{"id":68292,"date":"2021-11-03T12:57:36","date_gmt":"2021-11-03T11:57:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68292"},"modified":"2021-11-03T12:57:36","modified_gmt":"2021-11-03T11:57:36","slug":"da-wallerstein-a-de-benoist-la-globalizzazione-alla-prova-dei-suoi-critici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68292","title":{"rendered":"Da Wallerstein a de Benoist: la globalizzazione alla prova dei suoi critici"},"content":{"rendered":"<div class=\"qodef-top-part-post-image\"><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Andrea Muratore)\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-68293\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/catene-del-valore-globali-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/catene-del-valore-globali-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/catene-del-valore-globali-768x512.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/catene-del-valore-globali.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/div>\n<div class=\"qodef-grid\">\n<div class=\"qodef-grid-row\">\n<div class=\"qodef-page-content-holder qodef-grid-col-12\">\n<div class=\"qodef-blog-holder qodef-blog-single qodef-blog-single-image-full\">\n<article id=\"post-6563\" class=\"post-6563 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-osservatorio tag-alain-de-benoist tag-globalizzazione tag-immauel-wallerstein\">\n<div class=\"qodef-post-content\">\n<div class=\"qodef-post-text\">\n<div class=\"qodef-post-text-inner\">\n<div class=\"qodef-post-info-top\">\n<div><\/div>\n<div>Il connubio tra <strong>scienze sociali e globalizzazione ha proceduto sulla scia di una precisa periodizzazione cronologica<\/strong>. I processi storici hanno conosciuto una\u00a0<strong>repentina accelerazione nel mondo globalizzato: modifiche importanti nei modi di vita delle persone, dei rapporti economici e dei rapporti tra le nazioni hanno preso piede in pochissimi anni<\/strong>.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"qodef-post-text-main\">\n<p>A partire dagli Anni Sessanta e Settanta\u00a0<strong>sociologi, storici, politologi ed economisti iniziarono a tematizzare il fenomeno\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/sapere-e-potere-lintelligence-nella-geopolitica-contemporanea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"6491\">\u201cglobalizzazione\u201d<\/a><\/strong>, a causa dell\u2019incedere di nuove tematiche categorizzate per la prima volta da\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/limpero-informatico-americano-mezzo-secolo-dopo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"1192\">Marshall McLuhan, che nel 1964 di fronte all\u2019incedere del progresso tecnologico\u00a0<\/a>teorizz\u00f2 il \u201cvillaggio globale\u201d, un mondo ristretto dalla velocizzazione dei processi di comunicazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Dopo la\u00a0<strong>caduta del Muro di Berlino e del bipolarismo il dibattito si ampli\u00f2<\/strong>. La contrapposizione\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/le-origini-della-guerra-fredda-e-la-nascita-del-complesso-militar-industriale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"1229\">USA-URSS<\/a>\u00a0aveva caratterizzato l\u2019ordine delle cose a livello planetario, dividendo nei due blocchi l\u2019egemonia internazionale;\u00a0<strong>caduto il sistema comunista il dibattito sulla globalit\u00e0 prese inesorabilmente piede.<\/strong><\/p>\n<h2>Wallerstein e il sistema-mondo<\/h2>\n<p><strong>Una serie di teorie si affermarono a partire dalla nascita del concetto di\u00a0<em>World-System<\/em><\/strong>, che reputava la fine della dialettica bipolare come il guado tra due ere storiche. Processi come la riorganizzazione del sistema produttivo mondiale, sempre meno centralizzato sulla fabbrica fordista, erano tuttavia gi\u00e0 in atto da decenni.