{"id":68384,"date":"2021-11-08T09:56:21","date_gmt":"2021-11-08T08:56:21","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68384"},"modified":"2021-11-08T09:56:21","modified_gmt":"2021-11-08T08:56:21","slug":"facebook-che-diventa-meta-e-il-lato-oscuro-del-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68384","title":{"rendered":"Facebook che diventa Meta e il lato oscuro del digitale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Biagio Carrano)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi crede che Zuckerberg con Meta voglia farci dimenticare <a href=\"https:\/\/www.npr.org\/2021\/10\/05\/1043377310\/facebook-whistleblower-frances-haugen-congress\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">i suoi problemi di credibilit\u00e0<\/a>, magari facendoci tornare a giocare con gli avatar come su Second Life, ha capito poco delle strategie del colosso di Menlo Park.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La creazione di\u00a0<a href=\"https:\/\/about.facebook.com\/meta\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Meta Platforms Inc.<\/a>\u00a0sottende invece il tentativo di giungere a una radicale trasformazione della condizione umana come \u00e8 stata definita dall\u2019uso della scrittura ad oggi, negli ultimi 5500 anni. Come la scrittura ha rappresentato un salto nella capacit\u00e0 dell\u2019homo sapiens sapiens di comprendere se stesso, pensare il mondo e relazionarsi con esso, allo stesso modo la visione e gli obiettivi di Zuckerberg come di gran parte dei teorici della Silicon Valley, dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.su.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Singolarit\u00e0<\/a>\u00a0di Raymond Kurzweil, director of engineering in Google, alle\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nickbostrom.com\/ethics\/values.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">prospettive transumaniste<\/a>\u00a0diffuse da filosofi come Nick Bostrom, non riguardano pi\u00f9 lo sviluppo di imprese enormemente profittevoli, ma la pretesa di imporre un nuovo salto antropologico, la definizione di una nuova condizione umana basata su nuove tecnologie che definiranno non pi\u00f9 una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/43060730\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">totalit\u00e0 organica<\/a>, ma una totalit\u00e0 digitalizzata. Si arriva cos\u00ec alla sussunzione totale dell\u2019essere umano in un infosistema pervasivo, ubiquo, ad altissima densit\u00e0 sensoriale, \u201ccollassato\u201d come quando in astrofisica si ha un enorme addensamento di particelle subatomiche, perch\u00e9, spiega il filosofo Cosimo Accoto, risultato di \u201c<em>operazioni di sensing, networking, mining, sorting e rendering che evocheranno di volta in volta anche ambienti sintetici saturanti ad alta e altra dimensionalit\u00e0 (x-reality)<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come conseguenza cambieranno anche le modalit\u00e0 di lavoro e di produzione e anche la catena del valore globale, che abbiamo sempre immaginato e rappresentato come una sequenza orizzontale e che invece bisogner\u00e0 immaginare pi\u00f9 come una pila fatta di varie stratificazioni: fisiche e digitali, concettuali e virtuali. Accoto suggerisce che il valore si produrr\u00e0 per \u201ccollassamenti di valore\u201d, ovvero a seguito di stratificazioni di valore capaci di fondersi l\u2019un l\u2019altro in un determinato momento per offrire un\u2019esperienza o un servizio radicalmente innovativo: non pi\u00f9 un treno ad alta velocit\u00e0, ma il teleporting; non pi\u00f9 un corso universitario sullo schermo di un pc, ma una lezione di astrofisica volando alla velocit\u00e0 della luce tra pianeti e galassie. Non si tratta di illusionismi da luna park, usciti dal quale, potrebbe pensare qualche ingenuo realista, ce ne torneremo alla concreta e dura esistenza di tutti i giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi \u00e8 complicato assumere verso il mondo un atteggiamento da ingenuo realista. Non solo sappiamo tutti che la realt\u00e0 non \u00e8 come ci appare, ma che \u00e8 anche il frutto di molteplici filtri cognitivi. Due secoli fa uno dei capolavori della filosofia occidentale si apriva con questo avvertimento:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L\u2019uomo non conosce n\u00e9 il sole n\u00e9 la terra, ma appena un occhio, il quale vede un sole, una mano, la quale sente una terra; (egli sa) che il mondo da cui \u00e8 circondato non esiste se non come rappresentazione, vale a dire sempre e dappertutto in rapporto ad un altro, a colui che rappresenta, il quale \u00e8 lui stesso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(Arthur Shopenhauer, Il mondo come volont\u00e0 e rappresentazione, 1818, primo libro)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo oggi gi\u00e0 ben oltre i wearables, i dispositivi indossabili che datificano il corpo umano come fonte costante i dati. Gli occhiali RayBan realizzati da Facebook in collaborazione con Essilor Luxottica sono il primo esempio di una protesi che non intende pi\u00f9 imitare i sensi, ma aumentarli. Dagli occhiali ai microchip installati direttamente nella retina il passo sar\u00e0 breve. Dai guanti per la realt\u00e0 virtuale a guaine per usare datificare tutto il nostro corpo e interagire al meglio in questa realt\u00e0 aumentata il passo sar\u00e0 breve altrettanto. La datificazione del mondo non riguarder\u00e0 solo l\u2019estrazione di dati dalle vite, \u00a0ma l\u2019apparato simbolico e sensoriale che ha definito il rapporto dell\u2019essere umano con il mondo viene integrato da un nuovo strato di contenuti e interfacce che finisce per aggiungere un nuovo velo di Maya, per citare sempre i Veda attraverso Schopenhauer. Ma in questo velo di Maya saremo costretti ad avvolgerci se non vogliamo rischiare una vita da reietti o da marginali. Cos\u00ec come oggi chi non ha un numero di cellulare rischia di non poter accedere nemmeno ai servizi anagrafici dello Stato, non possiamo escludere che la spinta di Zuckerberg e compagnia bella californiana e cinese sar\u00e0 quella di spingerci a vivere \u201c<a href=\"https:\/\/www.salto.bz\/de\/article\/05012019\/zunaechst-und-zumeist\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">innanzitutto e per lo pi\u00f9<\/a>\u201d nei loro metaversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il superamento dell\u2019internet mobile che ancora caratterizza la fase 4G della digitalizzazione avviene attraverso quella che Zuckerberg chiama l\u2019embodied internet: internet non \u00e8 pi\u00f9 nelle nostre tasche, ma noi diventiamo parte di internet. Il corpo virtuale prende il sopravvento sul corpo reale. Mentre finora\u00a0<a href=\"http:\/\/limmateriale.net\/?s=corpo+digitale+\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">il corpo virtuale \u00e8 stato un\u2019ombra, una scia datificata delle azioni del corpo reale<\/a>, si assiste a un rovesciamento del rapporto: il soggetto virtualizzato prende il centro dell\u2019esperienza grazie a una realt\u00e0 aumentata e virtuale che abilitano il corpo digitale a fare esperienze precluse al corpo fisico. Non si tratta di una riflessione nuova per la sinistra pi\u00f9 avvertita: gi\u00e0 nel suo testo del 2018 \u201cL\u2019 algoritmo sovrano\u201d, Renato Curcio evidenziava che \u201c<em>Per la prima volta nella storia della nostra specie (\u2026) l\u2019esperienza umana non si compie pi\u00f9 in prevalenza nello spazio-tempo dei corpi in relazione ma si proietta anche e simultaneamente in uno spazio tempo virtuale. Siamo investiti da due processi asimmetrici regolati da logiche diverse che c\u2019impongono, volenti o nolenti, una dissociazione identitaria radicale e permanente<\/em>\u00a0(\u2026)\u201d.