{"id":67369,"date":"2021-09-24T10:00:42","date_gmt":"2021-09-24T08:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67369"},"modified":"2021-09-24T09:04:17","modified_gmt":"2021-09-24T07:04:17","slug":"narcotraffico-e-capitalismo-criminale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67369","title":{"rendered":"Narcotraffico e capitalismo criminale"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ECONOMIA E POLITICA (Rosario Patalano)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>Il commercio di droga su larga scala e con metodi di gestione capitalistici \u00e8 una invenzione del colonialismo inglese: l\u2019<em>Est India Company\u00a0 <\/em>costru\u00ec sul traffico di oppio verso la Cina gran parte della sua potenza politica ed economica<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. In due articoli per il <em>New York Daily Tribune<\/em> del settembre 1858, Karl Marx cos\u00ec descrive sinteticamente, ma con grande efficacia, l\u2019evoluzione del turpe commercio gestito dai mercanti inglesi:<\/p>\n<p><em>Prima del 1767, le quantit\u00e0 di oppio esportate dall\u2019India non superavano le 200 casse da 133 libbre l\u2019una. In Cina l\u2019oppio era ammesso come medicinale dietro pagamento di un dazio di tre dollari la cassa, e a quell\u2019epoca il quasi monopolio della sua importazione nell\u2019Impero era detenuto dai portoghesi che si procuravano la droga in Turchia. [\u2026]<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Alimentato dalla Compagnia delle Indie orientali, invano combattuto dal governo centrale di Pechino, il traffico d\u2019oppio assunse gradualmente proporzioni sempre pi\u00f9 vaste fino ad assorbir nel 1816 due milioni e mezzo di dollari. L\u2019apertura del commercio indiano in quell\u2019anno \u2013 con la sola eccezione del commercio del t\u00e8, di cu la Compagnia delle Indie orientali mantenne il monopolio \u2013 diede nuovo e vigoroso impulso alle iniziative dei contrabbandieri inglesi. Nel 1820 il numero di casse contrabbandate in Cina era salito a 5147, nel 1821 a 7000, nel 1824 a 12.639<\/em><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Quando il governo imperiale cinese inaspr\u00ec i divieti sulla importazione di droga, la potenza coloniale britannica reag\u00ec con la forza scatenando le due guerre dell\u2019oppio (1839\u20131842: 1856\u20131860) costringendo la Cina a tollerare il commercio dell\u2019oppio, che contribu\u00ec alla distruzione dell\u2019assetto sociale e politico cinese. L\u2019Impero britannico nell\u2019Estremo Oriente us\u00f2 di fatto gli stessi metodi di un <em>Narco-Stato<\/em> conseguendo laute entrate per compensare la bilancia commerciale verso la Cina, largamente deficitaria<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>La tabella 1 descrive l\u2019andamento delle importazioni di oppio dall\u2019India verso la Cina tra il 1650 e il 1880.<\/p>\n<p><strong>Tab. 1. Esportazioni di oppio dall\u2019India in Cina, in tonnellate metriche<\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13852\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/ESPORTAZIONI-1024x512.png\" alt=\"\" width=\"674\" height=\"337\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Fonte: UNODC, 2008:175<\/p>\n<p>La tolleranza dei governi colonialisti occidentali verso il consumo di oppio cominci\u00f2 a declinare all\u2019inizio del XX secolo, quando il consumo di stupefacenti si stava diffondendo anche negli stessi paesi occidentali. Furono gli Stati Uniti, particolarmente colpiti dal crescente consumo di oppio, diffuso nel paese dagli immigrati cinesi, che sollecitarono una conferenza internazionale sul traffico di stupefacenti, tenuta a Shanghai nel 1909. Nel 1912 la conferenza de L\u2019Aia approv\u00f2 una prima convenzione internazionale sul traffico di droga, sottoscritta da Germania, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Persia, Portogallo, Russia e Siam, con la quale si stabiliva che:<\/p>\n<p><em>gli Stati firmatari devono compiere i loro migliori sforzi per controllare, o per incitare al controllo di tutte le persone che fabbrichino, importino, vendano, distribuiscano ed esportino morfina, cocaina, e loro derivati, cos\u00ec come i rispettivi locali dove queste persone esercitino tale industria o commercio<\/em><\/p>\n<p>La convenzione de L\u2019Aia fu recepita nel Trattato di Versailles e ulteriori restrizioni furono adottate alla conferenza di Ginevra del 1925, con la quale fu istituito un organo di controllo internazionale nell\u2019ambito della <em>Lega delle Nazioni<\/em> (<em>International Narcotics Control Board<\/em>), ma il solo paese a introdurre leggi severamente proibizioniste furono gli Stati Uniti (<em>Harrison Narcotics Act<\/em> del 1914; <em>Heroin Act<\/em> del 1924; <em>Marihuana Tax Act<\/em> del 1937), mentre in altri paesi invece non furono varate leggi specifiche proibizioniste sul consumo e la produzione di droga, lasciando mano libera ai trafficanti.