{"id":67338,"date":"2021-09-23T09:00:16","date_gmt":"2021-09-23T07:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67338"},"modified":"2021-09-22T21:40:11","modified_gmt":"2021-09-22T19:40:11","slug":"mercalli-la-crescita-verde-non-esiste-cingolani-se-ne-faccia-una-ragione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67338","title":{"rendered":"Mercalli: \u201cLa crescita verde non esiste. Cingolani se ne faccia una ragione\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>da MICROMEGA (Ylenia Sina)<\/strong><\/p>\n<div class=\"previewArticle j-previewArticle\">\n<div class=\"infoArticle j-infoArticle\">\n<div class=\"subtitleArticle\">\n<p><em>Intervista al climatologo Luca Mercalli. \u201cLa risposta dell\u2019Italia in tema di contrasto ai cambiamenti climatici non \u00e8 all\u2019altezza della sfida. La questione ambientale \u00e8 gi\u00e0 oggi ben pi\u00f9 grave della pandemia. Per il clima non esiste vaccino\u201d.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"featured-article hidden-xs hidden-sm\"><\/div>\n<div class=\"textArticle j-textArticle\">\n<p>\u201cBisogna cambiare paradigma economico: la crescita infinita in un mondo finito non \u00e8 possibile. Questo, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che \u00e8 un fisico, dovrebbe saperlo. Per\u00f2 nelle sue politiche non vedo alcuna visione sistemica che metta insieme gli elementi per provare a costruire una svolta\u201d. Luca Mercalli, climatologo e presidente della Societ\u00e0 meteorologica italiana, non ha dubbi: la risposta dell\u2019Italia in tema di adattamento e contrasto ai cambiamenti climatici non \u00e8 all\u2019altezza della sfida.<br \/>\nIl Sesto rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc, Intergovenrmental Panel on Climate Change), <a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/emergenza-clima-ambiente-draghi-de-marzo\/\">pubblicato il 9 agosto scorso,<\/a> \u00e8 stato pi\u00f9 duro dei precedenti nell\u2019imputare alle attivit\u00e0 umane la responsabilit\u00e0 dei cambiamenti climatici in corso. Il documento ha inoltre illustrato la possibilit\u00e0 che le temperature aumentino fino a 5,7 gradi entro la fine del secolo in caso di emissioni inquinanti elevate, mentre nello scenario a basse emissioni, quello considerato pi\u00f9 favorevole, porterebbe comunque a un incremento tra l\u20191 e l\u20191,8 gradi.<\/p>\n<p><strong>Giornali e opinione pubblica nei giorni successivi alla pubblicazione hanno lanciato l\u2019ennesimo allarme. Il problema, per\u00f2, \u00e8 conosciuto da almeno trent\u2019anni. Secondo lei, il dibattito in corso \u00e8 all\u2019altezza della fase geologica e biologica che la Terra sta attraversando?<br \/>\n<\/strong>Direi proprio di no, soprattutto se lo paragoniamo alla mobilitazione che c\u2019\u00e8 stata per il Covid19. Una pandemia \u00e8 certamente un fatto grave, ma nel tempo sar\u00e0 risolvibile e controllabile. Abbiamo gi\u00e0 anche un vaccino. I cambiamenti climatici e ambientali, invece, sono di un ordine di grandezza superiore perch\u00e9 irreversibili e non saranno curabili nel momento in cui si manifesteranno in tutta la loro dimensione. Non c\u2019\u00e8 alcun vaccino per il clima, quindi se vogliamo dimensionare la reazione della politica e della societ\u00e0 a questa sfida dovremmo quantomeno fare dieci volte tanto quanto stiamo mettendo in campo per la pandemia. In questo momento, il problema del cambiamento climatico e della perdita della biodiversit\u00e0, che peraltro \u00e8 una minaccia irreversibile, vengono trattati come problemi accessori, dei quali si occuperanno, forse, gli altri in futuro. Problemi per i quali basta organizzare qualche conferenza internazionale e introdurre qualche timido segnale di politica ambientale, come il Green deal europeo. Tutte iniziative che sulla carta sono corrette, ma che restano annunci e non corrispondono mai a qualcosa che entra nelle nostre vite, cambiando comportamenti, tecnologie ed economia.