{"id":67248,"date":"2021-09-21T11:00:17","date_gmt":"2021-09-21T09:00:17","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67248"},"modified":"2021-09-18T09:19:58","modified_gmt":"2021-09-18T07:19:58","slug":"contro-lassalto-al-lavoro-tutte-a-firenze-il-18-settembre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67248","title":{"rendered":"Contro l\u2019assalto al lavoro, tutte a Firenze il 18 settembre!"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Francesco Locantore)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una vera e propia pandemia, per altro gi\u00e0 in atto, sembra prepararsi a sconvolgere le vite di milioni di lavoratrici e lavoratori, quella delle crisi aziendali, delle delocalizzazioni e dei conseguenti licenziamenti di massa. S\u00ec perch\u00e9 mentre siamo ancora in piena emergenza sanitaria, il governo Draghi, spinto da Confindustria e con il consenso dei sindacati confederali, ha dato via libera dal primo luglio allo sblocco dei licenziamenti, che erano stati fermati per circa un anno proprio per ovviare che la situazione sanitaria avesse ripercussioni sociali devastanti.<\/p>\n<p>L\u2019attacco alla classe lavoratrice in questi giorni ha numerose sfaccettature. Messa da parte la retorica degli \u201ceroi\u201d della sanit\u00e0, della scuola, dei supermercati, delle consegne a domicilio, dei trasporti e delle produzioni indispensabili che pure hanno mandato avanti la vita associata dall\u2019inizio dell\u2019emergenza pagandone il conto in termini sanitari, oggi i lavoratori e le lavoratrici devono pagare per intero il conto sociale della pandemia.<\/p>\n<p>La trasformazione unilaterale dell\u2019organizzazione del lavoro anche con l\u2019introduzione del lavoro a domicilio ha introdotto nuove vecchie dinamiche di supersfruttamento; il blocco dei contratti del pubblico impiego ormai da tre anni senza che ci sia la minima intenzione di adeguare le retribuzioni ai carichi di lavoro che negli anni sono aumentati a dismisura; la repressione di chi lotta cercando di far valere i propri diritti (dopo il caso della Fedex di Piacenza e l\u2019omicidio del rappresentante sindacale del SI Cobas Adil a giugno, in questi giorni \u00e8 stato sciolto con la forza il presidio Texprint a Prato); la precariet\u00e0 dilagante, che ha consentito licenziamenti di massa anche durante la vigenza del blocco, con la perdita di quasi un milione di posti; infine con i licenziamenti annunciati dal giorno dopo lo sblocco.<\/p>\n<p><strong>La GKN di Firenze<br \/>\n<\/strong><br \/>\nLa vicenda della GKN di Firenze \u00e8 emblematica, sia per la sua dinamica che per la lotta che i suoi lavoratori e lavoratrici hanno tenuto viva durante i mesi estivi. La decisione di chiudere lo stabilimento di Campi Bisenzio ha colto tutti di sorpresa, essendo una realt\u00e0 produttiva in espansione, con macchinari nuovi e solide prospettive. Tuttavia questa \u00e8 la modalit\u00e0 con cui operano le multinazionali, a maggior ragione quelle gestite da oscuri fondi finanziari che guardano solo all\u2019andamento in borsa: se trovano convenienza a chiudere per delocalizzare la produzione, magari in una situazione dove si possono trovare operai\/e meno sindacalizzati\/e, o per distrarre fondi verso attivit\u00e0 finanziarie pi\u00f9 redditizie nel breve periodo, non ci sono considerazioni sociali che tengano, e si possono mandare a casa centinaia (oltre 500 nel caso in questione) di dipendenti, molti dei quali senza alcuna prospettiva di ricollocazione. Eh gi\u00e0, perch\u00e9 in GKN i lavoratori, organizzati nel Collettivo di fabbrica che \u00e8 una estensione della RSU aziendale a maggioranza Fiom (per la precisione dell\u2019area di opposizione Riconquistiamo tutto in Cgil), si sono fatti rispettare in questi anni, ottenendo vittorie sia sul piano salariale, correggendo i pessimi contratti collettivi nazionali sottoscritti anche dalla Fiom, sia reintroducendo l\u2019articolo 18 dello Statuto dei lavoratori cancellato dal governo Renzi e portando avanti battaglie inclusive con i lavoratori e le lavoratrici precari\/e delle aziende in appalto collegate allo stabilimento. Le lavoratrici e i lavoratori della GKN hanno lottato per anni a fianco dei ceti sociali pi\u00f9 deboli, scioperando anche quando si trattava di difendere non solo i propri interessi economici, ma quelli pi\u00f9 complessivi della classe. Oggi colpire quella fabbrica significa colpire al cuore uno dei punti di eccellenza della resistenza operaia ancora in campo. Se cadono loro sar\u00e0 certo pi\u00f9 facile avviare un\u2019operazione di macelleria sociale nel prossimo futuro. E\u2019 per questo motivo fondamentale che bisogna insorgere e difendere l\u2019esperienza e il lavoro di queste compagne e compagni, cominciando a riversarsi a Firenze per la manifestazione nazionale indetta dal collettivo di fabbrica GKN per il prossimo 18 settembre.