{"id":67446,"date":"2021-09-28T09:00:02","date_gmt":"2021-09-28T07:00:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67446"},"modified":"2021-09-27T20:51:29","modified_gmt":"2021-09-27T18:51:29","slug":"tutte-le-illusioni-del-mito-della-meritocrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67446","title":{"rendered":"Tutte le illusioni del mito della meritocrazia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OSSERVATORIOGLOBALIZZAZIONE (Lorenzo Villani)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image jetpack-lazy-image jetpack-lazy-image--handled\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/osservatorioglobalizzazione.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/challenge-753479_960_720.png?fit=960%2C679&amp;ssl=1\" alt=\"meritocrazia\" width=\"960\" height=\"679\" data-lazy-loaded=\"1\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La presenza della retorica della meritocrazia si estende in ogni segmento del vivere individuale e collettivo finendo per condizionare il sistema di valori su cui si regge l\u2019intera dimensione sociale.<\/p>\n<p>La\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/il-falso-mito-della-meritocrazia-neoliberista\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"5599\">neutralizzazione dell\u2019ambito sociale<\/a>, coerentemente con quanto prevedeva la celebre frase di Margaret Thatcher secondo cui \u201c<strong>la societ\u00e0 non esiste<\/strong>\u201c, opera a favore di un meccanismo che tende ad isolare il singolo ed eliminare qualsiasi residuo di coscienza e appartenenza sociale. La presenza di una massa di individui isolati e anonimi necessita tuttavia della presenza di un ulteriore elemento: la competizione.<\/p>\n<p>La concorrenza fine a se stessa non rappresenta per\u00f2 il coronamento del processo che ha condotto alla situazione attuale. Al contrario, essa necessita di un elemento ulteriore. Il fatto, cio\u00e8, che la competizione sia governata da una precisa logica finalizzata a regolare i suoi ritmi e le sue dinamiche: la meritocrazia.<\/p>\n<p>Questa logica rappresenta la principale linea di demarcazione tra chi \u00e8 considerabile come integrato e al passo con i ritmi richiesti e chi, in assenza di certi prerequisiti, viene relegato nella pi\u00f9 ampia massa di esclusi.<\/p>\n<p>Sono molteplici gli elementi che contraddistinguono la nostra epoca rispetto a quelle precedenti.<\/p>\n<p>La<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/il-lavoro-ai-tempi-del-neoliberismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"610\">\u00a0precariet\u00e0 lavorativa<\/a>\u00a0rappresenta la fonte capace di generare incertezza e rassegnazione, elementi che delineano un sistema che tende a relegare gli strati della popolazione pi\u00f9 giovani ad un futuro di instabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La minaccia del declassamento di quella che in passato veniva individuata sotto l\u2019etichetta di classe media \u00e8 ormai un pericolo concreto che spaventa quote rilevanti della popolazione. Queste ultime, alla luce dell\u2019impossibilit\u00e0 di vivere secondo le aspettative e le esigenze della propria classe di appartenenza, vivono nel mezzo della polarizzazione tra impoverimento e sopravvivenza.<\/p>\n<p>Alla luce di una societ\u00e0 che appare radicalmente differente rispetto alle forme che le erano proprie fino a pochi decenni prima, \u00e8 visibile la pluralit\u00e0 di fratture che risiedono all\u2019interno del nostro sistema sociale. Fratture che, in particolare, emergono sia sul versante dei rapporti di forza che si palesano in termini di diseguaglianze economiche che separano le diverse classi sociali, sia in<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/quella-voce-dei-giovani-che-la-politica-si-ostina-a-non-ascoltare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"4565\">\u00a0ambito di divari in termini generazionali<\/a>. Su quest\u2019ultimo punto, sono numerose le tesi che intendono evidenziare la differenza che intercorre tra le giovani generazioni e quelle pi\u00f9 anziane. A tale proposito, la retorica meritocratica pu\u00f2 essere considerata come un mezzo per dissimulare il fallimento politico consistente nella condanna di intere generazioni ad un futuro ineguale a quello dei propri padri<\/p>\n<p>La meritocrazia si presenta quindi come uno strato del sistema della cultura dominante avente il fine di legittimare lo sfruttamento e le diseguaglianze sotto la falsariga dei successi individuali. Tuttavia, all\u2019interno di una simile narrazione \u00e8 possibile scorgere delle contraddizioni.