00e8 in parte mera applicazione di routine e norme, in parte attivazione di memoria selettiva, in parte intuizione di nuove possibilit\u00e0, in parte imitazione, in parte tradizione e fede. Lavora con scopi, conseguenze future, preferenze future (che sono sempre gestite strategicamente), con l\u2019informazione (che \u00e8 fonte di potere, di garanzia ritualistica, oggetto di strategie, riserva di senso, \u2026). Ci sono due principali \u201cfinzioni\u201d (che svolgono una fondamentale funzione di legittimazione sociale) che vanno considerate per non immaginare che sia questione solo di definire una buona e razionale \u201csoluzione\u201d: che le scelte siano ricondotte ai decisori; che i problemi siano ricondotti alle scelte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il processo decisionale \u00e8 essenzialmente un confronto-scontro che fa uso dei materiali disponibili (tra cui, sia bene inteso, hanno grande importanza le \u201criserve di senso\u201d incorporate nelle norme e nei discorsi normativi) per attivare impulsi di forza, contrattare, formare coalizioni, stimolare lealt\u00e0, riscuotere crediti. I risultati dipendono dalle preferenze di partenza degli attori e dal potere che pu\u00f2 essere mobilitato da ognuno. Le scelte sono quindi piuttosto da ricondurre alla sedimentazione (o agglomerazione) di un \u201csistema d\u2019azione\u201d efficace (pi\u00f9 dei concorrenti) e non ai \u201cdecisori\u201d. I problemi sono definiti insieme alle scelte (non di rado sono le scelte a individuare i \u201cloro\u201d problemi. Un ottimo esempio \u00e8 la stringa &lt;l\u2019offerta crea la domanda&gt;, nel momento in cui chi la propone \u201cdecide\u201d implicitamente di includere nel suo \u201csistema d\u2019azione\u201d l\u2019organizzazione degli industriali ed escludere altri). Il significato della decisione assunta, o che si predilige, incorpora quindi sempre l\u2019informazione solo se questa \u00e8 collegabile a storie coerenti e raccontabili. Se fa sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Informazioni e processo decisionale consolidano una struttura di significati nella quale si collocano; che le sostiene e le crea. In questo senso l\u2019attivit\u00e0 decisionale pubblica (ma anche quella privata) \u00e8 una sorta di \u201crituale sacro\u201d e comporta attivit\u00e0 \u201caltamente simboliche\u201d. Come scrive March, \u201cessa esalta i valori fondamentali di una societ\u00e0, in particolare il concetto che l\u2019esistenza \u00e8 alla merc\u00e9 della volont\u00e0 umana e che tale controllo si esercita mediante scelte, individuali e collettive, fondate su un\u2019esplicita previsione di alternative e sui loro probabili effetti\u201d. Decisione e potere sono indissolubilmente uniti per via di questa caratteristica simbolica ineliminabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allora il processo decisionale non \u00e8 un luogo \u201ctecnico\u201d (molto spesso, nella lunga polemica sulla Moneta Unica ed il processo di costruzione europeo, abbiamo sentito la lamentazione circa l\u2019irrazionalit\u00e0 tecnica-economica della decisione \u201cpolitica\u201d assunta), \u00e8 pi\u00f9 la palestra per esercitarsi in valori sociali, far mostra di autorit\u00e0, esibire comportamenti distintivi rispetto al costrutto ideologico centrale (nella nostra cultura occidentale) di &lt;scelta intelligente e consapevole&gt;. La decisione \u00e8 politica in questo senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Interagire con questa complessa dinamica richiede saggezza ed intuito, richiede percezione ed empatia per le forze in campo e quelle mobilitabili (che in campo possono entrare), richiede una strategia rivolta a spingere l\u2019intero apparato di dati informativi, aspettative ed opzioni disponibili in una direzione nella quale si dimostri produttiva. Cercando di sviluppare in una sola mossa ci\u00f2 che \u00e8 produttivo e gli strumenti per conseguirlo (insieme agli attori).