\u00a0<strong>La fabbrica fordista rappresentava un retaggio del mondo precedente, e attorno ad essa si caratterizzava una dialettica di classe e, soprattutto, un\u2019identificazione sociale per i lavoratori: dall\u2019industria dell\u2019automobile, tuttavia, negli USA Anni Sessanta cominci\u00f2 ad affermarsi la produzione in rete<\/strong>, che spezzettava la produzione con una sofisticazione della logistica, mentre al tempo stesso inizi\u00f2 la parcellizzazione fiscale.<\/p>\n<p><strong>La razionalizzazione della produzione apr\u00ec la strada al post-fordismo ma, contemporaneamente, la ramificazione inizi\u00f2 a rompere le conflittualit\u00e0 di fabbrica e il nucleo identitario in cui la galassia circostante l\u2019impresa si identificava<\/strong>. Questa dimensione \u201clogistica\u201d si aggiungeva alla sempre pi\u00f9 palese crescita tecnologica e alla\u00a0<strong>finanziarizzazione dell\u2019economia: oggigiorno nelle Borse valori si scambiano valori otto volte maggiori di quelle circolanti nell\u2019economia reale<\/strong>. Molti studiosi delle scienze sociali contestavano il fatto che fosse stato il crollo del Muro a imporre la nascita del\u00a0<em>World-System<\/em>, dato che\u00a0<strong>Immanuel Wallerstein, professore a Yale, lo teorizzava gi\u00e0 dal 1974. Wallerstein, che preferiva parlare di \u201cmondialit\u00e0<\/strong>\u201d, asser\u00ec che essa rappresentava una caratteristica fondante del capitalismo dal XVII secolo, e che la<strong>\u00a0globalizzazione della produzione aveva gi\u00e0 preso piede dall\u2019Ottocento<\/strong>. Inoltre, scrisse Wallerstein,\u00a0<strong>anche la tendenza alla flessibilizzazione del mercato del lavoro rappresentava una dimensione gi\u00e0 presente nel sistema<\/strong>. Wallerstein, di conseguenza, non ritenette il crollo del comunismo come una causa scatenante di un cambio di paradigma: la sua visione era quella pi\u00f9 propriamente \u201canglosassone\u201d, basata sullo studio della storia dell\u2019Impero Britannico e della sua mentalit\u00e0 a lung\u00f2 \u201cglobale\u201d in anticipo sul resto dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p><strong>L\u2019economia globale, per Wallerstein, era caratterizzata dal Mercato Unico<\/strong>, dominato dal principio della\u00a0<strong>massimizzazione del profitto e dalla logica dell\u2019infinita accumulazione del capitale<\/strong>, dunque dalla tendenza a una continua, rapace tesaurizzazione.\u00a0<strong>Inoltre, essa avrebbe portato a una riqualificazione delle strutture statali: nell\u2019economia globalizzata la nazione tradizionale avrebbe conosciuto forte limitazioni, dato che il conflitto tra realt\u00e0 statali e sovranazionali sarebbe stato continuo<\/strong>. Il tema della contrapposizione \u201cglobale-locale\u201d \u00e8, al giorno d\u2019oggi, attualissimo: dal WTO alla NATO, dal FMI all\u2019ONU,\u00a0<strong>le organizzazioni statali si trovano sempre di pi\u00f9 ad essere influenzate dalle scelte di organizzazioni di dimensioni pi\u00f9 grandi. Wallerstein negli Anni Settanta intuiva la frattura che si sarebbe venuta a creare tra il <em>World System<\/em>\u00a0e i singoli Stati.\u00a0<\/strong>Per quanto concerne il\u00a0<strong>mercato del lavoro, Wallerstein teorizzava tre cerchie: un nucleo di Stati \u201cprivilegiati\u201d<\/strong>, una cerchia di\u00a0<strong>nazioni \u201csemiperiferiche\u201d e una grande maggioranza di \u201cnazioni periferiche\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Il\u00a0<em>World System\u00a0<\/em>di cui parlava\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/in-memoria-di-immanuel-wallerstein\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"991\">Wallerstein<\/a>\u00a0era definito come\u00a0<strong><em>\u201cun Sistema Interstato fatto da un mercato globale (Spazio Economico Universale), in conflitto con tanti Stati Nazionali e il loro principio del monopolio della forza legittima\u201d<\/em><\/strong>. Nell\u2019ottica di Wallerstein, il conflitto si sarebbe esemplificato come una continua e accesa dialettica sulla base dell\u2019ambivalenza di nazionale e sovranazionale, e si sarebbe ripercosso sugli\u00a0<strong>assetti sociali interni a seguito dello scontro tra le scelte economiche definite a livello internazionale e le scelte politiche nazionali<\/strong>.