{"id":67302,"date":"2021-09-22T10:00:41","date_gmt":"2021-09-22T08:00:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67302"},"modified":"2021-09-21T21:52:27","modified_gmt":"2021-09-21T19:52:27","slug":"la-letteratura-e-propaganda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67302","title":{"rendered":"La letteratura \u00e8 propaganda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-67303\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/download-5.jpeg\" alt=\"\" width=\"261\" height=\"193\" \/><\/p>\n<h2 class=\"title heading h-4\" style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\">George Orwell ragiona sui legami tra arte e politica. \u201cLa propaganda, in un modo o nell\u2019altro, si nasconde in tutti i libri\u201d<\/span><\/em><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Parlare di critica letteraria oggi, nel mondo in cui viviamo, \u00e8 rischioso almeno quanto \u00e8 rischioso <\/strong><strong>parlare di pace.<\/strong>\u00a0Questa non \u00e8 un\u2019epoca pacifica, e non \u00e8 nemmeno un\u2019epoca critica. Nell\u2019Europa degli ultimi dieci anni, vedere affermata la critica letteraria di vecchio stampo \u2013 una critica giudiziosa, scrupolosa, di buon senso, che tratta l\u2019opera d\u2019arte come una cosa dotata di valore intrinseco \u2013 \u00e8 stato praticamente impossibile. Se guardiamo indietro alla letteratura inglese dell\u2019ultimo decennio \u2013 magari non tanto alla letteratura, quanto all\u2019attitudine letteraria predominante \u2013 ci\u00f2 che salta all\u2019occhio \u00e8 la graduale scomparsa dell\u2019estetica. La letteratura \u00e8 stata sommersa dalla propaganda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Non \u00e8 mia intenzione affermare che tutti i libri scritti in questo periodo siano mediocri, ma gli scrittori che hanno caratterizzato questa fase, come Auden, Spender e MacNeice, sono stati scrittori didattico-politici, senz\u2019altro esteticamente consapevoli<\/strong>, ma pi\u00f9 interessati all\u2019argomento che alla tecnica. E la critica pi\u00f9 vivace \u00e8 stata quasi interamente opera di scrittori marxisti come Christopher Caudwell, Philip Henderson ed Edward Upward, che vedono ogni libro potenzialmente come un libello politico e sono molto pi\u00f9 propensi ad indagare le sue implicazioni politico-sociali che le sue reali qualit\u00e0 letterarie. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 evidente perch\u00e9, cos\u00ec facendo, si produce un contrasto netto e improvviso con il periodo immediatamente precedente.\u00a0<strong>Gli scrittori caratteristici degli anni Venti del Novecento \u2013 ad esempio T. S. Eliot, Ezra Pound e Virginia Woolf \u2013 enfatizzavano la tecnica.<\/strong>\u00a0Avevano le loro convinzioni e i loro pregiudizi, ovviamente, ma erano molto pi\u00f9 interessati alle innovazioni tecniche che a qualsiasi morale, significato o implicazione politica che il loro lavoro potesse contenere. Il migliore di tutti, James Joyce, era un tecnico e poco altro, cos\u00ec vicino a un artista \u201cpuro\u201d nella misura in cui uno scrittore pu\u00f2 esserlo. Persino D. H. Lawrence, sebbene fosse qualcosa di pi\u00f9 di uno \u201cscrittore con uno scopo\u201d rispetto alla maggior parte dei suoi contemporanei, non aveva molto di ci\u00f2 che dovremmo ora chiamare coscienza sociale. E anche se mi sono limitato agli anni Venti, gi\u00e0 dal 1890 in poi \u00e8 stata la stessa cosa. Durante tutto quel periodo, il principio secondo cui la forma \u00e8 pi\u00f9 importante dell\u2019argomento, e l\u2019idea di\u00a0<em>art for art\u2019s sake<\/em>, \u00abl\u2019arte per l\u2019arte\u00bb, erano dati per scontati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sia l\u2019estetica che l\u2019atteggiamento politico nei confronti della letteratura sono stati prodotti, o