{"id":67911,"date":"2021-10-19T09:30:04","date_gmt":"2021-10-19T07:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67911"},"modified":"2021-10-17T22:17:05","modified_gmt":"2021-10-17T20:17:05","slug":"demografia-occidente-a-prova-di-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67911","title":{"rendered":"Demografia: Occidente a prova di qualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Alessandro Rosina)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La demografia ha avuto un ruolo rilevante nella lunga fase storica in cui l\u2019Occidente ha allargato le basi del proprio benessere economico e la sua sfera di influenza culturale e geopolitica nel mondo. La combinazione tra rivoluzione scientifica, rivoluzione industriale e transizione demografica, ha progressivamente cambiato in tutto il Pianeta le coordinate di riferimento (non necessariamente i comportamenti) del modo di vivere, di stare in relazione, di produrre ricchezza, di formare aspettative e orientare le proprie scelte individuali e di contribuire a quelle collettive. Oggi si pu\u00f2 essere terrapiattisti o si pu\u00f2 vivere in una comunit\u00e0 che cerca di imporre regole restrittive sulle scelte femminili, ma non c\u2019\u00e8 dubbio che tali due prospettive si collocano all\u2019interno di un sistema generale di coordinate di lettura della realt\u00e0 che ha come riferimento un Pianeta di forma tonda e la parit\u00e0 di genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I cambiamenti messi in moto da tali rivoluzioni, nate in Europa, in modo interdipendente tra di loro, consentono oggi all\u2019umanit\u00e0 di poter vivere pi\u00f9 a lungo, di aver accesso a maggiori risorse materiali, di usare tecnologie sempre pi\u00f9 efficienti per comunicare e viaggiare, di aver pi\u00f9 ampie scelte sul proprio destino sociale. Si tratta di conquiste che i Paesi occidentali hanno potuto sperimentare per primi e che hanno consentito anche di ottenere un vantaggio competitivo rispetto al resto del mondo. Tecnologia pi\u00f9 avanzata e maggiori risorse economiche hanno favorito, in una prima fase, la crescita della popolazione grazie alla riduzione della mortalit\u00e0 (prima infantile e poi nelle fasi successive di vita). A sua volta la crescita demografica ha aumentato la forza lavoro ma ha anche stimolato ulteriore miglioramento tecnologico come risposta alla tensione tra popolazione e risorse. Ha aumentato la necessit\u00e0 di relazioni e commercio con il resto del mondo. Ha inoltre alimentato l\u2019emigrazione verso altri continenti. Il riscontro maggiore di questo processo pi\u00f9 che sul peso demografico dell\u2019Europa o dei Paesi occidentali sul totale degli abitanti del Pianeta lo si pu\u00f2 ottenere dal numero di coloro che usano l\u2019inglese come strumento per comunicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La chiave per essere rilevanti a livello globale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La demografia \u00e8 quindi parte integrante dei meccanismi che hanno portato alla crescita dell\u2019Occidente nello scenario mondiale, ma il peso stesso della popolazione \u00e8 tra i maggiori fattori che ne hanno consolidato il ruolo. Come sottolinea Massimo Livi Bacci in \u201cStoria minima della popolazione del mondo\u201d, due Paesi con stessa ricchezza pro-capite tendono ad avere una popolazione che all\u2019interno dei confini vive mediamente in condizioni di analogo benessere materiale. Ma se il primo Paese ha cinque volte la popolazione del secondo, pu\u00f2 contare molto di pi\u00f9 nelle relazioni con gli altri Paesi. Se gli Stati Uniti d\u2019America improvvisamente si trovassero con una popolazione dell\u2019ammontare di quella della Svizzera, avrebbero molta meno possibilit\u00e0 di usare le proprie risorse economiche per rapporti di aiuto verso altri Paesi, iniziative internazionali, investimento su nuove tecnologie, oltre che forza militare. \u00c8, infatti, la combinazione tra livelli di ricchezza, dimensione della popolazione, attrazione di talenti esterni, che consente poi di aver anche un ruolo pi\u00f9 rilevante verso l\u2019esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Un\u2019Europa sempre meno popolata e pi\u00f9 anziana<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Occidente si trova ora in una nuova fase della transizione demografica: quella in cui, dopo la riduzione della mortalit\u00e0, la fecondit\u00e0 non solo \u00e8 diminuita ma si \u00e8 portata su valori inferiori a quelli del rimpiazzo generazionale (che corrisponde, come ben noto, a circa due figli per donna). Il continente europeo, nel suo insieme, \u00e8 crollato sotto tale soglia a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni Settanta. L\u2019attuale dato dell\u2019Unione europea \u00e8 poco superiore a 1,5. Gli Stati Uniti sono riusciti pi\u00f9 a lungo a mantenersi vicini al valore di rimpiazzo, ma nell\u2019ultimo decennio hanno subito una sensibile riduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Come conseguenza di queste dinamiche i Paesi occidentali hanno perso la loro capacit\u00e0 di crescita demografica endogena per il resto di questo secolo. La persistenza di tale condizione ha come conseguenza la riduzione del loro peso sulla popolazione mondiale. Se nel secolo scorso la differenza era tra diversi ritmi di crescita nelle varie aree del mondo, nel resto di questo secolo sar\u00e0 invece sempre pi\u00f9 evidente il contrasto tra aree in (pi\u00f9 o meno forte) crescita e aree in declino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In questa prospettiva, l\u2019Europa \u00e8 il continente che pi\u00f9 si sta rimpicciolendo. Se all\u2019inizio del secolo scorso il peso sulla popolazione