<\/p>\n<p>Da Bretton Woods in avanti, in effetti, scelte economiche, finanziarie e monetarie internazionali influenzano sulla realt\u00e0 locale, e ci\u00f2 ha sempre causato spaesamento: i cittadini si sono sempre chiesti chi fosse, in ultima istanza, a decidere per loro.\u00a0<strong>Wallerstein predisse come nel\u00a0<em>World System<\/em>\u00a0si sarebbe assistito a una grande polarizzazione tra grandi accumulazioni di ricchezze e spaventose povert\u00e0, la reazione alla quale sarebbe stata un\u2019opposizione identitaria<\/strong>\u00a0di natura\u00a0<strong>localista, religiosa ed ecologica<\/strong>. La dimensione ecologica, oggi ampiamente affermata, era una lettura assolutamente nuova negli Anni Settanta: Wallerstein percep\u00ec l\u2019esistenza di\u00a0<strong>impellenze ecologiche di carattere globale<\/strong>. Altro elemento che Wallerstein riteneva connaturato allo sviluppo globale erano, a suo parere, le\u00a0<strong>migrazioni connesse ai movimenti della forza lavoro, del capitale e alla sempre maggiore facilit\u00e0 di comunicazione tra le diverse aree del mondo nel sistema interstatale<\/strong>. Wallerstein accett\u00f2 il termine \u201cglobalizzazione\u201d, al massimo, come un nuovo sinonimo per il suo concetto di\u00a0<em>World System<\/em>.<\/p>\n<h2>Robertson e l\u2019antropologia del mondo globale<\/h2>\n<p><strong>Roland Robertson, sociologo all\u2019Universit\u00e0 di Pittsburgh<\/strong>, fin dagli Anni Sessanta teorizz\u00f2 la\u00a0<strong>teoria della modernizzazione a partire dall\u2019analisi di civilt\u00e0 basata sui suoi studi religiosi. Robertson focalizz\u00f2 i suoi studi sui cambiamenti culturali ed antropologici connessi all\u2019affermazione della modernit\u00e0<\/strong>, prendendo i rapporti tra l\u2019uomo e la societ\u00e0 sulla base degli approcci predominanti verso le religioni. A suo parere,\u00a0<strong>la rigida separazione tra discipline come le Relazioni Internazionali e la Sociologia ha spesso ostacolato la comprensione della realt\u00e0 e dei fenomeni globali, per il cui studio bisognava sviluppare una concezione multidisciplinare,<\/strong>\u00a0non pi\u00f9 basata su una rigida e stagna compartimentazione. Un\u2019interpretazione corretta della globalizzazione, secondo Robertson, l\u2019avrebbe contestualizzata come un\u00a0<strong>sistema socioculturale prodotto dalla compressione di culture connesse a civilt\u00e0, societ\u00e0 nazionali, movimenti e organizzazione intranazionali e transnazionali, subsociet\u00e0 e gruppi etnici ed individui<\/strong>. Questo, secondo Robertson, implica che la\u00a0<strong>globalizzazione crei delle identit\u00e0 \u201ca strati\u201d, degli elementi terzi creati come risultante dell\u2019incontro tra identit\u00e0 e subidentit\u00e0, peculiari sotto il profilo socio-culturale<\/strong>. Due elementi dialettici importanti andavano considerati: il rapporto\u00a0<strong>universale-particolare<\/strong>\u00a0e quello\u00a0<strong>locale-globale<\/strong>, interazioni fondamentali per il dialogo alla base dello sviluppo della realt\u00e0 globalizzata.<\/p>\n<p><strong>La multidimensionalit\u00e0 \u00e8 frutto, infatti, dell\u2019ambivalenza<\/strong>. Il pensiero multidisciplinare teorizzato da Robertson, infatti, \u00e8 oggigiorno accettato e applicato praticamente in tutti i contesti accademici. Egli concep\u00ec anche la nascita di movimenti e gruppi sociali connessi al\u00a0<strong>\u201cMondo come insieme\u201d legati da interessi e obiettivi comuni (pacifismo, ecologia, diritti umani ecc.)