<\/p>\n<p>Nel secondo dopoguerra, i flussi di traffico di droga, soprattutto eroina, invertirono la rotta, dirigendosi non pi\u00f9 verso il mercato cinese, ma verso l\u2019Europa e gli Stati Uniti.\u00a0 Il Mediteranno fu al centro di questo traffico. L\u2019oppio prodotto soprattutto in Turchia, transitava attraverso la Siria per giungere a Beirut e infine a Marsiglia dove veniva raffinato illegalmente sotto il controllo della criminalit\u00e0 corsa ed esportato negli Stati Uniti. Un\u2019altra parte di materia prima, tramite l\u2019intermediazione della mafia siciliana, veniva raffinata da imprese farmaceutiche italiane (in assenza di una legislazione repressiva), per essere poi esportata anch\u2019essa verso il mercato americano. L\u2019ingresso negli Stati Uniti avveniva sia direttamente attraverso il porto di New York, controllato da Cosa Nostra, o attraverso l\u2019America Latina o il Canada, sotto il controllo della criminalit\u00e0 corsa. Cuba e Tangeri, rispettivamente sotto il controllo di Cosa Nostra e dei corsi-marsigliesi, fungevano da principali luoghi di stoccaggio<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni Settanta, il consumo di droghe, negli Stati Uniti soprattutto, era cresciuto esponenzialmente, complice da un lato la cultura <em>hippy<\/em> e dall\u2019altro il difficile reinserimento nella vita civile dei soldati reduci dal Vietnam, dove il consumo di droga, soprattutto marijuana ed eroina, era stato tollerato e anche incentivato dalle autorit\u00e0 militari. Questa situazione di emergenza spinse il governo americano ad iniziative diplomatiche dirette a reprimere i luoghi di origine del traffico, sia in Francia sia in Turchia. La rete di trafficanti marsigliesi fu smantellata e il governo turco attu\u00f2 una drastica repressione contro i produttori di oppio. Tuttavia, queste azioni ebbero l\u2019effetto di spostare le aree di coltivazione dalla Turchia, all\u2019Iran, all\u2019Afghanistan e al Pakistan (la cosiddetta <em>Mezzaluna d\u2019Oro<\/em>), sotto il controllo di coltivatori di etnia <em>pashtun<\/em>. Attraverso l\u2019intermediazione di bande curde, una parte della produzione di oppio veniva raffinato clandestinamente in laboratori turchi e siriani, per giungere attraverso i Balcani nel cuore dell\u2019Europa. Un\u2019altra parte giungeva direttamente in Sicilia, dove veniva raffinata e trafficata negli Stati Uniti. Dopo l\u2019eliminazione dei clan corsi, Cosa Nostra, infatti, aveva assunto il controllo del traffico di droga verso gli Stati Uniti, facendo della Sicilia la principale base di raffinazione e di stoccaggio. Furono poi i trafficanti della Mafia siciliana e di Cosa Nostra ad inserire i produttori del Sud Est Asiatico, fino agli anni Settanta ai margini, nel circuito del traffico internazionale. A determinare l\u2019ascesa del cosiddetto <em>Triangolo d\u2019Oro<\/em>, l\u2019area montuosa compresa nelle zone di confine fra la Birmania, il Laos e la Thailandia, fu soprattutto la qualit\u00e0 del prodotto creato nei laboratori clandestini, la sofisticata <em>eroina bianca numero 4<\/em>, nettamente superiore alla grezza eroina base, detta <em>Brown Sugar, <\/em>e largamente consumata dalle truppe americane in Vietnam.<\/p>\n<p>Il predominio della Mafia siciliana e di Cosa Nostra nel traffico di droga si esaur\u00ec alla fine degli anni Ottanta, per passare sotto il controllo della criminalit\u00e0 cinese, curda o portoricana, attraverso contatti diretti con i produttori sia della Mezzaluna d\u2019Oro che del Triangolo d\u2019Oro,<\/p>\n<p>Gli anni Ottanta segnarono anche l\u2019ascesa della cocaina e dei produttori e trafficanti sudamericani, inaugurando un nuovo e ricchissimo canale di traffico verso gli Stati Uniti e l\u2019Europa. I flussi di traffico, sempre pi\u00f9 intesi a partire dagli anni Novanta, partivano dalle coltivazioni di coca in Bolivia, Per\u00f9 e Colombia per giungere nei mercati di consumo attraverso gli espedienti pi\u00f9 ingegnosi. La particolarit\u00e0 dei narcos colombiani consisteva proprio nella loro capacit\u00e0 di mimetizzare il traffico illecito con varie tecniche, utilizzando soprattutto il trasporto con piccoli aerei grazie a piste clandestine costruite nel cuore della giungla,\u00a0 e garantirsi l\u2019immunit\u00e0 con una sofisticata macchina di intimidazione e corruzione, giungendo fino alle pi\u00f9 alte sfere istituzionali. Il traffico si svolse prima sotto l\u2019egemonia dei cartelli colombiani, e poi dopo la repressione imposta dalle autorit\u00e0 statunitensi, sotto il controllo dei trafficanti messicani, che, all\u2019inizio del nuovo millennio, ampliarono il giro di affari producendo anche marijuana, eroina, metanfetamina ed altre droghe sintetiche da immettere nel mercato americano ed europeo.