{"id":67986,"date":"2021-10-21T10:00:49","date_gmt":"2021-10-21T08:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67986"},"modified":"2021-10-20T13:38:17","modified_gmt":"2021-10-20T11:38:17","slug":"perche-politici-e-manager-devono-conoscere-la-geopolitica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=67986","title":{"rendered":"Perch\u00e9 politici e manager devono conoscere la geopolitica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di BABILON (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-67987\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/redazione.jpg\" alt=\"\" width=\"142\" height=\"142\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/redazione.jpg 142w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/redazione-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 142px) 100vw, 142px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da storico e geografo, non nascondo le mie perplessit\u00e0 ogni volta che sento parlare di \u00abgeopolitica\u00bb, materia che Sergio Romano, sulle pagine del Corriere della Sera, non ha esitato a definire \u00abuna pseudoscienza che la mitologia razziale e le credenze esoteriche di Adolf Hitler avevano trasformato in una micidiale religione del potere\u00bb. Alle sulfuree radici di questa disciplina si aggiunga il fatto che ormai l\u2019uso di questo termine ha invaso gran parte dello spazio comunicativo, a mio avviso impoverendolo: se tutto e\u0300 geopolitica, nulla e\u0300 geopolitica. Tra l\u2019altro il proliferare di questo approccio non sembra aver significativamente apportato migliorie al processo decisionale, vista la disastrosa condizione in cui versa il mondo. Inoltre, come afferma l\u2019analista Francesco Marradi, \u00abil prefisso \u201cgeo\u201d apposto a un termine eleva la relativa materia al rango di competizione o conflitto globale. Ovvero, qualora si tratti di materia che non riconosce confini, alla sua cattura entro il dominio nazionale per farne strumento di competizione o conflitto\u00bb. Come a dire che se dalla cassetta degli attrezzi tiri fuori solo il martello non farai altro che dare martellate. Invece abbiamo bisogno di tutti gli attrezzi e di sviluppare una sensibilit\u00e0 e un approccio pi\u00f9 raffinato alle dinamiche globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E questo e\u0300 il motivo per cui, al di la\u0300 della presenza del termine \u00abgeopolitica\u00bb nel titolo di questo saggio, ho accettato l\u2019invito a scrivere questa breve nota destinata ad accompagnare le riflessioni di Mirko Mussetti, a cui tra l\u2019altro va riconosciuto il fatto di aver posto l\u2019attenzione \u2013 in suoi precedenti lavori \u2013 su alcune realt\u00e0 geografiche scarsamente considerate nel dibattito italiano (penso al Mar Nero) ma destinate a una nuova centralit\u00e0 per i futuri equilibri di potenza. Ritengo che queste pagine abbiano il merito di ricordarci come la sfera della \u00abpolitica\u00bb sia sempre necessariamente condizionata da una conoscenza approfondita della storia, della geografia, della filosofia, della sociologia e della psicologia non solo del proprio Paese di appartenenza, ma ugualmente di ogni altra area del mondo e delle relazioni internazionali tra Stati e regioni. Mussetti prova definire un approccio in grado di inquadrare in modo sistemico tutte le competenze elencate, e dal suo punto di vista l\u2019indispensabile competenza richiesta ai leader contemporanei nel mondo delle istituzioni ma anche delle imprese diventa la comprensione delle dinamiche geopolitiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su un fatto sono assolutamente d\u2019accordo: affinare queste \u00absensibilit\u00e0\u00bb e\u0300 oggi ancora pi\u00f9 importante perch\u00e9 la crisi del mondo globale sta delineando sempre pi\u00f9 una nuova dinamica: alto vs basso, centro vs periferie, il tutto accompagnato da \u00abcambi di paradigma\u00bb tecnologici che accelerano il \u00abparetiano\u00bb ricambio delle e\u0301lite. Quindi politici, uomini delle istituzioni, ceo e manager, hanno bisogno di tutto ci\u00f2 per \u00aborientarsi\u00bb nel mondo plasmato dall\u2019impetuosa crescita economica della Cina, dall\u2019eredita\u0300 dei neocon, dalle guerre in Afghanistan, in Iraq, in Libia e in Siria, dalle crescenti conflittualit\u00e0 di ordine religioso, dai poderosi flussi migratori, e soprattutto dal collasso delle istituzioni e delle pratiche multilaterali, dall\u2019internazionalizzazione dei mercati e dalle tempeste finanziarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0 si tratta di un approccio che i dirigenti pi\u00f9 accorti hanno sempre coltivato. Se riprendiamo in mano il volume Industria e potere mondiale di Giuseppe Sacco, scopriamo che gi\u00e0 negli anni \u201970 la Fiat in Brasile per favorire la propria penetrazione sul mercato produsse per qualche tempo, tra gli altri modelli, una 600 che andava ad alcol, piegandosi all\u2019idea a quel tempo in voga in America Latina della import substitution volta a sostituire con un sottoprodotto dello zucchero il petrolio di cui il Paese allora scarseggiava. Nel nord dell\u2019Argentina, invece, la stessa Fiat produceva i suoi modelli a benzina, a costi pero\u0300 molto pi\u00f9 alti di Torino, perch\u00e9 tutto o quasi doveva essere produzione nazionale, sotto una protezione doganale altissima. Come ci ricorda sempre Sacco: \u00abTra le Fiat dei due Paesi non c\u2019erano praticamente scambi, che si sviluppano invece dopo l\u2019avvento della globalizzazione, quando entrambi gli impianti sono entrati in una filiera internazionale che divide tra vari Paesi la produzione delle varie componenti e delle varie operazioni produttive. Dapprima ci si piegava quindi nel quadro ispirato dalla conferenza di Bandung; a partire dagli anni \u201990 invece si opera del quadro geopolitico caratterizzato dalla nascita della Wto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u0300 del tutto evidente come l\u2019interconnessione economica e il numero sempre maggiore di fattori in grado di influenzare gli equilibri internazionali e i governi di molte nazioni determinino situazioni a causa delle quali ogni evento rilevante tecnologico, politico, finanziario o ambientale, abbia conseguenze pressoch\u00e9 globali. Questo volume raccoglie la sfida di promuovere una cultura della comprensione globale degli scenari e dei mercati, proponendo un progetto strutturato per aiutare politici e manager \u2013 italiani \u2013 a comprendere queste dinamiche e le loro implicazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>di Salvatore Santangelo<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>dalla postfazione al libro<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>La rosa geopolitica<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>di Mirko Mussetti<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.babilonmagazine.it\/la-rosa-geopolitica-mirko-mussetti-postfazione-salvatore-santangelo\/\">https:\/\/www.babilonmagazine.it\/la-rosa-geopolitica-mirko-mussetti-postfazione-salvatore-santangelo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BABILON (Redazione) Da storico e geografo, non nascondo le mie perplessit\u00e0 ogni volta che sento parlare di \u00abgeopolitica\u00bb, materia che Sergio Romano, sulle pagine del Corriere della Sera, non ha esitato a definire \u00abuna pseudoscienza che la mitologia razziale e le credenze esoteriche di Adolf Hitler avevano trasformato in una micidiale religione del potere\u00bb. 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