{"id":67327,"date":"2021-09-23T10:00:57","date_gmt":"2021-09-23T08:00:57","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67327"},"modified":"2021-09-22T15:28:28","modified_gmt":"2021-09-22T13:28:28","slug":"ricatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67327","title":{"rendered":"Ricatto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;INTERFERENZA (Salvatore A. Bravo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-67328\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/img_0298-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/img_0298-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/img_0298-1024x584.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/img_0298-768x438.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/img_0298.jpg 1217w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ogni comunit\u00e0 per vivere e sopravvivere necessita di regole, il fondamento che regola il rapporto tra le parti \u00e8 l\u2019indicatore della qualit\u00e0 delle relazioni. Nelle societ\u00e0 a capitalismo avanzato il fondamento \u00e8 occultato dall\u2019egemonia culturale delle oligarchie che agiscono per imporre \u201c i propri valori\u201d e nel contempo mascherano la verit\u00e0 storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il capitalismo totalitario non ha un fondamento assiologico, all\u2019origine di tutto vi \u00e8 la merce quale orizzonte ultimo di ogni intenzionalit\u00e0 relazionale. I rapporti fondati sull\u2019utile non hanno fondamento etico, non vi \u00e8 reciprocit\u00e0, ma pratica della sola sudditanza. La democrazia all\u2019ombra del capitale non pu\u00f2 che recitare un ruolo nel contempo formale ed ideologico: formale, in quanto come ci ha insegnato Marx, uguaglianza e diritti individuali dipendono dalla condizione materiale del soggetto, ideologico poich\u00e9 \u201cla bella forma del diritto\u201d deve occultare interessi oligarchici, che con i mezzi di controllo e produzione dell\u2019opinione pubblica ripetono ossessivamente che oltre questa democrazia con i suoi inattingibili diritti vi \u00e8 il nulla o il pericolo rosso-bruno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La pandemia sta palesando la normalit\u00e0 in cui siamo immersi, come i pesci in acqua non percepiscono la verit\u00e0 della loro condizione, nel tempo pandemico il dominio mette in atto la sua pratica di potere senza che questa causi scandalo e resistenza generalizzata. La relazione \u00a0\u00e8\u00a0\u00a0<em>Erfahurung, esplorazione,\u00a0<\/em>\u00a0e non saccheggio dell\u2019altro. Il capitalismo come re Mida trasforma in oro tutto ci\u00f2 che tocca, ma provoca la morte per asfissia da plusvalore. Tale paradigma si \u00e8 installato ovunque, al punto che il male \u00e8 la normalit\u00e0 del modo di produzione capitalistico. Il male \u00e8 l\u2019assoggettamento quale fine del nuovo ordine mondiale. L\u2019obbligo vaccinale indiretto con la sua logica ricattatoria \u00e8 stata accettata supinamente dalla maggioranza. L\u2019incredibile \u00e8 il silenzio su tale normalit\u00e0. Vi \u00e8 da sorprendersi, si alzano voci di dissenso dinanzi ad ogni violazione, anche minima,\u00a0 alla libert\u00e0 delle donne e di qualsiasi minoranza, ma il ricatto generalizzato \u00e8 vissuto con acquiescente normalit\u00e0. Si vive in una realt\u00e0 violentissima, al punto che si pu\u00f2 ricattare il comune cittadino senza che ci\u00f2 procuri dialettica ed opposizione, se ci\u00f2 avviene, non \u00e8 per la paura del covid, ma \u00e8 per la normale violenza su cui abbiamo disegnato l\u2019ordito delle relazioni. Il ricatto \u00e8 diventato il modello pedagogico della gabbia d\u2019acciaio in cui siamo: i padroni ricattano i dipendenti, i dirigenti pubblici e privati i loro sottoposti, i giovani hanno imparato l\u2019arte della seduzione sui vecchi, li ricattano con il potere della giovinezza, per sopravvivere i lavoratori \u00a0accettano condizioni lavorative capestro con redditi umilianti, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 alternativa. In ogni relazione si \u00e8 insinuato il ricatto associato alla dipendenza per solitudine e al timore dell\u2019abbandono: la chiamano libert\u00e0, ma \u00e8 solo violenza generalizzata. Il ricatto vaccinale rientra in tale clima plumbeo, in cui il dono \u00e8 sostituito dal plusvalore, in cui la parola \u00e8 un fendente sempre in azione che colpisce in modo continuo. Fin quando non saremo capaci collettivamente di guardare la verit\u00e0 in cui siamo immersi e dispersi e continueremo ad accettare la logica della lotta orizzontale tra uomini e donne, tra vaccinati e non, tra migranti e non saremo sempre oggetto della violenza, ma specialmente saremo veicolo di violenza. L\u2019adattamento a condizioni ambientali ostili fa in modo che la violenza proliferi ed alligni in ogni rapporto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da sudditi a cittadini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il