{"id":67578,"date":"2021-10-04T12:30:50","date_gmt":"2021-10-04T10:30:50","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67578"},"modified":"2021-10-04T12:25:30","modified_gmt":"2021-10-04T10:25:30","slug":"scontro-di-civilta-il-futuro-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67578","title":{"rendered":"Scontro di civilt\u00e0: il futuro della storia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong style=\"text-align: justify\">di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giacomo Maria Prati)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-67580\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/FB_IMG_1633338761732-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/FB_IMG_1633338761732-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/FB_IMG_1633338761732.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Huntington e Dugin a confronto sul multipolarismo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>I conflitti locali e le guerre di comunit\u00e0 sono il sale della storia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(Samuel Huntington, Lo scontro delle civilt\u00e0 e il nuovo ordine mondiale)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La geopolitica russa \u00e8 per definizione la geopolitica dell\u2019Heartland.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(Alexandr Dugin, L\u2019ultima guerra dell\u2019Isola-Mondo)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201cStoria\u201d ha un futuro? Oppure siamo entrati definitivamente nell\u2019epoca del \u201csenza tempo\u201d che \u00e8 il tempo lungo dell\u2019ultimo uomo\u201d nicciano come sostiene Fukuyama? Io penso che l\u2019analisi delle vicende geopolitiche mondiali dal 1990 ad oggi ci confermi, Italia esclusa (la nostra nazione conferma al contrario la previsione nichilista di Fukuyama), che la \u201cStoria\u201d con la esse maiuscola si sia rimessa in moto in tutto il mondo reale ma questo dinamismo alla Huntington non sia adeguatamente percepito dalle masse per via dell\u2019altro mondo parallelo oggi dominante: quello della \u201creligione mediatica\u201d per la quale non esiste il corpo n\u00e9 il tempo ma solo la ritualit\u00e0 di massa della fiction.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Appare significativo confrontare tra di loro i due pensieri pi\u00f9 importanti in termini di geopolitica del presente e del futuro: oltre all\u2019americano Samuel Huntington, il russo Alexandr Dugin che ci appare sempre pi\u00f9 attivo intellettualmente e culturalmente. In cosa si differenziano i loro sguardi politico-culturali sul mondo? Che punti hanno in comune nel tentativo di rimodellare i paradigmi ermeneutici post 1989? Pi\u00f9 facile elencare gli elementi di vicinanza tra i due pensatori: la visione di un mondo multipolare, la fine del sogno di un \u201cImpero democratico\u201d mondiale omologato e omologante, la riaggregazione delle dinamiche geopolitiche secondo aree culturali omogenee, la riemersione dell\u2019impatto mondiale dell\u2019idea di \u201cetnos\u201d e di \u201cglossa\u201d, l\u2019opposta tendenza alla tribalizzazione e frammentazione degli Stati Nazione come derivanti dall\u2019Occidentalismo ottocentesco. In pratica si profila e si auspica una \u201cnuova Yalta\u201d secondo la riaggregazione delle sfere d\u2019influenza mondiali in otto aree di \u201ccivilt\u00e0\u201d (o di quel che ne resta):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">area occidentale (America del Nord, Europa occidentale, Oceania);<br \/>\narea latino-americana (America centrale e meridionale);<br \/>\narea islamica (Turchia, Africa del nord, Medioriente, penisola arabica, area persiana, Pakistan, Somalia e Indonesia);<br \/>\narea sinica (Cina, Coree, Taiwan, Giappone, Filippine e Vietnam);<br \/>\narea africana (Africa nera, centrale e meridionale);<br \/>\narea ind\u00f9 (India, Bangladesh, Ceylon);<br \/>\narea buddista (Mongolia, Thailandia, Laos, Cambogia);<br \/>\narea ortodossa (Russia, Kazaghistan, Ucraina, Romania, Serbia, Bulgaria, Macedonia, Grecia, Cipro).