{"id":67802,"date":"2021-10-13T11:55:32","date_gmt":"2021-10-13T09:55:32","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67802"},"modified":"2021-10-13T11:55:32","modified_gmt":"2021-10-13T09:55:32","slug":"giornale-di-bordo-ritorna-linflazione-ripresa-economica-o-grande-reset","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67802","title":{"rendered":"Giornale di Bordo. Ritorna l\u2019inflazione: ripresa economica o grande reset?"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry-header\">\n<p><strong>di BARBADILLO (Enrico Nistri)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"jeg_post_subtitle\"><strong>Quello che conta per\u00f2 non \u00e8 la dietrologia, ma l\u2019economia. Costringerci nell\u2019arco di pochi anni a sostituire un\u2019automobile a benzina o diesel, che ormai grazie al progresso tecnologico pu\u00f2 durare decenni senza grossi problemi di motore n\u00e9 di carrozzeria, costituisce un business di straordinarie dimensioni, ma al tempo stesso un fattore inflattivo rovinoso, tanto pi\u00f9 che l\u2019energia elettrica non \u00e8 certo regalata<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"row\">\n<div class=\"jeg_main_content col-md-8\">\n<div class=\"jeg_inner_content\">\n<div class=\"entry-content no-share\">\n<div class=\"content-inner \">\n<figure id=\"attachment_101204\" class=\"wp-caption alignleft\" aria-describedby=\"caption-attachment-101204\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-101204\" src=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/inflazione-moneta-350x233.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"233\" data-pin-no-hover=\"true\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-101204\" class=\"wp-caption-text\"><em>L\u2019inflazione che riprende a salire<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Nella mia ormai non brevissima vita, ho conosciuto di persona almeno due inflazioni: l\u2019inflazione da choc petrolifero, che si protrasse dal 1973 ai primi anni Ottanta, e l\u2019inflazione da euro, che fece seguito all\u2019introduzione della moneta unica europea. Ora rischio di conoscerne una terza, figlia in parte del Covid, in parte delle politiche ambientaliste legate al cosiddetto\u00a0<em>climate change<\/em>, in parte, negli Usa ma di riflesso anche in Europa, delle politiche socio assistenziali del nuovo presidente Biden. I miei genitori, nati negli anni Dieci del secolo scorso, ne avevano conosciuta da adulti un\u2019altra ancora pi\u00f9 grave: quella della guerra e del secondo dopoguerra, che consent\u00ec allo Stato di polverizzare il suo debito pubblico mandando in miseria chi aveva creduto nei destini dell\u2019Italia investendo i suoi soldi nei vari prestiti patriottici. Ricordo ancora una mia zia paterna, ridotta a vivere in povert\u00e0, con la figlia costretta a sgolarsi in lezioni private, perch\u00e9 la sua dote, investita come voleva la legge in buoni del tesoro, era stata liquefatta dal caro vita. E non fu certo l\u2019unica a fare le spese dell\u2019introduzione delle Am-lire al seguito delle truppe Alleate, delle speculazioni da borsa nera, che ridussero alla miseria soprattutto il ceto medio impiegatizio, della scarsa fretta di Luigi Einaudi, \u201csalvatore della lira\u201d un po\u2019 in ritardo, nell\u2019arginare le spinte inflattive che consentivano allo Stato italiano di contrarre drasticamente i debiti senza nemmeno dover fare default. Le cose erano andate meno peggio nei territori amministrati dalla Rsi, che aveva conservato uno straccio di sovranit\u00e0 monetaria grazie alla tenacia del ministro Pellegrini Giampietro; ma dopo il 25 aprile piovve su tutti.