ricatto vaccinale \u00e8 un\u2019occasione di consapevolezza, il potere si mostra nella sua verit\u00e0 senza filtri, si sente onnipotente, ha constatato che pu\u00f2 procedere, in quanto l\u2019azione-reazione \u00e8 minima. I sudditi hanno introiettato la violenza, ne sono parte, il potere circola ed ha inciso nei corpi e nella mente la sua logica vessatoria e nel contempo sono attraversati da uno scollamento schizoide, praticano la violenza, ma non la riconoscono. I sudditi hanno imparato il linguaggio dei dominatori, sono pi\u00f9 realisti del re, per cui il dominio procede a salti sempre pi\u00f9 ampi verso il dominio totale. Le nuove generazioni vivono il ricatto come un ammaestramento-addomesticamento da cui attingere un modello da mettere in atto: tutto avviene in modo naturale. Vi \u00e8 la necessit\u00e0 \u00a0della mediazione razionale e dialettica per palesare la violenza della scissione ideologica. Il grande compito della politica e degli intellettuali, quali uomini e donne di buona volont\u00e0, \u00e8 agire in ogni ambito per trasformare l\u2019abitudine al linguaggio svuotato della sua valenza significante in consapevolezza. Nel linguaggio si aggira il vero virus che sta divorando la comunit\u00e0, e tale virus \u00e8 il capitalismo totalitario che rinchiude il pensiero in formule stantie da cui non riesce ad uscire. Al silenzio del dominio bisogna opporre una nuova egemonia culturale, essa pu\u00f2 usufruire di canali apparentemente secondari, ma questo pu\u00f2 segnare l\u2019inizio di una rivoluzione delle coscienze, una pi\u00f9 diffusa resistenza alla logica del ricatto quale abile strumento di dominio che si appella al diritto per giustificarlo. Senza l\u2019approccio olistico la violenza continuer\u00e0 a perpetuarsi. Gli esseri umani hanno bisogno di capire per uscire dalle prigioni del capitale. Comprendere il proprio tempo significa partecipare alle decisioni politiche, riappropriarsi del linguaggio per vivere l\u2019esperienza del corpo vissuto come possibilit\u00e0 di sentirsi parte di un tutto, e non per guerreggiare tra mortali pulsioni che spingono verso una solitudine violenta e disperata: \u00e8 qui che si costituisce dinamicamente e drammaticamente la violenza. Il ricatto seduce ed abbandona causando il dramma della violenza. Bisogna riportare la violenza al suo contesto, non si deve cadere nella trappola della scissione e dell\u2019astratto con cui \u00a0il potere cerca di ipostatizzarsi privando i sudditi di strumenti per capire. Tagliare la parte dal tutto come normalmente si fa con il femminicidio \u00e8 il modo con cui il potere continuer\u00e0 a perpetuare se stesso senza subire scossoni di nessun genere. Per decodificare la violenza bisogna usare lo scandaglio della filosofia che ricostruisce le interconnessioni tra le parti per generare nuova vita. Alle passioni tristi del nostro tempo bisogna opporre pi\u00f9 vita e pi\u00f9 pensiero per sentirsi ancora potenza attiva e progettante, e questo \u00e8 un ottimo anticorpo contro la violenza. Chi usa la violenza si sente \u201cniente\u201d, chi vive \u201cil ricatto emotivo\u201d pu\u00f2 trasformare la rabbia in violenza che invece deve sublimarsi in vita comunitaria pensante: tutto \u00e8 ancora possibile<a href=\"http:\/\/www.linterferenza.info\/cultura\/ricatto\/?fbclid=IwAR1XaEhdLKXKTl9TZLadWkLxXuCCvTFFMEgves_OiAWehx5vYabPUn3HKr0#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cMa che l\u2019assenza di passioni, la rettitudine e la benignit\u00e0 del comportamento divenga costume, \u00e8 connesso per un verso con la diretta educazione etica e di pensiero, la quale fa da contrappeso spirituale a quel che l\u2019apprendimento delle cosiddette scienze degli oggetti di queste sfere, la debita pratica degli affari, il lavoro reale ecc. ha entro di s\u00e9 di meccanicit\u00e0 e simili; per un altro verso la grandezza dello stato \u00e8 un momento principale, grazie al quale viene indebolito il peso di legami di famiglia e di altri legami privati, quanto anche divengono pi\u00f9\u00a0 impotenti e con ci\u00f2 pi\u00f9 smussati vendetta, odio e altrettanti passioni; nell\u2019occuparsi dei grandi interessi sussistenti nel grande stato scompaiono per s\u00e9 questi lati soggettivi e genera s\u00e9 la consuetudine di funzioni, vedute e interessi universali\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.linterferenza.info\/cultura\/ricatto\/?fbclid=IwAR1XaEhdLKXKTl9TZLadWkLxXuCCvTFFMEgves_OiAWehx5vYabPUn3HKr0#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Laterza Bari, pag. 238<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.linterferenza.info\/cultura\/ricatto\/?fbclid=IwAR1XaEhdLKXKTl9TZLadWkLxXuCCvTFFMEgves_OiAWehx5vYabPUn3HKr0\">http:\/\/www.linterferenza.info\/cultura\/ricatto\/?fbclid=IwAR1XaEhdLKXKTl9TZLadWkLxXuCCvTFFMEgves_OiAWehx5vYabPUn3HKr0<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTERFERENZA (Salvatore A. 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