<br \/>\nCiascuna area appare destinata a rimanere o a diventare ancillare rispetto a \u201cStati guida\u201d, come li chiama Huntington: Usa, Russia, Cina, ad esempio. Pi\u00f9 difficile capire chi guider\u00e0 l\u2019area islamica, se la Turchia, l&#8217;Iran o l\u2019Arabia Saudita oppure l\u2019area sud-americana se il Messico o il Brasile o l\u2019area africana, molto frammentata. Sia Dugin che Huntington cercano quindi di riformulare il pensiero geopolitico aggiornandolo alla fine dei blocchi ideologici e sono stati i primi a farlo gi\u00e0 agli inizi degli anni Novanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma sono pensieri equipollenti? Dugin si riduce ad una versione russa di Huntington? Huntington rappresenta veramente una rinuncia al pensiero imperialista-globalista statunitense come la politica estera di Trump ha permesso di pensare? Andiamo per ordine e concludiamo l\u2019analisi dell\u2019opera pi\u00f9 famosa dello studioso newyorkese. Tra le righe personalmente quando leggo la sua pi\u00f9 celebre opera avverto un senso di compiacimento per le tendenze belliche e disgregative post- 1989. Va sottolineata, inoltre, una significativa assenza nella sua analisi: la considerazione del fatto che la politica estera Usa post-1989 ha fatto di tutto per creare conflitti etnici e \u201cconflitti di faglia\u201d per una strategia della tensione anarchica e di nuovo tipo che sostituisse la tensione globale Est-Ovest della seconda met\u00e0 del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Basta ricordarne alcuni: Irak (1990-1991; 2003-2011), Yugoslavia e Kossovo (1991-1999), Somalia (2006-2008), Libia (dal 2011, ancora in corso) e Siria (dal 2011 e ancora in corso). Si tratta di guerre di invasione, occupazione e distruzione programmate e volute dai Governi Usa per creare effetti disgregativi di lungo termine che hanno generato faglie di divisione fra Europa occidentale ed Europa orientale e fra Islam sunnita e Islam sciita, oltre ad indebolire le uniche nazioni islamiche. Balance of power, cio\u00e8: divide et impera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ne valeva la pena? Certamente queste guerre hanno velocizzato una tendenza di riaggregazione culturale che sarebbe avvenuta lo stesso ma non pu\u00f2 esistere una via pacifica al multipolarismo? Si vuole cio\u00e8 sottolineare che il nuovo corso della politica internazionale post-sovietica da parte di molti Governi Usa sia stata sviluppato in senso imperialista-globalista e non in senso multipolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il \u201cmultipolarismo\u201d \u00e8 stato di facciata ed \u00e8 stato giocato solo quando era utile all\u2019egemonia mondiale a stelle e strisce. Un multipolarismo disgregativo affinch\u00e9 sorga un unico \u201cOrdine mondiale\u201d, come recita la seconda parte del celebre libro, spesso dimenticata. Il pensiero di Huntington da una parte appare pragmatico, non ideologico e realista ma dall\u2019altro rivela, specie nelle sue omissioni di valutazione, una sottile tendenza alla giustificazione della guerra, del caos, della disgregazione antinazionale. Pur concordando con la sua visione generale di riaggregazione dell\u2019umanit\u00e0 secondo un numero limitato di riscoperte identit\u00e0 culturali ritengo che tale visione non sia del tutto compatibile con l\u2019attuale situazione di egemonia militare-commerciale statunitense sui due terzi del mondo. Oltre a ci\u00f2 non sembra coerente che lo studioso americano non applichi il medesimo criterio di omogeneit\u00e0 culturale neo-tradizionale in relazione all\u2019Europa e al nuovo ruolo polarizzante della Germania, del tutto ignorato. Nel pensiero di questo studioso l\u2019Europa semplicemente non esiste in quanto deve essere appiattita sull\u2019egemonia americana e a tal fine non si valorizzano le differenze fra Europa mediterranea e cattolica ed Europa nordica e protestante. L\u2019omogeneit\u00e0 culturale rivela quindi non facili casi di interpretazione e semplificazione. Fino a quando il semplificare aiuta la pace e non diventa violenza e causa di ulteriori tensioni?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea giusta di Huntington non \u00e8 di facile realizzazione nel trovare una sintesi e un equilibrio tra le varie componenti del cocktail chiamato \u201ccivilt\u00e0\u201d!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019intera opera di Dugin sotto il profilo geopolitico pu\u00f2 anche leggersi quale attuazione del pensiero di Huntington dal punto di vista russo: riconfigurare la dimensione della \u201ccivilt\u00e0\u201d quale nuova \u201cetnosofia\u201d e quale nuovo circolo vitale tra tre componenti: identit\u00e0, cultura e politeia. Lo stesso Dugin nella sua opera Teoria del mondo multipolare (AGA, 2013) cita Huntington apprezzandone il realismo de-ideologizzato: \u201c\u2026egli avanza un\u2019ipotesi del tutto valida e ad oggi sottovalutata su chi sar\u00e0 l\u2019attore, il personaggio di questo mondo futuro. Egli chiama questo attore: la civilt\u00e0.