<\/p>\n<p><strong>Con il governo Draghi, in Italia, il concetto di \u2018transizione ecologica\u2019 \u00e8 per\u00f2 entrato a far parte del dibattito quotidiano. Il ministro Roberto Cingolani sembra voler puntare tutto su una risposta tecnologica. Secondo lei, le ricette messe in campo sono all\u2019altezza della fase?<br \/>\n<\/strong>Pi\u00f9 che a una transizione ecologica mi sembra che si stia parlando di transizione energetica. Il ministro Cingolani non mi d\u00e0 l\u2019impressione di avere una visione sistemica dei problemi ecologici che sono estremamente pressanti e che dovrebbero dettare l\u2019agenda. Si tratta di una ricetta di tipo tecnico. Cingolani vuole garantire lo status quo dell\u2019economia per evitare rischi di perdita di posti di lavoro o di aumento delle tasse e mantenere una sorta di pace sociale che non venga intaccata da scelte incisive in tema ambientale. Questa, quindi, non \u00e8 una transizione ecologica, ma un tentativo di conciliare il business esistente, che poi \u00e8 quello che crea i danni climatici, con qualche palliativo, un pannello solare qui, una pala eolica l\u00ec. Il nocciolo della questione \u00e8 invece capire che le forze naturali che stiamo aizzando con le attivit\u00e0 umane sono enormemente pi\u00f9 grandi di noi e possono creare, soprattutto per le generazioni pi\u00f9 giovani, un pianeta invivibile. La posta in gioco \u00e8 alta e non pu\u00f2 essere messa a confronto con un piccolo aumento delle tasse sull\u2019energia fossile o con qualche posto di lavoro che si perde. Posti di lavoro che tanto si perderanno comunque, perch\u00e9 la spinta dell\u2019economia di mercato \u00e8 quella di ridurre sempre di pi\u00f9 il lavoro umano a favore di quello delle macchine. In questo caso non viene detto nulla: va benissimo che la tecnologia automatizzi i processi mandando a casa le persone. Quando invece si mettono in gioco posti di lavoro per i settori che creano danni climatici, allora si levano i forconi. \u00c8 chiaro che i governi devono compensare la perdita di posti di lavoro nei settori nocivi trasferendoli in altri virtuosi. Un esempio: l\u2019Ilva di Taranto. Nel momento in cui \u00e8 stato dimostrato che un processo produttivo danneggia l\u2019ambiente e la salute, si chiude e si ristruttura. A questo punto lo Stato promuove la migrazione dei dipendenti in altri settori virtuosi che devono ancora nascere come, per esempio, le rinnovabili o la mobilit\u00e0 elettrica. Il ministero della Transizione ecologica dovrebbe, inoltre, avere il coraggio di fermare i processi che danneggiano irreversibilmente l\u2019ambiente. Un altro esempio: la legge contro il consumo di suolo. Se non mettiamo un freno a questi processi, non basta mettere in atto una transizione tecnologica con le energie rinnovabili. Abbiamo bisogno di scelte forti anche sul blocco dei processi che creano danni all\u2019ambiente e una riflessione su larga scala sull\u2019economia, perch\u00e9 la crescita economica non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile. L\u2019ha detto anche l\u2019Agenzia europea per l\u2019ambiente, un ente istituzionale dell\u2019Unione europea. Quindi bisogna cambiare paradigma economico: la crescita infinita in un mondo finito non \u00e8 possibile. Cingolani, che \u00e8 un fisico, questo dovrebbe saperlo, per\u00f2 nelle sue politiche non vedo alcuna visione sistemica che metta insieme questi elementi per provare a costruire una svolta. O si procede in questo modo, o saranno solo dei palliativi temporanei.<\/p>\n<p><strong>Ha anticipato i temi di due domande che avevo intenzione di porle. La prima \u00e8 questa: possiamo pensare che, grazie alla tecnologia, sia possibile mantenere inalterato un modello economico basato sulla crescita infinita nonostante il pianeta abbia risorse finite?