<\/p>\n<p>Nel dopoguerra l\u2019inflazione degli anni Settanta fu la pi\u00f9 nefasta, ma anche la pi\u00f9 comprensibile. Tutto era cominciato con la guerra del Kippur e col ricatto petrolifero dei Paesi arabi alle nazioni occidentali che sostenevano Israele, prima fra tutte l\u2019Olanda. L\u2019embargo petrolifero ci mise in ginocchio e apr\u00ec in Italia la strada alle domeniche a piedi (vissute, per altro, in un primo tempo con uno spirito ludico analogo a quello che ha accompagnato il primo lockdown) e alla politica di austerity. Ma il danno fu di pi\u00f9 lunga durata, perch\u00e9 i Paesi produttori di petrolio cominciarono a capire di detenere uno straordinario potere economico e, riducendo la produzione, beneficiarono di un rialzo delle quotazioni del greggio che pose in ginocchio le economie dell\u2019Occidente. Soprattutto l\u2019economia dell\u2019Italia, che aveva conosciuto il suo miracolo economico in una fase di cambi stabili e di prezzi delle materie prime contenute e che \u2013 per la campagna scandalistico-giudiziaria montata contro Felice Ippolito, a beneficio della lobby del petrolio \u2013 dopo essere stata all\u2019avanguardia nel nucleare civile si trov\u00f2 indietro nell\u2019utilizzazione a fini pacifici dell\u2019energia atomica.<\/p>\n<h1>L\u2019inflazione, brutta bestia<\/h1>\n<p>L\u2019inflazione \u00e8 una brutta bestia, che alimenta se stessa e colpisce soprattutto i redditi delle categorie pi\u00f9 indifese, avvantaggiando invece i ceti speculatori. La prima crisi energetica coincise con i miei vent\u2019anni ed esercit\u00f2 un\u2019influenza deleteria sulla mia vita, come ovviamente su quella di moltissimi miei coetanei. Il caro vita a due cifre erose le pensioni dei miei genitori\u00a0 (la scala mobile era concepita per rivalutare soprattutto i redditi bassi), proprio mentre la demagogica politica del blocco dei fitti e poi dell\u2019equo canone ridusse drasticamente i redditi di chi, com\u2019era nelle consuetudini della borghesia di un tempo, aveva investito i risparmi \u201cnel mattone\u201d. In pi\u00f9 l\u2019inflazione si coniug\u00f2 con la stagnazione economica, dando vita a quell\u2019ircocervo cui gli economisti diedero il nome di stagflazione. Entrai cos\u00ec nel mondo del lavoro (o meglio, cercai d\u2019entrarci) proprio nel periodo peggiore, in cui non si facevano concorsi e le migliori offerte d\u2019impiego per laureati in lettere erano la vendita porta a porta di enciclopedie (bei tempi, quando ancora si facevano i soldi vendendo il sapere; ora ho visto persino le Treccani finire nei cassonetti, perch\u00e9 le case moderne non hanno spazio e \u201ctanto si trova tutto su internet\u201d). Fui indotto a rinunciare alla prospettiva aleatoria della carriera universitaria, a cercare l\u2019utile immediato, per non gravare sul bilancio familiare, e mi sentii felice di ottenere alle soglie dei trent\u2019anni un lavoro sicuro nella scuola, che per\u00f2 non era quello che desideravo. Non faccio la vittima: se avessi avuto maggior tenacia \u2013 e anche quelle doti di umilt\u00e0 che ti fanno accettare di reggere la borsa a qualche cattedratico magari un po\u2019 trombone \u2013 avrei potuto fare una carriera migliore. Ma questo non m\u2019impedisce di ricordare gli anni Settanta con raccapriccio anche per un convulso aumento dei prezzi, accentuato in molti casi anche dall\u2019avidit\u00e0 bottegaia, che si valeva di tutto, persino della carenza di spiccioli, per arrotondare i prezzi verso l\u2019alto.<\/p>\n<p>La seconda inflazione, quella da euro, \u00e8 stata pi\u00f9 subdola, e soprattutto immotivata. Nell\u2019immaginario collettivo dei miei connazionali si insinu\u00f2 la convinzione assurda che un euro equivalesse a mille lire, e ci fu chi ne approfitt\u00f2 vergognosamente. Contribu\u00ec a questo anche il fatto che noi italiani considerassimo ormai le monete metalliche meri spiccioli (le famose cinquecento lire d\u2019argento erano state subito tesaurizzate dalle vecchie zie) e che l\u2019Unione Europea avesse risposto picche alla proposta dell\u2019allora ministro Tremonti di coniare banconote da un euro, equivalenti alle vecchie duemila lire. Il centrodestra, all\u2019epoca al governo, ebbe le sue colpe: invece d\u2019imporre per un periodo pi\u00f9 lungo la doppia indicazione dei prezzi, in lire e in euro, lasci\u00f2 la porta aperta alle peggiori speculazioni, col risultato che i prezzi