\u201d Il tema \u00e8 quindi: cosa sia la civilt\u00e0 di una determinata area oggi! Dugin rifiuta l\u2019astrattismo ottimistico di Fukuyama, da lui stesso rinnegato, a favore di una concezione della storia non ideologica ma pi\u00f9 olistica, continuativa e organica. Un pensatore quindi equilibrato, profetico e proiettato verso il futuro a differenza di un Occidente rimasto invischiato nel suo passato irreale connotato da un universalismo alienante non pi\u00f9 sostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non a caso Dugin parla di Logoi incarnati nelle molteplici civilt\u00e0 ancora oggi rivitalizzabili e riscopribili se l\u2019analisi diventa vitale e scende nel profondo. Dugin, quindi, completa e sviluppa le intuizioni di base di Huntington andando oltre i limiti iniziali della sua \u201cmappa delle civilt\u00e0\u201d. La definizione di tali identit\u00e0 non appare infatti facile ma bisognosa di una ricerca lenta, attenta e complessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando l\u2019elemento etnico lascia prevalere quello storico e quando accade il contrario? Quanto va data pi\u00f9 importanza all\u2019elemento religioso e quando a quello linguistico? Due facili esempi: lo studioso americano riaggrega le nazioni baltiche nell\u2019Europa occidentale in considerazione del loro fattore storico-genetico che le vede sorgere ad opera della colonizzazione compiuta dall\u2019Ordine Teutonico nel medioevo sebbene siano nazioni slave e componenti di un\u2019Europa orientale e ricomprendano minoranze russe mentre ricomprende Vietnam e Filippine nell\u2019area sinica guidata dalla Cina nonostante le Filippine mostrino ancora oggi un\u2019impronta culturale spagnola e cristiana e il Vietnam viva da tempo una situazione di tensione e rivalit\u00e0 geopolitica regionale con la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea che la Storia si rimetta in marcia nella direzione della formazione di otto egemonie plurinazionali e a vocazione imperiale pu\u00f2 essere una giusta intuizione ma dal 1996 (data di uscita del libro) ad oggi permangono dei deficit di coerenza pragmatica di tale visione. Se riconsideriamo le 8 aree di \u201ccivilt\u00e0\u201d citate ci accorgiamo subito che mancano ancora gli \u201cStati-guida\u201d per la vasta, complessa e variegata area islamica, per l\u2019area buddista e per l\u2019area africana mentre la grande potenza economica della Cina ad oggi non riesce ancora ad assorbire il Giappone, il Vietnam e le Filippine e nulla ci garantisce che cos\u00ec accadr\u00e0 nel prossimo futuro nonostante la crescente interazione commerciale asiatica trainata dalla Cina stessa, n\u00e9 la Russia riesce gi\u00e0 a polarizzare tutte le nazioni ortodosse ma anzi con la pi\u00f9 seconda pi\u00f9 grande nazione ortodossa, l\u2019Ucraina, si trova in una situazione molto vicina alla guerra. Su otto aree di civilt\u00e0 solo per l\u2019Europa occidentale e l\u2019Oceania, un\u2019area su otto, vale la polarizzazione sotto uno Stato guida\u201d (gli Usa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono vaste aree mondiali che non sembrano interessate a farsi assorbire e omologare sotto un unico \u201cStato-guida\u201d nonostante l\u2019omogeneit\u00e0 culturale delle nazioni che le compongono (America centrale e meridionale, Africa, area buddista e area ortodossa) e ci sono aree immense come quella islamica dove al contrario abbondano i possibili futuri Stati-guida: Turchia, Arabia Saudita, Pakistan, Indonesia, ma sembra ad oggi poco verosimile che questa unificazione possa avvenire considerate le forti differenze geopolitiche, culturali e di interesse economico esistenti all\u2019interno dell\u2019Islam e nonostante l\u2019efficacia dell\u2019Islam stesso quale fattore di coesione e aggregazione interna e internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certe scelte di composizione della \u201cmappa delle civilt\u00e0\u201d denotano poi un evidente intenzione statunitense di \u201ccontenimento\u201d dei pi\u00f9 aggressivi competitor come l\u2019indicazione della Mongolia quale nazione appartenente all\u2019area buddista e non a quella sinica e l\u2019indicazione dello stesso Tibet quale area autonoma buddista mentre appartiene alla Cina senza, ad oggi, alcun sentore di conflitti interni o possibilit\u00e0 di distacco. Il difficile per Huntington \u00e8 resta coerente con il proprio stesso pensiero, con le logiche stesse della sua \u201cmappa futura