{"id":67868,"date":"2021-10-18T11:00:48","date_gmt":"2021-10-18T09:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67868"},"modified":"2021-10-16T09:18:02","modified_gmt":"2021-10-16T07:18:02","slug":"due-fatti-e-un-conto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67868","title":{"rendered":"Due fatti e un conto"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Andrea Romani)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 15 ottobre segner\u00e0 un nuovo punto di svolta nel triste calendario della stupidit\u00e0. Con l\u2019avvio delle misure previste dal cd. decreto Green pass, infatti, l\u2019Italia sar\u00e0 l\u2019unico paese al mondo a prevedere un certificato di questo tipo per entrare in ufficio e in fabbrica. Degno punto di arrivo di una classe dirigente indegna, accecata dalla sua cupidigia di servire e di rincorrere le ideologie pi\u00f9 aberranti, il certificato verde rappresenta l\u2019ultimo e pi\u00f9 grave attacco alla dignit\u00e0 dei lavoratori. In tal senso, le manifestazioni di popolo delle ultime settimane, insieme alle mobilitazioni operaie di Firenze e di Trieste, confortano chi ancora non vuole rassegnarsi a calare la testa: all\u2019offensiva reazionaria pare finalmente intravedersi una risposta, ancora spontanea e disorganica, ma di certo genuina, diretta espressione delle masse subalterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per chi ancora crede alla legalit\u00e0 costituzionale in senso sostanziale, quindi lavoristico, la risposta operaia non pu\u00f2 che rappresentare una giornata di sole in un oscuro inverno che dura ormai da vent\u2019anni. La realt\u00e0 <em>pratica<\/em> anticipa e forma la teoria, portando nelle strade la risposta migliore all\u2019asservimento sanitario. A mio parere, vi sono due elementi centrali: la formazione di un fronte del dissenso in grado di riempire Roma e le principali citt\u00e0 italiane ogni sabato, a cui s\u2019aggiunge il risveglio operaio a Firenze e Trieste. Per un paese che ha attraversato due decenni di declino senza mai organizzare uno straccio di manifestazione \u201ccontro\u201d, tutto ci\u00f2 appare notevole, spia di un malcontento diffuso ormai a tutti i livelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il cittadino che dice No<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La mobilitazione di un individuo <em>in quanto cittadino<\/em> assume connotati e modi assai diversi da quelli tipici dell\u2019organizzazione operaia. Infatti, le fonti della lotta non derivano <em>direttamente<\/em> dal luogo di lavoro: non \u00e8 una questione sindacale a farlo scendere in piazza. Il fattore derivante \u00e8 dunque ideologico, nel senso di una presa di posizione su un elemento preciso della sua realt\u00e0 quotidiana. Nel caso in discorso, possiamo sintetizzare nella discriminazione introdotta dal certificato verde il <em>quid<\/em> decisivo: vedere nella realt\u00e0 quotidiana il formarsi di due gruppi sociali, cittadini di serie A e di serie B, insieme ai problemi di tipo economico \u2013 il costo dei tamponi \u2013 e psicologico \u2013 lo stress del tampone, l\u2019organizzarsi in base alle limitazioni \u2013 porta il cittadino che dice no a un punto di svolta della propria esistenza. Dal diniego del vaccino, scelta autonoma e perci\u00f2 decisamente personale, si passa al rifiuto dell\u2019intero modo di governare <em>attraverso l\u2019emergenza sanitaria<\/em>. Con i social la ricerca di altri \u201cdissidenti\u201d appare agevole e confortante: non si \u00e8 soli nel \u201cdire no\u201d. Dopo aver taciuto per anni di fronte alla compressione dei diritti sociali, la tensione derivante dalla questione biopolitica \u00e8 tale da portare l\u2019inerme piccolo borghese alla mobilitazione, che assume naturalmente le vesti tipiche di una societ\u00e0 atomizzata e ormai in larga parte esistente solo sul virtuale. Qui sta il punto nuovo: <strong>il movimento circolare del web esce dai pixel e corre nella realt\u00e0<\/strong>, tra i sampietrini e le bandiere, spostando infine dal divano al corteo decine di migliaia di pacifici italiani <em>che dicono di no<\/em>. Con tutte le tare di uno spontaneismo non organizzato, assistiamo comunque a un fatto di massa, come non si vedeva in Italia da decenni. Che ci\u00f2 derivi da classi sociali di tradizione moderata, \u00e8 un dato che conta veramente poco: <strong>l\u2019importante, ad oggi, \u00e8 il movimento<\/strong>, il riunirsi, il vedersi in carne e ossa e discutere, parlando e parlandosi, riconquistando lo spazio fondamentale della democrazia, la piazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Individuo e massa nella coscienza operaia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019elemento pi\u00f9 interessante della realt\u00e0 italiana attuale consiste, come anticipato, nella coesistenza di due fenomeni vicini ma non sovrapponibili: la risposta delle piazze e, insieme, la <strong>mobilitazione operaia<\/strong>. La lotta dei lavoratori della GKN di Firenze ha rappresentato l\u2019avvio di una nuova fase della risposta allo strapotere