\u00a0Ma il salto oltre (Meta, appunto) questa dissociazione Zuckerberg lo pone offrendo al corpo digitalizzato una primazia che finora non aveva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019infosistema in cui opereranno i corpi digitali degli utenti di Meta non sar\u00e0 solo il risultato dell\u2019interazione tra l\u2019infrastruttura tecnologica (5 e 6G, realt\u00e0 virtuale e aumentata, wearables, e cos\u00ec via) con le app in 3D sviluppate e ospitate da questo ambiente digitale, ma dipender\u00e0 anche da quanto imprese, istituzioni e cittadini accetteranno questa nuova condizione umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Noah Yuval Harari\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cbsnews.com\/news\/yuval-noah-harari-sapiens-60-minutes-2021-10-31\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ha recentemente lanciato un allarme<\/a>\u00a0sul rischio che gli esseri umani verranno in tempi brevi \u201chackerati\u201d dagli strumenti dell\u2019intelligenza artificiale sviluppati e messi a valore dai grandi oligopolisti globali dell\u2019Information and Data Economy. L\u2019unica possibilit\u00e0 per farvi fronte, secondo Harari, \u00e8 un accordo generale tra gli Stati sovrani per imporre regole a questi oligopolisti globali e alla loro capacit\u00e0 di estrarre i dati dalla vita degli individui. Per quanto appaia una proposta di frontiera, l\u2019appello di Harari, a confronto degli obiettivi che si ripromette di realizzare Meta, sembra un richiamo alle buone maniere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli azionisti dei GAFAM (Google Apple, Facebook, Amazon, Microsoft), i grandi oligopolisti globali dell\u2019epoca digitale, e di tutte le imprese coinvolte nel capitalismo dei dati, diffondono oggi una nuova argomentazione per rivendicare i loro enormi profitti: non solo, tradizionalmente, essi sarebbero il riconoscimento dei loro meriti, ma rappresentano le risorse necessarie a perseguire un progetto di trasformazione e di supposto miglioramento dell\u2019umanit\u00e0. Si tratta di un argomento molto forte: continuare a imporre e far accettare all\u2019opinione pubblica globale il far west normativo, esenzioni fiscali scandalose, le politiche ostative della concorrenza e dell\u2019innovazione, l\u2019estrazione di dati al fine di attuare l\u2019\u201d<em>anticipazione logica di sviluppi oggettivi<\/em>\u201d (come Hannah Arendt paventava dei totalitarismi di inizio Novecento), in cambio di una vita migliore e anche pi\u00f9 lunga e sana per centinaia di milioni di persone. Si tratta chiaramente di un\u2019attitudine totalitaria, intesa in senso duplice: come orientamento a mappare la vita delle persone dalla nascita alla morte, dal risveglio alla buonanotte; come ambizione di proporre un senso e un indirizzo alle esistenze di chi si affida a questi infoambienti, in qualche modo sostitutivo tanto di riti e religioni, quanto di sovranit\u00e0 statale e relativi servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il potere dei GAFAM e di tutto il sistema di imprese che lavora alla realizzazione delle loro ambizioni, non \u00e8 pi\u00f9 solo un problema di economia industriale, di concorrenza, di tutela dei consumatori e della loro privacy,\u00a0di regolazione insomma, come se avessimo a che fare con il gas o l\u2019informazione. Se a distanza di 50 anni, tra gli anni 30 e gli anni 70, gli oligopoli del petrolio e delle telecomunicazioni potevano essere affrontati ancora con strumenti simili, non si pu\u00f2 dire lo stesso per realt\u00e0 come i GAFAM per tre ordini di motivi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>la loro scala mondiale e la loro ubiquit\u00e0, che difficilmente si lascia impaniare dai regolamenti di uno specifico paese<\/li>\n<li>la costante dilatazione dei loro ambiti di impatto e di sorveglianza nelle singole esistenze,<\/li>\n<li>l\u2019ideologia dataista postcapitalista, in cui i principi di mercato e di borsa sono superati da una teleologia che giustifica ogni condotta in un\u2019interpretazione faustiana del loro ruolo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Il pi\u00f9 grande errore di politici ed economisti e non aver capito che applicare per analogia schemi e soluzioni che avevano pi\u00f9 o meno funzionato in altri settori non ha senso in questo caso.