delle civilt\u00e0\u201d in relazione alla sua stessa cultura statunitense di alta accademia, molto vicina al potere governativo e alle sue influenze, anche inconsce e indirette. Il pensiero di un \u201cHuntington pi\u00f9 coerente\u201d appare invece a mio parere la visione multipolare del filosofo russo Alexander Dugin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo potremmo definire (a livello geopolitico) un \u201cHuntington pacifico, olistico, spirituale\u201d che unisce \u201cfilosofia della prassi\u201d e realpolitik ad una grande visione culturale e spirituale tanto neo tradizionale quale progressiva, creativa, sorgiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se da una parte Dugin cerca comprensibilmente e coraggiosamente di ritessere e ricreare un\u2019identit\u00e0 russa post-sovietica autosussistente e stabile, in continuit\u00e0 organica con l\u2019antichit\u00e0 della Russia ma pure aperta al futuro, dall\u2019altra il suo pensiero appare sinceramente multipolare proprio in quanto ruota attorno al concetto di \u201cImpero\u201d e di vocazione imperiale fondata su particolari carismi etnici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Dugin la Russia \u00e8 \u201cl\u2019Impero della Terra\u201d a livello archetipale ma questo non esclude n\u00e9 limita altre concorrenti vocazioni imperiali su altri continenti o di altra natura e carisma. Proprio perch\u00e9 si fonda sulla rivalutazione e transvalutazione della dimensione dell\u2019etnos e della glossa, la neo-imperialit\u00e0 russa \u201calla Dugin\u201d rappresenta per sua natura un sicuro e naturale limite a qualsiasi deriva demagogica e imperialista, anche in relazione alla Russia stessa. La visione russa della multipolarit\u00e0 non appare aggressiva, astratta, ideologica ma naturale espressione di una vitalit\u00e0 russa tesa all\u2019autoconservazione dell\u2019eredit\u00e0 culturale e storica russa e quindi non espandibile n\u00e9 replicabile o esportabile al di l\u00e0 della sfera ideale di influenza data dalla presenza di consistenti minoranze russe europee ed asiatiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sembra cio\u00e8 dal punto di vista diplomatico una riedizione in salsa russa della dottrina americana di Monroe: l\u2019America agli Americani. Anche volendolo la Russia non potrebbe tornare ad essere Impero in senso rigido ed esclusivista in quanto sono presenti altri due giganti in Asia: la Cina e l\u2019India, a loro volta animati da una tenace volont\u00e0 di potenza e di autoconservazione, oltre che di proiezione ultra-regionale, come dimostra la stessa cinesizzazione di parte della Siberia russa per via commerciale che sta avvenendo da alcuni anni con la tolleranza del Governo russo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre il pensiero di Huntington sembra isolato nella sua nazione, gli Usa, e poteva avvicinarsi ad un\u2019influenza sulla politica reale solo con un secondo mandato Trump, e appare accolto solo nella tensione anti-Cina, il pensiero di Dugin appare sia pi\u00f9 realista che pi\u00f9 fluido e collaborativo e nel contempo maggiormente in risonanza con le emergenze e attualit\u00e0 della politica russa odierna. Che la Crimea ad esempio sia storicamente russa e geopoliticamente abbia pi\u00f9 senso con la Russia appare asserzione sottoscrivibile anche da Samuel Huntington se leggiamo attentamente il suo capolavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una parte della societ\u00e0 turca, ad esempio, ha iniziato a sentirsi pi\u00f9 islamica che turca e kemaliana. Anche l\u2019attuale appoggio radicale ad un Ucraina anti-russa non produce effetti socioeconomici favorevoli a nessuna nazione europea e indebolisce in primo luogo l\u2019Ucraina stessa la cui storia e la cui economia \u00e8 sempre stata interconnessa con la Russia tanto da distinguersi da essa solo da pochi decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il terzo millennio sembra avviato, spontaneamente o forzatamente ditelo voi, ad una generale tribalizzazione\/ri-egemonizzazione secondo il modello post-iugoslavo. Le guerre iugoslave sono state infatti straordinari modelli di sperimentazione del cambiamento del paradigma del conflitto mostrando come tensioni e aggressivit\u00e0 locali-regionali possano essere trasformate abbastanza facilmente e rapidamente in conflitti radicali e internazionali di tipo medioevale ma con tutta la ferocia e la volont\u00e0 di distruzione tipica della modernit\u00e0 e che la tecnologia attuale