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque si potrebbe argomentare, che la crisi che attraversiamo non \u00e8 solo un malfunzionamento essenziale della finanza nel suo ruolo di mediazione tra risparmio ed impieghi produttivi, che ha avuto sin dal medioevo; non \u00e8 solo uno scollamento tra la crescita della produttivit\u00e0 e l\u2019occupabilit\u00e0 o la rendita del lavoro; non \u00e8 solo lo spaccamento della societ\u00e0 in enclave incomunicanti ed il rifiuto della parte fortunata di condividere le sue ricchezze tornate a livelli ottocenteschi; non \u00e8 solo prevalenza della competizione e dell\u2019egoismo sulla cooperazione e solidariet\u00e0, senza la quale la societ\u00e0 precipita nel caos e nell\u2019odio. La crisi \u00e8 soprattutto una rottura di razionalit\u00e0 nel capitalismo a rete. E\u2019 la dimostrazione che le routine e le soluzioni consolidate nella tradizione sono ormai spiazzate, che anche le nuove non funzionano pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0In questa direzione la Iot territoriale e le smart cities, della cui ambiguit\u00e0 ho parlato in\u00a0\u201c<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/08\/le-citta-intelligenti-e-la-distopia-del.html\">Le citt\u00e0 intelligenti e la distopia del lavoro perduto<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Il riferimento \u00e8, ovviamente, alla parabola del Movimento 5 Stelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/03\/guerre-di-movimento-e-guerre-di.html\">Guerre di movimento e guerre di posizione<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; Scrive in \u201cL\u2019inizio dell\u2019ascesa del movimento spontaneo\u201d: \u201cvi \u00e8 spontaneit\u00e0 e spontaneit\u00e0. Anche negli anni sessanta e settanta (e persino nella prima met\u00e0 del secolo) vi furono in Russia degli scioperi accompagnati da distruzioni &#8220;spontanee&#8221; di macchine e simili. In confronto con queste &#8220;rivolte&#8221;, gli scioperi avvenuti dopo il 1890 potrebbero perfino essere chiamati &#8220;coscienti&#8221;, tanto \u00e8 importante il passo in avanti fatto nel frattempo dal movimento operaio. Ci\u00f2 prova che in fondo l'&#8221;elemento spontaneo&#8221; non \u00e8 che la\u00a0forma embrionale\u00a0della coscienza. Anche le rivolte primitive esprimevano gi\u00e0 un certo risveglio di coscienza: gli operai perdevano la loro fede secolare nella solidit\u00e0 assoluta del regime che li schiacciava; cominciavano&#8230; non dir\u00f2 a comprendere, ma a sentire la necessit\u00e0 di una resistenza collettiva e rompevano risolutamente con la sottomissione servile all&#8217;autorit\u00e0. E tuttavia questa era ben pi\u00f9 una manifestazione di disperazione e di vendetta che una\u00a0lotta. Gli scioperi della fine del secolo, invece, rivelano bagliori di coscienza molto pi\u00f9 numerosi: si pongono rivendicazioni precise, si cerca di prevedere il momento pi\u00f9 favorevole, si discutono i casi e gli esempi noti delle altre localit\u00e0, ecc. Mentre prima si trattava semplicemente di una rivolta di gente oppressa, gli scioperi sistematici rappresentavano gi\u00e0 degli embrioni &#8211; ma soltanto degli embrioni &#8211; di lotta di classe. [\u2026] Abbiamo detto che gli operai\u00a0<em>non potevano<\/em>\u00a0ancora\u00a0<em>pos<\/em><em>sedere<\/em>\u00a0una coscienza socialdemocratica. Essa poteva essere loro apportata soltanto dall&#8217;esterno.\u201d Viceversa \u201clo sviluppo\u00a0spontaneo\u00a0del movimento operaio fa s\u00ec che esso si subordini all&#8217;ideologia borghese\u00a0[\u2026] In ogni caso, la funzione della socialdemocrazia non \u00e8 di trascinarsi alla\u00a0coda del movimento: cosa che nel migliore dei casi \u00e8 inutile, e, nel peggiore, estremamente nociva per il movimento stesso. Il\u00a0Raboceie Dielo,\u00a0da parte sua, non si limita a seguire questa \u00abtattica-processo\u00bb, ma la erige a principio, sicch\u00e9 la sua tendenza deve essere definita non tanto opportunismo quanto (dalla parola: coda)\u00a0codismo.\u201d Vladimir Ilic Lenin, \u201c<em>Che fare?<\/em>\u201d, 1902.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Trovo, ad esempio rilevante e ben scelto il punto posto da Roberto Buffagni in un recente post su Facebook.\u00a0\u201cAlla radice del conflitto sui vaccini: liofilizzo una ipotesi. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec aspro il conflitto sui vaccini? \u00c8 un conflitto importante, anzi decisivo, oppure una diversione rispetto ai conflitti reali? Benvenute le critiche anche radicali purch\u00e9 cortesi, \u00e8 una cosa difficile e mi manca la preparazione adeguata. Diciamo che ci provo. Ecco l\u2019ipotesi liofilizzata:\u00a0<em>Fatta la tara (una grossa tara) della forza d\u2019inerzia mediatica e della consueta dinamica della polarizzazione politica, il conflitto sui vaccini \u00e8 aspro e importante, anzi decisivo, perch\u00e9 \u00e8 un conflitto in merito alla legittimazione dell\u2019ordine sociale e ideologico<\/em>. La posta in gioco del conflitto sui vaccini \u00e8:\u00a0<em>chi ha il diritto di stabilire che cos\u2019\u00e8 la verit\u00e0, anzi la Verit\u00e0 con la maiuscola?<\/em>\u00a0(In forma degradata e comico-grottesca, \u00e8 una replica, a parti rovesciate, del conflitto tra Bellarmino e Galilei). Scrivo \u201cVerit\u00e0 con la maiuscola\u201d perch\u00e9 nel senso comune confusamente relativista oggi egemone, unica fonte della Verit\u00e0 \u00e8 \u201cla scienza\u201d. Epistemologicamente \u00e8 una sciocchezza, ma tant\u2019\u00e8, \u00e8 una sciocchezza che ce l\u2019ha fatta. Ora, per\u00f2, \u201cla scienza\u201d non solo non \u00e8 in grado di fornire alcuna \u201cVerit\u00e0\u201d, che \u00e8 un concetto filosofico o religioso, ma \u00e8 una pratica sociale in cui la formazione del consenso della comunit\u00e0 scientifica \u00e8 laboriosa, difficile, influenzabile, e sempre soggetta a possibili revisioni anche radicali, come esige appunto il metodo scientifico. In breve, \u201cla scienza\u201d vera e propria non \u00e8 per nulla adatta a sfornare Verit\u00e0 su ordinazione, come maritozzi. Invece, i powers that be hanno bisogno, molto bisogno di Verit\u00e0 su ordinazione (beninteso, ordinazione loro), perch\u00e9 \u00e8 molto difficile esercitare un minimo di controllo sociale su masse di persone che: a) hanno introiettato il principio liberale, inaugurato contro le religioni, che \u201cnon esistono verit\u00e0 assolute\u201d, l\u2019altro principio liberale che \u201cla mia libert\u00e0 finisce dove comincia la tua\u201d, ossia non si sa dove, e in attesa di capirlo io faccio quel cazzo che mi pare; e, ciliegina sul gelato, danno per scontato che il principio di autorit\u00e0 valga solo per gli stupidi e gli arretrati; b) vivono in una condizione ossimorica di permanente precariet\u00e0 senza precedenti storici, per quanto attiene il proprio ruolo sociale, la propria identit\u00e0 personale, insomma sono tutti, chi pi\u00f9 chi meno, degli sradicati; c) nonostante a) e b), devono contribuire, ciascuno per la propria parte grande o piccola, a garantire il funzionamento di una macchina sociale &#8211; di una Zivilisation \u2013 quanto mai complicata, delicata, interconnessa a livello mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In persone cosiffatte, la nascita, lo sviluppo organico, la stabilizzazione della norma interiore, insomma la Bildung, sono, inevitabilmente, assai problematici. In qualsiasi societ\u00e0, il controllo sociale viene garantito al 90% dalla norma interiore, e solo per il 10% dalla norma esteriore (polizia, tribunali, etc.). La necessit\u00e0 aguzza l\u2019ingegno. Nel corso della pandemia da Covid19, i powers that be sono stati sospinti, anche dalla logica dell\u2019ideologia da loro universalmente condivisa, lo scientismo, a fare un vero e proprio grande reset. No, non \u00e8 il Grande Reset dei novax. \u00c8 il grande reset della legittimazione dell\u2019ordine sociale, oggi in corso d\u2019opera; ossia la fondazione di una teologia civile fotocopiata \u2013 credo inconsapevolmente \u2013 dal programma politico, sociale e teologico positivista di Auguste Comte (vedere Wikipedia, c\u2019\u00e8 tutto il necessario). Per impiantare questa nuova teologia civile, c\u2019\u00e8 un requisito indispensabile: l\u2019accordo reciproco preliminare del potere spirituale, la Scienza, e del potere temporale, l\u2019Autorit\u00e0 Politica Positiva Tecnica). Profetico, Comte ha previsto tutto