<\/p>\n<p>Ai fini della comprensione dei lineamenti generali del concetto in questione \u00e8 dunque utile sottoporre alcune domande al professor\u00a0<strong>Salvatore Cingari<\/strong>, autore del libro \u201c<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/meritocrazia-libro-salvatore-cingari\/e\/9788823022331\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>La Meritocrazia<\/em>\u201d (Ediesse, 2020<\/a>) e professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l\u2019Universit\u00e0 per Stranieri di Perugia.<\/p>\n<p><strong>La retorica meritocratica attraversa ogni ambito della vita sociale: dalle scuole alle universit\u00e0, dal lavoro al tempo libero. La pervasivit\u00e0 di una simile narrazione concorre alla formazione di un individuo capace di interiorizzare nel corso della sua crescita parametri di giudizio in linea con un\u2019interpretazione individualistica di ogni sua attivit\u00e0, dei suoi meriti e dei suoi demeriti. L\u2019apparato culturale neoliberista esige che il concetto di responsabilit\u00e0 venga declinato in senso individualista.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Viene dunque da pensare che l\u2019esistenza di una narrazione che si orienta nella direzione di una costante responsabilizzazione del singolo sia funzionale al mantenimento di precisi equilibri. In che modo il sistema di valori che ruota attorno alla meritocrazia \u00e8 necessario al funzionamento delle nostre societ\u00e0? Inoltre, il perenne pericolo del fallimento e del declassamento in che modo pu\u00f2 provocare danni sul tessuto sociale?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCome di recente ha sottolineato Nancy Fraser (Il vecchio muore, il nuovo non pu\u00f2 nascere nascere, ombre corte, 2021, ed. orig. 2019), il passaggio dall\u2019idea di eguaglianza a quella di meritocrazia ha segnato la conversione delle culture politiche di sinistra al neo-liberalismo progressista e cio\u00e9 il modo con cui tali soggetti, a cavallo fra anni novanta e svolta del millennio, han cercato di recuperare terreno elettorale rispetto al neo-liberismo conservatore. Il neo-liberismo veniva cos\u00ec declinato assieme ai diritti umani, ma sganciando questi ultimi dai temi dello sfruttamento di classe, di modo che non pi\u00f9 si trattava di emancipare la totalit\u00e0 della popolazione bensi di dare anche ai gruppi pi\u00f9 svantaggiati (le donne, le minoranze etniche, i ceti proletari) la possibilit\u00e0 dell\u2019inclusione ma solo per i migliori. In tal modo veniva giustificato il progressivo disinvestimento di risorse nel benessere pubblico, argomentando che esse dovevano per giustizia andare a chi se lo merita per talento e lavoro.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il declassamento son stati fatti studi specifici che mostrano come l\u2019ansia determinata dalle richieste di prestazione e dalla selettivit\u00e0 nell\u2019accesso al lavoro e al reddito comporta danni sociali ed economici ben superiori ai costi presuntamente attribuiti alla spesa pubblica. L\u2019angoscia, l\u2019ansia, la paura, determinano infatti malattie psichiche e conflittualit\u00e0 che non giovano alla produttivit\u00e0, se anche quest\u2019ultimo fosse un valore e neppure alla coesione sociale. Inoltre la precariet\u00e0 riguardo ai beni primari provoca una regressione verso i valori autoritari: intolleranza, maschilismo, omofobia, xenofobia. Anche cos\u00ec si spiega l\u2019evoluzione sovranista e persino fascista dei sistemi neo-liberali\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>Nel corso del suo sviluppo, il concetto di meritocrazia ha subito dei mutamenti. \u00c8 possibile individuare delle fasi principali che hanno consentito l\u2019applicazione di diverse chiavi di lettura del concetto?