<br \/>\n<\/strong>Aggiungerei che non \u00e8 semplice cambiare il sistema in un solo Paese, per\u00f2 un Paese si pu\u00f2 fare promotore all\u2019interno dell\u2019Unione europea per cominciare a elaborare un modello economico che non sia costretto a crescere costantemente. Altrimenti non ne usciamo. Altrimenti significa solo dilazionare il problema di qualche anno. Come ha dimostrato anche l\u2019Agenzia europea per l\u2019ambiente, la crescita verde non esiste e il disaccoppiamento tra la crescita materiale e immateriale non \u00e8 possibile. \u00c8 un\u2019illusione pensare che si possa crescere senza usare materie prime e riciclando tutti i rifiuti. Si pu\u00f2 fare in parte, ma non \u00e8 possibile arrivare al 100 per cento. Quindi bisogna agire sul modello economico e raggiungere un\u2019economia che possa garantire benessere ai cittadini senza passare da una continua crescita nell\u2019uso di materie prime e di energia. \u00c8 chiaro che la tecnologia ci pu\u00f2 aiutare, ma ci vuole anche un impegno etico e filosofico. Chiamiamolo un impegno culturale, a cominciare dalle persone che non possono continuare con questo tipo di aspettative verso il futuro. Ci vuole un senso del limite: \u00e8 questa la grande rivelazione che andrebbe fatta alla popolazione. Questo non vuol dire che dobbiamo vivere in miseria, ma effettuare delle scelte. Invece a me sembra che si voglia fare la rivoluzione verde tenendo tutto cos\u00ec com\u2019\u00e8, aggiungendo soltanto un po\u2019 di vernice.<\/p>\n<p><strong>Mantenendo inalterati gli interessi economici. Forse \u00e8 pi\u00f9 semplice convincere i cittadini?<br \/>\n<\/strong>Non ne sono sicuro, \u00e8 una questione culturale. I cittadini potrebbero convincersi se lo Stato investisse pesantemente sulla loro informazione. Va fatto capire che \u00e8 meglio rinunciare a qualcosa di non indispensabile oggi per garantirci il necessario domani. Mantenendo tutto inalterato, o perseguendo una finta sostenibilit\u00e0 ambientale, rischiamo di perdere tutto tra qualche anno perch\u00e9 a sottrarcelo saranno i disastri naturali generati dal cambiamento climatico contro i quali, poi, non potremo pi\u00f9 negoziare. Oggi abbiamo ancora questa possibilit\u00e0, ma dobbiamo scegliere. Si tratta di rinunce marginali rispetto alla qualit\u00e0 della vita, perch\u00e9 riguardano pi\u00f9 il prestigio sociale. Per esempio, il ministro Cingolani ha pi\u00f9 volte difeso l\u2019industria automobilistica di lusso sostenendo di non voler sacrificare la Motor Valley. Le auto di lusso consumano molto, non sono necessarie e sono solo una convenzione sociale. Possiamo anche rinunciarvi. La cosa importante \u00e8 avere una mobilit\u00e0 sostenibile per tutti, non dobbiamo di certo muoverci a cavallo.<\/p>\n<p><strong>La seconda domanda riguarda la legge per fermare il consumo di suolo. C\u2019\u00e8 una proposta ferma da tempo in Parlamento e non viene approvata nonostante sarebbe a costo zero. Quanto inciderebbe sugli obiettivi di riduzione delle emissioni e di tutela della biodiversit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>Il consumo di suolo in Italia \u00e8 una tragedia. Stiamo sacrificando un bene non rinnovabile, che \u00e8 fondamentale per gli equilibri naturali, per la biodiversit\u00e0, per il clima, per difenderci dalle alluvioni, per la sicurezza alimentare. Il suolo \u00e8 la nostra assicurazione sul futuro. I benefici della sua salvaguardia sono immensi, ma si contrappongono agli interessi dell\u2019industria delle costruzioni, delle grandi opere, a quelli legati ai valori fondiari, inclusi i vantaggi per i comuni che incassano gli oneri di urbanizzazione. Questa situazione la cambi solo con una legge. Oggi i comuni si nutrono di oneri di urbanizzazione per le spese correnti, quindi incentivano la costruzione. Un governo, per\u00f2, non dovrebbe nascondersi dietro al fatto che a mandare avanti i comuni sono questi oneri e che quindi \u00e8 necessario continuare a sacrificare il suolo. \u00c8 come vendere un rene per andare a fare la spesa. Dopo cosa fai? Vendi anche l\u2019altro? Questo \u00e8 il classico esempio in cui bisogna avere il coraggio politico di sacrificare alcuni interessi per