{"id":6787,"date":"2012-06-03T17:50:18","date_gmt":"2012-06-03T17:50:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=6787"},"modified":"2012-06-03T17:50:18","modified_gmt":"2012-06-03T17:50:18","slug":"perche-riconquistare-la-sovranita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=6787","title":{"rendered":"Perch\u00e9 riconquistare la sovranit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" data-mce-style=\"text-align: justify;\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:14px;\"><strong data-mce-style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\" style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span data-mce-style=\"font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman';\" style=\"line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman';\"><br \/>\n\t<\/span><\/strong><span data-mce-style=\"font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman';\" style=\"line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman';\">di <strong>Stefano D&#39;Andrea<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.riconquistarelasovranita.it\">Riconquistare la Sovranit&agrave;<\/a><br \/>\n\t<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Oggi, 2 giugno 2012, nasce il sito dell&rsquo;Associazione Riconquistare la Sovranit&agrave; (ARS). La data &egrave; stata scelta per l&rsquo;alto valore simbolico: crediamo fermamente nella Costituzione Repubblicana, soprattutto nel titolo che disciplina i &ldquo;rapporti economici&rdquo;, disapplicato da oltre venti anni. La disciplina costituzionale dei rapporti economici &egrave; un&rsquo;ancora di salvezza per tentare di uscire dalle tre crisi che attanagliano l&rsquo;Italia: la crisi della produzione; la crisi della distribuzione; la crisi culturale e addirittura antropologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&rsquo;ARS muove dalla convinzione che l&rsquo;euro sia stato un errore tecnico, oltre che politico: ha impoverito non soltanto i lavoratori dipendenti, bens&igrave; anche molte imprese italiane. Si tratta di un&rsquo;opinione ancora largamente minoritaria, la quale, tuttavia, va diffondendosi, perch&eacute; la barriera della menzogna, eretta dai media mainstream, &egrave; stata forata in pi&ugrave; parti dalle avanguardie del popolo italiano e perch&eacute; la spietatezza dei crudi fatti e le crisi della produzione e della distribuzione della ricchezza hanno oggettivamente suscitato in molti cittadini almeno il dubbio sulla sostenibilit&agrave; della moneta comune.<img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"mceWPmore mceItemNoResize\" data-mce-src=\"http:\/\/www.riconquistarelasovranita.it\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/wordpress\/img\/trans.gif\" src=\"http:\/\/www.riconquistarelasovranita.it\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/wordpress\/img\/trans.gif\" title=\"More...\" \/><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, l&rsquo;ARS sostiene una posizione pi&ugrave; avanzata rispetto a quella di coloro che si limitano a constatare il fallimento dell&rsquo;euro e, quindi, gli squilibri e l&rsquo;impoverimento che la moneta comune ha generato. L&rsquo;errore tecnico dell&rsquo;euro si colloca in un quadro di politiche giuridico-economiche le quali, negli ultimi venticinque anni, hanno spostato ricchezza: <em>i)<\/em> dal lavoro subordinato al capitale; <em>ii)<\/em> dalla piccola impresa , dal piccolo commercio &nbsp;e dai professionisti alla grande impresa produttiva, alla grande distribuzione e ai grandi studi professionali, i quali sono imprese; <em>iii)<\/em> dal capitale produttivo al capitale finanziario; <em>iv)<\/em> dal capitale finanziario che eroga prestiti alla produzione al capitale finanziario che eroga prestiti al consumo; e <em>v)<\/em> finanche dal capitale finanziario che eroga prestiti al capitale finanziario che gioca sui valori di titoli e che compie vere e proprie scommesse su solvibilit&agrave; di stati e sul livello dei tassi di interesse o degli indici di borsa ( i cosiddetti derivati).