{"id":68321,"date":"2021-11-05T10:50:25","date_gmt":"2021-11-05T09:50:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68321"},"modified":"2021-11-04T20:53:52","modified_gmt":"2021-11-04T19:53:52","slug":"il-progressista-e-un-conformista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68321","title":{"rendered":"Il progressista \u00e8 un conformista"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>L&#8217;INTELLETUALE DISSIDENTE<\/strong> (Fabrizia Sabbatini)<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Esce in sala \u201cLa scelta di Anne\u201d. Premiato a Venezia, pro-aborto, \u00e8 il degno specchio dell\u2019ideologia conformista<\/span><\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Il Ddl Zan \u00e8 morto, il Ddl Eutanasia \u00e8 in fin di vita e anche il patriziato liberal locale non si sente molto bene.\u00a0<strong>I progressisti di casa nostra, infatti \u2013 che non ne azzeccano una forse dai tempi delle unioni civili, contentino di civilizzazione in salsa italiana \u2013 vivono un momento cupo, di depressione, dato dal ritorno delle battaglie ideologiche, intra ed extramoenia parlamentari.<\/strong>\u00a0Ma anche oltre i confini dello Stivale la situazione non \u00e8 messa meglio, la\u00a0<em>culture war<\/em>\u00a0\u00e8 in atto ovunque, arriva fino a latitudini oltreoceaniche.<\/p>\n<p>Non resta quindi che rivangare nel passato, scavare nella fossa, riesumare vecchi bottini di guerra, spolverarli, lucidarli, tirarli a nuovo e propinarli al proprio boario uditorio, rivendendoli come attuali.<\/p>\n<p>Teatrino di questa pantomima, il recente Festival del Cinema di Venezia \u2013 divenuto ormai il Sanremo della settima arte \u2013<strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.labiennale.org\/it\/cinema\/2021\/selezione-ufficiale\/venezia-78-concorso\/l%E2%80%99%C3%A9v%C3%A9nement\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.labiennale.org\/it\/cinema\/2021\/selezione-ufficiale\/venezia-78-concorso\/l%E2%80%99%C3%A9v%C3%A9nement\">che ha visto il trionfo e la relativa assegnazione del famigerato leone aureo al film\u00a0<em>L\u2019\u00e9v\u00e9nement<\/em>, ovvero la pellicola pro-aborto in concorso quest\u2019anno.<\/a><\/strong>\u00a0Premio di consolazione \u2013 leone d\u2019argenteria \u2013 per il partenopeo Sorrentino, troppo conservatore, troppo antimoderno, troppo tutto. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145932\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/7e6237f5-e946-4d7f-909e-2ef0c5b06df6.jpg\" alt=\"\" width=\"1344\" height=\"2000\" \/><\/figure>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.lormaeditore.it\/libro\/9788899793920\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.lormaeditore.it\/libro\/9788899793920\"><em>L\u2019evento<\/em>\u00a0\u2013 tratto dall\u2019omonimo romanzo autobiografico di Annie Ernaux (L\u2019Orma editore) \u2013\u00a0<\/a>far\u00e0 il suo esordio nelle sale italiane oggi<\/strong>, ma il fermento dalla fragranza\u00a0<em>ag\u00e9e<\/em>\u00a0di vecchi sessantottini e anziane femministe colpisce finanche quelli di nuova generazione, che gi\u00e0 costellano i giornali mainstream di entusiastiche colonne.<\/p>\n<p>Il battaglione del progresso scaduto \u00e8 infatti pronto per il raduno, le giacche di velluto a costine e i pantaloni a zampa di elefante sono stati prontamente riesumati dalla naftalina, le nostalgiche truppe sono pronte a schierarsi educatamente in fila all\u2019ingresso dei cinema, preferibilmente non multisala, per poi ricongiungersi, all\u2019uscita, e dare vita al dibattito\u00a0<em>old style<\/em>\u00a0sul tema ormai ammuffito dell\u2019aborto.