<\/p>\n<p>La lotta al traffico di stupefacenti, nota come <em>war on drugs<\/em>,che prevedeva non solo la repressione del traffico all\u2019interno degli Stati Uniti, ma anche iniziative militari ed operazioni di polizia nei paesi produttori<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> (distruzione di piantagioni utilizzando la fumigazione con potenti diserbanti cancerogeni) e incentivi per convertire le culture di coca in coltivazioni legali<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>, ha contribuito a diffondere e differenziare pi\u00f9 che eliminare le fonti di produzione delle droga, \u00a0sostituendo i centri smantellati con nuovi centri in altre aree geografiche e generando quello che in letteratura \u00e8 stato definito come <em>balloon effect<\/em>, perch\u00e9 la produzione di droga passa da un\u2019area geografica all\u2019altra come un palloncino che si sgonfia in un punto per rigonfiarsi in un altro<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>.\u00a0 Cos\u00ec tra gli anni Ottanta e Novanta, la Colombia sostitu\u00ec gran parte della produzione persa nei paesi andini, guadagnando il ruolo di primo produttore di coca, raggiungendo nel 2000 oltre il 90% della offerta mondiale<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>, e i paesi dell\u2019America Centrale (Panama in particolare) con il Messico si sostituirono ai Caraibi come principale via di transito verso i mercati di sbocco, creando due nuove vie di commercio illecito attraverso il Pacifico (<em>Pacific Corridor<\/em>) e il Golfo del Messico<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>La caratteristica del traffico di droga nel nuovo millennio \u00e8 proprio la differenziazione delle fonti di approvvigionamento e la enorme diversificazione dei prodotti, non solo oppiacei o cocaina, ma anche la diffusione crescente di oppioidi semisintetici e sintetici.<\/p>\n<p>Le tabelle 2 e 3 mostrano la capacit\u00e0 produttiva di oppio in Asia nell\u2019ultimo decennio, dove si nota il primato assoluto dell\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p><strong>Tab. 2. Coltivazioni illegali di oppio in Asia (in miglia di ettari) 2007-2020<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13863\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.21.22.png\" alt=\"\" width=\"970\" height=\"198\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC, 2021: Statistical Annex; Narcotics Control Report, 2021<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tab. 3. Produzione potenziale di oppio in Asia (in tonnellate) 2007-2020<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13864\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.22.45.png\" alt=\"\" width=\"968\" height=\"173\" \/><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:UNODC, 2021 :Statistical Annex; Narcotics Control Report, 2019, vol. I: 23<\/p>\n<p>Le tabelle 4 e 5 descrivono invece la capacit\u00e0 produttiva dell\u2019America Latina di coca, sempre nell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p><strong>Tab. 4. Coltivazioni illegali di coca (in ettari) 2007-2019<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13853\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/COLTIVAZIONI-1024x446.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"446\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC, 2021: Statistical Annex; Narcotics Control Report, 2019, vol. I: 23<\/p>\n<p><strong>Tab. 5. Produzione potenziale di cocaina pura (in tonnellate) 2007-2019<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13854\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/PRODUZIONE-1024x552.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"552\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC, 2021; Statistical Annex; Narcotics Control Report, 2021, vol. I: 23<\/p>\n<p>Il primato dell\u2019Afghanistan \u00e8 confermato anche nella produzione di eroina (tabella 6).<\/p>\n<p><strong>Tab. 6. Produzione potenziale di eroina (in tonnellate) 2007-2019<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13866\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.23.47.png\" alt=\"\" width=\"953\" height=\"249\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: Narcotics Control Report, 2021, vol. I: 23<\/p>\n<p>Mentre per la cannabis il primate della produzione spetta al Marocco (con 72.781 tonnellate) seguito dal Messico (con 11.000 tonnellate), nel periodo 2012-2017 (tabella 7).