un secolo e mezzo fa, delegando il potere spirituale a un Consiglio degli Scienziati, e il potere temporale a un Consiglio degli Industriali (il programma comtiano \u00e8 una parodia scientista del cattolicesimo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la scienza continua ad essere quel che \u00e8 nata per essere, questo accordo reciproco preliminare tra Scienza e Autorit\u00e0 Politica Positiva (Tecnica) semplicemente non c\u2019\u00e8: per la banale ragione che a) l\u2019accordo scientifico unanime in merito a qualcosa che sia immediatamente rilevante per la decisione politica \u00e8 molto raro o addirittura inesistente b) dunque, quando si tratta di decidere politicamente qualcosa, ciascuna delle parti in conflitto pesca i pareri scientifici che pi\u00f9 le convengono, e\/o paga e promuove pareri scientifici a s\u00e9 favorevoli, trovandoli sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, si ritorna alla casella di partenza, in cui le decisioni politiche rilevanti si prendono per ragioni che certo tengono conto della \u201cscienza\u201d (nessun decisore prende misure che ignorano la legge di gravitazione universale) ma che la scienza mai potr\u00e0 garantire come certe e \u201cVere\u201d al 100%. Insomma, nella realt\u00e0 effettuale il decisore decide con uno sforzo previsionale, nell\u2019incertezza, e si assume la responsabilit\u00e0 di conseguenze che non sono mai, ripeto mai, interamente prevedibili. Ma l\u2019accordo preliminare tra \u201cScienza\u201d e Autorit\u00e0 Politica Positiva (Tecnica), tra potere spirituale e temporale \u00e8 necessario per garantire il controllo e la coesione sociale, e la performativit\u00e0 del sistema. Si assiste dunque, oggi, a una grottesca riedizione della \u201clotta per le investiture\u201d tra scienza (potere spirituale) e autorit\u00e0 politica (potere temporale), in cui paradossalmente il potere spirituale &#8211; la scienza &#8211; per come la rappresenta la grande maggioranza della comunit\u00e0 scientifica, NON combatte, e anzi esulta e festeggia l\u2019aggressione dell\u2019avversario: perch\u00e9 di vera e propria minaccia esistenziale alla scienza si tratta, quando il potere politico pretende di stabilire \u201cVerit\u00e0 scientifiche\u201d ufficiali, di farle oggetto di \u201cfede\u201d [sic] e di sanzionare chi non vi aderisca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le ragioni di questa paradossale esultanza, di questa sindrome di Stoccolma della comunit\u00e0 scientifica sono tante. Salto le pi\u00f9 facilmente identificabili (vanit\u00e0, timore, interessi) e mi concentro sulle meno visibili. Secondo me le ragioni meno visibili della sindrome di Stoccolma della comunit\u00e0 scientifica sono: a) NON si sono accorti che l\u2019autorit\u00e0 politica sta trasformando la scienza in una religione, sia perch\u00e9 sono scientisti non pochi scienziati, specie ai livelli meno avanzati della ricerca, sia perch\u00e9, lavorando sul serio come scienziati, sanno benissimo che la scienza effettualmente esistente \u00e8 tutt\u2019altra e incompatibile cosa rispetto a qualsivoglia religione, e non li sfiora il pensiero che qualcuno possa provarci sul serio b) non essendosene accorti, non ne hanno dedotto le possibili, anzi probabili conseguenze, che per la scienza effettualmente esistente sono devastanti: se alla pressione degli interessi economici e politici tradizionali si aggiunge la pressione del ruolo di garante ideologico dell\u2019intero sistema sociale, la libert\u00e0 di ricerca si riduce al lumicino e lo scienziato pu\u00f2 venir chiamato di colpo a fare l\u2019eroe, se vuole continuare ad essere scienziato c) l\u2019opposizione all\u2019insediamento della nuova teologia civile scientista, come si manifesta nel presente conflitto sivax\/novax, \u00e8 a dir poco, anzi a dir pochissimo, molto confusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tralasciando i veri e propri mattoidi irrazionali (non pochi) l\u2019asse ideologico principale conforme al quale gli oppositori combattono le autorit\u00e0 politiche \u00e8 \u201cla libert\u00e0\u201d, come la intende il senso comune liberale (v. sopra).