{"id":67575,"date":"2021-10-05T11:00:38","date_gmt":"2021-10-05T09:00:38","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67575"},"modified":"2021-10-04T09:41:35","modified_gmt":"2021-10-04T07:41:35","slug":"gens-genti-lupa-conversazione-con-davide-ragnolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67575","title":{"rendered":"Gens genti lupa. Conversazione con Davide Ragnolini"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di La Fionda (di Giulio Di Donato e Davide Ragnolini)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Ragnolini_piccolo.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Ragnolini_piccolo.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nome di Thomas Hobbes (1588-1679) viene comunemente associato ad una visione realistica dei rapporti internazionali. Ma sulla base di quali presupposti \u00e8 possibile affermare questo? E qual \u00e8 la specificit\u00e0 della sua visione? In che modo Hobbes interpreta e giustifica il concetto di guerra e la nozione di <em>ius gentium<\/em>? E ancora: \u00e8 possibile distinguere nel pensiero hobbesiano, sulla scorta di alcuni interpreti (Danilo Zolo e Hedley Bull su tutti), fra \u201cstato naturale\u201d degli individui e \u00a0\u201cstato di natura\u201d degli Stati, implicitamente attenuando nel secondo caso l\u2019ipotesi conflittualista (cio\u00e8 con Stati meno vulnerabili dei singoli individui e maggiormente disposti a cooperare con gli altri attori alla ricerca di vantaggi reciproci, sia pure nel contesto di significative asimmetrie di potere e di risorse), quindi prefigurando un modello di \u201canarchia cooperativa\u201d o, per usare l\u2019ossimoro proposto da Kenneth Waltz, di \u201cordine anarchico\u201d? Che ne \u00e8 oggi del filone realistico del diritto internazionale che partendo da Hobbes in avanti, passando poi per Hegel e Schmitt, \u00e8 infine giunto ad autori a noi pi\u00f9 prossimi, quali Hedley Bull con la sua idea di \u201cordine politico minimo\u201d (fondato su una struttura policentrica dell\u2019ordinamento internazionale, anzich\u00e9 su una struttura centralizzata e gerarchica) e Stephen Krasner e Robert Keohane con la loro teoria dei \u201cregimi internazionali\u201d? Da ultimo, cosa lascia in eredit\u00e0 la filosofia di Hobbes a chi intende sviluppare un paradigma alternativo a quello globalista, all\u2019insegna di un realismo critico e inquieto, insofferente verso qualsiasi forma di ingenuit\u00e0 e fuga nell\u2019astratto, ma allo stesso tempo avverso al cinismo e alla rassegnazione per il suo carattere dinamico e progressivo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono solo alcune delle questioni attorno alle quali ruota la monumentale ricerca di Davide Ragnolini, dal titolo <a href=\"https:\/\/www.store.rubbettinoeditore.it\/catalogo\/gens-genti-lupa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Gens genti lupa. Thomas Hobbes e le relazioni internazionali<\/em>,Rubbettino, Collana Universit\u00e0 (Soveria Mannelli, 2021)<\/a><strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta di un\u2019opera estremamente ricca e articolata, di indubbia originalit\u00e0 e rilevanza scientifica, capace di toccare una grande quantit\u00e0 di argomenti che, fra mille rimandi, si intrecciano ripetutamente nel testo senza che questo pregiudichi la sua coerenza e sistematicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma indaghiamo meglio i principali temi del libro attraverso questa breve intervista all\u2019autore.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Perch\u00e9 un libro su Hobbes e le relazioni internazionali? Lo Stato-Leviatano e il diritto internazionale non sono concetti ossimorici?<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Ieri come oggi, la politica internazionale non \u00e8 che l\u2019insieme casuale delle diverse responsabilit\u00e0 nazionali, e in buona misura lo \u00e8 anche il diritto internazionale. Questa idea di un\u2019ordine minimo internazionale \u2013 anarchico appunto \u2013 \u00e8 stata attribuita proprio a Hobbes, che fece dello Stato un dispositivo di risoluzione dell\u2019anarchia domestica. La pace degli individui all\u2019interno dello Stato-Leviatano diventava la precondizione per la guerra all\u2019esterno dello Stato-Leviatano. Questo paradosso hobbesiano mi ha sempre affascinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il celebre politologo australiano Hedley Bull, che allo Hobbes internazionalistico dedic\u00f2 un celebre articolo nel 1981, sosteneva che lo studio del malmesburiense fosse un\u2019impresa che si rinnova ad ogni generazione di studiosi. Curiosamente, per\u00f2, gli studiosi di Hobbes non si sono occupati di Relazioni Internazionali (o IR) intese come disciplina; mentre gli studiosi di Relazioni Internazionali non si sono occupati propriamente dell\u2019opera di Hobbes. L\u2019ambizione di questo volume \u00e8 stata quella di \u2018mappare\u2019 i diversi percorsi ermeneutici su Hobbes come osservatore e interprete della politica e del diritto internazionale, dal XXI secolo a ritroso.