<\/p>\n<p><strong>Tab. 7. Produzione di cannabis 2012-2017 (in tonnellate)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13867\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.24.41.png\" alt=\"\" width=\"363\" height=\"526\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Fonte: UNODC, 2019<\/p>\n<p>Nonostante che il consumo di cannabis sia il pi\u00f9 diffuso al mondo, non esistono informazioni complete sulle coltivazioni e sulla produzione complessiva, questo in gran parte \u00e8 dovuto alla estrema variet\u00e0 delle specie botaniche e dei derivati<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> e alla difficolt\u00e0 di individuare le coltivazioni spesso localizzate in zone inaccessibili o disseminate in micro-coltivazioni che sfuggono a qualsiasi controllo sistematico. Solo una parte della capacit\u00e0 produttiva viene individuata attraverso l\u2019attivit\u00e0 repressiva che porta alla individuazione e alla successiva eliminazione di piantagioni o sequestri di raccolti pronti per essere avviati ai canali di spaccio. Del resto negli ultimi anni le tecniche di coltivazione sono diventate particolarmente sofisticate, adottando anche procedura di modifica genetica per aumentare le rese per ettaro e potenziare l\u2019efficacia del principio attivo contenuto nella pianta<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Sugge ad una quantificazione statistica attendibile anche l\u2019ammontare della produzione di droghe sintetiche calcolabile per approssimazione solo attraverso l\u2019ammontare di sequestri.<\/p>\n<p>Attraverso itinerari complessi che richiedono rilevanti capacit\u00e0 organizzative e di programmazione, che solo organizzazioni complesse possono avere, la droga raggiunge i mercati di sbocco per inondare il mercato negli infiniti e sfuggenti rivoli dello spaccio, soddisfacendo una domanda sempre pi\u00f9 avida.<\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni Settanta, in un rapporto sul consumo di droga del Congresso degli Stati Uniti si definiva \u201cl\u2019eroinomania \u00e8 un problema essenzialmente americano\u201d<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>, dieci anni dopo il senatore Joe Biden sottolineava che il primato americano era stato largamente superato dai dati europei sulla percentuale di tossico dipendenti e di morti per droga<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>. \u00a0Le societ\u00e0 opulente di Stati Uniti, Europa ed Oceania sono i pi\u00f9 rilevanti mercati di sbocco del traffico di droga, ma non gli unici mercati, in quanto il consumo \u00e8 in aumento, seppur con modalit\u00e0 differenti, anche in Africa e in Asia.<\/p>\n<p>Nel 2018 si stima che 269 milioni di persone tra i 15 e i 64 anni hanno almeno una volta fatto uso di sostanze stupefacenti, una cifra che \u00e8 pari al 5,4 per cento della popolazione mondiale. Nel 2009 erano 210 milioni, pari al 4,4 per cento della popolazione mondiale. In poco meno di dieci anni la popolazione che usa stupefacenti, anche occasionalmente, \u00e8 aumentata del 30 per cento, in parte per effetto dell\u2019incremento demografico (aumenta dello stesso periodo del 10 per cento). Si stima che nel 2030, fermo restando la domanda e per solo effetto della crescita demografica, 200 milioni di persone avranno utilizzato sostanze stupefacenti per almeno una volta, cifra corrispondente al\u201911 per cento della popolazione mondiale. \u00a0I dati disponibili mostrano una supremazia dei derivati dell\u2019oppio e della cannabis<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>, a cui si aggiunge, in continuo aumento l\u2019uso di droghe sintetiche, soprattutto in Nord America. Le tabelle 8 e 9 mostrano in dettaglio lo stato della domanda di stupefacenti in valore assoluto e nelle relative percentuali.<\/p>\n<p><strong>Tab. 8. Prevalenza (numero di casi) nell\u2019uso di droga (dati in migliaia, migliori stime, et\u00e0 15-64 anni). Anno 2019<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13869\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.26.43.png\" alt=\"\" width=\"840\" height=\"369\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC World Drugs Report 2021<\/p>\n<p><strong>Tab. 9. Prevalenza nell\u2019uso di droga (dati in percentuale, numeri di casi \/ popolazione 15-64 anni, migliori stime). Anno 2019<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13870\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.27.23.png\" alt=\"\" width=\"780\" height=\"401\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC World Drugs Report 2021<\/p>\n<p>L\u2019analisi dell\u2019andamento dei prezzi medi mostra una prevalente tendenza alla loro diminuzione, evidenziando il peso della crescente offerta e della sua ampia differenziazione (tabelle 10 -13).