<\/strong>\u00a0e l\u2019inizio di\u00a0<strong>processi di ricerca esasperata e radicale di identit\u00e0 specifiche (fondamentalismi)<\/strong>\u00a0sulla scia dell\u2019<strong>universalizzazione del particolarismo e della particolarizzazione dell\u2019universalismo<\/strong>\u00a0nell\u2019<strong>et\u00e0 dell\u2019incertezza<\/strong>. Dal marketing, Robertson mutu\u00f2 il concetto di\u00a0<strong>\u201cglocalizzazione\u201d<\/strong> e si dichiar\u00f2 contrario alla cosiddetta <strong>\u201c<em>McDonaldizzazione del Mondo\u201d<\/em>, ovverosia alla concezione della globalizzazione come un\u2019estensione dell\u2019<em>American Way of Life<\/em>\u00a0a tutto il mondo<\/strong>. La multidimensionalit\u00e0 e la sovrapposizione di molte identit\u00e0 avrebbe portato alla nascita dei \u201c<strong>paradossi glocali<\/strong>\u201d a causa del persistere di vecchie identit\u00e0 nel mondo moderno.<\/p>\n<h2>Baumann, Aug\u00e9, de Benoist: i critici dell\u2019uomo globale<\/h2>\n<p><strong>Zygmunt Bauman teorizz\u00f2 la societ\u00e0 liquida<\/strong>, sulla base di un pensiero strutturato su una concezione della\u00a0<strong>globalizzazione come compressione del tempo e dello spazio e radicale ridefinizione delle gerarchie sociali<\/strong>. L\u2019e-mail, secondo Bauman, rappresenta la massima esemplificazione della compressione delle dimensioni nel mondo globale.\u00a0<strong>Nella societ\u00e0 liquida finisce la dicotomia \u201cvicino\/lontano\u201d nei trasporti e nelle comunicazioni<\/strong>, ma al tempo stesso il\u00a0<strong>mondo si suddivide: i \u201cglobalizzati\u201d vivono in un eterno presente, rappresentano una nuova \u00e9lite fondata sulla mobilit\u00e0 extraterritoriale<\/strong>, mentre al contempo i\u00a0<strong>localizzati rimangono inesorabilmente legati al territorio, vivono nello spazio, non controllano il tempo, non hanno possibilit\u00e0 di viaggiare e non hanno accesso alle informazioni<\/strong>.<\/p>\n<p>Il passaggio dalla\u00a0<strong>modernit\u00e0\u00a0<\/strong>alla\u00a0<strong>post-modernit\u00e0<\/strong>\u00a0\u00e8 come il\u00a0<strong>passaggio dallo stato solido allo stato liquido sulla scia del crollo di certezze, perdita di una \u201cbussola\u201d e produzione di un nuovo assetto sociale<\/strong>. Il mondo teorizzato da Bauman \u00e8 visibile guardando la nuova realt\u00e0 delle\u00a0<strong>metropoli contemporanee e il proliferare di \u201cNon-Luoghi\u201d intesi nella concezione ideata da Marc Aug\u00e9<\/strong>. Cambia il concetto di \u201c<strong>confine<\/strong>\u201d: il\u00a0<strong>controllo del territorio (solido) diviene una \u201cregolazione delle differenze\u201d<\/strong>. Una dimensione dello sviluppo di un territorio, ad esempio, \u00e8 connessa al conteggio degli accessi alla rete Internet. I confini nel mondo liquido, molto spesso invisibili, sono pi\u00f9 numerosi rispetto a quelli del mondo solido. Si rompe il vincolo\u00a0<strong>capitale-lavoro: la sfida politico-economica diventa una sfida tra la velocit\u00e0 del movimento dei capitali e la capacit\u00e0 di intercettamento dei poteri locali. Nel mondo liquido, i governi possono vincolare i capitali solo accordando loro la libert\u00e0 di andarsene senza problemi<\/strong>, come detto da Bauman nel 2004. Bauman ha\u00a0<strong>teorizzato l\u2019ascesa del regionalismo e la ricerca di identit\u00e0 pi\u00f9 piccole ed omogenee come una risposta allo spaesamento indotto dalla globalizzazione<\/strong>. La\u00a0<strong>societ\u00e0 liquida, fondamentalmente, \u00e8 la societ\u00e0 dell\u2019incertezza<\/strong>: dal\u00a0<strong><em>welfare State<\/em>\u00a0si passa al\u00a0<em>workfare State<\/em><\/strong>, che subordina i diritti al possesso di una posizione lavorativa.\u00a0<strong>La solitudine del cittadino globale si manifesta proprio nel dominio assoluta dell\u2019incertezza, nella criminalizzazione e nell\u2019esclusione della povert\u00e0, nella sfiducia esistenziale e nella ricerca della\u00a0<em>Sicherheit<\/em><\/strong>\u00a0(sicurezza esistenziale, personale).