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u201cSe un giovane nato e cresciuto negli anni Novanta del secolo scorso leggesse la prefazione dell\u2019edizione italiana di\u00a0<em>The rise of meritocracy<\/em>\u00a0del 1962, uscita quattro anni dopo l\u2019originale inglese a firma di Michael Young, rimarrebbe sorpreso e spiazzato. Vedrebbe infatti che il sociologo olivettiano Cesare Mannucci definiva la \u201cmeritocrazia il contrario\u201d della democrazia. Young infatti, consacrando il lemma nel linguaggio politico occidentale, aveva raffigurato la meritocrazia, in un romanzo sociologico distopico, come una societ\u00e0 in cui attraverso test di intelligenza la popolazione \u00e8 divisa fra un \u00e9lite di dirigenti e una massa di diretti, dediti ai lavori manuali e domestici, inizialmente rassegnati alla loro minorit\u00e0 in quanto certificata dalla scienza psicometrica. Il racconto finisce con un\u2019insurrezione di una coalizione fra le donne dell\u2019\u00e8lite e i lavoratori assoggettati, all\u2019insegna della valorizzazione dei meriti\u00a0<em>differenti<\/em>\u00a0da quelli produttivisti, come ad esempio le occupazioni legate ai lavori di cura. Young infatti contestava il sistema scolastico inglese basato su un test di intelligenza ad undici anni, che, a prescindere dal contesto sociale di partenza, decideva i destini culturali ed esistenziali dei soggetti; l\u2019<em>Education act\u00a0<\/em>del 1944 era stato sostenuto anche dai laburisti in quanto visto come possibilit\u00e0 di mettere alla pari di fronte ad un esame tutti i ragazzi a prescindere dall\u2019estrazione sociale. L\u2019altro obiettivo critico era il produttivismo competitivo e dirigista della tarda et\u00e0 fordista a cui anche i laburisti, da cui Young era fuoriuscito da sinistra, avevano ceduto. L\u2019uguaglianza di opportunit\u00e0, secondo Young, in realt\u00e0 finiva per riprodurre la diseguaglianza.<\/p>\n<p>E del resto durante il ciclo di contestazione fra il 68 e il 77, la meritocrazia \u00e8 stata un bersaglio polemico topico, sia nell\u2019ambito scolastico formativo, sia in quello del lavoro. Nel primo veniva contestata l\u2019idea di una selettivit\u00e0 che non tenesse conto degli ambienti sociali di provenienza e che \u2013 come insegnava Bourdieu \u2013 finiva per riprodurre le gerarchie sociali esistenti anche nei contesti in cui vigeva la\u00a0<em>scuola unica<\/em>; nel secondo ambito, invece, si trattava di rifiutare un\u2019idea di retribuzione e di trattamento dei lavoratori sulla base di criteri autoritariamente decisi dai datori di lavoro. Ma anche nel\u00a0<em>Dizionario di politica<\/em>\u00a0Bobbio-Matteucci (dunque un testo di matrice non certo sessantottina e anti-liberale) del 1976 (UTET), il termine\u00a0<em>meritocrazia<\/em>\u00a0veniva ricostruito da Lorenzo Fischer rilevandone la venatura tendenzialmente negativa, che finiva per diventare una legittimazione della diseguaglianza rispetto a cui come antidoti valevano la teoria dei bisogni marxiana e appunto le tesi di Bourdieu sulla riproduzione sociale. Ma la cosa eclatante \u00e8 che ancora negli inoltrati anni Novanta lo scenario, almeno in Europa, non era cambiato: Romano Prodi, nell\u2019introdurre la traduzione della\u00a0<em>Terza via<\/em>\u00a0di Anthony Giddens, scriveva nel 1999 che il Welfare state andava riformato ma senza finire nella meritocrazia, essendo questa un\u2019idea neo-liberista. Lo stesso Giddens, in quel\u00a0 libro, era appunto ancora perplesso su quella prospettiva, che avrebbe invece abbracciato in modo deciso di l\u00ec a poco, passato il millennio.