permette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si \u00e8 trattato delle prime \u201cguerre civili internazionali\u201d proprie di una post-modernit\u00e0 consacrata al dio Kaos dove nulla \u00e8 pi\u00f9 certo e stabile e dove riemergono odi atavici e paure ancestrali. La pacifica e sonnolenta Bosnia articolata da secoli tra serbi ortodossi, bosniaci mussulmani e presenza croato-cattolica (cinquecento anni fa la Bosnia era in pratica amministrata dai Francescani) \u00e8 stata usata quale perfetto laboratorio di un nuovo conflitto etnico-religioso dal sapore antico con esiti di complessiva e reciproca radicalizzazione ancora in corso e mai del tutto sopiti. Grazie a questa guerra \u00e8 riemersa da secoli di sonno una faglia geopolitica europea tra Europa dell\u2019Est e Oriente gi\u00e0 esistente ai tempi dell\u2019Impero Asburgico e dell\u2019Impero Ottomano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto sta tornando ma nel Caos: la guerra in Libia dopo esattamente un secolo (1911-2011), le tensioni fra Russia e Islam in Asia centrale come al tempo dell\u2019espansione zarista e del \u201cGrande Gioco\u201d tra Russia ortodossa e India inglese, l\u2019attuale crescente proiezione imperiale della Turchia sia verso l\u2019Africa che in relazione all\u2019Asia e all\u2019Europa. Nel prossimo futuro sembra emergere in modo essenziale e strategico il concetto di guerriglia (e di anti-guerriglia) per uno stile di vita che sar\u00e0 sempre pi\u00f9 frammentato e conflittuale, anche all\u2019interno nelle societ\u00e0 occidentali. Lo stesso studioso americano conclude il suo trattato in modo simile a come si conclude l&#8217;intelligente e profetico film anni \u201880 War games: il modo migliore di vincere una guerra \u00e8 non combatterla!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Huntington immagina una guerra fra Usa e Cina per il controllo del Vietnam (o di Taiwan) e in poche pagine mostra cosa accadrebbe: nessun vincitore se non le nazioni neutrali un effetto domino di aumento del caos e del ricorso al conflitto quale soluzione dei problemi internazionali. Dall&#8217;India contro il Pakistan alla Serbia e alla Croazia contro la Bosnia, dalla Turchia alla Grecia in conflitto tutte le tensioni geopolitiche deflagrerebbero portando il mondo nel baratro. Il pensiero di Dugin e di Huntington convergono anche nel considerare l\u2019assolutizzazione del relativismo e del pluralismo socioculturale il cancro che rischia di dissolvere anarchicamente l\u2019Occidente quale civilt\u00e0 e si tratta di pensieri che possono essere interpretati in pi\u00f9 direzioni, come ogni grande pensiero: cio\u00e8 quali giustificazioni di nuovi tipi di guerra (strisciante, asimmetrica, terroristica, totale) da parte delle maggiori potenze mondiali oppure quali bagni di sano realismo per una nuova Yalta dai confini meno rigidi, artificiali e ideologici della prima e pi\u00f9 in risonanza con le tradizioni culturali dei popoli e delle aree del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se vogliamo quindi che il futuro si apra ad un reale \u201cNuovo Ordine Mondiale\u201d e non regredisca ad un Dis-Ordine da incubo e tribalizzato basterebbe prendere sul serio questi due grandi pensatori e compenetrarne le intuizioni pi\u00f9 acute e lucide in una nuova sintesi aggiornata e globale che contemperi una reale attuazione del \u201cprincipio di autodeterminazione dei popoli\u201d con il rispetto delle \u201csfere di influenza\u201d di matrice storico-culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quale aspetto del pensiero di Eraclito prevarr\u00e0? Polemos o il Fuoco? La distruzione o la creazione? Dialettica o aut-aut? L\u2019oscurit\u00e0 o il fulmine?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>[Fonte: https:\/\/www.geopolitica.ru\/it\/article\/lo-scontro-delle-civilta-il-futuro-della-storia]<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/1518147318236235\/posts\/4640989285952007\/\">https:\/\/www.facebook.com\/1518147318236235\/posts\/4640989285952007\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giacomo Maria Prati) Huntington e Dugin a confronto sul multipolarismo I conflitti locali e le guerre di comunit\u00e0 sono il sale della storia. (Samuel Huntington, Lo scontro delle civilt\u00e0 e il nuovo ordine mondiale) La geopolitica russa \u00e8 per definizione la geopolitica dell\u2019Heartland. (Alexandr Dugin, L\u2019ultima guerra dell\u2019Isola-Mondo) La \u201cStoria\u201d ha un futuro? 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