<\/p>\n<p><strong>Il film, in Italia, si chiamer\u00e0\u00a0<em>La scelta di Anne<\/em>, in ossequio alla tradizione in cui gli italiani sono \u2013 e si confermano \u2013 veri maestri, ossia quella di generare titoli tristi e banali<\/strong>\u00a0per soppiantare quelli originali, se non altro dotati d\u2019una propria coerenza primaria (basti ricordare lo scempio compiuto ai danni di\u00a0<em>Eternal sunshine of the spotless mind\u00a0<\/em>di Michel Gondry, italianizzato in\u00a0<em>Se mi lasci ti cancello<\/em>). Le tribune giacobine della critica, che hanno accolto con plausi e boati l\u2019uscita e la premiazione della pellicola di Audrey Diwan, trasmettono quasi una sorta di grottesca tenerezza, la stessa che si prova nel vedere Fantozzi brindare allo scoccare della mezzanotte fasulla, anticipata dal maestro Canello, per poi rendersi conto dell\u2019inganno. Il senso della realt\u00e0 \u00e8 pressoch\u00e9 lo stesso.<\/p>\n<p><strong>Sono trascorsi infatti pi\u00f9 di quarant\u2019anni dall\u2019entrata in vigore della Loi Veil in Francia e dalla Legge 194 in Italia \u2013 che hanno depenalizzato e disciplinato l\u2019interruzione volontaria di gravidanza \u2013 e, con ogni probabilit\u00e0, non esiste un tema su cui il pensiero attuale sia pi\u00f9 appiattito ed uniforme.<\/strong>\u00a0Presentare un film sull\u2019aborto, oggi, non \u00e8 certo un\u2019ardimentosa impresa, un\u2019iniziativa eroica, spericolata, si tratta banalmente di un film come un altro \u2013 bello o brutto che sia \u2013\u00a0<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/spettacoli\/cinema\/2021\/11\/01\/news\/la_scelta_di_anne-324626855\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.repubblica.it\/spettacoli\/cinema\/2021\/11\/01\/news\/la_scelta_di_anne-324626855\/\">ma non per questo meritevole di \u201cgiusta\u201d premiazione, come sostenuto da alcuni.<\/a>\u00a0In tal caso, vi \u00e8 solo il trionfo della prevedibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il canone, infatti, \u00e8 sempre il medesimo \u2013 cinema, letteratura, teatro \u2013 se l\u2019opera \u00e8\u00a0<em>engag\u00e9<\/em>\u00a0e politicamente corretta scatta la pubblica lode, se non lo \u00e8, che vada pure a farsi benedire. Ma il progressista medio vive coi paraocchi, senza rendersi conto di una realt\u00e0 che evolve, muta, si trasforma. Se nei primi anni Sessanta i pi\u00f9 giovani vivevano immersi in una dilagante ignoranza \u2013 o strafottenza \u2013 sessuale e la contraccezione era illegale, l\u2019aborto \u2013 comunque la si pensi al riguardo \u2013 era certamente un tema da\u00a0<em>d\u00e9bat public<\/em>, ma nella postmodernit\u00e0, in cui tutto \u00e8 sdoganato \u2013 dal sesso virtuale alla cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo \u2013 davvero si osa ancora ipocritamente definire \u201ccoraggioso\u201d un film che tratta una tematica da decenni non pi\u00f9 tab\u00f9 per nessuno?<\/p>\n<p><strong>Ultimamente poi, il bersaglio prediletto dei feticisti del progresso \u00e8 divenuto il Texas, con il suo recente\u00a0<em>abortion ban<\/em>\u00a0\u2013 l\u2019interruzione di gravidanza ritenuta illegale dopo la sesta settimana (la legge \u00e8 attualmente al vaglio della Corte Suprema) \u2013\u00a0<\/strong>contro il quale vengono scagliati dardi infuocati, perch\u00e9 la democrazia liberal funziona cos\u00ec, quando manca la maggioranza si urla automaticamente alla dittatura e il potere del popolo non \u00e8 pi\u00f9 degno di garanzie. Ma rimembrare le antiche battaglie si tramuta solo in un esercizio di memoria, di celeste nostalgia, si finisce per parodiare s\u00e9 stessi, con quella brama di rivoluzione permanente, divenuta ormai solo pane per denti esaltati, da parte di quella schiera di individui che imposta tutto con la ragione per imporre i propri imperativi morali e poi vendersi a una politica fatta di emozioni, di sentimentalismo, alla perenne ricerca di un nemico da osteggiare, di una battaglia da combattere. \u00c8 la patologia del Sessantotto infinito.<\/p>\n<p>I progressisti di oggi si rivelano infatti, ancora una volta, i veri conservatori, con la loro smania di congelare gli status quo ante, senza guardare avanti. La nave imbarca acqua, rode lo scafo, ma loro continuano a suonare, in abito da sera, come l\u2019orchestrina del Titanic sul ponte principale, mentre tutto intorno affonda. Che poi, libert\u00e0, coraggio, diritti a profusione, premi e tab\u00f9 e nemmeno l\u2019onest\u00e0 di chiamare le cose con il proprio nome, conferendogli almeno la dignit\u00e0 del linguaggio.