{"id":68337,"date":"2021-11-05T09:00:52","date_gmt":"2021-11-05T08:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68337"},"modified":"2021-11-05T08:48:00","modified_gmt":"2021-11-05T07:48:00","slug":"ue-lipocrisia-la-salvera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68337","title":{"rendered":"Ue, l\u2019ipocrisia la salver\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>da MICROMEGA (Carlo Clericetti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"previewArticle j-previewArticle\">\n<div class=\"infoArticle j-infoArticle\">\n<div class=\"subtitleArticle\">\n<p><em>Il \u201ccaso Polonia\u201d pone un problema fondamentale: il diritto europeo prevale anche sulle Costituzioni nazionali? La particolarit\u00e0 della costruzione europea, che \u00e8 stata guidata dal diritto (dietro il quale per\u00f2 \u00e8 ben chiara una determinata concezione politica, quella neoliberista) rende questa questione essenziale. A ci\u00f2 si aggiunga che la pandemia ha sconvolto il sistema che era stato costruito e che ormai non potr\u00e0 pi\u00f9 tornare. Nessuno far\u00e0 autocritica, ma si cercheranno compromessi.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"textArticle j-textArticle\">\n<p>Un milione al giorno \u00e8 la multa inflitta alla Polonia dalla Corte di giustizia europea per il rifiuto di rispettare una sua sentenza riguardo all\u2019abolizione di un provvedimento giudicato lesivo dell\u2019indipendenza della magistratura, e quindi contrario a un principio fondamentale di funzionamento della democrazia. Ma la posta in gioco \u00e8 ancora pi\u00f9 alta di quella che riguarda il caso specifico, e l\u2019ha esposta in modo chiaro Ursula von der Leyen.<\/p>\n<p>La presidente della Commissione Ue si \u00e8 detta \u201cprofondamente preoccupata\u201d da questa vicenda e ha dichiarato che la Commissione user\u00e0 \u201ctutti i poteri che abbiamo in base ai trattati per assicurare\u201d il primato del diritto Ue su quelli nazionali, incluse \u201cle disposizioni costituzionali. \u00c8 quello che tutti gli Stati membri dell\u2019Ue hanno sottoscritto, come membri dell\u2019Unione Europea\u201d. La Polonia, invece, ha proclamato il primato della sua Costituzione.<\/p>\n<p>Chi vince tra il diritto europeo e le Costituzioni nazionali? \u00c8 questo il problema cruciale. Ed \u00e8 vero che gli Stati hanno assunto ufficialmente quell\u2019impegno?<\/p>\n<p>In realt\u00e0 non \u00e8 proprio cos\u00ec. Osserva Marco Dani, giurista dell\u2019Universit\u00e0 di Trento: \u201cIl principio del primato non \u00e8 codificato nei trattati (solo in una dichiarazione annessa al Trattato di Lisbona), ma fa pacificamente parte del cosiddetto <em>acquis communitarie<\/em>, un insieme di principi non scritti condiviso da tutti gli Stati membri (anche nella giurisprudenza costituzionale). Si distinguono due versioni del principio: il primato incondizionato (affermato dalla Corte di giustizia) e il primato condizionato al rispetto dei principi fondamentali dell\u2019ordinamento costituzionale (versione sostenuta dalle Corti costituzionali, italiana inclusa). In questo caso siamo in presenza di una versione piuttosto radicale della seconda versione, effettuata da una Corte la cui indipendenza da almeno sei anni lascia molto a desiderare. Leggeremo la sentenza, ma da quel che si capisce siamo di fronte a qualcosa di parecchio diverso dal caso sollevato dalla Corte tedesca nel 2020. Qui non \u00e8 questione di policy (politica monetaria), ma di fondamenti dello Stato costituzionale di diritto, rispetto ai quali secondo me \u00e8 difficile affermare una diversa identit\u00e0 costituzionale\u201d.