portarne avanti un altro assolutamente superiore, che tra l\u2019altro travalica le generazioni perch\u00e9 nuovo suolo non pu\u00f2 essere fabbricato. Anzi, con il cambiamento climatico e l\u2019aumento del livello del mare assisteremo a una riduzione del suolo nazionale a disposizione. L\u2019edilizia, inoltre, pu\u00f2 spostarsi sulla ristrutturazione e sulla manutenzione del patrimonio e delle infrastrutture gi\u00e0 costruite. Pensiamo, per esempio, alla riqualificazione energetica degli edifici favorita dall\u2019Ecobonus. Un buon provvedimento che pu\u00f2 compensare quello che si perde smettendo di costruire nuovi capannoni in mezzo ai campi.<\/p>\n<p><strong>Lei ha scritto un libro intitolato \u2018<\/strong><a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/problemi-contemporanei\/salire-in-montagna-luca-mercalli-9788806244729\/\"><strong>Salire in montagna\u2019<\/strong><\/a><strong>, nel quale racconta la sua scelta di trasferirsi in una baita sulle Alpi Cozie, ristrutturata rispettando tutti i criteri di sostenibilit\u00e0 ambientale, come strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. Da qualche decennio la maggior parte dell\u2019umanit\u00e0 vive in contesti urbani. Secondo lei, \u00e8 arrivato il momento di iniziare a ragionare su un progressivo abbandono delle citt\u00e0? Ovviamente senza distruggere anche la montagna.<br \/>\n<\/strong>Io penso che in Italia il trasferimento in zone montane possa rappresentare una scelta per una parte della popolazione, ovviamente non per tutti. Non esistono bacchette magiche. Quindi a chi mi dice che non \u00e8 possibile far trasferire 60 milioni di persone in montagna rispondo che non ho mai sostenuto questo. Dico solo che pu\u00f2 rappresentare una possibilit\u00e0 per quella fascia di popolazione per la quale, per mille motivi, \u00e8 pi\u00f9 facile realizzare questa strategia: chi pu\u00f2 usufruire del telelavoro, chi ha gi\u00e0 una casa in montagna, diroccata o utilizzata solo per le vacanze. Rivitalizzare i borghi permette gi\u00e0 di riequilibrare la situazione, che oggi va dall\u2019eccesso delle citt\u00e0 sovrappopolate a quello delle zone interne desertificate. Senza creare nuovo pendolarismo, ovviamente, perch\u00e9 sarebbe assurdo. La regola principale, inoltre, deve rimanere quella dello stop al consumo di suolo di cui abbiamo parlato prima: si ristruttura ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 e non si costruisce nulla di nuovo.<\/p>\n<p><strong>Chiudiamo tornando sulla transizione ecologica italiana. Lei \u00e8 d\u2019accordo con l\u2019allarme in merito ai suoi possibili costi?<br \/>\n<\/strong>Avverto il gioco a spaventare le persone in merito al fatto che la transizione ecologica coster\u00e0 un sacco di soldi. Io penso che non tutto si misura con i soldi e che la sofferenza che ci procurer\u00e0 il cambiamento climatico non potr\u00e0 nemmeno essere quantificata. Basta chiedere a chi, quest\u2019estate, ha avuto la casa incendiata o travolta da un\u2019alluvione come \u00e8 accaduto in Germania. Ragionando a posteriori, molta gente si direbbe disponibile a pagare dieci centesimi in pi\u00f9 la corrente per evitare domani di avere un fiume che entra in salotto.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/mercalli-crescita-verde-cingolani\/\">https:\/\/www.micromega.net\/mercalli-crescita-verde-cingolani\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da MICROMEGA (Ylenia Sina) Intervista al climatologo Luca Mercalli. \u201cLa risposta dell\u2019Italia in tema di contrasto ai cambiamenti climatici non \u00e8 all\u2019altezza della sfida. La questione ambientale \u00e8 gi\u00e0 oggi ben pi\u00f9 grave della pandemia. Per il clima non esiste vaccino\u201d. \u201cBisogna cambiare paradigma economico: la crescita infinita in un mondo finito non \u00e8 possibile. Questo, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che \u00e8 un fisico, dovrebbe saperlo. 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