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-145933\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/i__id1228_1x.jpg\" alt=\"\" width=\"1724\" height=\"2552\" \/><\/figure>\n<p><strong>Annie Ernaux, con il suo tipico tono pedante, nel libro \u2013 ambientato nel 1963, epoca in cui era una giovane ragazza \u2013 utilizza espressioni quali \u201cquesta realt\u00e0 dentro la pancia\u201d, \u201cquesta cosa qui\u201d, mentre sceglie di farsi strappare clandestinamente il suo bambino dal grembo, di abortire il proprio figlio, rischiando la vita, per sottrarsi a un destino proletario, per proseguire gli studi, perpetuare la propria esistenza da intellettuale.<\/strong>\u00a0E proprio in quanto trattasi di scelta sofferta, struggente, l\u2019idea di sventolare il dolore, l\u2019orrore, come una conquista sociale, strumentalizzarlo su un tappeto rosso, festeggiarlo a lustrini e champagne, per godere del marcescente strascico di vecchi fasti progressisti, \u00e8 qualcosa di aberrante, di disgustoso. Non ha certamente nulla in comune con quella \u201ccivilizzazione\u201d professata dai sostenitori della causa ma \u00e8 forse pi\u00f9 vicina ad un futuro prossimo governato da quelle possibilit\u00e0 che l\u2019ingegneria sociale potr\u00e0 concedere all\u2019individuo \u2013 uomo o donna che sia \u2013 insieme alle peggiori nefandezze. Da quando il nichilismo \u00e8 divenuto infatti emblema di civilt\u00e0?<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cNell\u2019amore e nel piacere non mi sentivo un corpo intrinsecamente diverso da quello degli uomini\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>scrive l\u2019autrice, ed eccolo l\u00ec, il grande errore del femminismo, quello dell\u2019affermazione del proprio successo nel mondo femminile attraverso l\u2019erosione della sua caratteristica, naturale differenza rispetto a quello maschile \u2013 la maternit\u00e0 \u2013 tramite il diritto all\u2019aborto.<\/p>\n<p>In maniera molto pi\u00f9 brutale ma molto pi\u00f9 realista, Carmelo Bene \u2013 che soleva autodefinirsi un aborto vivente \u2013 diceva:<\/p>\n<p>\u201cHa ragione Schopenhauer: il sospiro degli innamorati \u00e8 in realt\u00e0 la\u00a0<em>specie che vagisce<\/em>. Non esiste la copula, \u00e8 la specie che bussa\u201d.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/it\/mondo\/news\/2021-07\/aborto-cinema-italia-film-unplanned-abby-johnson.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/it\/mondo\/news\/2021-07\/aborto-cinema-italia-film-unplanned-abby-johnson.html\">Lo scorso settembre, invece, ben poche sale cinematografiche hanno aderito alla programmazione di\u00a0<em>Unplanned. La storia vera di Abby Johnson<\/em>, film anch\u2019esso di matrice autobiografica<\/a><\/strong>\u00a0(il libro da cui \u00e8 tratto \u2013\u00a0<em>Scartati-La mia vita con l\u2019aborto<\/em>\u00a0\u2013 in Italia \u00e8 stato pubblicato da Rubbettino), in cui la direttrice di una clinica abortiva si ritrova per un caso fortuito ad assistere dal monitor ad un\u2019interruzione di gravidanza \u2013 con il profilo del bambino che scalcia, cercando di respingere la cannula che lo risucchia \u2013 cambiando cos\u00ec per sempre la sua visione dei fatti e diventando un\u2019attivista pro-life. Ovviamente, a parte qualche giornale di ispirazione cattolica, nessuno, nei media conformisti, ne ha fatto menzione.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 qui che il presunto conservatore si mostra pi\u00f9 progressista del suo detrattore. Rompere un tab\u00f9, non \u00e8 forse, oggi, mostrare cosa accade a un cuore che smette di battere?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/la-scelta-anne-aborto-cinema\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/la-scelta-anne-aborto-cinema\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INTELLETUALE DISSIDENTE (Fabrizia Sabbatini) Esce in sala \u201cLa scelta di Anne\u201d. 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