{"id":68194,"date":"2021-10-29T10:30:27","date_gmt":"2021-10-29T08:30:27","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68194"},"modified":"2021-10-29T10:30:27","modified_gmt":"2021-10-29T08:30:27","slug":"distruggere-la-domanda-per-evitare-la-scarsita-di-merci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68194","title":{"rendered":"Distruggere la domanda per evitare la scarsit\u00e0 di merci"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Paolo Annoni)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Una soluzione per i rincari dei prezzi alla produzione e la scarsit\u00e0 delle merci: distruggere la domanda.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019incremento dei prezzi alla produzione, dei prodotti energetici e le preoccupazione sulla disponibilit\u00e0 di beni sono il tema del giorno. Tra le soluzioni che vengono proposte per \u201crisolvere\u201d il problema se ne sta facendo traccia una che merita di essere analizzata. La soluzione parte da uno scenario che ogni giorno acquisisce elementi nuovi. La guerra commerciale, spesso mascherata, comporta problemi sulle catene di fornitura globale che sono alla base di una struttura di produzione pensata per un mondo con tensioni geopolitiche minime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nessuno ci guadagna sul breve periodo, ma alcuni sistemi pare abbiano accettato di subire danni oggi per conseguire benefici di lungo termine maggiori. Chi ha pi\u00f9 delocalizzato le produzioni negli ultimi 30 anni \u00e8 pi\u00f9 fragile e viceversa. La ristrutturazione delle catene di fornitura globali \u00e8 un processo lungo e costoso e quindi bisogna mettere in conto che per diversi anni ci saranno problemi di approvvigionamento; a risentirne sar\u00e0 la disponibilit\u00e0 dei prodotti per il consumatore. Nelle ultime settimane gli appelli a fare gli acquisti di Natale con largo anticipo, per esempio quelli del vice-presidente americano Harris, hanno fatto intravedere la questione a un pubblico ampio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In un contesto di politiche monetarie espansive i colli di bottiglia nelle catene di fornitura globali hanno effetti dirompenti sui prezzi; le tensioni sulle forniture, si pensi alle code ai porti, producono un circolo vizioso. Pensiamo a un\u2019autostrada congestionata in cui continuano a entrare macchine da ogni svincolo. La coda si allunga e i problemi si moltiplicano. Questa \u00e8 la situazione di cui si occupano le principali banche d\u2019affari. Tra queste, negli ultimi giorni Citigroup ha sostanzialmente proposto come soluzione la soppressione della domanda per fermare la spirale che altrimenti continuerebbe ad autoalimentarsi. Far rallentare la domanda, questa dovrebbe essere la tesi, toglie tensioni alle catene di fornitura riequilbria domanda e offerta e \u201crisolve\u201d il problema. Si suppone che con l\u2019apertura di questa fase si speri di rendere pi\u00f9 razionale il flusso dei beni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 la prima volta che si sente questa soluzione; il vicepresidente esecutivo di Maersk, Morten Engelstoft, a met\u00e0 settembre ha avanzato la stessa proposta dalle colonne del Financial Times. Adeguare l\u2019offerta \u00e8 un processo lungo e faticoso e quindi nel frattempo bisogna distruggere la domanda. Non \u00e8 chiaro con che mezzi si possa raggiungere l\u2019obiettivo, se si pensi a un rialzo dei tassi, nuovi lockdown nei paesi occidentali o ad altro. Il problema di questa soluzione \u00e8 che \u00e8 politicamente molto allettante; solleva dalla sfida di creare le condizioni economiche, legislative e burocratiche per una reindustrializzazione e in un certo senso scarica tutto il costo sulla classe media che dovr\u00e0 sacrificare la \u201cdomanda\u201d. Reindustrializzare significa lasciare libere le imprese, accantonare soluzioni ideologiche sulla transizione energetica e ribaltare l\u2019approccio sull\u2019imposizione fiscale e molto altro. \u00c8 molto pi\u00f9 semplice imporre la distruzione della domanda, dall\u2019alto al basso, incassando i dividendi politici del controllo e continuare in un solco che ha portato molti Paesi europei e non solo a una deindustrializzazione paurosa perch\u00e9 tanto ci pensava la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La distruzione della domanda si traduce in linguaggio colloquiale con impoverimento e tutto quello che questo si porta dietro in termini politici. Il fatto che l\u2019opzione appartenga a un dibattito \u201cnormale\u201d \u00e8 di per s\u00e9 preoccupante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/spy-finanza-anche-citi-osa-distruggere-la-domanda-per-evitare-la-scarsita-di-merci\/2242147\/\">https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/spy-finanza-anche-citi-osa-distruggere-la-domanda-per-evitare-la-scarsita-di-merci\/2242147\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Paolo Annoni) Una soluzione per i rincari dei prezzi alla produzione e la scarsit\u00e0 delle merci: distruggere la domanda. L\u2019incremento dei prezzi alla produzione, dei prodotti energetici e le preoccupazione sulla disponibilit\u00e0 di beni sono il tema del giorno. Tra le soluzioni che vengono proposte per \u201crisolvere\u201d il problema se ne sta facendo traccia una che merita di essere analizzata. 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