<\/p>\n<p>Aggiunge Andrea Guazzarotti, dell\u2019Universit\u00e0 di Bergamo: \u201cAnche secondo il diritto internazionale \u201cclassico\u201d, i trattati conclusi dagli Stati prevalgono sulle Costituzioni nazionali (tanto \u00e8 vero che, in Francia, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di interpellare il Conseil constitutionnel prima della ratifica, per verificare se gli obblighi del trattato che si sta per concludere non implichino l\u2019esigenza di una previa modifica costituzionale). Anche per il diritto internazionale lo Stato che ha debitamente concluso un trattato, non pu\u00f2 invocare la propria Costituzione a giustificazione della non osservanza di tale trattato.<\/p>\n<p>Solo che, per il diritto internazionale, le uniche sanzioni contro la violazione di un trattato debitamente concluso sono di natura internazionale (consentendo una ritorsione da parte di altri Stati, come nel WTO) e non giungono mai a imporre ai giudici nazionali di disapplicare il diritto interno (financo le norme costituzionali) contrastante, cosa che invece accade per il diritto dell\u2019UE. La disapplicazione, in realt\u00e0, non \u00e8 sempre pretesa dalla Corte di giustizia UE: mai (quasi mai) se ci\u00f2 comporta una restrizione dei diritti della parte che agisce in giudizio; il primato del diritto UE serve a garantire l\u2019individuo contro gli \u201cabusi\u201d della politica nazionale, secondo una logica liberista\u201d.<\/p>\n<p>Come spesso accade nelle questioni giuridiche, insomma, non c\u2019\u00e8 bianco o nero. La bilancia sembra pendere a favore del primato europeo, ma non tanto da rendere impossibili soluzioni di compromesso, come peraltro \u00e8 avvenuto in passato quando si sono verificati contrasti del genere.<\/p>\n<p>Lo conferma anche Alfredo D\u2019Attorre, dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno, che in un suo libro appena uscito per le edizioni Giappichelli affronta le tematiche europee con un taglio finora trascurato nel dibattito pubblico e rimasto confinato nel dialogo tra giuristi. Il titolo \u00e8 \u201cL\u2019Europa e il ritorno del \u2018politico\u2019 \u2013 Diritto e sovranit\u00e0 nel processo di integrazione\u201d. (Per inciso: un plauso all\u2019editore, tra i pochi che mette le note a fondo pagina invece di raggrupparle alla fine).<\/p>\n<p>D\u2019Attorre mette in rilievo come l\u2019integrazione europea sia stata guidata essenzialmente dal diritto. Un qualcosa di radicalmente nuovo: non solo una moneta senza Stato, ma anche un diritto senza Stato e senza la legittimazione data da una Costituzione, il tentativo di introdurre la quale, come si ricorder\u00e0, fu bocciato da vari paesi impedendo che entrasse in vigore. Ci\u00f2 nonostante, il ruolo della Corte di Giustizia \u00e8 stato essenziale nella costruzione di un diritto europeo, aspetto questo che appare generalmente sottovalutato. E le sentenze della Corte sono state in linea con lo spirito dei tempi, imprimendo una forte impronta neoliberista, dal sostegno alle liberalizzazioni all\u2019indebolimento del diritto del lavoro.<\/p>\n<p>Insomma, afferma D\u2019Attorre, con questo processo si \u00e8 tentato qualcosa di radicalmente nuovo, \u201cuna comunit\u00e0 primariamente giuridica\u201d, e osserva come \u201cl\u2019integrazione tramite il diritto sia stata legata ad un processo di <em>spoliticizzazione<\/em> della costruzione europea, sulla base dell\u2019assunto che il superamento del ruolo direttivo della politica fosse la condizione per superare le divisioni nazionali, sterilizzare i conflitti sociali e assicurare la stabilit\u00e0 dello sviluppo economico\u201d. Un progetto che d\u2019altronde ben si accorda con la concezione dominante dell\u2019economia come tendente spontaneamente all\u2019equilibrio se non \u201cdisturbata\u201d da scelte politiche arbitrarie.