comunque condizionati, dall\u2019atmosfera sociale di un certo periodo. E ora che un\u2019altra epoca \u00e8 terminata \u2013 l\u2019attacco di Hitler alla Polonia nel 1939 ha concluso sicuramente una fase, come la grande crisi del 1931 ne ha chiusa un\u2019altra \u2013 possiamo concludere e vedere pi\u00f9 chiaramente di alcuni anni fa il modo in cui le attitudini letterarie sono influenzate dagli eventi esterni. Ci\u00f2 che colpisce chiunque guardi indietro agli ultimi cento anni \u00e8 che la critica letteraria della quale vale la pena occuparsi, e l\u2019atteggiamento critico nei confronti della letteratura, esistevano a malapena in Inghilterra tra il 1830 e il 1890 circa. Non si vuole certo affermare che in quel periodo non siano stati prodotti buoni libri. Molti degli scrittori di quel tempo, Dickens, Thackeray, Trollope e altri, saranno probabilmente ricordati pi\u00f9 a lungo di quelli che sono venuti dopo di loro.\u00a0<strong>Ma non ci sono figure letterarie nell\u2019Inghilterra vittoriana del calibro di Flaubert, Baudelaire, Gautier e moltissimi altri. Ci\u00f2 che ora ci appare come scrupolosit\u00e0 estetica \u00e8 a stento esistita.<\/strong>\u00a0<strong>Per uno scrittore inglese dell\u2019et\u00e0 medio-vittoriana il libro era in parte una fonte di guadagno e in parte un veicolo per evangelizzare il pubblico.<\/strong>\u00a0L\u2019Inghilterra stava cambiando molto rapidamente e una nuova classe monetaria era sorta sulle rovine della vecchia aristocrazia; il contatto con l\u2019Europa era stato interrotto insieme a una lunga tradizione artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli scrittori inglesi della met\u00e0 del diciannovesimo secolo erano barbari, anche quando si trattava di artisti dotati come Dickens. Ma nella fase successiva del secolo il contatto con l\u2019Europa fu ristabilito attraverso Matthew Arnold, Pater, Oscar Wilde e vari altri, e il rispetto per la forma e la tecnica in letteratura \u00e8 tornato in auge. \u00c8 ad allora che risale la nozione di \u00abarte per l\u2019arte\u00bb: una frase ormai fuori moda, ma penso la migliore a disposizione. E il motivo per cui poteva prosperare cos\u00ec a lungo, ed essere cos\u00ec tanto data per scontata, era che l\u2019intero periodo tra il 1890 e il 1930 fu di eccezionale benessere e sicurezza. Era quello che potremmo chiamare l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro del periodo capitalista. Nemmeno la Grande Guerra la sconvolse davvero. Quest\u2019ultima ha ucciso dieci milioni di individui ma non ha scosso il mondo come lo far\u00e0 e come lo ha gi\u00e0 fatto la guerra attuale.\u00a0<strong>Quasi tutti gli europei tra il 1890 e il 1930 vivevano nella tacita convinzione che la civilt\u00e0 sarebbe durata per sempre. Si poteva essere individualmente fortunati o sfortunati, ma si aveva la sensazione che nulla potesse cambiare radicalmente<\/strong>.\u00a0<strong>\u00c8 in un contesto simile che l\u2019indolenza intellettuale e il dilettantismo germogliano.\u00a0<\/strong>\u00c8 quel sentimento di continuit\u00e0, di sicurezza che poteva consentire a un critico come Saintsbury, conservatore di vecchia data e alto ecclesiastico, di essere scrupolosamente giusto coi libri scritti da uomini la cui visione politica e morale egli detestava. Ma dal 1930 quel senso di sicurezza non \u00e8 pi\u00f9 esistito. Hitler e il crollo finanziario lo distrussero come nemmeno la Grande Guerra e persino la Rivoluzione russa erano riuscite a fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Gli scrittori apparsi dopo il 1930 hanno vissuto in un mondo in cui non era solo la vita a essere costantemente minacciata, ma l\u2019intero sistema di valori. In tali circostanze l\u2019indifferenza non \u00e8 contemplata.