<\/p>\n<p><strong>Tab. 10. Prezzo medio al dettaglio dell\u2019eroina per grammo (in blu) e prezzo medio all\u2019ingrosso dell\u2019eroina per chilogrammo (in rosso) in Europa (in euro, media deflazionata anno base 2017, paesi dell\u2019Unione Europea, Norvegia e Svizzera)<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13855\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/PREZZO-1024x486.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"486\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC 2019<\/p>\n<p><strong>Tab. 11. Prezzo medio al dettaglio della cocaina per grammo (linea blu) e prezzo medio all\u2019ingrosso della cocaina per chilogrammo (linea rossa) in Europa (in euro, media deflazionata anno base 2017, paesi dell\u2019Unione Europea, Norvegia e Svizzera)<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13856\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/PREZZO-MEDIO-1024x516.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"516\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC 2019<\/p>\n<p><strong>Tab. 12. Prezzo medio al dettaglio dell\u2019eroina per grammo (linea blu) e prezzo medio all\u2019ingrosso dell\u2019eroina per chilogrammo (linea rossa) negli USA (in dollari, media deflazionata anno base 2017)<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13857\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/PREZZOCOCAINA-1024x553.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"553\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC 2019<\/p>\n<p><strong>Tab. 13. Prezzo medio al dettaglio della cocaina per grammo (linea blu) e prezzo medio all\u2019ingrosso della cocaina per grammo (linea rossa) negli USA (in dollari, media deflazionata anno base 2017)<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13858\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/COCAINA-1024x541.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"541\" \/><\/figure>\n<p>Fonte: UNODC 2019<\/p>\n<p>La distribuzione dei profitti tra i vari partecipanti alla catena produttiva e distributiva, che coinvolge i coltivatori locali, i trafficanti che assicurano il trasporto della droga, i grossiti e infine le organizzazioni di spaccio al dettaglio, \u00e8 fortemente asimmetrica, privileggindo l\u2019ultimo stadio della catena distributiva e penalizzando fortemente i produttori, in genere contadini coltivatori, spesso del tutto ignari dei lauti giadagni legati al loro lavoro. La tabella 18 mostra la distribuzione dei profitti lordi nella produzione e traffico di cocaina. Come si pu\u00f2 notare la distribuzione dei profitti \u00e8 correlata al livello di rischio che \u00e8 pi\u00f9 elevato nella distribuzione al dettaglio, e relativamente minimo per i <em>cocaleros<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Tab. 18. Distribuzione in percentuale dei profitti lordi nel traffico di cocaina (anno 2009)<\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13859\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/PROFITTI-1024x614.png\" alt=\"\" width=\"610\" height=\"365\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Fonte: UNODC, World Drugs Report 2010<\/p>\n<p>Le tabelle 19 e 20 mostrano il peso economico del traffico di droga negli Stati Uniti e in Europa negli ultimi decenni. Si pu\u00f2 notare che negli Stati Uniti il volume di affari rappresentato dal traffico di droga si \u00e8 ridotto sensibilmente nel nuovo millennio, in Europa, invece, il dato di riduzione del peso economico dei narcotraffico \u00e8 meno drastico. Secondo un rapporto dell\u2019<em>United Nations Drug Control Program <\/em>(UNDCP), negli stessi anni Novanta il valore in dollari USA del traffico di stupefacenti negli Stati Uniti, superava il valore del debito estero dei paesi andini, della Colombia e del Venezuela.