aumentarono rapidamente, specialmente quelli dei servizi che non sono indispensabili alla vita, ma la rendono piacevole. Me ne accorsi quando vidi nei men\u00f9 dei ristoranti dei bagni di Viareggio il prezzo degli spaghetti alla trabaccolara passare nell\u2019arco di una stagione da dodicimila lire a dodici euro. L\u2019Istat non registr\u00f2 questi dati, perch\u00e9 il suo \u201cpaniere\u201d comprendeva molti prodotti i cui importi per effetto della globalizzazione erano rimasti stabili, o addirittura, come nel campo della telefonia mobile, erano calati. Ma a che serve telefonare a buon mercato a una ragazza per invitarla a cena, se poi non hai i soldi per pagarle nemmeno una pizza e devi chiederle di fare alla romana?<\/p>\n<p>L\u2019inflazione che si prospetta oggi \u00e8 per\u00f2 molto pi\u00f9 pericolosa, perch\u00e9 rischia di colpire generi di prima necessit\u00e0 e in particolare di riversare sulle spalle dei contribuenti \u2013 magari in forme ipocrite, come la revisione degli estimi catastali \u2013 le conseguenze di spese clientelistiche legate alla gestione dei fondi europei, della nemesi della globalizzazione e dei costi della cosiddetta green economy.<\/p>\n<p>Si dice che l\u2019economia italiana sia in crescita, e se ne attribuisce il merito al governo Draghi. Mi fa naturalmente piacere, ma non serve essere un bocconiano per capire che immettere somme ingenti sotto forma di sussidi o finanziamenti favorisce la ripresa. I problemi sono due: i soldi\u00a0 vanno a chi ne ha effettivamente bisogno e le opere e i servizi pubblici finanziati sono veramente utili? Piuttosto che sovvenzionare nuovi stadi (o peggio, la ristrutturazione con relativo deturpamento di quelli esistenti), non sarebbe utile investire in impianti sportivi per i giovani? Piuttosto che finanziare massicciamente la digitalizzazione della pubblica amministrazione, rendendo ancora pi\u00f9 problematica la comunicazione con gli uffici per i non nativi digitali, non sarebbe pi\u00f9 opportuno investire nella Sanit\u00e0, assumendo e formando medici e infermieri (per questi ultimi si potrebbero ripristinare i vecchi corsi triennali dopo il secondo anno di una scuola media superiore, che funzionavano benissimo)? Oltre che distribuire soldi a pioggia con i vari ecobonus, non sarebbe il caso di controllare la congruit\u00e0 dei prezzi praticati, visto che spesso gli impresari hanno quasi raddoppiato il costo dei materiali? E anche ai ristoratori che hanno invaso le strade con i tavolini concessi gratuitamente, non sarebbe il caso di chiedere moderazione nei prezzi? Il fenomeno non \u00e8 solo italiano, anzi parte dagli Stati Uniti di Biden; ma questo non \u00e8 certo un motivo di consolazione.<\/p>\n<h1>La nemesi della globalizzazione<\/h1>\n<p>La questione della nemesi della globalizzazione \u00e8 forse la pi\u00f9 inquietante. Priva di autosufficienza energetica, per la rinuncia al nucleare, l\u2019Italia, come anche il resto dell\u2019Europa, ha visto aumentare rapidamente la bolletta del gas, su cui aveva negli anni Ottanta puntato anche in chiave ecologistica (qualcuno forse ricorder\u00e0 il martellante slogan \u201cil metano ti d\u00e0 una mano\u201d). La ripresa economica mondiale ha aumentato la richiesta di combustibili, favorendo spinte speculative, e l\u2019ostracismo alla Russia di Putin, che offriva contratti a lungo termine a\u00a0 prezzi bloccati, non ci ha certo giovato. Paradossalmente il ricorso alle fonti alternative potrebbe avvantaggiare, nel lungo periodo, una nazione priva di giacimenti di idrocarburi; ma il nucleare \u00e8 ostracizzato, le centrali idroelettriche sono un tab\u00f9 da cinquattotto anni, dopo il disastro del Vajont, e pensare di alimentare le acciaierie con i mulini a vento \u2013 che oltre tutto deturpano il panorama, una delle nostre principali risorse \u2013 fa sorridere come pensare di poter curare il cancro con l\u2019aspirina. In un altro ambito l\u2019Italia e tutto l\u2019Occidente scontano l\u2019errore di avere delocalizzato prevalentemente in