{"id":67211,"date":"2021-09-20T09:30:45","date_gmt":"2021-09-20T07:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67211"},"modified":"2021-09-16T23:02:52","modified_gmt":"2021-09-16T21:02:52","slug":"la-lezione-di-federico-ii-per-il-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67211","title":{"rendered":"La lezione di Federico II per il Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Alessandro Cassanmagnago)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-67212\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/federico-II-svevia-stupor-mundi-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/federico-II-svevia-stupor-mundi-300x199.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/federico-II-svevia-stupor-mundi.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scorso 28 agosto si \u00e8 tenuto a Baghdad un summit regionale che ha riunito i rappresentanti dei principali attori dell\u2019area MENA. Allo stesso tavolo si sono seduti premier, ministri ed ambasciatori di Iraq, Turchia, Libano, Egitto, Kuwait, Yemen, Iran e pressoch\u00e9 tutte le monarchie del Golfo. L\u2019unico leader europeo presente era il presidente Francese Emmanuel Macron in qualit\u00e0 di co-organizzatore dell\u2019evento insieme al governo iracheno. La Conferenza di Baghdad pu\u00f2 essere vista come un importante segnale di distensione nei rapporti fra le potenze del Golfo Persico dopo un periodo di forti tensioni. La scelta dell\u2019Iraq come paese ospitante indica sicuramente l\u2019interesse della dirigenza di Baghdad a tornare ad avere un ruolo importante nella regione dopo anni di crisi ma ha anche un valore simbolico per Iran e Arabia Saudita. Il colloquio fra i rappresentanti dei due schieramenti \u00e8 avvenuto proprio nella capitale del paese dove attualmente si incrociano le sfere di influenza dei due avversari. In seguito alla caduta di Saddam Hussein Iran e Arabia Saudita hanno fatto a gara per contendersi il vuoto lasciato dal leader baatista, un processo ulteriormente accelerato dal progressivo ritiro delle forze americane iniziato nel 2011. A fare d\u2019attrito all\u2019espansione della loro influenza in Iraq \u00e8 stata solamente la comparsa dell\u2019ISIS e la presenza sul territorio di milizie proxy sostenute da ambedue le potenze. A questi fattori si \u00e8 aggiunta inoltre la riluttanza degli stessi leader politici iracheni, gi\u00e0 divisi al loro interno su faglie etniche, religiose e territoriali, ad accettare definitivamente l\u2019uno o l\u2019altro paese straniero come proprio patrono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019importanza di un simile incontro non dev\u2019essere sottovalutato da parte delle cancellerie europee perch\u00e9 rivela come tra due fronti apparentemente monolitici come Iran e Arabia Saudita esistano canali carsici di comunicazione che non necessitano della mediazione occidentale per funzionare. Negli ultimi mesi erano gi\u00e0 emersi segnali di riavvicinamento tra le parti nonostante il previsto cambio della guardia a Teheran tra riformisti e conservatori, da molti ritenuti meno flessibili e pi\u00f9 inclini al conflitto dei predecessori. In realt\u00e0 in un classico sfoggio di pragmatismo le massime cariche del paese, dalla Guida Suprema Ali Khamenei al nuovo ministro degli esteri Hossein Amir-Abdollahian hanno sottolineato la priorit\u00e0 delle relazioni con i soggetti politici regionali, sauditi inclusi, mettendo apparentemente in secondo piano i rapporti con l\u2019Europa e gli Stati Uniti, rei di aver mantenuto un comportamento incostante se non addirittura apertamente aggressivo nei confronti dell\u2019Iran. Che si tratti di una strategia comunicativa o meno \u00e8 fondamentale per l\u2019Europa tenere in grande considerazione le conseguenze e gli input strategici che questo tipo di summit possono produrre, soprattutto in un momento di instabilit\u00e0 internazionale dovuta alla pandemia e all\u2019acuirsi della crisi afghana. Il rischio pu\u00f2 essere quello di una progressiva esclusione dalla regione con conseguenze molto pesanti sul piano della sicurezza internazionale. Prima che la tragedia di Kabul raggiungesse il suo apice il principale tema sul tavolo dell\u2019Europa in ottica MENA era la trattativa per il ripristino dell\u2019accordo nucleare iraniano (JCPOA) in discussione a Vienna, di vitale importanza tanto per la Repubblica Islamica quanto per l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eventi come la Conferenza di Baghdad possono essere considerati quasi un contraltare ideologico alla \u201cmaximum pressure strategy\u201d portata avanti contro l\u2019Iran dall\u2019ex Presidente americano Donald Trump e proseguita, senza mutamenti apprezzabili, dall\u2019amministrazione Biden. Solo