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1pBWyFvzsxo\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Rispondere alla sfida di Facebook citando il successo della rottura del monopolio dell\u2019AT&amp;T e la creazione delle Baby Bells, un caso vecchio di 30 anni, significa non capire le idee che muovono oggi il profondo di aziende come Facebook, Google<\/a>, di centinaia di pensatori accumunati da una visione transumanista, la quale non implica, come banalmente si pensa, solo un esito cyborg alla condizione umana, ma ancor di pi\u00f9 un ripensamento di quella che chiamiamo \u201crealt\u00e0\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si pu\u00f2 opporre a questo orizzonte totalitario solo una stantia critica sui limiti dello sviluppo, basata sull\u2019esaustione delle risorse naturali che l\u2019espansione digitale finora ha velocizzato e non ridotto. Bisogna partire dalla constatazione che non solo il sistema istituzionale e regolamentare, ma anche l\u2019intera elaborazione del pensiero dell\u2019uomo su se stesso dai suoi primordi ad oggi, l\u2019intero apparato sapienziale quanto razionalistico, non tiene il passo dell\u2019accelerazione tecnologica in corso. Bisognerebbe chiedersi se, come nel caso di tecnologie militari che vengono tenute nascoste per non terrorizzare l\u2019umanit\u00e0, non sarebbe il caso di almeno tentare di rallentare certi sviluppi in attesa di comprenderne bene le conseguenze. Una soluzione semplice sarebbe quella di consentire l\u2019introduzione di certe tecnologie in certi paesi (certo, cinicamente, sarebbero un po\u2019 dei paesi-cavie), mentre i paesi pi\u00f9 avveduti, spesso al tempo stesso i mercati pi\u00f9 appetibili, potrebbero valutarne gli impatti e nel frattempo attrezzarsi per gestire queste innovazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La tecnologia non \u00e8 un processo autonomo, ma \u00e8 sempre frutto di scelte politiche, anche, se non soprattutto, quando la politica lascia che essa si sviluppi in modalit\u00e0 a prima vista \u201clibere\u201d. Paesi come la Russia e la Cina hanno dimostrato che Google e Facebook non sono servizi perfetti che si impongono in ogni mercato di per\u00a0s\u00e9, ma infosistemi totalitari, politicamente sostenuti dagli USA, che entrano inevitabilmente in conflitto con forme statuali autoritarie o tout court totalitarie. Le democrazie cosiddette liberali dovrebbero capire che la loro tutela della libert\u00e0 non pu\u00f2 capovolgersi nel consentire tutto al totalitarismo digitale. Ed \u00e8 paradossale che alcune delle pi\u00f9 feroci e argomentate critiche al totalitarismo digitale vengano da politici e pensatori di destra, sulla base di classici assunti libertari, mentre spesso i liberals americani si sono distinti per il loro collateralismo alle politiche e agli obiettivi dei GAFAM.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal canto suo anche una certa sinistra italiana, moderata e compatibilista, vive ancora nell\u2019illusione che il progresso tecnologico sia un fattore di liberazione degli esseri umani, senza capire che ogni tecnologia pone immediatamente una relazione di potere e di dominio.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/11\/02\/facebook-che-diventa-meta-e-il-lato-oscuro-del-digitale\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/11\/02\/facebook-che-diventa-meta-e-il-lato-oscuro-del-digitale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Biagio Carrano) Chi crede che Zuckerberg con Meta voglia farci dimenticare i suoi problemi di credibilit\u00e0, magari facendoci tornare a giocare con gli avatar come su Second Life, ha capito poco delle strategie del colosso di Menlo Park. 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