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma dai salari e dai redditi da lavoro ai profitti; dai profitti alle rendite; dalle rendite alle vincite. E&rsquo; il capitalismo caos e casin&ograve;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> L&rsquo;abbinamento del vincolo della &ldquo;moneta comune&rdquo;, che non &egrave; moneta italiana, e dei vincoli globalisti &#8211; libera circolazione delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone; imposizione fanatica della concorrenza e tendenziale divieto dei monopoli pubblici &#8211; ha generato, come era naturale, indebitamento privato (in buona parte verso l&rsquo;estero), difficolt&agrave; specifiche in alcuni settori del commercio e dell&rsquo;impresa, bolle (finanziaria, immobiliare, del credito al consumo), &nbsp;delocalizzazioni, disoccupazione, e deflazione salariale &#8211; all&rsquo;interno del sistema dell&rsquo;Unione europea e del WTO, la deflazione salariale &egrave; oggettivamente l&rsquo;unico strumento per &ldquo;competere&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci&ograve;, a differenza della maggior parte dei contestatori dell&rsquo;euro, l&rsquo;ARS riconosce che i fenomeni della deflazione salariale, della crescita dell&rsquo;indebitamento privato (di famiglie e imprese), della trasformazione dei debiti privati delle banche in debiti pubblici, delle delocalizzazioni, della disoccupazione e della sotto-occupazione crescenti si sono verificati anche in ordinamenti giuridico-economici che non hanno adottato la moneta comune (per esempio in Gran Bretagna) e negli Stati Uniti. Pressoch&eacute; tutti i paesi della triade &ndash; USA, Unione europea, Giappone -, con la parziale esclusione dei paesi che hanno potuto avvantaggiarsi di condizioni particolari (la Germania ha approfittato dell&rsquo;introduzione dell&rsquo;euro a scapito dei paesi del sud Europa) soffrono da tempo di bassa crescita, di disuguaglianze sociali crescenti tra i percettori di redditi da lavoro e di redditi da capitale (rendite e profitti), e&nbsp; di disoccupazione, celata nelle statistiche dalla sotto-occupazione, ormai fenomeno strutturale in molte delle economie della triade.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Non si tratta di &ldquo;crisi del capitalismo&rdquo; o di &ldquo;crisi globale&rdquo;. Nell&rsquo;ultimo quinquennio, un numero molto elevato di ordinamenti giuridico-economici estranei alla triade ha visto aumentare il PIL con medie che variano dal 4% al 9% (dal Brasile, all&rsquo;India; dall&rsquo;Argentina alla Cina, dal Vietnam al Libano, dall&rsquo;Angola alla Russia; dall&rsquo;Indonesia alla Bielorussia; e via continuando). La crisi &egrave; crisi dei sistemi giuridico-economici capitalistici dei paesi con economie &ldquo;avanzate&rdquo; (verrebbe da dire: marce). Essi sono ordinamenti capitalistici di mercato o comunque sono ordinamenti che nell&rsquo;ultimo ventennio , in alcuni casi nell&rsquo;ultimo trentennio, hanno subito trasformazioni da forme di capitalismi di stato, quali erano, a forme di capitalismi di mercato, quali stanno diventando o sono diventati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&rsquo;Associazione Riconquistare la Sovranit&agrave; propone di invertire la rotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> Tutti i provvedimenti proposti dai movimenti di contestazione in questi ultimi anni implicano che l&rsquo;Italia arresti, per quanto la riguarda, il processo di globalizzazione e scelga la strategia della de-globalizzazione. <strong>De-globalizzare<\/strong>&nbsp; significa che l&rsquo;Italia deve sottrarsi ai vincoli posti dall&rsquo;Unione europea e dal WTO. Si tratta del punto nevralgico, non spiegabile in poche battute. Ad esso dedicheremo numerosi articoli e riflessioni. Per ora ci limitiamo ad esprimere l&rsquo;assunto. Senza sottrarci ai vincoli dell&rsquo;Unione europea e del WTO, non &egrave; possibile promuovere la piena occupazione; alzare i salari; proteggere il piccolo commercio e la piccola impresa; ridurre le importazioni di beni alimentari; sviluppare la produzione interna di beni che importiamo e che sapremmo produrre; evitare la distruzione della nostra agricoltura; aumentare gli addetti a quest&rsquo;ultimo nobile settore economico; rendere interno il debito pubblico; pagare tassi di interesse sul debito pubblico bassi, perch&eacute; protetti da una banca centrale nazionale non autonoma; nazionalizzare le grandi banche commerciali e separare queste ultime dalle banche d&rsquo;affari; sottrarci al potere del capitale marchio; limitare il potere della pubblicit&agrave; e i costi e gli ingiusti profitti che essa genera; eliminare le forme di lavoro servile che si sono andate diffondendo; vincolare il risparmio italiano a investimenti in Italia; limitare le delocalizzazioni; ridurre e limitare l&rsquo;indebitamento delle persone e delle famiglie; promuovere filiere corte e mercati locali; in generale, costruire un&rsquo;economia sociale e popolare a dimensione umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <em>Documento di Analisi e Proposte politiche<\/em> e nel <em>Progetto<\/em> dell&rsquo;Associazione Riconquistare la Sovranit&agrave; &ndash; entrambi i documenti sono pubblicati sul sito dell&rsquo;ARS &#8211; &nbsp;sono