\u00a0<strong>Ora, questo \u00e8 un errore colossale<\/strong>, perch\u00e9 \u00e8 evidente a chiunque non sia irrazionale che qualora ve ne sia un fondato motivo, l\u2019autorit\u00e0 politica ha non solo il diritto, ma\u00a0<em>il preciso dovere<\/em>\u00a0di limitare, anche molto pi\u00f9 gravemente di come oggi accada, la libert\u00e0 dei cittadini. Il problema \u00e8 se ve ne sia il fondato motivo, e il calcolo previsionale rischi\/benefici in ordine al quale si giustifica la limitazione di libert\u00e0. Per capire se ve ne sia il fondato motivo, e per fare un calcolo rischi\/benefici della limitazione di libert\u00e0 da imporre, \u00e8 indispensabile che la scienza, e ovviamente la comunit\u00e0 scientifica senza la quale la scienza non esiste, siano libere, ossia che siano liberi di argomentare il proprio fondato parere, e sottoporlo al dibattito tra pari, tutti i membri della comunit\u00e0 scientifica che operano in settori rilevanti per la decisione. Essi per\u00f2 non possono farlo, senn\u00f2 si compromette la legittimazione dell\u2019autorit\u00e0 politica. Dunque, in un mondo migliore, l\u2019asse ideologico principale del conflitto con l\u2019autorit\u00e0 politica in merito ai vaccini dovrebbe essere proprio la difesa della scienza e della libert\u00e0 di ricerca + la difesa delle forme legali e sostanziali in cui deve avvenire ogni decisione politica. Noi per\u00f2 non siamo in un mondo migliore, siamo in questo qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che cosa succede dopo? Succede che i powers that be vincono a mani basse, perch\u00e9 in un conflitto politico tra sicurezza e libert\u00e0, comunque intese (anche nel modo pi\u00f9 stupido) la sicurezza vince sempre; e perch\u00e9 \u201cper il solo fatto di esserlo, il ribelle perde met\u00e0 della sua forza\u201d (Richelieu): specie poi se il ribelle sbaglia di grosso la ribellione. Il processo di insediamento della teologia civile scientista continuer\u00e0, integrandosi agevolmente con la legittimazione dell\u2019ordine sociale sinora in vigore (fascismo\/antifascismo, progressismo\/reazione, UE-mondialismo\/nazionalismo-populismo). Tranne errori catastrofici immediatamente evidenti (es., e Deus avertat, se fra un anno o due si scopre che i vaccini provocano effetti imprevisti gravi in quote importanti dei vaccinati) anche le peggiori sciocchezze dette e fatte sinora dalle autorit\u00e0 passeranno in cavalleria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Succeder\u00e0 per\u00f2 anche un\u2019altra cosa, ominosa; e succeder\u00e0 per cos\u00ec dire automaticamente, di default, perch\u00e9 l\u2019imposizione di una Verit\u00e0 Ufficiale a cui si deve prestare fede, pena sanzioni legali, la produce sempre: produrr\u00e0 eretici, produrr\u00e0 esclusioni, produrr\u00e0 condanne implicite o esplicite alla morte civile, produrr\u00e0 insomma tutti gli effetti collaterali sgradevoli e \u201cmedievali\u201d ai quali il liberalismo classico s\u2019era giustamente vantato di aver posto fine. E poi, ovviamente, produrr\u00e0 retroazioni cibernetiche a catena nella comunit\u00e0 scientifica e nella scienza, nessuna favorevole. Le scienze pi\u00f9 direttamente esposte alla pressione dell\u2019autorit\u00e0 politica, quelle a cui pi\u00f9 spesso e urgentemente sar\u00e0 chiesto di fornire legittimazione al potere temporale, ossia le scienze sociali, saranno esposte a una pressione da fondere il granito. In bocca al lupo a chi vi opera, arrivano tempi interessanti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/09\/cronache-del-crollo-green-pass.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/09\/cronache-del-crollo-green-pass.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0TEMPOFERTILE Shoshana Zuboff, nel suo noto \u201cIl capitalismo della sorveglianza\u201d[1], racconta come il news feed[2]\u00a0di Facebook sia il frutto di ricerche ed applicazioni di data science costate ciclopici investimenti che hanno finito per produrre algoritmi predittivi in grado di selezionare ed elaborare istantaneamente, e per ogni utente, oltre 100.000 elementi. 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