<\/strong>\u00a0Non si pu\u00f2 avere un interesse puramente estetico per una malattia di cui si sta morendo; non si pu\u00f2 avere un atteggiamento spassionato nei confronti di un uomo che ci sta per tagliare la gola. In un mondo in cui fascismo e socialismo si fronteggiavano, ogni individuo pensante sentiva la necessit\u00e0 di schierarsi, e i sentimenti dovevano trovare la loro strada non solo negli scritti ma anche nei singoli giudizi sulla letteratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La letteratura doveva diventare politica, perch\u00e9 qualsiasi altra cosa avrebbe comportato la disonest\u00e0 intellettuale. Gli attaccamenti e le repulsioni erano troppo vicini alla superficie della coscienza per essere ignorati.<\/strong>\u00a0Gli argomenti trattati nei libri sembravano cos\u00ec importanti che lo stile e la forma in cui questi venivano scritti passavano in secondo piano. E questo periodo di circa dieci anni in cui la letteratura, e persino la poesia, si mescolavano con gli opuscoli di propaganda, ha favorito ampiamente la critica letteraria, perch\u00e9 ha distrutto l\u2019illusione del puro estetismo.\u00a0<strong>Ci ha ricordato che la propaganda, in un modo o nell\u2019altro, si nasconde in ogni libro, che ogni opera d\u2019arte ha un significato e uno scopo \u2013 politico, sociale o religioso \u2013 e che i nostri giudizi estetici sono sempre carichi dei nostri pregiudizi e delle nostre credenze.<\/strong>\u00a0Ha sfatato il mito dell\u2019arte per l\u2019arte, ma ci ha anche condotto, per il momento, in un vicolo cieco, perch\u00e9 ha persuaso innumerevoli giovani scrittori a cercare di vincolare il proprio pensiero a una dottrina politica che avrebbe reso certamente impossibile l\u2019onest\u00e0 intellettuale. L\u2019unico sistema di pensiero possibile per loro in quel momento era il marxismo ortodosso, il quale esigeva una lealt\u00e0 nazionalistica nei confronti della Russia e costringeva lo scrittore che si definiva marxista a confondersi con le disonest\u00e0 dei giochi di potere. E anche se una prospettiva simile poteva essere auspicabile, i presupposti su cui questi scrittori si erano basati furono improvvisamente scardinati dal Patto russo-tedesco. Proprio come molti scrittori del 1930 avevano scoperto la difficolt\u00e0 di mantenere un certo distacco dagli eventi contemporanei, allo stesso modo molti scrittori del 1939, continuando a scrivere, si scoprivano incapaci di sacrificare la propria integrit\u00e0 intellettuale in favore di un\u2019ideologia. La scrupolosit\u00e0 estetica non \u00e8 sufficiente, ma neanche la rettitudine politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli eventi degli ultimi dieci anni ci hanno disorientato: hanno lasciato l\u2019Inghilterra priva di una rilevante vocazione letteraria, ma ci hanno aiutato a definire, meglio di quanto fosse possibile prima, le frontiere dell\u2019arte e della propaganda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>29 maggio 1941<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>George Orwell<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>*L\u2019articolo \u00e8 tratto da: George Orwell, \u201cTutta l\u2019arte \u00e8 propaganda!\u201d, a cura di Loris Pasinato, Gog, 2021<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/letteratura\/orwell-letteratura-propaganda\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/letteratura\/orwell-letteratura-propaganda\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Redazione) George Orwell ragiona sui legami tra arte e politica. \u201cLa propaganda, in un modo o nell\u2019altro, si nasconde in tutti i libri\u201d Parlare di critica letteraria oggi, nel mondo in cui viviamo, \u00e8 rischioso almeno quanto \u00e8 rischioso parlare di pace.\u00a0Questa non \u00e8 un\u2019epoca pacifica, e non \u00e8 nemmeno un\u2019epoca critica. 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