<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/alain-de-benoist-e-la-polemica-coi-cattolici\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"1010\">Alain De Benoist<\/a>, filosofo francese, basa il suo pensiero sull\u2019identit\u00e0 della comunit\u00e0 e sulla rivalutazione della differenza come opposizione naturale alla globalizzazione<\/strong>. Egli \u00e8 ritenuto il principale referente culturale identitario a livello mondiale. Nella sua opera, De Benoist parla di\u00a0<strong>\u201cmondializzazione\u201d e di \u201cMondialismo\u201d come minacce frontali all\u2019identit\u00e0 dei popoli europei. Il Mondialismo avversato da De Benoist \u00e8 visto come sintesi del monoteismo giudaico-cristiano e dell\u2019universalismo liberale<\/strong>. L\u2019esaltazione di un\u2019autoreferenziale uguaglianza tra esseri, secondo De Benoist, rappresenta il presupposto per una grigia omologazione. Egli propugna di conseguenza un\u00a0<strong>ritorno al \u201cpaganesimo\u201d, alla difesa dell\u2019identit\u00e0 ancestrale delle comunit\u00e0<\/strong>. De Benoist parla chiaro:\u00a0<strong>esistono immanentemente un \u201cNoi\u201d e un \u201cVoi\u201d. Gli\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/esclusione-rabbia-e-rancore-il-problema-della-poverta-bianca-negli-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"post\" data-id=\"5962\">USA, \u201cpaese di nessun popolo\u201d<\/a>\u00a0<\/strong>sono visti come i principali propugnatori dell\u2019offensiva mondialista attraverso l\u2019imposizione della loro lingua, della loro sovranit\u00e0 militare e della loro egemonia finanziaria.<\/p>\n<p>La via critica alla globalizzazione ha dunque visto pensatori, pi\u00f9 o meno istituzionali, scagliarsi contro le sue forme e le sue strutturazioni. Il Covid-19 e la crisi ecologica impongono di strutturare ulteriori e profonde riflessioni sulle dinamiche che si stanno sviluppando: ora pi\u00f9 che mai ci si accorge che il mondo non potr\u00e0 tornare quello di prima. E che seguire la visione di chi, in passato, ha mostrato le fallacie del sistema avrebbe potuto evitare i disastri del mito secondo cui \u201c<em>There is no alternative\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/da-wallerstein-a-de-benoist-la-globalizzazione-alla-prova-dei-suoi-critici\/\">http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/da-wallerstein-a-de-benoist-la-globalizzazione-alla-prova-dei-suoi-critici\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Andrea Muratore)\u00a0 Il connubio tra scienze sociali e globalizzazione ha proceduto sulla scia di una precisa periodizzazione cronologica. I processi storici hanno conosciuto una\u00a0repentina accelerazione nel mondo globalizzato: modifiche importanti nei modi di vita delle persone, dei rapporti economici e dei rapporti tra le nazioni hanno preso piede in pochissimi anni. A partire dagli Anni Sessanta e Settanta\u00a0sociologi, storici, politologi ed economisti iniziarono a tematizzare il fenomeno\u00a0\u201cglobalizzazione\u201d, a causa dell\u2019incedere di nuove&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":68294,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/images.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-hLu","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68292"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=68292"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68292\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":68295,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68292\/revisions\/68295"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/68294"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=68292"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=68292"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=68292"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}