<\/p>\n<p>Ma allora come \u00e8 successo che il termine oggi sia considerato positivo nel dibattito politico e mediatico e nel senso comune diffuso? Il fatto \u00e8 che negli Stati Uniti, gi\u00e0 dalla sua prima ricezione, il termine inizia anche ad essere utilizzato in senso positivo, nel quadro dei primi segni di quel passaggio ad un\u2019economia postindustriale che privilegia le competenze e ritiene necessario dinamicizzare l\u2019offerta piuttosto che, keynesianamente, la domanda, investendo sull\u2019impresa e sulle eccellenze. E\u2019 in particolare il sociologo Daniel Bell che in un impegnato saggio del 1972,\u00a0<em>Meritocracy and equality<\/em>, utilizza il termine in chiave positiva, criticando l\u2019egualitarismo che si andava affermando nel paese, con la\u00a0<em>great society<\/em>\u00a0johnsoniana, con gli atti affermativi e con tutto un movimento di rivendicazione sociale e razziale che sembrava come incarnarsi in\u00a0<em>Una teoria della giustizia\u00a0<\/em>di John Rawls. Quest\u2019ultimo aveva sostenuto che le uniche diseguaglianze ammissibili erano quelle che apportavano un tale beneficio alla societ\u00e0 da costituire comunque un progresso di condizione per gli ultimi e che il merito andava riconosciuto come servizio alla comunit\u00e0 e non come motivo per acquisire maggiore potere o privilegi. Bell invece considerava tutte queste tendenze come distruttive del dna del liberalismo americano che a suo avviso era caratterizzato dalla promozione dell\u2019uguaglianza di opportunit\u00e0 e non di risultati. La meritocrazia veniva quindi qui non opposta al\u00a0<em>favoritismo<\/em>\u00a0o alle procedure di tipo ascrittivo per assegnare il potere (come essa emergeva nella tradizione della rivoluzione americana e francese sebbene in assenza del lemma), bens\u00ec all\u2019egualitarismo degli anni sessanta.<\/p>\n<p>In Europa quest\u2019ultima accezione, come si diceva sopra, tarda ad affermarsi, e bisogna aspettare la Terza via di Tony Blair che all\u2019inizio del nuovo millennio la inserisce nell\u2019immaginario delle stesse famiglie politiche di centrosinistra. Tramontate le idee di lotta di classe e di sfruttamento capitalistico, \u00e8 messa in crisi anche quella di redistribuzione, legata al pregiudizio dell\u2019inefficienza di uno stato che fornisce risorse a chi non pu\u00f2 fecondarle imprenditorialmente a vantaggio di tutta la societ\u00e0. La giustizia sociale viene ora vista soltanto nei termini di una gara di cui vengono garantite le regole di un gioco competitivo a cui tutti devono poter partecipare. E\u2019, questa, la stessa logica dell\u2019ordoliberismo, l\u2019ideologia di riferimento dell\u2019Unione europea, che va a confliggere con i principi redistributivi del costituzionalismo democratico. La meritocrazia sembrava inoltre rompere definitivamente con il mondo patriarcale e valorizzare le differenze come individuali talenti, con ci\u00f2 rimuovendo proprio l\u2019insegnamento di Young, che aveva spiegato come in realt\u00e0 il dominio del merito \u00e8 omologante in quanto valorizza solo determinati talenti: cio\u00e8 quelli richiesti dal potere dominante, escludendo le soggettivit\u00e0 divergenti e imponendo un modello antropologico. Oggi il modello antropologico imposto meritocraticamente \u00e8 evidentemente quello aziendalistico, basato su flessibilit\u00e0, adattabilit\u00e0 e competenze tecnologico-economiche. Il\u00a0<em>new public management<\/em>, che colonizza tutte le istituzioni pubbliche, tende ora a riprodurre anche nella scuola, negli ospedali, nelle universit\u00e0, nelle forze dell\u2019ordine, un clima \u201cconcorrenziale\u201d, in cui i soggetti sono sottoposti a processi di qualit\u00e0 attraverso una continua valutazione volta a misurarne la performativit\u00e0 e\u00a0<em>accountability<\/em>, sulla base di parametri modellati sulle esigenze produttivistiche e di profitto.<\/p>\n<p>Nel nuovo millennio la meritocrazia \u00e8 diventata un mantra del discorso pubblico europeo, una sorta di teodicea del turbocapitalismo. Ma \u00e8 facile registrare come ogni discorso in favore della meritocrazia non sia stato pressoch\u00e9 mai accompagnato dall\u2019indicazione degli strumenti per rimuovere gli ostacoli affinch\u00e9 vi siano pari opportunit\u00e0 fra i soggetti; n\u00e9 tanto meno veniva precisato come, una volta espletata la gara (seppure iniziata da blocchi di partenza a pari livello per tutti), si pensava di tutelare i \u201cperdenti\u201d e soddisfare i loro bisogni e la loro aspirazione di realizzazione umana. In realt\u00e0 l\u2019enfasi sul\u00a0<em>merito<\/em>\u00a0\u00e8 legata all\u2019idea neo-liberale secondo cui investire sui pi\u00f9 ricchi premia tutta la societ\u00e0 con il\u00a0<em>trikle down<\/em>. In