tracciate le linee guida e la strategia paziente da seguire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong> L&rsquo;insistenza sulla crisi della produzione e sulla crisi della distribuzione della ricchezza non sta a significare che l&rsquo;ARS si disinteressi della crisi culturale e antropologica del popolo italiano. Siamo anzi consapevoli che questa &egrave; la crisi di gran lunga pi&ugrave; importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, la crisi della distribuzione della ricchezza, essendo crisi della giustizia, &egrave; gi&agrave; crisi di civilt&agrave;. Qui materia e idea si legano inscindibilmente. La civilt&agrave; di una societ&agrave; non &egrave; scindibile dalla giustizia dei rapporti economici. Siamo diventati una societ&agrave; che accetta troppo facilmente disuguaglianze, ingiustizie e lavoro servile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la precariet&agrave; del lavoro subordinato e la promozione della libera circolazione delle persone sono nel medesimo tempo elementi di un rapporto giuridico-economico e segno di degrado civile. Altro &egrave; la precariet&agrave; e la disponibilit&agrave; ad allontanarsi dalla propria terra per scelta volontaria: per tentare una carriera o per formare un bagaglio di esperienze che sar&agrave; utile in un&rsquo;arte o in un mestiere autonomo: elementi sovente positivi e fortificanti. Altro &egrave; la precariet&agrave; generale, cantata in nome della &ldquo;flessibilit&agrave;&rdquo; e imposta a tutti i lavoratori subordinati, in abbinamento con la promozione della libera circolazione delle persone. Quest&rsquo;abbinamento &egrave; scelta di sradicamento, promozione di instabilit&agrave; psicologica, &egrave; attacco alla famiglia (crea difficolt&agrave; a chi desideri costruirne una stabile) e quindi &egrave; imposizione dell&rsquo;individualismo. Ed &egrave;, ovviamente, sfruttamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi&ugrave; in generale, viviamo soggetti a un perenne diluvio di pubblicit&agrave;, immersi in informazioni e spettacoli regalatici dal grande capitale (chi sa perch&eacute; il capitale marchio paga per intrattenerci ed informarci?); con i bambini cacciati dalle strade e dai vecchi campi &#8211; piene di autovetture le prime e di cemento i secondi. I bambini sono divenuti il primo bersaglio del capitale marchio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scuole non insegnano pi&ugrave; materie e non sono pi&ugrave; serie, ossia giustamente severe: sono divenute luoghi in cui si &ldquo;progetta&rdquo; e si collegano nozioni tratte da materie diverse (la tanto amata e in realt&agrave; pietosa &ldquo;interdisciplinariet&agrave;&rdquo;). Le universit&agrave; attirano studenti mediante forme svariate di pubblicit&agrave; e divengono facili laureifici, perch&eacute; prendono fondi anche in base al numero basso degli studenti fuori corso. I docenti universitari sono stati collocati &ldquo;sul mercato&rdquo;, a elemosinare pochi fondi presso enti e associazioni: cercare fondi &egrave; divenuta la principale attivit&agrave; del docente; o meglio &egrave; l&rsquo;attivit&agrave; promossa dal legislatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni dei mali segnalati sono strettamente connessi alla disciplina dei rapporti giuridico-economici; altri soltanto indirettamente, perch&eacute; sono il frutto di processi culturali molto complessi. Ma alla resa dei conti, soltanto riprendendo il controllo della produzione e della distribuzione, &egrave; possibile pensare di porre rimedio alle degenerazioni culturali, tutte direttamente o indirettamente riconducibili alla promozione del turbocapitalismo globale e finanziario. Senza riprendere nelle nostre mani il destino, ossia senza riconquistare il potere di dirigere e programmare produzione e distribuzione della ricchezza, &egrave; possibile soltanto un lieve miglioramento dei profili ideali, culturali e ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, riconquistare la sovranit&agrave; anche e soprattutto per tentare di edificare una diversa, migliore e magari grande civilt&agrave;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">02.06.2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano D&#39;Andrea Riconquistare la Sovranit&agrave; 1. Oggi, 2 giugno 2012, nasce il sito dell&rsquo;Associazione Riconquistare la Sovranit&agrave; (ARS). La data &egrave; stata scelta per l&rsquo;alto valore simbolico: crediamo fermamente nella Costituzione Repubblicana, soprattutto nel titolo che disciplina i &ldquo;rapporti economici&rdquo;, disapplicato da oltre venti anni. 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