<\/p>\n<p><strong>Tab. 19. Consistenza del traffico di droga nell\u2019economia degli Stati Uniti<\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13871\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.28.38.png\" alt=\"\" width=\"549\" height=\"201\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Fonte:\u00a0 UNODC, 2017, <em>The drug problem and organized crime<\/em>: 24<\/p>\n<p><strong>Tab. 20. Consistenza del traffico di droga nell\u2019economia dell\u2019Unione Europea<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13872\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.29.30.png\" alt=\"\" width=\"518\" height=\"180\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Fonte:UNODC, 2017,<em>The drug problem and organized crime<\/em>: 24<\/p>\n<p>Non esistono dati certi sul peso che il narcotraffico ha sui redditi criminali; una stima pi\u00f9 rigorosa \u00e8 contenuta nel rapporto <em>Gli investimenti della mafia<\/em>, curato dai ricercatori di <em>Transcrime<\/em>, un centro di ricerca dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. \u00a0Le stime proposte in questa indagine sono sintetizzate nella tabella 21, in cui si evidenzia che la fonte di reddito pi\u00f9 importante, dopo le estorsioni, \u00a0per il crimine organizzato \u00e8 costituita dal traffico di droga.<\/p>\n<p><strong>Tabella 4.3. Stime ricavi attribuibili alle organizzazioni criminali (in milioni di euro, 2013)<\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13873\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Schermata-2021-09-23-alle-18.30.03.png\" alt=\"\" width=\"591\" height=\"263\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Fonte: elaborazione Transcrime, 2013: 73<\/p>\n<p>\u00c9 certo quindi che il narcotraffico \u00e8 uno degli elementi centrali del processo di accumulazione che \u00e8 alla base del capitalismo criminale. La diffusione e il rafforzamento di questo tipo di capitalismo negli ultimi decenni \u00e8 stato favorito dai processi di liberalizzazione finanziaria che hanno reso possibile la moltiplicazione della ricchezza accumulata illecitamente e il suo reinvestimento, mediante sofisticati metodi di riciclaggio, in attivit\u00e0 finanziarie e produttive lecite.<\/p>\n<p>Il capitalismo criminale, alimentato prevalentemente dal narcotraffico, crea consenso sociale, delimita un blocco sociale, che assume un ruolo non sempre marginale nel contesto della frammentata realt\u00e0 sociale del modo di produzione capitalistico contemporaneo. Il bLocco sociale \u00e8 costituito da un nucleo centrale formato da gruppi criminali attivi sui mercati illeciti, intorno ai quali si aggregano imprenditori di origine criminale che hanno accesso alle risorse pubbliche e gestiscono attivit\u00e0 legali, nuclei di burocrazia corrotta e di ceto politico colluso che rendono accessibile alla criminalit\u00e0 le risorse pubbliche sotto il loro controllo,\u00a0 elementi della borghesia professionale che stabiliscono una cintura protettiva, facilitando le attivit\u00e0 di riciclaggio, fornendo servizi di consulenza, non solo di natura legale, approntando i meccanismi di consenso e legittimazione del potere criminale, masse di sottoproletariato (locali e forniti dall\u2019immigrazione. clandestina e non) impiegate come manodopera nelle attivit\u00e0 legali o come manovalanza in quelle illegali e sommerse.<\/p>\n<p>Se si volesse individuare una figura simbolo del capitalismo criminale nessuno meglio del narcotrafficante colombiano Pablo Emilio Escobar potrebbe rappresentare la forza pervasiva e la potenza politica acquisita in quel continente dalle organizzazioni criminali. All\u2019apice della sua ascesa, nel 1983, Escobar era a capo del principale cartello di narcotrafficanti, il <em>Cartello di Medellin<\/em>, con un patrimonio stimato di circa 40 miliardi di dollari<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>, occupava un seggio alla Camera dei Rappresentati colombiana, godeva di ampio seguito popolare con la sua fama di benefattore del popolo: di fatto era stato capace di coagulare intorno a se un ampio blocco sociale che legava i diseredati dei <em>barrios<\/em>, alla classe media complice e compiacente, ai ceti politici corrotti. Quando il suo potere cominci\u00f2 a declinare, Escobar, in modo molto simile alla mafia siciliana dei Corleonesi, attu\u00f2 una strategia stragista colpendo giudici, esponenti delle forze dell\u2019ordine, giornalisti e persino candidati alle presidenziali colombiane, sostituendo il volto del dominio violento a quello del consenso.<\/p>\n<p>Il narcotraffico non alimenta solo la sofisticata macchina di corruzione che giunge fino alle pi\u00f9 alte sfere istituzionali, come mostra la vicenda di Pablo Escobar, ma rappresenta in alcune regioni l\u2019unica forma di economia di sussistenza. Un esempio \u00e8 offerto dalla \u00a0Bolivia, dove i <em>cocaleros, <\/em>i coltivatori di coca, hanno creato un loro sindacato per difendere i loro interessi.