quest\u2019ordine del discorso i dispositivi di redistribuzione sono da limitare in quanto dissipatori di risorse che vengono tolte a chi pu\u00f2 investire in direzione di chi non \u00e8 in grado di farlo. Negli Stati Uniti, il famigerato\u00a0<em>The bell curve\u00a0<\/em>(1994), in cui si afferma che \u00e8 inutile sostenere economicamente determinate etnie dato che esse poi non restituiranno mai alla societ\u00e0 l\u2019aiuto ottenuto, radicalizza questo modo di vedere. Su un piano pi\u00f9 compatibile con visioni illuminato-progressiste la tematica meritocratica legittima le politiche pubbliche a privilegiare la promozione delle esigenze delle \u00e9lite, viste come\u00a0<em>eccellenze<\/em>\u00a0capaci di migliorare l\u2019intera societ\u00e0, peggiorando in realt\u00e0 le condizioni economiche e sociali di una massa di persone, magari senza talento secondo il modello dominante. Negli stessi Stati Uniti il sistema di testing per accedere ai college, che in origine doveva \u2013 come l\u2019<em>eleven plus\u00a0<\/em>inglese \u2013 mettere tutti sullo stesso livello a prescindere dall\u2019estrazione di classe ed etnica, ha finito per rinforzare sempre di pi\u00f9 l\u2019\u00e9lite tradizionale bianca protestante, integrata con eccellenze di diversa provenienza socio-culturale, distruggendo letteralmente il ceto medio, base tradizionale della democrazia americana.<\/p>\n<p><strong><em>Ritiene che il mito della meritocrazia sia riscontrabile nelle sole democrazie liberali occidentali o \u00e8 possibile riscontrare analoghe narrazioni in altri contesti politici?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u201cSicuramente una delle culture pi\u00f9 pervase dell\u2019idea meritocratica \u00e8 quella confuciana, che tende ad un\u2019armonia gerarchica. La Cina contemporanea \u00e8 infatti pervasa di confucianesimo\u00a0 ma allo stesso modo lo \u00e8 una smart cities come Singapore, in cui la competitivit\u00e0 meritocratico- individualistica del mercato \u00e8 unita ad un\u2019idea gerarchica e armonica di societ\u00e0. Ci\u00e8 \u00e8 istruttivo perch\u00e9 mostra come l\u2019idea meritocratica, fra anni ottanta e novanta proposta come antidoto differenzialista e differenziante contro il grigiore fordista, in realt\u00e0 mira ad un\u2019omologoziane sulla base di un modello, che riproduce gerarchie e poi ordinata immobilit\u00e0 sociale sulla base della riproduzione del privilegio.<\/p>\n<p>Il politologo americano Daniel Bell (omonimo di quello citato nella risposta precedente) in\u00a0<em>The china model<\/em>\u00a0<em>(<\/em>2015) ha proposto di abbandonare la democrazia liberale e il suo suffragio universale per abbracciare il sistema del partito comunista cinese basato su elementi di democrazia sul piano locale e invece sulla selezione meritocratica delle \u00e9lite dirigenti sul piano nazionale, sulla base della loro competenza e performance. Peccato che sia in epoca imperiale che comunista-capitalista in ultima anlisi le \u00e9lite selezionate provengono per lo pi\u00f9 dai ceti gi\u00e0 dirigenti.<\/p>\n<p>Simone Pieranni in R<em>ed Mirror\u00a0<\/em>(2020)ha parlato dell\u2019esperimento distopico in atto in Cina per cui i cittadini vengono dotati di una patente a punti che migliora o peggiora di livello a seconda del disciplinamento sociale del soggetto, il quale potr\u00e0 accedere a migliori servizi solo se sufficientemente premiato per il proprio comportamente: molto vicini all\u2019allucinazione distopica di un episodio della terza stagione della serie tv\u00a0<em>Black mirror<\/em>, intitolato\u00a0<em>Caduta libera\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/interviste\/tutte-le-illusioni-del-mito-della-meritorcrazia\/\">https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/interviste\/tutte-le-illusioni-del-mito-della-meritorcrazia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIOGLOBALIZZAZIONE (Lorenzo Villani) &nbsp; &nbsp; La presenza della retorica della meritocrazia si estende in ogni segmento del vivere individuale e collettivo finendo per condizionare il sistema di valori su cui si regge l\u2019intera dimensione sociale. 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