mondiale era superiore al 25%, oggi \u00e8 inferiore al 10%. Proprio in questi anni, anche tenendo conto del contributo dell\u2019immigrazione, tale continente sta entrando in una lunga fase discendente della curva demografica. Raggiunti i 747 milioni di abitanti, secondo le previsioni delle Nazioni Unite (con base 2019), \u00e8 previsto tornare sotto 700 milioni poco dopo il 2050 e via via poi continuare a declinare. Quelle che vengono indicate come \u201cMore developed regions\u201d (Europa, Nord America, Australia\/Nuova Zelanda e Giappone) hanno di fatto esaurito la fase di crescita e sono destinate a stabilizzarsi sotto 1,3 miliardi di abitanti per poi diminuire. Nel frattempo, entro il 2050, nel resto del Pianeta si aggiungeranno altri 2 miliardi di abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0USA: declino demografico inevitabile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti dovrebbero iniziare la propria parabola discendente dopo la met\u00e0 del secolo. Ma queste proiezioni risultano ottimistiche, in particolare per il fatto che la fecondit\u00e0 degli USA si \u00e8 ridotta in modo considerevole negli ultimi anni e la pandemia ha ulteriormente agito negativamente. Le ipotesi delle Nazioni Unite (scenario centrale) sono basate su un numero di figli per donna statunitense assestato attorno a 1,8. Ma nel 2019 risultava gi\u00e0 sceso a 1,7 e le stime per il 2020 sono ancora pi\u00f9 basse (1,6). Dati che hanno alimentato nel dibattito pubblico americano una intensa discussione su cause e conseguenze del declino demografico. Nella classifica dei Paesi pi\u00f9 popolati, dominata da India e Cina, gli USA nei prossimi decenni dovranno cedere il terzo posto del podio alla Nigeria. Entro il 2050 la Russia slitter\u00e0 dal nono al 15esimo, la Germania, il Paese UE pi\u00f9 popoloso, dal 17esimo scivoler\u00e0 al 25esimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Occidente in calo di giovani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se il rapporto relativo tra i vari Stati \u00e8 in grande mutamento, c\u2019\u00e8 un altro rapporto in profonda trasformazione in questo secolo: quello tra giovani e anziani. Tale cambiamento sta interessando in particolare i Paesi occidentali, all\u2019interno dei quali la popolazione pi\u00f9 matura \u00e8 in continuo aumento mentre le nuove generazioni gi\u00e0 da tempo sono in progressivo indebolimento quantitativo. Nei Paesi pi\u00f9 sviluppati, sempre secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 gli over-65 arriveranno a superare gli under-25, mentre su scala globale i pi\u00f9 giovani continueranno a essere oltre il doppio rispetto ai pi\u00f9 anziani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 nello specifico, gli Stati occidentali non andranno solo incontro a una riduzione della popolazione ma al loro interno si ridurr\u00e0 ancor pi\u00f9, in senso assoluto e relativo, la componente pi\u00f9 dinamica, quella giovane-adulta che maggiormente alimenta i processi di sviluppo economico e innovazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Pochi ma buoni? Agire da subito sul capitale umano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Queste dinamiche vanno per\u00f2 anche viste all\u2019interno di una transizione pi\u00f9 ampia che porter\u00e0 tutta la popolazione del Pianeta a esaurire la sua spinta alla crescita. Verso la fine del secolo il tasso di fecondit\u00e0 mondiale \u00e8 previsto scendere attorno ai due figli per donna. I diversi tempi in cui tale processo si realizza nelle varie aree del globo fanno per\u00f2 la differenza. I Paesi occidentali, come abbiamo visto, hanno anticipato la fase di declino, mentre l\u2019Africa \u00e8 ancora all\u2019apice della sua crescita. Questo significa due cose. La prima \u00e8 che si passer\u00e0 progressivamente dalla quantit\u00e0 della crescita, che ha dominato il Novecento (non solo dal punto di vista demografico), alla crescita della qualit\u00e0. Ovvero diventa trainante nei processi di sviluppo pi\u00f9 la qualit\u00e0 del capitale umano e la sua valorizzazione, in tutte le fasi della vita, che il peso in s\u00e9 della fascia attiva. La seconda \u00e8 che, per\u00f2, ancora per lunga parte di questo secolo la quantit\u00e0 far\u00e0 la differenza. Lo far\u00e0, anzi, ancor pi\u00f9 che in passato perch\u00e9 i ritmi di crescita tra aree del mondo e tra generazioni non sono mai stati cos\u00ec divergenti. Questo, allora, significa anche che quando gli accentuati squilibri di questa fase saranno superati e la crescita della popolazione risulter\u00e0 di fatto stabilizzata in tutto il Pianeta, la configurazione geopolitica sar\u00e0 nel frattempo cambiata e i Paesi leader non saranno necessariamente quelli attuali. Il limite dell\u2019Occidente \u00e8 che, nel pieno di questa fase di transizione mondiale, il suo peso \u00e8 quello che maggiormente si riduce. Il vantaggio \u00e8 l\u2019essere obbligato gi\u00e0 da subito ad agire sulla leva qualitativa (formazione continua, uso delle nuove tecnologie abilitanti, capacit\u00e0 di mettere in relazione culture diverse, soft power, sviluppo sostenibile) che \u00e8 quella che nel lungo periodo far\u00e0 la differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/demografia-occidente-prova-di-qualita-31794\">https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/demografia-occidente-prova-di-qualita-31794<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Alessandro Rosina) La demografia ha avuto un ruolo rilevante nella lunga fase storica in cui l\u2019Occidente ha allargato le basi del proprio benessere economico e la sua sfera di influenza culturale e geopolitica nel mondo. 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