di recente abbiamo assistito all\u2019eliminazione di due figure apicali iraniane come Qassem Soleimani e Mohsen Fakhrizadeh sotto Trump e la ripresa dei bombardamenti contro le basi proxy sciite nel Levante da parte della nuova amministrazione. Senza contare la continua escalation di sanzioni da parte del Dipartimento di Stato americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una simile combinazione di deterrenza hard e restrizioni economiche non sembra aver portato affatto ad un\u2019accelerazione del processo diplomatico ma ha anzi reso pi\u00f9 difficile il raggiungimento di una soluzione diplomatica alla contesa. Se i paesi membri dell\u2019Unione Europea vogliono rafforzare il partenariato con le nazioni dell\u2019area MENA, incentrato su dossier come il terrorismo, l\u2019immigrazione e la sicurezza energetica sar\u00e0 necessario uno sforzo maggiore rispetto a quello dimostrato finora nel caso del JCPOA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riflettendo sul recente summit in Iraq mi \u00e8 tornato alla mente un altro evento storico piuttosto remoto in cui, nonostante fossero coinvolti soggetti molto forti militarmente, fu il dialogo e non la forza bruta a portare alla risoluzione di un conflitto in Medio Oriente. Mi riferisco all\u2019accordo siglato nel 1229 d.C. dall\u2019imperatore Federico II di Hohenstaufen ed il sultano Ayyubide del Cairo al-K\u0101mil. In quell\u2019occasione fu concluso un negoziato che concedeva nuovamente la sovranit\u00e0 su Gerusalemme ai cristiani dopo che questa era stata riconquistata da Saladino quarantadue anni prima. Nonostante la Citt\u00e0 Santa venisse formalmente consegnata alle forze cattoliche il negoziato concedeva larga libert\u00e0 di culto ai musulmani e la tutela dei loro luoghi santi in Gerusalemme. Tutto questo avvenne senza che fosse sparsa una singola goccia sangue a differenza delle precedenti incursioni crociate in Terrasanta. Le fonti dell\u2019epoca fanno trasparire come sia al-K\u0101mil che Federico II furono sottoposti a forti pressioni da parte dei loro sudditi ed alleati, che disapprovavano non solo i termini dell\u2019accordo ma anche la modalit\u00e0 con la quale Gerusalemme passava da uno schieramento all\u2019altro. Centri di potere molto influenti che agivano alle loro spalle, come il Papato e i famigliari del sultano, avevano interesse che il negoziato fallisse e si passasse direttamente alle armi per risolvere la contesa. Ciononostante le ottime capacit\u00e0 politiche di entrambi i leader prevalsero sul desiderio di vendetta e sul fanatismo religioso. Dal punto di vista del sovrano del Cairo un ennesimo scontro con i \u201cFranchi\u201d sarebbe stato uno spreco di forze preziose utile a consolidare la sua presa sull\u2019Impero Ayyubide, diviso tra i discendenti di Saladino. Per quanto riguarda Federico II, desideroso di completare la promessa crociata e di appropriarsi de facto del titolo di Re di Gerusalemme, fu decisiva nel successo diplomatico la sua straordinaria humanitas, che gli valse il giusto appellativo di Stupor Mundi. L\u2019imperatore cattolico parlava fluentemente l\u2019arabo e nutriva una notevole curiosit\u00e0 per la cultura mussulmana, caratteristiche che permisero ad al-K\u0101mil di avvicinare con successo Federico. Fondamentale fu la sapiente mediazione dell\u2019ambasciatore del sultano, l\u2019Emiro Fakhr al-D\u012bn Ibn al-Shaykh, che divenne amico personale dell\u2019Hohenstaufen, facilitando notevolmente i rapporti fra i due sovrani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esempi storici di successi diplomatici tra occidente e oriente come quello portato avanti da Federico II ed al-K\u0101mil non devono essere dimenticati. Dimostrano la necessit\u00e0 di una classe dirigente preparata, che sappia promuovere relazioni bilaterali proficue, regionali ed extra regionali. La cooperazione fra le nazioni per essere duratura deve costruirsi attraverso un\u2019azione diplomatica di alto livello protetta s\u00ec da strumenti di difesa ben affilati, ma allo scopo di tutelare il dialogo, non di imporlo attraverso la forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/la-lezione-di-federico-ii-per-il-medio-oriente\/\">http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/la-lezione-di-federico-ii-per-il-medio-oriente\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Alessandro Cassanmagnago) Lo scorso 28 agosto si \u00e8 tenuto a Baghdad un summit regionale che ha riunito i rappresentanti dei principali attori dell\u2019area MENA. Allo stesso tavolo si sono seduti premier, ministri ed ambasciatori di Iraq, Turchia, Libano, Egitto, Kuwait, Yemen, Iran e pressoch\u00e9 tutte le monarchie del Golfo. 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