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Il libro dedica ampio spazio ad una lettura \u201ccontestualista\u201d di Hobbes, e presenta un\u2019immagine diversa del filosofo rispetto a certe letture decontestualizzanti del XX secolo. In particolare quella tramandataci dalla tradizione realista delle Relazioni Internazionali (IR).<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Il realismo, come rilevava Martin Wight, originariamente denotava una posizione epistemologica medioevale per la quale le idee universali hanno consistenza oggettiva reale, appunto, e non quella di puri nomi, come secondo la prospettiva nominalista. Per una singolare torsione semantica, il nominalista Hobbes si ritrov\u00f2 a capo di una tradizione cosiddetta \u201crealista\u201d delle relazioni internazionali, per la quale esistono \u201crealmente\u201d i rapporti di forza effettivi e non le \u201csovrastrutture\u201d ideologiche (un termine hobbesiano, peraltro!). Hobbes fu pi\u00f9 propriamente un nominalista delle relazioni internazionali per il quale gli Stati sono antecedenti ad entit\u00e0 e poteri politici universali (l\u2019Impero, la Chiesa Cattolica Romana, ecc.). Certo, per\u00f2, nel gergo corrente lo Hobbes \u2018internazionalista\u2019 pu\u00f2 essere considerato come un proto-realista strutturalista, secondo cui ogni relazione di potenza orizzontale \u2013 tra individui o super-individui (Stati) \u2013 \u00e8 polemogena: in termini hobbesiani genera cio\u00e8 <em>contention<\/em> (contesa). Non sono mancati tentativi, in particolare nel XXI secolo, di associare la figura di Hobbes anche ad altre tradizioni delle Relazioni Internazionali anti-realiste (ad es. liberalismo, costruttivismo). Queste letture sono per\u00f2 viziate da una metodologia comune alle Relazioni Internazionali: una tendenza a conferire un\u2019astrattezza ed una coerenza \u201csenza tempo\u201d \u2013 per dirla con Barry Buzan \u2013 a idee e modelli teorici sulle relazioni internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma lo Hobbes \u2018internazionalista\u2019 fu tutt\u2019altro che \u201csenza tempo\u201d. Hobbes fu un attento osservatore delle vicende internazionali del suo tempo: ossessionato dal problema securitario (temeva perfino un\u2019invasione svedese dell\u2019Inghilterra) ma anti-interventista in politica estera; anti-papista ma contrario ad una politica confessionale panprotestante; anti-ispanista sul piano geopolitico, ma contrario agli avventurismi dei puritani e del \u2018partito della guerra\u2019 contro gli Asburgo; nostalgico neo-elisabettiano in politica estera, come attesta l\u2019<em>Appendix <\/em>del <em>Leviatano<\/em>, ma fedele alla politica del <em>Rex Pacificus <\/em>Giacomo I; anti-cattolico ma ammiratore della Francia di Luigi XIII; simpatizzante per i controrimostranti olandesi sul piano teologico ma ostile ad una politica filo-olandese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, un ritratto dello Hobbes \u2018internazionalistico\u2019 non si esaurisce n\u00e9 nella classica immagine degli Stati-gladiatori del <em>Leviatano<\/em>, n\u00e9 nella stereotipata <em>Hobsession<\/em> fornita nell\u2019ambito disciplinare delle Relazioni Internazionali. Occorre guardare ai diversi giudizi sulla politica estera disseminati dalle carte segretariali del giovane malmesburiense fino al tardo <em>Behemoth<\/em>.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Il volume traccia una genealogia hobbesiana del concetto di \u2018stato di natura internazionale\u2019. Quale fu la reazione presso i contemporanei di Hobbes a questa idea?<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">A suo tempo la reazione alla prospettiva di Hobbes fu stravagante: la sua idea di una ostilit\u00e0 naturale tra i popoli fu assimilata da Richard Cumberland all\u2019epicureismo, e da Samuel Pufendorf a Platone. Nel XVII secolo \u2013 e in particolare nel XVIII secolo \u2013 lo Hobbes internazionalistico ebbe numerosi detrattori, ma anche alcuni sostenitori. E persino alcuni critici di Hobbes mostrarono una certa convergenza col malmesburiense sulla questione dei rapporti tra Stati, come il filosofo Robert Filmer e il giurista Roger Coke.