<\/p>\n<p>La costruzione dello spazio giuridico europeo \u201cnon \u00e8 avvenuta primariamente per via politico-legislativa. L\u2019impulso fondamentale \u00e8 venuto dalla congiunzione fra le istanze del mercato unico, l\u2019iniziativa giurisdizionale della Corte di Giustizia europea e l\u2019attivit\u00e0 degli organismi comunitari tecnico-burocratici, a partire dalla Commissione europea\u201d. Insomma, \u201cil processo di integrazione europea segna una novit\u00e0 significativa nella storia istituzionale dell\u2019Occidente moderno, proprio per il diverso rapporto fra politica, diritto ed economia. La costruzione del quadro regolativo di un mercato comune e di un\u2019area di libera circolazione commerciale e culturale, dopo la sua istituzione, non \u00e8 stata guidata da una decisionalit\u00e0 politico-sovrana e sostenuta da un\u2019infrastruttura statuale, ma \u00e8 stata affidata alla creativit\u00e0 giuridica del massimo organo giurisdizionale europeo, la Corte di Giustizia, e alla tecnica amministrativa ed esecutiva dei poteri tecnocratici\u201d. Quindi, conclude D\u2019Attorre, non l\u2019economia, ma il diritto ha guidato la costruzione europea.<\/p>\n<p>Si capisce dunque quale sia l\u2019importanza del \u201ccaso Polonia\u201d, che \u00e8 visto come un pericolosissimo attacco addirittura alle fondamenta su cui \u00e8 stata costruita l\u2019Unione.<\/p>\n<p>Ma, non aveva preso una posizione analoga la Corte costituzionale tedesca, nella sentenza sull\u2019azione della Bce? Un recente commento dell\u2019editorialista del <em>Financial Times<\/em> Wolfgang M\u00fcnchau evidenzia una differenza rilevante. La Corte di Karlsruhe, afferma, di fatto accetta la preminenza del diritto europeo soltanto entro il perimetro di quanto prevedono i trattati, perch\u00e9 su quelle materie c\u2019\u00e8 stato un conferimento di sovranit\u00e0; ma non sul resto, compreso il fatto che la Corte di Giustizia non pu\u00f2 decidere arbitrariamente dove arrivi la sua sfera di competenza. Certo, c\u2019\u00e8 una differenza, ma il terreno \u00e8 incerto e scivoloso, perch\u00e9 siamo in pieno nel campo delle interpretazioni. La Commissione ha comunque aperto una procedura di infrazione contro la Germania, riaffermando il primato a tutto campo del diritto europeo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 infrequente che si crei una dialettica tra la Corte di Giustizia e le Corti costituzionali nazionali, D\u2019Attorre ricorda per esempio il \u201ccaso Taricco\u201d (2015-17, su un problema di prescrizione tributaria). Di fronte alle contestazioni italiane la Corte ha accolto alcuni principi, non mancando per\u00f2 di riaffermare il suo primato. Di solito, insomma, si raggiunge un compromesso.<\/p>\n<p>Qui invece siamo di fronte a una prova di forza. Ma quali sono le armi a disposizione? Se la Polonia resiste, pu\u00f2 essere espulsa dall\u2019Unione? No, i trattati non lo prevedono. C\u2019\u00e8 chi ha invocato l\u2019art. 7, dove si dice che nei casi pi\u00f9 gravi si pu\u00f2 arrivare alla sospensione dei diritti di voto del paese \u201cribelle\u201d. Ma la sanzione pi\u00f9 grave pu\u00f2 essere decisa solo con un voto all\u2019unanimit\u00e0 (escluso, ovviamente, il paese sotto accusa) del Consiglio dei capi di Stato e di governo. E di certo a questa unanimit\u00e0 non si arriverebbe mai, perch\u00e9 i paesi del Gruppo di Visegrad (o quantomeno uno di essi, per esempio l\u2019Ungheria che pu\u00f2 rischiare qualcosa di analogo) voterebbero contro. Ci\u00f2 che invece si pu\u00f2 fare \u00e8 imporre sanzioni in denaro, come il milione al giorno appena deciso, e soprattutto bloccare i fondi del Recovery plan, che per Varsavia valgono 36 miliardi (di cui 23,9 di sovvenzioni), circa il 9% del suo Pil. Al momento quei fondi sono congelati (anche per l\u2019Ungheria, dove il problema riguarda le misure anti-corruzione).<\/p>\n<p>\u201cVengono al pettine i nodi dell\u2019allargamento a Est fatto troppo frettolosamente\u201d, osserva D\u2019Attorre. \u201cIl processo di cui ho parlato \u00e8 stato possibile perch\u00e9 esistevano tradizioni costituzionali comuni, che invece non ci sono con alcuni paesi dell\u2019Est. Per alcuni di essi l\u2019adesione \u00e8 stata una mossa opportunistica, con la pretesa di non adeguarsi a quello che a loro non piace\u201d.