padronale, rappresentato dalla <em>summa<\/em> della porcilaia capitalistica, la finanza cosmopolita. Da l\u00ec il tema del greenpass si \u00e8 innestato nel quadro generale di una <strong>nuova, germinale coscienza di classe<\/strong>, dettata dalle condizioni ormai drammatiche del lavoro in Italia: il dominio del padrone non si ferma pi\u00f9 ai modi e ai tempi dello sfruttamento, ma si porta fino a dentro il corpo, imponendo \u2013 attraverso la subdola ipocrisia dell\u2019obbligo <em>non obbligato<\/em> \u2013 trattamenti sanitari la cui scelta, date alcune premesse, deve competere solo all\u2019individuo. Che l\u2019uso strumentale dell\u2019emergenza sanitaria ponesse oggettivamente in discussione gli ultimi diaframmi di democrazia formale, era un\u2019ovviet\u00e0 che solo certa compagneria poteva non cogliere: dal marzo 2020 abbiamo assistito a <strong>innumerevoli manovre di palazzo<\/strong>, tese a costruire governi conformi ai diktat europei, fino all\u2019assurdo di dare carta bianca a un ex banchiere centrale, responsabile <em>ex multis<\/em> della svendita delle partecipazioni statali e del disastro della moneta unica. Per fortuna, nella cenere della deindustrializzazione covava ancora qualche barlume di rabbia proletaria. Lo sciopero generale del sindacalismo di base ha dimostrato il radicamento degli unici <em>veri<\/em> sindacati italiani tra i lavoratori della logistica e dei trasporti, spina dorsale di un nuovo movimento operaio che ha intuito le <strong>potenzialit\u00e0 del proprio ruolo<\/strong>: bloccando le merci si inceppa il processo capitalistico, si svuotano gli scaffali, si blocca la circolazione. A brigante, brigante e mezzo. Ecco allora delinearsi la <strong>grande battaglia dei portuali di Trieste<\/strong>, compagni che lottano non per il tampone gratuito \u2013 prontamente concesso dai padroni preoccupati \u2013 bens\u00ec per la dignit\u00e0 di <em>tutti<\/em> i lavoratori, per uno scontro che si risolver\u00e0 soltanto attraverso l\u2019abolizione del green-pass. Quale elemento determina un simile atteggiamento? La coscienza di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco l\u2019elemento nuovo e formidabile degli ultimi giorni. L\u2019unit\u00e0 dei portuali rappresenta una forza determinante, insieme alla consapevolezza che un blocco prolungato degli scali significherebbe un sostanziale <em>tilt<\/em> di tutta la struttura economica italiana. \u00c8 un rischio che i padroni e i loro servi sono disposti a correre? Ancora pi\u00f9 pericoloso \u2013 e per noi assai auspicabile \u2013 consisterebbe nella progressiva <strong>espansione<\/strong> del movimento triestino <strong>verso tutti i settori del lavoro<\/strong>, con lo stesso spirito e la stessa combattivit\u00e0, senza intermediari prezzolati e intimoriti. Centralit\u00e0 del lavoratore, azione diretta e unitaria: con queste armi il <strong>padronato<\/strong> pu\u00f2 finalmente tornare ad <strong>avere paura<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Che fare?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte le forze che guardano con orrore alla realt\u00e0 contemporanea e vorrebbero superarla in senso <strong>socialista<\/strong>, e perci\u00f2 rivoluzionario, non possono non salutare con commozione le lotte degli operai e la mobilitazione delle piazze. A un tempo, sarebbe ora di <strong>abbandonare la teoria e passare proficuamente ai fatti<\/strong>: inserirsi nei movimenti, dialogare, elaborare una linea e seguirla con costanza e coerenza, nel progetto complessivo di una riunione delle forze socialiste, <em>diretta espressione<\/em> delle masse lavoratrici e popolari. Sul green-pass si gioca una battaglia decisiva, per molti <strong>l\u2019ultimo appuntamento della democrazia<\/strong> in Italia prima della barbarie definitiva. Appare dunque necessario mantenere la calma, individuare e denunciare ogni provocazione e ogni infiltrazione, senza cadere nel trito gioco del pericolo fascista, ribadendo ancora una volta che la democrazia si sviluppa e vive nello scontro dialettico, giammai nella repressione. Isolare i provocatori significa anche alleggerirsi dai detriti che rallentano la marcia: a chi predica bene e razzola male, ponendosi accanto a Draghi e Bonomi, spetta un posto opposto al nostro, poich\u00e9 la legalit\u00e0 costituzionale non potr\u00e0 mai applicarsi attraverso un principio di discriminazione e offesa del mondo del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il posto di ogni democratico \u00e8 dunque con i compagni di Trieste, con i lavoratori e gli studenti, i precari e i disoccupati, con l\u2019Italia che non si rassegna alla schiavit\u00f9 e lotta coraggiosamente per la conquista della propria dignit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/10\/15\/due-fatti-e-un-conto\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/10\/15\/due-fatti-e-un-conto\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Andrea Romani) Il 15 ottobre segner\u00e0 un nuovo punto di svolta nel triste calendario della stupidit\u00e0. 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