\u00a0 Nella catena del valore del narcotraffico i coltivatori sono da sempre i pi\u00f9 svantaggiati, colpiti sia dalla violenza criminale che dalla azione repressiva dello Stato, condotta, come si \u00e8 detto, anche in modo indiscriminato colpendo con diserbanti la stessa possibilit\u00e0 di riconversione futura delle culture<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>. La forza del sindacato ha consentito l\u2019elezione di Ivo Morales, loro leader, alla presidenza della Bolivia nel 2006, con l\u2019obiettivo politico di tutelare gli interessi dei coltivatori di coca. Il governo boliviano ha cos\u00ec varato provvedimenti sulla depenalizzazione dell\u2019uso della foglia di coca per la masticazione e per usi farmaceutici, riducendo progressivamente le culture illegali che superano tale fabbisogno con incentivi offerti ai <em>cocaleros <\/em>per favorire la produzione di culture alimentari. Questa strategia, accompagnata da programmi di formazione agronomica e dalla costruzione di infrastrutture per favorire il trasporto e la commercializzazione dei prodotti agricoli legali, ha causato una riduzione della superficie coltivata a coca da 31.000 a 20.000 ettari in sei anni. Si tratta comunque di successi limitati che non intaccano il blocco socio-economico rappresentato dal narcotraffico e che certamente la crisi pandemica ha contribuito a rafforzare<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Come la vicenda dei talebani vittoriosi in Afghanistan dimostra, il peso del narcotraffico ha ormai una valenza globale, investendo direttamente anche questioni essenziali di geopolitica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Riferimenti<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Arlacchi, Pino. 2007. <em>La mafia imprenditrice. Dalla Calabria al centro dell\u2019inferno<\/em>, Milano: Il Saggiatore.<\/p>\n<p>Bagley, Bruce. 2012. \u201cDrug Trafficking and Organized Crime in the Americas: Major Trends in the Twenty-First Century\u201d, <em>Woodrow Wilson Center Update on the Americas.<\/em><\/p>\n<p>Biden, Joseph R., 1980. <em>The Sicilian Connection: Southwest Asian Heroin en Route to the United States<\/em>,\u00a0 Report of Senator J. R. Biden to the U.S. Senate Committee on Foreign Affairs,Washington, D.C.<\/p>\n<p>Chouvy Pierre-Arnaud, 2019. \u201cCannabis cultivation in the world: heritages, trends and challenges\u201d, <em>EchoG\u00e9o<\/em>, 48 | 2019, pp. 1-20.<\/p>\n<p>Cusano, Pina \u2013 Innocenti, Piero. 1996. <em>Le organizzazioni criminali nel mondo<\/em>. Roma: Editori Riuniti.<\/p>\n<p>Deming, Sarah. 2011. \u201cThe Economic Importance of Indian Opium and Trade with China on Britain\u2019s Economy, 1843 \u2013 1890\u201d, <em>Whitman College Economics Working Papers <\/em>No. 25, Spring 2011.<\/p>\n<p>Derks, Hans. 2012. <em>History of the Opium Problem. The Assault on the East, ca. 1600-1950<\/em>. Leiden: Brill.<\/p>\n<p>Marx, Karl \u2013 Engels, Friedrich. 1970. <em>India, Cina, Russia<\/em>, Milano: Il Saggiatore.<\/p>\n<p>McCarthy, Dennis M.P. 2011. <em>An economic history of organized crime: a national and transnational approach, <\/em>London-New York: Routledge.<\/p>\n<p>Mora, Frank O. 1996. \u201cVictims of the Balloon Effect: Drug Trafficking and the U.S. Policy in Brazil and the Southern Cone of Latin America\u201d. <em>The Journal of Social, Political, and Economic Studies<\/em> 21.2, pp. 115\u2013122.<\/p>\n<p>Murphy, Morgan F. \u2013 Steele Robert H. 1971. <em>The World Heroin Problem; Report of Special Study Mission<\/em>, House of Representatives, Committee on Foreign Affairs, Washington, D.C.<\/p>\n<p>Narcotics Control Report, 2019. <em>International Narcotics Control Strategy Report<\/em>, Washington: United States Department of State. Bureau of International Narcotics and Law Enforcement Affairs.<\/p>\n<p>Thoumi, Francisco E.\u00a02014. \u201cOrganized Crime in Colombia:\u00a0The Actors Running the Illegal\u00a0Drug\u00a0Industry\u201d, in <em>The Oxford Handbooks of Organized Crime <\/em>(a cura di Letizia Paoli), Oxford: Oxford University Press, pp. 177-195.<\/p>\n<p>Transcrime. 2013. <em>Gli investimenti delle mafie<\/em>, Progetto PON Sicurezza, 2007-2013.<\/p>\n<p><a>UNODC. 2008. <em>World Drug Report, <\/em>United Nations. Office on Drugs and Crime, Wien.<\/a><\/p>\n<p>UNODC. 2010. <em>World Drug Report, <\/em>United Nations. Office on Drugs and Crime, Wien.<\/p>\n<p>UNODC. 2017. World Drug Report, United Nations. Office on Drugs and Crime, Wien.<\/p>\n<p>UNODC, 2017.<em>World Drug <\/em>Report<em>. The drug problem and organized crime,<\/em> United Nations. Office on Drugs and Crime, Wien.<\/p>\n<p>UNODC. 2019. World Drug Report, United Nations. Office on Drugs and Crime, Wien.<\/p>\n<p>UNODC. 2021. <em>World Drug Report, <\/em>United Nations. Office on Drugs and Crime, Wien.