<\/p>\n<p><strong>La proposta di legge sulle delocalizzazioni<br \/>\n<\/strong><br \/>\nLa chiusura di GKN \u00e8 poi collegata alle prospettive di riduzione della produzione in Italia del settore dell\u2019automotive (sono strettamente collegati infatti i casi analoghi della Timken di Brescia e della Gianetti Ruote di Saronno) e in particolare della nuova multinazionale Stellantis, nata dalla fusione di Fiat-Chrisler con Peugeaut. Insomma dopo aver campato per decenni sulle spalle della finanza pubblica, con erogazioni dirette, vantaggi fiscali, incentivi all\u2019acquisto di nuove automobili finanziate sempre dallo Stato, investimenti pubblici sulla rete autostradale, dopo aver sfruttato in condizioni sempre peggiori i lavoratori e le lavoratrici in Italia, le multinazionali dell\u2019auto decidono che in Italia si produce sempre meno, alla ricerca di migliori condizioni all\u2019estero dove il lavoro pu\u00f2 essere sfruttato con ancora meno vincoli e dove l\u2019ambiente pu\u00f2 essere pi\u00f9 liberamente devastato.<\/p>\n<p>La lotta degli operai e delle operaie GKN ha avuto il merito di sollevare un dibattito nel mondo politico su una legge che renda pi\u00f9 oneroso per le aziende delocalizzare. Certo la proposta del ministro Orlando \u00e8 stata fin da subito infarcita di propaganda e priva di reali disincentivi alla delocalizzazione, ma l\u2019intervento del presidente di Confindustria Bonomi ha chiarito che le imprese non accetteranno alcun vincolo alla loro libert\u00e0 di licenziare, portando cos\u00ec la proposta governativa a diventare sostanzialmente carta straccia. Si pensa soltanto di chiedere un qualche preavviso prima di chiudere lo stabilimento e di contribuire con una minima parte dei fondi ricevuti dallo Stato a un fondo per ammortizzare la disoccupazione aggiuntiva che andrebbero a creare. Peraltro la proposta governativa non sarebbe applicabile alle crisi gi\u00e0 aperte, sarebbe quindi inutile per le centinaia di lavoratori attualmente a rischio e potrebbe addirittura accelerare questa dinamica di licenziamenti di massa nelle prossime settimane, prima che la legge arrivi ad essere approvata. Molto diversa \u00e8 la proposta che i lavoratori e le lavoratrici stanno elaborando insieme ai giuristi democratici (si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.giuristidemocratici.it\/Lavoro\/post\/20210903194357\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>) fondata sul fatto che l\u2019autorit\u00e0 pubblica deve poter impedire le chiusure di aziende in buona salute, comprese quelle che hanno gi\u00e0 annunciato la chiusura. Peraltro un ampio preavviso alle rappresentanze sindacali era gi\u00e0 previsto, nel caso di GKN, dagli accordi aziendali che la propriet\u00e0 ha ampiamente disatteso, cosa per la quale si sta aspettando a giorni una sentenza dal tribunale del lavoro per comportamento antisindacale.<\/p>\n<p>La vicenda della GKN e delle altre aziende dell\u2019automotive non sono le uniche in campo, ad oggi al ministero del lavoro sono aperti circa sessanta tavoli di crisi, ed altri seguiranno nei prossimi giorni, per non parlare dei settori come il commercio e il turismo per cui il blocco dei licenziamenti scadr\u00e0 il 30 ottobre. E\u2019 necessario che i licenziamenti vengano vietati fino almeno al perdurare dello stato di emergenza. Se il governo pu\u00f2 arrogarsi poteri speciali per via della pandemia da Covid-19 \u00e8 giusto che anche gli effetti sociali di questa emergenza sanitaria siano contenuti, impedendo i licenziamenti.<\/p>\n<p>Purtroppo il consenso dato dalla CGIL allo sblocco dei licenziamenti va esattamente nella direzione opposta a quella che dovrebbe prendere un sindacato indipendente dalle forze di sistema al governo. Si tratta di un atto molto grave che dovrebbe provocare una rivolta tra i tanti iscritti e iscritte al pi\u00f9 grande sindacato per chiedere una radicale inversione di rotta della segreteria guidata da Landini.<\/p>\n<p><em>N. d. R. <a href=\"https:\/\/anticapitalista.org\/2021\/09\/06\/contro-lassalto-al-lavoro-tutte-i-a-firenze-il-18-settembre\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Qui<\/a> la versione pi\u00f9 estesa dell\u2019articolo.<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/09\/18\/contro-lassalto-al-lavoro-tutte-i-a-firenze-il-18-settembre\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/09\/18\/contro-lassalto-al-lavoro-tutte-i-a-firenze-il-18-settembre\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Francesco Locantore) Una vera e propia pandemia, per altro gi\u00e0 in atto, sembra prepararsi a sconvolgere le vite di milioni di lavoratrici e lavoratori, quella delle crisi aziendali, delle delocalizzazioni e dei conseguenti licenziamenti di massa. 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