Asia produzioni strategiche per la loro economia, come i microprocessori, indispensabili non solo per la produzione di computer, ma anche di automobili e persino di elettrodomestici. \u00c8 fatale che in un quadro di crescita improvvisa della domanda per effetto della ripresa dell\u2019economia mondiale Cina popolare, Taiwan, Corea del Sud preferiscano soddisfare prioritariamente le esigenze del mercato interno, e comunque alzino i prezzi. \u00c8 la logica perversa del dumping, per cui una nazione prima induce una nazione rivale a rinunciare a certe produzioni offrendo prodotti a prezzi stracciati, poi, dopo avere distrutto l\u2019industria locale, comincia a dettare le sue condizioni di mercato. E soprattutto la Cina ha praticato a lungo il dumping sociale e anche ecologico, offrendo prodotti concorrenziali grazie al ricorso a bassi salari (e in certi casi\u00a0 a una manodopera servile di prigionieri politici) e all\u2019inosservanza delle precauzioni ambientali. Il libero mercato ha i suoi vantaggi, ma il rischio di una sua nemesi \u00e8 sempre incombente, specie quando si aprono le frontiere ai prodotti di nazioni che non rispettano i diritti umani e le protezioni sindacali.<\/p>\n<p>Se alcuni fattori inflattivi, come la crescita vertiginosa del costo dei noli marittimi o dei microprocessori,\u00a0 potrebbero \u00a0risultare congiunturali, quelli legati alla transizione alle fonti energetiche alternative rischiano di rivelarsi strutturali, a meno di un\u2019inversione di rotta dei Paesi occidentali, altamente improbabile, visto il terrorismo psicologico e il ricatto morale in atto a proposito del cambiamento climatico. Chi, come me, si \u00e8 appassionato in giovent\u00f9 alla Nouvelle Histoire, attenta anche ai fattori climatici, sa che la storia mondiale ha conosciuto, dalla caduta dell\u2019Impero Romano agli albori della rivoluzione industriale, i riflessi di cambiamenti delle temperature legati non certo all\u2019emissione di Co2, ma a fattori legati alla diversa attivit\u00e0 del sole. In passato era soprattutto l\u2019abbassamento della temperatura media a provocare sconvolgimenti economici e politici, innescando un circolo vizioso fra carestie ed epidemie, come nel Trecento e nel Seicento, o esasperando crisi politiche latenti, come avvenne allo scoppio della Rivoluzione Francese, quando il popolino di Parigi faceva la fame ed era anche per questo facilmente influenzabile da sobillatori con la pancia piena che avevano il loro quartier generale al Palais Royal. Non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019aumento della produzione industriale abbia contribuito all\u2019aumento delle temperature medie, con i problemi che questo comporta, ma la sua effettiva incidenza \u00e8 tutta da dimostrare. Uno studioso serio come Franco Prodi ha criticato gli allarmismi dell\u2019Onu, non sempre disinteressati, in materia di\u00a0<em>climate change<\/em>. E un grande fisico come Antonino Zichichi ha affermato che il riscaldamento globale dipende dal \u201cmotore meteorologico dominato dalla potenza del sole\u201d e che le attivit\u00e0 umane incidano solo per il 5 per cento sui cambiamenti climatici. Si pu\u00f2 discutere sulle percentuali, e anche sull\u2019intera tesi: la scienza non \u00e8 una realt\u00e0 dogmatica e si basa sul confronto su diverse ipotesi di lavoro. Ma oggi l\u2019Occidente si sta giocando il futuro sulla base di una mera ipotesi di lavoro imposta dogmaticamente, invece di cercare di cogliere anche gli aspetti positivi del fenomeno: se certe parti del continente si desertificheranno, altre, finora non coltivabili per le basse temperature, potranno divenire fertili e contribuire con le loro colture a lenire il problema della fame nel mondo. Il profetismo laico di una Greta Thunberg, le cui parole hanno pi\u00f9 risalto del parere di autentici scienziati, rischia di mettere in ginocchio la nostra economia, favorendo il sorpasso di nazioni come la Cina Popolare e l\u2019India, che se ne fregano altamente del\u00a0<em>climate change<\/em>\u00a0e producono in centrali a carbone i pannelli solari con cui c\u2019illudiamo di risolvere i nostri problemi ambientali.