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altri, ancora, rigettarono l\u2019idea di una <em>inimicitia gentium<\/em>. Nel Seicento l\u2019olandese Lambert Velthuysen pu\u00f2 essere considerato come il primo \u2018apologeta\u2019 dello Hobbes internazionalistico, mentre il teologo Richard Cumberland il primo critico sistematico del diritto delle genti hobbesiano. All\u2019opera di Cumberland, che sar\u00e0 a pi\u00f9 riprese una fonte di quella \u2013 assai pi\u00f9 celebre \u2013 di Pufendorf, ho dedicato l\u2019ultimo capitolo del libro. Paradossalmente lo stesso Cumberland accolse l\u2019idea hobbesiana di uno stato di natura tra popoli (o Stati), ma sostenne che questa condizione fosse socievole. Questo attesta come il costrutto hobbesiano di uno stato di natura internazionale abbia rappresentato un fortunato topos di riferimento per pensare alle stesse relazioni tra popoli (e Stati).<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Un altro aspetto interessante \u00e8 l\u2019ampio spazio dedicato a Bacone come pensatore politico internazionalistico e teorico della guerra.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">S\u00ec, Bacone fu un diplomatico ancor prima che scienziato naturale e a casa Cavendish circolarono degli scritti baconiani sul diritto delle genti. Jean Barbeyrac, assieme ad altri storici del diritto di natura e delle genti, videro in Bacone un riformatore del diritto delle genti (l\u2019antesignano del \u201cdiritto internazionale\u201d). Su alcuni temi di fondo che ho cercato di mettere a fuoco, Hobbes seguir\u00e0 le orme di Bacone: in particolare attorno ai temi del giusto timore, della guerra preventiva, e della guerra giusta per entrambe le parti (<em>ex utraque parte<\/em>) contro il monopolio dei titoli di \u201cguerra giusta\u201d della tradizione scolastica. Una tesi di fondo del libro \u00e8 che sia Bacone che Hobbes tentarono di descolasticizzare lo <em>ius naturae et gentium<\/em> perch\u00e9 questo fu un formidabile strumento dell\u2019egemonia ispanica (e controriformista) nella politica estera europea ed extraeuropea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non dimentichiamo che Hobbes visse in quella che \u2013 con Wilhelm Grewe \u2013 possiamo definire come l\u2019et\u00e0 spagnola del diritto internazionale (1494-1648); nacque durante la \u00abguerra fredda\u00bb ispano-inglese, e assistette a quella che Conrad Russell defin\u00ec la \u201cprima guerra mondiale\u201d, cio\u00e8 la Guerra dei Trent\u2019Anni. Col tempo si \u00e8 sottovalutato come proprio la guerra tra gli Stati nel Vecchio Mondo ispir\u00f2 la famosa immagine hobbesiana dello <em>status naturae<\/em>, che \u00e8 stata invece comunamente associata alla guerra tra individui nel Nuovo Mondo.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>\u201cCosa \u00e8 vivo e cosa \u00e8 morto\u201d di Hobbes? Insomma, cosa rimane oggi dell\u2019eredit\u00e0 dello Hobbes internazionalistico?<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno dei problemi teoretici di fondo del libro \u00e8 il cosiddetto \u201cparadosso dell\u2019onnipotenza\u201d: se cio\u00e8 Dio potesse creare una pietra che non pu\u00f2 sollevare sarebbe impotente; se Dio non potesse creare una pietra che non pu\u00f2 sollevare sarebbe parimenti impotente. Sul piano internazionalistico, il dilemma posto dallo Hobbes \u00e8 analogo: se cio\u00e8 lo Stato sovrano possa creare istituzioni sovranazionali che non \u00e8 in grado di \u2018sollevare\u2019. In altri termini, il modo in cui gli Stati sovrani possano legittimamente sostenere le istituzioni sovranazionali \u2013 sul piano teorico \u2013 non ha una risposta semplice. Almeno all\u2019interno dell\u2019architettura giuridica statocentrica dell\u2019ordine internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema di Hobbes fu quello di concepire un singolo <em>Commonwealth<\/em>, civile ed ecclesiastico, indipendente dal grande<em> corpus<\/em> della Chiesa universale cattolica. Il problema del Novecento fu inverso, cio\u00e8 di edificare una (o pi\u00f9) istituzioni sovranazionali a partire da singoli Stati. Sono due problemi, per\u00f2, tra loro complementari. Le relazioni internazionali esistono perch\u00e9 hanno come \u201coggetto\u201d un diritto sovranazionale e come \u201csoggetto\u201d gli Stati: senza uno di questi termini cesserebbero di esistere. In questo senso, almeno, il problema di trasformare l\u2019ONU o altre istituzioni sovranazionali in strumenti di governance globale rimane, ancora oggi, una glossa a margine di Hobbes.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/10\/01\/gens-genti-lupa-conversazione-con-davide-ragnolini\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/10\/01\/gens-genti-lupa-conversazione-con-davide-ragnolini\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di La Fionda (di Giulio Di Donato e Davide Ragnolini) Il nome di Thomas Hobbes (1588-1679) viene comunemente associato ad una visione realistica dei rapporti internazionali. Ma sulla base di quali presupposti \u00e8 possibile affermare questo? E qual \u00e8 la specificit\u00e0 della sua visione? In che modo Hobbes interpreta e giustifica il concetto di guerra e la nozione di ius gentium? 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