<\/p>\n<p>Vassilev, Rossen. 2010. \u201cChina\u2019s Opium Wars: Britain as the World\u2019s First Narco-State\u201d,\u00a0 <em>New Politics, <\/em>\u00a0volume 13, issue 1, pp. 75\u201380.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>Cfr. Derks, 2012.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Marx \u2013 Engels, 1970: 203-204.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Marx \u2013 Engels, 1970: 205-206.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cfr. Vassilev, 2010; Deming, 2011; Derks, 2012: 87-103.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Per la sua posizione geografica, l\u2019isola di Cuba rivestiva un ruolo strategico nell\u2019ambito del traffico di stupefacenti. I cartelli usarono i porti di Cuba, e le sue acque territoriali, come una sorta di base di interscambio per il trasporto della merce illecita in Europa e Nord America. Il regime castrista inizialmente non contrast\u00f2 queste attivit\u00e0, tollerando anche la presenza di laboratori di raffinazione e di piantagioni di marijuana sulla Sierra Maestra. La mediazione della criminalit\u00e0 organizzata serviva al regime cubano anche per superare l\u2019embargo favorendo commerci clandestini e il contrabbando. Molte imprese cubane furono direttamente coinvolte nel riciclaggio di denaro, i cui proventi venivano destinati a finanziare gruppi guerriglieri sudamericani legati al regime castrista. Alla fine degli anni Ottanta, il regime cominci\u00f2 a reprimere i traffici illeciti, colpendo anche esponenti castristi che ne erano implicati, come il generalo Arnaldo Ochoa, condannato a morte nel 1990.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Il caso pi\u00f9 eclatante fu, nel dicembre 1989, la deposizione e la cattura del presidente di Panama, Manuel Noriega, accusato di essere un narcotrafficante.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Cfr. Bagley, 2012.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> In termini pi\u00f9 rigorosi il \u201cBalloon Effect\u201d \u00e8 un termine economico che descrive cosa succede quando, data una funzione di offerta abbastanza elastica, riduzioni temporanee dell\u2019offerta portano a prezzi pi\u00f9 alti che a loro volta stimolano una maggiore offerta. Cfr. Mora, 1996; Bagley, 2012; 5-7.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Cfr. Bagley, 2012: 3; Thoumi, 2014: 183.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Cfr. McCarthy, 2011: 151-152 e Thoumi, 2014: 183-185.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>In genere la grande famiglia della cannabis viene prodotta per il consumo in erba (<em>marihuana, ganja, we<\/em>ed) o in resina (<em>hashish, chars\/charas<\/em>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Cfr. Chouvy, 2019: 3-4.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Murphy \u2013 Steele, 1971: 36.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Cfr. Biden, 1980: 1; Arlacchi, 2007: 187.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Cfr. UNODC Drugs Report 2019: 9.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Cfr. Transcrime, 2013.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Cfr. <em>Forbes Magazine<\/em>, 25 Luglio 1988: 64.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Negli anni Novanta, periodo di boom della produzione di coca, i prezzi di acquisto delle foglie di coca non superava i 50 dollari al quintale, sotto i 30 dollari la coltivazione non sarebbe stata pi\u00f9 remunerativa (Cusano \u2013 Innocenti, 1996: 120).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> L\u2019aumento della disoccupazione e la riduzione dell\u2019accesso alla formazione scolastica per le classi sociali pi\u00f9 deboli, conseguenze della pandemia,\u00a0 incrementeranno il ricorso alle coltivazioni illegali e al traffico di stupefacenti come unica fonte di reddito nei paesi produttori, aumentando i canali di accumulazione per la criminalit\u00e0 organizzata. Il lockdown pandemico ha anche agito da stimolo per introdurre nuove tecniche di spaccio e commercializzazione delle droghe, utilizzando massicciamente gli strumenti informatici (dark web e altro).<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/narcotraffico-e-capitalismo-criminale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ECONOMIA E POLITICA (Rosario Patalano) &nbsp; Il commercio di droga su larga scala e con metodi di gestione capitalistici \u00e8 una invenzione del colonialismo inglese: l\u2019Est India Company\u00a0 costru\u00ec sul traffico di oppio verso la Cina gran parte della sua potenza politica ed economica[1]. 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