<\/p>\n<p>Certo, il problema dell\u2019inquinamento nelle citt\u00e0 \u00e8 tutt\u2019altro che trascurabile, e il legame fra degrado ambientale e malattie cardiorespiratorie \u00e8 stato ampiamente dimostrato. Parola di una persona che ha sempre preferito la bicicletta e i mezzi pubblici all\u2019automobile e il treno e i traghetti all\u2019aereo, anche a costo di spendere molto di pi\u00f9. Ma di qui a pretendere di farci cambiare auto nell\u2019arco di pochi anni, fare salire vertiginosamente i costi delle bollette energetiche, dismettere le nostre industrie, la distanza \u00e8 enorme, specie se si continua a demonizzare il nucleare.<\/p>\n<p>Certo, c\u2019\u00e8 chi sostiene che dietro il \u201cnegazionismo\u201d (termine molto caro alla sinistra, in tutti i campi) sui cambiamenti energetici si nascondano gli interessi delle multinazionali del petrolio; e potrebbe anche darsi. Ma niente osta al ragionamento inverso: anche la lobby del\u00a0<em>green<\/em>\u00a0ha tutto da guadagnare sugli allarmismi.<\/p>\n<p>Quello che conta per\u00f2 non \u00e8 la dietrologia, ma l\u2019economia. Costringerci nell\u2019arco di pochi anni a sostituire un\u2019automobile a benzina o diesel, che ormai grazie al progresso tecnologico pu\u00f2 durare decenni senza grossi problemi di motore n\u00e9 di carrozzeria, costituisce un business di straordinarie dimensioni, ma al tempo stesso un fattore inflattivo rovinoso, tanto pi\u00f9 che l\u2019energia elettrica non \u00e8 certo regalata. Sar\u00e0 per molte famiglie una spinta a indebitarsi e per molte imprese un costo aggiuntivo che, come sempre succede, si scaricher\u00e0 sui prezzi, cos\u00ec come vi si sta scaricando la demonizzazione della plastica. Ma forse \u00e8 proprio questa la speranza di quanti con la pretesa di governare il cambiamento climatico in realt\u00e0 tentano di governare i destini mondiali. L\u2019inflazione da che mondo \u00e8 mondo \u00e8 la forma pi\u00f9 efficace di grande reset, che permette, come nell\u2019Italia del \u201845, di azzerare il debito degli Stati senza nemmeno ricorrere alla bancarotta. Solo che allora avevamo perso una guerra, e male. Oggi si ha spesso l\u2019impressione che tutto l\u2019Occidente stia \u00a0facendo la guerra a se stesso, col risultato di perdersi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/101190-giornale-di-bordo-ritorna-linflazione-ripresa-economica-o-grande-reset\/\">https:\/\/www.barbadillo.it\/101190-giornale-di-bordo-ritorna-linflazione-ripresa-economica-o-grande-reset\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BARBADILLO (Enrico Nistri)\u00a0 Quello che conta per\u00f2 non \u00e8 la dietrologia, ma l\u2019economia. Costringerci nell\u2019arco di pochi anni a sostituire un\u2019automobile a benzina o diesel, che ormai grazie al progresso tecnologico pu\u00f2 durare decenni senza grossi problemi di motore n\u00e9 di carrozzeria, costituisce un business di straordinarie dimensioni, ma al tempo stesso un fattore inflattivo rovinoso, tanto pi\u00f9 che l\u2019energia elettrica non \u00e8 certo regalata L\u2019inflazione che riprende a salire Nella mia ormai non&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":56453,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Barbadillo.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-hDA","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/67802"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=67802"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/67802\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67803,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/67802\/revisions\/67803"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/56453"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=67802"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=67802"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=67802"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}