<\/p>\n<p>Ma oggi non \u00e8 quella la questione pi\u00f9 importante. La pandemia ha segnato una cesura, la crisi strisciante dell\u2019Unione \u00e8 diventata eclatante: il modello di integrazione guidata dal diritto e la pretesa spoliticizzazione sono finalmente apparsi un re nudo. \u201cLa spoliticizzazione era falsa\u201d, dice D\u2019Attorre. \u201cLe dinamiche giuridiche hanno sempre alle spalle dinamiche politiche. E il \u2018Ce lo chiede l\u2019Europa\u2019 \u00e8 sempre stato un pretesto per attuare misure su cui le classi dirigenti dei vari paesi erano d\u2019accordo. Ma ora la presunta inevitabilit\u00e0 di questo percorso \u00e8 crollata, tutte le regole sono saltate senza che sia stata cambiata una riga dei trattati. Tornare a Maastricht \u00e8 impensabile, ma \u00e8 difficile costruire il nuovo. Ci saranno difficili negoziati, la politica si riprende il suo ruolo preminente\u201d.<\/p>\n<p>Di certo \u2013 prosegue \u2013 sar\u00e0 necessaria una revisione della disciplina sugli aiuti di Stato e di quella sulla concorrenza, che finora \u00e8 stata applicata come se l\u2019Europa fosse un sistema chiuso, mentre con la globalizzazione, se vuoi competere con le superpotenze, hai bisogno di campioni di livello mondiale. Si dovr\u00e0 tornare a una politica industriale attiva. Insomma, servir\u00e0 un cambio di paradigma, che del resto traspare gi\u00e0 dai comportamenti di molti leader europei: il Macron post-pandemia \u00e8 molto diverso da quello precedente, il ministro dell\u2019Economia tedesco Peter Altmaier ha preso posizioni impensabili fino a poco tempo fa.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 Draghi. Il capo del governo italiano ha varato una Nadef, il documento sui conti pubblici, che delle vecchie regole di bilancio non si cura proprio. \u201c\u00c8 vero \u2013 dice D\u2019Attorre \u2013 per dirla con una battuta, Draghi ha fatto una riforma unilaterale del Fiscal compact. Basti pensare che sono esclusi avanzi primari per i prossimi tre anni. Se lo avesse fatto un altro\u2026 Una prova ulteriore, se ce n\u2019era bisogno, che nella prossima trattativa sulle riforme Draghi \u00e8 per noi una risorsa importante\u201d.<\/p>\n<p>Nonostante il fortissimo shock economico, stavolta nessuno ha parlato di possibile crisi dell\u2019euro. \u201c\u00c8 un fatto che non \u00e8 pi\u00f9 in discussione. Non si pu\u00f2 pensare di fare a meno dell\u2019euro. Ma \u00e8 altrettanto chiaro che non si pu\u00f2 tornare al \u2018prima\u2019, quella situazione ormai appartiene al passato\u201d.<\/p>\n<p>Assisteremo a una corale autocritica? \u201cSono sicuro di no. Non ci sar\u00e0 un riconoscimento esplicito degli errori, e probabilmente non saranno cambiati neanche i trattati, cosa che richiederebbe una procedura lunga, complessa e di esito incerto. Si lavorer\u00e0 sui regolamenti, sulle interpretazioni, che \u00e8 appunto il lavoro della politica. Si dovr\u00e0 cambiare tutto fingendo di non cambiare\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Europa cercher\u00e0 di salvarsi con l\u2019ipocrisia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(credit foto ANSA\/Uff. stampa EU)<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/ue-lipocrisia-la-salvera\/\">https:\/\/www.micromega.net\/ue-lipocrisia-la-salvera\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da MICROMEGA (Carlo Clericetti) Il \u201ccaso Polonia\u201d pone un problema fondamentale: il diritto europeo prevale anche sulle Costituzioni nazionali? La particolarit\u00e0 della costruzione europea, che \u00e8 stata guidata dal diritto (dietro il quale per\u00f2 \u00e8 ben chiara una determinata concezione politica, quella neoliberista) rende questa questione essenziale. A ci\u00f2 si aggiunga che la pandemia ha sconvolto il sistema che era stato costruito e che ormai non potr\u00e0 pi\u00f9 tornare. 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